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Giornata dell'acqua: il futuro dell'oro blu tra geopolitica e guerre

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Di: Massimo Zaurrini

Pubblicato il:22 Marzo 05

Da: Misna -

"L'acqua sarà il petrolio del prossimo secolo, non a caso qualcuno ha già cominciato a parlare di 'oro blu', una definizione azzeccata ed efficace e che sintetizza bene come il liquido più prezioso per l'uomo rischi di ritrovarsi al centro di interessi e tensioni planetarie dei prossimi anni". Lo ha detto alla MISNA Maurizio Simoncelli, uno dei due autori, insieme a Maria Rusca, del libro 'Hydrowar: geopolitica dell'acqua tra guerra e cooperazione', edito da Ediesse. "A livello mondiale ci troviamo di fronte a una serie di fenomeni che non faranno che acuire ancora di più l'importanza dell'acqua per governi e Paesi del pianeta. Fattori come la crescita costante delle temperature, il continuo aumento demografico ma anche l'avanzamento costante della desertificazione rischiano di modificare il quadro che oggi pensiamo di conoscere. Soprattutto la possibile espansione dell'area desertica causerà un impoverimento idrico di una vasta fascia che abbraccerà l’Africa del nord, arrivando a lambire territori dell'Italia meridionale, tutta l’area del Medio Oriente, Turchia compresa, fino al subcontinente indiano". Uno scenario, sottolinea Simoncelli, che fa ben comprendere come " la questione dell'acqua sia destinata a diventare una priorità per molti Paesi e molti governi". "In molti casi - prosegue l'autore di 'Hydrowar' - i fiumi sono l'unica fonte di approvvigionamento idrico e la maggior parte dei corsi d'acqua attraversa più Paesi". Visto che la tendenza, soprattutto in quello che può essere definito il Sud del Mondo, è di reclamare la proprietà o un diritto di priorità nell'utilizzo dell'acqua di questi corsi d'acqua (attraverso irregimentazione delle acque, costruzione di dighe o fabbriche) ecco che è facile pensare che in aree politicamente meno stabili possano nascere conflitti per il controllo dell'acqua. "Confronti politici per questioni come quelle appena citate sono già in corso in Turchia, Iraq e Siria". Simoncelli sottolinea come soprattutto in alcune zone del mondo i governi e i Paesi che si affacciano su alcuni dei più grandi corsi d'acqua del pianeta (dal Nilo al Giordano, dal Mekong del sud-est asiatico al Gange, o al Lago Ciad) non stiano lavorando in un clima di collaborazione che preveda una gestione cooperative delle acque ma siano impegnati a portare avanti politiche unilaterali aperte a pericolosi sviluppi se la situazione dovesse aggravarsi ulteriormente. Differente per le motivazioni, ma simile nella sostanza, anche il percorso che in materia di acqua sta facendo il cosiddetto Nord del mondo. "In Paesi o aree industrializzate come l'Unione Europea o il Nafta (Trattato di libero commercio tra Nord-America e Messico, ndr), si registrano situazioni difficili e di frizioni legate all'acqua come nel Sud, ma finora sono state risolte in maniera cooperativa e attraverso accordi di utilizzo che soddisfano tutti. Contemporaneamente a questi atteggiamenti illuminati, però, le grandi istituzioni finanziarie internazionali stanno spingendo sempre più perché aziende dei Paesi industrializzati guidino una progressiva politica di privatizzazione delle acque" spiega ancora Simoncelli alla MISNA. A rendere ancora più oscuro il quadro della gestione futura delle acque si aggiungono i tentativi di delegittimazione delle Nazioni Unite. "In un momento in cui gli uomini si ricorderanno dell'importanza fondamentale dell'acqua si pone il problema di chi dovrà gestire le possibili emergenze o crisi idriche che attraverseranno il Pianeta. Riuscirà l'Onu a resistere ai tentativi di minarne il multilateralismo e giocare questo ruolo fondamentale?" conclude Simoncelli.