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contratto a termine

Percentuali di assunzione a termine: l’onere della prova è a carico del datore di lavoro

1. Il fatto. — 2. L’art. 23 della legge n. 56/1987 e il limite percentuale di utilizzo del lavoro a termine. — 3. La prova del rispetto del limite percentuale deriva dall’art. 3 della legge n. 230 del 1962? — 4. La prova del rispetto del limite percentuale in applicazione dell’art. 2697 cod. civ. — 5. Applicabilità del principio alla fattispecie di cui all’art. 10, comma 7, del d.lgs. n. 368/2001.
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Corte di cassazione, N.7645-4 Aprile 2011

(Corte di cassazione
N:7645 - 4 Aprile 2011)

Sez. lav. – Pres. Lamorgese, Est. Curzio, P.M. Iannielli (conf.) – Poste italiane Spa (avv. R. Pessi e G. Giammaria) c. M.A. (avv. Carlo Scartabelli). Rif. Corte d’Appello Firenze n. 363/2006.

Note: Percentuali di assunzione a termine: l’onere della prova è a carico del datore di lavoro
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Assunzioni ex art. 23 della legge n. 56/1987 – Percentuale dei lavoratori – Onere della prova – art. 3, legge n. 230/1962 – Grava sul datore di lavoro.

Ai sensi dell’art. 23 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, l’onere della prova in ordine al rispetto delle percentuali di lavoratori che possono essere assunti con contratto a termine sul totale dei dipendenti è a carico del datore di lavoro.
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Contratto a termine e diritto di precedenza: l’onda lunga della Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 44 depositata il 4 marzo 2008, ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell’art. 10, commi 9 e 10, e dell’art. 11, commi 1 e 2, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 (Attuazione della Direttiva n. 1999/70/Ce relativa all’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall’Unice, dal Ceep e dalla Ces), nella parte in cui subordinano il diritto di precedenza nella assunzione, presso la stessa azienda con la medesima qualifica dei lavoratori assunti a termine per lo svolgimento di attività stagionali, a due condizioni...
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Corte Costituzionale, N.44-25 Febbraio 2008 - 4 Marzo 2008

(Corte Costituzionale
N:44 - 25 Febbraio 2008 - 4 Marzo 2008)

Pres. Bile, Est. Mazzella – N. (avv.ti Alleva, Andreoni, Angiolini) c. Presidenza del Consiglio dei ministri (Avv. Stato D’Avanzo).

Note: Contratto a termine e diritto di precedenza: l’onda lunga della Corte Costituzionale

Lavoro a tempo determinato – Diritto di precedenza – Art. 10, commi 9 e 10, e art. 11, commi 1 e 2, d.lgs. n. 368/01 – Illegittimità costituzionale.

È incostituzionale l’art. 10, commi 9 e 10, nonché l’art. 11, comma 1, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 (Attuazione della Direttiva n. 1999/70/Ce relativa all’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall’Unice, dal Ceep e dal Ces), nella parte in cui abroga l’articolo 23, comma 2, della legge 28 febbraio 1987, n. 56 (Norme sull’organizzazione del mercato del lavoro), per violazione dell’art. 77, comma 1, Cost. È incostituzionale l’art. 11, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, nella parte in cui dètta la disciplina transitoria in riferimento all’art. 23, comma 2, della legge 28 febbraio 1987, n. 56, per illegittimità derivata.
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La sentenza a termine della Corte di Cassazione

Articolo scritto da:
Parole chiave: contratto a termine
Secondo l'Autore la sentenza della Cass. n. 5072/16, S.U. è definibile «a termine» perché contraria a propria precedente e recente sentenza, nonché alla sentenza Mascolo della Corte di Giustizia: si deve ritenere che il sistema delle Corti sarà in grado in breve di superarla, come accaduto con la sentenza n. 10127/13 (delle Sezioni semplici)
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Cassazione, N.5072-15 Marzo 2016

(Cassazione
N:5072 - 15 Marzo 2016)

S.U. – Pres. Rovelli, Est. Amoroso, P.M. Apice (conf.) – Azienda ospedaliera universitaria San Martino di Genova (avv.ti Ciminelli, Mancini) c. S.G., M.C. (avv.ti Andriola, Bissocoli). Cassa con rinvio Corte d’Appello di Genova, 9.1.2009

Note: La sentenza a termine della Corte di Cassazione
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Lavoro pubblico – Assunzione – Concorso – Danno patrimoniale – Danno non patrimoniale – Unione europea – Danno da precarizzazione – Onere della prova – Interpretazione adeguatrice – Danno ex art. 36, c. 5, d.lgs. n. 165/2001 – Danno presunto – Liquidazione – Criteri – Perdita del posto di lavoro – Esclusione – Fondamento – Perdita di chance – Configurabilità.

In materia di pubblico impiego privatizzato, nell’ipotesi di abusiva reiterazione di contratti a termine, la misura risarcitoria prevista dall’art. 36, c. 5, d.lgs. n. 165/2001, va interpretata in conformità al canone di effettività della tutela affermato dalla Corte di Giustizia (ord. 12.12.2013, C-50/13), sicché, mentre va escluso – siccome incongruo – il ricorso ai criteri previsti per il licenziamento illegittimo, può farsi riferimento alla fattispecie omogenea di cui all’art. 32, c. 5, l. n. 183/2010, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come «danno comunitario», determinato tra un minimo e un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto, senza che ne derivi una posizione di favore del lavoratore privato rispetto al dipendente pubblico
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Illegittima apposizione del termine e applicabilità dell’art. 4-bis, d.lgs. n. 368/2001

Le 2 pronunce affermano l’inapplicabilità alle fattispecie concrete dell’art. 4-bis, d.lgs. 368/01. L’A. concorda con la soluzione adottata da Cass. 26935/08, in quanto, nella specie, il contratto a termine era stato stipulato nella vigenza del precedente quadro normativo e, pertanto, non sussisteva alcuna violazione degli art. 1, 2, 4, d.lgs. 368/01, unico presupposto di applicazione dell’art. 4-bis. Viene criticata, invece, la soluzione adottata dal Trib. di Foggia con la sentenza del 10.3.09.
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Tribunale Foggia, N.6107-10 Marzo 2009

(Tribunale Foggia
N:6107 - 10 Marzo 2009)

Est. Colucci – C. M. R. A. (avv. De Michele) c. Poste Italiane Spa (avv. Maresca).

Note: Illegittima apposizione del termine e applicabilità dell’art. 4-bis, d.lgs. n. 368/2001

Contratto a termine – Apposizione del termine in attuazione dell’art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368/2001 – Inapplicabilità dell’art. 4-bis, d.lgs. n. 368/2001, per insussistenza violazione art. 2, comma 1-bis – Interpretazione dell’art. 2, comma 1-bis, secondo i princìpi del diritto comunitario – Complementarietà e non alternatività rispetto all’art. 1, d.lgs. n. 368/2001 – Conseguente illegittimità della clausola di apposizione del termine per mancata indicazione della causale ex art. 1 – Permanenza del rapporto di lavoro dopo la scadenza del termine illegittimamente apposto.

Se sussistono i requisiti previsti dall’art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368/2001, non vi è violazione di tale norma e quindi non si applica l’art. 4-bis del decreto stesso. L’art. 2, comma 1-bis, va interpretato alla luce del rapporto tra diritto comunitario e diritto nazionale. I princìpi del diritto comunitario impongono – a modifica dell’interpretazione adottata in precedenti sentenze – di qualificare tale norma quale disciplina complementare e non alternativa rispetto all’art. 1, d.lgs. n. 368/2001. Pertanto, anche le «imprese concessionarie di servizi nei settori delle poste» devono giustificare l’apposizione del termine secondo quanto previsto dall’art. 1.
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Tendenze della contrattazione nazionale in materia di contratto a termine, part-time e apprendistato professionalizzante (Parte

Lo studio si prefigge l’obiettivo di ricostruire le principali scelte regolative compiute dalle parti negoziali nei contratti collettivi nazionali di lavoro del settore privato, con riferimento al contratto a termine, al part-time e all’apprendistato professionalizzante; contratti in relazione ai quali l’intervento dell’autonomia collettiva risulta più diffuso, consistente e significativo, anche in ragione dei diversi rinvii operati dal legislatore alla contrattazione.
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Impiego pubblico violazione delle regole su lavoro a termine, adeguatezza delle sanzioni.Spunti recenti dalla Corte di Giustizia

La materia della regolamentazione del lavoro a tempo determinato nell’ambito del lavoro pubblico e, in particolare, il profilo riferibile alle conseguenze sanzionatorie riconducibili alla violazione delle regole sono stati oggetto, nel dicembre 2013, di un duplice intervento della Corte di Giustizia con le decisioni relative alle cause Carratù(C-361/12) e Papalia (C-50/13). Nel commentarle, l’A. ne sottolinea gli elementi innovativi, che offrono qualche utile spunto ai giudici nazionali per garantire una maggiore effettività della tutela ai lavoratori precari del settore pubblico.
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Corte di Giustizia, N.-12 Dicembre 2013

(Corte di Giustizia
N: - 12 Dicembre 2013)

ausa C-361/12, Sez. Terza – Pres. Ilešič, Est. Toader, Avv. Gen. N. Wahl – Carmela Carratù c. Poste italiane Spa

Note: Impiego pubblico violazione delle regole su lavoro a termine, adeguatezza delle sanzioni.Spunti recenti dalla Corte di Giustizia
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Direttiva n. 1999/70/Ce – Clausola 4, punto 1, dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato inserito in allegato alla Direttiva n. 1999/70/Ce del 28 giugno 1999 – Possibilità di applicazione diretta nei confronti di un ente pubblico – Sussiste – Natura di ente pubblico di Poste italiane Spa – Sussiste – Possibilità di far valere direttamente la clausola n. 4, punto 1, nei confronti di Poste italiane Spa – Sussiste. Contratto a termine – Clausola n. 4, punto 1, dell’Accordo quadro europeo – Nozione di «condizioni di lavoro» – Indennità prevista in relazione all’illecita apposizione del termine – Rientra nella nozione di «condizioni di lavoro». Contratto a termine – Clausola n. 4, punto 1, dell’Accordo quadro europeo – Necessità di trattare in maniera identica l’indennità corrisposta in caso di illecita apposizione del termine e quella versata in caso di illecita interruzione di un contratto di lavoro a tempo indeterminato – Non sussiste.

La clausola 4, punto 1, dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, inserito in allegato alla Direttiva n. 1999/70/Ce del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’Accordo quadro Ces, Unice e Ceep sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che può essere fatta valere direttamente nei confronti di un ente pubblico, quale Poste italiane Spa. La clausola 4, punto 1, del medesimo Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato deve essere interpretata nel senso che la nozione di «condizioni di lavoro» include l’indennità che un datore di lavoro è tenuto a versare a un lavoratore, a causa dell’illecita apposizione di un termine al contratto di lavoro.
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Corte di Cassazione, N.26951-2 Dicembre 2013

(Corte di Cassazione
N:26951 - 2 Dicembre 2013)

Pres. Roselli, Est. Venuti, P.M. Fresa (conf.) – Azienda sanitaria Regione Umbria Usl (Omissis) (avv.ti Caldara, Zingarelli) c. P.M. (avv.ti Riommi, Falla Trella).

Note: Impiego pubblico violazione delle regole su lavoro a termine, adeguatezza delle sanzioni.Spunti recenti dalla Corte di Giustizia
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Assunzione a termine nel pubblico impiego privatizzato – Violazione delle disposizioni in materia di contratto di lavoro a termine – Diritto alla costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato – Non sussiste – Diritto al risarcimento del danno – Sussiste. Contratto a termine – Lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche – Violazione delle disposizioni in materia di contratto di lavoro a termine – Riconoscimento del solo risarcimento del danno – Carattere speciale del regime sanzionatorio – Adeguatezza rispetto alle previsioni della Direttiva n. 1999/70/Ce – Sussiste.

Nell’ipotesi di assunzioni a termine nel pubblico impiego privatizzato, il d.lgs. n. 80/1998, art. 36, comma 8, applicabile ratione temporis alla fattispecie in esame, successivamente riprodotto negli stessi termini dal d.lgs. n. 165/2001, art. 36, comma 5, nel disporre che la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, riconosce al lavoratore interessato il diritto al risarcimento del danno derivante dalla prestazione di lavoro in violazione di norme imperative; principio correttamente applicato dal giudice di merito (che ha attribuito il risarcimento del danno nella misura di dieci mensilità di retribuzione).
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Corte di Giustizia, N.-12 Dicembre 2013

(Corte di Giustizia
N: - 12 Dicembre 2013)

causa C-50/13, Sez. Ottava, ord. – Pres. Fernlund, Est. Ó Caoimh, Avv. Gen. J. Kokott – Rocco Papalia c. Comune di Aosta

Note: Impiego pubblico violazione delle regole su lavoro a termine, adeguatezza delle sanzioni.Spunti recenti dalla Corte di Giustizia
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla Direttiva n. 1999/70/Ce – Utilizzo abusivo da parte di un datore pubblico di una successione di contratti a tempo determinato – Previsione per il lavoratore unicamente del diritto al risarcimento del danno, subordinato all’obbligo di fornire la prova di aver dovuto rinunciare a migliori opportunità di impiego – Eccessiva difficoltà nell’adempimento dell’onere probatorio – Compatibilità della normativa nazionale con le previsioni dell’Accordo quadro europeo – Non sussiste.

L’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla Direttiva n. 1999/70/Ce del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’Accordo quadro Ces, Unice e Ceep sul lavoro a tempo determinato, dev’essere interpretato nel senso che esso osta ai provvedimenti previsti da una normativa nazionale, quale quella oggetto del procedimento principale, la quale, nell’ipotesi di utilizzo abusivo, da parte di un datore di lavoro pubblico, di una successione di contratti di lavoro a tempo determinato, preveda soltanto il diritto, per il lavoratore interessato, di ottenere il risarcimento del danno che egli reputi di aver sofferto a causa di ciò, restando esclusa qualsiasi trasformazione del rapporto di lavoro a tempo determinato.
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L’indennizzo ex art. 32 del Collegato lavoro tra giurisprudenza e interventi legislativi

L’autore analizza i vari interventi normativi e giurisprudenziali in ordine alle conseguenze economiche dell’accertamento della nullità di una clausola di termine apposta ad un contratto di lavoro esaminando l’intervento della Corte Costituzionale (sent. 303/11) e della giurisprudenza successiva sia di legittimità che di merito. Inoltre l’Autore esamina la disposizione di interpretazione autentica introdotta con la c.d. Legge Fornero di riforma del mercato del lavoro proponendone una lettura critica alla luce dei principi della CEDU e della direttiva 70/1999/CE.
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Corte di Cassazione, N.5241-2 Aprile 2012

(Corte di Cassazione
N:5241 - 2 Aprile 2012)

, Sez. lav. – Pres. Miani Canevari, Est. Mancino, P.M. Matera (diff.) – A.A. (avv. Cogo) c. Poste Italiane Spa (avv. Trifirò). Cassa Corte d’Appello Milano 26 settembre 2009, n. 747.

Note: L’indennizzo ex art. 32 del Collegato lavoro tra giurisprudenza e interventi legislativi
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Clausola di termine nulla – Indennizzo ex art. 32, comma 5, legge n. 183/2010 – Periodo di riferimento – Natura omnicomprensiva.

In caso di nullità della clausola di termine apposta al contratto di lavoro, al prestatore, unitamente alla conversione in contratto a tempo indeterminato, spetta un risarcimento forfetizzato e omnicomprensivo di ogni danno subìto per effetto della nullità del termine, nel periodo che va dalla scadenza dello stesso fino alla sentenza che ne accerta la nullità e dichiara la conversione del rapporto. Altre interpretazioni, che in qualche modo riducano o eliminino il predetto carattere «onnicomprensivo» dell’indennità, ovvero ne delimitino ulteriormente il periodo di «copertura», in ragione di elementi (come la messa in mora o l’epoca della domanda) estranei alla fattispecie legale , risulterebbero in contrasto con la corretta in con la corretta interpretazione dell’art. 32, comma 5
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Corte Appello Roma, N.267-2 Febbraio 2012

(Corte Appello Roma
N:267 - 2 Febbraio 2012)

Pres. ed Est. Torrice – P.S. (avv. Rizzo) c. Poste Italiane Spa (avv. Fiorillo).

Note: L’indennizzo ex art. 32 del Collegato lavoro tra giurisprudenza e interventi legislativi

Contratto a termine – Clausola di termine nulla – Indennizzo ex art. 32, comma 5, legge n. 183/2010 – Periodo di riferimento.

In caso di nullità della clausola di termine apposta al contratto di lavoro, al prestatore, unitamente alla conversione in contratto a tempo indeterminato, spetta l’indennità di cui all’art. 32 della legge n. 183/2010, che «copre» il solo periodo intercorso dalla scadenza del termine illegittimo al deposito del ricorso, mentre per il periodo successivo, quale effetto della conversione, sono dovute le retribuzioni e gli accessori.
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Corte Appello Torino, N.1519-20 Dicembre 2011

(Corte Appello Torino
N:1519 - 20 Dicembre 2011)

Pres. Mariani, Est. Pasquarelli – O.G. Srl (avv. Mesiano) c. L.M. (avv. F.M. Romeo)

Note: L’indennizzo ex art. 32 del Collegato lavoro tra giurisprudenza e interventi legislativi

Contratto a termine – Clausola di termine nulla – Indennizzo ex art. 32, comma 5, legge n. 183/2010 – Periodo di riferimentocontratto, termine, nullità, indennizzo, art. 32, legge n. 183/2010, periodo, riferimento

È preferibile l’interpretazione secondo cui l’indennità forfetizzata prevista dall’art. 32 della legge n. 183 del 2010 copra il periodo intercorso dalla scadenza del termine illegittimo al deposito del ricorso: momento da cui matura il diritto alle retribuzioni.
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Tribunale Velletri, N.711-1 Marzo 2012

(Tribunale Velletri
N:711 - 1 Marzo 2012)

Est. Russo – D.G.S. (avv.ti S. e R. Muggia) c. L.P. di C.C. (avv. Barbuscia).

Note: L’indennizzo ex art. 32 del Collegato lavoro tra giurisprudenza e interventi legislativi

Contratto a termine – Indennizzo ex art. 32, comma 5, legge n. 183/2010 – Interpretazione conforme alla clausola 8, par. 3 e alla clausola 4, par. 1, dell’Accordo quadro allegato alla Direttiva n. 1999/70/Ce – Si somma alle retribuzioni dovute dall’offerta delle prestazioni lavorative.

Non è conforme alle clausole 8, par. 3, e 4, par. 1, dell’Accordo quadro allegato alla Direttiva n. 1999/70/Ce l’interpretazione dell’art. 32, comma 5, legge n. 183/2010, secondo cui, a seguito della pronuncia di nullità del termine, si configura una conversione ex nunc del rapporto di lavoro che, unita all’indennità risarcitoria, soddisferebbe il criterio di adeguatezza e dissuasività della sanzione voluto dalla direttiva citata (come invece sostenuto da Corte Cost. n. 303/2011 e Cass. n. 1411/2012); ciò in quanto, in tal modo, si realizza un significativo arretramento delle tutele economiche del lavoratore rispetto al regime previgente e, altresì, una discriminazione del lavoratore a termine rispetto a quello a tempo indeterminato
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Tra diritto ed economia: obiettivi e tecniche della regolazione sociale dei contratti di lavoro a termine

Articolo scritto da:
Parole chiave: contratto a termine
SOMMARIO: 1. La regolazione dei contratti con un termine finale di durata fra fallimenti del mercato ed esigenze redistributive. — 2. Modelli di impresa e rapporti di lavoro nell’era della flessibilità: dalla «specializzazione flessibile» alla flexible firm. — 3. Le teorie dell’impresa competence-based. — 4. L’economia istituzionale e i «mercati interni» del lavoro. — 5. I costi di transazione e il neo-istituzionalismo. — 6. I modelli economici che presuppongono l’esistenza di costi di turnover e i possibili effetti di una liberalizzazione dei contratti a termine. — ...
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La flessibilità «insicura» dell’art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368 del 2001: la disapplicazione della norma dopo la sent. 214/09

Le sentenze in commento riguardano l’interpretazione della fattispecie relativa all’art. 2 comma 1 bis ove si affronta il punto di vista offerto dalla magistratura di merito dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 214 del 2009. La questione appare ancor più interessante in quanto visto che la Corte Costituzionale ha dichiarato la legittimità di tale norma, era necessario comprendere sulla base di quali argomentazioni i giudici di merito abbiano ritenuto invece la illegittimità di tipologia acausale. Gli orientamenti in commento si sono suddivisi in due principali scuole di pensiero.
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Tribunale Trani ord., N.-23 Novembre 2009

(Tribunale Trani ord.
N: - 23 Novembre 2009)

Est. La Notte Chirone – V. C. D. (avv. Carpagnano) c. Poste Italiane Spa (avv. De Luca Tamajo

Note: La flessibilità «insicura» dell’art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368 del 2001: la disapplicazione della norma dopo la sent. 214/09
Parole chiave: contratto a termine :: poste italiane ::

Lavoro subordinato – Contratto a termine – Imprese concessionarie di servizi nel settore postale – Art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368 del 2001 – Condizioni legittimanti la clausola appositiva del termine nella norma a-causale – Violazioni princìpi comunitari anche in ipotesi di un unico contratto a termine – Interpretazione della giurisprudenza comunitaria – Disapplicazione della norma per contrasto con il diritto comunitario – Nullità del termine – Trasformazione a tempo indeterminato.

L’art. 2, comma 1-bis, si pone in contrasto con la clausola n. 8, punto 3, dell’Accordo quadro recepito dalla Direttiva 1999/70 anche in ipotesi di un unico contratto a termine visto che la tipologia acausale – sebbene introdotta dalla legge n. 266 del 23 dicembre 2005 e, quindi, successivamente alla trasposizione propriamente detta (intervenuta con il d.lgs. 368/01) – è, da un lato, pacificamente collegata con l’applicazione dell’Accordo quadro, nella misura in cui è andata a «completare» e a «modificare» le norme nazionali già adottate [vedi sentenza Mangold (punto 51)], e, dall’altro, non risulta diretta ad applicare un altro obiettivo distinto da quello di applicare l’Accordo quadro [vedi sentenza Mangold (punti 52 e 53)].
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Tribunale Siena, N.63-23 Novembre 2009

Lavoro subordinato – Contratto a termine – Imprese concessionarie di servizi nel settore postale – Art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368 del 2001 – Condizioni legittimanti la clausola appositiva del termine nella norma a-causale – Violazioni princìpi comunitari anche in ipotesi di un unico contratto a termine – Interpretazione della giurisprudenza comunitaria – Disapplicazione della norma per contrasto con il diritto comunitario – Nullità del termine – Trasformazione a tempo indeterminato.

I princìpi affermati dalla Corte di Giustizia, in relazione al fenomeno della successione dei contratti a termine, sono pienamente applicabili al singolo rapporto di lavoro a termine, nella logica di proteggere i lavoratori dall’instabilità dell’impiego e del principio secondo il quale i contratti a tempo indeterminato costituiscono la forma comune dei rapporti di lavoro. L’abuso dei contratti a termine può essere accertato andando a considerare la globale utilizzazione del lavoro precario in ambito aziendale ove nel medesimo stabile posto di lavoro, nella medesima ordinaria mansione, per dodici mesi su dodici l’anno, tanto è abusivo utilizzare in successione temporizzata un medesimo lavoratore, quanto farvi ruotare lavoratori diversi con singoli contratti.
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Contratti a termine nella p.a. e risarcimento del danno tra diritto civile ed ordinamento europeo

Articolo scritto da:
Parole chiave: contratto a termine
L’Autore esamina due recenti decisioni della Corte di Cassazione in materia di risarcimento del danno da illegittima utilizzazione di lavoratori pubblici con contratti a tempo determinato. Dopo aver ricordato gli orientamenti della giurisprudenza di merito e di legittimità, l’A., dopo aver criticato la decisione che richiede la prova del danno, anche per presunzioni, contesta il parametro utilizzato dalla Corte per quantificare il cd. “danno comunitario” ed avanza una proposta alternativa, oltre che un invito al legislatore ad intervenire con una disposizione espressa.
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Cassazione, N.1260-23 Gennaio 2015

(Cassazione
N:1260 - 23 Gennaio 2015)

Pres. Stile, Est. Tria, P.M. Celeste (conf.) – F.E. (avv. la Porta) c. Regione autonoma Valle d’Aosta (avv. Tosi). Diff. Corte d’Appello di Torino, n. 243/2013.

Note: Contratti a termine nella p.a. e risarcimento del danno tra diritto civile ed ordinamento europeo
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Pubblica amministrazione – Illegittimità – Risarcimento del danno – Prova del danno – Esclusione – Danno comunitario – Sanzione ex lege

In materia di pubblico impiego privatizzato, la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori, da parte della pubblica amministrazione, non determina la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, ma fonda il diritto del lavoratore al risarcimento del danno, ai sensi dell’art. 36, comma 5, del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, interpretato – con riferimento a fattispecie diverse da quelle del precariato scolastico – nel senso di danno «comunitario», il cui risarcimento in conformità ai canoni di adeguatezza, effettività, proporzionalità e dissuasività, rispetto al ricorso abusivo alla stipulazione di contratti a termine, è configurabile quale sanzione ex lege a carico del datore di lavoro, per la cui liquidazione è utilizzabile
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