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1-2016

lavori
11
Gennaio - Marzo 2016
  • Ricordo di Riccardo Terzi
  • Salvati dall’euro?
  • Negoziare l’incertezza
Prezzo:20.00€
Il coordinamento della contrattazione
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Fondazione Giuseppe Di VittorioFondazione Giuseppe Di Vittorio
Emigrare... immigrare... È un processo che ricopre quattro tempi
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Emigrare-immigrare. Questo processo ricopre quattro tempi: lasciare, diventare straniero o straniera, poi, entrare e circolare. Le questioni contemporanee che vi ruotano intorno sono tante e l’Autrice nel saggio enuclea alcune analogie e alcune differenze tra le migrazioni del presente e quelle del passato. Inoltre, a partire da un’analisi delle migrazioni – che si impongono come un fattore essenziale dello sviluppo umano, del progresso nei luoghi e negli ambienti di accoglienza e in quelli di partenza – l’Autrice si pone alcune questioni cruciali: il migrante è una figura sociale della modernizzazione in Europa e qual è il ruolo delle donne? In questo XXI secolo dei migranti come pensare al diritto a emigrare e a essere immigrati? Un altro elemento centrale è legato al tema delle frontiere: sono da rafforzare per difendersi o da indebolire in un mondo più aperto? Infine, il tema viene analizzato a partire dalla dimensione europea e dei processi di integrazione: l’Europa sa ancora integrare i nuovi migranti? Che cosa bisogna intendere per integrazione, dalla visuale dell’immigrazione: è un contratto giuridico o un processo?

TO EMIGRATE... TO IMMIGRATE... A FOUR PHASES PROCESS
To emigrate-to imigrate. This process covers four phases: to leave, to become foreigner, then to enter and to circulate. The present questions around this theme are a lot and the Author in the essay enucleates some analogies and some differences between the past and the present migrations. Moreover, starting from an analyses of the migrations – that become an essential factor of the human development of the progress in the places and the reception milieu and those ones of departure – the Author asks some crucial questions: is the migrant a social fig- ures of the modernization in Europe and what is the women’s role? In the XXI century of the migrants how can we think to the right to immigrate and to be migrants? Another central element is link to the theme of the frontiers: are they to be strengthened to the defend or to weaken in a more opened world? At last, the theme is analyses starting from the European dimension and of the integration processes: can Europe integrate the new migrants? What do we mean by integration from the point of view of the immigration: is it a juridical contract or a process?

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IN RICORDO DI RICCARDO TERZIIN RICORDO DI RICCARDO TERZI
Riccardo Terzi. Il delizioso sapore dell’agrodolce
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ArgomentoArgomento
Salvati o affossati dall’Europa?
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Agli inizi degli anni duemila ci si attendeva che il regime di governance associato alla moneta unica potesse «salvare l’Italia» costringendo gli attori economici e la classe politica a ristrutturarsi e a cambiare. A distanza di 15 anni è opportuno prendere atto che tali aspettative non si sono realizzate e interrogarsi lucidamente sul da farsi. Non solo l’adesione ai vincoli europei non ha salvato l’Italia, ma ha contribuito probabilmente (per quanto la pro- va controfattuale non sia disponibile) alla sua stagnazione. I sindacati e le associazioni imprenditoriali farebbero bene a rendersi conto che un sistema istituzionalizzato di relazioni industriali è difficilmente compatibile con l’imperativo di «svalutazione interna» – l’unico meccanismo di aggiustamento dell’eurozona – e che piani alternativi di distribuzione più equa dei costi dell’aggiustamento tra paesi forti e paesi deboli sono politicamente poco probabili.

SAVED OR UNDERMINED BY EUROPE?
At the beginning of the years 2000 it was expected that joining the eurozone and the eco- nomic governance system associated to it could «save Italy» by forcing economic actors and political elites to change. After 15 years it is time to acknowledge that reality has not lived up to expectations and think hard about the appropriate actions to take. Not only did adhe- rence to European constraints not save Italy, it even contributed to its economic stagnation (although the counterfactual is not available). Trade unions and employer associations would do well to realize that an institutionalized industrial relations system is poorly attuned to the «internal devaluation» imperative, the sole adjustment mechanism of the Euro-zone, and that alternative plans aimed to distribute the costs of adjustment more fairly between strong and weak countries are politically unlikely.

È più giusto e più plausibile cambiare l’Europa piuttosto che uscire dall’euro
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Uscire dall’euro? Né realistico né desiderabile
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TEMA Il coordinamento della contrattazioneTEMA Il coordinamento della contrattazione
Un coordinamento bilanciato della contrattazione. Presentazione
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La contrattazione coordinata in Europa: da un’erosione incrementale a un attacco frontale?
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La possibilità di applicazione dei contratti collettivi coordinati multi-employer, caposaldo della regolamentazione del mercato del lavoro nei paesi dell’Europa occidentale, è stata ulteriormente indebolita con l’avvento della crisi. La spinta continua al decentra- mento aveva già nel tempo ridotto la capacità degli accordi di settore di definire stan- dard universali applicabili a livello aziendale. I meccanismi procedurali di articolazio- ne tra i due livelli di contrattazione sono, infatti, divenuti progressivamente più deboli e incerti. Con l’avvento della crisi, nei paesi dell’Europa settentrionale questo processo si è spinto ulteriormente avanti; nell’Europa meridionale è invece in corso un vero e pro- prio attacco – sostenuto dalle istituzioni europee – nei confronti degli accordi di contrattazione multi-employer. Le misure di rafforzamento della governance economica europea indotte dalla crisi rendono più urgente la necessità di un coordinamento transnazionale della contrattazione; tuttavia l’indebolimento delle capacità di coordinamento effettivo dei sistemi nazionali di contrattazione indebolisce questa prospettiva.

COORDINATED BARGAINING IN EUROPE: FROM INCREMENTAL CORROSION TO FRONTAL ASSAULT?
The continued viability of coordinated, multi-employer bargaining arrangements as a cornerstone of labour market regulation across western Europe has come under further threat since the onset of the crisis. Already, ongoing pressure for decentralization had corroded the capacity of sector agreements to specify universal standards applicable at company level. Procedural mechanisms articulating the two levels had become looserand more open-ended. Under the crisis, this process has been taken further in northern European countries, whilst in southern Europe – under pressure from the European institutions – a frontal assault on multi-employer bargaining arrangements is now under-way. Crisis-induced measures to strengthen European economic governance intensify the pressures for coordination of bargaining across borders, but the conditions for successfully realising this have significantly worsened given the undermining of existing capacities for effective coordination within national bargaining systems.

Negoziare gli effetti dell’incertezza? In discussione la capacità di governance della contrattazione collettiva
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Questo articolo si basa su quattro argomentazioni. In primo luogo la contrattazione collettiva è in grado di mitigare gli effetti negativi generati dalla volatilità del mercato e dal processo di adattamento alle sue regole, attraverso la definizione di intese che garantiscono certezza sostanziale e procedurale sia ai lavoratori sia ai datori di lavoro, e una maggiore sicurezza ai lavoratori. In secondo luogo le intese contrattuali multi-employer sono più idonee a svolgere questa funzione rispetto a quelle single-employer. In terzo luogo vi sono differenze istituzionali fra le intese contrattuali multi-employer relative alla governance della contrattazione aziendale che influenzano in misura notevole la loro capacità di promuovere certezza e sicurezza del lavoro. In quarto luogo la pressione dovuta alla crisi sta accelerando l’adattamento al mercato della contrattazione collettiva multi-employer, con effetti potenzialmente dannosi sulla sua capacità di attenuare le spinte negative.

NEGOTIATING THE EFFECTS OF UNCERTAINTY?
THE GOVERNANCE CAPACITY OF COLLECTIVE BARGAINING UNDER PRESSURE
The article makes four main arguments. First, collective bargaining has the capacity to mitigate the negative effects arising from market volatility, and the process of marketization, by establishing arrangements which provide substantive and procedural certainty for both workers and employers, and greater security for workers. Second, multi-employer bargaining arrangements are better equipped to fulfil this function than single-employer ones. Third, there are institutional differences amongst multi-employer bargaining arrangements con- cerning governance of bargaining at the company level which considerably influence their capacity to promote certainty and security. Fourth, under the pressures brought about by the crisis, the marketization of multi-employer collective bargaining is being accelerated, with potentially damaging consequences for the ability to address negative effects.

Le traiettorie dei sistemi «mediterranei» di relazioni industriali, tra convergenze e divergenze
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L’articolo analizza le traiettorie dei sistemi «mediterranei» di relazioni industriali, identificando due tendenze comuni: l’unilateralismo del governo e il decentramento in deroga della contrattazione collettiva. Dopo avere preso in esame l’efficacia dei cambiamenti imposti in Spagna e in Italia, l’autore si concentra sul caso francese. Qui la vitalità della contrattazione collettiva e della consultazione tripartita ha attenuato il tradizionale predominio della regolazione pubblica. Tuttavia è ancora il governo a fissare le scadenze della consultazione, che dal 2000 si basa sulla richiesta di decentramento in deroga da parte dei datori di lavoro. Dopo il fallimento del 2015, il governo cerca di imporre un’iniziativa legislativa unilaterale.

DIVERGENCE AND CONVERGENCE OF THE «MEDITERRANEAN» INDUSTRIAL RELATIONS SYSTEMS TRAJECTORIES.
A COMPARISON AMONG FRANCE, ITALY AND SPAIN
The article analyzes the trajectories of the «Mediterranean» systems of industrial relations, by identifying two common trends: government unilateralism and derogatory decentraliza- tion of collective bargaining. After questioning the effectiveness of the changes imposed in Spain and Italy, the article focuses on the French case. Here the vitality of collective bargai- ning and tripartite consultation has diminished the traditional dominance of public regu- lation. The government however still determines the timing of the consultation, which takes place since 2000 on the basis of the employers’ claim of derogatory decentralization. After its failure in 2015, the government tries to impose a unilateral legislative initiative.

L’impatto della nuova governance europea sulla contrattazione collettiva. Un confronto fra Italia, Spagna e Portogallo
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Fra le ricette che compongono la nuova governance economica europea, la revisione dei sistemi contrattuali ricopre un ruolo di forte preminenza. Grazie a essa, è l’assunto, i paesi più colpiti dalla crisi potrebbero recuperare quote di competitività, agendo sulla leva dei prezzi, e dunque dei costi del lavoro. Nella severa cornice dei Trattati, e sotto la vigile regia del Semestre europeo, le istituzioni europee hanno letteralmente dettato l’elenco delle riforme da adottarsi in tema di lavoro e relazioni industriali. L’obiettivo è quello di dotare le aziende della facoltà di determinare flessibilmente le condizioni salariali e di lavoro dei propri dipendenti. Ciò ha richiesto l’allentamento della tradizionale gerarchia delle fonti, ampliando le prerogative del contratto aziendale, congelando le procedure di estensione erga omnes e/o i salari minimi legali, dove vigenti, bloccando la contrattazione del settore pubblico. Fra i paesi che più hanno patito il combinato disposto di queste misure vi sono Spagna, Portogallo e Italia, storicamente accomunati da certo grado di coordinamento della contrattazione, e oggi costretti a fare i conti con una spinta al decentramento, inedita anche per il carattere unilaterale e non concertato dell’interventismo pubblico. L’articolo ne ricostruisce tappe, contenuti e criticità, rilevandone analogie e divergenze, sotto il profilo dei risultati e del diverso rapporto fra Stato e autonomia collettiva.

THE IMPACT OF THE NEW EUROPEAN GOVERNANCE ON COLLECTIVE BARGAINING. A COMPARISON OF ITALY, SPAIN AND PORTUGAL
As part of the new European economic governance, the revision of systems of collective bargaining has become one of its most important elements. The assumption is that such a chan- ge would allow countries hardest hit by the crisis to improve their competitiveness by contro- lling prices and, therefore, labour costs. Within the stringent framework defined by the Treaties, and under the strict vigilance of the European Semester, European institutions have all but dictated the list of reforms that must be enforced on labour and on industrial rela- tions issues. The aim is to give employers greater leeway in imposing more flexible salaries and working conditions. This has entailed a loosening of the traditional «favourability» principle, broadening the scope of company-level agreements, curtailing extension mecha- nisms or legal minimum wages, and freezing collective bargaining in the public sector. The countries that have borne the brunt of these combined measures include Spain, Portugal and Italy, where there has traditionally been a degree of central coordination in collective bargaining. These countries must today come to terms with ever stronger forms of decentralisation, and the unprecedented extent to which they are being imposed unilaterally. The article provides an overview of the current situation by outlining the various developments and cri- tiques, and by highlighting similarities and differences in outcomes and in the relationship between State and collective autonomy.

Le relazioni industriali: alcune questioni aperte
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L’articolo sviluppa il dibattito sulle possibili riforme delle relazioni industriali in Italia in tre distinte ma collegate aree di discussione: la struttura della contrattazione collettiva, le modalità di partecipazione diretta dei lavoratori alle decisioni riguardanti l’organizzazione del lavoro in azienda, e il sistema di rappresentanza, collegato alla validità erga omnes dei contratti nazionali e aziendali. L’articolo sviluppa proposte in ciascuno di questi campi di indagine. Innanzitutto mostra come sia possibile riformare il sistema di contrattazione collettiva, lasciando al contratto nazionale il ruolo di determinare i salari minimi, con il contratto aziendale che determina invece la dinamica dei salari di fatto. In secondo luogo si auspica l’applicazione di un metodo di partecipazione diretta dei lavoratori all’organizzazione del lavoro che in qualche modo ricalca il modello duale tedesco, con la contrattazione che deve essere separata dalle pratiche partecipative.

THE SYSTEM OF INDUSTRIAL RELATIONS: FEW OPEN QUESTIONS
The debate in Italy on how to reform the industrial relations system is developing in three distinctive but interrelated areas: the structure of collective bargaining, the way in which workers could more actively and directly partecipate in the process of decision-making in the field of work organization, and the system of recognition of unions and validity of collective agreements both at national and firm level.
The paper develops proposals in each of the three fields. First it shows that is possible to decentralise the system of collective bargaining by leaving to the national level of bargaining the role to fix minimum standard with bargaining at firm level determining the increments of wages over time. At the same time a system similar to the German dual system should be envisaged at company level in order to foster high performance practices based on workers partecipation.

Suggestioni per la riforma della contrattazione collettiva: dalla Francia all’Italia
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L’articolo prende spunto dalla presentazione del rapporto commissionato dal primo ministro francese a un gruppo di esperti al fine di indicare un percorso di riforma della contrattazione collettiva volto a rendere più dinamica tale forma di regolazione sociale rispetto alla complessità delle nuove sfide economico-sociali. Malgrado le differenze strutturali, le sfide con cui i sistemi di contrattazione collettiva francese e italiano si confrontano nei due paesi sono simili: l’analisi delle criticità rilevate e le proposte avanzate in quel contesto possono quindi fornire alcune indicazioni utili anche per la riforma del sistema contrattuale nel nostro paese.

SUGGESTIONS FOR REFORMING COLLECTIVE BARGAINING: FROM FRANCE TO ITALY
The article was inspired by the presentation of the report requested by the French prime minister to a committee of experts in order to indicate a path of reforming process of collec- tive bargaining in France. The starting point is how to revitalize this form of social regula- tion to address the complex challenges of modern society. Despite the structural differences between Italy and France, the challenges faced by the systems in the two countries are simi- lar. The analysis of critical issues and proposals put forward in that context can then provide some suggestions for the reform of the Italian collective bargaining system.

Determinanti, metodo e caratteristiche della contrattazione concessiva
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L’articolo analizza un campione di 20 accordi concessivi sottoscritti nell’industria metalmeccanica lombarda nel quadriennio 2008-2013. L’analisi si concentra sulle determinan- ti, sulle caratteristiche e sul metodo della contrattazione concessiva. Dal punto di vista qualitativo, i contenuti negoziali non implicano una disarticolazione degli assetti contrattuali: le concessioni generalmente assumono la forma di azioni di retrenchment volte ad allineare i contenuti della contrattazione aziendale agli standard minimi del Ccnl. Questo processo sembra tuttavia essere determinato, in molti casi, più dal maggior potere negoziale che alcuni tipi di aziende possono vantare nei confronti del sindacato, che da un orientamento fisiologico della contrattazione verso obiettivi condivisi di produttività e competitività. Il principale elemento di criticità di simili esperienze contrattuali sembra dunque essere l’approccio metodologico, posto che la maggior parte degli accordi scaturisce da strategie mana- geriali di tipo coercitivo e minaccioso («prendere o lasciare», pratiche di whipsawing, minaccia di disinvestimento o di spostamento della produzione all’estero).

DETERMINANTS, CHARACTERISTICS AND METHODOLOGY OF CONCESSION BARGAINING
This paper presents the results of a research on a sample of 20 concessionary company-level agreements, signed in the metalworking industry, in Lombardy, between 2008-2013. The analysis focuses on the determinants, characteristics and methodology of concession bargai- ning. From a qualitative point of view, the contents of the analised concessionary agreements are not disruptive in relation to the multi-employer bargaining architecture: concessions ge- nerally take the form of retrenchment measures to realign working conditions negotiated at company level to the standard of the national sectoral collective agreement. However, in most cases this process seems to be determined by structural constraints rather than by a colla- borative orientation of collective bargaining towards shared productivity and competitive- ness goals. The most critical dimension of such agreements seems therefore to relate to the bargaining methodology, since in many cases concessions are made in response to MNEs’ benchmarking, whipsawing and «take-it or leave-it» strategies.

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CONFRONTO «Passaggi di stagione» di Massimo PaciCONFRONTO «Passaggi di stagione» di Massimo Paci
La primavera della ragione e l’estate interiore
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Sensazioni private, riflessioni pubbliche
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«Passaggi di stagione». Diario privato di un sociologo tra ricerca e politica
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