Introduzione

Ricordo di Giovanni Naccari

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La Rivista giuridica del lavoro e della previdenza sociale esprime il più profondo cordoglio per la tragica scomparsa di Giovanni Naccari, a lungo componente del suo comitato scientifico. Lo ricorda tra i fondatori nel 1987 – assieme a Bruno Trentin, Alfiero Grandi e Antonio Lettieri – della Consulta giuridica del lavoro, la cui attività ha avuto particolare incidenza a cavallo degli anni novanta del secolo scorso.

Il tema: la riforma del lavoro pubblico

Introduzione. Una riforma senz'anima

L’ennesima riforma della pubblica amministrazione è il Tema di questo numero della Rivista. Gli autori, introducendo il tema, sostengono che la legge n. 124/2015 appare alquanto deludente; i principi di delega nelle materie più importanti sono estremamente indeterminati e, per giunta, non toccano alcuni nodi essenziali che, stante l’esperienza degli anni passati, dovevano essere accuratamente affrontati dal legislatore. I vari contributi presenti convergono a dare un quadro completo delle linee dell’intervento legislativo e del contesto in cui questo si colloca.

La riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni nella legge Madia (n. 124/2015)

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Il lavoro analizza le disposizioni in materia di riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni contenute nella legge n. 124/2015, che rappresenta uno degli interventi più consistenti degli ultimi vent’anni in direzione di un ammodernamento delle amministrazioni italiane. Il lavoro si sofferma in particolare sulle disposizioni della legge che riguardano l’amministrazione centrale e periferica dello Stato, gli enti pubblici, le società pubbliche e altri organismi, i controlli e le responsabilità degli amministratori pubblici.
The paper analyzes the provisions on the reorganization of the government in the law n. 124/2015, which is one of the most significant interventions of the last two decades towards a modernization of the Italian government. The work focuses in particular on the provisions of the law affecting the central and peripheral administration of...

Costi ed efficienza dell’amministrazione pubblica italiana nel confronto internazionale

Nel contributo, gli Autori dimostrano come, dal confronto internazionale, il numero complessivo e le retribuzioni dei lavoratori pubblici italiani non risultino elevati. Cio nonostante, negli ultimi anni si è assistito a rilevanti tagli orizzontali della spesa per la p.a. nella logica esclusiva di riequilibrare le finanze pubbliche, senza procedere alla riorganizzazione dei servizi. La pubblica amministrazione italiana ha invece problemi di efficienza che possono essere risolti attraverso la riqualificazione della spesa e alcuni investimenti nel ricambio generazionale.
The Authors show that in international comparison the total number and salaries of Italian public workers are not high. However, in recent years, there have been significant cuts to public spending in the horizontal logic aimed to rebalance public finances, without effecting the reorganization of services. The Italian public administration has instead efficiency problems...

Alla ricerca di una nuova riforma della dirigenza pubblica: reclutamento e incarichi tra confusione e rilegificazione

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Il saggio esamina alcuni importanti aspetti di un nuovo e avanzato progetto di riforma governativo della dirigenza pubblica. Pur rilevando la necessità di adeguare la disciplina vigente, vengono sottoposti a serrata critica sia la tecnica legislativa sia i contenuti del progetto. L’A. rileva che in un disegno di marcata rilegificazione restano in ombra proprio alcuni importanti istituti per garantire l’autonomia della dirigenza rispetto al vertice politico; mentre si sovrappone la disciplina della decadenza dall’incarico con quella dell’estinzione del contratto di lavoro.
The article analyses some important topics of a new Government’s bill reforming the management of Italian public administration. Although the Author is aware of the necessity to adequate the regulations in force, he strongly criticizes both the legislative technique and the bill’s contents. With reference to managers’ engagement, the Author thinks that within a...

La fatica di Sisifo: la ricerca delle regole sulla valutazione e sulla responsabilità della dirigenza pubblica

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Nel contesto della disciplina della dirigenza pubblica, i profili della valutazione e della responsabilità rivestono una notevole importanza con riguardo alla separazione tra politica e amministrazione, e quindi all’equilibrio tra fiducia e autonomia. Nel saggio si prendono in esame le disposizioni contenute nella legge delega sulla «Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche» e si analizzano i princìpi e i criteri dettati con riguardo sia alla semplificazione del procedimento valutativo, sia al «riordino» delle figure di rresponsabilità configurate per la dirigenza pubblica.
In the context of the public sector management regulation, the issues of «assessment» and «responsibility» play a significant role for the separation between politics and administration, and consequently for the balancing between autonomy and trust. The relevant regulatory framework – continuously amended and integrated – is not adequate, lacking the efficacy and the effectiveness...

Continuità e discontinuità nella disciplina del trasferimento del personale

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Il saggio analizza in chiave critica le principali novità apportate dal d.l. n. 90/2014, convertito in legge n. 214/2014, alla disciplina della mobilità dei dipendenti pubblici. Dopo aver descritto le peculiarità del nesso tra organizzazione amministrativa e gestione dei rapporti di lavoro, l’Autore si sofferma sulle cause dell’ineffettività delle regole dedicate alla circolazione delle risorse umane all’interno della p.a. e segnala i possibili rimedi.
The paper contains a critical analysis of the innovations introduced by the d.l n. 90/2014, converted in legge n. 214/2014, on the rules of public servants’ mobility. After describing the relationship between administrative organization and management of labor relations, and its peculiarity, the Author focuses his attention on the failure of the discipline...

Reclutamento e modernizzazione dell’impiego pubblico

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La riforma contenuta nella legge 124/2015 tratteggia un nuovo modello di concorso pubblico, più efficiente e centralizzato; inoltre, dichiara esplicitamente la volontà di contrastare il lavoro precario nella parte relativa alla regolazione del lavoro flessibile. La strada indicata sembra dunque essere: restringere sempre più la possibilità per le pubbliche amministrazioni di ricorrere a forme diverse dalla tipologia comune del lavoro subordinato a tempo indeterminato, e in ciò il lavoro pubblico sembra continuare a distanziarsi dal lavoro privato.
The reform of civil service aims to change the personnel policy. The law n. 124/2015 defines a new model of public competition: more efficient and centralized; the objective is to counter precarious work in flexible labour. The purpose of this reform is to reduce the possibility to use forms other than permanent work...

La formazione dei dipendenti pubblici ancora cenerentola tra esigenze di razionalizzazione e contenimento della spesa

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Il contributo riflette sul ruolo che l’attuale riforma della p.a intende attribuire alla formazione dei dipendenti pubblici, in particolare della dirigenza. Dopo aver ricostruito il processo di riordino della Scuola di formazione, si sofferma sui criteri di delega, evidenziandone l’estrema genericità e indeterminatezza. L’analisi è volta a evidenziare come gli obiettivi di razionalizzazione e contenimento dei costi finisca per svilire il ruolo strategico della formazione nel processo di innovazione della pubblica amministrazione.
The paper reflects on the role that the current reform of the p.a., will provide to the training of the civil servants, especially to the managers. After a reconstruction of the process of reorganization of the Training school, he focuses on the criteria of delegation, emphasizing its generality and vagueness. The analysis would...

Saggi

Lavoro e legalità: «settori a rischio» o «rischio di settore»? Brevi note sulle strategie di contrasto al lavoro illegale..

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L’Autore delinea le più recenti misure legislative di contrasto al fenomeno del crimine organizzato e rileva la loro incidenza anche sulle relazioni di lavoro. Individua i modelli normativi corrispondenti a due diverse strategie di contrasto e ne propone alcune correzioni per renderli maggiormente adeguati alle specificità del lavoro. Propone infine di abbandonare l’idea di settori professionali a rischio a favore di una migliore percezione e valutazione del rischio specifico di ogni settore.
The Author outlines the most recent legislative measures to combat the phenomenon of organized crime and recognizes their impact on labour management. He locates the regulatory models corresponding to two different law enforcement strategies and proposes some fixes to make them more appropriate to specific job. Finally, the note proposes to abandon the idea...

Lo ius variandi nel «nuovo» art. 2103 cod. civ.

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Il saggio esamina la disciplina del mutamento di mansioni dopo la riforma dell’articolo 2103 del codice civile. L’Autore indaga, in particolare, i margini di deroga riconosciuti al datore, i rischi di abuso e gli spazi per il controllo giudiziale, con specifico riferimento all’adibizione del lavoratore a mansioni inferiori rispetto a quelle d’inquadramento e alla stipulazione di accordi di declassamento.
This essay examines the regulation of the change of tasks after the reform of the article 2103 of the civil code. The Author focuses on the derogation possibilities allowed to the employer, the risks of abuse and the scope for judicial review, with reference to the assignation of the employee to tasks not...

Note e commenti

Gli accordi collettivi di prossimità tra contrarietà ai princìpi costituzionali e incertezze di sistema

Le riforme del lavoro dell’ultimo ventennio hanno mutato in senso peggiorativo le tutele stratificatesi nel corso degli anni, frutto delle lotte operaie susseguitesi nel corso di tutto il secolo XX al fine di sostenere le ragioni economiche degli imprenditori. Gli autori in questo panaorama analizzano l’art. 8 della legge 14 settembre 2011, n. 148, intitolato «Sostegno ai contratti collettivi di prossimità». In realtà, la norma non è affatto finalizzata a sostenere alcunché quanto a disapplicare le norme stesse del diritto del lavoro.

Osservatorio europeo

Austerità e diritti del lavoro in Europa: una filastrocca irlandese?

Scritto da:

L’articolo inizia descrivendo brevemente il modello irlandese «anglosassone» di rapporti di lavoro. In seguito prende in esame alcune specificità della crisi irlandese, il ruolo e le richieste della Troika. L'autore analizza gli impatti delle riforme richieste dalla Troika sui meccanismi di determinazione dei salari in Irlanda, sulle condizioni di impiego e sulle disposizioni standard nel settore pubblico.

Osservatorio

Osservatorio della Corte Costituzionale. Le decisioni nel trimestre aprile-luglio 2015. Rapporto di lavoro.

Articolo scritto da: MassimoPallini

Infondatezza della questione sulla qualificazione dei rapporti di lavoro degli infermieri incaricati dagli istituti di prevenzione e pena. Individuazione del giudice dell’opposizione alle ordinanze ex lege Fornero in materia di licenziamenti. Illegittimità costituzionale dell’art. 53, comma 15, d.lgs. n. 165/2001.

osservatorio Legge Fornero

Il rito Fornero nella giurisprudenza: sul rapporto tra procedimento sommario, opposizione e mezzi di impugnazione

Articolo scritto da: Domenico Dalfino

Il c.d. rito Fornero, abrogato dall’art. 11 d.lgs. 23/15, continuerà ad applicarsi all’impugnazione dei licenziamenti di lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015, il che imporrà ancora un confronto con le questioni interpretative poste dalla disciplina processuale. In giurisprudenza si sono delineati alcuni punti fermi (si pensi all’esperibilità dei regolamenti di competenza e giurisdizione durante la fase sommaria, alla compatibilità tra giudice della fase sommaria e dell’opposizione, alla configurabilità del “reclamo” come vero e proprio giudizio di appello).

Il caso

Tra diritto ed economia. La Corte costituzionale fissa alcuni fermi, ma riapre un nesso cruciale

Articolo scritto da: Paolo DeIoanna

1. Introduzione. — 2. La distribuzione delle risorse e il sindacato della Corte. — 3. Diritti fondamentali e perequazione automatica. — 4. Diritti a prestazione e discrezionalità legislativa. — 5. Vincolo di bilancio e prevedibilità delle prestazioni sociali. — 6. Dinamiche inflattive, potere d’acquisto delle pensioni e tutela per fasce. — 7. Bilanciamento dei diritti e valutazione delle opzioni.

Corte costituzionale, N.70-30 Aprile 2015

(Corte costituzionale
N:70 - 30 Aprile 2015)

Pres. Criscuolo, Est. Sciarra – G.G. (avv. Troiano) c. Inps (avv.ti Caliulo, Mangiapane) – interv. T.G., Pres. Cons. ministri (avv. Noviello)

Note: Tra diritto ed economia. La Corte costituzionale fissa alcuni fermi, ma riapre un nesso cruciale
Parole chiave: il caso :: corte costituzionale ::

Pensione – Trattamenti pensionistici di importo superiore a tre volte il minimo Inps – Rivalutazione automatica – Violazione dei princìpi di proporzionalità e adeguatezza della prestazione previdenziale, nonché del criterio di ragionevolezza – Illegittimità costituzionale.

È costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 3, 36, comma 1, e 38, comma 2, Cost., l’art. 24, comma 25, del d.l. 6 dicembre 2011, n. 201, nella parte in cui prevede che, in considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, nella misura del 100%, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo Inps, con la conseguenza di escludere le pensioni di importo superiore da ogni rivalutazione.
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La Consulta ridà linfa all'effettività dei diritti previdenziali: la sentenza n. 70/2015 in tema di perequazione automatica

(corte costituzionale
30 Aprile 2015, n.70)

Pres. Criscuolo, Est. Sciarra – G.G. (avv. Troiano) c. Inps (avv.ti Caliulo, Mangiapane) – interv. T.G., Pres. Cons. ministri (avv. Noviello).

Articolo scritto da: Madia D'Onghia

Con l’importante sentenza n. 70/2015, la Corte costituzionale ha sancito l’incostituzionalità della norma sul blocco della perequazione automatica (art. 24, co. 25, d.l. n. 201/2011), per violazione degli artt. 3, 36, 1° co. e 38, 2° co., Cost. Si tratta di una decisione di estrema rilevanza che consente all’A., ripercorrendo l’iter argomentativo della pronuncia, di affrontare il tema più generale del rapporto tra diritti ed economia, tra sostenibilità economica e sostenibilità sociale delle scelte legislative, oltre a quello della crisi del welfare state.

Rapporto di lavoro

Discriminazione in ragione dell’orientamento sessuale: la potenzialità lesiva di una dichiarazione pubblica

Articolo scritto da: Annalisa Feltre

La sentenza affronta il tema della configurabilità di una discriminazione diretta nell’ipotesi in cui la condotta si sia limitata a una dichiarazione con la quale il datore renda pubblicamente noto di non voler assumere presso il proprio studio professionale candidati omosessuali, pur in assenza di una procedura selettiva aperta e di candidati che denuncino la condotta discriminatoria. Dopo aver brevemente inquadrato la disciplina, viene esposta la tesi della Corte la quale, in continuità con l’orientamento che si sta consolidando a livello europeo, conferma che tale dichiarazione diretta

Corte Appello Brescia, N.399-11 Dicembre 2014

(Corte Appello Brescia
N:399 - 11 Dicembre 2014)

Pres. Nuovo, Est. Finazzi - T.C. (avv.ti Giuliani, Taormina, Merlini) c. Ass.ne Avvocatura per i diritti Lgbt Rete Lenford (avv.ti Caput, Guarisio, Sforza)

Note: Discriminazione in ragione dell’orientamento sessuale: la potenzialità lesiva di una dichiarazione pubblica

Discriminazioni - Discriminazioni dirette fondate sull'orientamento sessuale - Accesso all'impiego - Dichiarazioni pubbliche del datore di lavoro - Assenza di un denunciante identificato - Limitazione delle condizioni di accesso al lavoro - Onere della prova

La dichiarazione con cui un professionista rende pubblicamente noto di non voler assumere presso il proprio studio professionale candidati omosessuali (pur in assenza di una procedura di assunzione selettiva di assunzione aperta e di danneggiati che denuncino la condotta discriminatoria) è idonea a integrare una discriminazione diretta, in quanto la stessa costituisce una limitazione delle condizioni di accesso all'occupazione e al lavoro
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Responsabilità disciplinari per dichiarazioni su social network

Articolo scritto da: Bruno Catania

Il giudice ha rigettato il ricorso del lavoratore licenziato per giusta causa a seguito della pubblicazione su social network (Facebook e Google+) di giudizi volgari e offensivi nei confronti dell'azienda e di superiori gerarchici.

Corte Appello Torino, N.588-15 Mag 2014

(Corte Appello Torino
N:588 - 15 Mag 2014)

Pres. Girolami, Est. Milani - A.R. (Avv. Giovenco, Sannazzaro) c. Bobst Italia S.p.A. (avv. Batallotta, Pierleoni, Roma)

Note: Responsabilità disciplinari per dichiarazioni su social network
Parole chiave: social network :: licenzimento :: ingiuria :: individuale :: giusta :: casua ::

Licenzimento individuale - Giusta causa - Dichiarazioni - Ingiuria - Social network - Facebook - Google+

Colui che ritiene di utilizzare il social network per diffondere la propria "voce" e opinione accetta inevitabilmente che le espressioni postate possa diffondersi ben oltre i "limiti formali" rappresentati dagli interlocutori prescelti, i c.d. "amici", e vengano comunque a conoscenza di un numero imprecisato ed indiscriminato di soggetti.
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Turpiloquio sul luogo di lavoro e lesione del vincolo fiduciario

Articolo scritto da: Marco Tufo

Con la sentenza in commento, la Cassazione ritiene il comportamento della lavoratrice che nomina in maniera sgradevole alcuni file di lavoro inidoneo a costituire giusta causa di licenziamento, non essendo in concreto lesivo dell’immagine aziendale. La pronuncia offre l’opportunità per riflettere sull’estensione della libertà di manifestazione del pensiero nei luoghi di lavoro ed, in particolare, sui limiti del diritto di critica del lavoratore.

Cassazione, N.5878-24 Marzo 2015

(Cassazione
N:5878 - 24 Marzo 2015)

Pres. Lamorgese, Est. Bandini, P.M. Finocchi Ghersi (conf.) – Confidi Mutualcredito Soc. coop. (avv.ti Giustiniani, Marsilio) c. D.P.M. (avv. Brocchi). Conf. Corte d’Appello di L’Aquila 10 agosto 2011

Note: Turpiloquio sul luogo di lavoro e lesione del vincolo fiduciario
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Licenziamento per giusta causa – Art. 2119 cod. civ. – Clausole generali – Sindacato di legittimità – Diritto di critica – Obbligo di fedeltà – Proporzionalità – Lesione del vincolo fiduciario.

Il comportamento della lavoratrice che nomina in maniera sgradevole alcuni file di lavoro, pur rimanendo nell’ambito di una condotta volgare e certamente non commendevole, non costituisce giusta causa di licenziamento, in quanto inidoneo a ledere concretamente l’immagine azienda
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La determinazione dell’ambito di comparazione nei licenziamenti collettivi: luci e ombre di un orientamento consolidato

Articolo scritto da: Giovanna Pistore

La sentenza in commento ribadisce l’orientamento consolidato per cui, in materia di licenziamenti collettivi, qualora il progetto di ristrutturazione aziendale si riferisca esclusivamente ad una unità produttiva dell’impresa, nella comunicazione ex art. 4 terzo comma della legge 223/1991 dovranno essere indicate le ragioni che limitino i licenziamenti ai dipendenti dell’unità o settore in questione, in modo da consentire alle organizzazioni sindacali di verificare l’effettiva sussistenza delle esigenze addotte dal datore di lavoro.

Cassazione, N.4678-9 Marzo 2015

(Cassazione
N:4678 - 9 Marzo 2015)

Pres. Macioce, Est. Patti, P.M. Finocchi Ghersi (conf.) – Belle Epoque Srl (avv.ti Pecoraro, Travostino) c. D.S.A. (avv. Gliozzi). Conf. Corte d’Appello Torino, 22 settembre 2008

Note: La determinazione dell’ambito di comparazione nei licenziamenti collettivi: luci e ombre di un orientamento consolidato
Parole chiave: licenziamento collettivo ::

Licenziamento collettivo – Applicazione dei criteri di scelta – Obblighi di comunicazione – Individuazione dell’ambito di comparazione tra i lavoratori.

In tema di licenziamento collettivo per riduzione di personale, le esigenze tecnico-produttive e organizzative previste dall’art. 5, comma 1, della legge n. 223/1991, in riferimento al complesso aziendale, determinano l’ambito di selezione del personale eccedente e possono costituire criterio esclusivo nell’individuazione della platea dei lavoratori da licenziare. Qualora il progetto di ristrutturazione si riferisca a una sola unità produttiva, il datore di lavoro dovrà indicare nella comunicazione di cui all’art. 4, comma 3, legge n. 223/1991, sia le ragioni che limitino i licenziamenti ai dipendenti dell’unità o settore in questione, sia le ragioni per cui non ritenga di ovviare ad alcuni licenziamenti con il trasferimento a unità produttive geograficamente vicine
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Cassazione, N.25242-27 Novembre 2014

(Cassazione
N:25242 - 27 Novembre 2014)

Pres. Stile, Est. Venuti, P.M. Celentano (conf.) – Telecom Italia Spa (avv.ti Boccia, Maresca, Romei) c. C. (avv.ti Rossi, Azzarini). Conf. Corte d’Appello di Venezia, 31 maggio 2013.

Note: La determinazione dell’ambito di comparazione nei licenziamenti collettivi: luci e ombre di un orientamento consolidato
Parole chiave: Trasferimento di azienda ::

Trasferimento di azienda – Rapporto di lavoro – Nozione di ramo d’azienda – Difficoltà economica quale motivo del trasferimento – Ammissibilità

Il trasferimento di un servizio privo di autonomia funzionale e organizzativa non può configurare un trasferimento di ramo d’azienda, in quanto la nuova formulazione dell’articolo 2112 cod. civ. non legittima tutte le operazioni di esternalizzazione di servizi, perseguendo viceversa il fine di evitare che il trasferimento si trasformi in un semplice strumento di sostituzione del datore di lavoro con altro sul quale i lavoratori trasferiti possano riporre minore affidamento sul piano sia della solvibilità sia dell’attitudine a proseguire con continuità l’attività produttiva.
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Contratti a termine nella p.a. e risarcimento del danno tra diritto civile ed ordinamento europeo

Articolo scritto da: Enrico Raimondi

L’Autore esamina due recenti decisioni della Corte di Cassazione in materia di risarcimento del danno da illegittima utilizzazione di lavoratori pubblici con contratti a tempo determinato. Dopo aver ricordato gli orientamenti della giurisprudenza di merito e di legittimità, l’A., dopo aver criticato la decisione che richiede la prova del danno, anche per presunzioni, contesta il parametro utilizzato dalla Corte per quantificare il cd. “danno comunitario” ed avanza una proposta alternativa, oltre che un invito al legislatore ad intervenire con una disposizione espressa.

Cassazione, N.1260-23 Gennaio 2015

(Cassazione
N:1260 - 23 Gennaio 2015)

Pres. Stile, Est. Tria, P.M. Celeste (conf.) – F.E. (avv. la Porta) c. Regione autonoma Valle d’Aosta (avv. Tosi). Diff. Corte d’Appello di Torino, n. 243/2013.

Note: Contratti a termine nella p.a. e risarcimento del danno tra diritto civile ed ordinamento europeo
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Pubblica amministrazione – Illegittimità – Risarcimento del danno – Prova del danno – Esclusione – Danno comunitario – Sanzione ex lege

In materia di pubblico impiego privatizzato, la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori, da parte della pubblica amministrazione, non determina la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, ma fonda il diritto del lavoratore al risarcimento del danno, ai sensi dell’art. 36, comma 5, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, interpretato – con riferimento a fattispecie diverse da quelle del precariato scolastico – nel senso di danno «comunitario», il cui risarcimento in conformità ai canoni di adeguatezza, effettività, proporzionalità e dissuasività, rispetto al ricorso abusivo alla stipulazione di contratti a termine, è configurabile quale sanzione ex lege a carico del datore di lavoro, per la cui liquidazione è utilizzabile
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Comportamenti extralavorativi e giusta causa nelle società concessionarie di servizi pubblici

Articolo scritto da: Giovanni Calvellini

L’A., traendo spunto da una sentenza della Cassazione in tema di giusta causa di licenziamento e comportamenti extralavorativi, ripercorre brevemente gli orientamenti di dottrina e giurisprudenza in proposito, cercando di mettere in evidenza come, a fronte di un approccio concettuale della prima, la seconda mantenga un’impostazione empiristica. L’analisi del decisum mostra che la sentenza annotata si pone in continuità con la posizione assunta oramai da tempo dalla giurisprudenza, ma rileva – al tempo stesso – un profilo di originalità suscettibile di considerevoli ripercussioni pratiche

Cassazione, N.776-19 Gennaio 2015

(Cassazione
N:776 - 19 Gennaio 2015)

Pres. Roselli, Est. Roselli, P.M. Servello (diff.) – Poste italiane Spa (avv. De Luca Tamajo) c. L.S. (avv.ti Femia, Rigitano). Cassa Corte d’Appello di Napoli, 15 aprile 2011

Note: Comportamenti extralavorativi e giusta causa nelle società concessionarie di servizi pubblici
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Giusta causa – Rapporto fiduciario – Comportamenti extralavorativi – Condanna penale – Natura pubblica dell’attività svolta dall’impresa datrice di lavoro

La sussistenza della giusta causa di licenziamento per un comportamento (illecito) tenuto fuori dall’ambito lavorativo deve essere accertata, tra l’altro, in relazione alla natura dell’attività svolta dall’impresa datrice di lavoro, dovendosi ritenere che il dipendente di una società (a partecipazione pubblica e) concessionaria di un servizio pubblico – sottoposta in quanto tale al rispetto dei princìpi di imparzialità e buon andamento – sia tenuto ad assicurare, anche fuori dall’ambito lavorativo, affidabilità nei confronti del datore e dell’utenza. Ne consegue la legittimità del licenziamento in tronco intimato dalla società erogatrice del servizio pubblico (nella specie, Poste italiane Spa) al proprio dipendente condannato in sede penale per usura ed estorsione
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Il trasferimento d’azienda tra Cassazione e Corte di Giustizia: un dialogo tra sordi

Articolo scritto da: Rosa Di Meo

La prima delle sentenze in commento trae origine dalla cessione di un complesso (la IT user support) da parte della Telecom Italia s.p.a. alla Hewelett; la Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi della società sul presupposto che nel caso di specie non si trattasse di un trasferimento d’azienda ai sensi e per gli effetti dell’art. 2112 cod. civ. ma di una cessione di azienda, che segue la diversa disciplina di cui agli artt. 1406 ss. cod. civ. che, diversamente dalla prima norma, richiede ai fini del perfezionamento del contratto il consenso del debitore ceduto.

Cassazione, N.27363-23 Dicembre 2014

(Cassazione
N:27363 - 23 Dicembre 2014)

Pres. Lamorgese, Est. Balestrieri, P.M. Celeste (conf.) – M.M. (avv. Notarianni) c. Azienda ospedaliera universitaria (avv. Cerulli Irelli); Università di Messina (Avv. Stato). Conf. Corte d’Appello di Messina, n. 1282/2001.

Note: Il trasferimento d’azienda tra Cassazione e Corte di Giustizia: un dialogo tra sordi
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Pubblica amministrazione – Illegittimità – Risarcimento del danno – Prova del danno – Necessità.

Sebbene il diritto dell’Unione impedisca di rendere eccessivamente difficoltoso al lavoratore illegittimamente assunto a termine da una pubblica amministrazione il diritto a ottenere il risarcimento dei danni, il danno non può ritenersi in re ipsa, ma deve essere provato, secondo i princìpi sull’onere probatorio e dunque anche per presunzioni gravi, precise e concordanti
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L’art. 445-bis cod. proc. civ. e l’omologabilità nella fase sommaria anche dei requisiti non sanitari

Articolo scritto da: Antonio Federici

Con l’art. 445 bis c.p.c. il legislatore, nell’introdurre un nuovo modello processuale in materia di accertamento di invalidità, ha cercato di minimizzare il cd. costo dei tempi sulla efficacia dell’intervento di tutela sociale. La funzione acceleratoria che all’atp in tali processi riguarda non solo l’accertamento del requisito sanitario, previsto expressis verbis, ma anche di altri requisiti del diritto, conferendo alla delibazione del fumus boni iuris della pretesa azionata la verifica sommaria della spettanza della prestazione richiesta.

Cassazione, N.8932-5 Mag 2015

(Cassazione
N:8932 - 5 Mag 2015)

Pres. Roselli, Est. Ghinoy, P.M. Matera (conf.) – R.F. (avv. Balsamo) c. Inps (avv.ti Ricci, Capannol, Pulli). Conf. Tribunale di Trapani, 19 dicembre 2012 (decreto

Note: L’art. 445-bis cod. proc. civ. e l’omologabilità nella fase sommaria anche dei requisiti non sanitari

Controversie di lavoro e previdenza – Prestazioni assistenziali e previdenziali – Accertamento tecnico preventivo obbligatorio – Art. 445- bis cod. proc. civ. – Ricorso ex art. 111 Cost – Inammissibilità.

In materia di accertamento tecnico preventivo ai sensi dell’art. 445-bis cod. proc. civ, non è ricorribile per cassazione ex art. 111 Cost. l’ordinanza di inammissibilità del ricorso per difetto dei relativi presupposti, trattandosi di provvedimento che non incide con effetto di giudicato sulla situazione soggettiva sostanziale – attesa la possibilità per l’interessato di promuovere il giudizio di merito – ed è comunque idoneo a soddisfare la condizione di procedibilità di cui all’art. 445-bis, comma 2, cod. proc. civ., essendo il procedimento sommario già giunto a conclusione
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Cassazione, N.8878-4 Mag 2015

(Cassazione
N:8878 - 4 Mag 2015)

Pres. Roselli, Est. Ghinoy, P.M. Matera (conf.) – Inps (avv.ti Ricci, Capannolo, Pulli) c. Eredi N.G. (avv. Lo Pinto). Conf. Tribunale di Termini Imerese, 12 novembre 2013 (decreto

Note: L’art. 445-bis cod. proc. civ. e l’omologabilità nella fase sommaria anche dei requisiti non sanitari

Controversie di lavoro e previdenza – Prestazioni assistenziali e previdenziali – Accertamento tecnico preventivo obbligatorio – Art. 445- bis cod. proc. civ.

Il decreto di omologazione del requisito sanitario ritenuto sussistente dal Ctu nell’accertamento tecnico preventivo, emesso dal giudice ai sensi dell’art. 445-bis cod. proc. civ., comma 5, non è impugnabile con ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., poiché le conclusioni dell’accertamento divengono intangibili se non contestate dalle parti, nel termine fissato dal giudice ai sensi del comma 4 dello stesso articolo, prima dell’emissione del decreto; e ciò in ragione della necessità di contemperare le esigenze di tutela del diritto di difesa con quelle di garanzia della ragionevole durata del processo.
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Cassazione, N.8533-4 Mag 2015

(Cassazione
N:8533 - 4 Mag 2015)

Pres. Roselli, Est. Ghinoy, P.M. Matera (diff.) – Inps (avv.ti Ricci, Capannolo, Pulli) c. P.V.A. Cassa con rinvio Tribunale di Gela, 12 marzo 2013 (decreto)

Note: L’art. 445-bis cod. proc. civ. e l’omologabilità nella fase sommaria anche dei requisiti non sanitari

Controversie di lavoro e previdenza – Prestazioni assistenziali e previdenziali – Accertamento tecnico preventivo obbligatorio – Art. 445- bis cod. proc. civ. – Fumus boni iuris – Necessarietà – Accertamento in sede di Atpo di requisiti non sanitari – Omologazione

L’accertamento tecnico preventivo obbligatorio, previsto dall’art. 445-bis cod. proc. civ. per la verifica dei requisiti sanitari che legittimano la pretesa previdenziale o assistenziale, diviene definitivo, in assenza di contestazioni, con il decreto di omologa e vincola, come tale, anche l’ente competente all’erogazione, il quale, ai sensi del comma 5, deve limitarsi all’accertamento dei soli requisiti giuridico-economici della prestazione invocata. Ne consegue che, ove il consulente accerti la sussistenza delle condizioni per una delle prestazioni cui il ricorso è preordinato, l’istituto ha senz’altro l’interesse, a norma dell’art. 100 cod. proc. civ., a contestarne le conclusioni.
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Un self restraint della Corte di Giustizia che rinvia alle molteplici iniziative della Commissione

Articolo scritto da: Silvia Borelli

Nel commentare la sentenza AKT, prima decisione della Corte di Giustizia sulla direttiva 2008/104/CE sul lavoro tramite agenzia interinale, l’autrice spiega le ragioni del self restraintdella Corte di Giustizia, esaminando i rapporti tra le diverse istituzioni europee. Escludendo il sindacato giudiziale sulla legittimità dei divieti e delle restrizioni al ricorso al lavoro interinale, i giudici di Lussemburgo rimettono alla Commissione il controllo sull’esistenza e la proporzionalità di ragioni di interesse generale che possono giustificare tali divieti e restrizioni.

Corte di Giustizia, N.C-533/13-17 Marzo 2015

(Corte di Giustizia
N:C-533/13 - 17 Marzo 2015)

C-533/13, Grande Sezione – Pres. Skouris, Est. Caoimh, Avv. Gen. Szpunar – Auto-ja Kuljetusalan Työntekijäliitto Akt ry c. Öljytuote ry e Shell Aviation Finland Oy.

Note: Un self restraint della Corte di Giustizia che rinvia alle molteplici iniziative della Commissione
Parole chiave: corte di giustizia :: somministrazione ::

Somministrazione di lavoro – Art. 4, par. 1, Direttiva n. 2008/104 – Divieti e restrizioni – Obblighi per gli Stati membri – Ruolo delle Corti.

L’art. 4, par. 1, della Direttiva n. 2008/104 deve essere interpretato nel senso che esso si rivolge unicamente alle autorità competenti degli Stati membri, imponendo loro un obbligo di riesame al fine di garantire che eventuali divieti o restrizioni imposti quanto al ricorso al lavoro tramite agenzie di lavoro interinale siano giustificati. Lo stesso articolo non impone, dunque, alle autorità giudiziarie nazionali l’obbligo di disapplicare qualsiasi disposizione di diritto interno che preveda divieti o restrizioni imposti quanto al ricorso al lavoro tramite agenzie di lavoro interinale che non siano giustificati da ragioni di interesse generale ai sensi dell’art. 4, par. 1.
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Il carattere ritorsivo del licenziamento

Articolo scritto da: Maria Antonietta Carbone

Il licenziamento ritorsivo è un licenziamento costituente un’ingiusta e arbitraria reazione datoriale legata all’esercizio di un diritto, di una prerogativa o di un dovere da parte del lavoratore o a una qualsiasi attività del lavoratore diretta a ottenere il rispetto di norme e principi.Il carattere ritorsivo del licenziamento determina necessariamente la nullità del provvedimento determinato da un motivo illecito determinante ai sensi dell’art. 1345 cod. civ., con la conseguente reintegra della lavoratrice nel proprio posto di lavoro.

TRIBUNALE BARI, N.-3 Aprile 2015

(TRIBUNALE BARI
N: - 3 Aprile 2015)

Est. Pazienza – C.R. (avv.ti Sbarra, Guarini) c. Sicuritalia Spa (avv.ti Granato, Vulpis)

Note: Il carattere ritorsivo del licenziamento

Licenziamento individuale – Giustificato motivo oggettivo – Legge n. 92/2012 – Licenziamento ritorsivo – Reintegrazione – Onere probatorio.

Il carattere ritorsivo del licenziamento determina necessariamente la nullità del provvedimento determinato da un motivo illecito determinante ai sensi dell’art. 1345 cod. civ., con la conseguente reintegra della lavoratrice nel proprio posto di lavoro.
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L'inadempimento definitivo nell'assegnare le ferie e la tutela del diritto al lavoro

Articolo scritto da: Giuseppe Cannati

Nell’ordinanza in epigrafe si è esclusa la possibilità di imporre a un giornalista il godimento delle ferie arretrate le quali avrebbero comportato una lunga sospensione del rapporto, per lui pregiudizievole in punto di immagine e professionalità, nonostante fosse vicino pensionamento. Nella nota l’A. si sofferma sulle ferie, utilizzando anche le lenti offerte dalla Corte di Giustizia e dal diritto comune delle obbligazioni, e sulla problematica della tutela d’urgenza dell’interesse a goderle e, come in questo caso, dell’opposto interesse ad impedire la sospensione del rapporto.

TRIBUNALE BARI, ord., N.2200-2105-27 Marzo 2015

(TRIBUNALE BARI, ord.
N:2200-2105 - 27 Marzo 2015)

27 marzo 2015, ord. – Est. Pazienza – Rai (avv.ti Sco - gna miglio, Liuzzi) c. V.D. (avv.ti Sbarra, Netti)

Note: L'inadempimento definitivo nell'assegnare le ferie e la tutela del diritto al lavoro
Parole chiave: professionalità :: immagine :: forzosa :: ferie :: assegnazione ::

Ferie

Nell’ordinanza in epigrafe si è esclusa la possibilità di imporre a un giornalista il godimento delle ferie arretrate le quali avrebbero comportato una lunga sospensione del rapporto, per lui pregiudizievole in punto di immagine e professionalità, nonostante fosse vicino pensionamento. Nella nota l’A. si sofferma sulle ferie, utilizzando anche le lenti offerte dalla Corte di Giustizia e dal diritto comune delle obbligazioni, e sulla problematica della tutela d’urgenza dell’interesse a goderle e, come in questo caso, dell’opposto interesse ad impedire la sospensione del rapporto.
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L'inserimento lavorativo dei disabili tra precarietà e disoccupazione

Articolo scritto da: Barbara Caponetti

Con l’annotata sentenza la Cassazione interviene sulla vexata questio relativa alla necessità della persistenza del requisito di disoccupazione del personale docente ai fini del beneficio della riserva di posti ex legge n. 68/1999, escludendola. Precisa la Corte, infatti, che il diritto dei disabili allo stabile inserimento nel mondo del lavoro, garantito con l’attribuzione della quota di riserva nelle assunzioni a tempo indeterminato, non può essere negato per effetto di una circostanza transitoria come lo svolgimento di un rapporto a tempo determinato.

Cassazione, N.24723-20 Novembre 2014

(Cassazione
N:24723 - 20 Novembre 2014)

Pres. Stile, Est. Lorito, P.M. Celentano (diff.) – Provincia autonoma di Trento (avv.ti Lorenzoni, Pedrazzoli, Bobbio) c. C.F.L. (avv.ti Battista, Valorzi). Conf. Corte d’Appello di Trento, 28 novembre 2007.

Note: L'inserimento lavorativo dei disabili tra precarietà e disoccupazione
Parole chiave: disabilità ::

Disabilità – Concorsi pubblici – Concorso per il reclutamento del personale docente – Copertura dei posti riservati agli invalidi ai sensi dell’art. 3 della legge n. 68/1999 – Stato di disoccupazione – Necessità – Esclusione.

L’esercizio del diritto del disabile allo stabile inserimento nel mondo del lavoro, garantito con l’attribuzione della quota di riserva in riferimento alle assunzioni a tempo indeterminato, non può essere negato per effetto di una circostanza del tutto transitoria come la pendenza di un rapporto di lavoro a tempo determinato.
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La qualificazione della definizione «primo rapporto» nel contratto a termine acausale ex lege n. 92/2012

Articolo scritto da: Michelangelo Salvagni

Il precedente rapporto di somministrazione a termine non determina alcuna violazione dell’art. 1, comma 1 bis, di cui alla Legge 92/2012 e, quindi, la conversione del rapporto a tempo indeterminato, in quanto il lavoratore risulta dipendente dell’Agenzia di somministrazione e non dell’utilizzatore. Ciò determina la conseguenza che il datore di lavoro può legittimamente stipulare successivamente, con il medesimo prestatore, un contratto a termine acausale trattandosi di primo rapporto a tempo determinato intercorso tra le parti.

Tribunale Monza, N.3519-2013-9 Ottobre 2014

(Tribunale Monza
N:3519-2013 - 9 Ottobre 2014)

Est. Capelli – M.L.T. (avv. Leonardo) c. Eurosfera Srl (avv. Campolunghi)

Note: La qualificazione della definizione «primo rapporto» nel contratto a termine acausale ex lege n. 92/2012

Somministrazione di lavoro

Il precedente rapporto di somministrazione a termine non determina alcuna violazione dell’art. 1, comma 1-bis, d.lgs. n. 368/2001 (comma aggiunto dalla lettera b del comma 9 dell’art. 1, legge 28 giugno 2012, n. 92), e, quindi, non comporta la conversione del rapporto a tempo indeterminato in quanto, anche se il lavoratore era già stato utilizzato dalla stessa azienda, tuttavia formalmente era stato dipendente dell’Agenzia di somministrazione. Conseguentemente, tra lavoratore e utilizzatore non era mai intercorso un rapporto di lavoro subordinato e, pertanto, il datore di lavoro può legittimamente stipulare un contratto a termine acausale, trattandosi effettivamente del primo rapporto a tempo determinato intercorso tra le parti.
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Diritto sindacale

In tema di legittimità costituzionale del rinvio al ccnl delle organizzazioni più rappresentative del settore cooperativo...

Articolo scritto da: Marco Barbieri

1. Le norme regolatrici e la questione di costituzionalità. — 2. Le argomentazioni della Corte. — 3. Le conseguenze esplicite delle argomentazioni della Corte. — 4. Le questioni non affrontate esplicitamente, le ulteriori conseguenze possibili, i commenti.

corte costituzionale, N.51-26 Marzo 2015

(corte costituzionale
N:51 - 26 Marzo 2015)

Pres. Criscuolo, Est. Sciarra – B.G. (avv. Giusti) c. Il Castello S.S. Cooperativa (avv. Leuzzi) – interv. Pres. Cons. ministri (Avv. Stato).

Note: In tema di legittimità costituzionale del rinvio al ccnl delle organizzazioni più rappresentative del settore cooperativo...
Parole chiave: corte costituzionale :: ccnl :: Retribuzione ::

Contratto collettivo – Socio lavoratore delle società cooperative – Trattamento economico minimo – Riferimento ai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative – Violazione dell’art. 39 Cost. – Insussistenza – Retribuzione proporzionata e sufficiente – Art. 36 Cost. – Rinvio al contratto collettivo – Legittimità costituzionale

L’art. 7, comma 4, del decreto legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 28 febbraio 2008, n. 31, non è costituzionalmente illegittimo, in quanto non assegna efficacia erga omnes ai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative del settore cooperativo, in contrasto con l’art. 39 Cost., ma richiama i trattamenti economici complessivi minimi ivi previsti quale parametro esterno di commisurazione, da parte del giudice, nel definire la proporzionalità e la sufficienza del trattamento economico da corrispondere al socio lavoratore, ai sensi dell’art. 36 Cost.
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Omissione del procedimento prescritto dall'accordo 18 aprile 1966 in caso di licenziamento del dirigente rsu...

Articolo scritto da: Arianna Castelli

Il commento affronta il tema del licenziamento del sindacalista interno: tipico esempio di condotta datoriale plurioffensiva. In particolare, viene chiarito come, anche in caso di licenziamento di un componente di Rsu, l’omissione della procedura prevista per il licenziamento di un membro di commissione interna dall’Accordo interconfederale 18 aprile 1966 integri una condotta antisindacale. Infatti, si tenta di illustrare come tale iter procedimentale sottenda interessi chiaramente di natura collettiva, ragione per cui la sua omissione costituisce una chiara lesione della libertà sindacale.

tribunale di salerno, N.-11 Dicembre 2014

(tribunale di salerno
N: - 11 Dicembre 2014)

Est. Belmonte – Fiom-Cgil Salerno (avv. Ferrara) c. Btp Tecno Srl (avv. Ispodamia).

Note: Omissione del procedimento prescritto dall'accordo 18 aprile 1966 in caso di licenziamento del dirigente rsu...
Parole chiave: licenziamento :: rsu :: condotta antisindacale ::

Condotta antisindacale – Licenziamento – Dirigente di rappresentanza sindacale unitaria – Accordo interconfederale 18 aprile 1966 – Applicabilità – Mancata richiesta del nulla osta.

Il licenziamento comminato a un componente della rappresentanza sindacale unitaria senza l’osservanza degli adempimenti previsti dall’art. 14 dell’Accordo interconfederale 18 aprile 1966 costituisce condotta antisindacale, nel caso in cui il contratto collettivo – applicabile al rapporto di lavoro – abbia esteso ai rappresentanti sindacali le garanzie procedurali ivi previste a favore dei membri di commissioni interne e dei delegati d’impresa.
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Sicurezza sociale

Esecutività di sentenze estere e Fondo di garanzia Inps: la previdenza non fa parte della sicurezza sociale?

(Cassazione
7 Mag 2015, n.9210)

Pres. Stile, Est. Manna, P.M. (conf.) – Inps (avv.ti Fabiani, Tadris) c. V.B.C.F. (avv. Conte). Conf. Corte d’Appello di Milano, 28 ottobre 2008

Articolo scritto da: Laura Torsello

La Suprema Corte nell’affrontare l’efficacia di un titolo esecutivo estero risolve il giudizio ritenendo che le prestazioni del Fondo di garanzia costituito presso l’Inps non sono riconducibili all’interno della materia della sicurezza sociale, esclusa dall’ambito di applicazione del regolamento n. 44/2001/CE relativo al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, bensì tra quelle previdenziali, materia ritenuta diversa e distinta, in antitesi con la tradizionale definizione operata dalla dottrina, la quale tradizionalmente riconduce la previdenza