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1-2015

lavori
11
Gennaio - Marzo 2015
  • Susanna Camusso: contrattare il valore del lavoro
  • Il lavoro fatto a pezzi
  • I sindacati occidentali: tempi duri scelte ardue
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TemaTema
Una fase ulteriore di riflessione e di creatività organizzativa
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Il lavoratore cognitivo come figura critica del capitalismo della conoscenza
English abstract
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Nel ripercorrere i passaggi essenziali di una ricerca Ires sul fenomeno del lavoro cognitivo, il testo mette in evidenza la crescita di nuove figure e le modificazioni che intervengono sul mercato del lavoro. Mostra che le linee di un cambiamento coinvolgono anche attività di lavoro professionale di tipo tradizionale, e che i soggetti a elevata competenza si relazionano in modo nuovo con la propria professione.

In retracing the essential steps of an Ires research on the phenomenon of cognitive work,
the text highlights the increase of new figures and the changes occurring in the labor
market. Show that the lines of a change also involve activities of professional work of the
traditional type, and that subjects with high competence relaten new ways with their
profession.

Fratture e posture del lavoro emergente. Le incalzanti sfide per il sindacato prossimo venturo
English abstract
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In questo contributo si propone una riflessione sulle fenomenologie sociali del lavoro cognitivo a partire dai risultati di una ricerca empirica Ires-Cgil il cui scopo è stato, primariamente, quello di interrogare la capacità (o meglio, l’incapacità) del sindacato a interpretare le radicali trasformazioni del mondo produttivo che caratterizzano in senso neoliberale il capitalismo contemporaneo. Si propongono quindi a questo scopo alcune riflessioni teorico-generali sul processo di cognitivizzazione del lavoro e sulla questione sindacale che deriva dalla crescente diffusività di tale processo. In altre parole si tenterà di indicare, sulla base dell’analisi delle risultanze empiriche, una proposta di «riforma» dell’organizzazione sindacale al fine di adeguare quest’ultima alle inedite posture sociali del lavoro cognitivo. La questione che vede il sindacato affrontare con difficoltà le novità sociali ed economiche del processo di cognitivizzazione del lavoro è, infatti, una questione urgente e niente affatto marginale e/o periferica sullo stato della sua complessiva salute sociale e politica.

FRACTURES AND POSTURES OF THE EMERGING WORK. THE PRESSING CHALLENGES FOR THE UNION TO COME
This paper proposes a reflection on the cognitive work and on its social phenomena. The
analysis starts from the results of an empirical research Ires-Cgil whose the main aim
was primarily to study the capability (or better, the incapability) of Union to interpret
the radical transformations of the production world that characterize the contemporary
and neoliberal capitalism. They are proposed some theoretical considerations on the general
cognitive work first, and then on the Union question. In other words we will try
to draw, on the basis of empirical findings, some proposals to «reform» the Union organisation
in order to adapt it to the new social postures of cognitive work. The issue that
sees the Union copes with the new social and economic conditions, caused by the process
of work cognitivization, is, in fact, an urgency matter that queries, in a not marginal
way, its social and political future.

Lavoro cognitivo e processi di apprendimento
English abstract
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Obiettivo del presente saggio è definire il ruolo e le forme dell’apprendimento nelle figure professionali del lavoro cognitivo. Dopo aver definito alcuni sintetici punti di riferimento relativi al modo con cui sono interpretate le competenze nel dibattito sulle trasformazioni del lavoro, l’articolo descrive quali sono le modalità di acquisizione di competenze proprie dei lavoratori della conoscenza. Si avvia quindi un’analisi in profondità del lavoro della conoscenza, attraverso la descrizione di ciò che differenzia o accomuna le diverse categorie professionali che lo compongono (oltre alla formazione delle competenze, il loro utilizzo e le criticità avvertite nel processo di lavoro). Segue una disamina di alcuni elementi di valutazione qualitativa tratti dalle interviste effettuate nella ricerca, in particolare relativi alla relazione fra conoscenze formali e informali. Infine vengono avanzate alcune ipotesi per un ulteriore approfondimento: l’eterogeneità dei canali di apprendimento è una risposta individualizzata alle difficoltà delle organizzazioni (imprese, formazione) di misurarsi con le trasformazioni sociali; il riconoscimento dei lavoratori cognitivi come soggetti sociali richiede un’analisi di dettaglio del ruolo lavorativo dei diversi tipi di lavoratori della conoscenza.

COGNITIVE WORK AND LEARNING PROCESS
The aim of this paper is to define learning role and patterns in the different types of cognitive
workers.
Chapter 1 describes the reference frame to explain the concept of skill into work transformation
debate, while chapter 2 describes how knowledge workers learn skills. In the 3rd
chapter cognitive work is analyzed in depth identifying difference and common elements
within professional categories, skills learning process, their use, the difficulties and contradictions
experienced on the job. The 4th chapter focuses on some features of qualitative evaluation
come to light during the interviews carried out in the first part of the survey, particularly
related to the linkage between formal knowledge and know-how. Some hypotheses
are finally advanced for a further survey: the heterogeneity of the learning channel is an individualized
answer to the difficulties of big organization (firms, training centers) to cope
with change in work regulation; the social recognition of cognitive workers as social subject
asks for a detailed analysis of the working role of each different type of knowledge workers.

Lavoro e conoscenza. Un tema da definire
English abstract
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L’articolo propone una parziale ricognizione della letteratura sui «lavoratori cognitivi». In assenza di una definizione univoca, molte sono le criticità ancora aperte, soprattutto per una più solida collocazione delle professionalità «cognitive» sul mercato del lavoro. Gli approcci considerati evidenziano le implicazioni che contrappongono le interpretazioni del fenomeno e le possibili strategie. Cercare di sottrarre il concetto di conoscenza e le aree semantiche contigue (immateriale, intangibile, innovazione e creatività) all’ambivalenza potrebbe contribuire a una più rigorosa sistematizzazione teorica.

WORK AND KNOWLEDGE. AN ISSUE TO BE DEFINED
The article proposes a partial bibliographic survey about the «knowledge workers». In the
absence of an unambiguous definition, there are many critical issues still open, especially
as regards a more secure placement of these skills on the job market. The considered approaches
highlight the implications contrasting interpretations of the phenomenon and
possible strategies. Trying to detract knowledge and contiguous semantic areas of immaterial,
intangible, innovation and creativity to ambivalence could contribute to a more
rigorous theoretical systematization.

L'incerta scommessa del lavoro cognitivo
English abstract
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L’obiettivo di questo contributo è discutere i presupposti teorici e alcuni fra i risultati empirici di una ricerca condotta dagli Ires di Emilia-Romagna, Toscana e Veneto, sui lavoratori cosiddetti cognitivi. La ricerca indaga le condizioni di lavoro dei lavoratori della conoscenza in alcuni contesti regionali italiani, sulla base dell’ipotesi del capitalismo cognitivo, secondo la quale (a) il segno distintivo dei processi di accumulazione contemporanei sarebbe il passaggio da una valorizzazione centrata sui processi di produzione a una valorizzazione centrata sui processi di ideazione; (b) il lavoro cognitivo promuoverebbe la soggettività dei lavoratori in una situazione di crescente autonomia degli esecutori; (c) questo presunto guadagno di autonomia preluderebbe a una consapevole fuoriuscita dai rapporti di produzione capitalistici. Nella prima parte di questo contributo (parr. 1 e 2) si illustrano sinteticamente l’origine intellettuale e gli assunti basilari della teoria del capitalismo cognitivo, mettendone in luce, da un lato, l’ispirazione politica e, dall’altro, i limiti analitici. Nella seconda parte (par. 3) si illustrano le principali evidenze empiriche che emergono dalla ricerca degli Ires. Più che confermare l’ipotesi del capitalismo cognitivo, esse sembrano descrivere una condizione occupazionale strutturalmente precaria, con margini di autonomia decisamente ridotti.

THE UNCERTAIN BET OF KNOWLEDGE WORK
The aim of this paper is to discuss the theoretical bases and some of the empirical results
of a research on the so-called cognitive workers, made by Ires in Emilia-Romagna, Tuscany
and Veneto. The research explores the working conditions of knowledge workers in some Italian
regional contexts, starting from the hypothesis of cognitive capitalism, according to
which (a) the hallmark of contemporary processes of accumulation is a shift from an accumulation
based on production, to one based on ideation; (b) cognitive work does justice to the subjectivity of workers, enhancing their autonomy; (c) such an alleged gain of autonomy
can be considered as a relevant step towards a conscious escape from capitalist industrial
relations.
The first part of this paper (sect. 1 and 2) briefly illustrates the intellectual origins and the
basic assumptions of the hypothesis of cognitive capitalism, highlighting, on the one hand,
its political inspiration and, second, its analytical limits. In the second part (par. 3) the
main empirical findings are described, emerging from the Ires’ research: rather than confirming
the hypothesis of cognitive capitalism, they seem to describe structurally precarious
working conditions, with shrinking margins of autonomy.

Contrattare il valore del lavoro, nel cambiamento
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ArgomentoArgomento
Jobs act e nuovo diritto del lavoro: regressività dei diritti e qualità dei rapporti di lavoro
English abstract
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Serve il Jobs act? A due anni dalla riforma Fornero si interviene ancora una volta sulla flessibilità in uscita e non si affrontano i nodi veri che determinano dualismi e discriminazioni nel mercato del lavoro, slegandolo da una politica di sostegno all’occupazione strutturale. L’obiettivo del contributo è mettere in luce alcuni caratteri del mercato del lavoro italiano e la necessità di ricollegare le politiche di regolamentazione a un quadro che abbia a riferimento l’esigenza di rilanciare una politica per l’occupazione, una politica economica espansiva caratterizzata da investimenti nell’innovazione e nelle competenze dei lavoratori, una regolazione a supporto di nuove relazioni industriali e assetti contrattuali che vedano nella legislazione uno strumento di universalizzazione di tutele e di limitazione delle discriminazioni. In questi anni la crescita delle disuguaglianze sociali, la crisi dei settori produttivi e la crescita del lavoro debole contrattualmente e povero salarialmente hanno cambiato la funzione della legislazione del lavoro con una sempre maggiore invasività sull’autonomia collettiva, che con il Jobs act ribalta totalmente il paradigma: la legislazione non sostiene più il soggetto cedevole, cioè il lavoratore, bensì l’impresa; e la funzione della contrattazione e quella della rappresentanza sono direttamente condizionate da questo cambio di prospettiva. In questo scenario, contenzioso giudiziario, consolidamento del T.u. sulla Democrazia e rappresentanza e sua estensione a tutti i settori, Piano del lavoro sono le risposte utili a contrastare il declino, l’ulteriore svalutazione del lavoro e svalorizzazione della funzione della contrattazione collettiva.

JOBS ACT AND NEW LABOUR LAWS
Do we need the Jobs act? Two years after Fornero reform, we intervene on the exit flexibility
from the labour market once again and we do not face the real questions that determine
dualisms and discriminations in the labour market, untying it from a structural
employment support policy. The contribution aims to highlight some aspects of the Italian
labour market and the need to link the regulatory policies to a framework referring
to the need to relaunch an employment policy, a highly expansionary economic policy
characterized by investment in innovation and in skilled workers, a regulation to
support new industrial relations and contractual stipulations that see in the legislation an instrument for the universalization of protections and limitation of discriminations.
During these years, the increasing of social inequalities, the crises in the productive sectors
and the growth of contractually weak and poorly paid jobs have changed the function
of labour legislation with a greater intrusiveness in the collective autonomy, which
completely overturns the paradigm with the Jobs act: the legislation does not support the
yielding person anymore, namely the worker, but rather the enterprise and the function
of the bargaining and the representation are directly subjected to this change in perspective.
In this scenario of legal dispute, the consolidation of the Act on Democracy and Representation
and its enlargement to all sectors and the Cgil Plan for Jobs are the useful
responses to tackle the decline, the further devaluing of labour and the depreciation of
the collective bargaining function.

Oltre il Jobs act. Ricerca, innovazione e conoscenza come leve per lo sviluppo
English abstract
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L’articolo si interroga sui possibili effetti delle recenti riforme del mercato del lavoro e lo fa focalizzandosi su alcune peculiarità e tendenze del contesto italiano, in comparazione con altri paesi europei. Attraverso i dati di due ricerche dell’Associazione Bruno Trentin, esplora, da un lato, l’anomalia rappresentata da un elevato tasso di inattività e dall’altro le crescenti situazioni di disagio e sofferenza occupazionale (disoccupazione, cassaintegrazione, lavoro temporaneo involontario, part-time involontario).

BEYOND THE JOBS ACT. RESEARCH, INNOVATION AND KNOWLEDGE AS DRIVERS FOR THE GROWTH
The article questions the possible impact of the recent labour market reforms, focusing on
some specific peculiarities and developments of the Italian context. Using the findings of two
researches carried out by the Associazione Bruno Trentin, it examines, on the one side, the
anomaly represented by the high inactivity rate and, on the other side, the growing situations
of unsatisfactory employment relationship (unemployment, workers receiving redundancy
payment, involuntary temporary employment, involuntary part-time).

La commedia degli inganni: l'itinerario regressivo della legge sul lavoro
English abstract
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L’articolo racconta il percorso delle recenti riforme del mercato del lavoro, in particolare del Jobs act, a partire dalla sua prima versione, discussa all’interno del Pd, descrivendo il progressivo cambiamento della filosofia, dell’approccio, dei contenuti della proposta. L’esito finale è un ulteriore allentamento dei vincoli per l’uso dei contratti a termine, nessuna riduzione della tipologia di rapporti atipici, la sperimentazione di un modesto ampliamento degli ammortizzatori sociali; la sostanziale eliminazione dell’art. 18 per i nuovi assunti. La riforma rischia allora di rafforzare dualismi e disuguaglianze già esistenti; sicuramente non appare in grado di affrontare in modo efficace il problema della precarietà.

A COMEDY OF DECEPTIONS. THE PATH OF LABOUR MARKET REFORM
The article describes the path of the recent labour market reforms, in particular of the
Jobs act, since its first version, that debated inside the Democratic party. It describes the
progressive changes regarding the assumptions, approach, regulations of the initiative.
The final outcome is a further slackening of the obligations concerning the use of temporary
contracts, none reductions of the typology of non-standard forms of employment,
a modest increase in social protection, the elimination of art. 18 (protection for employees
against unfair dismissals) for new hires. As a consequence, such a reform risks to
strengthen dualisms and inequalities; certainly it does not seem able to effectively address
the problem of precarious employment.

Il lavoro fatto a pezzi
English abstract
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L’articolo propone un’analisi dell’ultima riforma italiana del mercato del lavoro, denominata «Jobs act». Il percorso della riforma è iniziato a marzo del 2014 e non è ancora completo, ma gli obiettivi sono già chiaramente delineati nei provvedimenti approvati finora. La riforma si colloca nel solco delle due precedenti, tese ad accelerare ed estendere la sostituzione dell’occupazione standard con i «lavori», consolidando il modello di flessibilità basato su forme di temporaneità della prestazione lavorativa interamente controllate dalle imprese. Attraverso la quasi totale eliminazione dei vincoli al licenziamento (resta fuori solo il pubblico impiego), la riforma rende possibile il frazionamento dell’occupazione in «pezzi» che comporranno i nuovi percorsi lavorativi, combinandosi con intervalli di disoccupazione in sequenze variamente sussidiate. In questo modo, la riforma non affronta i problemi più rilevanti del lavoro, ma imprime una accelerazione al processo di ri-regolazione dei rapporti di lavoro.

THE JOB SPLIT
The paper provides an analysis of the latest labour market reform in Italy, called Jobs
Act. The path of reform began in March 2014 and is not yet completed, but the goals
are clearly outlined in the measures already approved until today. The reform follows the
path of the previous two, aiming to accelerate and extend the replacement of standard
employment with «jobs», extending the model of flexibility based on temporary work
completely controlled by the companies. Through the almost total elimination of the constraints
to dismissal (only remains outside the civil service), the reform makes it possible
to split jobs into «pieces» that will make up the new career paths, combining with intervals
of unemployment in sequences variously subsidized. In this way, the labour reform
does not face the most important problems of the Italian labour market, but it expedites
the re-regulation process of labour market relations.

Riforma incompleta o difesa dello status quo?
English abstract
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La discussione sul Jobs act è stata sin dall’inizio viziata da una rappresentazione del mercato del lavoro stereotipata e superficiale. Una più attenta analisi teorica ed empirica delle dinamiche occupazionali mostra invece come l’aumento della flessibilità in uscita non avrà probabilmente alcun effetto apprezzabile sul livello di occupazione. Al contrario, in assenza di altre riforme sul sistema finanziario e produttivo, la facilitazione dei licenziamenti rischia di incentivare ulteriormente i settori a basso valore aggiunto e a scarso contenuto innovativo.

INCOMPLETE REFORM OR A PRESERVING OF THE STATUS QUO?

From the very beginning the discussion on the Jobs act was spoiled by a stereotypical
and superficial representation of the labor market. A more careful theoretical and empirical
analysis of employment trends shows how the increased flexibility is unlikely to
have any appreciable effect on the long-run level of employment. On the contrary, in
the absence of other reforms on the financial system and on the production sector, the
facilitation of layoffs is likely to further boost the sectors with low added value and
low innovative content.

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ConfrontoConfronto
Per una riconfigurazione dell'azione sindacale
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I sindacati in Europa occidentale: tempi duri, scelte ardue
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La redistribuzione del tempo di lavoro: obiettivo concreto?
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Ci sono buone ragioni per riprendere a pensare in grande
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TendenzeTendenze
La democrazia nel sindacato
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Fondazione Giuseppe Di VittorioFondazione Giuseppe Di Vittorio
Appunti sul sindacalismo anarchico nei primi anni della Repubblica (1945-1960)
English abstract
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All’indomani della Seconda guerra mondiale il sindacalismo italiano si presenta sulla nuova scena nazionale in forma unitaria per poi dividersi con l’inizio della Guerra fredda. In questo stesso periodo anche gli anarchici italiani riorganizzano il proprio movimento e guardano verso il mondo del lavoro e della sua rappresentanza. Gli anarchici e quei militanti che si impegnano nel mondo sindacale italiano vivono esperienze diverse che non riescono a raggiungere una sintesi, ma – pur in una posizione minoritaria – fanno anch’essi parte di quell’area sindacale interna alla Cgil o raccolta nei Cds, nella nuova Usi o nei Gaa, che guarda con forza a una piena autonomia e a una vera unità fra tutti i lavoratori in funzione di una reale trasformazione dei rapporti economici e sociali nati attraverso quel compromesso politico e istituzionale raggiunto fra i partiti, e cristallizzato negli anni della contrapposizione ideologica.

NOTES ON THE ANARCHIST SYNDICALISM IN THE EARLY YEARS
OF THE ITALIAN REPUBLIC (1945-1960)
After the II WW, in the context of the new national scenary, the Italian syndicalism assumes
a unitary form that it will break at the beginning of the Cold War. In the same
period, also the Italian anarchists reorganize their movement and looks to the world of
labour and its representation. The anarchists, and those militants who commit themselves
in the italian Trades Union, live different experiences that can’t reach a synthesis,
but – although in a minority position – they are also part of the area inside the Cgil or
gather together in the Cds, in the new Usi or Gaa that looks firmly to a full autonomy
and a real unity among all workers in function of a real transformation of the economic
and social relations outcome from the political and institutional compromise reached
between the parties and crystallized in the years of the ideological conflict.

Il centenario della Prima guerra mondiale
English abstract
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La Prima guerra mondiale rappresenta un evento centrale nella storia contemporanea e in occasione dei cento anni dalla deflagrazione del conflitto in Italia, la Fondazione Giuseppe Di Vittorio ha deciso di dedicare una considerevole parte della propria attività del prossimo triennio, 2015-2018, all’approfondimento dei temi legati alla Grande guerra. Il saggio, a partire dai risultati raggiunti dalla storiografia, sintetizza i principali filoni di ricerca avviati dalla Fondazione sul tema legati all’evoluzione della storia sindacale in quegli anni, ma anche alla crisi verticale che investì il socialismo europeo incapace di dar seguito ai propri propositi internazionalisti e pacifisti. Infatti, obiettivo della Fondazione è, in collaborazione con altri centri culturali, di aprirsi ai nuovi temi di ricerca concernenti la storia sociale con particolare riferimento a: la crisi politica del socialismo europeo del 1914; il ruolo dei sindacati e l’esperienza del mondo del lavoro contadino e industriale negli anni della guerra; il ruolo delle donne.

FIRST WORLD WAR CENTENARY
The First World War is a central event of the contemporary history and for the centenary
of the war’s deflagration in Italy the Di Vittorio Foundation has decided to commit the
mainly part of its activities, in the next three years (2015-2017), to a depth analysis of
the issue related to the Great War. The essay, starting from an historiographical analysis,
summarizes the mainly field of the research of the Foundation, that are linked to the evolution
of the trades union movement history in those years, but also to the vertical crises
that involved the European socialism, who was unable to follow its pacifist and internationalist
aims. In fact, the purpose of the Foundation, in collaboration with other
cultural centres, is to open to a new research fields in the social history: the political crises
of the European socialism in 1914; the role of the trades union and the experience of
the rural and industrial work in the war years; the women’s role.