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contrattazione collettiva

Contrattazione collettiva e produttività: cronaca di evocazioni (ripetute) e incontri (mancati)

Il saggio analizza il rapporto tra regole concernenti la contrattazione collettiva e produttività, prestando attenzione all’accordo del luglio 1993, alle prassi applicative di quest’ultimo e soprattutto al più recente dibattito nonché ai contenuti dell’accordo del gennaio 2009. Si sostiene che le nuove regole, nonostante le intenzioni formali, non rafforzino il legame tra contrattazione collettività e produttività, poiché trascurano di affrontare adeguatamente il problema della diffusione della contrattazione collettiva in azienda o nel territorio.
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Cambio-appalto e tutele (de)crescenti: un rischio da ridimensionare

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Lo studio esamina la fattispecie del cambio-appalto con passaggio di lavoratori al nuovo appaltatore alla luce dei recenti mutamenti regolativi e, in particolare, dell’introduzione nell’ordinamento del contratto a tutele crescenti. Si analizzano alcuni accordi di secondo livello che, per scongiurare il rischio dell’applicazione del contratto a tutele crescenti ai predetti lavoratori, vincolano il nuovo appaltatore a non applicare tale contratto, effettuando una deroga alla disciplina legale.
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Rappresentanze aziendali, diritti di coinvolgimento e negoziazione collettiva nelle imprese «globali»

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L’Autrice affronta i temi discussi nella Tavola rotonda nella prospettiva della europeizzazione dei rapporti collettivi e delle negoziazioni sindacali di livello d’impresa transnazionale, fornendo spunti progettuali in materia di rappresentanza, diritti sindacali e processi negoziali aziendali che cercano di tener conto sia della dimensione globale dei problemi delle imprese e del lavoro, sia delle interazioni fra ordinamento nazionale e ordinamento sovranazionale europeo.
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La regolamentazione contrattuale del conflitto sindacale.Vecchi problemi e nuove tendenze

Il saggio studia la disciplina negoziale del conflitto sindacale alla luce nel nuovo assetto del sistema di contrattazione collettiva risultante dagli accordi interconfederali del 2009 e del 2011. L’analisi tocca tutti gli snodi fondamentali della materia: la qualificazione for male delle clausole di tregua sindacale; la loro efficacia; la titolarità del diritto di sciopero; i limiti al potere di disporne da parte del sindacato; il metodo di trattazione dei conflitti nell’alternativa fra prevenzione e repressione
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Il rinnovo del Ccnl 2011-2013 nel settore terziario-distribuzione e servizi

Articolo scritto da:
Il commento offre un’analisi degli effettivi contenuti di innovazione del “controverso” Ccnl Terziario – distribuzione e servizi, stipulato tra Confcommercio (26.02.2011)/Confesercenti (15.03.2011) da un lato, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil dall’altro, ma non da Filcams-Cgil. Anche al fine di verificare le possibili ragioni del dissenso di quest’ultima organizzazione, in un settore con oltre 3000000 di addetti, si ripone particolare attenzione sia sulla derogabilità del Ccnl da parte della contrattazione di II livello, sia sulla disciplina dell’arbitrato e della clausola compromissoria.
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Il Ccnl 2010-2012 del settore industrie chimiche, chimico-farmaceutiche e affini del 18 dicembre 2009

Articolo scritto da:
1. Premessa: decorrenza, scadenza e rinnovo del contratto. — 2. L’aumento retributivo rispetto al Protocollo separato. — 3. Il congelamento degli scatti di anzianità. — 4. L’introduzione del premio variabile aziendale per piccole e medie imprese (Pmi). — 5. L’estensione sperimentale della durata del periodo di prova. — 6. Le modifiche in tema di orario di lavoro. — 7. Le conferme alle innovazioni in tema di «tipologie contrattuali» (flessibili). — 8. Sei diverse «misure a sostegno del reddito e dell’occupazione». — 9. Altre modifiche. — 10. Conclusioni
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Game over o rilancio? La contrattazione della flessibilità dopo il Jobs Act

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Il saggio propone alcune riflessioni sul ruolo oggi riservato alla contrattazione collettiva dopo il Jobs Act, tra i due opposti estremi di un possibile depotenziamento di fatto o al contrario dell’apertura di nuovi possibili spazi d’azione. L’A. sottolinea come il legislatore abbia definitivamente superato ogni residua remora quanto alla devoluzione verso il basso della regolamentazione dei rapporti di lavoro, con il rischio che gli standard di tutela del lavoro finiscano per frammentarsi in una situazione di decentramento disorganizzato lasciato ai rapporti di forza tra le parti
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Parti sociali e politiche di ageing. Una sfida tutta da giocare

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L'autore analizza in questo saggio il ruolo delle parti sociali nella promozione delle politiche di ageing. Promuovere l’ageing non rientra tra gli obiettivi delle parti sociali italiane. La contrattazione collettiva nazionale, anche potendo, non ha utilizzato misure di flessibilizzazione del lavoro a questo scopo. Né la contrattazione collettiva aziendale ha sostituito l’interesse nei confronti dei lavoratori anziani quali soggetti idonei per risolvere crisi aziendali, tramite procedure di exit, con un’attenzione verso misure positive loro dedicate.
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Il quadro della rappresentatività sindacale dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 231 del 2013

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Nel saggio si analizza la sentenza della Corte costituzionale n. 231 del 2013 che secondo l'A. conferma e rafforza l’orientamento della giurisprudenza costituzionale secondo cui, ai fini del riconoscimento della legittimazione delle organizzazioni sindacali a beneficiare della tutela privilegiata offerta dall’art. 19 dello Statuto dei lavoratori, quel che conta è la rappresentatività del sindacato riscontrata in concreto.
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Il limite del «rispetto della Costituzione»

Il saggio analizza l’art. 8, l. n. 148 del 2011, prestando attenzione all’interpretazione del significato come delle implicazioni del vincolo del rispetto della Costituzione, esplicitamente previsto nel co. 2 bis. In particolare si cerca di comprendere quali limiti costituzionali siano individuabili, a fronte di clausole collettive concernenti le diverse materie elencate nel comma 2.
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