Il tema: regole del mercato del lavoro e tutela antidiscriminatoria

Introduzione. L'effetto trasversale del principio di non discriminazione

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L'Autrice descrive il contenuto dei vari contributi che compongono il Tema del numero della Rivista, mettendo in evidenza come Il taglio dell’indagine sia trasversale, cosa che dipende dalla natura stessa dei divieti di discriminazione, che, a esclusione di limiti espressi, hanno una portata generale.

Flessicurezza, pari opportunità e non discriminazione: i percorsi (quasi sempre) virtuosi del diritto sociale europeo

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In parecchie occasioni è stato affermato che il diritto antidiscriminatorio dovrebbe servire a governare la frammentazione dei tipi contrattuali ed evitare che si trasformi in una frammentazione irragionevole delle tutele. Il saggio ritorna su questo tema confrontandosi con l’interazione fra il diritto antidiscriminatorio e la versione più aggiornata della flessibilità, la «flessicurezza»: formula che dovrebbe ricomporre il puzzle del contemperamento della ricerca dell’eguaglianza, della promozione dell’occupazione, della richiesta di flessibilità e del bisogno di sicurezza del lavoratore.

La ragionevolezza come predicato delle differenze di trattamento

Scritto da:

L’A. s'interroga sulla possibilità di trasferire nel contesto europeo, e soprattutto in quello italiano, lo schema dei controlli di eguaglianza della Corte Suprema nordamericana, che si basano su una tassonomia delle discriminazioni tale per cui, in presenza di suspect classifications, cioè di qualificazioni che si riferiscono a elementi essenziali della persona e che identificano un gruppo sociale tipicamente destinatario di discriminazioni, il controllo giudiziale assume un carattere severo, giustificato dalla necessità di proteggere diritti della persona. . Il saggio esplora questo problema

Diritto alla sicurezza sociale e divieti di discriminazione

Scritto da:

L'Autrice ricorda come anche i rapporti fra tutela welfaristica e tutela antidiscriminatoria sono molto stretti; essi agiscono, però, nella stessa direzione, e non per controbilanciarsi. Si tratta di due diversi rimedi contro la diseguaglianza. Come i sistemi di welfare hanno come scopo quello di controbilanciare le diseguaglianze prodotte dal mercato, così il diritto antidiscriminatorio nasce e si sviluppa per combattere le differenze che si traducono in esclusione. Welfare e eguaglianza devono dunque andare insieme.

Il danno da discriminazioni tra risarcimento e sanzione civile

Scritto da:

Il saggio è dedicato al tema del sistema dei rimedi, e, in particolare, alle diverse forme di tutela risarcitoria prevista per le discriminazioni di genere e per le altre forme di discriminazioni. L’A. fa osservare come il processo interpretativo sia complicato dalla difficoltà di fare appello al sistema, e, quindi, all’interpretazione sistematica, a fronte di interventi legislativi succedutisi nel tempo e che fanno riferimento a modelli processuali notevolmente differenti tra di loro, a diversi giudici competenti a conoscere dei rimedi, a diverse forme di tutela.

Contratti formativi, contratti di inserimento e principio di non discriminazione per età

Scritto da:

Il saggio è dedicato alla tutela dalle discriminazioni nella fase dell’accesso al mercato del lavoro. Il problema da cui parte l’A. è quello del progressivo mutamento della funzione originaria dei contratti formativi: un processo nel quale la funzione di acquisizione di una qualificazione professionale è stata nel tempo offuscata da quella di inclusione nel mercato del lavoro. Nel passaggio dal contratto di apprendistato a quello di inserimento, la funzione strumentale – favorire la flessibilità – ha finito per prevalere su quella principale – garantire le prpfessionalità necessarie al mdl.

Il caso

Il divieto di discriminazioni razziali preso sul serio

(Corte di giustizia Ce
10 Luglio 2008, n.C-54/07)

Il tema del rapporto che, all’interno dell’orizzonte del diritto antidiscriminatorio, intercorre fra dimensione individuale e dimensione collettiva, e tra tutela dei diritti della persona e tutela delle libertà economiche, ritorna anche nella sentenza Feryn della Corte di Giustizia (la prima che abbia a oggetto un’ipotesi di discriminazione razziale): «un autentico leading case sotto le spoglie di una sentenza laconica», come fa notare l'Autrice. Daniela Izzi, che ha analizzato la decisione insieme a Davide Strazzari.

Articolo scritto da: Daniela Izzi

Il tema del rapporto che, all’interno dell’orizzonte del diritto antidiscriminatorio, intercorre fra dimensione individuale e dimensione collettiva, e tra tutela dei diritti della persona e tutela delle libertà economiche, ritorna anche nella sentenza Feryn della Corte di Giustizia (la prima che abbia a oggetto un’ipotesi di discriminazione razziale): «un autentico leading case sotto le spoglie di una sentenza laconica», come fa notare l'Autrice.

Donne, accesso al lavoro e progressioni di carriera

Articolo scritto da: Serena Zitti

L'articolo mette in luce due profili problematici: la discriminazione uomo-donna nella fase di accesso al lavoro permane ed è anzi amplificata dal ruolo dei nuovi soggetti operanti nell’intermediazione; le discriminazioni in caso di gravidanza si atteggiano in forme nuove che tendono a trarre alimento dalla stessa tutela della maternità secondo una logica datoriale che stravolge la ratio degli istituti spingendosi verso false interpretazioni dei contratti collettivi o della legge.

Corte Appello Torino, N.564-14 Mag 2008

(Corte Appello Torino
N:564 - 14 Mag 2008)

Pres. Peyron, Est. Trafighet – Comune di Orbassano (avv. Bosco) c. R. D. (avv. Caffaratti) e c. L. C., Consigliera di parità della Provincia di Torino (avv. Caffaratti).

Note: Donne, accesso al lavoro e progressioni di carriera

Discriminazioni – Discriminazioni di genere – Inquadramento – Computo del periodo di astensione obbligatoria per maternità ai fini della progressione di carriera – Diritto alla valutazione per il periodo lavorato – Mancata valutazione funzionale alla progressione – Violazione contrattuale – Comportamento discriminatorio

La mancata valutazione dell’attività della lavoratrice (perché in maternità per un periodo superiore al limite fissato arbitrariamente dall’amministrazione pubblica), valutazione nella specie funzionale al passaggio di carriera, ha determinato la violazione non solo della normativa contrattuale che prevede che i periodi di aspettativa per gravidanza e maternità obbligatoria siano considerati a tutti gli effetti quale servizio effettivamente prestato, ma anche della norma di cui all’art. 42, d.lgs. n. 198/2006, che al comma 2, punto a), prevede la possibilità di azioni positive per le pari opportunità e l’uguaglianza sostanziale tra uomini e donne nel lavoro per eliminare le disparità […] nella progressione di carriera.
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Tribunale Prato, N.263-21 Novembre 2007

(Tribunale Prato
N:263 - 21 Novembre 2007)

Giud. Rizzo – B. M., B. M., N. S. e, nella qualità di Consigliera di parità della Regione Toscana, C. M. (avv.ti Rusconi e Valenti), C. R., G. S., G. E., L. A., L. L. F., M. E., P. C., S. D., M. C. e, in qualità di Consigliera di parità della Regione Toscana, C. M. (avv. Bologni) c. Cariprato Spa (avv.ti Papaleoni e Cappellini).

Note: Donne, accesso al lavoro e progressioni di carriera

Discriminazioni – Discriminazioni di genere – Accertamento progressione automatica di carriera – Accertamento riconoscimento periodi di astensione facoltativa ai fini dell’anzianità – Retribuzione – Azione collettiva di discriminazione ex art. 4, legge n. 125/1991.

La condotta assunta dalla società convenuta (mancato riconoscimento dei periodi di astensione facoltativa quali periodi utili al computo dell’anzianità richiesta ai fini della progressione automatica di carriera e dei relativi benefìci economici) si risolve in una discriminazione indiretta ai sensi del comma 2 dell’art. 4, legge n. 125/1991. Le ricorrenti, quali fruitrici della tutela loro apprestata dall’art. 7, legge n. 1204/1971, sono state oggetto di una discriminazione in ragione del sesso, con la conseguenza che le loro carriere dovranno essere ricostruite computando nell’anzianità di servizio utile ai fini della progressione automatica (di cui all’art. 10 Ccnl Acri del 19 dicembre 1994) anche i periodi di astensione facoltativa per maternità
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Tribunale Firenze, Sez. I pen., N.2926-10 Dicembre 2007

(Tribunale Firenze, Sez. I pen.
N:2926 - 10 Dicembre 2007)

Giud. Boscherini – imputati C. F. (avv. Del Core), C. A. e R. A. (avv. Bestini), P. A. (avv. De Luca); parti civili S. F. e, in qualità di Consigliera di parità della Regione Toscana, C. M. (avv. Guidotti).

Note: Donne, accesso al lavoro e progressioni di carriera

Discriminazioni – Discriminazioni di genere – Attività di selezione del personale – Esercizio abusivo di intermediazione – Sanzioni penali – Risarcibilità del danno.

Il precetto dell’art. 10, d.lgs. n. 276/2003, non è rivolto a «chiunque», ma a chi gestisce agenzie per il lavoro e quindi dà luogo a una figura di reato proprio, che si aggiunge alla generale previsione degli artt. 1 e 16, legge n. 903/1977. Il reato in parola genera un danno morale al soggetto discriminato, consistente nella sofferenza psichica conseguente al rifiuto dell’esame della candidatura (per un lavoro che astrattamente poteva corrispondere alla sua preparazione professionale) fondato sul mero fatto di appartenere al genere femminile.
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Sul licenziamento «discriminatorio» della lavoratrice madre

Articolo scritto da: Marco Peruzzi

L’analisi comparata delle due pronunce in esame fornisce l’occasione per ricostruire l’annoso dibattito che ha interessato la disciplina del licenziamento intimato durante il periodo di gravidanza e il rapporto tra tale istituto e il licenziamento discriminatorio per ragioni di genere.

Tribunale Forlì, N.75-22 Marzo 2007

(Tribunale Forlì
N:75 - 22 Marzo 2007)

Est. Allegra – F. (avv. Graziani) e Consigliera di parità della Provincia di Forlì Cesena (avv. Graziani) c. Biemme Elettrocambi Srl (avv.ti Dolcini e Beleffi).

Note: Sul licenziamento «discriminatorio» della lavoratrice madre

Discriminazioni – Licenziamento discriminatorio – Condizione di lavoratrice madre – Nullità del licenziamento – Riassunzione – Deroga al divieto di licenziamento per cessazione dell’attività aziendale – Non sussiste.

Sussistendo elementi per considerare in via deliberativa nullo il licenziamento irrogato durante il periodo di gravidanza, la lavoratrice ha diritto alla riammissione al lavoro. Trattandosi di impresa con meno di quindici dipendenti, non può essere pronunciato formale provvedimento di reintegrazione, d’altra parte neppure richiesto dalla ricorrente, che ha appunto domandato la riassunzione nel posto di lavoro.
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Tribunale di Milano, N.2694-9 Agosto 2007

(Tribunale di Milano
N:2694 - 9 Agosto 2007)

Est. Ravazzoni – P. (avv.ti Chessa e Coccia) e Consigliere di parità della Provincia di Milano (avv. Mottalini) c. CM Sistemi Spa (avv.ti Prosperetti, Dal Bo e Del Pennino).

Note: Sul licenziamento «discriminatorio» della lavoratrice madre

Discriminazioni – Licenziamento discriminatorio – Condizione di lavoratrice madre – Onere della prova – Nullità del licenziamento – Reintegrazione nel posto di lavoro.

Nel concetto di discriminazione basata sul sesso va annoverata anche la discriminazione collegata alla stato di gravidanza/maternità, come risulta dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia Ce, le cui indicazioni sono state trasfuse nell’art. 2, comma 7, Direttiva n. 2002/73/Ce. Ai sensi dell’art. 3 della legge n. 108/1990, ai licenziamenti nulli in quanto discriminatori si estendono le conseguenze sanzionatorie previste dall’art. 18 della legge n. 300/1970, a prescindere dal numero dei dipendenti e anche a favore dei dirigenti.
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Il requisito essenziale nella discriminazione indiretta

Articolo scritto da: Cristina Cominato

L'analisi del decreto del Tar Sardegna offre all'autrice l'occasione per riflettere sul tema delle cause di giustificazione della discriminazione indiretta.

Tar Sardegna, Sez. II, decr., N.2181-29 Novembre 2007

(Tar Sardegna, Sez. II, decr.
N:2181 - 29 Novembre 2007)

Pres. Tosti – B. (avv. Pilia) c. Comune di Cagliari (avv.ti Farci e Melis).

Note: Il requisito essenziale nella discriminazione indiretta

Discriminazioni – Discriminazioni di genere – Bando di concorso per la copertura di sei posti per agenti di Polizia municipale – Divieto di discriminazione indiretta – Esclusione del part-time – Onere della prova – Requisito essenziale – Appropriatezza e necessità – Non sussistono.

Sulla base della documentazione esibita dalla difesa comunale, da cui si deducono le ragioni che hanno condotto l’amministrazione a escludere il parttime, a una sommaria delibazione, non si ricavano, al contrario, elementi che possano far considerare come «essenziale» una prestazione lavorativa a tempo pieno per gli agenti di Polizia municipale, essendo state dedotte, nella corrispondenza intercorsa con la ricorrente, per lo più ragioni pratiche e inconvenienti, da collegare a problemi di turnazione nei giorni notturni e festivi, quindi di carattere organizzativo, superabili con mezzi diversi dall’esclusione della tipologia di svolgimento del lavoro a tempo parziale.
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L’azione individuale sommaria contro le discriminazioni di genere in alcune pronunce di merito

Articolo scritto da: Valentina Beghini

La sentenza in questione si segnala in quanto è la prima, a quanto consta, a pronunciarsi sull’ambito di applicazione della procedura prevista dall’art. 38, d.lgs. n. 198/2006. Come noto, quest’ultima disposizione prevede una forma di tutela giurisdizionale di natura sommaria a disposizione della lavoratrice o del lavoratore in caso di discriminazione di genere.

Tribunale Venezia, N.-2 Aprile 2008

(Tribunale Venezia
N: - 2 Aprile 2008)

Giud. Calzavara – Consigliera provinciale di parità Provincia di Venezia (avv. Capuozzo) c. Ipsema (avv. Alessandri).

Note: L’azione individuale sommaria contro le discriminazioni di genere in alcune pronunce di merito

Discriminazioni – Discriminazione di genere – Azione individuale sommaria ex art. 38, d.lgs. n. 198/2006 – Modalità di calcolo indennità di maternità – Retribuzione imponibile.

La speciale azione sommaria prevista dall’art. 38, d.lgs. n. 198/2006, è esperibile in tutti i casi di discriminazione di genere e non solo nelle ipotesi di discriminazione relative all’accesso al lavoro, all’orientamento, formazione, perfezionamento e aggiornamento professionale, all’affiliazione e all’attività in un’organizzazione di lavoratori o datori di lavoro o in qualunque organizzazione i cui membri esercitino una particolare professione, e al lavoro notturno.
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Osservatorio sulla Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale, Le decisioni nel trimestre luglio-settembre 2008, Rapporto di lavoro

(Corte Costituzionale
, n.)

Articolo scritto da: MassimoPallini

SOMMARIO: 1. Inapplicabilità al personale regionale della decurtazione delle diarie per missione imposta dal d.l. n. 223/2006. — 2. Legittimità costituzionale della decorrenza del termine annuale dell’impugnazione dal deposito della sentenza (non comunicata) di cui all’art. 327 cod. proc. civ.

La Corte Costituzionale, Le decisioni nel trimestre luglio-settembre 2008, Sicurezza sociale

Articolo scritto da: LorenzoFassina

1. Decadenza per la pensione privilegiata. — 2. Invalidi civili extracomunitari.

Rapporto di lavoro

Il difficile equilibrio della tutela del lavoratore a termine.....

Articolo scritto da: Carlo de Marchis

Il difficile equilibrio della tutela del lavoratore a termine in bilico tra nullità totale, trasformazione e prospettive indennitarie del legislatore Con la sentenza che si annota la Corte di Cassazione affronta per la prima volta con riferimento alla disciplina introdotta dal decreto legislativo n. 368/2001 la tematica delle conseguenze sul piano del rapporto di lavoro dell’accertamento della nullità di una clausola di limitazione temporale della durata del contratto per mancanza di una valida esigenza temporanea.

Corte di Cassazione, N.12985 -21 Mag 2008

(Corte di Cassazione
N:12985 - 21 Mag 2008)

Note: Il difficile equilibrio della tutela del lavoratore a termine.....

Contratto a termine – Condizioni legittimanti la clausola limitativa della durata – Mancanza – Conseguenze – Nullità del contratto ex art. 1419, comma 1, cod. civ. – Esclusione – Trasformazione a tempo indeterminato – Configurabilità.

L’art. 1 del d.lgs. n. 368 del 2001, anche anteriormente alla modifica introdotta dall’art. 39 della legge n. 247 del 2007, ha confermato il principio generale secondo cui il rapporto di lavoro subordinato è normalmente a tempo indeterminato, costituendo l’apposizione del termine un’ipotesi derogatoria pur nel sistema, del tutto nuovo, della previsione di una clausola generale legittimante l’apposizione del termine «per ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo».
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Abuso del diritto al congedo parentale e licenziamento per giusta causa

(Corte di Cassazione
16 Giugno 2008, n.16207)

Pres. De Luca, Est. Balletti, P.M. Riello (Diff.) – Electrolux Home Products Italy Spa (avv.ti Trifirò, Favalli, Zucchinali) c. M. G. (avv.ti Bologna, Petrino). Diff. Corte d’App. Milano 30 agosto 2004

Articolo scritto da: Barbara Caponetti

La sentenza in epigrafe si segnala per aver, per la prima volta, a quanto consta, ammesso la sindacabilità delle modalità di esercizio del diritto al congedo parentale ex art. 32, d.lgs. n. 151 del 2001, nel caso di specie usufruito dal padre lavoratore.

L’onere della prova del danno da dequalificazione può essere assolto anche per presunzioni

Articolo scritto da: Enrico Maria Terenzio

La Corte di Cassazione, nella sentenza in commento, torna nuovamente sullo spinoso problema del danno, o, meglio, dei danni, derivanti al prestatore di lavoro che subisca una dequalificazione professionale, a seguito di un’illegittima adibizione a mansioni non equivalenti alle ultime effettivamente svolte, in violazione dell’art. 2103 cod. civ.

Corte di Cassazione, N.7871-26 Marzo 2008

(Corte di Cassazione
N:7871 - 26 Marzo 2008)

Sez. lav. – Pres. De Luca, Est. Maiorano, P.M. Fuzio (Concl. Conf.) – Denso Thermal Systems Spa (avv. Gentilli) c. U. A. (avv.ti Bussa e Pini). Conf. Corte d’Appello di Torino n. 511/04.

Note: L’onere della prova del danno da dequalificazione può essere assolto anche per presunzioni

Mansioni e qualifiche – Art. 2103 cod. civ. – Adibizione del lavoratore a mansioni inferiori – Illegittimità – Risarcimento del danno da dequalificazione professionale (anche biologico ed esistenziale) – Onere incombente sul prestatore di lavoro subordinato – Ricorso alla prova per presunzioni – Ammissibilità.

Il risarcimento del danno da demansionamento e dequalificazione va dimostrato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall’ordinamento, assumendo peraltro precipuo rilievo la prova per presunzioni, per cui dalla complessiva valutazione di precisi elementi dedotti (caratteristiche, durata, gravità, conoscibilità all’interno e all’esterno del luogo di lavoro dell’operata dequalificazione di precisate e ragionevoli aspettative di progressione professionale, eventuali reazioni poste in essere nei confronti del datore comprovanti l’avvenuta lesione dell’interesse relazionale, effetti
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Disabilità e lavoro: il diritto di scelta della sede del lavoratore (non solo) pubblico

Articolo scritto da: Laura Calafà

Le diverse questioni interpretative collegate all’art. 33, comma 5, della Legge quadro per l’assistenza, integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate (legge 5 febbraio 1992, n. 104) acquisiscono una fisionomia più chiara e precisa con la pubblicazione della sentenza in epigrafe.

Corte di Cassazione, N.7945-7 Marzo 2008

(Corte di Cassazione
N:7945 - 7 Marzo 2008)

Ss.Uu. civ. – Pres. Carbone, Est. Vidiri, P.M. Iannelli – Ministero dell’economia e delle finanze, Agenzia delle entrate c. D. L., B. A., A. A.

Note: Disabilità e lavoro: il diritto di scelta della sede del lavoratore (non solo) pubblico

Lavoro pubblico – Diritto alla scelta e al mantenimento della sede di lavoro ex art. 33, comma 5, legge n. 104/92 – Requisiti espressamente previsti dalla legge – Continuità dell’assistenza prestata a congiunto disabile – Requisiti ulteriori – Interpretazione dell’inciso «ove possibile » – Verifica di compatibilità con le esigenze economiche e organizzative del datore di lavoro – Rilevanza dell’interesse comune.

Alla stregua della legge 5 febbraio 1992, n. 104, art. 33, comma 5, il diritto del genitore o del familiare lavoratore che assiste con continuità un handicappato di scegliere la sede lavorativa più vicino al proprio domicilio e di non essere trasferito ad altra sede senza il suo consenso non si configura come un diritto assoluto o illimitato perché detto diritto può essere fatto valere allorquando – alla stregua della regola di un equo bilanciamento tra i diritti, tutti con rilevanza costituzionale – il suo esercizio finisca per ledere in ...
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Il licenziamento illegittimo della lavoratrice madre e le sue conseguenze

Articolo scritto da: Luciana Forte

Le due sentenze qui annotate confermano il principio giurisprudenziale secondo il quale, in caso di declaratoria di licenziamento illegittimo perché intimato in violazione dell’art. 2 della legge n. 1204/1971, la lavoratrice ha diritto anche al risarcimento del danno subìto; proprio la quantificazione dell’ammontare del risarcimento è stata oggetto di varie interpretazioni sia da parte della giurisprudenza, che da parte della dottrina.

Corte di Cassazione, N.5749-3 Marzo 2008

(Corte di Cassazione
N:5749 - 3 Marzo 2008)

Sez. lav. – Pres. Sciarelli, Est. Stile – V. S. (avv. Celata) c. Dental Biemme di Matarrelli Italia Sas (avv.ti Esposito e Giannelli).

Note: Il licenziamento illegittimo della lavoratrice madre e le sue conseguenze

Licenziamento individuale – Lavoratrice madre – Stato oggettivo della gravidanza – Nullità – Risarcimento danni.

Il divieto di licenziamento della lavoratrice di cui all’art. 2 della legge n. 1204/1971 opera in connessione con lo stato oggettivo di gravidanza o puerperio. Pertanto, il licenziamento intimato nonostante il divieto – che è nullo (e non inefficace) – comporta il pagamento delle retribuzioni successive alla data di effettiva cessazione del rapporto, dovute a titolo di risarcimento del danno
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Corte Appello Torino, N.304-24 Aprile 2008

Licenziamento individuale, lavoratrice madre, divieto, deroghe, onere della prova

La deroga al divieto di licenziamento della lavoratrice madre opera non solo in caso di cessazione dell’attività dell’impresa ma anche nel caso di cessazione dell’attività del reparto cui la lavoratrice è addetta, purché il reparto stesso abbia autonomia funzionale. L’applicazione estensiva della deroga è subordinata alla condizione che il datore di lavoro assolva l’onere probatorio circa l’impossibilità di utilizzare la lavoratrice presso altre unità produttive dell’azienda
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Controllo della posta elettronica, tutela della privacy e potere di controllo

Articolo scritto da: Domenico Pizzonia

La corrispondenza elettronica può essere qualificata come «chiusa» nei confronti dei soggetti che non siano legittimati all’accesso ai sistemi informatici di invio o di ricezione dei singoli messaggi, in quanto è la legittimazione all’accesso al sistema informatico che abilita alla conoscenza delle informazioni in esso custodite.

Corte di Cassazione penale, N.47096-19 Dicembre 2007

(Corte di Cassazione penale
N:47096 - 19 Dicembre 2007)

Sez. V pen. – Pres. Pizzuti, Est. Nappi, P.M. Consolo – P. M. c. T. G. Conf. Trib. Torino, Sez. distaccata di Chivasso, 15 settembre 2006.

Note: Controllo della posta elettronica, tutela della privacy e potere di controllo
Parole chiave: privacy :: cassazione penale :: email ::

Personalità (diritti della) – Segretezza della corrispondenza – Assenza del lavoratore – Casella di posta elettronica del dipendente – Accesso da parte del datore di lavoro – Reato ex art. 616, comma 1, cod. pen. – Configurabilità – Esclusione.

L’art. 616, comma 1, cod. pen. punisce la condotta di chi si limita a prendere cognizione della corrispondenza altrui, anche elettronica, solo se si tratta di corrispondenza «chiusa». Chi prende cognizione di corrispondenza aperta è punito solo se l’abbia a tale scopo sottratta al destinatario ovvero distratta dalla sua destinazione.
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Fiscalizzazione degli oneri sociali e sistema retributivo a cottimo

Articolo scritto da: Luigi Menghini

La fiscalizzazione degli oneri sociali non spetta qualora le retribuzioni di fatto corrisposte da un’azienda ai propri dipendenti siano non inferiori a quelle previste dai contratti collettivi solo in caso di superamento di determinati livelli di cottimo.

Corte Appello Bologna, N.-17 Dicembre 2007

(Corte Appello Bologna
N: - 17 Dicembre 2007)

Pres. Castiglione, Est. Migliorati – Inps (avv.ti Barusi e Fonzo) c. Max Mara Fashion Group Srl (avv.ti Persiani e Spaggiari). Riforma Pret. Reggio Emilia 30 dicembre 1994, n. 572 (non definitiva), e Trib. Reggio Emilia 11 gennaio 2002, n. 56.

Note: Fiscalizzazione degli oneri sociali e sistema retributivo a cottimo

Retribuzione – Fiscalizzazione degli oneri sociali e sgravi – Presupposto – Applicazione di condizioni non inferiori a quelle previste dal contratto collettivo – Regole aziendali – Trattamenti non inferiori a quelli collettivi solo in caso di superamento di determinati livelli di cottimo – Presupposto per la fiscalizzazione – Inesistenza.

La fiscalizzazione degli oneri sociali non spetta qualora le retribuzioni di fatto corrisposte da un’azienda ai propri dipendenti siano non inferiori a quelle previste dai contratti collettivi solo in caso di superamento di determinati livelli di cottimo.
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Il datore di lavoro ha sempre l’obbligo di tutelare l’integrità fisio-psichica dei dipendenti contro il rischio di aggressioni..

Articolo scritto da: Michelangelo Salvagni

La lettura costituzionalmente orientata dell’art. 2087 cod. civ. quale norma a fattispecie aperta del sistema prevenzionistico — La questione oggetto del presente commento si incentra essenzialmente su una concezione ampia delle tutele disciplinate dall’art. 2087 cod. civ. a protezione della integrità psico-fisica del lavoratore.

Tribunale di Torino, N.2169-27 Marzo 2008

(Tribunale di Torino
N:2169 - 27 Marzo 2008)

Est. Lanza – C. L. (avv.ti Martino, Distasio) c. Autogrill Spa (avv. Lavizzari).

Note: Il datore di lavoro ha sempre l’obbligo di tutelare l’integrità fisio-psichica dei dipendenti contro il rischio di aggressioni..

Sicurezza sul lavoro – Obbligo di prevenzione dai rischi da rapine – Insufficienza di adeguate misure di tutela – Richiesta di astensione dalla prestazione lavorativa nei turni di lavoro oggetto di episodi criminosi – Ripartizione dell’onere della prova – Responsabilità del datore di lavoro per inadempimento dell’obbligo di sicurezza per l’attività criminosa di terzi – Sussistenza

L’art. 2087 cod. civ. impone al datore di lavoro l’adozione e il mantenimento delle misure atte a preservare i lavoratori dalla lesione dell’integrità psico-fisica in ambiente di lavoro e in costanza dello stesso tanto più in relazione alla frequenza assunta dalla attività criminosa di terzi rispetto a una certa attività; ciò a prescindere da criteri di fattibilità economica.
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Tribunale di Torino, N.2282-27 Marzo 2008

(Tribunale di Torino
N:2282 - 27 Marzo 2008)

Est. Denaro – P. S. (avv.ti Martino, Distasio) c. Autogrill Spa (avv. Lavizzari).

Note: Il datore di lavoro ha sempre l’obbligo di tutelare l’integrità fisio-psichica dei dipendenti contro il rischio di aggressioni..

Sicurezza sul lavoro – Obbligo di prevenzione dai rischi da rapine – Insufficienza di adeguate misure di tutela – Richiesta di astensione dalla prestazione lavorativa nei turni di lavoro oggetto di episodi criminosi – Ripartizione dell’onere della prova – Responsabilità del datore di lavoro per inadempimento dell’obbligo di sicurezza per l’attività criminosa di terzi – Sussistenza.

L’art. 2087 cod. civ. impone al datore di lavoro l’adozione e il mantenimento delle misure atte a preservare i lavoratori dalla lesione dell’integrità psico-fisica in ambiente di lavoro e in costanza dello stesso tanto più in relazione alla frequenza assunta dalla attività criminosa di terzi rispetto a una certa attività; ciò a prescindere da criteri di fattibilità economica.
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La necessaria specificazione delle cause che legittimano il ricorso alla somministrazione di lavoro

Articolo scritto da: Ivan Turco

La sentenza in esame risolve un’interessante questione relativa alla nullità del contratto di somministrazione di manodopera, disciplinato dagli articoli 20 ss., d.lgs. n. 276/03, per carenze formali derivanti da insufficiente specificazione (nel contratto commerciale tra agenzia di somministrazione e utilizzatore) delle causali che consentono il ricorso a tale contratto.

Tribunale Bologna, N.79-8 Febbraio 2008

(Tribunale Bologna
N:79 - 8 Febbraio 2008)

Est. Della Casa – M. F. (avv.ti Passante e Gavaudan) c. Telecom Italia Spa (avv.ti Chiello e Pozzoli)

Note: La necessaria specificazione delle cause che legittimano il ricorso alla somministrazione di lavoro

Somministrazione di lavoro – Specificazione delle causali – Necessità – Specificazione mediante rinvio alla contrattazione collettiva – Insufficienza – Sanzioni – Nullità.

Le clausole contenute nei contratti collettivi aventi struttura di clausola generale richiedono di essere specificate in relazione al singolo contratto di somministrazione, con deduzione della situazione che lo giustifica; la mera ripetizione della clausola contrattuale – ovvero l’uso di formule lessicali che per la loro genericità risultano prive di qualsiasi capacità descrittiva delle ragioni del ricorso al lavoro somministrato – non è sufficiente a sancire la legittimità del contratto
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La tutela del lavoratore in caso di annullamento delle dimissioni

Articolo scritto da: Raffaele Garofalo

La sentenza in commento mostra come la problematica degli effetti dell’annullamento delle dimissioni non sia ancora approdata a una soluzione univoca. E, infatti, ragionando delle conseguenze che ne scaturiscono, quella della ricostituzione ex tunc del rapporto è supportata dall’orientamento ormai unanime; viceversa, quella del riconoscimento in favore del lavoratore delle retribuzioni maturate in pendenza di giudizio, anche eventualmente a titolo di risarcimento dei danni subiti, costituisce l’aspetto più controverso di tale problematica.

Tribunale Lecce, N.7148-31 Ottobre 2007

(Tribunale Lecce
N:7148 - 31 Ottobre 2007)

Est. Bellanova – G. P. (avv. Dell’Anna) c. N. R. Mic e Mic di N. R. Srl (avv. Sodo).

Note: La tutela del lavoratore in caso di annullamento delle dimissioni

Dimissioni – Annullamento – Ricostituzione del rapporto – Messa in mora – Diritto alle retribuzioni – Non sussiste – Diritto al risarcimento del danno – Non sussiste

Nell’ipotesi di annullamento delle dimissioni per incapacità naturale del lavoratore o vizio della volontà, opera il principio secondo cui l’annullamento di un negozio giuridico, pur avendo efficacia retroattiva, non comporta il diritto del lavoratore alle retribuzioni maturate dalla data delle dimissioni a quella della riammissione al lavoro, atteso che la retribuzione presuppone la prestazione dell’attività lavorativa, onde il pagamento della prima in assenza della seconda rappresenta un’eccezione che, come nelle ipotesi di malattia o licenziamento non sorretto da giusta causa o giustificato motivo, deve essere espressamente prevista dalla legge
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Violazione della normativa antiriciclaggio: la duplice posizione soggettiva non esclude la sanzionabilità del comportamento..

Articolo scritto da: Pierpaolo Miglietta

La sentenza in esame, dichiarando illegittimo il licenziamento intimato dall’istituto bancario al sig. S. C. per violazione della normativa antiriciclaggio, offre un’importante spunto per riflettere sugli obblighi dei dipendenti bancari connessi al «rischio di riciclaggio».

Tribunale Asti, N.354-31 Luglio 2007

(Tribunale Asti
N:354 - 31 Luglio 2007)

Est. Gibelli – S. C. (avv.ti Martino e Occhionero) c. Banca Bipop-Carire Spa filiale di Asti (avv.ti Benzi e Provera)

Note: Violazione della normativa antiriciclaggio: la duplice posizione soggettiva non esclude la sanzionabilità del comportamento..

Licenziamento individuale – Giusta causa – Insussistenza – Violazione dell’obbligo di segnalazione di operazioni sospette ex art. 3, legge 5 luglio 1991, n. 197 – Insussistenza – Scissione cliente/dipendente di un istituto di credito – Assenza di esplicita precisazione nella motivazione – Operazione di frazionamento di denaro contante – Divieto – Obbligo di fedeltà

È illegittimo il licenziamento inflitto a un «cliente/dipendente» di un istituto di credito che abbia posto in essere una serie di operazioni di deposito sul libretto nominativo attraverso la tecnica del frazionamento – in modo da sfuggire al divieto e al relativo obbligo di segnalazione imposto dalla normativa antiriciclaggio – per aver omesso l’istituto di precisare in modo esplicito, nella motivazione, che la contestazione era indirizzata al dipendente e non al cliente
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Diritto sindacale

Comandata in caso di sciopero proclamato da una sola componente della Rsu

(Corte di Cassazione
26 Novembre 2007, n.24581)

Sez. lav. – Pres. Sciarelli, Est. Balletti – Syndial Spa (avv. Ciabattini) c. Cgil territoriale di Sassari, Filcea Cgil territoriale di Sassari (avv. Petrocelli). Cassa App. Sassari 24 giugno 2004.

Articolo scritto da: Anna Maria Grasso

Con la pronuncia in esame la Suprema Corte ritorna sulla questione dei limiti di legittimità dell’agire dell’imprenditore nel conflitto, e, in particolare, sul problema del rapporto tra tutela della libertà sindacale e del diritto di sciopero, da una parte, e tutela della libertà imprenditoriale, dall’altra. Quest’ultima, nel caso specifico, coinvolge anche il profilo della sicurezza dei lavoratori, oltre che quello della salvaguardia degli impianti.

Sicurezza sociale

Prestazioni agli invalidi civili e trattamento degli stranieri: la lunga marcia della Corte Costituzionale verso la parità

Articolo scritto da: Gina Turatto

Con la sentenza del 29-30 luglio 2008, la Corte Costituzionale sancisce la parziale illegittimità del più gravoso dispositivo di legge in forza del quale, dal 1° gennaio 2001, l’accesso alle prestazioni economiche che costituiscono «diritti soggettivi» in base alla legislazione in materia di servizi sociali – nella specie l’indennità di accompagnamento agli invalidi civili ex art. 1 della legge 11 febbraio 1980, n. 18 – richiede, obbligatoriamente, la titolarità della Carta di soggiorno di cui all’art. 9, T.U. n. 286/98, ora sostituita dal Permesso di soggiorno Ce-Slp

Corte Costituzionale, N.306-30 Luglio 2008

(Corte Costituzionale
N:306 - 30 Luglio 2008)

Pres. Bile, Est. Amirante – S. T. c. Inps (avv. Valente).

Note: Prestazioni agli invalidi civili e trattamento degli stranieri: la lunga marcia della Corte Costituzionale verso la parità

Invalidità civile – Indennità di accompagnamento – Esclusione per stranieri extracomunitari privi dei requisiti di reddito stabiliti per la Carta di soggiorno (ora Permesso Ce per soggiornanti di lungo periodo) – Illegittimità costituzionale.

È manifestamente irragionevole subordinare l’attribuzione di una prestazione assistenziale quale l’indennità di accompagnamento – i cui presupposti sono la totale disabilità al lavoro, nonché l’incapacità alla deambulazione autonoma o al compimento da soli degli atti quotidiani della vita – al possesso di un titolo di legittimazione alla permanenza del soggiorno in Italia che richiede per il suo rilascio la titolarità di un reddito. Tale irragionevolezza incide sul diritto alla salute, ...
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Sul requisito reddituale per la pensione di invalidità

Articolo scritto da: Daniele Costanzi

Il Tribunale di La Spezia ha sollevato questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3, commi 1 e 2, e 38, comma 1, della Costituzione, del combinato disposto dell’art. 14-septies, commi 4 e 5, d.l. n. 663 del 20 dicembre 1979, convertito con modificazioni dalla legge n. 33 del 29 febbraio 1980, nella parte in cui non prevede, anche per il richiedente la pensione di inabilità ex art. 12, legge n. 118/1971, l’esclusione dal computo dei redditi di quelli percepiti dagli altri componenti il suo nucleo familiare.

Corte Costituzionale, N.115-24 Aprile 2008

(Corte Costituzionale
N:115 - 24 Aprile 2008)

ord. – Pres. Bile, Est. Amirante – L. D. (avv. Assennato) c. Inps (avv. Riccio).

Note: Sul requisito reddituale per la pensione di invalidità

Invalidità civile – Requisito reddituale familiare – Art. 14-septies d.l. 20 dicembre 1979, n. 663 – Artt. 3 e 38 Cost. – Illegittimità costituzionale – Inammissibilità.

È manifestamente inammissibile, per carenza di motivazione sulla rilevanza, la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto dell’art. 14- septies, commi 4 e 5, del decreto legge 20 dicembre 1979, n. 663 convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33, nella parte in cui non prevede, anche per il richiedente la pensione di inabilità ex art. 12, legge n. 118/1971, l’esclusione dal computo dei redditi di quelli percepiti dagli altri componenti il suo nucleo familiare
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Danno differenziale, fallimento del datore di lavoro: l’art. 1917 cod. civ. ancora davanti alla Corte Costituzionale

Articolo scritto da: Lucia Valente

La Corte di Cassazione solleva d’ufficio la questione di legittimità costituzionale della norma dell’art. 1917, comma 2, cod. civ. «nella parte in cui non prevede azione diretta del lavoratore per il credito risarcitorio da danno differenziale per infortunio sul lavoro nei confronti dell’assicuratore del datore di lavoro». Nel caso di specie il lavoratore non aveva ricevuto il risarcimento del danno perché «mai il Fallimento aveva domandato, ai sensi dell’art. 1917, comma 2, cod. civ., all’Assicurazione di pagare direttamente al danneggiato

Corte di Cassazione, N.11921-13 Mag 2008

(Corte di Cassazione
N:11921 - 13 Mag 2008)

Sez. lav., ord. – Pres. Ciciretti, Rel. De Matteis, P.M. Patrone (Concl. Diff.) – N. B. (avv.ti Assennato, Garlatti) c. Ums Generali Marine Spa (avv.ti Guancioli, Bozzo). Diff. Corte d’Appello di Roma 22 marzo 2004.

Note: Danno differenziale, fallimento del datore di lavoro: l’art. 1917 cod. civ. ancora davanti alla Corte Costituzionale

Infortuni sul lavoro e malattie professionali – Crediti da risarcimento del danno differenziale subìto dal lavoratore in conseguenza di infortunio sul lavoro, vantati nei confronti di datore di lavoro dichiarato fallito – Azione diretta del lavoratore nei confronti dell’assicuratore del datore di lavoro – Mancata previsione secondo il «diritto vivente » – Violazione del principio di uguaglianza per ingiustificata disparità di trattamento rispetto al lavoratore in caso di infortunio in itinere in quanto vittima di incidente stradale – Lesione del diritto di azione e difesa in giudizio e del principio del giusto processo – Violazione del principio di tutela del lavoratore – Codice civile, art. 1917, comma 2 – Costituzione, artt. 3, 24, 35 e 111.

Alla luce del principio di concentrazione delle tutele ex art. 111, comma 2, Cost., che impone – nell’alternatività tra l’azione diretta verso l’assicuratore e l’ammissione al passivo fallimentare dell’assicurato – una risposta giudiziaria contestuale e non limitativa della domanda di giustizia del danneggiato, è rilevante e non manifestamente infondata – in relazione agli artt. 3, 24, 35 e 111 Cost. la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1917, comma 2, cod. civ., nella parte in cui non prevede azione diretta del lavoratore per il risarcimento
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