Il tema: il lavoro nero e le imprese fantasma

Il lavoro nero e le imprese fantasma

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Il saggio introduce il tema del fascicolo della Rivista: il fenomeno del lavoro sommerso. L'obiettivo è quello di riflettere sulla situazione attuale, analizzare le molteplici sfaccettature del fenomeno, e suggerire soluzioni ermeneutiche, di politica del diritto e istituzionale. per cercare di risolvere definitivamenteun problema incompatibile con il ruolo che dovrebbe ricoprire l’Italia nel mondo industrializzato.

Il lavoro non regolare: un quadro statistico e alcune valutazioni di policy

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Questo a. cerca di ricostruire il quadro statistico sul lavoro irregolare in Italia, analizzandolo alla luce delle policy adottate per contrastarlo, ottenendo due principali conclusioni. La prima è che dall’inizio degli anni Duemila alcune tendenze alla riduzione del lavoro irregolare sembrano effettivamente essersi manifestate, ma alcuni indicatori segnalano un preoccupante “rimbalzo” negli ultimi anni. La seconda è che la riduzione sembra dovuta quasi esclusivamente alla sanatoria del lavoro immigrato irregolare del 2002.

Politiche pubbliche e lavoro sommerso: realtà e prospettive

In questo saggio si mettono in luce le varie politiche che andrebbero adottate per la lotta al lavoro sommerso, ribadendo l’importanza di collocare la questione nella più ampia prospettiva delle politiche per lo sviluppo e per l’occupazione. Inoltre, si rimarca l’importanza di un mutamento delle modalità di azione della classe politica del paese che dovrebbero essere improntate al pieno rispetto del principio di legalità e al rifiuto delle pratiche clientelari.

Il lavoro sommerso e le scelte del sindacato

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In questo scritto l'autore, riassumendo le politiche governative in tema di lavoro sommerso degli ultimi anni, segnala come l’azione di contrasto debba avere carattere strutturale, mirando a sostenere il consolidamento delle impreseche operano legalmente e quindi la crescita di occupazione di qualità. Importante è il rilievo che le politiche di destrutturazione del mercatodel lavoro regolare aprono ampi spazi all’espansione del lavoro nero e irregolare.

Gli interventi legislativi regionali di contrasto al lavoro nero e di sostegno all’emersione

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L’Autore, a partire da una sintetica ricostruzione delle basi istituzionali e politiche della legislazione regionale dell’ultimo decennio, propone una tassonomia dei modelli regolativi in materia di contrasto al lavoro nero articolata in quattro classi tra loro distinte per valutazione del fenomeno (comportamento meramente individuale, per quanto diffuso; comportamento di massa e fattore strutturale degli assetti produttivi) oppure per finalità regolative (emersione del lavoro nero, qualificazione della domanda pubblica in occasione degli appalti).

Azioni di contrasto al lavoro sommerso e vigilanza amministrativa

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Le sanzioni hanno un ruolo decisivo nell’articolata strategia di contrasto al lavoro sommerso. Gli scarsi successi riscossi dalle sanzioni positive negli ultimi anni inducono a privilegiare, almeno per il breve periodo, le sanzioni ispirate ad una logica di deterrenza. Il vigente sistema delle sanzioni negative, pur perfettibile, appare complessivamente rigoroso e completo. I maggiori ostacoli alla repressione del sommerso vanno attualmente rinvenuti nel sistema della vigilanza amministrativa che assume un ruolo essenziale ai fini dell’applicazione effettiva delle norme.

Profili giurisprudenziali del lavoro nero

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L'autore si sofferma sui principali profili che emergono nelle controversie instaurate dai lavoratori coinvolti, come la difficoltà probatoria in ordine alla sussistenza del rapporto di lavoro, il regime prescrizionale e la posizione contributiva La riflessione si conclude sul diverso e dilagante fenomeno del lavoro irregolare non imposto, bensì "preteso” da quei lavoratori che concorrono in maniera attiva a a determinare la propria condizione di irregolarità onde incrementare il salario di fatto, evadendo contributi e prelievo fiscale, interrogandosi sui rimedi per contrastastare il fenomeno

L’abuso della responsabilità limitata nel contesto del lavoro irregolare: primi spunti di riflessione

Gli A.A. affrontano il tema dell’abuso nel ricorso allo schermo giuridico della società di capitali e della responsabilità limitata, quali comportamenti che di fatto rendono più difficile la sanzione delle posizioni di lavoro irregolare. Condotte come l’insufficiente capitalizzazione o la sovrapposizione tra patrimonio sociale e personale del reale imprenditore danno luogo ad abusi che consentono con frequenza l’utilizzo di lavoro irregolare sottraendosi alle relative responsabilità. Il saggio esplora la possibilità di disapplicare le regole in materia di responsabilità limitata

Saggi

Flessibilità e lavoro

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L’A., prestando attenzione al significato semantico del lemma “flessibilità”, offre un'analisi del processo evolutivo registrato dell’apparato normativo italiano arrivando a constatare la creazione di un vero e proprio modello di flessibilizzazione del fattore lavoro. Mettendo in guardia dall’uso indistinto di espressioni come flessibilità, precarietà, atipicità, facile viatico per un uso del linguaggio normativo in senso ideologizzato, l’A. si sofferma sulle tecniche di flessibilizzazione adottate anche allo scopo di individuare le principali ricadute del modello italiano di flessibilità.

Osservatorio europeo

Innovazione sociale: la nuova giurisprudenza della Corte di Strasburgo sui diritti fondamentali del lavoro

Il contributo analizza il progressivo riconoscimento dei diritti fondamentali del lavoro da parte della CGCE. In particolare, muovendo dall’interpretazione fornita nelle sentenza Demir e Baykara in armonia con gli standard internazionali sul lavoro, gli Autori si interrogano se e come la Cedu possa costituire un esempio di “innovazione sociale”, e cioè uno strumento per riconoscere nuovi diritti sociali (nello specifico, i diritti all’autonomia collettiva), soffermando l’attenzione conclusiva sugli artt. 8 sulla vita privata e familiare e 14 sulla discriminazione.

Osservatorio della contrattazione collettiva

Rinnovo del Ccnl gomma plastica - industrie per il triennio 2010-2012

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SOMMARIO: 1. Premessa. — 2. Le relazioni industriali. — 2.1. La contrattazione di secondo livello. — 3. L’orario di lavoro. — 4. L’assetto retributivo. — 5. Il lavoro a tempo parziale. — 6. Il contratto a termine e il contratto di somministrazione lavoro. — 7. L’apprendistato. — 8. La previdenza complementare. — 9. L’Assistenza sanitaria integrativa. — 10. Conclusioni.

Le tutele degli agenti e dei rappresentanti commerciali alla luce dei rinnovi degli Aec nel settore commercio

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SOMMARIO: 1. La premessa del nuovo Accordo economico collettivo. — 2. Le definizioni di agente e di rappresentante di commercio. — 3. Il diritto del preponente di variare unilateralmente zona, clienti, prodotti, misura delle provvigioni. — 4. La provvigione. — 5. Gravidanza e puerperio. — 6. Patto di non concorrenza. — 7. La nuova applicazione dell’art. 1751 cod. civ. nell’Accordo economico collettivo. — 8. Ulteriori novità dell’Accordo e considerazioni conclusive.

Osservatorio della corte costituzionale

La Corte Costituzionale. Le decisioni nel trimestre gennaio-marzo 2012. Rapporto di lavoro

Articolo scritto da: MassimoPallini

1. Finanziamento degli oneri per le prestazioni di lavoro straordinario del personale della Protezione civile. — 2. Illegittimità della stabilizzazione dei Lsu della Regione Molise. — 3. Illegittimità di incarichi regionali di collaborazione con il potere politico attribuibili soltanto sulla base di criteri fiduciari e non selettivi.

Osservatorio. La Corte Costituzionale. Le decisioni nel trimestre gennaio-marzo 2012. Sicurezza Sociale

Articolo scritto da: LorenzoFassina

1. Contribuzione gestione commercianti. — 2. Disoccupazione e part-time. — 3. Totalizzazione contributiva enti privatizzati.

Osservatorio della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione sezione lavoro anno 2011

Articolo scritto da: Fabrizio Miani Canevari

Lavoro autonomo e subordinato; Avviamento al lavoro; Contratti di lavoro; Interposizione e appalti; Controlli del datore di lavoro; Retribuzione e tempo di lavoro; Mansioni; Procedimento e sanzioni disciplinari; Garanzie dei lavoratori; Licenziamenti; Dimissione; Rinunce e transazioni; Prescrizione; Sciopero e condotta antisindacale.

Rapporto di lavoro

Estinzione del diritto alle ferie non godute per causa di malattia: la Corte di Giustizia ci ripensa

Articolo scritto da: Lucia Valente

La Corte di Giustizia afferma che il diritto alle ferie annuali retribuite non può essere cumulato senza limiti temporali. Esso si estingue al termine del periodo di riporto quando il lavoratore a causa di una malattia di lunga durata non abbia potuto esercitare il diritto alle ferie né durante il periodo di riferimento né durante il periodo di riporto stabilito dalla contrattazione collettiva in misura adeguata. La Corte tuttavia non chiarisce se l’estinzione del diritto alle ferie in tali circostanze incida anche sul diritto secondario alla indennità sostitutiva delle ferie non godute.

Corte di Giustizia UE, N.causa C 214/10-22 Novembre 2011

(Corte di Giustizia UE
N:causa C 214/10 - 22 Novembre 2011)

Grande Sezione. V. Skouris, Pres., E. Levits (relatore), V. Trstenjak avvocato generale,KHS AG (avv. P. Brasse, Rechtsanwalt)c. Winfried Schulte (’avv. H.-J. Teuber, Rechtsanwalt).

Note: Estinzione del diritto alle ferie non godute per causa di malattia: la Corte di Giustizia ci ripensa

Ferie – Organizzazione dell’orario di lavoro – Art. 7, Direttiva n. 2003/88/Ce – Diritto alle ferie annuali retribuite – Estinzione del diritto alle ferie annuali retribuite non godute per causa di malattia allo scadere di un termine previsto dalla normativa nazionale.

L’art. 7, n. 1, della Direttiva n. 2003/88/Ce, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, deve essere interpretato nel senso che non osta a norme o a prassi nazionali, quali i contratti collettivi, che, prevedendo un periodo di riporto di quindici mesi allo scadere del quale il diritto alle ferie annuali retribuite si estingue, limitano il cumulo dei diritti a tali ferie di un lavoratore inabile al lavoro durante più periodi di riferimento consecutivi.
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Coppie omosessuali e pensioni complementari di vecchiaia: il caso Römer

Articolo scritto da: Francesca Romana Guarnieri

È una discriminazione fondata sulle tendenze sessuali l’attribuzione di una pensione di anzianità versata al partener di un’unione civile registrata inferiore rispetto a quella concessa a una persona regolarmente sposata. Gli Stati membri sono liberi di scegliere la propria legislazione interna in materia di stato civile, ma sono tenuti a evitare che questa produca effetti contrari al diritto Ue.

Corte di Giustizia Ue, N.causa C-147/08-10 Mag 2011

Discriminazioni – Parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro – Princìpi generali del diritto dell’Unione – Art. 157 TfUe – Direttiva n. 2000/78/Ce – Ambito di applicazione – Nozione di «retribuzione» – Esclusioni – Regime di previdenza professionale sotto forma di pensione complementare di vecchiaia per gli ex dipendenti di un ente locale e i loro superstiti – Metodo di calcolo di tale pensione che avvantaggia i beneficiari coniugati rispetto a quelli che vivono nell’ambito di un’unione civile registrata – Discriminazione fondata sulle tendenze sessuali.

È una discriminazione fondata sulle tendenze sessuali l’attribuzione di una pensione di anzianità versata al partner di un’unione civile registrata inferiore rispetto a quella concessa a una persona regolarmente sposata. Gli Stati membri sono liberi di scegliere la propria legislazione interna in materia di stato civile, ma sono tenuti a evitare che questa produca effetti contrari al diritto Ue. Se sul piano interno la situazione del partner di un’unione registrata è paragonabile, seppure non identica, a quella di una persona sposata gli Stati non possono prevedere una diversità di trattamento nel calcolo della pensione di anzianità.
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Gruppi imprenditoriali e codatorialità

Articolo scritto da: Enrico Raimondi

L’Autore, dopo aver ricordato le posizioni assunte nel corso del tempo dalla dottrina e dalla giurisprudenza in materia di rapporto di lavoro nei gruppi imprenditoriali, esamina a quali condizioni è possibile ravvisare una situazione di contitolarità del rapporto di lavoro.

Corte di cassazione, N.25270-29 Novembre 2011

(Corte di cassazione
N:25270 - 29 Novembre 2011)

Sez. lav. – Pres. Roselli, Est. Meliadò, P.M. Finocchi Ghersi (conf.) – Fiat Partecipazioni Spa, Fiat Group Automobiles Spa (avv.ti De Luca Tamajo, Donamico, Dirutigliano) c. B.R. (avv.ti Bin e Cossu). Conf. Corte d’Appello Torino 11 luglio 2007.

Note: Gruppi imprenditoriali e codatorialità

Gruppo d’impresa – Società capogruppo – Ingerenza nella gestione dei rapporti di lavoro con le società del gruppo – Imputazione del rapporto alla capogruppo – Configurabilità – Fondamento

In presenza di un gruppo di società, la concreta ingerenza della società capogruppo nella gestione del rapporto di lavoro dei dipendenti delle società controllate, ove ecceda il ruolo di direzione e coordinamento generale alla stessa spettante sul complesso delle attività delle suddette società, determina l’assunzione in capo alla medesima società capogruppo della qualità di datore di lavoro, in quanto soggetto effettivamente utilizzatore della prestazione e titolare dell’organizzazione produttiva nella quale l’attività lavorativa è inserita con carattere di subordinazione.
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Un accordo «fuori legge». Le parti non possono negoziare ex ante l’iscrizione nelle liste di mobilità

Articolo scritto da: Daniela Comandè

Un accordo transattivo, formalizzato in sede sindacale, che ha per oggetto l’indennità di mobilità costituisce lo spunto per affrontare la fattispecie del negozio in frode alla legge e l’inderogabilità della materia previdenziale. A partire dai passaggi interpretativi della sentenza si sviluppano considerazioni critico-ricostruttive sul peculiare regime di invalidità applicato dai giudici della Corte di Cassazione in caso di elusione di una norma imperativa, individuata nell’art. 7 legge n. 223/1991. Attraverso l’ipotesi interpretativa dell’art. 1966, comma 2, cod. civ., e la clausola generale

Corte di Cassazione, N.24828-24 Novembre 2011

(Corte di Cassazione
N:24828 - 24 Novembre 2011)

Sez. lav. – Pres. Roselli, Est. Berrino – P.M. Gaeta (conf.) – L.L. (avv.ti Bussa, Giusti) c. L.G. & C. Srl (avv.ti Pagni, Del Punta). Conf. Corte d’Appello Firenze 10 giugno 2008, n. 859.

Note: Un accordo «fuori legge». Le parti non possono negoziare ex ante l’iscrizione nelle liste di mobilità

Mobilità – Sussidi e indennità di disoccupazione – Indennità di mobilità ex art. 7, legge n. 223 del 1991 – Natura previdenziale – Conseguenze – Accordo transattivo in deroga alla legge – Validità – Esclusione.

L’indennità di mobilità ai lavoratori licenziati, di cui all’art. 7, legge n. 223 del 1991, configura una prestazione previdenziale che trova la sua fonte di disciplina in una inderogabile norma di legge. Ne consegue che è nullo per frode alla legge l’accordo transattivo modificativo della disciplina legale che regola i tempi, le modalità e i requisiti oggettivi che presiedono all’erogazione della suddetta indennità, ancorché stipulato in sede sindacale, tra un datore di lavoro e un lavoratore. In particolare la frode sussiste nell’ipotesi in cui le parti, a seguito del licenziamento del lavoratore, concordano in via transattiva un impegno del datore di lavoro ad attivare la procedura di mobilità con contestuale reintegra del lavoratore, ma con sospensione della prestazione
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Il sindacato giudiziale di proporzionalità nel licenziamento disciplinare

Articolo scritto da: Milena Talarico

La Cass., intervenendo in materia di licenziamento disciplinare, detta le linee guida per il corretto svolgimento, ad opera dei giudici di merito, del sindacato di proporzionalità, senza tralasciare l'importanza degli standard valutativi esistenti nella realtà sociale. La Corte sancisce, inoltre, la necessità di effettuare il giudizio di proporzionalità valutando l'inadempimento in senso accentuativo rispetto alla "non scarsa importanza” e dichiara condizione di legittimità della sanzione affissione del codice disciplinare ove le violazione attenga a profili organizzativi

Corte di cassazione, N.18955-16 Settembre 2011

(Corte di cassazione
N:18955 - 16 Settembre 2011)

Sez. lav., ord. – Pres. De Renzis, Est. Tria, P.M. Basile (conf.) – Italcar Snc (avv.ti Maresca, Sorbello) c. C.P. (avv. Caruso). Conf. Corte d’Appello Messina 6 ottobre 2008.

Note: Il sindacato giudiziale di proporzionalità nel licenziamento disciplinare

Licenziamento individuale – Licenziamento disciplinare – Mancata affissione codice disciplinare – Illegittimità – Violazione di regole di comportamento previste dal contratto collettivo

L’obbligo di affissione del codice disciplinare ai fini della legittimità del licenziamento disciplinare sussiste soltanto nel caso in cui siano violate prescrizioni strettamente attinenti all’organizzazione aziendale, per lo più ignote alla collettività. Per il caso, invece, di comportamenti manifestamente contrari agli interessi dell’impresa, legati a violazione di doveri fondamentali del rapporto, contrari al cd. minimo etico o a norme di rilevanza penale, non è necessario provvedere all’affissione del codice disciplinare poiché il potere sanzionatorio del datore discende in tali casi direttamente dalla legge
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Corte di cassazione, N.17739-29 Agosto 2011

(Corte di cassazione
N:17739 - 29 Agosto 2011)

Sez. lav., ord. – Pres. Roselli, Est. Tria, P.M. Basile (conf.) – Iper Montebello Spa (avv. Menegazzi) c. M.G. (avv.ti Verticchio, Boiocchi). Conf. Corte d’Appello Brescia 17 gennaio 2009.

Note: Il sindacato giudiziale di proporzionalità nel licenziamento disciplinare

Licenziamento individuale – Licenziamento disciplinare – Proporzionalità – Standard valutativi – Lieve entità del danno patrimoniale e assenza di recidiva – Mancata lesione del vincolo fiduciario – Illegittimità.

Spetta al giudice di merito, con una valutazione incensurabile in sede di legittimità ove congruamente motivata, considerare la proporzionalità della sanzione espulsiva non sulla base di una valutazione astratta del fatto addebitato, ma tenendo conto di ogni aspetto concreto della vicenda processuale, sulla base anche degli standard valutativi della realtà sociale. Nel giudizio di proporzionalità, in ogni caso, la gravità dell’inadempimento deve esser valutata in senso accentuativo a tutela del lavoratore rispetto alla regola della «non scarsa importanza» di cui all’art. 1455 cod. civ. L’irrogazione della massima sanzione è giustificata solo in presenza di un notevole inadempimento tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto.
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La ritorsione indiretta

Articolo scritto da: Giuseppe Cannati

La Cassazione affronta l'interessante caso di una ritorsione indiretta, compiuta cioè a danni di un lavoratore diverso dall'autore della condotta non gradita dall'imprenditore. Nell'occasione è confermato l'indirizzo secondo cui il licenziamento ritorsivo è un atto illecito al quale, data l'analogia di struttura, si applica la disciplina dettata per i licenziamenti discriminatori. Nella nota ci si sofferma ampiamente sulla ritorsione indiretta e si esaminano brevemente altre questioni, ancora non definitivamente risolte riguardanti le fattispecie ritorsive e quelle discriminatorie.

Corte di cassazione, N.17087-8 Agosto 2011

(Corte di cassazione
N:17087 - 8 Agosto 2011)

Sez. lav. – Pres. Foglia, Est. Ianniello, P.M. Finocchi Ghersi (diff.) – M.V. (avv.ti Grattarola e Spinoso) c. L.V. Srl (avv.ti Boccia e Marelli). Cassa Corte d’Appello Torino 22 maggio 2008.

Note: La ritorsione indiretta

Licenziamento individuale – Ritorsione diretta e indiretta del datore di lavoro – Onere della prova – Nullità dell’atto ed effetto reintegratorio

lavoro a un comportamento legittimo tenuto dal lavoratore colpito (diretto) o anche da un’altra persona a quest’ultimo legata (indiretto), che attribuisce all’atto stesso il connotato dell’ingiustificata vendetta. Quando tale reazione sia il motivo unico e determinante del recesso, il licenziamento è nullo e si applica l’art. 3 della legge n. 108/1990
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Corte di cassazione, N.10097-9 Mag 2011

(Corte di cassazione
N:10097 - 9 Mag 2011)

Sez. III civ. – Pres. Preden, Est. Chiarini, P.M. Russo (conf.) – Ivlnl Srl (avv.ti Ferraro F. e Ferraro G.), Bpa Spa (avv. Sabbatino) e Ma Spa c. S.A. (avv.ti Romanelli e Muto). Conf. Corte d’Appello Napoli 30 dicembre 2005.

Note: La ritorsione indiretta
Parole chiave: infortunio sul lavoro ::

Sicurezza sul lavoro – Infortunio – Doveri del datore di lavoro. Sicurezza sul lavoro – Infortunio – Servizio di sorveglianza – Decesso del lavoratore addetto al servizio di piantonamento a seguito di rapina – Nesso di causalità – Responsabilità del datore di lavoro e del committente – Danno ai superstiti. Sicurezza sul lavoro – Infortunio – Servizio di sorveglianza – Decesso del lavoratore addetto al servizio di piantonamento a seguito di rapina – Nesso di causalità – Responsabilità del committente – Danno ai superstiti

Il datore di lavoro deve predisporre le misure necessarie a garantire l’incolumità del lavoratore e vigilare sulla loro osservanza da parte di quest’ultimo. Ai sensi delle disposizioni del Ccnl, l’istituto di vigilanza è tenuto a fornire alla guardia giurata, in servizio di piantonamento, il giubbotto antiproiettile che deve ritenersi ricompreso nella nozione di «equipaggiamento». Inoltre l’istituto di vigilanza risponde del danno allorché abbia omesso di accertarsi che la vittima avesse effettivamente indossato il giubbotto antiproiettile. Il committente – istituto bancario – risponde del danno patito dai familiari della guardia giurata deceduta a seguito di rapina allorché abbia omesso di attivare il servizio di videosorveglianza presente in loco.
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In tema di omicidio di una guardia giurata in servizio presso una banca

(Corte di cassazione
9 Mag 2011, n.10097)

Sez. III civ. – Pres. Preden, Est. Chiarini, P.M. Russo (conf.) – Ivlnl Srl (avv.ti Ferraro F. e Ferraro G.), Bpa Spa (avv. Sabbatino) e Ma Spa c. S.A. (avv.ti Romanelli e Muto). Conf. Corte d’Appello Napoli 30 dicembre 2005.

Articolo scritto da: Filippo Aiello

Il caso commentato dall’autore riguarda l’omicidio, a seguito di rapina, di una guardia giurata in servizio di piantonamento per il quale la Suprema Corte ha riconosciuto, a carico del datore di lavoro e dell’istituto di credito committente, l’obbligo di risarcimento del danno patito dai superstiti. L’autore, nel commentare la sentenza, esamina la tematica della responsabilità del datore di lavoro e del committente per i danni conseguenti ad infortunio sul lavoro o malattia professionale.

Controversie di lavoro

Un intervento della Cassazione tra tutela effettiva del contraddittorio e celerità del rito lavoristico

(Corte di cassazione
22 Novembre 2011, n.24573)

Pres. Roselli, Est. Berrino, P.M. Gaeta (conf.) – Soc. Candela graniti (avv.ti Spanedda, Pepe) c. Manunta. Conf. Corte d’Appello Cagliari, Sez. dist. Sassari, 18 maggio 2009

Articolo scritto da: Alberto-Mattei

il contraddittorio si estrinseca non come valore astratto, ma come mezzo di tutela effettiva delle parti coinvolte, volto a consentire alle parti la piena esplicazione del loro diritto di concorrere alla formazione del convincimento del giudice per la composizione finale della lite. Per tale motivo, la pronuncia in commento rende evidente, in particolare nel passaggio laddove la società ricorrente ritiene leso il principio ex art. 101 cod. proc. civ., che, nella peculiare celerità del rito lavoristico dove il giudice è in grado di avere un quadro della lite anche prima della discussione

I contrasti tra Corte EDU E Corte Costituzionale sulle leggi retroattive che eliminano diritti di lavoratori e pensionati

Articolo scritto da: Luigi Menghini

1. Contrasti in atto e contrasti potenziali. — 2. Rapporti tra Cedu e ordinamento interno secondo la Corte Costituzionale. — 3. Corte Costituzionale e Corte Edu sulle leggi con effetti retroattivi. — 4. La Corte Costituzionale e il caso Ata. — 5. Il caso Ata e la Corte di Strasburgo. — 6. I termini del contrasto. — 7. La sentenza Scattolon. — 8. Norme Cedu e applicazione diretta. — 9. La sentenza Agrati — 10. La sentenza Maggio. — 11. La nuova rimessione alla Corte Costituzionale: quali argomenti nuovi per un giudizio.

Corte Costituzionale, N.15-26 Gennaio 2012

Controversie di lavoro e previdenza – Contribuzione previdenziale – Soci amministratori di Srl – Opera prestata nell’impresa commerciale – Iscrizione all’Inps – Legge di interpretazione autentica – Obbligo di doppia iscrizione – Artt. 3, 24, comma 1, 102, 111, comma 2, e 117, comma 1, Cost. – Questione di legittimità costituzionale – Infondatezza. Controversie di lavoro e previdenza – Contribuzione previdenziale – Soci amministratori di Srl – Opera prestata nell’impresa commerciale – Iscrizione all’Inps – Legge di interpretazione autentica – Obbligo di doppia iscrizione – Art. 6 Cedu – Violazione – Insussistenza.

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 12, co. 11, d.l. n. 78/2010, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, co. 1, l. n. 122/2010, sollevata dalla Corte d’Appello di Genova in riferimento agli artt. 3, 24, co. 1, 102, 111, co. 2, e 117, co. 1, Cost., in riferimento all’art. 6 della Cedu. (1) Spetta innanzitutto al legislatore nazionale e alla Corte Costituzionale valutare, con riferimento a princìpi, diritti e beni di rilievo costituzionale e nell’ambito del margine di apprezzamento riconosciuto dalla Cedu ai singoli ordinamenti statali, la sussistenza dei motivi imperativi di interesse generale che giustifichino interventi legislativi con efficacia retroattiva.
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Corte Costituzionale, N.303-10 Novembre 2011

(Corte Costituzionale
N:303 - 10 Novembre 2011)

Pres. Quaranta, Est. Mazzella – C.C. (avv.ti Vacirca e Angiolini) e S.G. (avv.ti Carpagnano e De Michele) c. Poste Italiane Spa (avv.ti Maresca e Pessi).

Note: I contrasti tra Corte EDU E Corte Costituzionale sulle leggi retroattive che eliminano diritti di lavoratori e pensionati

Controversie di lavoro e previdenza – Contratto a termine – Conversione – Indennità onnicomprensiva – Retroattività – Cause in corso – Alterazione – Art. 6 Cedu – Violazione – Insussistenza.

Il co. 7 dell’art. 32 della l. n. 183/2010, prevedendo l’estensione dei co. 5 e 6 dello stesso articolo ai giudizi in corso, non ha prodotto un’ingerenza illecita del legislatore nell’amministrazione della giustizia diretta ad alterare la soluzione di una o più controversie a beneficio di una parte, contrastante con il divieto di cui all’art. 6 della Cedu. Nella fattispecie, infatti, ricorrono tutte le condizioni in presenza delle quali la Corte Edu ritiene compatibili con l’art. 6 della Convenzione disposizioni nazionali dalla portata retroattiva volte a regolare, in materia civile, diritti già risultanti da leggi in vigore; sussistono, in particolare, le ragioni di utilità generale di una simile nuova disciplina.
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Corte Costituzionale, N.257-30 Settembre 2011

Controversie di lavoro e previdenza – Contribuzione previdenziale – Salariati agricoli avventizi – Retribuzione pensionabile – Legge di interpretazione autentica – Effetto peggiorativo – Artt. 38, comma 2, 53, 3, 111, commi 1 e 2, 117, comma 1, Cost. – Questioni di legittimità costituzionale inammissibili e infondate. Controversie di lavoro e previdenza – Contribuzione previdenziale – Salariati agricoli avventizi – Retribuzione pensionabile – Legge di interpretazione autentica – Effetto peggiorativo – Art. 6 Cedu – Conformità. Controversie di lavoro e previdenza – Contribuzione previdenziale – Salariati agricoli avventizi – Retribuzione pensionabile – Legge di interpretazione autentica – Effetto peggiorativo – Art. 14 Cedu – Conformità.

Sono inammissibili e infondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 2, co. 5, l. n. 191/2009 in riferimento agli artt. 38, co. 2, e 53 Cost., e 3, 111, co. 1 e 2, 117, co. 1, Cost., in relazione agli artt. 6 e 14 della Cedu (4). La norma censurata, che interpreta in modo peggiorativo una precedente disposizione in materia di modalità di calcolo della retribuzione da porre a base della contribuzione e delle prestazioni pensionistiche dei salariati agricoli a tempo determinato, non contrasta con l’art. 117, co. 1, Cost. per violazione degli obblighi derivanti allo Stato dall’art. 6 della Cedu (5). Non vìola nemmeno l’art. 14 della Cedu, che vieta discriminazioni per l’origine sociale e per la ricchezza nell’ambito di applicazione della Convenzione (6).
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Corte Edu, N.17972-14 Febbraio 2012

Controversie di lavoro e previdenza – Pensione – Ex dipendenti del Banco di Napoli – Trattamento perequativo – Specialità – Permanenza – Negazione – Contenzioso – Legge di interpretazione autentica – Trattamento perequativo speciale – Eliminazione – Art. 6 Cedu – Violazione – Sussiste.

Contrasta con l’art. 6 della Cedu l’art. 1, comma 55, della legge n. 243/2004 che, in presenza di molteplici sentenze in senso contrario, ha eliminato lo speciale trattamento perequativo delle pensioni già previsto per gli ex dipendenti degli enti pubblici creditizi (7).
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Corte Edu, N.43549-7 Giugno 2011

(Corte Edu
N:43549 - 7 Giugno 2011)

ricorsi nn. 43549/2008, 6107/2009, 5087/2009, Sez. II – Pres. Tulkens – Agrati e altri (avv. Sullam) c. Italia (agenti Spatafora e Lettieri).

Note: I contrasti tra Corte EDU E Corte Costituzionale sulle leggi retroattive che eliminano diritti di lavoratori e pensionati

Controversie di lavoro e previdenza – Lavoro pubblico – Trasferimento del personale Ata dagli enti locali allo Stato – Trattamento economico – Legge di interpretazione autentica – Peggioramento – Art. 6 Cedu – Violazione – Sussiste – Art. 1, Protocollo 1 – Violazione – Sussiste.

L’art. 1 l. 266/2005, laddove interpreta autenticamente l’art. 8 l. 124/1999 limitando i diritti del personale Ata, trasferito dagli enti locali allo Stato, al solo «maturato economico», da una parte, non è giustificato dalla sussistenza delle ragioni imperative di interesse generale che consentono agli Stati di disciplinare, in materia civile e mediante nuove disposizioni retroattive, i diritti derivanti da leggi già esistenti, violando, di conseguenza, le disposizioni di cui all’art. 6 della Cedu; dall’altro, dà vita a un’ingerenza dello Stato nell’esercizio del diritto di proprietà che i lavoratori interessati potevano far valere in base alla legislazione precedente che contrasta con l’art. 1 del Protocollo.
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Corte Edu, N.46286-31 Mag 2011

(Corte Edu
N:46286 - 31 Mag 2011)

ricorsi nn. 46286/2009, 52851/2008, 53727/2008, 54486/2008, 56001/2008, Sez. II – Pres. Tulkens – Maggio e altri c. Italia.

Note: I contrasti tra Corte EDU E Corte Costituzionale sulle leggi retroattive che eliminano diritti di lavoratori e pensionati

Controversie di lavoro e previdenza – Pensione – Pensioni di vecchiaia – Lavoro svolto in Svizzera – Rimpatrio – Trasferimento dei contributi previdenziali – Pensione retributiva – Calcolo – Legge di interpretazione autentica – Ricalcolo in senso peggiorativo – Art. 6 Cedu – Violazione – Sussiste – Art. 1, Protocollo 1 – Violazione – Non sussiste.

L’art. 1 co. 777 l. 296/2006, laddove interpreta autenticamente l’art. 5 co. 2 d.P.R. 488/1968 riducendo la retribuzione su cui calcolare la pensione dei lavoratori italiani che avevano chiesto il trasferimento all’Inps dei contributi da loro versati all’assicurazione sociale svizzera, vìola le disposizioni di cui all’art. 6 Cedu, in quanto ha modificato definitivamente, a danno di un intera categoria di persone, l’esito dei giudizi pendenti nei quali lo Stato era parte in assenza di un motivo di interesse generale sufficientemente impellente da superare i pericoli inerenti all’utilizzo della legislazione retroattiva. Considerazioni di carattere finanziario ovvero la necessità di ristabilire un equilibrio nel sistema pensionistico non giustificano il legislatore.
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Diritto sindacale

L’art. 28 Stat. alla prova del tempo: da norma a garanzia dell’effettività dei diritti sindacali a strumento di lotta nella p.a.

Articolo scritto da: Filippo Basile

1. Premessa. Le azioni per comportamento antisindacale nella pubblica amministrazione. — 2. L’assemblea sindacale nel comparto Scuola. Limiti nelle modalità di svolgimento. — 3. Informazione preventiva, concertazione, consultazione negli atti di valenza generale dei Comuni. — 4. Conclusioni.

Corte Appello Caltanisetta, N.295-24 Giugno 2011

(Corte Appello Caltanisetta
N:295 - 24 Giugno 2011)

Pres. Nicastro, Est. Catalano – Comune di Piazza Armerina (avv.ti Bonura e Mela) c. Cisl-F.P. Enna (avv. Lo Giudice).

Note: L’art. 28 Stat. alla prova del tempo: da norma a garanzia dell’effettività dei diritti sindacali a strumento di lotta nella p.a.

Condotta antisindacale – Atti di valenza generale dei Comuni – Informazione preventiva ai sindacati – Non dovuta – Omissione dell’obbligo di consultazione ex art. 6, d.lgs. n. 165/2001 – Sussiste.

In vigenza dell’art. 7 del Ccnl Regioni e Autonomie locali stipulato il 1° aprile 1999, gli atti di valenza generale concernenti il rapporto di lavoro, l’organizzazione degli uffici e la gestione delle risorse umane sono sottratti all’informazione preventiva nei confronti dei Sindacati e alla conseguente concertazione. Al contrario, gli stessi atti soggiacciono all’obbligo di «consultazione» di cui all’art. 6, d.lgs. n. 165/2001, sicché integra una condotta antisindacale l’adozione dell’atto senza la preventiva «consultazione»
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Corte Appello Catania, N.339-27 Aprile 2011

(Corte Appello Catania
N:339 - 27 Aprile 2011)

Pres. Nigro, Est. Cordio – Iti «Stanislavo Cannizzaro» (Avv. dello Stato) c. Cgil- Scuola Catania (avv. Spataro). Conf. Trib. Catania 27 maggio 2008.

Note: L’art. 28 Stat. alla prova del tempo: da norma a garanzia dell’effettività dei diritti sindacali a strumento di lotta nella p.a.

Condotta antisindacale – Assemblea «di strada» – Omissione degli adempimenti collaborativi del dirigente scolastico – Art. 8 Ccnl Scuola 2003 – Sussiste.

In materia di assemblea sindacale durante l’orario di lavoro sono del tutto irrilevanti le modalità di svolgimento dell’assemblea, rimesse all’autonoma determinazione del Sindacato proponente, mentre è inibito all’amministrazione di esercitare ogni forma di controllo su tali modalità. È antisindacale, pertanto, il comportamento del dirigente scolastico che, in violazione dell’art. 8, comma 8, Ccnl Scuola 2003, abbia omesso di preavvertire, mediante circolare interna, il personale della scuola circa la indizione di un’assemblea sindacale a carattere territoriale in forma di manifestazione pubblica da svolgersi sulla pubblica via
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Sicurezza sociale

Osservatorio. La Corte Costituzionale. Le decisioni nel trimestre gennaio-marzo 2012. Sicurezza Sociale

Articolo scritto da: LorenzoFassina

1. Contribuzione gestione commercianti. — 2. Disoccupazione e part-time. — 3. Totalizzazione contributiva enti privatizzati.

Totalizzazione dei periodi assicurativi e sistema di calcolo contributivo per le casse previdenziali privatizzate...

Articolo scritto da: Laura Foglia

L'autrice esamina in maniera sistematica e con spunti critici i contenuti della pronuncia del 20 gennaio 2012, n. 8, con la quale la Corte Costituzionale è stata chiamata a giudicare della legittimità costituzionale della normativa in materia di totalizzazione dei periodi contributivi di cui al d. lgs. n. 42/2006 attuativo della delega di cui alla legge n. 243/2004, con particolare riguardo agli aspetti concernenti il sistema di computo del trattamento pensionistico scaturente dall'applicazione del pro-rata alla luce delle recenti riforme legislative.

Corte Cost., N.8-20 Gennaio 2012

(Corte Cost.
N:8 - 20 Gennaio 2012)

Pres. Quaranta, Est. Mazzella. – A.A. c. Associazione Cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali (Cnpr) (avv.ti Luciani e Fusillo).

Note: Totalizzazione dei periodi assicurativi e sistema di calcolo contributivo per le casse previdenziali privatizzate...

Contribuzione previdenziale – Pensioni erogate dalla Cassa nazionale di previdenza e di assistenza a favore dei ragionieri e dei periti commerciali (Cnpr) – Ridefinizione della disciplina in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi – Determinazione della misura del trattamento pensionistico dovuto con le regole del sistema di calcolo contributivo – Ritenuta irragionevole disparità di trattamento rispetto agli assicurati presso gli enti previdenziali privati ex d.lgs. n. 103 del 1996 – Esclusione – Conseguente infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 4, comma 3, del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 42, recante «Disposizioni in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi». Contribuzione previdenziale – Pensioni erogate dalla Cassa nazionale di previdenza e di assistenza a favore dei ragionieri e dei periti commerciali (Cnpr) – Ridefinizione della disciplina in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi – Determinazione della misura del trattamento pensionistico dovuto con le regole del sistema di calcolo contributivo – Ritenuto eccesso di delega in relazione ai criteri di calcolo della quota di pensione gravante sulle gestioni interessate dalla totalizzazione – Esclusione – Conseguente infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 4, comma 3, del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 42, recante «Disposizioni in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi».

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 4, comma 3, del d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 42 (Disposizioni in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi), secondo cui per gli enti previdenziali privatizzati (e tra questi la Cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore dei ragionieri e dei periti commerciali) la misura del trattamento pensionistico dovuto a seguito di totalizzazione dei periodi assicurativi è determinata con le regole del sistema di calcolo contributivo sulla base dei parametri dettati dallo stesso art. 4, comma 3, in riferimento agli artt. 3 e 76 Cost.
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