Introduzione

Una nuova fase della Rivista tra passato e futuro

Scritto da:

A partire dal fascicolo n. 1 del 2016 il Prof. Bruno Veneziani, che ha diretto la Rivista giuridica del lavoro e della previdenza sociale dal 2013 (ma come condirettore già dal 2009), ha cessato il suo incarico. Il nuovo direttore è il Prof. Umberto Carabelli che in questo articolo delinea la nuova fase della Rivista.

Il tema: Subordinazione e autonomia dopo il d.lgs. n. 81/2015

Intoduzione

Scritto da:

L'autore introduce il tema di questo numero della Rivista. Il giorno 14 ottobre 2015, presso la Corte di Cassazione, si è svolto un convegno dal titolo «Subordinazione e autonomia dopo il d.lgs. 81/2015», organizzato dalla Rivista giuridica del lavoro, dall’Agi Lazio, dall’Ordine degli avvocati di Roma e da Magistratura democratica. In questo numero sono pubblicati i saggi che rappresentano le tre Relazioni di base del convegno, opportunamente integrate e adattate. Sempre nel fascicolo, nella sezione «Saggi», sono raccolti altri quattro contributi in tema di collaborazioni coordinate.

Le nuove frontiere del diritto del lavoro

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L’articolo analizza le nuove coordinate normative introdotte dal Jobs Act in punto di tipologie contrattuali subordinate e autonome. Secondo l’Autore, la riforma non ha inciso sulla fattispecie di subordinazione, ma ha esteso la disciplina del lavoro subordinato a fattispecie di lavoro autonomo, benché «organizzate dal committente». Vengono analizzate le distinzioni concettuali tra subordinazione e prestazione eteroorganizzata, nonché tra quest’ultima e la prestazione coordinata.
The article analyzes the new regulations introduced by the Jobs Act about subordinate and self-employment relationships. According to the Author, the reform did not affect the concept of subordination, but extended the regulations of employment in case of self-employment, though «organized» by the client. The article also analyzes the conceptual distinctions between subordination and...

Le «collaborazioni organizzate dal committente» tra diritto europeo e giurisprudenza di legittimità.

Scritto da:

La disciplina delle «collaborazioni organizzate dal committente» introdotta dal decreto legislativo n. 81 del 2015 va letta insieme con la complessiva normativa contenuta nel citato decreto. Questo consente di percepire che si tratta di una disciplina diretta a fare chiarezza nelle molteplici e variegate situazioni lavorative che rientrano fra le collaborazioni, onde puntare a ottenere la massima corrispondenza tra realtà lavorativa e apparenza, nel senso di ridurre l’elevato tasso di «mercificazione» del lavoro che si è avuto negli ultimi venti anni.
The new reform of «collaborations organized by the customer», brought by the legislative decree n. 81/2015, must be read together with the whole legal system contained in that decree. This makes clear that the purpose of the reform is to make lucidity in the many, variegated working situations of collaboration, aimed to the...

Dalla eterodirezione alla eteroorganizzazione: una nuova nozione di subordinazione?

Scritto da:

Il saggio investiga gli effetti sistematici del d.lgs. n. 81/2015, che ha previsto l’applicazione al lavoro eteroorganizzato dal committente della disciplina legale del lavoro subordinato. Secondo l’A., la nozione di lavoro eteroorganizzato è in gran parte coincidente con quella di lavoro coordinato, distinguendosi da questa soltanto per il carattere esclusivamente personale della prestazione e per l’incidenza del potere organizzativo del committente anche sulle modalità spaziali e temporali di esecuzione della prestazione, ma non già per la natura giuridica di tale potere.
The essay investigates the systematic effects produced by art. 2, legislative decree n. 81/2015, providing for the application of the subordinated employee protection law to self employee «organized by the client». According to the Author, the legal notion of «hetero-organized» collaboration is largely similar to that of «coordinated» collaboration ex article 409 of...

Saggi

Lavoro eterodiretto, eteroorganizzato, coordinato ex art. 409, n. 3, c.p.c.

L’Autore, dopo aver chiarito la nozione e l’interpretazione della fattispecie legale di cui all’art. 2094 c.c., accerta il significato, lo spazio e la funzione della definizione «rapporti di collaborazione organizzati dal committente», si sofferma sulla disciplina applicabile a tali rapporti, sulla problematica distinzione fra eteroorganizzazione ed eterodirezione della prestazione lavorativa.
After clarifying the notion and interpretation of the legal context of the article 2094 civil code, the Author ascertains the meaning, space and function of the definition «labor relations organized by the employer», focuses on the law applicable to such relationships, the problematic distinction between hetero-organization and hetero-direction of work performance and concludes that...

La tutela previdenziale delle collaborazioni organizzate dal committente

Scritto da:

L’articolo analizza – in un’ottica previdenziale – le modifiche apportate ai contratti di lavoro dal d.lgs. n. 81 del 15 giugno 2015. Nel raffronto tra vecchia e nuova disciplina, l’Autore cerca di enucleare le regole fondamentali della tutela previdenziale applicabili, di fronte ai nuovi tipi di rapporti di lavoro e alle specifiche discipline che le associazioni sindacali possono introdurre, concludendo per l’applicazione della tutela previdenziale del tipo di rapporto lavorativo in essere, tranne nei casi in cui il legislatore espressamente introduce una disciplina ad hoc.
The article analyses – in a social security framework – the changes to the employment contracts introduced by legislative decree n. 81 of 15 June 2015. Taking into account the previous regulations, the Author tries to outline the relevant welfare rules envisaged for the new employment contract and the specific regulations established by...

Riflessioni in tema di eterorganizzazione nelle nuove collaborazioni di lavoro subordinato

Scritto da:

l’Autore sottolinea come l’art. 2, d.lgs. n. 81/2015, sia frutto della volontà di tipizzare gli indici di qualificazione più utilizzati in giurisprudenza, evidenziando le ragioni applicative che escludono la riconducibilità al lavoro autonomo di questi rapporti. Il discorso sulla qualificazione continua analizzando il concetto di eterorganizzazione e, in tal senso, evidenziando la diversità di significato che esiste rispetto al riferimento «alle dipendenze» utilizzato all’art. 2094 c.c. e, al contempo, la connessione funzionale che invece si rileva con il concetto di eterodirezione.
After a brief historical excursus on the methodology and the indicators used by the labour Courts to recognize the dependent employment, the Author points out that article 2 of legislative decree n. 81/2015 is the result of the will to define the indexes of qualification of the labour relations more utilized by jurisprudence...

Brevi osservazioni sulle collaborazioni escluse a priori dall’applicazione della disciplina del lavoro subordinato

Scritto da:

Le collaborazioni eteroorganizzate previste dal d.lgs. n. 81/2015 costituiscono sicuramente uno dei punti più controversi e dibattuti del decreto delegato sul riordino delle tipologie contrattuali. Il presente contributo intende proporre qualche spunto di riflessione sulle ipotesi di collaborazioni escluse dall’applicazione delle tutele del rapporto di lavoro subordinato a prescindere dalla sussistenza dei requisiti indicati al comma 1. In particolare, cerca di individuare le motivazioni di tali eccezioni, di prospettarne le conseguenze e di rilevare i profili di criticità.
Hetero-organized collaborations ex article 2, paragraph 1, legislative decree n. 81/2015 are one of the most controversial and debated point of the legislative decree on reorganization of types of labour contracts. The present paper focuses on the less discussed second paragraph of article 2 and offers some considerations on collaborations excluded from the...

Documentazione

Le ragioni (di un nuovo Statuto) dei diritti dei lavoratori

Gli autori illustrano le ragioni della proposta di legge di iniziativa popolare. Carta dei diritti universali del lavoro. Nuovo Statuto di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori. Il nuovo Statuto si propone come portatore di una visione regolativa alternativa, in molte parti, a quella consolidatasi negli ultimi anni, volta a fondare innazitutto diritti dei lavoratori a portata universale, in gran parte configurabili come diritti sociali di cittadinanza, da valere per tutti i lavoratori, indipendentemente dalla veste giuridica che assume la loro attività.

Carta dei diritti universali del lavoro. Nuovo Statuto di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori

Scritto da:

Il testo della Carta dei diritti universali del lavoro - Nuovo Statuto di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori che si compone di 97 articoli. Nella prima parte (articoli da 1 a 26) sono definiti i diritti universali riconosciuti in capo alla persona che lavora, a prescindere dal tipo di rapporto instaurato con il datore di lavoro o committente. Nella seconda parte (articoli da da 27 a 40) si affrontano i temi della contrattazione, rappresentanza e partecipazione. Infine, nella terza parte (articoli da 41 a 97) si riscrive interamente la disciplina dei contratti di lavoro.

Note e commenti

Riflessioni sul Tfr in occasione della sua liquidazione in busta paga (ovvero di come la formica fu indotta a diventar cicala)

Scritto da:

Con la legge di stabilità 2015 il legislatore italiano ha offerto ai lavoratori l’opportunità di percepire la quota maturanda di Tfr mediante liquidazione diretta mensile come parte integrativa della retribuzione. L'Autrice riflette sulla natura giuridica e sulle funzioni che sono state attribuite nel tempo alle somme erogate al termine del rapporto di lavoro, oltre che sull’utilizzo del Tfr nell’ambito della previdenza complementare, evidenziando il salto logico compiuto dal legislatore con quest'ultima disposizione.

Il distacco del dipendente: natura, disciplina, applicazione dell’istituto

Scritto da:

L'Autore in questo saggio analizza l'istituto giuridico del distacco: introdotto dalla prassi datoriale all’interno di strutture societarie e organizzative complesse, per effetto dei pronunciamenti della giurisprudenza di merito prima e di legittimità poi, la nozione di distacco o comando già nota al pubblico impiego è stata estesa anche al lavoro privato con il d.lgs 276/2003.

Problemi di diritto sociale europeo

Trasferimento di sede all’estero, cambiamento della lex societatis e tutela dei lavoratori a seguito delle sentenze Ue Cartesio

Scritto da:

Negli anni la Corte di Giustizia ha sviluppato una ricca giurisprudenza in materia di stabilimento delle società. Pur se quest’ultima ha per oggetto principale le persone giuridiche, titolari del diritto di circolazione in questione, tale giurisprudenza Ue produce conseguenze anche su altri soggetti coinvolti nell'attività di impresa, quali in particolare i lavoratori. Tale impatto è analizzato dall'Autore attarverso l'esame di due sentenze Ue: Cartesio e Vale.

Osservatori online

Osservatorio della Corte Costituzionale. Le decisioni nel trimestre ottobre-dicembre 2015. Rapporto di lavoro.

Articolo scritto da: MassimoPallini

Esclusione dal godimento dell’indennità di maternità alla madre libera professionista che adotti un bambino di età superiore a sei anni. Criteri di formazione delle graduatorie di avviamento al lavoro degli operai forestali della Regione Sicilia. Pignorabilità nei limiti del quinto anche delle retribuzioni assai ridotte. Divieto di conversione in contratti a tempo indeterminato dei contratti a termine illegittimi instaurati alle dipendenze delle fondazioni lirico-sinfoniche.

Il rinnovo del ccnl per i dipendenti delle aziende del turismo

Articolo scritto da: Angelo Delogu

L’Accordo del 18 gennaio 2014: decorrenza degli effetti e ambito applicativo. Le relazioni sindacali: contrattazione collettiva e bilateralità. Classificazione e inquadramento del personale. Il mercato del lavoro e la gamma delle tipologie contrattuali. Lavoro a termine, somministrazione di lavoro e stagionalità. Il lavoro extra e di surroga. L’apprendistato. Lo svolgimento del rapporto di lavoro: l’orario e le sospensioni. Il trattamento economico e l’assistenza sanitaria integrativa. Il sistema disciplinare e la risoluzione del rapporto di lavoro. I titoli speciali per le singole attività.

L'accordo di rinnovo del ccnl dei dirigenti del settore industria del 30 dicembre 2014

Articolo scritto da: Angela Gambardella

Le principali novità, la decorrenza e la scadenza della nuova disciplina contrattuale. Unico livello retributivo minimo. L’obbligatorietà dei compensi di importo variabile collegati a indici e/o risultati (Management by objective). La risoluzione del rapporto di lavoro e i nuovi termini di preavviso. L’indennità supplementare «a tutele crescenti». La procedura di licenziamento collettivo interessa anche i dirigenti. Il nuovo trattamento di trasferta e missioni. Le misure di salvaguardia dell’equilibrio economico-finanziario del Fasi.

Rapporto di lavoro

Trasferimento del ramo d'azienda e tutele del lavoratore

Articolo scritto da: Chiara De Santis

Nel caso di illegittimo trasferimento del ramo d’azienda con la conseguente reintegrazione alle dipendenze dell’impresa cedente, la sottoscrizione di un accordo conciliativo tra impresa cessionaria e lavoratori non inficia l’interesse di questi ultimi ad agire nei confronti dell’impresa cedente, posto che lo svolgimento in via di fatto delle prestazioni lavorative non equivale ad accettazione della cessione del contratto di lavoro

Corte Appello Firenze, N.590-1 Ottobre 2015

(Corte Appello Firenze
N:590 - 1 Ottobre 2015)

Pres. ed Est. Bronzini – Telecom Italia Spa (avv.ti Maresca, Romei, Boccia) c. S.L., P.M., P.L. (avv.ti Rusconi, Barone)

Note: Trasferimento del ramo d'azienda e tutele del lavoratore
Parole chiave: trasferimento :: Retribuzione :: ramo :: azienda ::

Trasferimento di azienda – Trasferimento del ramo d’azienda – Pagamento delle retribuzioni maturate e non percepite – Natura previdenziale dell’indennità di mobilità – Unicità del rapporto di lavoro – Interesse ad agire nei confronti del cedente dopo la risoluzione consensuale con la cessionaria

Nel caso di illegittimo trasferimento del ramo d’azienda con la conseguente reintegrazione alle dipendenze dell’impresa cedente, la sottoscrizione di un accordo conciliativo tra impresa cessionaria e lavoratori non inficia l’interesse di questi ultimi ad agire nei confronti dell’impresa cedente, posto che lo svolgimento in via di fatto delle prestazioni lavorative non equivale ad accettazione della cessione del contratto di lavoro
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L’applicabilità al pubblico impiego privatizzato dell’art. 18 St. lav.

Articolo scritto da: Filippo Aiello

La sentenza esaminata dall’autore sostiene l’applicabilità dell’art. 18 della l. n. 300/1970, novellato dalla l. n. 92/2012 del 2012, al lavoro pubblico privatizzato. L’autore analizza le tre opzioni interpretative che sono state avanzate dalla dottrina e dalla giurisprudenza e rileva come quella scelta dalla cassazione sia la più conforme al testo normativo. L’Autore esamina l’ulteriore principio contenuto nella sentenza secondo cui fra le ipotesi di nullità previste dall’art. 18, c. 1, cit., sono ricomprese anche le c.d. nullità virtuali (art. 1418, c. 1, c.c.).

cassazione, N.24157-25 Novembre 2015

(cassazione
N:24157 - 25 Novembre 2015)

Pres. Stile, Est. Manna, P.M. Celeste (diff.) – Consorzio per l’Area di sviluppo industriale Asi di Agrigento in liquidazione Gestione separata dell’Irsap (avv. Marinelli) c. C.S. (avv. Rubino). Conf. Corte d’Appello di Palermo, 14.10.2014.

Note: L’applicabilità al pubblico impiego privatizzato dell’art. 18 St. lav.
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Art. 18, l. n. 300/1970 – Lavoro pubblico – Applicabilità in virtù dell’art. 51, c. 2, d.lgs. n. 165/2001. Licenziamento individuale – Nullità del licenziamento – Art. 18, c. 1, l. n. 300/1970 – Altre ipotesi di nullità – Applicabilità alle cd. nullità virtuali di cui all’art. 1418, c. 1, c.c.

L’art. 18 della l. n. 300/70, come novellato dall’art. 1 della l. n. 92/12, trova applicazione ratione temporis al rapporto di lavoro di pubblico impiego cd. contrattualizzato a prescindere dalle iniziative normative di armonizzazione previste dalla legge cd. Fornero. (1) Fra gli «altri casi di nullità del licenziamento previste dalla legge», contemplati dall’art. 18, c. 1, l. n. 300/1970, cui si applica la tutela reintegratoria piena, vi è quello per contrarietà a norme imperative di cui all’art. 1418, c. 1, c.c. (2)
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In tema di insussistenza del fatto nel licenziamento disciplinare

Articolo scritto da: Antonio Federici

In tema di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, la completa irrilevanza giuridica del fatto equivale alla sua insussistenza materiale e dà perciò luogo alla tutela reintegratoria anche a seguito della legge Fornero

cassazione, N.20545-13 Ottobre 2015

(cassazione
N:20545 - 13 Ottobre 2015)

Pres. ed Est. Roselli, P.M. Ceroni (diff.) – I.F. (avv. Panici) c. T.I. Spa (avv. Maresca). Cassa Corte d’Appello di Roma, 11.11.2014.

Note: In tema di insussistenza del fatto nel licenziamento disciplinare
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Sanzione disciplinare – Insussistenza del fatto contestato – Fattispecie di illecito – Integrazione dei suoi elementi costituitivi – Necessarietà – Reintegrazione – Ammissibilità

In tema di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo, la mancanza degli elementi della fattispecie di illecito determina la insussistenza del fatto addebitato al lavoratore
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cassazione, N.20140-25 Novembre 2015

(cassazione
N:20140 - 25 Novembre 2015)

Pres. ed Est. Roselli, P.M. Giacalone (conf.) – T. Spa (avv.ti Villa, Antonelli, Jandoli) c. I.I.N. (avv. Martone). Conf. Corte d’Appello di Milano, 1.4.2014.

Note: In tema di insussistenza del fatto nel licenziamento disciplinare
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Irrilevanza giuridica della condotta – Insussistenza del fatto – Equivalenza – Reintegrazione – Ammissibilità

In tema di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, la completa irrilevanza giuridica del fatto equivale alla sua insussistenza materiale e dà perciò luogo alla tutela reintegratoria anche a seguito della legge Fornero
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Gli incerti confini dell’infortunio in itinere

Articolo scritto da: Elena Josephine Di Carlo

L’A. esamina gli orientamenti della giurisprudenza di legittimità in materia di indennizzabilità dell’infortunio in itinere e commenta criticamente la decisione emessa dalla Cassazione a Sezioni Unite.

cassazione, N.17685-7 Settembre 2015

(cassazione
N:17685 - 7 Settembre 2015)

Primo Pres. Rovelli, Est. Nobile, P.M. Apice (conf.) – G.R.A., in proprio nome e in nome e per conto delle figlie minori sulle quali esercita la patria potestà, G.A. e G.M. (avv. Rizzoglio) c. Inail (avv.ti Romeo, Crippa). Conf. Corte d’Appello di Milano, 14.11.2007.

Note: Gli incerti confini dell’infortunio in itinere

Infortuni e malattie professionali – Infortunio in itinere – In den niz za - bi lità – Occasione di lavoro – Nozione – Connessione con l’attività la vorativa – Fatto doloso del terzo – Insussistenza.

Va esclusa dalla tutela assicurativa la fattispecie nella quale, in sostanza, venga a mancare l’occasione di lavoro, in quanto il collegamento tra l’evento e il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro risulti assolutamente marginale e basato esclusivamente su una mera coincidenza cronologica e topografica.
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Scarso rendimento ed eccessiva morbilità nel rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri

Articolo scritto da: Michelangelo Salvagni

La fattispecie dello scarso rendimento previsto dall’art. 27, lett. d) del regolamento attuativo, all. A), al R.D. n. 148 del 1931 che consente il licenziamento dei lavoratori autoferrotranvieri è ipotesi diversa e separata da quella prevista dallo stesso articolo 27, lett. b) che disciplina invece la malattia. Conseguentemente, le ripetute assenze per malattia non possono considerarsi come utili ai fini della configurabilità dello scarso rendimento idoneo a giustificare l’esonero dal servizio dell’agente.

cassazione, N.17436-2 Settembre 2015

(cassazione
N:17436 - 2 Settembre 2015)

ord. – Pres. Stile, Est. Manna, P.M. Matera (conf.) – A.T.M. - Azienda trasporti milanese Spa (avv.ti Giacchetti, Zambello) c. A.G. (avv. Civitelli). Conf. Corte d’Appello di Milano, 10.3.2013.

Note: Scarso rendimento ed eccessiva morbilità nel rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri
Parole chiave: Malattia ::

Licenziamento individuale – Rapporto di lavoro degli autoferrotranvieri – Ferrovie in concessione – Esonero agente per scarso rendimento – Eccessiva morbilità – Necessità di colpa – Insussistenza – Giu stificato motivo oggettivo – Differenza dall’esonero del servizio per malattia.

Ai fini dell’esonero definitivo dal servizio dei lavoratori autoferrotranvieri dipendenti da aziende esercenti il pubblico servizio di trasporti in regime di concessione, la fattispecie dello scarso rendimento previsto dall’art. 27, lett. d, del Regolamento attuativo, all. A, al r.d. n. 148 del 1931, è ipotesi diversa e separata da quella prevista dallo stesso art. 27, lett. b, che disciplina invece la malattia. Conseguentemente, le ripetute assenze per malattia non possono considerarsi come utili ai fini della configurabilità dello scarso rendimento idoneo a giustificare l’esonero dal servizio dell’agente
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Le ragioni che legittimano la reiterazione del patto di prova

Articolo scritto da: Angela Gambardella

Nel nostro ordinamento giuridico non si rinviene una regola generale ed assoluta secondo cui la reiterazione del patto di prova, tra le medesime parti e per le medesime mansioni, è sempre e comunque illegittima. L’accertamento di eguaglianza effettiva delle mansioni è riservata al sovrano apprezzamento del giudice di merito, senza che una nuova valutazione delle prove possa essere sollecitata anche sotto il profilo del vizio di motivazione.

cassazione, N.8237-22 Aprile 2015

(cassazione
N:8237 - 22 Aprile 2015)

Pres. Vidiri, Est. Maisano, P.M. Matera (conf.) – Sixty Spa (avv.ti Parenti, Cavaciuti) c. C.A. (avv. Maresca, Speziale). Conf. Corte d’Appello di L’Aquila, 7.9.2011.

Note: Le ragioni che legittimano la reiterazione del patto di prova
Parole chiave: prova ::

Patto di prova – Licenziamento individuale illegittimo – Lavoro subordinato – Violazione dell’art. 2096 c.c.

La causa del patto di prova va individuata nella tutela dell’interesse comune alle due parti del rapporto di lavoro, in quanto diretto ad attuare un esperimento mediante il quale sia il datore di lavoro che il lavoratore possono verificare la reciproca convenienza del contratto, accertando il primo le capacità del lavoratore e quest’ultimo, a sua volta, valutando l’entità della prestazione richiestagli e le condizioni di svolgimento del rapporto. È, peraltro, ammissibile il patto di prova in due contratti di lavoro successivamente stipulati tra le stesse parti, purché risponda alle suddette finalità, potendo intervenire nel tempo molteplici fattori, attinenti non solo alle capacità professionali, ma anche alle abitudini di vita o a problemi di salute
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Orario di lavoro e tempo di spostamento domicilio-clienti

Articolo scritto da: Serena Zitti

Il caso riguarda un rinvio pregiudiziale sollevato dall’Audiencia Nacional spagnola vertente sull’interpretazione dell’art. 2, p.to 1, della dir. 2003/88/Ce in materia di orario di lavoro. La Corte di Giustizia ha affermato che, nel caso di lavoratori senza sede di lavoro fissa, il cd. tempo di spostamento domicilio-clienti va computato nell’orario di lavoro. Essa ha tuttavia ammesso la libertà del datore di lavoro di determinare una diversa remunerazione del tempo di spostamento controverso, fermo restando le pertinenti disposizioni di diritto nazionale.

Corte di giustizia dell'Ue, N.C-266/2014-10 Settembre 2015

(Corte di giustizia dell'Ue
N:C-266/2014 - 10 Settembre 2015)

S. Terza – Avv. Gen. Bot – Federación de Servicios Privados del sindicato Comisiones obreras (Cc.Oo.) c. Tyco Integrated Security SL, Tyco Integrated Fire & Security Corporation Servicios SA.

Note: Orario di lavoro e tempo di spostamento domicilio-clienti
Parole chiave: rapporto di lavoro :: orario di lavoro ::

Orario di lavoro – Direttiva n. 2003/88/Ce – Luogo di lavoro – Tempo di spostamento – Disponibilità del lavoratore.

Nel caso di lavoratori che non hanno un luogo di lavoro fisso o abituale, costituisce «orario di lavoro», ai sensi dell’art. 2, punto 1, della Direttiva n. 2003/88/Ce, il tempo che tali lavoratori impiegano per gli spostamenti quotidiani tra il loro domicilio e i luoghi in cui si trovano il primo e l’ultimo cliente indicati dal loro datore di lavoro.
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Corte costituzionale, N.76-7 Mag 2015

(Corte costituzionale
N:76 - 7 Mag 2015)

Pres. Criscuolo, Est. Sciarra – interv. Presidente del Consiglio dei ministri (Avv. Stato).

Note: La corte costituzionale nel vortice delle teorie della subordinazione
Parole chiave: subordinazione ::

Lavoro subordinato – Infermieri incaricati dagli istituti di prevenzione e pena – Esclusione subordinazione – Esclusione indennità e trattamenti previdenziali – Questione infondata di costituzionalità.

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 53 della l. 9.10.1970, n. 740, nella parte in cui non consente di qualificare i rapporti di lavoro degli infermieri incaricati dagli istituti di prevenzione e di pena come rapporti di lavoro subordinato e, in via gradata, nella parte in cui, anche a voler ritenere che non precluda la qualificazione del rapporto di lavoro come subordinato, limita a un compenso orario la retribuzione spettante, con esclusione di ogni altra indennità o gratificazione, e di ogni trattamento previdenziale e assicurativo, in riferimento agli artt. 3, c. 1, 36, c. 1, e 38, c. 2, Cost.
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Consiglio di Stato, N.4699-13 Ottobre 2015

(Consiglio di Stato
N:4699 - 13 Ottobre 2015)

S. III – Pres. Romeo, Est. D’Alessio – Gpi Spa (avv.ti Vinti, Capotorto) c. A.O.D.G. (avv.ti Di Paolo, Meini).

Note: Quali sono i contratti collettivi applicabili nelle gare di appalto?
Parole chiave: appalti :: contratti collettivi ::

Appalto – Contratti collettivi stipulati da sindacati non comparativamente più rappresentativi – Tabelle ministeriali – Costo del lavoro – Artt. 86 e 87, d.lgs. n. 163/2006 – Dumping – Derogabilità.

La determinazione dei costi in sede di partecipazione a un appalto basata sull’applicazione di un Ccnl sottoscritto da soggetti non rappresentativi può costituire indice di inattendibilità economica dell’offerta e di lesione del principio della par condicio dei concorrenti.
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Controversie di lavoro

Il giudizio di opposizione nel rito cd. «Fornero» non riveste natura impugnatoria

Articolo scritto da: Enrico Maria Terenzio

La sentenza della Corte Costituzionale, 13 maggio 2015, n. 78, facendo proprio l’orientamento da ultimo formatosi in seno alla Suprema Corte, con le pronunce Cass. 16 aprile 2015, n. 7782, Cass. 17 febbraio 2015, n. 3136, Cass. Sezione VI, ord. 20 novembre 2014, n. 24790, Cass. Ss Uu., ord. 18 settembre 2014, n. 19674, sana un contrasto che aveva negli ultimi anni diviso la giurisprudenza di merito, sulla natura del nuovo rito, introdotto dall’art. 1, commi 47 e ss., legge, n. 92/12 (legge cd. “Fornero”)

Corte costituzionale, N.78-13 Mag 2015

(Corte costituzionale
N:78 - 13 Mag 2015)

Presidente CRISCUOLO - Redattore MORELLI

Note: Il giudizio di opposizione nel rito cd. «Fornero» non riveste natura impugnatoria
Parole chiave: Fornero ::

Controversie di lavoro e previdenza – Ricusazione – Licenziamento individuale – Giudizio di opposizione – Medesimo organo giudicante (persona fisica) che si è pronunciato ai sensi dell’art. 1, c. 49, l. n. 92/2012 – Obbligo di astensione – Mancata previsione – Pro ce di - men to disciplinato dall’art. 669-terdecies, c. 2, c.p.c. – Analogia – Irragionevole diversità di disciplina – Violazione degli artt. 3, 24 e 111 Cost. – Insussistenza.

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 51, c. 1, n. 4, c.p.c., e 1, c. 51, l. n. 92/2012 (cd. «legge Fornero») in quanto, con il disporre – quest’ultima norma – che contro l’ordinanza di accoglimento o di rigetto di cui al c. 49 può essere proposta opposizione con ricorso contenente i requisiti di cui all’art. 414 c.p.c., da depositare innanzi al tribunale che ha emesso il provvedimento opposto, e nel contemplare – la prima norma – l’obbligo di astensione in capo al magistrato che abbia conosciuto della causa in altro grado, risulterebbero lesivi degli artt. 3, 24 e 111 Cost., nella parte in cui non prevedono l’obbligo di astensione per l’organo giudicante (persona fisica) investito del giudizio di opposizione ex art. 1, c. 51, l. n. 92/2012
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cassazione, N.7782-16 Aprile 2015

(cassazione
N:7782 - 16 Aprile 2015)

Pres. Lamorgese, Est. Tria, P.M. Celeste (conf.) – T.I. Spa (avv.ti Maresca, Morrico, Romei, Boccia) c. F.E. (avv.ti Cossu, Bomboi, Poli). Conf. Corte d’Appello di Milano, 3.6.2014.

Note: Il giudizio di opposizione nel rito cd. «Fornero» non riveste natura impugnatoria
Parole chiave: Fornero ::

Controversie di lavoro e previdenza – Licenziamento individuale – Giudizio di opposizione ex art. 1, c. 51, l. n. 92/2012 – Pro se cu zio - ne del giudizio in forma ordinaria e non più urgente – Medesimo organo giudicante (persona fisica) che si è pronunciato ai sensi dell’art. 1, c. 49, stessa legge – Obbligo di astensione – Art. 51, c. 1, n. 4, c.p.c. – Insussistenza

La fase dell’opposizione ai sensi dell’art. 1, c. 51, l. n. 92/2012, non costituisce un grado diverso rispetto alla fase sommaria ex art. 1, c. 48, l. n. 92 cit., non integrando una revisio prioris instantiae, ma solo una prosecuzione del giudizio di primo grado in forma ordinaria e non più urgente; conseguentemente è da escludere che possa determinare un obbligo di astensione o la facoltà della parte di chiedere la ricusazione dello stesso magistrato (persona fisica) che abbia conosciuto della fase sommaria, al pari di quanto affermato dalla Corte costituzionale riguardo alla legittimità dell’art. 51, c. 1, n. 4. c.p.c., ove non preveda un obbligo di astensione del medesimo giudice del merito che abbia previamente concesso una misura cautelare ante causam
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cassazione, N.3136-17 Febbraio 2015

(cassazione
N:3136 - 17 Febbraio 2015)

Pres. ed Est. Roselli, P.M. Matera (diff.) – P.I. Spa (avv. Elefante) c. D.L.M. (avv.ti Lampiasi, Brocato). Cassa Corte d’Appello di Milano, 28.11.2013

Note: Il giudizio di opposizione nel rito cd. «Fornero» non riveste natura impugnatoria
Parole chiave: Fornero ::

Controversie di lavoro e previdenza – Licenziamento individuale – Giudizio di opposizione ex art. 1, c. 51, l. n. 92/2012 – Diverso grado di giudizio – Esclusione – Prosecuzione del giudizio in forma ordinaria e non più urgente – Medesimo organo giudicante (persona fisica) che si è pronunciato ai sensi dell’art. 1, c. 49, stessa legge – Incompatibilità – Art. 51, c. 1, n. 4, c.p.c. – Insussistenza

La fase dell’opposizione ai sensi dell’art. 1, c. 51, l. n. 92/2012, non costituisce un grado diverso rispetto alla fase sommaria ex art. 1, c. 48, l. n. 92 cit., ma solo una prosecuzione del giudizio di primo grado in forma ordinaria e non più urgente; conseguentemente non sussiste incompatibilità tra il giudice che aveva emesso l’ordinanza di cui all’art. 1, c. 49, l. n. 92, e quello competente per la trattazione del successivo giudizio di opposizione.
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cassazione, N.24790-20 Novembre 2014

(cassazione
N:24790 - 20 Novembre 2014)

S. VI civ., ord. – Pres. Curzio, Est. Garri, P.M. Mastroberardino (conf.) – G.A. (avv. Vallebona) c. A. Spa (avv. Morrico). Conf. Tribunale di Catanzaro, 25.9.2013.

Note: Il giudizio di opposizione nel rito cd. «Fornero» non riveste natura impugnatoria
Parole chiave: controversie di lavoro ::

Controversie di lavoro e previdenza – Licenziamento individuale – Regolamento di competenza – Giudizio ex art. 1, c. 47, e opposizione, ex art. 1, c. 51, l. n. 92/12 – Contemporanea pendenza delle due diverse fasi – Determinazione del giudice competente – Rapporto di continenza – Irrilevanza – Criterio cronologico della prevenzione. Controversie di lavoro e previdenza – Licenziamento individuale – Giudizio ex art. 1, commi 47 ss., l. n. 92/12 – Natura sommaria e non cautelare della fase introduttiva – Efficacia di giudicato sostanziale dell’ordinanza non opposta conclusiva della prima fase – Carattere bifasico del procedimento di primo grado – Natura impugnatoria della seconda fase – Esclusione.

Tra la causa proposta con il rito di cui all’art. 1, cc. 47 ss., l. n. 92/2012, per l’accertamento della legittimità del recesso del datore di lavoro, pendente in fase di opposizione, e quella concernente l’impugnativa del medesimo licenziamento, pendente nella fase sommaria dello stesso rito dinanzi a diverso tribunale, pure in astratto territorialmente competente, sussiste un rapporto di continenza, sicché, ai fini della determinazione del giudice competente, occorre aver riguardo esclusivamente al criterio della prevenzione – avuto riguardo alla data di deposito del ricorso – a prescindere dall’individuazione della causa contenente e di quella contenuta, nonché dall’esame di profili processuali relativi alla domanda proposta davanti al giudice preventivamente adìto
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cassazione, N.19674-18 Settembre 2014

(cassazione
N:19674 - 18 Settembre 2014)

S.U., ord. – Pres. Amatucci, Est. Amoroso, P.M. Giacalone (conf.) – A.d.F. (avv. Massi) c. M.G.d.R. (avv. Chilosi).

Note: Il giudizio di opposizione nel rito cd. «Fornero» non riveste natura impugnatoria
Parole chiave: controversie di lavoro ::

Controversie di lavoro e previdenza – Licenziamento individuale – Giudizio ex art. 1, commi 47 ss., l. n. 92/2012 – Regolamento di giurisdizione – Ammissibilità – Natura «semplificata» e non cautelare della prima fase

È ammissibile il regolamento di giurisdizione proposto nella prima fase del procedimento di impugnativa di licenziamento, di cui all’art. 1, cc. 47 ss., n. 92/2012, la quale, pur caratterizzata da sommarietà dell’istruttoria, ha natura semplificata e non cautelare in senso stretto, non riferendosi la sommarietà anche alla cognizione del giudice, né sussistendo un’instabilità dell’ordinanza conclusiva di tale fase, che è idonea al passaggio in giudicato in caso di omessa opposizione
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Diritto sindacale

Sulla «nazionalità» del sindacato nel procedimento per la repressione della condotta antisindacale

Articolo scritto da: Barbara Caponetti

In tema di repressione della condotta antisindacale, va riconosciuta la legittimazione ad agire agli organismi locali di sindacati non maggiormente rappresentativi sul piano nazionale, né intercategoriali o aderenti a confederazioni, se il sindacato sia diffuso sul territorio nazionale, dovendosi ritenere, a tal fine, determinante lo svolgimento di effettiva azione sindacale, non su tutto, ma su gran parte del territorio nazionale

cassazione, N.11322-1 Giugno 2015

(cassazione
N:11322 - 1 Giugno 2015)

Pres. Macioce, Est. Blasutto, P.M. Celentano (conf.) – Slai Cobas e altri (avv. Rizzoglio) c. Fga Spa (avv.ti De Luca Tamajo, Trifirò, Favalli). Cassa Corte d’Appello di Milano, 24.7.2007.

Note: Sulla «nazionalità» del sindacato nel procedimento per la repressione della condotta antisindacale
Parole chiave: diritto sindacale ::

Condotta antisindacale – Legittimazione attiva – Organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse – Re qui - si to della diffusione sul territorio nazionale – Nozione – Sti pu la zio - ne del contratto collettivo – Necessità – Non sussiste

In tema di repressione della condotta antisindacale, va riconosciuta la legittimazione ad agire agli organismi locali di sindacati non maggiormente rappresentativi sul piano nazionale, né intercategoriali o aderenti a confederazioni, se il sindacato sia diffuso sul territorio nazionale, dovendosi ritenere, a tal fine, determinante lo svolgimento di effettiva azione sindacale, non su tutto, ma su gran parte del territorio nazionale. Ne consegue che la stipula di un contratto collettivo nazionale, nonostante l’indubbia rilevanza sintomatica della rappresentatività che ne discende, non costituisce l’unico elemento significativo, né lo svolgimento di effettiva attività sindacale può essere ravvisato solo nella stipulazione di un contratto collettivo esteso all’intero ambito nazionale
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Sicurezza sociale

Il diritto all'assegno per il nucleo familiare in caso di separazione e di richiesta per i nipoti in linea retta

Articolo scritto da: Federica Aramini

Si commentano due recenti sentenze di Cassazione aventi ad oggetto l’assegno per il nucleo familiare. Dopo aver brevemente tracciato la disciplina in materia, la nota si sofferma sulle problematiche connesse all’individuazione del nucleo familiare beneficiario del trattamento. I casi giunti al vaglio della Suprema Corte riguardano nuclei familiari composti, nel primo caso, da un coniuge separato, privo di reddito e affidatario dei figli e, nell’altro, da una nonna e i nipoti minorenni non conviventi.

Corte di cassazione, N.6351-30 Marzo 2015

(Corte di cassazione
N:6351 - 30 Marzo 2015)

Pres. Coletti De Cesare, Est. Bronzini, P.M. Mastroberardino (conf.) – Inps (avv.ti Tadris, Sgroi) c. G.L. Conf. Corte d’Appello di Venezia, 10.3.2008.

Note: Il diritto all'assegno per il nucleo familiare in caso di separazione e di richiesta per i nipoti in linea retta
Parole chiave: sicurezza sociale :: assegni familiari ::

Assegno per il nucleo familiare – Reddito rilevante – Reddito del nucleo familiare composto dal coniuge affidatario e dai figli – Sussistenza – Reddito del coniuge legalmente separato, non affidatario, anche se titolare del diritto alla provvidenza – Esclusione.

L’Assegno per il nucleo familiare, disciplinato dall’art. 2 del d.l. 13.3.1988, n. 69, convertito in l. 13.5.1988, n. 153 – finalizzato ad assicurare una tutela in favore delle famiglie in stato di effettivo bisogno economico e attribuito in modo differenziato in rapporto al numero dei componenti e al reddito del nucleo familiare, tenendo conto dell’eventuale esistenza di soggetti colpiti da infermità o difetti fisici o mentali (e, quindi, nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi a un proficuo lavoro) ovvero di minorenni che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età –, ha natura assistenziale, sicché, ai sensi dei cc. 2 e 6 dell’art. 2, cit., il reddito rilevante ai fini dell’ammontare dell’assegno è quello del nucleo familiare
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Corte di cassazione, N.4608-

(Corte di cassazione
N:4608 - )

Pres. Coletti De Cesare, Est. Tria, P.M. Mastroberardino (diff.) – Inps (avv.ti Coretti, De Rose, Stumpo) c. P.M. (avv. Romeo). Cassa Corte d’Appello di Lecce, S. dist. di Taranto, 21.11.2008.

Note: Il diritto all'assegno per il nucleo familiare in caso di separazione e di richiesta per i nipoti in linea retta
Parole chiave: sicurezza sociale :: assegni familiari ::

Assegno per il nucleo familiare – Pensione di reversibilità – Nipoti in linea retta – Vivenza a carico non dimostrata – Esclusione.

Il titolare di pensione di reversibilità da lavoro dipendente, in seguito al decesso del coniuge, non ha diritto a percepire l’assegno per il nucleo familiare per i nipoti in linea retta, minorenni non conviventi, se non dimostra di provvedere al mantenimento degli stessi.
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Sul principio di territorialità dell'obbligo contributivo

Articolo scritto da: Emanuele Petrilli

Relativamente all’applicabilità del principio della territorialità dell’obbligo contributivo, l’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione, Sez. Lav., nella sentenza n. 4351 del 4 marzo 2015 non può essere considerato esente da critiche. Appare meritevole di valutazione approfondita l’orientamento espresso dalla Corte di Appello di Firenze nella sentenza n. 513 del 18 aprile 2009.

Corte di cassazione, N.4351-4 Marzo 2015

(Corte di cassazione
N:4351 - 4 Marzo 2015)

Pres. Lamorgese, Est. Maisano, P.M. Servello (conf.) – Inail (avv.ti Giandomenico, Zammataro) c. Soc. P.B. Sa (avv. Sandulli) e Inps (avv.ti Sgroi, Caliulo, Maritato). Conf. Corte d’Appello di Firenze, 18.4.2009.

Note: Sul principio di territorialità dell'obbligo contributivo
Parole chiave: sicurezza sociale ::

Contribuzione previdenziale – Lavoratori stranieri – Unione europea – Principio di territorialità dell’obbligazione previdenziale – Lex loci laboris – Applicazione – Sussiste

In materia di contribuzione previdenziale, l’impresa straniera che operi in Italia è tenuta, in forza del principio della territorialità delle assicurazioni sociali, al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali per i lavoratori impiegati nel territorio, ancorché essi siano cittadini dello Stato di provenienza dell’impresa, salva solo l’esistenza di eventuali deroghe previste in accordi internazionali.
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L'esenzione dal versamento del contributo di accesso alla mobilità e gli accordi di ristrutturazione del debito

Articolo scritto da: Agostino Di Feo

La Suprema Corte ribadisce l’orientamento che individua quali unici soggetti legittimati ad invocare l’esonero dal contributo di mobilità gli organi delle procedure concorsuali individuati dall’art. 3 co. 3 della l. 223/1991. Tuttavia, l’introduzione ad opera del legislatore di strumenti di risoluzione consensuale delle crisi di impresa in cui non è prevista la nomina di un organo della procedura concorsuale, come nell’accordo di ristrutturazione, pone il problema di verificare la compatibilità di tale interpretazione con il mutato contesto normativo.

Corte di cassazione, N.23984-11 Novembre 2014

(Corte di cassazione
N:23984 - 11 Novembre 2014)

Pres. Coletti De Cesare, Est. Ghinoy, P.M. Ceroni (diff.) – Inps (avv.ti Sgroi, Maritato, D’Aloisio, De Rose) c. D.B. Spa (avv. Equizzi) e R.S. Spa (avv. Di Salvo).

Note: L'esenzione dal versamento del contributo di accesso alla mobilità e gli accordi di ristrutturazione del debito
Parole chiave: sicurezza sociale :: mobilità ::

Indennità di disoccupazione – Licenziamento collettivo – Esenzione dal contributo di mobilità – Ambito di applicazione – Licenziamento disposto dagli organi di una procedura concorsuale – Estensione ad altra ipotesi di continuazione dell’attività di impresa – Esclusione.

L’esenzione dal pagamento del contributo di mobilità prevista dall’art. 3, comma 3, della l. n. 223/1991 si applica nella sola ipotesi in cui il licenziamento collettivo sia disposto dagli organi di una procedura concorsuale stante la natura eccezionale e di stretta interpretazione della norma.
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La legge previdenziale applicabile ai lavoratori di compagnie aeree internazionali. I casi Ryanair

Articolo scritto da: Giulia Frosecchi

La nota analizza tre sentenze dei tribunali di Bologna, Roma e Pisa, vertenti sull’individuazione del regime previdenziale applicabile ai dipendenti della compagnia aerea irlandese Ryanair Ltd. Si evidenziano le debolezze del Regolamento 1408/1971, principale normativa europea applicabile ai casi di specie, messe in luce dalle conclusioni dissonanti dei giudici. Successivi Regolamenti UE, susseguitesi dal 2004 al 2012, chiariscono quali criteri utilizzare per l’individuazione della legislazione di sicurezza sociale applicabile ai dipendenti di compagnie aeree transnazionali.

Tribunale di Bologna, N.-24 Settembre 2015

(Tribunale di Bologna
N: - 24 Settembre 2015)

S. II civ. – Est. Gattuso – M.O., J.K. e Ryanair Ltd. (avv.ti Pittarello, Barozzi) c. Direzione provinciale del lavoro di Bologna (dr.ssa Calvanese).

Note: La legge previdenziale applicabile ai lavoratori di compagnie aeree internazionali. I casi Ryanair
Parole chiave: sicurezza sociale ::

Assunzione – Personale aereonautico – Lavoratore residente sul territorio italiano – Datore di lavoro straniero – Luogo di lavoro – Aeromobili registrati in altro Stato membro – Individuazione luogo di denuncia del rapporto – Criterio – Occupazione prevalente – Art. 13, Regolamento n. 1408/1971 – Obbligo di comunicazione ex art. 4-bis, c. 2, d.lgs. n. 181/2000 – Non sussiste.

Il fatto che il lavoratore o la lavoratrice risiedano sul territorio italiano non obbliga il datore di lavoro straniero a effettuare le comunicazioni di cui all’art. 4-bis, c. 2, d.lgs. n. 181/2000, e art. 9-bis, c. 3, l. n. 608/1996, nel caso in cui l’attività lavorativa prevalente sia svolta su un aeromobile registrato presso altro Stato membro e il contratto sia stato perfezionato anteriormente all’entrata in vigore del Regolamento n. 465/2012.
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Tribunale di Pisa, N.-25 Settembre 2014

(Tribunale di Pisa
N: - 25 Settembre 2014)

Est. Tarquini – Ryanair Ltd. (avv.ti Barozzi, Scherini) c. Inail (avv. Lo Giudice).

Note: La legge previdenziale applicabile ai lavoratori di compagnie aeree internazionali. I casi Ryanair
Parole chiave: sicurezza sociale ::

Contribuzione previdenziale – Personale aeronautico – Assicurazione infortuni sul lavoro e malattie professionali – Normativa applicabile – Individuazione – Art. 14, n. 2, Regolamento n. 1408/1971 – Criterio dell’occupazione in via prevalente.

L’impresa che effettua trasporti internazionali è tenuta ad assicurare i propri dipendenti presso l’Inail, se questi risiedono nel territorio italiano e sul territorio italiano svolgono mansioni in via prevalente, ai sensi dell’art. 14, n. 2, del Regolamento n. 1408/1971.
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Tribunale di Roma, N.-18 Giugno 2015

(Tribunale di Roma
N: - 18 Giugno 2015)

Est. Emili – Ryanair Ltd. (avv.ti Barozzi, Scherini) c. Inps (avv. Teti).

Note: La legge previdenziale applicabile ai lavoratori di compagnie aeree internazionali. I casi Ryanair
Parole chiave: sicurezza sociale ::

Contribuzione previdenziale – Personale aeronautico – Assicurazioni obbligatorie – Regime di previdenza sociale – Individuazione – Artt. 13 e 14, Regolamento n. 1408/1971 – Abituale luogo di lavoro – Base di servizio – Principio della territorialità dell’obbligo contributivo – Art. 37, r.d.l. 4.10.1935, n. 1827 – Applicabilità

L’abituale luogo di lavoro del personale navigante di un’impresa che effettua trasporti internazionali deve essere individuato tenendo conto del luogo in cui viene svolta la parte sostanziale dell’attività del lavoratore e non quella principale. Ai fini dell’individuazione dell’abituale luogo di lavoro si deve fare riferimento al concetto di base di servizio di cui all’all. III, Capo Q, del RegolamentoCee n. 3922/91. Inoltre, per individuare la legislazione applicabile, il luogo di occupazione prevalente, collegato alla residenza del lavoratore, deve essere preferito al luogo dove ha sede la società, ai sensi dell’art. 14, par. 2, lett. a, ii, del Regolamento n. 1408/1971.
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La pensione di invalidità civile per i non vedenti e l'eventuale superamento dei limiti di reddito

(Corte di cassazione
31 Marzo 2015, n.6482)

Pres. Curzio, Est. Arienzo – L.C.M.A. (avv. Guagliardo) c. Inps. (avv.ti Ricci, Capannolo, Pulli). Cassa Corte d’Appello di Firenze, 14.6.2012.

Articolo scritto da: Martina Tognolo

omissis