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Internazionale-20 Marzo 14Internazionale-20 Marzo 14

Il paese del sole. Incipit

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Pubblicato il:20 Marzo 14

Da: Internazionale -

Che succede a sud di Roma? Dai lavoratori sikh che pedalano sulla Pontina alla “piazza degli schiavi” di Villa Literno, Angelo Mastrandrea racconta le condizioni della vita e del lavoro negli anni della grande crisi.

Furore sulla Pontina

Non sarà la Route 66 di Steinbeck, la via Appia, né il Lazio l’Oklahoma di Furore. Non c’è Tom Joad a fare l’autostop in questo cimitero industriale del basso Lazio che avrebbe potuto essere come una campagna del West e invece rassomiglia più a una periferia di Detroit, ma qua e là qualche prostituta africana con tutt’altro obiettivo. Però, a passarci una giornata intera, capisci che la Grande Crisi è qui, ora, e non c’è inganno mediatico o escamotage politico che possa fermarne l’impetuosa avanzata. È economica ed ecologica, antropologica e collettiva, investe i modi di produrre e gli stili di vita, la vita quotidiana e il futuro imminente, tocca trasversalmente le persone di mezza età che vengono a trovarsi senza ruolo in una società che la Costituzione vuole fondata sul lavoro, esodate dal mondo che avevano conosciuto, e quella generazione che il premier Mario Monti, il giorno dopo essere stato incoronato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano erede di Silvio Berlusconi, in tutta onestà definì «perduta»: quei giovani-giovani sotto i trent’anni e i trenta-quarantenni che un lavoro vero non l’hanno mai conosciuto e hanno agito da inconsapevoli pionieri di un sistema «dopo Cristo» in cui il welfare che ha protetto i loro genitori non sarà più garantito a nessuno, e in cui ogni homo sarà homini lupus. Sarà importante provare a svelarne meccanismi e retroscena, da piccoli scienziati della contingenza quali noi giornalisti aspiriamo a essere.

Questo viaggio, che si propone di osservare da vicino quella che il premio Nobel per l’economia Paul Krugman ha definito «mezza Grande Depressione» ma che con ogni probabilità, per quel pezzo d’Occidente che affaccia sul mare nostrum Mediterraneo, “culla della civiltà”, è priva di mezze misure, ha inizio davanti a un cancello scorrevole che è impossibile oltrepassare, in una delle tante macchie d’asfalto che punteggiano come nei la campagna di Cisterna di Latina. Il piazzale della Hydro Aluminium Slim è denominato, con un pizzico di pomposità e scarsa fantasia, «piazza dell’alluminio».

Non sono venuto fin qui per errore. Non fosse stato annullato all’ultimo momento il sit-in dei dipendenti contro la più grande fabbrica metalmeccanica del Lazio, che ha deciso di congelare per due anni la quattordicesima e di restituirla a piccole rate a partire dal 2015, questa discesa nelle viscere della Grande Crisi avrebbe beneficiato, con ogni probabilità, di un incipit con più pathos. Invece, alle due del pomeriggio di una giornata la cui luce promette primavera ma è oppressa da uno strato uniforme di nubi, di quelle che rendono l’umore cangiante come il vento che soffia con alterna intensità, la sensazione è quella di esordire con una falsa partenza, come in talune gare di Formula 1 in cui un pilota si lascia tradire dalla frenesia e sgomma prima del via o come accadde a quei tre emigranti che all’indomani dell’Unità d’Italia decisero di attraversare l’Oceano per rientrare in Italia dall’Uruguay con un’imbarcazione costruita da loro, ma appena abbandonato il Rio de La Plata furono traditi dalla bonaccia.

C’è aria di bonaccia anche nella «piazza dell’alluminio», ma il viaggio non è stato del tutto vano. C’è infatti, a sorvegliare l’entrata e l’uscita dei lavoratori, il segretario locale della Fiom, Tiziano Maronna, pronto a illustrare perché l’esito della trattativa in questa fabbrica costituirà un piccolo paradigma per i futuri rapporti aziendali in tutta l’area. Alla Hydro Slim – spiega – è in gioco l’applicazione del Piano Marchionne in una industria che non sia la Fiat. E questo, con i suoi 430 operai, è lo stabilimento più grande di un’area in cui, ai tempi d’oro dell’industrializzazione del Centro-Sud, si contavano una quarantina di fabbriche metalmeccaniche. La partita in corso alla Hydro Slim riguarda le quattordicesime, appunto, e altri ammennicoli garantiti da un accordo integrativo: indennità per la sede disagiata, trasporti, mensa. Poco male, si potrebbe pensare, se salta la quattordicesima rimangono le altre tredici mensilità. Ma se si pensa che la paga base di un metalmeccanico di terzo livello – il più comune – è di appena 1.100 euro al mese, e se si considerano le spese di viaggio per arrivare fin qui si capisce come anche un piccolo bonus possa rappresentare una salvifica boccata d’ossigeno. In un paese come l’Italia in cui la Grande Crisi ha provocato sinora – contrariamente alle previsioni degli esperti – un aumento dell’inflazione proporzionalmente commisurato al calo del prodotto interno lordo – anche se da qualche mese a questa parte non è più così e i prezzi hanno preso a calare, ci informa l’Istat – a un operaio non rimane molto per condurre un’esistenza dignitosa. E quando leggiamo le aride cifre dell’Istituto nazionale di statistica, secondo il quale 6,7 milioni di persone in Italia sono in una condizione di «grave deprivazione», non possiamo fare a meno di pensare che i 430 operai della Hydro Slim non possano essere tra questi, vieppiù se dovessero venire a mancare loro i 2.500 euro all’anno che perderebbero se passasse il piano aziendale.