Saggi

L’inderogabilità come attributo genetico del diritto del lavoro. Un profilo storico

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SOMMARIO: 1. L’irruzione della norma «categorica» nel sistema giuridico-liberale: le prime leggi sociali. — 2. Le consuetudini d’ordine pubblico nel diritto nuovo dei probiviri. — 3. L’inderogabilità come principio generale del rapporto di impiego privato. — 4. La parabola corporativa del valore giuridico degli usi: dall’art. 17 del r.d.l. n. 1825/1924 all’art. 2078 cod. civ. — 5. Il contratto collettivo inderogabile: dal concordato di tariffa all’art. 2077 cod. civ. — 6. L’inderogabilità dell’accordo economico collettivo.

La legge 30 due anni dopo alla luce delle pronunce giurisprudenziali

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SOMMARIO: 1. Premessa. — 2. Il decreto legislativo sulle funzioni ispettive. — 3. Le modifiche alla disciplina dell’orario di lavoro. — 4. Il decreto «correttivo». — 5. Il decreto sulla «competitività», la legge di conversione, la finanziaria 2006. — 6. La sentenza n. 50/2005 della Corte Costituzionale. — 7. La sentenza n. 384/2005 della Corte Costituzionale. — 8. I provvedimenti ministeriali. — 9. La legislazione regionale. — 10. La contrattazione collettiva. — 11. La verifica mancata. — 12. Legge e Welfare. — 13. Legge e occupazione.

Direttive europee, clausola di non regresso e modelli di recepimento

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SOMMARIO: 1. Cenni introduttivi. — 2. Attuazione mimetica-sovrabbondante: tutela contro le discriminazioni. — 3. Attuazione mimetica-pedissequa: diritto d’informazione. — 4. Attuazione coerente: salute e sicurezza dei lavoratori. — 5. Attuazione di principio: parità di trattamento. — 6. Attuazione derivata: Comitato Aziendale Europeo. — 7. Attuazione estensiva del campo di applicazione: trasferimento d’azienda. — 8. Attuazione migliorativa: contratto a tempo parziale. — 9. Attuazione frammentaria-rimaneggiata: congedi parentali. — 10. Attuazione strumentale: contratto a tempo determinato. ...

Obbligo e diritto di lavorare quale strumento di tutela della professionalità

SOMMARIO: 1. Introduzione al problema. — 2. La posizione della dottrina maggioritaria. — 3. Demansionamento e inattività. — 4. Il diritto alla esecuzione della prestazione lavorativa nella elaborazione giurisprudenziale. — 5. La fonte normativa dell’obbligo risarcitorio del datore di lavoro. — 6. La tutela della professionalità e della personalità morale del prestatore di lavoro.

La gestione della sicurezza nel contratto di somministrazione e nel contratto di lavoro a progetto

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SOMMARIO: 1. Premessa: l’incidenza dei lavori atipici sulla salute dei lavoratori. — 2. Il d.lgs. n. 276/2003 e la sicurezza sul lavoro. — 2.1. Gli obblighi in materia di salute e sicurezza nel contratto di somministrazione. — 2.2. Segue: il contratto di lavoro a progetto. — 3. Conclusioni.

Il reddito di cittadinanza: verso un nuovo modello di protezione sociale?

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SOMMARIO: 1. Breve introduzione. — 2. Dal welfare al workfare, al reddito di cittadinanza. — 3. Una prima riflessione su alcuni interventi regionali. La legge della Regione Campania n. 2 del 2004. — 4. Conclusioni.

La trasformazione del lavoro a progetto in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato

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SOMMARIO: Premessa. — 1. La conversione retroattiva in subordinazione delle collaborazioni coordinate e continuative «senza progetto». — 2. La teoria della presunzione iuris tantum. — 3. La teoria della obbligazione di risultato. — 4. Una nuova e possibile lettura: il paternalismo contrattuale.

Recensione

Autodifesa di un eretico. Risposta alle recensioni di M. Miscione e di F. Scarpelli al libro «A che cosa serve il sindacato?»

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SOMMARIO: 1. Le ragioni per rendere derogabile il contratto nazionale in funzione delle esigenze delle delle zone forti del tessuto produttivo. — 2. Un silenzio indebito sul caso dell’Alfa Romeo di Arese e sul conflitto permanente nei trasporti pubblici. — 3. Le ragioni per rendere derogabile il contratto nazionale in funzione delle esigenze delle zone deboli del tessuto produttivo. — 4. Segue: una parità di trattamento che non si può «garantire», ma va costruita. — 5. Il contratto nazionale come disciplina di default. Una nuova cornice di regole che consenta un pluralismo sindacale effettivo.

Osservatorio: la Corte Costituzionale

Le decisioni nel trimestre gennaio-marzo 2006 - Rapporto di lavoro

Articolo scritto da: MassimoPallini

SOMMARIO: 1. Legittimità costituzionale della legge della Regione Abruzzo in materia di mobbing. — 2. Incompetenza della Regione nel prevedere la designazione di rappresentanti di enti pubblici statali quali componenti di una consulta regionale in materia di immigrazione. — 3. Incompetenza delle Regioni nel disciplinare i requisiti per l’esercizio della professione di «operatore nelle discipline bio-naturali». — 4. Illegittimità costituzionale della previsione di trasformazione in contratti «a tempo determinato» per contratti di lavoro temporaneo privi di forma scritta...

Osservatorio: la Corte Costituzionale

Le decisioni nel trimestre gennaio-marzo 2006 - Rapporto di lavoro

Articolo scritto da: MassimoPallini

SOMMARIO: 1. Legittimità costituzionale della legge della Regione Abruzzo in materia di mobbing. — 2. Incompetenza della Regione nel prevedere la designazione di rappresentanti di enti pubblici statali quali componenti di una consulta regionale in materia di immigrazione. — 3. Incompetenza delle Regioni nel disciplinare i requisiti per l’esercizio della professione di «operatore nelle discipline bio-naturali». — 4. Illegittimità costituzionale della previsione di trasformazione in contratti «a tempo determinato» per contratti di lavoro temporaneo privi di forma scritta...

Osservatorio: sicurezza sociale

Sicurezza sociale

Articolo scritto da: LorenzoFassina

SOMMARIO: 1. Indebiti pensionistici. — 2. Indennità di disoccupazione e part-time verticale su base annua. — 3. Pensione diretta di privilegio dei dipendenti degli enti locali.

Rapporto di lavoro

Clausole di non regresso e divieti di discriminazione per età: limiti alla discrezionalità del legislatore in materia di lavoro

Articolo scritto da: Laura Calafà

1. — Il caso — Nella sentenza pronunciata il 22 novembre 2005 (C-144/04) la Corte di Lussemburgo è stata chiamata a interpretare per la prima volta la Direttiva n. 2000/78 – dedicata alla parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro – e in questa occasione ha riconosciuto la sussistenza di una discriminazione per età nella legislazione tedesca in materia di contratto a termine (legge sull’incremento dell’occupazione entrata in vigore il 1°gennaio 2001)...

Corte di Giustizia delle Comunità europee, N.144/04-22 Novembre 2005

(Corte di Giustizia delle Comunità europee
N:144/04 - 22 Novembre 2005)

causa n. 144/04, Grande Sezione – Pres. Jann, Rel. Schintgen, Avv. Gen. Tizzano – Werner Mangold c. Rudiger Helm.

Note: Clausole di non regresso e divieti di discriminazione per età: limiti alla discrezionalità del legislatore in materia di lavoro

Diritto comunitario – Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato – Direttiva n. 1999/70/Ce – Clausola di non regresso (art. 8, punto 3) – Interpretazione e portata. Diritto comunitario – Direttiva n. 2000/78/Ce – Stipulazione contratti di lavoro a termine senza limiti per lavoratori con una determinata età (52 anni) – Discriminazioni in base all’età – Sussistenza. Diritto comunitario – Sussistenza di un principio generale di non discriminazione in ragione dell’età – Natura di principio generale del diritto comunitario – Violazione – Disapplicazione legge nazionale da parte del giudice competente – Termine di trasposizione direttiva non scaduto – Irrilevanza.

La clausola 8, punto 3, dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999 e attuato con la Direttiva del Consiglio 28 giugno 1999, n. 1999/70/Ce, relativa all’Accordo quadro C.E.S., U.N.I.C.E. e C.E.E.P. sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che non osta a una normativa quale quella controversa nella causa principale, la quale, per motivi connessi con la necessità di promuovere l’occupazione e indipendentemente dall’applicazione del detto accordo, ha abbassato l’età oltre la quale possono essere stipulati senza restrizioni contratti di lavoro a tempo determinato. ...
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Le Sezioni Unite, lo ius variandi dell’imprenditore e il danno esistenziale da demansionamento

Articolo scritto da: Francesco Fabbri

La questione decisa dalle Sezioni Unite, sul presupposto di un contrasto in ordine alla risarcibilità del danno da demansionamento, trae spunto essenzialmente dal riparto degli oneri probatori, recentemente definiti dalle stesse Sezioni Unite (Cass. 17 giugno 2004, n. 11353, in q. Riv., 2005, II, p. 95, con nota di Fabbri, ivi, pp. 110 ss.); l’ordinanza di rimessione (23 giugno 2004, senza numero, in FI, 2005, I, cc. 3439 ss.) aveva individuato tre orientamenti, partendo dal comportamento illegittimo del datore di lavoro che modifichi unilateralmente le mansioni del dipendente in modo...

Cassazione, Ss.Uu., N.6572-24 Marzo 2006

(Cassazione, Ss.Uu.
N:6572 - 24 Marzo 2006)

Ss.Uu. – Pres. Carbone, Est. La Terza, P.M. Martone (Diff.) – Rete Ferroviaria Italiana S.p.a. (avv. Tamburro) c. Capanna (avv.ti Nuzzaci e D’Aiuto).

Note: Le Sezioni Unite, lo ius variandi dell’imprenditore e il danno esistenziale da demansionamento

Qualifica e mansioni – Demansionamento – Danno professionale, biologico o esistenziale – Prova – Onere di allegazione – Presunzioni – Nozioni generali derivanti dall’esperienza.

In tema di demansionamento e di dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale, che asseritamente ne deriva – non ricorrendo automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale – non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio medesimo; mentre il risarcimento del danno biologico è subordinato all’esistenza di una lesione della integrità psico-fisica medicalmente accertabile, il danno esistenziale – da intendere come ogni pregiudizio (di natura non meramente emotiva e interiore, ma oggettivamente accertabile) provocato sul fare aredittuale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali...
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Ancora sulla nozione di azienda trasferita

Articolo scritto da: Enrico Maria Terenzio

La sentenza in commento, nella parte che interessa la presente trattazione, pur affermando princìpi consolidati, offre comunque lo spunto per un breve esame ricognitivo dei principali orientamenti giurisprudenziali, affermatisi negli ultimi anni, in materia di qualificazione della fattispecie del trasferimento d’azienda, di cui all’art. 2112 cod. civ., anche alla luce della recente evoluzione normativa. Come noto, negli ultimi anni (dopo l’attuazione della Direttiva n. 77/187/Cee, avvenuta mediante la promulgazione dell’art. 47, legge n. 428/90), gli interventi legislativi in materia hanno...

Cassazione, N.26196-1 Dicembre 2005

(Cassazione
N:26196 - 1 Dicembre 2005)

Sez. lav. – Pres. Sciarelli, Est. Balletti, P.M. Gaeta (concl. Conf.) – Nuova N.C.P. S.p.a. (avv. Rizzo) c. Mele Luca (avv.ti Quattromini e Panici).

Note: Ancora sulla nozione di azienda trasferita
Parole chiave: Trasferimento di azienda ::

Lavoro subordinato – Art. 2112 cod. civ. – Trasferimento d’azienda – Nozione – Cessione di parte del complesso organizzativo dei beni dell’impresa – Configurabilità – Condizioni – Accertamento della volontà delle parti in ordine alla destinazione dei beni ceduti – Necessità.

Può essere qualificata trasferimento d’azienda, ai sensi dell’art. 2112 cod. civ., anche la cessione di singole unità produttive della medesima azienda, purché abbiano una propria autonomia organizzativa e funzionale, anche se, una volta inserite nell’impresa cessionaria, restino assorbite, integrate e riorganizzate nella più ampia struttura di quest’ultima, dovendosi accertare quale sia stato, secondo la volontà dei contraenti, l’oggetto specifico del contratto, e cioè se i beni ceduti siano stati considerati nella loro autonoma individualità o non piuttosto nella loro funzione unitaria e strumentale. (1) (Massima non ufficiale).
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Inidoneità sopravvenuta e patto di dequalificazione: «fragilità» di un orientamento consolidato

Articolo scritto da: Michele Piccari

La sentenza che si annota si iscrive in quell’orientamento della Corte, in via di consolidamento, teso a considerare lecito il patto di dequalificazione, in caso di sopravvenuta inidoneità alla mansione per causa non imputabile al lavoratore (nel senso della validità del patto di demansionamento, su tutte Cass., Ss.Uu., 7 agosto 1998, n. 7755, in RIDL, 1999, pp. 170 ss., con nota di Pera; nonché in MGL, 1998, pp. 876 ss., con nota di Papaleoni; Cass. 5 agosto 2000, n. 10339, in MGL, 2000, 11, pp. 1208 ss., con nota di Figurati; Cass. 3 luglio 1997, n. 5961, in LPO, 1997, p. 2375,...

Cassazione , N.19686-10 Ottobre 2005

(Cassazione
N:19686 - 10 Ottobre 2005)

Sez. lav. – Pres. Ciciretti, Rel. Cementano, P.M. Abbritti – Mazzeo (avv. Centore) c. A.N.M. S.p.a. (avv. Rizzo). Cassa app. Napoli 13 gennaio-24 febbraio 2003 (concl. Diff.)

Note: Inidoneità sopravvenuta e patto di dequalificazione: «fragilità» di un orientamento consolidato

Lavoro – Mansioni – Inidoneità sopravvenuta alle mansioni – Impossibilità di svolgere altre mansioni equivalenti – Licenziamento per giustificato motivo oggettivo – Patto di dequalificazione – Validità – Adeguamento del contratto alla nuova situazione di fatto – Onere della prova di non poter adibire a mansioni intermedie rispetto a quelle inferiori assegnate – Sussistenza.

L’inidoneità sopravvenuta alle mansioni e conseguente impossibilità della prestazione lavorativa può giustificare il licenziamento ai sensi degli artt. 1 e 3, legge n. 604/1966, soltanto se, alla stregua di un’interpretazione del contratto secondo buona fede, risulti impossibile l’adibizione a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, e persino, in difetto di altre soluzioni, a mansioni inferiori; il patto di demansionemento, in quanto unico mezzo per conservare il rapporto di lavoro, non costituisce una deroga all’art. 2103 cod. civ., bensì un adeguamento del contratto alla nuova situazione di fatto, sorretto dal consenso, oltre che dall’interesse del lavoratore;...
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Vincoli alla libertà di recesso del lavoratore e ammissibilità delle clausole di durata minima del rapporto di lavoro

Articolo scritto da: Antonio Federici

Con la sentenza in commento è ritornato in evidenza il problema del pactum de non recedendo, diretto a conferire al rapporto di lavoro una stabilità convenzionale: si tratta di pattuizioni limitative del potere di recesso con cui le parti pongono un vincolo inibente la risoluzione del rapporto prima di un dato termine. Quando il vincolo è imposto a solo carico del datore di lavoro o è reciproco, non si pongono particolari problemi, stante la loro corrispondenza al programma di tutela del lavoratore cui è preordinata la specialità del diritto del lavoro; problematica, invece, è la questione...

Cassazione, N.17817-7 Settembre 2005

(Cassazione
N:17817 - 7 Settembre 2005)

Sez. lav. – Pres. Ciciretti, Est. Balletti, P.M. Frazzini (Conf.) – Air Vallée S.p.a. (avv.ti Caveri, Malagutti, Stanchi e Ferzi) c. R. P. (avv.ti Attanasio e Tobia) – Cassa, con rinvio, app. Torino, 3 luglio 2002, n. 586.

Note: Vincoli alla libertà di recesso del lavoratore e ammissibilità delle clausole di durata minima del rapporto di lavoro
Parole chiave: recesso - rapporto di lavoro ::

Lavoro subordinato – Dimissioni del lavoratore – Potere dispositivo – Clausole limitative della facoltà di recesso – Vincolo assunto a esclusivo carico del lavoratore – Ammissibilità.

Non contrasta con alcuna norma o principio dell’ordinamento giuridico il pactum de non recedendo con cui il lavoratore, disponendo della propria facoltà di recesso, si vincola unilateralmente a non dimettersi dal rapporto di lavoro prima dello scadere del termine di durata minima convenuto tra le parti. È ammissibile la clausola con cui, in caso di dimissioni anticipate, si stabilisce a carico del lavoratore l’obbligo del risarcimento del danno, anche con le modalità della penale ex art. 1382 cod. civ. (nella fattispecie la clausola di stabilità era intercorsa tra un pilota e una compagnia aerea, che aveva sostenuto i costi di addestramento per il conseguimento dell’abilitazione a condurre un dato tipo di aeromobile,...
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Le conseguenze del licenziamento illegittimo fino alla sentenza di annullamento

Articolo scritto da: Luciana Forte

Nella sentenza che si commenta la Suprema Corte torna a pronunciarsi sugli effetti e sulle conseguenze di un licenziamento, tempestivamente impugnato e dichiarato, con sentenza di annullamento, illegittimo. Nella fattispecie in esame, infatti, il lavoratore era stato licenziato la prima volta per giustificato motivo oggettivo; a seguito dell’impugnazione giudiziale, si instaurava il giudizio, avente a oggetto la legittimità o meno del licenziamento irrogato, che terminava con la dichiarazione di illegittimità dello stesso e con la condanna della Società al risarcimento del danno;...

Cassazione , N.10394-18 Mag 2005

(Cassazione
N:10394 - 18 Mag 2005)

Sez. lav. – Pres. Ravagni, Est. Di Cerbo, P.M. Destro (Conf.) – Laganà (avv. Panici) c. Redaelli Tecna Sud S.p.a. (avv. Delitala).

Note: Le conseguenze del licenziamento illegittimo fino alla sentenza di annullamento

Lavoro – Lavoro subordinato – Licenziamento – Impugnazione – Illegittimità – Secondo licenziamento durante il giudizio è privo di oggetto per insussistenza del rapporto lavorativo sottostante.

Il licenziamento intimato, in area di tutela reale, per giusta causa o giustificato motivo, è inefficace fino a quando non intervenga sentenza di annullamento ex art. 18, legge n. 300 del 1970; ne consegue che un secondo licenziamento, intimato prima dell’annullamento, è privo di oggetto, attesa l’insussistenza di un rapporto di lavoro.
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Libera recedibilità e procedimento disciplinare

Articolo scritto da: Giovanna Martire

La sentenza in commento si inserisce nel dibattito, sopito ma non chiuso, inerente l’applicabilità del procedimento disciplinare, ex art. 7 dello Statuto dei lavoratori, all’area della libera recedibilità. È noto come con quest’ultima espressione si intenda quell’area esclusa dall’applicazione della disciplina prevista in materia di licenziamenti individuali. In virtù di tale esclusione (art. 10, legge n. 604/66; art. 4, legge n. 108/90; art. 4, comma 8, legge n. 91/81) infatti, le categorie dei dirigenti, dei domestici, degli atleti professionisti, dei lavoratori ultrasessantenni,...

Corte d’Appello di Roma, N.-6 Mag 2005

(Corte d’Appello di Roma
N: - 6 Mag 2005)

Note: Libera recedibilità e procedimento disciplinare

Lavoro subordinato – Assunzione in prova di soggetto invalido obbligatoriamente avviato – Recesso unilaterale – Libera recedibiltà – Applicazione garanzie art. 7, legge n. 300/70 – Esclusione.

Nell’ipotesi di patto di prova legittimamente stipulato, il recesso dell’imprenditore durante il periodo di prova è esercitabile ad nutum ed è sottratto alla disciplina limitativa del licenziamento individuale. Ne consegue che nemmeno la procedura di garanzia concernente le contestazioni disciplinari trova applicazione.
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Carcere e lavoro: carattere civilistico del rapporto di lavoro carcerario e tutela dei diritti dei detenuti

Articolo scritto da: Mariangela Grasso

La sentenza in epigrafe della Corte d’Appello di Roma presenta aspetti di notevole interesse poiché, affermando che la competenza in tema di lavoro carcerario prestato dai detenuti all’interno o all’esterno dello stabilimento penitenziario spetta al giudice del lavoro, si discosta dal precedente orientamento della Suprema Corte di Cassazione, che a partire dalla fine del 1999 con le sentenze n. 490 e n. 594, fino alla sentenza n. 7097 del 2002 resa a Sezioni Unite, sostiene che, successivamente alla modifica dell’art. 69 della legge n. 354 del 1975 operata dall’art. 21 della legge n. 663...

Corte d’Appello di Roma, N.-27 Gennaio 2005

(Corte d’Appello di Roma
N: - 27 Gennaio 2005)

Sez. lav. – Rel. Cannella – Ministero della giustizia (Avv. Generale dello Stato) c. Tagliaferri (avv. Caponetti).

Note: Carcere e lavoro: carattere civilistico del rapporto di lavoro carcerario e tutela dei diritti dei detenuti
Parole chiave: lavoro carcerario ::

Lavoro – Lavoro carcerario – Tutela giurisdizionale dei diritti dei detenuti – Competenza del giudice del lavoro.

La competenza a conoscere delle controversie tra il detenuto prestatore di lavoro e il suo datore di lavoro spetta al giudice del lavoro, quanto meno in assenza della scelta da parte del lavoratore detenuto della procedura del reclamo.
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Lavoro gratuito e subordinazione

Articolo scritto da: Alberto Lepore

1. — Premessa — Il Tribunale di Verona torna sull’annosa questione della compatibilità del vincolo di subordinazione ai sensi dell’art. 2094 cod. civ. e della sua compatibilità con la prestazione di lavoro a titolo gratuito. Nella disamina del caso sottopostogli il giudice di merito ribadisce alcuni princìpi, in verità, oramai, abbastanza consolidati in materia di lavoro gratuito. Secondo il giudice la prestazione di lavoro eseguita gratuitamente non può integrare una prestazione di lavoro subordinato in considerazione della essenzialità dell’elemento dell’onerosità. ...

Tribunale Verona, N.-10 Giugno 2005

(Tribunale Verona
N: - 10 Giugno 2005)

Est. D. De Stefano – C. Gheller (avv.ti Balbi e Livatino) c. Radio Popolare S.C.R.L. (avv. Bucher).

Note: Lavoro gratuito e subordinazione

Lavoro – Lavoro giornalistico – Lavoro gratuito – Ammissibilità – Onere della prova a carico del beneficiario della prestazione – Necessità – Rapporto di lavoro subordinato o autonomo – Insussistenza.

Lo svolgimento di una prestazione di lavoro giornalistico non può escludere la configurabilità di una prestazione lavorativa a titolo gratuito, riconducibile a un rapporto istituito affectionis vel benevolentiae causa ovvero in vista di vantaggi indiretti che il prestatore intendeva trarre; di tale gratuità deve, peraltro, essere data prova rigorosa da parte del beneficiario della prestazione; tale prova non può consistere nella semplice inerzia del prestatore nel chiedere il compenso per la prestazione, ma deve essere desunta dall’originaria volontà delle parti nonché delle modalità di svolgimento del rapporto di lavoro.
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Controversie di lavoro

Attualità della condotta antisindacale e tempestività della proposizione dell’azione

Articolo scritto da: Mario Giovanni Garofalo

1. — La sentenza in commento (Cass., Sez. lav., 6 giugno 2005, n. 11741) consente, per la sua argomentazione ampia e accurata, qualche riflessione su un interessante problema: il requisito dell’attualità della condotta antisindacale in presenza di un considerevole lasso di tempo tra la condotta denunziata e la proposizione dell’azione. Il caso affrontato riguarda un’impresa giornalistica che effettua due licenziamenti e un trasferimento di sede di lavoro senza informarne preventivamente il comitato di redazione, secondo quanto prescritto dal contratto collettivo. ...

Cassazione, Sez. lav., N.11741-6 Giugno 2005

(Cassazione, Sez. lav.
N:11741 - 6 Giugno 2005)

Sez. lav. – Pres. Mileo, Est. Toffoli, P.M. Nardi (concl. Diff.) – Ass. Stampa romana (avv. Barone) c. Rai Radiotelevisione Italiana S.p.a. (avv. Scognamiglio e altri).

Note: Attualità della condotta antisindacale e tempestività della proposizione dell’azione
Parole chiave: condotta antisindacale ::

Lavoro subordinato – Associazioni sindacali – Sindacati (post-corporativi) – Libertà sindacale – Repressione della condotta antisindacale – Presupposti – Attualità della condotta o dei suoi effetti – Portata – Condizioni – Fondamento – Relativo accertamento da parte del giudice di merito – Censurabilità in Cassazione – Limiti – Fattispecie relativa a violazione di diritti di informazione del sindacato previsti dal c.c.n.l. dei giornalisti, prospettata in riferimento a licenziamenti per giusta causa. Lavoro subordinato – Associazioni sindacali – Sindacati (post-corporativi) – Libertà sindacale – Repressione della condotta antisindacale – Tutela ex art. 28 della legge n. 300 del 1970 – Legittimazione attiva delle associazioni sindacali ivi previste – Conseguenze – Intervento adesivo dipendente del singolo lavoratore – Configurabilità – Ricorso incidentale adesivo per Cassazione – Proposizione nei termini di cui agli artt. 370 e 371 cod. proc. civ. – Legittimità.

Requisito essenziale dell’azione di repressione della condotta antisindacale, di cui all’art. 28 della legge n. 300 del 1970, è l’attualità di tale condotta o il perdurare dei suoi effetti. Tale requisito – sulla base dell’interpretazione letterale e sistematica della suddetta norma, anche alla luce di quanto previsto in ordine alla legittimazione attiva in capo agli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali, riconosciuta nell’interesse al ripristino nell’azienda dei diritti sindacali, nella completa autonomia rispetto alle azioni proponibili dai singoli lavoratori, e restando invece irrilevante la tendenza del procedimento all’emanazione di pronunce costitutive o di mero accertamento –...
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Sicurezza sociale

I limiti alla ripetibilità del pagamento indebito

Articolo scritto da: Claudia Ruperto

1. — Evoluzione storico-normativa dell’istituto dell’indebito previdenziale— Gli indebiti previdenziali, intendendosi per tali le prestazioni erogate indebitamente dagli enti previdenziali, sono un argomento a lungo dibattuto. Com’è noto, in base all’art. 2033 cod. civ., chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto alla ripetizione di ciò che ha pagato e ha, altresì, diritto agli interessi decorrenti dal giorno della domanda, ovvero, dal giorno del pagamento a seconda della buona o mala fede dell’accipiens. ...

Corte Costituzionale, N.1-13 Gennaio 2006

(Corte Costituzionale
N:1 - 13 Gennaio 2006)

Pres. Marini, Red. Bile – G. D. C. e A. P. (n. c.) c. I.N.P.S. (avv. Riccio).

Note: I limiti alla ripetibilità del pagamento indebito
Parole chiave: pagamento indebito ::

Pensioni – Indebito pensionistico – Prestazioni pensionistiche indebite anteriori al 1°gennaio 1996 – Irripetibilità integrale per i percettori di un reddito minimo e, nei limiti di un quarto per i percettori di redditi superiori – Denunciata disparità di trattamento in danno dei percettori di redditi superiori in relazione alla previgente disciplina di piena irripetibilità – Inadeguata tutela previdenziale – Manifesta infondatezza delle questioni.

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 1, commi 260 e 261, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Misure per la razionalizzazione della finanza pubblica), e dell’art. 38, commi 7 e 8, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2002), sollevate in riferimento agli articoli 3 e 38 della Costituzione.
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Multifattorialità: nesso causale e obbligo di protezione. Quale rapporto?

Articolo scritto da: Silvia Assennato

Ancora alcune considerazioni in ordine a quella delicata e tuttora magmatica materia che è la prova del nesso di causalità tra patologia e lavorazioni, in ordine alle malattie cosiddette di tipo multifattoriale. Il ragionamento svolto in sentenza si incardina su due elementi: uno essenzialmente tecnico-giuridico, quale la valutazione delle prove in giudizio, l’altro relativo alla applicabilità del principio di equivalenza causale (ai sensi e per gli effetti dell’art. 41 cod. pen.; sul punto vedi anche Cass., Ss.Uu., 30 maggio 2005, n. 11345). ...

Cassazione, N.17959-9 Settembre 2005

(Cassazione
N:17959 - 9 Settembre 2005)

Sez. lav. – Pres. Ciciretti, Est. Stile, P.M. Abbritti – (conf.) Rete Ferroviaria Italiana S.p.a. (avv. Pessi) c. G. M.

Note: Multifattorialità: nesso causale e obbligo di protezione. Quale rapporto?
Parole chiave: malattie multifattoriali ::

Infortuni e malattie professionali – Nesso eziologico tra malattia ed esposizione a polveri di amianto e piombo – Tabagismo quale concausa della malattia – Applicazione del principio di equivalenza delle cause – Causa di servizio – Spettanza

Anche nella materia degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali trova applicazione la regola contenuta nell’art. 41 cod. pen., per cui il rapporto causale tra evento e danno è governato dal principio di equivalenza delle condizioni; principio secondo il quale va riconosciuta l’efficienza causale a ogni antecedente che abbia contribuito, anche in maniera indiretta e remota, alla produzione dell’evento salvo il temperamento previsto dallo stesso art. 41 cod. pen., in forza del quale il nesso eziologico è interrotto dalla sopravvenienza di un fattore sufficiente da solo a produrre l’evento, tale da far degradare le cause antecedenti a semplici occasioni.
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La tutela della maternità nel parto prematuro: la Corte Costituzionale chiama, il legislatore non risponde

Articolo scritto da: Gino Madonia

1. — La fattispecie concreta — Con le ordinanze che si annotano, aventi a oggetto il medesimo caso concreto ed emesse a conclusione di due successivi procedimenti d’urgenza ex art. 700 cod. proc. civ., i giudici palermitani affrontano il problema della decorrenza iniziale del diritto di fruire del congedo per maternità nell’ipotesi di parto prematuro di oltre due mesi rispetto alla data presunta del parto. Entrambe hanno riconosciuto la fondatezza dei ricorsi introduttivi rispettivamente proposti sotto il profilo del fumus, ma, mentre la prima ha ritenuto insussistente il periculum...

Tribunale Palermo, N.-13 Luglio 2005

Lavoro (Rapporto) – Retribuzione in malattia, gravidanza, puerperio – Parto prematuro – Congedo di maternità – Decorrenza.

In ipotesi di parto prematuro di oltre due mesi, l’intero periodo di congedo di maternità (cinque mesi) decorre dalla data di dimissione del neonato dall’ospedale e di ingresso nella casa familiare.
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