Un quadro di riferimento della realtà in cui collocare riflessione e azione a favore delle donne e degli uomini che lavorano
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Democrazia e partecipazione nella crisi del sistema politico. Rappresentanza sociale e rappresentanza politica.
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Bruno Trentin Diari 1988-1994

Venerdì, 25 Mag 2018 - 17:00
Catania - CGIL - Via dei Crociferi, 40 - Salone Russo

Il lavoro è dignità. Le parole di Papa Francesco

Lunedì, 4 Giugno 2018 - 10:00
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Con la globalizzazione e l’ampliamento degli sbocchi commerciali sono cresciute le ragioni economiche dell'indipendentismo.
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Breve storia della scuola italiana

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Autori: Giorgio Mele -
Pubblicato nel: Luglio 2014
Pagine: 200
ISBN: 978-88-230-1873-0
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Senza uguaglianza il diritto all’istruzione rischia di trasformarsi in privilegio per chi può permettersi una costosa scuola privata e in concessione e carità di una scuola pubblica dequalificata per chi è in basso nella scala sociale.

Rileggere la storia della scuola significa rileggere anche la storia del nostro paese: tutti i passaggi più significativi della storia nazionale sono stati infatti segnati da profonde trasformazioni del sistema formativo e da movimenti che dalla scuola hanno investito il complesso della società italiana. Attraverso la storia della più grande istituzione culturale del nostro paese (dalla legge Casati alla riforma Gentile, alle leggi razziali del 1939, alla riforma della scuola media unica del 1962, alle controriforme dei ministri Moratti e Gelmini; e i grandi movimenti che l’hanno attraversata dal ’68 al ’77, dalla Pantera all’Onda) Giorgio Mele ci ricorda che senza uguaglianza non esiste né la democrazia né un vero diritto allo studio, per tutti.
Dall’Illuminismo in poi, da quando cioè il “sapere” ha assunto una funzione di emancipazione umana, tra democrazia e diritto all’istruzione per tutti si è creato un asse preferenziale, perché è proprio della democrazia garantire l’universalità dei diritti, in funzione del principio di uguaglianza dei cittadini. Nell’ultimo quarto di secolo però l’offensiva liberista e la crisi economica hanno messo in discussione questo nesso costitutivo delle democrazia moderne. La crisi sociale ed economica ha fatto si che la scuola di e per tutti sancito dalla nostra Costituzione non sia più un valore universalmente condiviso. Perché? Perché in epoca di crisi i diritti “costano” e la spesa pubblica va contenuta. E allora diventa di fondamentale importanza rimettere in campo un disegno alto di difesa e sviluppo del diritto all’istruzione. Oggi, più che mai, tutti devono raggiungere un livello di istruzione elevato, per ricostruire legami e dinamiche che stanno alla base della coesione sociale, per ripristinare principi ed etica nei comportamenti pubblici e privati, per affermare il benessere dei singoli e della collettività.

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