Il tema: la riforma del lavoro

Il licenziamento discriminatorio o «per motivo illecito determinante» alla luce dei princìpi civilistici: la causa del licenziam

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L'autore analizza i presupposti applicativi delle tutele poste dall'art. 18 dello Statuto dei lavoratori, come riformulato recentemente dalla riforma cosiddetta "Fornero", al licenziamento quale atto uniltarale fra vivi a contenuto patrimoniale.

Le oscillazioni del pendolo: flessibilità e rigidità nell’accesso al lavoro subordinato dopo la legge Fornero

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Il saggio analizza le novità contenute nella legge n. 92, in materia di flessibilità in ingresso nell’area del lavoro subordinato. Le figure contrattuali flessibili prese in esame sono il contratto a tempo determinato, la somministrazione, il part-time, il lavoro intermittente e l’apprendistato. Ricorrendo all’immagine del pendolo, l’Autore ripercorre le continue oscillazioni legislative tra l’intento di affermare e realizzare l’egemonia del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e la spinta a facilitare il ricorso a modelli negoziali non standard, allentandone i vincoli.

Opinioni a confronto: il lavoro a termine nella pubblica amministrazione

La successione dei contratti a termine con la p.a. e le supplenze scolastiche: diritto interno e diritto europeo

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Lo scritto vuole evidenziare come l’utilizzo sempre più massiccio di successivi contratti a tempo determinato con lo stesso lavoratore da parte delle amministrazioni pubbliche italiane, ed in particolare il pluridecennale abuso delle supplenze scolastiche su posti in organico privi di titolare, abbia destato l’attenzione critica della Commissione Europea, che ha aperto una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese, e sia stato sottoposto al vaglio della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia circa il rispetto dell’accordo-quadro europeo che regola la materia.

La giurisprudenza della Corte di Giustizia sui contratti di lavoro a termine e il suo rilievo per l’ordinamento italiano

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1. Le prime decisioni. La clausola di non regresso e l’inizio di attenzione per il settore pubblico. — 2. La a-causalità del primo e/o unico contratto a termine e le sue ricadute sulla parità di trattamento. — 3. Le specificità del settore pubblico. — 4. La sanzione della trasformazione in contratto «stabile». — 5. Il ruolo del giudice nazionale. — 6. La disapplicazione della normativa nazionale contrastante. — 7. Il principio di parità di trattamento tra lavoratori comparabili. — 8. La giustiziabilità. — 9. Ancora alcuni altri ambiti specifici. — 10. Il dialogo tra le Corti.

Quale tutela per i precari del pubblico impiego? Spunti per una riflessione

La conversione del rapporto a termine nel pubblico impiego è possibile? E’ questa la domanda a cui cerca di rispondere l’A., per il quale la stabilizzazione del rapporto con le pp.aa., pur impedita, in caso di violazione di norme imperative, dall’art. 36 del D.Lgs. 165/2001, non lo sarebbe quando il lavoratore, ex art. 5, co. 4 bis, D. Lgs. 368/2001, presti servizio per più di 36 mesi. In caso di mancata conversione del rapporto, per la quantificazione del risarcimento del danno, l’A. propone l’estensione, anche al pubblico impiego, del meccanismo predisposto dall’art. 32 della L. 183/2010

Il dialogo tra Corte di Giustizia e giudice nazionale n tema di precariato pubblico

Scritto da:

La situazione di precarietà lavorativa di centinaia di migliaa di persone che operano nel pubblico impiego, anche alle dipendenze delle Istituzioni dell’Ue, è stata già oggetto di numerose pronunzie della Corte di Giustizia. Il saggio analizza le ricadute della giurisprudenza dell'Unione sugli stati membri interessati alle relative pronunce, soprattutto in riferimento al caso italiano.

Saggi

Accordi e disaccordi sulle conseguenze risarcitorie dell’abuso del contratto a termine nel settore privato

Scritto da:

Il s. analizza il dibattito sviluppatosi su art. 32, co. 5, l. 183/2010, in merito a indennità onnicomprensiva per le ipotesi di conversione del contratto di lavoro a termine. L’indagine ha ad oggetto, da un lato, i contrasti giurisprudenziali su significato e portata dell’onnicomprensività sancita dal legislatore, dall’altro, i profili di sospetta (in)compatibilità della forfetizzazione delle conseguenze risarcitorie derivanti dall’abuso del contratto a termine della prevista applicabilità retroattiva del risarcimento onnicomprensivo a forfait con molteplici disposizioni e giurisprudenza ue.

Documentazione

Acli, Inas, Inca, Ital - Analisi degli effetti provocati dalle modifiche introdotte dall’art. 12 della legge n. 122/2010

Scritto da:

1. L’origine della norma e la mancanza di un periodo transitorio. 2. Sulla soppressione della legge n. 322/1958. 3. Ulteriori riflessioni sull’istituto dell’annullamento della costituzione della posizione assicurativa. 4. Sulle posi zioni silenti. 5. Nessuna ricongiunzione o totalizzazione per il lavoratore inva- lido. 6. Nessuna pensione per l’inidoneo a proficuo lavoro. 7. Sulla possibi lità di ricongiunzione e di totalizzazione. 8. Ancora due parole sulla determi nazione dell’onere di ricongiunzione. 9. Perché il sistema previdenziale è più iniquo dopo la legge n. 122/2010

Osservatorio Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, anno 2011

Articolo scritto da: Fabrizio Miani Canevari

Premessa. Tutela contro gli infortuni e le malattie professionali. Trattamenti per vecchiaia e invalidità. Trattamenti di riversibilità. Prestazioni previdenziali per i lavoratori agricoli. Trattamenti per disoccupazione, mobilità, lavori socialmente utili. Benefìci per esposizione all’amianto. Prestazioni assistenziali. Obblighi e benefìci contributivi. Indebito previdenziale.

Osservatorio della corte costituzionale

La Corte Costituzionale. Le decisioni nel trimestre luglio-settembre 2012. Rapporto di lavoro

Articolo scritto da: MassimoPallini

Illegittimità del diniego della regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari condannati anche con sentenza non definitiva per tutti i tipi di reati che consentono l’arresto in flagranza. Competenza statale nel dettare limiti alla spesa per il personale di Regioni ed enti locali. Illegittimità della riserva in favore del personale interno del 60% dei posti vacanti di dirigente. Legittimità del blocco della contrattazione collettiva per il pubblico impiego nel triennio 2010-2012. Legittimità dei vincoli alla spesa per il personale delle Regioni in ragione del coordinamento, etc.

Rassegna di giurisprudenza

La giurisprudenza della Corte Europea dei Diritto dell'Uomo in relazione ai temi della previdenza e della protezione sociale

Articolo scritto da: Gina Turatto

L’articolo offre una rassegna della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo circa i temi della previdenza e la protezione sociale, e che la Corte, malgrado l’assenza di riferimenti precisi alla salvaguardia dei diritti economici e sociali, ha saputo mettere in relazione con un ampio ventaglio di disposizioni della Convenzione, a partire dall’articolo 1 del primo Protocollo addizionale agli articoli 2, 3, 8 e 14 della stessa Convenzione.

Rapporto di lavoro

Alcune considerazioni sulla insussistenza del fatto addebitato e sulle incongruenze del nuovo art. 18 Stat. lav.

Articolo scritto da: Francesco Fabbri

La modifica dell’art. 18 St. introdotta con la L. 92/12 si incentra sul principio che il licenziam. disciplinare con reintegra può essere disposto qualora non vi siano gli estremi della giusta causa o del giustificato motivo e qualora ricorra l’insussistenza del fatto contestato ovvero esso rientri tra le condotte punibili con sanzione conservativa; l’insussistenza di cui sopra si riferisce al “fatto giuridico” costituito dalla componente oggettiva e da quella soggettiva: va cmq disposta la reintegra nel posto di lavoro e nelle mansioni svolte qualora si tratti di infrazioni di minore entità.

Tribunale Bologna, N.2631-15 Ottobre 2012

(Tribunale Bologna
N:2631 - 15 Ottobre 2012)

Est. Marchesini – P.C. (avv.ti Piccinini e Ballatori) c. A. Srl (avv. Laus).

Note: Alcune considerazioni sulla insussistenza del fatto addebitato e sulle incongruenze del nuovo art. 18 Stat. lav.

Licenziamento individuale – Art. 18, comma 4, legge n. 300/1970, come modificato dall’art. 1 della legge n. 92/2012 – Licenziamento disciplinare con reintegra – Nozione.

La recente riforma dell’art. 18 Stat. lav. ha modificato questa norma nel senso che il licenziamento disciplinare con reintegra disciplinato dal comma 4 prevede che il giudice dispone quest’ultima, nelle ipotesi in cui non vi siano gli estremi della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento, allorché ricorra un’ipotesi di insussistenza del fatto contestato o qualora il fatto rientri tra le condotte punibili con una sanzione conservativa secondo il Ccnl applicato.
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Sulla ritenuta sufficienza dell’accordo dei lavoratori in materia di videosorveglianza

Articolo scritto da: Giorgio Frontini

La nota commenta in modo critico la decisione della Corte di cassazione penale che ha ritenuto sufficiente il consenso dei lavoratori, in assenza di quello delle rsa, per l'installazione di un impianto di videosorveglianza.

Corte di cassazione, N.22611-11 Giugno 2012

(Corte di cassazione
N:22611 - 11 Giugno 2012)

Sez. III pen. – Pres. Squassoni, Est. Mulliri, P.M. Delehaye (diff.) – Ricorrente: C. B. Diff. Tribunale Pisa 11 aprile 2011.

Note: Sulla ritenuta sufficienza dell’accordo dei lavoratori in materia di videosorveglianza

Controlli del datore di lavoro – Art. 4 Stat. lav. – Videosorveglianza dei lavoratori – Autorizzazione rilasciata dalla totalità dei dipendenti – Mancata consultazione delle Rsa – Illecito penale – Insussistenza

L’autorizzazione all’installazione di impianti di controllo dell’attività dei lavoratori di cui all’art. 4, comma 2, Stat. lav., rilasciata non dalle Rsa ma dalla totalità dei dipendenti, esclude l’illecito penale di cui agli artt. 4, comma 2, cit., e 38 Stat. lav.
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La fragilità del vincolo fiduciario nel settore del credito

Articolo scritto da: Silvia Magnifico

L'autore esamina il rischio della dilatazione oltre misura dell’obbligo di diligenza del dipendente anche fuori dal contesto lavorativo: nel caso de quo, l’ente creditizio, quasi un’organizzazione di tendenza sui generis, mira a tutelare il valore del rapporto di lavoro attraverso «l’espulsione di chi appaia aver compromesso – con clamore negativo – la credibilità del datore di lavoro» sancendo al contempo «la sua inaffidabilità definitiva»

Corte di cassazione, N.6498-26 Aprile 2012

(Corte di cassazione
N:6498 - 26 Aprile 2012)

Sez. lav. – Pres. Lamorgese, Est. Tricomi, P.M. Fresa – C.M. (avv. Angioni) c. Unicredit Banca Spa (avv.ti Pessi, Gentile). Cassa con rinvio Corte d’Appello Cagliari 28 giugno 2007.

Note: La fragilità del vincolo fiduciario nel settore del credito
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Licenziamento per giusta causa – Art. 2119 cod. civ. – Settore credito – Fatti extralavorativi – Detenzione stupefacenti – Uso personale – Lesione vincolo fiduciario – Proporzionalità della sanzione – Sindacato di legittimità – Giudizi applicativi di clausole generali – Massime d’esperienza e fatti notori – Presunzioni.

Non costituisce giusta causa di licenziamento il comportamento consistente nella detenzione da parte di un dipendente di un istituto di credito di sostanze stupefacenti, del tipo marijuana e hashish, avvenuta in piena estate, in zona di mare e durante la notte tra sabato e domenica
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Sul giustificato motivo oggettivo di licenziamento e sull’obbligo del datore di lavoro di dimostrare l’assenza di posti

Articolo scritto da: Enrico Maria Terenzio

L’A. evidenzia i profili d’incertezza che possono derivare dall’inevitabile connessione esistente tra la spesso difficile definizione di equivalenza delle mansioni, ai sensi dell’art. 2103 c.c., soprattutto se intesa in chiave dinamico – evolutiva e l’assolvimento dell’onere di repechâge.

Corte di cassazione, N.6026-18 Aprile 2012

(Corte di cassazione
N:6026 - 18 Aprile 2012)

Sez. lav. – Pres. Vidiri, Est. Tricomi, P.M. Viola (conf.) – B. Spa (avv. Pulsoni) c. V.A. (avv.ti Guarino, Lanzone). Conf. Corte d’Appello Roma 29 maggio 2003.

Note: Sul giustificato motivo oggettivo di licenziamento e sull’obbligo del datore di lavoro di dimostrare l’assenza di posti
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Giustificato motivo oggettivo – Soppressione del posto di lavoro dovuta alla chiusura del reparto – Conseguente ridistribuzione dell’attività lavorativa – Onere di repechâge – Incombe sul datore di lavoro – Mancato assolvimento – Riutilizzabilità del lavoratore licenziato in ragione della pregressa professionalità acquisita – Illegittimità

L’onere incombente sul datore di lavoro di dimostrare l’impossibilità di adibire il lavoratore allo svolgimento di altre mansioni analoghe a quelle svolte in precedenza, concernendo un fatto negativo, va assolto mediante la dimostrazione di fatti positivi corrispondenti, quali la circostanza che i residui posti di lavoro, riguardanti mansioni equivalenti, fossero, al tempo del licenziamento, stabilmente occupati da altri lavoratori, ovvero che, dopo il licenziamento, e per un congruo periodo, non si sia effettuata alcuna nuova assunzione nella stessa qualifica dei lavoratori licenziati
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Controllo della posta elettronica e accertamento ex post degli abusi del dipendente

Articolo scritto da: Giampiero Golisano

Il controllo ex post della posta elettronica del lavoratore non cade nel divieto dell’art. 4 Stat. lav. qualora sia necessario per accertare l’infedeltà che abbia prodotto un danno al datore. La Cassazione ha ritenuta legittima l’indagine retrospettiva sulla posta elettronica individuale, come un mezzo per l’acquisizione della prova e non come una misura di tutela del patrimonio aziendale. In questo senso, il valore processuale delle risultanze acquisite dal datore, in carenza di procedure e dei principi di gradualità, proporzionalità, indispensabilità, si profila fortemente indebolito.

Corte di cassazione, N.2722-23 Febbraio 2012

(Corte di cassazione
N:2722 - 23 Febbraio 2012)

Sez. lav. – Pres. Roselli, Est. Mammone, P.M. Matera (diff.) – B.A. (avv. Carronelli) c. Unicredit Spa (avv.ti Pessi, Giammaria). Conf. Corte d’Appello Brescia 13 ottobre 2009.

Note: Controllo della posta elettronica e accertamento ex post degli abusi del dipendente

Controlli del datore di lavoro – Accertamento della violazione degli obblighi di correttezza e segretezza tramite indagine ex post sulla posta elettronica del dipendente – Art. 4 Stat. lav. – Violazione della procedura di partecipazione di cui al comma 2 – Licenziamento – Legittimità.

Non integra una violazione dell’art. 4 Stat. lav. il controllo a distanza operato nei confronti di un lavoratore tramite l’indagine retrospettiva sulla sua posta elettronica, qualora siffatto controllo sia necessario per accertare la violazione dei doveri di segretezza e correttezza dai quali sia derivato un danno per il datore di lavoro; e questo nonostante la prova della suddetta violazione sia stata acquisita non rispettando la procedura di cui al comma 2 dell’art. 4 Stat. lav.
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Licenziamenti collettivi e buona fede

Articolo scritto da: Carla Ghitti

l’A. critica l’orientamento giurisprudenziale che svaluta il rilievo, ai fini della valutazione della legittimità dei licenziamenti collettivi, della fase dell'esame congiunto ed in particolare dell'obbligo a trattare in buona fede, obbligo che al contrario la prevalente dottrina riconosce in capo al datore e al soggetto sindacale. In questa prospettiva, l’A. indaga la tenuta del criterio funzionalistico, teso a salvaguardare la procedura qualora le parti abbiano raggiunto un accordo, e la sua possibile interazione con l'obbligo della buona fede.

Corte di cassazione, N.6030-15 Marzo 2011

(Corte di cassazione
N:6030 - 15 Marzo 2011)

Sez. lav. – Pres. Miani Canevari, Est. De Renzis, P.M. Matera (conf.) – F.D. (avv.ti Nigro, Berti, Raffone) c. Intesa Sanpaolo Spa (già Banca Intesa Spa) (avv.ti Ferzi, Chiello). Conf. Corte d’Appello Torino 16 gennaio 2007

Note: Licenziamenti collettivi e buona fede
Parole chiave: licenziamento collettivo ::

Licenziamento collettivo – Artt. 17 e 18 Ccnl 11 luglio 1999 per i quadri direttivi e il personale delle aree professionali dipendenti delle aziende di credito – Confronto preliminare tra delegazione sindacale ad hoc e società capogruppo – Doverosità – Rilevanza – Successiva trattativa con la Rsa e suo carattere fittizio – Esclusione – Fondamento.

In materia di collocamento in mobilità e licenziamenti collettivi, il confronto a livello di gruppo tra una delegazione sindacale ad hoc e la società capogruppo, previsto dagli artt. 17 e 18 del Ccnl 11 luglio 1999 per i quadri direttivi e per il personale delle aree professionali dipendenti delle aziende di credito, integra la prima fase della procedura di riduzione del personale, senza che ne derivi, ove siano stati osservati i passaggi procedurali previsti dalla legge n. 223/1991, il carattere fittizio della successiva trattativa intercorsa dopo breve tempo con la rappresentanza sindacale aziendale nell’ambito della consultazione regolata dall’art. 4, comma 2,ancorché in tale sede le parti abbiano solo recepito l'accordo precedente.
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Principio di non discriminazione e retribuzione dei dirigenti a tempo determinato nel lavoro pubblico

Articolo scritto da: Alberto-Mattei

La nota commenta una sentenza di merito in materia di contratto a termine nel lavoro pubblico, con particolare riferimento alla retribuzione e posizione di risultato spettante ai dirigenti (la fattispecie esamina un caso di accertamento d'indebito recupero di somme). La pronuncia statuisce che a parità di mansioni, ai lavoratori a termine spetta il medesimo trattamento economico e normativo che di fatto viene attribuito ai lavoratori a tempo in determinato, potendo escludersi soltanto emolumenti che siano incompatibili con un rapporto temporaneo.

Tribunale di Roma, N.24573-20 Marzo 2012

(Tribunale di Roma
N:24573 - 20 Marzo 2012)

Est. Luna – B.P., C.R., D.D., G.P. (avv.ti L.D., L.C.) c. Asp (avv. F.H.).

Note: Principio di non discriminazione e retribuzione dei dirigenti a tempo determinato nel lavoro pubblico
Parole chiave: undefined ::

Contratto a termine – Lavoro pubblico – Retribuzione e posizione di risultato – Accertamento indebito recupero.

A parità di mansioni, ai lavoratori a termine spetta il medesimo trattamento economico e normativo che di fatto viene attribuito ai lavoratori a tempo indeterminato, potendo escludersi soltanto emolumenti che siano incompatibili con un rapporto temporaneo.
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Mancata promozione del lavoratore e discriminazione per motivi sindacali

Articolo scritto da: Luisa Monterossi

Nel caso in commento un dipendente della Regione Piemonte adisce il Tribunale di Torino lamentando di aver subito un trattamento discriminatorio:.non gli è stato riconosciuto l’inquadramento corrispondente alle superiori mansioni effettivamente svolte, promozione concessa a due colleghi, non dotati - a suo dire - di maggiore professionalità o anzianità. Mentre il Tribunale respinge il ricorso, la Corte d’Appello riconosce che la mancata promozione integra un atto discriminatorio nullo ai sensi dell’art. 15 St. lav. e condanna la Regione a concedere il superiore inquadramento all’appellante.

Corte d'Appello di Torino, N.-12 Marzo 2012

(Corte d'Appello di Torino
N: - 12 Marzo 2012)

Pres. Maffiodo, Est. Mancuso – R.W. (avv. Sonetto e Napoli) c. Regione Piemonte (avv. Magliona). Diff. Tribunale Torino 11 febbraio 2010.

Note: Mancata promozione del lavoratore e discriminazione per motivi sindacali

Discriminazioni – Principio di parità di trattamento – Mansioni e inquadramento – Atti omissivi – Svolgimento di attività sindacale – Distacchi e permessi sindacali – Onere della prova – Nullità – Adeguatezza della sanzione.

La mancata promozione di un lavoratore, concessa ad altri colleghi, integra un trattamento discriminatorio quando la decisione del datore di lavoro sia stata adottata unicamente in ragione dell’attività sindacale svolta dal dipendente escluso. Pertanto, l’atto è radicalmente nullo ai sensi dell’art. 15 Stat. lav. e il datore è tenuto a riconoscere al lavoratore discriminato il superiore inquadramento.
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Diritto sindacale

Repetita iuvant: ancora sulla validità degli accordi sindacali sul turn-over

Articolo scritto da: Lorenzo Scarano

A margine di una vicenda giudiziaria già esaminata, conclusasi con il definitivo rigetto della richiesta del figlio di un dipendente dimissionario di essere assunto in virtù dell’apposita clausola contenuta in un accordo sindacale, la nota esamina la motivazione della sentenza del Supremo Collegio (resa alla luce dei recenti vincoli al reclutamento del personale nelle società con partecipazioni pubbliche) evidenziando un possibile nuovo orientamento della giurisprudenza, per tornare a soffermarsi sui rapporti fra libertà negoziale, vincoli pubblicistici e autonomia delle relazioni industriali.

Corte di cassazione, N.3831-9 Marzo 2012

(Corte di cassazione
N:3831 - 9 Marzo 2012)

Sez. lav., ord. – Pres. Battimiello, Est. La Terza, P.M. Finocchi Ghersi (conf.) – M.G. e M.L. (avv.ti Dellosso, De Giorgio) c. Equitalia Pragma Spa (avv.ti Pessi, Rigi Luperti). Conf. Corte d’Appello Lecce, Sez. dist. Taranto, 14 aprile 2010

Note: Repetita iuvant: ancora sulla validità degli accordi sindacali sul turn-over
Parole chiave: contratto collettivo ::

Contratto collettivo – Clausola che obbliga all’assunzione del figlio di un dipendente dimissionario – Società a partecipazione pubblica – Nullità della clausola.

La disciplina sul reclutamento del personale delle società a partecipazione pubblica non consente di stipulare accordi sindacali che subordinino l’assunzione all’esistenza di vincoli di parentela; detti accordi sono da considerarsi nulli in quanto violano il principio di imparzialità.
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Sicurezza sociale

Il principio del pro rata temporis negli enti previdenziali privatizzati

Articolo scritto da: Daniela Garreffa

La Suprema Corte interviene nuovamente sull’interpretazione del principio del pro rata temporis contenuto nell’art. 3, co. 12, legge 335, stabilendo che detto principio impone, nel caso di modifiche dei criteri di determinazione della pensione durante il periodo dell'iscrizione, come pure nell’ipotesi di introduzione di un diverso sistema di calcolo della pensione agli enti di previdenza privatizzati di calcolare la pensione degli iscritti determinando tante quote di pensione, da calcolare - in relazione a ciascun periodo dell'anzianità maturata - secondo il sistema, rispettivamente in vigore.

Corte di Cassazione, sezione lavoro, N.3613-7 Marzo 2012

(Corte di Cassazione, sezione lavoro
N:3613 - 7 Marzo 2012)

Pres. Battimiello, Est. La Terza, P.M. Sepe (conf.) – Cnpr (avv. Fusillo) c. A.M. (avv.ti Campilii, Ricci). Conf. Corte d’Appello Bologna 9 giugno 2010.

Note: Il principio del pro rata temporis negli enti previdenziali privatizzati

Pensione – Art. 1, comma 763, legge 27 dicembre 2006, n. 296 – Non ha natura retroattiva e interpretativa. Pensione – Art. 3, comma 12, legge 8 agosto 1995, n. 335 – Principio del pro rata temporis – Introduzione del sistema contributivo – Applicabilità.

L’art. 1, co. 763, l. 296/06, va interpretato nel senso che la disposta salvezza degli atti e delle deliberazioni in materia previdenziale adottati dagli enti di cui al d.lgs. 509/94, e approvati dai Ministeri vigilanti, non vale a sanare la illegittimità dei provvedimenti adottati in violazione della precedente legge vigente al momento della loro emanazione. Sulla questione in esame, peraltro, non rileva il disposto del d.l. 201/11, che, ha esteso a 50 anni l’arco temporale in relazione al quale le casse sono tenute a garantire l’equilibrio di bilancio. In tema di trattamento previdenziale è illegittimo il provvedimento di liquidazione della quota retributiva della pensione che è effettuato in violazione della regola del pro rata di cui alla legge 335/95, art. 3, comma 12.
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Corte di Cassazione, sezione lavoro, N.10939-18 Mag 2011

(Corte di Cassazione, sezione lavoro
N:10939 - 18 Mag 2011)

Pres. De Luca, Est. Mammone, P.M. Lettieri (conf.) – Cnpr (avv. Fusillo) c. D.P.A. (avv. Lazzeretti). Conf. Corte d’Appello L’Aquila 6 febbraio 2008.

Note: Il principio del pro rata temporis negli enti previdenziali privatizzati

Pensione – Art. 3, comma 12, legge 8 agosto 1995, n. 335 – Principio del pro rata temporis – Introduzione del sistema contributivo – Applicabilità a qualsiasi sistema di calcolo della pensione – Diritto dell’iscritto all’ente previdenziale di ottenere tante quote di pensione quanti sono i periodi di anzianità maturata.

Il principio del pro rata trova applicazione a favore dell’iscritto all’ente previdenziale in ogni caso di successione, durante il periodo di iscrizione, di sistemi di calcolo diversi, e anche nel caso di passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo. Pertanto, l’iscritto ha diritto di maturare altrettante quote di pensione, da calcolare, in relazione a ciascun periodo dell’anzianità maturata, secondo il sistema rispettivamente in vigore.
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Distacco dei lavoratori in Italia e disciplina previdenziale applicabile

Articolo scritto da: Simona Vlad Ciubotariu

A pochi mesi di distanza una dall’altra le sentenze offrono due spunti di riflessione interessantissimi anche nel quadro del processo di armonizzazione del diritto dell’Unione Europea. In mancanza di accordi bilaterali tra Italia ed uno Stato extracomunitario, nel caso di impiego di lavoratori stranieri extracomunitari distaccati in Italia alle dipendenze di una collegata società italiana, quest’ultima è tenuta ai relativi obblighi contributivi previdenziali ed assistenziali in base al principio della territorialità a prescindere dal fatto che gli stessi lavoratori sono senza cittadinanza ital

Corte di Cassazione, sezione lavoro, N.16244-25 Settembre 2012

(Corte di Cassazione, sezione lavoro
N:16244 - 25 Settembre 2012)

Pres. Miani Canevari, Est. Berrino, P.M. Romano – Inps (avv.ti Maritano, Coretti, Correra) c. V.C.I. (contumace). Cassa Corte d’Appello Firenze 20 novembre 2006.

Note: Distacco dei lavoratori in Italia e disciplina previdenziale applicabile

Distacco – Mobilità della manodopera – Lavoratori stranieri non comunitari – Obblighi retributivi e previdenziali – Assenza di convenzione bilaterale – Applicabilità del principio di territorialità.

In assenza di un accordo tra uno Stato membro dell’Ue e uno Stato non membro, nel caso di impiego di lavoratori stranieri non comunitari distaccati in Italia alle dipendenze di una collegata società italiana, quest’ultima è tenuta ai relativi obblighi contributivi previdenziali e assistenziali in base al principio della territorialità a prescindere dal fatto che gli stessi lavoratori siano sprovvisti della cittadinanza italiana.
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Corte di Appello di Trieste, N.-8 Novembre 2012

(Corte di Appello di Trieste
N: - 8 Novembre 2012)

Pres. Pellegrini, Est. Benvegnu – L. (avv. Consoli) c. Inps (avv. Rando). Diff. Tribunale Trieste n. 10/2008.

Note: Distacco dei lavoratori in Italia e disciplina previdenziale applicabile
Parole chiave: sicurezza sociale ::

Distacco – Mobilità della manodopera – Obblighi retributivi e previdenziali a carico del datore di lavoro distaccante – Elemento della «stabile organizzazione» – Mancata estensione alla materia previdenziale – Onere della prova.

L’elemento della «stabile organizzazione» in Italia, utilizzato dalla normativa nazionale e internazionale relativamente alle imposte dirette e all’Iva, non si estende alla materia previdenziale.
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Dubbi di costituzionalità su termine di decadenza e prescrizione in materia di riliquidazione delle pensioni

Articolo scritto da: Raffaella Cultrera

Il Tribunale di Roma ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 38, comma 4, del d.l. n. 98 del 2011, convertito in legge n°111 del 15.07.2011 per violazione dell’art. 3 della Costituzione, rilevando che detta norma non è né norma di interpretazione autentica, né retroattiva, ma ha carattere innovativo e, pertanto, l’applicazione della decadenza sostanziale dei tre anni e della prescrizione di cinque anni ai giudizi di riliquidazione delle pensioni pendenti in primo grado alla data del 06.07.2011 comporta un’irragionevole disparità di trattamento.

Tribunale di Roma, N.-8 Febbraio 2012

(Tribunale di Roma
N: - 8 Febbraio 2012)

ordinanza. Est. Sordi – A.C. (avv. Nappi) c. Inps (avv. Luci).

Note: Dubbi di costituzionalità su termine di decadenza e prescrizione in materia di riliquidazione delle pensioni

Pensione – Pensione di anzianità – Azione giudiziaria di riliquidazione – Termine triennale di decadenza sostanziale – Prescrizione quinquennale dei ratei e delle relative differenze – Ius superveniens – Applicabilità ai giudizi pendenti in primo grado – Questione non manifestamente infondata di legittimità dell’art. 38, comma 4, d.l. n. 98/2011 per violazione dell’art. 3 Cost.

L’art. 38, comma 1, lett. d, nn. 1 e 2, del d.l. n. 98/2011, convertito, con modificazioni, nella legge n. 111/2011, non è né norma di interpretazione autentica, né norma retroattiva, ma ha carattere innovativo. Pertanto, l’applicazione della decadenza sostanziale dei tre anni (di cui al n. 1 citato) e della prescrizione di cinque anni (di cui al n. 2) ai giudizi di riliquidazione delle pensioni pendenti in primo grado alla data del 6 luglio 2011 comporta un’irragionevole disparità di trattamento tra ipotesi analoghe, contrariamente a quanto disposto dall’art. 3 Cost. Ne consegue che non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 38, comma 4, d.l. n. 98/2011, in riferimento all’art. 3 Cost.
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