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2-2016

lavori
22
Aprile - Giugno 2016
  • Autoregolazione e legge
  • Democrazia e partecipazione; Lavoro e diritti sociali
  • Politicizzare la governance economica europea
Prezzo:20.00€
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TendenzeTendenze
Un sistema sovranazionale che nazionalizza il conflitto sociale. Le ragioni della difficoltà dei sindacati europei a politicizza
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Fino a pochissimo tempo fa, la leadership imprenditoriale e politica europea non reputava necessario introdurre qualsivoglia forma di coordinamento delle relazioni industriali a li- vello Ue. Tuttavia, nel novembre 2011 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato un nuovo sistema di governance economica europea che rende le politiche sul lavoro degli Stati membri passibili di procedure multilaterali di sorveglianza. Il saggio esamina questa «rivoluzione silenziosa» dall’alto e valuta in che modo il mondo del lavoro organizzato ha risposto a questa sfida. Il testo spiega come il nuovo sistema di governance non segua il clas- sico modello di Stato federale, ma riproduca piuttosto le strutture di governance delle im- prese multinazionali, che controllano le loro filiali locali mettendole l’una contro l’altra e o- perando raffronti coercitivi. La difficoltà dei sindacati e dei movimenti sociali europei a po- liticizzare la governance economica europea trova allora migliore spiegazione nella capacità del nuovo sistema sovranazionale Ue di nazionalizzare i conflitti sociali.

A SUPRANATIONAL REGIME THAT NATIONALIZES SOCIAL CONFLICT.
EXPLAINING EUROPEAN TRADE UNIONS’ DIFFICULTIES IN POLITICIZING EUROPEAN ECONOMIC GOVERNANCE
Until very recently, European employers and political leaders denied the need for any coor- dination of wages and industrial relations at Eu level. In 2011 however, the European Par- liament and the Council adopted a new European economic governance regime that makes Eu member States’ labor policies subject to multilateral surveillance procedures. This paper analyzes this «silent revolution» from above and assesses organized labor’s responses to this challenge. It shows that the Eu’s new governance regime does not follow the classical model of a federal State, but rather the governance structures of multinational corporations that control their local subsidiaries through the use of whipsawing tactics and coercive compari- sons. European trade unions’ and social movements’ difficulties in politicizing European economic governance are thus best explained by the ability of the new supranational Eu re- gime to nationalize social conflicts.

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Fondazione Giuseppe Di VittorioFondazione Giuseppe Di Vittorio
Dieci anni vissuti pericolosamente. La Confederazione internazionale dei sindacati nella grande crisi globale. Parte I
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Dieci anni fa, a Vienna, nasceva la Confederazione internazionale dei sindacati (Csi), dal- la fusione delle precedenti Cisl internazionale e Cmt. Pochi mesi dopo cominciava la grande crisi globale, che tuttora attanaglia l’economia mondiale, con il suo portato di disoccupazio- ne, diseguaglianze, ulteriore spinta a politiche neoliberiste contrarie ai diritti sociali e del lavoro. Come ha operato, in questi dieci anni, la Csi? Il presente lavoro – suddiviso in due parti – cerca di dare una panoramica dell’azione della Csi, soprattutto nei confronti delle istituzioni internazionali e della «leadership» globale, facendo la cronaca delle sue posizioni e dei suoi rapporti verso Ilo, G8-G20, Fmi e Banca mondiale, Ocse, Omc.

TEN YEARS OF LIVING DANGEROUSLY. THE INTERNATIONAL TRADE UNION CONFEDERATION FACING THE GREAT GLOBAL CRISIS. PART 1
Ten years ago, in Vienna, the International Trade Unions Confederation (Ituc) was estab- lished, merging the previous Icftu and Wcl. A few months later, the great global crisis, still affecting the world’s economy, erupted. Main consequences were: unemployment, inequali- ties, further pushing of neoliberal policies against the workers’ and social rights. How did the Ituc work in these ten years? The present work – in two parts – gives an overview of the Ituc action, mainly in its interaction with the International Institutions and the global «leadership», such as Ilo, G8-G20, Imf and Wb, Oecd, Wto.

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TEMA Quali riforme nelle relazioni industrialiTEMA Quali riforme nelle relazioni industriali
Le riforme nelle relazioni industriali: leggere, incisive, portatrici di maggiori certezze. Presentazione
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Mimmo Carrieri è docente di Sociologia economica presso l’Università di Roma «Sapienza».
Come la contrattazione aiuta la produttività
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Durante gli ultimi tre decenni è profondamente mutato il quadro normativo nazionale italiano della contrattazione collettiva. Il contratto nazionale ha visto ridurre i suoi confini a favore di un decentramento di secondo livello di natura aziendale, settoriale e territoriale. Nel presente lavoro ripercorriamo i tratti salienti di questa trasformazione e analizziamo le conseguenze economiche di tale mutamento. Dai dati aggregati emerge un impatto complessivamente negativo della deregolamentazione del mercato del lavoro su produttività, accumulazione e progresso tecnologico.

During the last three decades the Italian national framework for collective bargaining has profoundly changed. The national contract has reduc e its limits in favor of an increasing decentralization. In the present paper we deal with the main features of this change analyzing the economic consequences of this great transformation. For the Italian economy emerges an overall negative impact of the recent labor market deregulation on productivity, capital accumulation and technological progress.

Il decentramento contrattuale: vecchi problemi e ipotesi di riforma
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Nella prima parte l’articolo analizza la contraddizione presente nel sistema italiano di con- trattazione collettiva tra, da un lato, l’incentivazione del decentramento, che implica una sempre più ampia devoluzione di competenze dal contratto di categoria al secondo livello negoziale e indebolisce la funzione dei contratti nazionali sia di definire i minimi di trat- tamento economico e normativo, sia di coordinare la contrattazione decentrata; e, dall’altro lato, la limitata estensione di questa contrattazione, soprattutto di ambito aziendale. In questa luce l’articolo esamina, poi, il documento Un moderno sistema di relazioni indu- striali, presentato da Cgil, Cisl e Uil il 14 gennaio 2016, per valutare se le modifiche in materia di struttura della contrattazione collettiva in esso proposte siano o meno idonee a risolverne i problemi preservando, però, il modello di sistema contrattuale finora prevalente in Italia: quello del decentramento organizzato e coordinato dal centro.

THE DECENTRALIZATION OF COLLECTIVE BARGAINING: OLD PROBLEMS AND POSSIBLE REFORMS
In the first part the article analyzes the basic contradiction affecting the Italian system of collective bargaining: that between, on the one hand, the ongoing pressure for decentralization (also supported by the European institutions), that involves a growing devolution of regula- tory competences from national sector agreements to decentralized bargaining and, therefore, weakens the function of sectoral agreements in defining minimum pay and conditions and in coordinating second level bargaining; and, on the other hand, the limited coverage of second level bargaining, in particular at company level. Then, the article considers the docu- ment A modern system of industrial relations, which Cgil, Cisl and Uil have presented January 14, 2016 in order to start negotiations for the reform of industrial relations and of the collective bargaining system. In particular, it examines the proposals oriented to modify the bargaining structure, in order to assess whether they are likely to favor the solution of the mentioned contradiction and, ultimately, to preserve the bargaining system model that has been prevalent in Italy: that of decentralization organized and coordinated by the center.

Autoregolazione e legge nella disciplina delle relazioni sindacali
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Il saggio analizza le recenti forme di autoregolazione concordate fra le parti collettive su te- mi centrali delle relazioni industriali, rappresentatività sindacale a livello nazionale, rap- presentanze aziendali, rapporti fra i livelli contrattuali, formazione ed effetti degli accordi aziendali, e discute dei possibili interventi legislativi su questi temi. Si sostiene la possibilità di un rinvio legislativo ai criteri di rappresentatività concordati dalle parti nel T.U. del gennaio 2014 e di un simile rinvio all’autoregolazione anche riguardo alla configurazione delle rappresentanze sindacali aziendali e alla formazione degli accordi aziendali. Sono invece rilevati limiti alla possibile regolazione per legge dei rapporti fra di- versi livelli della contrattazione collettiva e dell’efficacia generale dei contratti nazionali. In- fine si esaminano le norme della legge di stabilità 2016 che incentivano i premi di produt- tività e il welfare aziendale e prevedono incentivi aumentati in presenza di forme di parte- cipazione dei lavoratori.

LAW AND SELFREGULATION IN INDUSTRIAL RELATIONS
The paper analyzes the recent regulations agreed upon by the social parties (2014) concerning major aspects of industrial relations, namely unions representatives at national and en- terprise level, formation and effects of nationals and enterprise-wide collective agreements, and the possible regulations by statutory law of the same issues.
The reasons are discussed in favor of a law confirming the criteria of unions representative- ness agreed between the parties. Arguments are presented supporting also a legal confirmation of the criteria adopted by the social parties on unions plant representatives and on the forma- tion of enterprise wide agreements. The limits are analyzed to a legislation concerning the relations between different level of collective bargaining and the general binding effects of na- tional agreements. Finally the paper examines the norms of the stability act for 2016 which promote with fiscal incentives the negotiation of productivity bonuses, profit sharing and welfare benefits and provides specific incentives to forms of workers participation in the firm.

Modello contrattuale, produttività del lavoro e crescita economica
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Il lavoro propone un’analisi storico-economica del ruolo dell’applicazione incompleta e di- storta del modello contrattuale del Protocollo ’93 nel declino dell’economia italiana. Oltre all’abbandono del primo pilastro (la concertazione della politica economica) e alla totale di- sapplicazione del quarto (la modernizzazione delle imprese e il potenziamento del lavoro), il mancato sviluppo della contrattazione decentrata ha comportato la sistematica rottura della «regola d’oro» dei salari (crescita dei salari reali nella stessa misura della produttività del lavoro), costituendo un’insostenibile tutela de facto dei profitti al di là dei meriti di mercato, che ha frenato i consumi delle famiglie e rallentato l’ammodernamento delle im- prese. Una quantificazione controfattuale della redistribuzione dai salari ai profitti operata dal «Protocollo più che dimezzato» stima in 1.069 miliardi di euro a prezzi 2005 l’importo totale del flusso dal 1993 al 2012. Da allora le parti sociali, e soprattutto il sindacato con- federale, hanno fatto significativi passi avanti per recuperare alle relazioni industriali un ruolo propulsivo dello sviluppo, ma sono necessarie ancora importanti riforme in linea con il documento sindacale unitario del 25 gennaio 2016. Anzitutto ristabilire una forma di coordinamento tra la contrattazione e gli obiettivi di politica economica del governo; poi contrattare l’ammodernamento e riorganizzare i luoghi di lavoro; programmare obiettivi di crescita del valore aggiunto e dei salari reali; contrattare l’entità della quota del lavoro nel valore aggiunto; diffondere la contrattazione decentrata, soprattutto sviluppando la contrat- tazione territoriale.

BARGAINING MODEL, LABOUR PRODUCTIVITY AND ECONOMIC GROWTH
The paper proposes an economic history analysis of the role of incomplete and distorted ap- plication of the ’93 Protocol bargaining model in the decline of the Italian economy. Further to the abandonment of the first pillar (the tripartite consultation on economic policy), and the total non-application of the fourth (the modernization of enterprises and the empower- ment of work), the failure to develop decentralized bargaining has involved the systematic breaking of the wages’ «golden rule» (real wages should grow at the same pace of labour pro- ductivity). This has constituted an unsustainable de facto protection of profits beyond any market merits, which has curbed household consumption and slowed the modernization of firms. A counterfactual quantification of income redistribution from wages to profits grant- ed by the «more than halved Protocol» estimates in euro 1.069 billion at 2005 prices, the total flow from 1993 to 2012. Since then the social partners, and especially the trade union confederations, have made significant progress to recover industrial relations as a driving force of development, but still important reforms in line with the joint union document of 25 January 2016 are needed. These are restoring a form of coordination between collective agreements and the economic policy targets; negotiating the modernization and re-organiz- ing of workplaces; programming growth targets of value added and real wages; negotiating the extent of the share of labour in value added; promoting decentralized bargaining, espe- cially through the spreading of territorial bargaining.

Applicare gli accordi in tutti i luoghi di lavoro: la democrazia e la partecipazione come regola
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Qualsiasi riflessione sui temi della democrazia e della partecipazione in tutti i luoghi di la- voro necessita di un’analisi dell’intreccio tra l’art. 39 della Costituzione, l’art. 19 dello Sta- tuto dei lavoratori e il ruolo della rappresentanza e della rappresentatività oggi. I padri costituenti conferirono al lavoro un «valore fondativo per tutto l’assetto costituzio- nale italiano». La Costituzione repubblicana tutela il lavoro, lo sostiene come diritto indi- viduale e collettivo e ne afferma il diritto per ciascun cittadino ad averlo e l’obbligo per le istituzioni di tutelarlo. È emersa in questi anni una Costituzione «materiale» attraverso un’attuazione di fatto della norma che riconosceva una rappresentanza unitaria assunta co- me paritetica di Cgil-Cisl-Uil, considerata attraverso il principio della maggiore rappresen- tatività, investita dell’autorità e del potere di stipulare non solo contratti ma anche accordi con imprese e governo validi per tutti i lavoratori. In questa fase particolare si registra un passaggio dalla contrattazione collettiva a quella in- dividuale, una cancellazione del conflitto sociale e delle forme collettive di governo nel con- flitto stesso e una riproposizione del rapporto individuale tra lavoratore e datore, tipico degli albori dello Stato liberale. Per queste ragioni non è più rinviabile l’applicazione dell’art. 39 della Costituzione se si vuole ritenere ancora il lavoro un valore e uno strumento centrale per l’affermazione della promessa di eguaglianza della Costituzione. La risposta delle parti sociali (endo-sindacale) è quella del Testo unico sottoscritto da Confin- dustria e Cgil, Cisl e Uil, e successive analoghe intese con Confservizi-Cispel, Alleanza coo- perative e Confcommercio per porre fine alla «extratteritorialità democratica».

APPLY AGREEMENTS IN EVERY WORKPLACE: DEMOCRACY AND PARTICIPATION AS A RULE
Any consideration about democracy and participation in any workplace needs an analysis of many factors which are strictly bound together: article 39 of Constitution, article 19 of the Workers’ Statute and the role that today representation has.
Constituent Fathers gave work a «founding value for the Italian Constitutional arrange- ment». Republican Constitution defends work, it maintains it as an individual and a col- lective right and it asserts the right that every citizen has to have a job and the duty for In- stitutions to defend it. In recent years a «Material» Constitution emerged, through a de fac- to fulfillment of the rule that recognized a unitary representation assumed as equal among the main trade unions (Cgil-Cisl-Uil), considered through the principle of wider represen- tation, which has been given the authority and the power to stipulate both contracts and a- greements with firms and with the Government that can be applied to all workers.
In this particular phase what can be registered is a transition from the collective bargain- ing to the individual one, a cancellation of the social conflict and of the government col- lective forms within the same conflict and a re-proposal of the individual relationship be- tween worker and employer which was typical at the beginning of the liberal State. For these reasons we cannot postpone anymore the application of article 39 of Constitution if we want to keep work being a value and a main tool for the statement of the promise of equality of Constitution.
The answer of the social partners is the Consolidated Act approved by Confindustria and Cgil, Cisl and Uil ,and the following alike agreements with Confservizi-Cispel, Alleanza cooperative and Confcommercio that are aimed to stop the «democratic extraterritorialness».

La rappresentanza sociale fattore di democrazia
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È in gioco una concezione della democrazia che emargina i «corpi intermedi» attraverso il rapporto diretto tra il governo (o chi lo presiede) e i cittadini. Una prassi che evoca il mo- dello peronista nel rivolgersi direttamente al popolo e quello thatcheriano nel non riconoscere il ruolo della rappresentanza sociale. Il sindacato può essere preso come riferimento di de- mocrazia: non è il solo voto congressuale che legittima un dirigente eletto. Esiste, infatti, un processo costante di confronto, di dibattito e di verifica: ad esempio, i percorsi di costruzione e approvazione dei contratti collettivi ai vari livelli o l’articolazione della rappresentanza che arriva fino ai livelli aziendali (Rsu e Rsa). Il ruolo delle parti sociali, del dialogo sociale e della contrattazione è essenziale. Un arretramento su questo terreno ci colloca fuori dal dettato costituzionale e ci allontana dal modello sociale europeo. L’accordo del 10 gennaio 2014 (Testo unico sulla Rappresentanza) tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria e il documento unitario per un moderno sistema di relazioni industriali – presentato il 14 gennaio 2016 – stabiliscono regole per l’esercizio della rappresentanza e della contrattazione come fattori di democrazia e di crescita.

SOCIAL PARTNERS AS PROMOTERS OF DEMOCRACY AND PARTICIPATION
A kind of concept of Democracy, that keeps the intermediate bodies away from any involvement between Government (whoever chairs it) and the citizens, is at stake. This practice e- vokes the Peronist model in dealing with people directly, or the Thatcherian one in recog- nizing any role to the social participation. Trade Union is ranked a benchmark for democracy: it’s actually not only a vote who ratifies the elected leader. The participatory practice through discussion, debate and audits, does really exist and the implementation and the adoption of the collective agreements at the different levels of negotiations is an example, like the different level of representation in public and private sector, specially the participation at the company level. The role of the social partners, the social dialogue and the collective bargaining is crucial in this respect. Backtracking on past would place us outside of the con- stitutional requirements rather than getting us away from the European social model. Rules and principles on Collective bargaining and representativeness as stated in the agreement of January 10th 2014 (Consolidated Law on Representativeness) between Cgil, Cisl and Uil and Confindustria, and the standard document for a modern industrial relations system, presented in January 14th 2016, are supposed to contribute to strenghten democracy and to promote growth.

Cornici generali di una riforma per rafforzare la partecipazione
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Nel saggio vengono prese in esame le attuali iniziative volte a rafforzare la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, allo scopo di valutare la conformità delle soluzioni proposte con l’attuale cornice normativa. L’Autore esamina innanzitutto la possibile intro- duzione di forme di partecipazione cd. «strategica» che prevedano la nomina da parte dei lavoratori di uno o più membri degli organi di controllo o di gestione delle società di capitali di maggiori dimensioni, sulla scia del modello tedesco. In secondo luogo, vengono esplorate le potenzialità di un collegamento tra decentramento contrattuale, produttività e partecipazione cd. «organizzativa» in grado di costituire il prologo per lo sviluppo in futuro di forme partecipative anche in ambito gestionale. In seguito, l’Autore si interroga sul tipo di intervento maggiormente in linea con il quadro normativo, come pure sulle sue eventuali ricadute sistemiche, dedicando le riflessioni conclusive alle caratteristiche e alla posizione della forza lavoro che da più parti si vorrebbe vedere maggiormente coinvolta nelle scelte azien- dali all’interno dell’attuale mercato del lavoro.

THE BROAD FRAMEWORK OF A REFORM AIMED AT PROMOTING EMPLOYEE INVOLVEMENT
The essay provides a general overview on the current efforts to promote employee involve- ment in the management of companies. The Author examines at first the so called «board- level participation», which concerns the conferral to the employees of the right to appoint one or more members of the company boards, as in the German example. Subsequently, the Au- thor discerns a link between collective bargaining decentralization, firm productivity and employee involvement, which may become the potential prologue for a further role of em- ployees in the firm management. Ultimately, the Author discusses the type of measure which would be most consistent with the legal framework and its impact on the latter, before ques- tioning the compatibility of a reform aimed at promoting employee involvement with the characteristics of the current Italian labor market.

La partecipazione impallidita: cooperative, lavoratori e sindacati
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Il saggio illustra lo stato di salute della partecipazione dei soci e dei lavoratori in alcune a- ziende cooperative. La crisi economica della prima metà di questo decennio ha colpito pe- santemente le imprese cooperative, causando rilevanti danni alla loro capacità competitiva. La crisi ha pesato anche sulla partecipazione: in molti casi, amministratori e management hanno creduto di poter affrontare le difficoltà riducendo gli spazi della partecipazione, e in qualche caso perfino nascondendo la gravità delle situazioni critiche. Le procedure parteci- pative sono state formalmente rispettate, ma è stata sottovalutata la risorsa che la partecipa- zione può rappresentare proprio nei momenti difficili per imprese che hanno la partecipa- zione nel loro dna fondativo. Il saggio si conclude con alcune osservazioni e proposte sulle modalità per rivitalizzare la partecipazione dei soci e dei lavoratori, e alcune osservazioni sul ruolo giocato dai sindacati.

THE PALE PARTICIPATION. COOPERATIVE COMPANIES, WORKERS AND TRADE UNIONS
The essay illustrate the participation of the members and workers in the cooperative compa- nies. The economic crisis in the first half of the present decade has caused serious damages to the competitivness of the companies in the global market. The management of the compa- nies, in front of the crisis, has reduced the space of the participation of the workers in the management, frequently keeping the truth of the situation. The procedures of participation written in the collective agreements are formally respected, but management frequently un- dervaluate the importance of the cooperation of the workers and trade unions in the mana- gement of the companies. On the contrary, participation is very important in the current e- conomic situation and the cooperative movement must promote the procedures of participa- tion and support the introduction of laws about this subject.

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CONFRONTO - «Lavoro e diritti sociali nella crisi europea» a cura di Bruno Caruso e Giorgio FontanaCONFRONTO - «Lavoro e diritti sociali nella crisi europea» a cura di Bruno Caruso e Giorgio Fontana
Il diritto del lavoro nella crisi europea. A proposito di un recente volume
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Una prospettiva storica nel confronto fra costituzionalisti e giuslavoristi
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