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1-2017

lavori
11
Gennaio - Marzo 2017
  • Sinistra e lavoro
  • Sindacati e lavoro professionale
  • Innovazione sociale e industriale
Prezzo:22.00€
Dove va il lavoro autonomo
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La DiscussioneLa Discussione
La sinistra e il lavoro: un rapporto da ricostruire
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Far rivivere la sinistra oltre il liberismo
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Tema - Lavoro autonomo e professioniTema - Lavoro autonomo e professioni
Perché è importante lo studio dei lavoratori autonomi. Presentazione
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Alla ricerca di cittadinanza: il lavoro autonomo professionale in Italia, Germania e Regno Unito
English abstract
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La profonda rivoluzione del sistema produttivo avvenuta con il passaggio a un’economia dei servizi è stata sostenuta e potenziata dalla carica innovativa delle nuove tecnologie che han- no modificato le professioni tradizionali e ne hanno generate di nuove. In particolare tali trasformazioni hanno favorito la proliferazione di figure professionali indipendenti specia- lizzate e ad elevata qualificazione in alcuni settori del terziario avanzato. Il fenomeno ha messo in luce tre ordini di problemi riferiti ai nuovi lavoratori autonomi: 1) la controversa definizione dello status giuridico e le forme di regolazione adottate; 2) la loro posizione nel sistema di protezione sociale; 3) la complessità della rappresentanza collettiva degli interessi, in un contesto di grande frammentazione del lavoro. In tale cornice l’articolo esplora queste tematiche emergenti da una prospettiva comparativa, considerando le diverse risposte istitu- zionali fornite in tre paesi europei – Italia, Germania e Regno Unito – che rappresentano modelli diversi di welfare e di regolazione del mercato del lavoro e delle professioni. Questi primi risultati di ricerca mostrano un quadro variegato, caratterizzato da sfide comuni, da risposte anche parzialmente divergenti, che denotano tuttavia indizi di cambiamento che potrebbero avere ripercussioni positive sulla divisione insider-outsider.

IN SEARCH OF CITIZENSHIP:INDEPENDENT PROFESSIONAL WORKERS IN ITALY, GERMANY AND UNITED KINGDOM
The deep revolution in the production system with the transition to a service economy has been supported by the innovative power of new technologies that have altered the tradi- tional professions and have generated new ones. In particular, these changes have fostered the proliferation of independent, highly qualified professionals in some areas of the service sector. The phenomenon has highlighted three problems related to the new self-employed: 1) the contested definition of the legal status and forms of regulation adopted; 2) their position in the social protection system; 3) the complexity of the collective representation of interests, within a context of great labour fragmentation. In such framework the article explores these emerging issues from a comparative perspective, considering the different institutional re- sponses across three European countries − Italy, Germany, and the United Kingdom − that embody different systems of welfare and diverse models of labour market and professions regulation. These early results show a mixed picture, with shared challenges and partly di- vergent responses that denote, however, signals of change with a potential positive impact on the insider-outsider divide.

La professionalizzazione atipica della consulenza di management: il ruolo delle associazioni e delle organizzazioni
English abstract
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Lo studio del processo di professionalizzazione è uno dei temi portanti della sociologia del lavoro, il celebre contributo di Wilensky nel 1964 ha segnato lo sviluppo del dibattitto sull’evoluzione dei gruppi professionali. Tuttavia, la crescita dei cosiddetti knowledge worker che non si riconoscono nel percorso tipico delle professioni regolamentate, ha messo in crisi la capacità euristica del modello proposto da Wilensky, proprio perché il ruolo una volta svolto dalle associazioni professionali è sempre più giocato dal mercato e dalle organizzazioni. Il presente contributo vuole discutere queste problematiche, affrontandole dal punto di vista di una professione emergente come la consulenza di management. Alla luce dei recenti cambiamenti introdotti nella regolazione pubblica delle professioni non regolamentate (legge n. 4/2013), si discuterà il ruolo delle associazioni professionali in un processo di professionalizzazione atipico, che passa prevalentemente per il successo di mercato e la definizione di strategie di branding più che attraverso la partecipazione collettiva a organismi formati da pari.

THE ATYPICAL PROFESSIONALIZATION OF MANAGEMENT CONSULTING:
THE ROLE OF PROFESSIONAL ASSOCIATIONS AND ORGANISATIONS
The study of professionalization’s process is one of the most important themes of the sociology of work, which has given birth to the debate on professional groups since the contribution of Wilensky (1964). However, the growth of knowledge work which does not recognise them- selves in the typical evolution of regulated professions has put in question the heuristic ca- pacity of Wilensky’s model, especially because the role of professional associations declines in favour of market and organisations.
The article aims at discussing these issues, seeing them from the point of view of management consulting. At the light of recent changes in the public regulation of non-regulated professionals (Law no. 4/2013), it examines the role of professional associations in an atypical professionalization, which relies on market’s success and branding more than collective participation in peer bodies.

I nuovi professionisti: condizioni di lavoro, identità professionale e ricerca di rappresentanza
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Le trasformazioni in corso nel mercato del lavoro italiano hanno nella moltiplicazione delle forme di lavoro indipendente uno dei fenomeni più interessanti. All’interno di questo composito universo a crescere sono soprattutto gli autonomi senza dipendenti a elevata istruzione che sperimentano una posizione di forte vulnerabilità. Su questi nuovi autonomi, definiti variamente come: nuove partite Iva, freelance, autonomi di seconda generazione o independent professionals è ancora abbastanza difficile fare chiarezza. Le denominazioni aggregano spesso situazioni molto differenti in cui gli aspetti comuni sembrano essere principalmente l’immaterialità della prestazione e l’autonomia formale del rapporto di lavoro. A partire dal dibattito in corso il contributo tenta di guardare più da vicino a queste condizioni occupazionali. Attraverso l’analisi di 135 interviste in profondità la ricerca presentata prova a delineare una classificazione utile a comprendere chi sono i nuovi professionisti e soprattutto come si relazionano alla loro condizione professionale, quali opportunità e rischi sperimentano e infine quali istanze di tutela e rappresentanza manifestano.

THE NEW PROFESSIONALS: WORKING CONDITIONS, PROFESSIONAL IDENTITY AND REPRESENTATION NEEDS
The transformations of the Italian labor market have, in the increasing of self-employment, one of the most interesting phenomena. Within this composite universe to grow are mostly self-employed without employees and with high education who experience a vulnerable po- sition. On these new workers: freelance, independent professionals, etc. is still difficult to make order. The denominations often group very different situations in which the common aspects seem to be, first the immateriality of performance and second the formal autonomy of the employment relationship. Starting from the current debate, the contribution attempts to look more closely at these employment conditions. Through the analysis of 135 in-depth interviews, the research tries to outline a useful classification to understand the working con- ditions of these professionals and especially which opportunities and risks experience and fi- nally which instances of protection and representation arise.

La regolazione del lavoro autonomo al tempo del Jobs Act
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L’articolo discute il tema della regolazione del lavoro autonomo in Italia. Messa a fuoco preliminarmente l’importanza di una discussione sul lavoro autonomo nel momento economico e politico attuale, l’Autore si sofferma sulle premesse concettuali e sui fondamenti dell’ordinamento italiano concernenti la figura del prestatore di lavoro autonomo non imprenditore. Analizza poi la tecnica legislativa e le norme principali del disegno di legge in questo momento in discussione in Parlamento, auspicandone l’approvazione.

SELF EMPLOYMENT LAW UNDER THE SO-CALLED JOBS ACT
The article discusses the topic of self-employment law in Italy. Given the importance of conceptualize the topic in the political and economic debate, the author focuses on the foundations of the law in relation to the self-employed «people». Then he analyzes the technique and the main provisions of the proposal currently under discussion in the italian Parliament, hoping for its approval.

Professionalismo medico e rappresentanza: quale ruolo per gli Ordini professionali?
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Il d.d.l. n. 1324 contente disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie, approvato dal Senato nel maggio 2016, è attualmente in discussione alla Camera. A parere di molti la nuova normativa non sarebbe in grado di cogliere le trasformazioni che vanno coinvolgendo la professione medica, da un lato, e i sistemi sanitari, dall’altro. In questo contesto, ci si può chiedere quale sia la posizione dei giovani medici che, entrati da poco nella professio- ne, ne saranno i maggiori esponenti nei prossimi decenni. I risultati di una indagine, svolta presso un campione di medici della provincia di Ancona, getta uno sguardo su un tema tan- to rilevante quanto poco affrontato dalla letteratura di settore.

MEDICAL PROFESSIONALISM AND REPRESENTATION: WHAT ROLE FOR PROFESSIONAL ASSOCIATIONS?
The draft law n. 1324, that was approved by the Senate in May 2016, contains provisions for the reorganization of health professions. It is currently under discussion in the Chamber of Deputies. Several experts in this field think that he new rules would not be able to gather the changes that are involving both medical profession and health systems. In this context, one may ask what is the stance of young doctors who, having recently entering the profession, will be the main actors in the next decades. The results of a survey, that was carried out among young doctors of the province of Ancona, casts a glance on an issue that is as important as little addressed in the existing literature.

Tra cooperazione e conflitto. Sindacati e organizzazioni autonome nella rappresentanza del lavoro parasubordinato e professional
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Per diverso tempo il lavoro autonomo e professionale non è stato al centro della rappresentanza sindacale, almeno quella confederale. Negli ultimi anni va registrato invece un certo attivismo da parte di tutti i grandi sindacati italiani, con la costituzione di strutture ad hoc e di strategie inedite, fatte di nuovi strumenti della contrattazione, nuove rivendicazioni e nuovi servizi. Tra vecchie e nuove questioni contrattuali, i sindacati si trovano inoltre a interagire e a seconda dei casi anche a costruire alleanze con nuove organizzazioni di rappresentanza del lavoro autonomo che tendono a combinare diverse logiche di azione: il mutuo-aiuto per l’auto-protezione sociale, campagne per il riconoscimento di diritti contrattuali e di welfare, iniziative di contrasto della precarietà nella professione e nel mercato del lavoro, rivendicazioni e azioni di lotta per influenzare l’agenda politica. L’articolo esplora le ragioni che hanno spinto la Cgil a guardare a queste alleanze, in riferimento ad alcuni casi di coalizioni fra Cgil e organizzazioni di rappresentanza del lavoro autonomo e professionale: la Rete dei redattori precari, Iva sei partita, Strade, Acta, Coalizione 27 febbraio.

BETWEEN CONFLICT AND COOPERATION.
HOW ITALIAN TRADE UNIONS AND AUTONOMOUS ORGANISATIONS REPRESENT PROFESSIONAL AND PARASUBORDINATE WORKERS
In the more recent years all the major Italian trade unions have promoted new forms of rep- resentation towards independent and professional workers. As a consequence of the lack of voice within the traditional system of professional representation, new actors have emerged for representing self-employed, professional workers. These new organisations share some of the characteristics of other non-union labour representation actors which has focused mostly on low-wage, immigrant workers. Indeed they tend to combine different strategies of action: mutual help for providing basic welfare services; campaigns to counter marginalisation in the labour market or claim new social rights, such as maternity leaves or a universal unemployment benefits; partnerships and initiatives to influence the policy-making process both at local and national level. This article seeks to provide insights into these questions by exploring the relationships between an Italian trade union, Cgil, and diverse groups represent- ing self-employed workers.

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CONFRONTO - Come i sindacati rappresentano il lavoro professionaleCONFRONTO - Come i sindacati rappresentano il lavoro professionale
La Consulta del lavoro professionale Cgil: opportunità e criticità nell’allargamento della rappresentanza sindacale
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Cisl e lavoro autonomo: come cambia la rappresentanza
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TendenzeTendenze
La politica industriale come l’araba fenice
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Tutti ne parlano in maniera diversa, cosa sia davvero nessuno lo sa. Le esperienze passate non consentono di avere una concezione univoca della politica industriale. Invocarla ora senza specificare obiettivi, percorsi, modalità e governance rischia di essere un esercizio sterile. Dopo una breve rassegna delle esperienze più significative del secolo passato e delle trasformazioni socio-economiche portate dalla crisi, si ritiene necessario ripartire dai bisogni per individuare le linee più efficaci di politica economica. In particolare dai bisogni sociali e del territorio. Su questi declinare gli strumenti e le modalità di una nuova politica di sviluppo e innovazione economico-sociale.

INDUSTRIAL POLICY: AN ARABIAN PHOENIX
We all talk about it, but nobody knows what Industrial Policy really means anymore. Past experience does not offer a single unified concept. To invoke it now, without setting targets, paths, methods, and governance is likely to be a fruitless exercise. Following a brief review of the most significant practices of the past century and of the socio-economic changes wrought by the «Great Recession», we start by redefining the basic requirements of a more effective economic policy, based on social and conservation needs. Upon this foundation, we outline the ways and means for a new development and socio-economic policy based on innovation.

Struttura contrattuale: teorie, dati, strategie
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Su vantaggi e svantaggi di diversi livelli di contrattazione esistono teorie, analisi e risultati spesso divergenti. L’analisi di Calmfors e Driffill nel 1988 riteneva che i sistemi centraliz- zati o decentralizzati dessero risultati macroeconomici migliori. Molti ancora oggi danno per confermate queste conclusioni senza considerare i vincoli che il modello richiedeva. La ricerca successiva spesso non ha confermato i risultati. Gli effetti della struttura contrattuale sulla performance aziendale sono meno analizzati, per questo si riportano i risultati della ricerca di Braakmann e Brandl che dimostrano la superiorità, per gli incrementi di produttività aziendale, dei sistemi a due livelli contrattuali regolati negli ambiti di competenza. In Italia per lunghi anni è mancata una rilevazione nazionale sulla presenza e sulle caratteristiche della contrattazione aziendale, mentre il dibattito sulla necessità di modificare la struttura contrattuale era acceso. Finalmente nel 2013 l’Istat ha condotto un’indagine, ma è stata poco utilizzata, e soprattutto non sono stati forniti i microdati che avrebbero favorito un’elaborazione dettagliata e una seria discussione basata sui dati.

COLLECTIVE BARGAINING STRUCTURE: THEORIES, DATA, STRATEGIES
There are many theories and results regarding the advantages and disadvantages of different levels of collective bargaining. Calmfors e Driffill in 1988 concluded that centralized or de- centralized collective bargaining structures will produce better macroeconomic performances. Today many support these conclusions without considering that they were based on several strict economic modelings. Subsequent research often has not confirmed the conclusions. The consequences of collective bargaining structure on economic firm performance are less analyzed. For this reason, it is important to consider the results of Braakmann and Brandl’s research. According to them, productivity increases are more often found in two tier collective bargaining when the two levels have rules regarding their role and content.
In Italy, for many years a national survey on collective bargaining was not available. At the same time, there was a controversial debate on how to change collective bargaining struc- ture. Finally, in 2013 Istat carried out a national survey on this topic. The results have been not widely used. One limitation was that the elementary data were not made available. In the next survey, this should be a goal. Debates and different opinions should be based on a good understanding of collective bargaining data.

Il sindacato brasiliano tra tentativi di riforma della contrattazione collettiva e pervasività dell’intervento normativo
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Lo scopo dell’articolo è di illustrare le attuali caratteristiche del movimento sindacale brasiliano. Il Brasile è uno dei paesi del cd. gruppo delle economie emergenti (Brics) che ha una lunga tradizione nel sindacato corporativo, complice anche l’avvento della dittatura militare per un lungo periodo della sua storia recente (1964-1985). Tale tradizione è rimasta sostanzialmente invariata anche con la fine del regime militare ed è attualmente incentrata sul sindacato unico e sull’assenza della contrattazione collettiva nazionale di categoria. All’inizio degli anni duemila con il miglioramento della situazione economica e l’avvento di governi guidati dal PT i sindacati hanno ritrovato un nuovo protagonismo e hanno tentato di riformare, non riuscendovi, il sistema sindacale ancora fortemente ancorato al modello corporativo. La crisi economia e politica, degli ultimi anni, ha posto però nuovamente il sindacato di fronte a nuove sfide. La nuova coalizione di governo di centro-destra salita di recente al potere, attraverso quello che è stato definito un golpe istituzionale, si è posta l’obiettivo, per uscire dalla crisi economica, di flessibilizzare ulteriormente il mercato del lavoro, di ridurre la spesa pubblica con pesanti tagli al sistema della protezione sociale, e di rivedere il modello di negoziazione sindacale vigente secondo l’ipotesi che il contenuto della contrattazione aziendale possa prevalere sulla legge.

TRADE UNION IN THE EMERGING COUNTRIES: BRAZILIAN TRADE UNION
BETWEEN REFORM OF COLLECTIVE BARGAINING AND STATE INTERFERENCE
The aim of this article is the illustration of current situation of the Brazilian trade unionism. The Brasil is one of the Brics countries that have a long tradition of corporative syndicate also for the regime dictatorial that interested the country for 20 years (1964-1985). After the exit of military dictatorship, based on a strong intervention state’s in the economy and in labor relations, the trade unions leave in the country a new leadership in the industrial relations end in the new politic context, although there are many authors that insist on the permanence of the corporate character of the trade union system. Then the decade of the 90s characterized by restructuring and flexibility of the labor market, the trade unions have found a new leadership both for the best economic conditions, both for the advent of progressive governments progressive governments led by the PT, a political party with close ties to the main trade union organization in the country. With the economic and political recent crisis the role of the central trade unions, however, goes to meet from new challenges both to respond to new demands for flexibility in the labor laws both the new conservative-reactionary political framework which has in program a strong reduction of social protection system.

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Fondazione Giuseppe Di VittorioFondazione Giuseppe Di Vittorio
Professioni, organizzazioni, apprendimento: verso un professionalismo riflessivo?
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Il campo di studi sulle professioni ha riguardato prevalentemente le occupazioni basate su una conoscenza acquisita attraverso un lungo percorso di istruzione ad alto livello e un percorso di formazione specifica per l’esercizio professionale. Tuttavia i cambiamenti avvenuti nelle economie sembrano aver modificato il rapporto tra professioni-Stato-organizzazioni, favorendo lo sviluppo di una nuova categoria composta da lavoratori che hanno l’ambizione (la necessità) di agire «come professionisti», spesso senza avere i requisiti necessari per accedere allo status di professionisti riconosciuti nel senso classico del termine. Le questioni che nascono nella sociologia delle professioni, in modo specifico per le professioni liberali o intellettuali, richiedono, oggi, alla prova dei cambiamenti avvenuti nelle economie, nelle forme di organizzazione e di regolazione del lavoro, nelle modalità di accesso alla conoscenza in tutti i paesi industrializzati, alcune riformulazioni tematiche. Questo articolo intende esplorare, facendo ricorso agli strumenti della sociologia delle professioni e del lavoro, l’intreccio tra professionalismo e organizzazione, cercando di evidenziare i fattori attraverso i quali i lavoratori, siano essi professionisti in senso stretto o lavoratori della conoscenza in senso più ampio, ridefiniscono oggi sia la propria giurisdizione professionale in rapporto a contenuti del lavoro che cambiano, sia quale ruolo assumano, in tale processo, le nuove forme di produzione di conoscenza e di apprendimento.

PROFESSIONS, ORGANIZATIONS AND LEARNING: TOWARDS A REFLECTIVE PROFESSIONALISM?
Field studies on professions concerned mainly occupations based on knowledge, education at a high level and specific training program for professional practice. However, changes taking place in the economies, seem to have transformed the relationship between professions and organizations, encouraging the development of a new category of workers who have the am- bition (the need) to act «as professionals», often without having the necessary requirements for access to the status of recognized professionals. The issues that emerge in the sociology of professions, specifically for the liberal professions or intellectuals, require today, given the changes in the economies, in the forms of organization and regulation of employment and in the modes of access to knowledge in all industrialized countries, some reflections. This article will explore, using the tools of the sociology of professions, the relationship between pro- fessionalism and organization, trying to highlight the factors by which workers, whether they are professionals in the strict sense, or knowledge workers, redefine their professional jurisdiction, in relation to job content that change, and what role can play new forms of knowledge and learning production.