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3-2015

lavori
33
Luglio - Settembre 2015
  • Lavoro e politica
  • L'"austeritarismo" e l'Europa
  • Sindacati tra comunità e nuove coalizioni
Prezzo:20.00€
Cambiamenti organizzativi nei sindacati
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Fondazione Giuseppe Di VittorioFondazione Giuseppe Di Vittorio
Federico Caffè: il tempo dell’utopia e lo spazio del riformismo
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In solitudine tra chi riteneva dannoso correggere un sistema che andava rapidamente superato e chi invece lo riteneva inutile perché capace di trovare da solo i migliori equilibri, Caffè aveva il coraggio di proporre soluzioni concrete ai problemi più urgenti a cominciare dalla piena e buona occupazione. Ma, insieme al suo amico Bruno de Finetti, riteneva necessaria una visione utopica per dare libero senso al suo riformismo. La politica economica era da lui considerata a livello intermedio e come «ponte» tra l’economia pura e l’economia applicata, in una concezione unitaria della disciplina economica. Caffè si riconosceva nel programma ideale e programmatico della Costituzione che cercò di concretare come «civil servant», insegnante dedicato e consigliere del cittadino.

Standing alone among those who believed it harmful to correct a system that would be
rapidly overtaken, and among those who instead believed it useless because the system
was capable of finding its best equilibriums on its own, Caffè had the courage to propose
concrete solutions to the most urgent problems, starting with full and high-quality employment.
However, together with his friend Bruno de Finetti, he believed a utopian vision
was necessary in order to give free way to his reformism. He considered economic
policy as being an intermediary and a bridge between pure economics and applied economics,
in a unitary conception of the economic discipline. Caffè identified himself in
the ideal program of the Constitution that attempted to substantiate as civil ser va nt,
teacher and «adviser to the citizen».

Ttip e commercio internazionale: chi detta le regole del gioco
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Il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip), in corso di negoziato tra Unione Europea e Stati Uniti d’America, ha l’ambizione di riscrivere le regole del commercio internazionale, superando lo stallo del negoziato multilaterale Wto di Doha, per imporre a livello globale un pieno esplicarsi del neoliberismo. Mentre sono aleatori gli eventuali benefici in termini di reddito e occupazione, evidenti sono i rischi per la democrazia. In particolare il previsto Consiglio per la cooperazione regolatoria e il meccanismo di risoluzione delle dispute investitore-Stato (Isds) mettono in discussione le prerogative democratiche dei parlamenti. I sindacati europei e nordamericani hanno avanzato critiche e proposte basate sui diritti ambientali, sociali e del lavoro, a partire dalle Convenzioni Oil. Per l’Europa servono politiche economiche e sociali che riaffermino lo stato sociale, pongano fine all’austerità e stabiliscano una reale cooperazione con i paesi del Mediterraneo e dell’Eurasia.

GLOBAL TRADE: WHO DICTATES THE RULES OF PLAY
The Translantic trade and investment partnership (Ttip), being negotiated between the European Union and the Unites States, aims to redraw the international trade’s rules, overcoming the Wto Doha Round’s stalemate, to globally impose the full implementa- tion of neoliberal policies. While the gains on income and employment are still uncer- tain, apparent are the risks for democracy. Particularly, the expected Regulatory coope- ration council (Rcc) and Investor-State dispute settlement (Isds) undermine the parlia- ments’ democratic rights. European and Northern American Trade Unions raised con- cerns and proposals based on environmental, social and labour rights, including the Ilo Conventions. Europe needs economic and social policies that restate welfare state, put an end to the austerity policies and establish a real cooperation with the Mediterranean and Euroasiatic countries.

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Tema: Cambiamenti organizzativi per il sindacalismo del XXI secoloTema: Cambiamenti organizzativi per il sindacalismo del XXI secolo
I presupposti per le innovazioni organizzative nei sindacati. Presentazione
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Presentazione della sezione TEMA: Cambiamenti organizzativi per il sindacalismo del XXI secolo
Tra complessità organizzativa e strategie inclusive Il senso della Conferenza d’organizzazione della Cgil Intervista a Nino Base
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Intervista a Nino Baseotto, componente delle Segreteria confederale della Cgil nazionale e responsabile dell’Organizzazione.
Lavoro e politica: tra sindacato e partito
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Il paper offre un’analisi storica del rapporto tra lavoro e politica a partire dall’assunto che il lavoro può essere pensato tanto come il fondamento universale della vita associata, quanto come una condizione parziale e conflittuale nel suo rapporto con il capitale. Si offre inoltre una lettura dell’articolazione del nesso tra sindacato e partito in una prospettiva Europea, anche alla luce delle trasformazioni prodotte dalla fine delle politiche keynesiane e dall’ascesa del neoliberalismo. A partire da questa analisi storica, sono infine offerte alcune considerazioni conclusive a proposito dei limiti e delle possibilità di un rinnovato rapporto tra sindacato e partito nel contesto italiano.

LABOUR AND POLITICS BETWEEN UNIONS AND PARTIES
The paper provides an historical inquiry on the relationship between labor and politics, assuming that labour can be conceived of both as the universal foundation of associate life, and as a partial and conflictual condition in its relationship with capital. The ar- ticulations of the connection between unions and parties in different European contexts are considered, taking into the account the transformations caused by the end of the Key- nesian policies and the emergence of neoliberalism. Starting from this historical analysis, some conclusive remarks concerning the limits and the possibilities of a new relationship between unions and parties in Italy are proposed.

L’«austeritarismo» e l’Europa: quali vie per resistergli?
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In gran parte d’Europa, i diritti e le protezioni sociali conquistati nei decenni post-bellici sono stati gravemente erosi e ora ulteriormente minacciati dall’austerità neoliberista. Gli sforzi per resistergli sono stati finora ampiamente vani, ma un’efficace controffensiva è possibile? In questo articolo l’Autore delinea innanzitutto il ruolo dell’Ue quale elemento chiave per una rimercificazione del lavoro attraverso la sua crescente enfasi sulle libertà di mercato quale assoluta priorità, e sulla competitività co- me obiettivo politico centrale per i governi nazionali. L’Autore evidenzia come questo orientamento sia stato rafforzato dalla crisi economica, conducendo alla conseguente ricerca dell’austerità, con l’mposizione della nuova governance economica. Passa poi in rassegna alcune forme di protesta e opposizione, sia a livello sindacale sia di iniziative dei «nuovi» movimenti sociali. Suggerisce quindi un’attenta valutazione del loro successo e del loro fallimento. Infine sostiene che un’efficace articolazione delle di- verse forme di resistenza – transnazionali e fra differenti attori – sia essenziale al fine di arginare l’egemonia neoliberale.

AUSTERITARIANISM IN EUROPE: WHAT OPTIONS FOR RESISTANCE?
In much of Europe, the social rights and social protections won in the post-war deca- des have been seriously eroded, and are further threatened by neoliberal austerity. Efforts to resist have been largely unsuccessful; but is an effective fight-back possible? In this paper I first outline the role of the European Union as a key driver of the re- commodification of labour, through its growing emphasis on market «freedoms» as an overriding priority, and on «competitiveness» as the central policy objective for natio- nal governments. I discuss how this orientation has been reinforced by the economic crisis, and the ensuing pursuit of austerity and the imposition of «new economic go- vernance». I then survey various forms of protest and opposition: both trade union ac- tion and the initiatives of «new» social movements. I suggest that a nuanced evalua- tion of their success and failure is necessary. In conclusion I argue that an effective ar- ticulation of different forms of resistance – cross-nationally and between different ac- tors – is essential in order to stem the neoliberal hegemony.

Il potere delle coalizioni sociali fra sindacati e comunità
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In questo articolo a partire da tre concreti esempi di coalizioni tra sindacati e reti locali (la Public education coalition del Nuovo Galles del Sud con base a Sydney in Australia, la Grassroots collaborative di Chicago negli Stati Uniti e la Ontario health coalition di Toronto in Canada), l’Autrice esamina le caratteristiche che rendono le coali- zioni più forti, prestando attenzione in particolare ai seguenti fattori: a) il numero di realtà che vi aderiscono: meno estese sono le coalizioni e più riescono ad essere sostanziali e incisive; b) i contenuti delle alleanze: le coalizioni devono basarsi su interessi delle singole associazioni, ma allo stesso tempo devono essere in grado di andare oltre i singoli interessi particolari e aprirsi a temi più ampi; c) l’importanza della leadership; d) la centralizzazione delle campagne ma anche l’autonomia a livello locale, in modo da attuare le strategie più adatte a coinvolgere altre persone attivamente; e) la costruzione di coalizioni multilivello; f) una pianificazione attenta e a lungo termine.

THE POWER OF UNION-COMMUNITY COALITIONS
Based on three concrete examples (the Sydney-based Public education coalition in in Au- stralia, the Grassroots collaborative in Chicago and the Toronto-based Ontario health coalition in Canada), the Author examines the characteristics that make coalitions between unions and local networks stronger, paying particular attention to the following factors: a) the number of member organizations: the less extensive coalitions the more substantial and incisive; b) the contents of alliances: the coalitions should be based on the specific interests of the organizations, but at the same time must be able to go beyond the special interests and open up to broader issues; c) the importance of leadership; d) the level of centralization of the campaigns but also the autonomy at the local level, in order to implement the most appropriate strategies to actively involve other people; e) the building of multi-level coalitions; f) a careful and long term planning.

Sindacati e alleanze sociali. Riflessioni a partire dalla campagna «Fight for $15!»
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La costruzione di coalizioni tra organizzazioni sindacali e altre forze sociali è diventata un fenomeno sempre più rilevante e dibattuto in letteratura. Diversi contributi hanno mostrato come queste pratiche siano più diffuse in alcuni contesti nazionali rispetto ad altri e che ciò deriva in misura preponderante dal livello di radicamento istituzionale dei sindacati all’interno di ogni sistema di relazioni industriali. Partendo da un’analisi della recente campagna «Fight for $15!» portata avanti da una coalizione di sindacati e organizzazioni delle comunità locali per organizzare e migliorare le condizioni di lavoro dei lavoratori dei fast-food negli Stati Uniti, il presente contributo riflette sulle ragioni che spingono i sindacati a costruire coalizioni con altri soggetti e analizza il rinnovato emergere di tali pratiche anche nel contesto italiano.

TRADE UNIONS AND COALITION-BUILDING. REFLECTIONS FROM THE «FIGHT FOR $15!» CAMPAIGN
The literature has shown that in present times the construction of coalitions between trade unions and other social forces has become an increasingly relevant phenomenon. This is most apparent in some countries than in others, mostly due to the level of institutional embeddedness of trade unions within each industrial relations system. Starting from an analysis of the recent «Fight for $15!» campaign, carried out by a coalition of trade u- nions and organisations of local communities to organise and improve the conditions workers in the American fast-food industry, this paper elaborates on the reasons pushing trade unions to coalition-building and reflects on the renewed emergence of such phenomenon also in the Italian context.

Le frontiere dell’azione sindacale nella frammentazione del lavoro
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L’articolo presenta i risultati di una ricerca sulle esperienze di innovazione sindacale promosse dalla Cgil in contesti caratterizzati dalla frammentazione del lavoro, dal lavoro disperso e precario. L’analisi prende in considerazione gli ostacoli, i limiti e i fattori che hanno favorito lo sviluppo di queste esperienze. In conclusione l’articolo presenta alcune riflessioni sull’impatto di queste esperienze sul modello organizzativo del sindacato, in particolare considerando il rapporto con la democrazia.

NEW FRONTIERS FOR THE UNIONS IN THE WORK FRAGMENTATION
The article presents the main findings of a research on experiences of new unionism sup- ported by Cgil in the contexts of work fragmentation, scattered and precarious work. A- nalysis takes in consideration obstacles, limits and drivers of these experiences. In con- clusion, the article offers some reflections on the impacts of these experiences on the or- ganizing model of the union, in particular considering the relations with the democracy.

Come cambiano i modelli di rappresentanza verso i lavoratori atipici e i giovani
English abstract
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L’articolo si propone di spiegare quali fattori possono influenzare il cambiamento sindacale, con particolare riferimento alle scelte strategiche messe in atto e ai modelli di rappresentanza adottati per la rappresentanza dei giovani e dei lavoratori atipici. L’obiettivo è quello di capire come e perché un sindacato possa adottare modelli di rappresentanza molteplici e diversi e spiegare la natura e la dinamica di tale cambiamento. Si sviluppa una tesi sul cambiamento del sindacato, che sottolinea l’importanza di prestare attenzione a fattori come il tempo, gli attori coinvolti e il mutamento dei rapporti di potere, al fine di comprendere in che modo la riconfigurazione dei rapporti di forza possa influenzare le scelte strategiche sui modelli di rappresentanza adottati. In conclusione sono spiegati i cambiamenti che si sono verificati nelle tre confederazioni sindacali italiane dal 1998 al 2012 e individuate le possibili e ulteriori trasformazioni in corso.

CHANGING OF MODELS OF REPRESENTATION TOWARDS ATYPICAL AND YOUNG WORKERS
The article aims to explain which factors can affect trade union change, with particular reference to the strategic decisions implemented and to the models of representation a- dopted for the representation of youth and atypical worker. The goal is to understand how and why a trade union can adopt multiple and different models of representation and to explain the nature and the dynamic of such a change. It develops a thesis on change of trade union, by stressing the importance of paying attention to factors such as time, the involved actors and the shift in the balance of power, in order to understand how the reconfiguration of power relations can influence strategic choices on models of representation adopted. In conclusion changes that have occurred in the three Italian trade union confederations, from 1998 to 2012, are explained and further ongoing transformations are provided.

Capitalismo digitale e azione collettiva
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L’emergere di un’economia basata sulla produzione e sulla circolazione di conoscenza è considerato uno dei fatti fondamentali della società attuale. Il contributo approfondisce il rapporto tra impresa e società che si configura nel «capitalismo della conoscenza» e le sue ambivalenze principali: quelle tra mercato e cooperazione, tra partecipazione e verticalizzazione dei processi decisionali, tra autonomia del lavoro e neotaylorismo. In secondo luogo analizza le caratteristiche principali delle mobilitazioni nell’ambito dei settori della conoscenza avvenute in Italia in questi anni, ponendole in relazione con queste ambivalenze. Se la conoscenza è un elemento rilevante del capitalismo contemporaneo, infatti, i lavoratori della conoscenza ne sono l’elemento chiave, la cerniera tra settori tradizionalmente ad alto contenuto di conoscenza e gli altri settori. L’analisi del rapporto tra impresa e società nell’economia della conoscenza declinato attraverso i «lavoratori della conoscenza» – e in particolare i lavoratori dell’università e dello spettacolo – mostra che le rivendicazioni, l’autonarrazione e i frame proposti incorporano una specifica analisi del ruolo della conoscenza nelle dinamiche produttive delle società contemporanee, e si collocano al centro delle ambivalenze di tali dinamiche.

DIGITAL CAPITALISM AND COLLECTIVE ACTION
The emergence of an economy based on the production and the diffusion of knowledge is one of the main features of contemporary societies, according to many scholars. This contribution focuses on the relationship between society and enterprises within the «k- nowledge economy» and its main ambivalences and tensions: market – cooperation, participation in the decisional processes and verticalization of power, autonomization of labour and neotaylorism. Also, it addresses the main features of knowledge workers’ protests that took place in Italy in recent years. Indeed, workers are the key element of the current knowledge economy – the connection between traditionally knowledge-in- tensive economic fields and other sectors.
The analysis of the relationship between society and enterprise in contemporary know- ledge economy by means of the analysis of the «knowledge workers» – and, more speci- fically, of university and art workers – shows that the claims, the self-narrative, and the frames indeed involve a specific analysis of the role of knowledge in the dynamics of pro- duction of contemporary society. In other words, they are at the cross-road of the main ambivalences and tensions of the contemporary model of production.

La crisi dei corpi intermedi
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L’inesorabile incedere dell’economia globale e l’esplosione di veri drammi sociali come quello greco, ci costringono a riconsiderare il nostro progetto di Unione nonché il suo processo di integrazione e le sue modalità. Posto che l’Europa non può che essere dei popoli, viene da sé quanto il mondo intermedio abbia un compito imprescindibile davanti a sé: i corpi intermedi sono infatti attori fondamentali nel rapporto-processo che va dalla persona alle istituzioni. In una società duramente e strutturalmente colpita dal problema occupazionale, il sindacato è chiaramente un interlocutore privilegiato: il lavoro è, infatti, quella necessaria «cerniera» che tiene insieme società civile e istituzioni, senza la quale la democrazia fatica a mantenere stabilità. L’ondata di populismo e di anti-politica che, in Italia come in Europa, da qualche anno domina la scena, è un fatto significativo che rappresenta un’avvisaglia da non sottovalutare e che, nelle sue espressioni più estreme, delegittima anche il sindacato. Certo, il sindacato presenta colpevolmente dei ritardi che oggi vanno superati; la politica ha assunto un atteggiamento nuovo nei confronti del sindacato e ne ha messo a nudo i problemi. Il suo rigenerarsi, nonché il suo riproporsi, paiono oggi necessità fondamentali per la tenuta del sistema. A questo punto le possibilità sono due: o il sindacato si riposiziona in modo deciso e in grado di interloquire nel merito con la politica, o questa avrà praterie davanti a sé e farà quello che vuole. È questo il rischio della deriva statalista del nuovo corso politico.

THE CRISIS OF THE INTERMEDIATE BODIES
The relentless going on of the global economy and the explosion of real social dramas su- ch as the greek one, force us to reconsider our Union project, its integration process and its modalities. If Europe is «of the people», the intermediate bodies have a basic task: they are in fact key players in the relationship-process from person to institutions.
In a society that is hardly and structurally damaged by unemployment, trade unions are clearly a privileged actor of the intermediate world: the work is indeed the required «zipper» that holds together civil society and institutions, without which a democratic system struggles to maintain stability. The wave of populism and anti-politics that for some years dominates the scene – in Italy as in Europe – is a significant fact, a warning to be reckoned with and that strikes the trade unions too. Of course, trade unions have culpably delays that today must be overcome; the new political has taken on a new at- titude towards them and has discovered their problems and delays. So, the regeneration of the trade unions is necessary for keeping the system. There are now two possibilities: or unions begin a new way, or political will do what it wants. This is the statist risk of the new political course.

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CONFRONTO: su Colin Crouch «Quanto capitalismo può sopportare la società»CONFRONTO: su Colin Crouch «Quanto capitalismo può sopportare la società»
La crisi europea e la socialdemocrazia assertiva. Sfide e questioni aperte per l’agenda socialdemocratica
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