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4-2014

lavori
44
Ottobre - Dicembre 2014
  • Ricordo di Vittorio Rieser
  • L'insicurezza del lavoro
  • Un modello territoriale di relazioni industriali partecipative
Prezzo:16.00€
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EditorialeEditoriale
Buone intenzioni o cattivi esiti? Tra salario minimo e rilancio della contrattazione
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Tema - Reddito minimo e salario minimo: quali politiche di tutelaTema - Reddito minimo e salario minimo: quali politiche di tutela
Presentazione. Reddito minimo e salario minimo: le ragioni di attualità e interesse
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I contorni di una politica europea sul salario minimo
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L’idea di una politica europea sul salario minimo mira essenzialmente a far sì che ogni lavoratore in Europa possa ricevere una retribuzione equa e dignitosa. Oggi invece in molti paesi europei i salari minimi sono fissati a livelli bassi e in ogni caso non sufficienti a porre al riparo dalla povertà. Considerate le forti differenze fra i vari livelli oggi esistenti, un salario minimo europeo non può consistere nella determinazione di uno stesso ammontare per tutti i paesi, ma deve piuttosto tradursi in un accordo intorno a un comune principio normativo. Esso potrebbe stabilire una certa soglia minima in rapporto percentuale al salario medio o mediano nazionale. Oggi una norma sul salario minimo europeo equivalente ad almeno il 60% delle medie nazionali coprirebbe qualcosa come 28 milioni di lavoratori europei, pari al 16% del totale della forza lavoro. L’implementazione di una politica di questo tipo dovrebbe in ogni caso rispettare le tradizioni nazionali e i rispettivi sistemi di formazione del salario.

The concept of a European minimum wage policy basically aims that every worker in Europe should receive an equitable and decent wage. So far minimum wages in many European countries are set at rather low levels and are thus insufficient to prevent income poverty. Considering the large differences in national wage levels, a European minimum wage can not be the determination of a Europe-wide uniform minimum wage amount, but rather an agreement on a European minimum wage norm. Such a norm could establish minimum wages as a certain percentage of national median or average wages. A possible European Minimum Wage Norm according to which all national minimum wages should at least be equivalent to 60 per cent of national median wages would affect about 28 million workers or 16 per cent of the overall European workforce. The implementation of such a policy , however, must respect the national traditions and systems of wage formation.

Il salario minimo legale fra Jobs Act e dottrina dell’austerità
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Il saggio analizza il progetto di legge italiano sul salario minimo legale. Innanzitutto l’autore affronta il problema della garanzia di un salario minimo per tutti i contratti di lavoro, sia subordinati sia autonomi. In secondo luogo, il saggio esamina il rapporto fra salario minimo legale e i requisiti del salario previsti nell’art. 36 della Costituzione italiana. La tesi esposta è che il salario minimo legale è sicuramente funzionale a una politica di inclusione sociale e di tutela delle forme di sfruttamento del lavoro; nondimeno, il salario minimo legale è coerente con la tendenza a spostare il livello principale di contrattazione collettiva da quello nazionale di categoria a quello aziendale. In questo senso, il salario minimo legale ha una precisa funzione economica coerente con le misure di austerità imposte agli Stati membri dell’Unione Europea.

The article analyses the Italian law project about Legal Minimum Wage. First of all the Author analyses the problem of a minimum wage guarantee for all contracts of job. Secondly, he calls the attention to relationship between Legal Minimum Wage and the requisite of the wage provided for the art. 36 Italian Constitution. In the Author opinion, the Legal Minimum Wage is surely functional to a social inclusion policy and to oppose the job exploitation; nevertheless, the Legal Minimum Wage is consistent with the tendency to move the main collective bargaining from sectorial to firm level. In this perspective, the Legal Minimum Wage has a precise economic function consistent with the austerity measures imposed to member States UE.

Schemi di reddito minimo in Europa. Tendenze recenti
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Molti anni di ricerca sulla povertà hanno dimostrato che i sistemi sviluppati di welfare non riescono più a ridurre la povertà tra la popolazione in età lavorativa, e ciò a dispetto della crescita dell’occupazione, dei livelli costantemente elevati di spesa sociale e della continua, seppure rallentata, crescita economica. Tenuto conto di questo scenario, analizzeremo ciò che è accaduto in Europa per quanto concerne le reti di sicurezza per le persone abilitate a percepire il reddito minimo durante il passato decennio. In primo luogo, prenderemo in esame il ruolo delle misure di contrasto alla povertà e quello dell’assistenza sociale nell’ambito degli obiettivi e del modus operandi della sicurezza sociale. In seguito illustreremo i servizi forniti alle persone in età lavorativa abilitate a percepire il reddito minimo nei paesi dell’Unione Europea, discutendo in dettaglio le tendenze relative ai livelli di prestazione garantiti. Infine, daremo conto di alcuni indicatori selezionati delle attuali politiche di attivazione mirate alle persone in età lavorativa abilitate a percepire il reddito minimo. La nostra conclusione è che fino al 2012 la tutela del reddito minimo per le persone in età lavorativa che ne avevano titolo è stata ampiamente insufficiente, malgrado gli incrementi reali registrati nel precedente decennio. Tutti gli attuali schemi di reddito minimo in Europa, inoltre, incorporano elementi di condizionalità per poter accedere ai benefici.

Many years of poverty research have demonstrated that developed welfare states no longer
succeed in reducing income poverty among the working-age population, and this despite
employment growth, persistently high levels of social spending and steady, be it decelerated, economic growth. Against this background, this article will examine what has happened to Europe’s final safety nets for the able-bodied during the past decade. First, we discuss the role of poverty alleviation and social assistance within the objectives and modus operandi of social security. Next, we discuss the minimum income provisions catering for able-bodied persons of working age in the various EU Member States and provide a detailed account of trends in guaranteed benefit levels. Finally, we present selected indicators of present activation policies directed towards able-bodied prime age minimum income beneficiaries. We conclude that by 2012, minimum income protection for the able-bodied of working age was largely inadequate, and this despite real increases over the previous decade. In addition, at present, all European minimum income schemes incorporate elements of conditionality.

Il reddito minimo e l’Italia della crisi
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Dopo una prima parte dedicata all’illustrazione delle conseguenze della recente crisi sulla povertà tra le famiglie italiane, l’articolo ripercorre le motivazioni che rendono urgente e praticabile l’introduzione di uno schema universale di reddito minimo di inserimento contro la povertà. Vengono infine quantificati costi ed effetti distributivi di un reddito minimo dal disegno molto semplice, ma sufficientemente vicino ad analoghi strumenti in vigore in altri paesi europei.

After a first section devoted to the consequences of the recent crisis on the poverty levels of Italian households, the article tries to summarize the reasons for the introduction of a universal minimum income scheme against the risk of poverty. Finally, we estimate the cost and distributive effects of a simple transfer of this kind, with characteristics similar to those of other analogous schemes in the main European countries.

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In ricordo di Vittorio RieserIn ricordo di Vittorio Rieser
Inchiesta sociale, controllo e alienazione nell’azione sindacale. L’attualità dell’insegnamento di Vittorio Rieser
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A maggio del 2014 è mancato Vittorio Rieser, uno degli intellettuali più acuti e originali del movimento operaio italiano della seconda metà del secolo scorso. La sua attività di studio e di ricerca si è intrecciata per oltre mezzo secolo con la militanza nelle organizzazioni politiche della sinistra di classe e nel sindacato. Tra i suoi molteplici filoni di ricerca spiccano i contributi sull’impostazione della ricerca sociale, sulle trasformazioni del lavoro dipendente, sulla crisi della fabbrica fordista e sul post-fordismo, sulle relazioni sindacali nei luoghi di lavoro, sulla memoria e la coscienza di classe. Dotato di molti talenti e di vastissima cultura, il suo insegnamento rimane tuttora attuale per comprendere i cambiamenti del lavoro e i comportamenti dei lavoratori.

In May 2014 Vittorio Rieser passed away. He was one of the most insightful and original intellectuals of the Italian labour movement of the second half of the twentieth century. His studies and research activities have been intertwined for more than half a century with his militancy in the leftist political organizations and in the union. Noteworthy his contributions to a broad range of subjects, such as social research methods, transformation of wage labour, crisis of the Fordist factory and Post-Fordism, trade union and labour relations in the workplace, memory and class consciousness. Vittorio Rieser was a talented person and a man of great learning, and his ideas are still valuable to gain understanding of the changes in the world of work and of the workers’ behaviour.

La tematica del «controllo», ieri e oggi
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Il saggio, scritto da Vittorio Rieser nel 1990 e qui riproposto, affronta il tema del controllo dei lavoratori nell’impresa capitalistica. Facendo interagire lo schema di analisi marxista con quello weberiano, si sostiene che il regime autoritario della fabbrica capitalistica non risiede solo nella proprietà privata dei mezzi di produzione, ma anche nella presenza di una burocrazia tecnico-manageriale. Ne discende che il conflitto tra capitale e lavoro è rivolto a ridurre l’asimmetria di potere, costitutiva dell’impresa capitalistica, attraverso una strategia di controllo, capace di innescare elementi di democratizzazione parziale della vita sociale e politica. Viene delineata una prospettiva di democrazia industriale ancorata a forme di autogoverno e di controllo dal basso, di cui sono rintracciabili elementi embrionali nell’attuale mondo del lavoro.

This essay – written by Vittorio Rieser in 1990 and now reissued – examines the subject of labour control in the capitalist enterprise. Combining Marxist and Weberian analyses, the author argues that the authoritarian regime of the capitalist factory is due not only to the private ownership of the means of production, but also to the presence of a technical-managerial bureaucracy. Thus, the conflict between capital and labour is aimed at reducing the asymmetry of power – which is constitutive of the capitalist enterprise –, through a strategy of control that fosters a partial democratization within the social and political life. An industrial democracy is then envisaged, based on a form of self-governance and workers’ control, which can be traced in its early stages in the current world of work.

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TendenzeTendenze
Verso un modello tirolese di relazioni industriali partecipative?
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L’elaborato analizza la storia e il ruolo svolto dall’Istituto di promozione dei lavoratori della Provincia autonoma di Bolzano. Ci si sofferma, in particolare, sul legame tra l’Istituto altoatesino e le Arbeiterkammer austriache, dalle quali l’Istituto trae ispirazione. Viene analizzata la struttura dell’Istituto a partire dalla legge istitutiva e dallo Statuto che ne disciplina gli organi e il funzionamento. Vengono quindi illustrate le materie di cui si occupa l’Istituto e le attività svolte, che sono principalmente la formazione, la ricerca e la consulenza. L’analisi della realtà dell’Istituto di promozione dei lavoratori conduce a un ragionamento più generale sull’importanza di un buon sistema di relazioni industriali, basato sulla partecipazione, per poter coniugare le esigenze delle imprese che chiedono maggiore produttività e innovazione e le esigenze dei lavoratori che, attraverso la contrattazione decentrata, possono ottenere benefit economici legati all’andamento della produzione. Si analizzano, infine, punti di forza e di debolezza dell’Istituto per rendere l’Alto Adige un nuovo modello di relazioni industriali partecipative.

The paper analyzes the history and the role played by the Institute for the Promotion of Workers of the Autonomous Province of Bolzano. In particular, the focus is on the link between the South Tyrolean institute and the Austrian Arbeiterkammer from which the institution draws its inspiration. The paper analyzes the structure of the Institute starting from the founding law and the statute which governs the organs and the operation.
The article is concerned, then, the activities of the institution and of the subjects of study, research, training and consulting. The analysis of the reality of the Institute for the Promotion of Workers leads to a more general argument about the importance of good industrial relations system based on participation in order to combine the needs of the firms seeking greater productivity and innovation and the needs of workers who through decentralized bargaining, they can get economic benefits related to business productivity. Are then analyzed the strengths and weaknesses of the institution to make the Alto Adige a new model of partecipative industrial relations.

Le determinanti dell’insicurezza del lavoro
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L’articolo si focalizza sull’insicurezza soggettiva, o cognitive job insecurity, definita come la percezione di una minaccia per la continuità della propria situazione lavorativa e come il senso di impotenza o di mancanza di potere di fronte a tale minaccia. Utilizzando i dati di un’indagine nazionale sulle condizioni di lavoro degli occupati italiani, esplora in che modo alcune caratteristiche socio-anagrafiche, professionali, del contesto lavorativo e istituzionale influenzano tale percezione, comparando quanto avviene tra i lavoratori con rapporti non-standard e tra quelli assunti a tempo indeterminato (scontato è l’effetto esercitato dal tipo di relazione di lavoro). Per entrambi i gruppi viene confermata l’importanza del livello della retribuzione, delle responsabilità familiari, così come del far parte di un’organizzazione di lavoratori. Al contrario, poco significative risultano, tra coloro che hanno rapporti atipici, variabili solitamente ritenute importanti, come le competenze e la professione; che in questi casi sembrano proteggere in modo assai limitato dall’insicurezza e dal senso di impotenza circa la continuità (desiderata) della propria situazione lavorativa.

The article focuses on cognitive job in security, defined as a perceived threat to continuity in one’s job situation and also as a sense of powerlessness in the face of this threat. Based on a survey on Italian workers, it explores how some socio-demographic, professional, workplace and institutional features affect the perception of job insecurity, comparing employees with standard and with non-standard forms of employment. For both, the findings confirm the significant effect of wage level, family arrangements/responsibilities and trade unions membership. Instead, among workers with atypical contract, it emerges the modest role of characteristics usually considered important, such as education, skills, profession; they do not protect very much from the insecurity about the (desired) continuity in one’s job situation.

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Fondazione Giuseppe Di VittorioFondazione Giuseppe Di Vittorio
Il lavoro e il sindacato tra storia e sfide europee
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Il saggio prende avvio dalla ricostruzione del ruolo del movimento sindacale nella storia dell’Italia contemporanea e anche nello sviluppo della sua identità. Allo stesso tempo, in linea con le trasformazioni dello scenario nazionale e internazionale, viene sottolineata la necessità di ridefinire il ruolo e le funzioni del sindacato. Si sostiene, infatti, che la profonda debolezza e il declino del paese, e più in generale dell’Europa, sia strettamente legata alle sfide poste dalla crisi e, dunque, alla necessità di individuare a livello europeo un nuovo modello di sviluppo.

The essay starts from the reconstruction of the role of the trade union movement in the history of contemporary Italy and also on the development of its identity. At the same time, in line with the evolution of the National and European scenario, it is underlines the necessity to redefine the role and function of trade unions. In fact, the author argues that the deep weakness and the decline of the Country, and more in general of Europe, is strictly linked to the new challenges opposed by the crises and, therefore, the necessity to identify at European level a new model of development.

Il Piano Marshall e la ricostruzione dell’Europa: appunti per una ricerca
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Il saggio ha un doppio livello di analisi. Il primo è focalizzato sulla recente crisi dell’Europa, sia economica sia politica, e sulla proposta della Dgb di un «Nuovo Piano Marshall » per un’effettiva ricostruzione dell’Europa. Il secondo è di carattere storico ed è legato alla ricostruzione del Piano Marshall, a partire dal ruolo rivestito sul piano economico, politico e culturale nella ricostruzione delle economie europee occidentali nel secondo dopoguerra, oltre che sulle relazioni transatlantiche.

The essay has a double level of analysis. The first level is focused on the current European crisis, both economic and political, and on the relevance of the Dgb Proposal of a New Marshall Plan for the effective European reconstruction under modern conditions. The second is historical, linked to reconstruction on the political, economic and cultural backgrounds of the Marshall Plan and to the role it played in the reconstruction of the
Western European economies during the second postwar period and on the Transatlantic relationship.

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Confronto - Un racconto del lavoro salariato di Guido BaglioniConfronto - Un racconto del lavoro salariato di Guido Baglioni
Un lungo percorso per una partita ancora aperta
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Un’autobiografia sociale collettiva
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