contratto a termine

Il contratto a termine tra princìpi comunitari e interpretazioni nazionali

Articolo scritto da: Enrico Raimondi

L’Europa continua a offrire l’opportunità di verificare se e in che modo l’interpretazione della Direttiva in materia di lavoro a tempo determinato offerta dalla Corte di Giustizia Ce possa risolvere una serie di problematiche che sono emerse in relazione alla formulazione del d.lgs. n. 368/2001 e su cui, anche a causa delle ultime modifiche intervenute, si continuerà di certo a discutere

Corte di Giustizia, N.C-268/06-15 Aprile 2008

(Corte di Giustizia
N:C-268/06 - 15 Aprile 2008)

Grande Sezione, 15 aprile 2008, causa C-268/2006 – Pres. Skouris, Avv. Gen. Kokott – Impact c. Minister for agriculture and food et al.

Note: Il contratto a termine tra princìpi comunitari e interpretazioni nazionali

Contratto a termine – Giurisdizione speciale – Competenza a conoscere domande fondate sulla direttiva – Principio di effettività – Autonomia procedurale degli Stati membri. Contratto a termine – Carattere incondizionato e preciso della clausola 4.1. – Efficacia diretta – Sussistenza.

La clausola 4, punto 1, dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, allegato alla Direttiva n. 1999/70, è incondizionata e sufficientemente precisa per poter essere invocata da un singolo dinanzi a un giudice nazionale, mentre ciò non si verifica per la clausola 5, punto 1, del suddetto Accordo quadro. (2)
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La nuova regolazione del contratto a tempo determinato e la stabilità del rapporto di lavoro: introduzione

Articolo scritto da: Enrico Gragnoli

L’Autore analizza le novità introdotte dal decreto legge n. 34 del 2014 in materia di contratto di lavoro a tempo determinato e mette in evidenza come il sistema creato dal nuovo decreto determini un sicuro arretramento delle tutela del lavoratore con il ritorno a una logica di libera stipulazione del contratto e una accentuazione del potere negoziale del datore di lavoro.

L'anzianità di servizi dei precari pubblici: una discriminazione alla rovescia?

Articolo scritto da: Serena Zitti

La Corte Ue risponde al rinvio pregiudiziale del Consiglio di Stato, inerente controversie sorte nel quadro d’attuazione della legge di stabilizzazione del personale non dirigenziale della p.a. (n. 296/2006). Per effetto del diritto vigente si gioca, in prima battuta, la partita dell’uguaglianza tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato; nel contempo, scatta una sorta di “prova di forza” tra l’Ue, garante del principio di non discriminazione, e uno Stato membro, titolare del potere discrezionale di regolamentare i rapporti di lavoro in essere, nel settore pubblico, sul suo territorio.

Corte di Giustizia dell'Unione Europea, N.-18 Ottobre 2012

(Corte di Giustizia dell'Unione Europea
N: - 18 Ottobre 2012)

cause riunite da C-302/11 a C-305/11, Sez. VI – Valenza, Altavista, Marsella, Schettini, Tomassini c. Autorità garante della concorrenza e del mercato – Avv. Gen. E. Sharpston.

Note: L'anzianità di servizi dei precari pubblici: una discriminazione alla rovescia?

Contratto a termine – Lavoro pubblico – Direttiva n. 1999/70/Ce – Accordo Ces, Unice, Ceep sul lavoro a tempo determinato – Clausola 4 – Principio di non discriminazione – Procedura di stabilizzazione – Assunzione in ruolo senza concorso di lavoratori già in servizio a tempo determinato – Computo dell’anzianità di servizio – Sussistenza.

La clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale la quale escluda totalmente che i periodi di servizio compiuti da un lavoratore a tempo determinato alle dipendenze di un’autorità pubblica siano presi in considerazione per determinare l’anzianità del lavoratore stesso al momento della sua assunzione a tempo indeterminato, da parte di questa medesima autorità, come dipendente di ruolo nell’ambito di una specifica procedura di stabilizzazione del suo rapporto di lavoro, a meno che la citata esclusione sia giustificatada «ragioni oggettive» ai sensi dei punti 1 e/o 4 della clausola.
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Percentuali di assunzione a termine: l’onere della prova è a carico del datore di lavoro

Articolo scritto da: Filippo Aiello

1. Il fatto. — 2. L’art. 23 della legge n. 56/1987 e il limite percentuale di utilizzo del lavoro a termine. — 3. La prova del rispetto del limite percentuale deriva dall’art. 3 della legge n. 230 del 1962? — 4. La prova del rispetto del limite percentuale in applicazione dell’art. 2697 cod. civ. — 5. Applicabilità del principio alla fattispecie di cui all’art. 10, comma 7, del d.lgs. n. 368/2001.

Corte di cassazione, N.7645-4 Aprile 2011

(Corte di cassazione
N:7645 - 4 Aprile 2011)

Sez. lav. – Pres. Lamorgese, Est. Curzio, P.M. Iannielli (conf.) – Poste italiane Spa (avv. R. Pessi e G. Giammaria) c. M.A. (avv. Carlo Scartabelli). Rif. Corte d’Appello Firenze n. 363/2006.

Note: Percentuali di assunzione a termine: l’onere della prova è a carico del datore di lavoro
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Assunzioni ex art. 23 della legge n. 56/1987 – Percentuale dei lavoratori – Onere della prova – art. 3, legge n. 230/1962 – Grava sul datore di lavoro.

Ai sensi dell’art. 23 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, l’onere della prova in ordine al rispetto delle percentuali di lavoratori che possono essere assunti con contratto a termine sul totale dei dipendenti è a carico del datore di lavoro.
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Contratto a termine e diritto di precedenza: l’onda lunga della Corte Costituzionale

Articolo scritto da: AmosAndreoni

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 44 depositata il 4 marzo 2008, ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell’art. 10, commi 9 e 10, e dell’art. 11, commi 1 e 2, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 (Attuazione della Direttiva n. 1999/70/Ce relativa all’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall’Unice, dal Ceep e dalla Ces), nella parte in cui subordinano il diritto di precedenza nella assunzione, presso la stessa azienda con la medesima qualifica dei lavoratori assunti a termine per lo svolgimento di attività stagionali, a due condizioni...

Corte Costituzionale, N.44-25 Febbraio 2008 - 4 Marzo 2008

(Corte Costituzionale
N:44 - 25 Febbraio 2008 - 4 Marzo 2008)

Pres. Bile, Est. Mazzella – N. (avv.ti Alleva, Andreoni, Angiolini) c. Presidenza del Consiglio dei ministri (Avv. Stato D’Avanzo).

Note: Contratto a termine e diritto di precedenza: l’onda lunga della Corte Costituzionale

Lavoro a tempo determinato – Diritto di precedenza – Art. 10, commi 9 e 10, e art. 11, commi 1 e 2, d.lgs. n. 368/01 – Illegittimità costituzionale.

È incostituzionale l’art. 10, commi 9 e 10, nonché l’art. 11, comma 1, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 (Attuazione della Direttiva n. 1999/70/Ce relativa all’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso dall’Unice, dal Ceep e dal Ces), nella parte in cui abroga l’articolo 23, comma 2, della legge 28 febbraio 1987, n. 56 (Norme sull’organizzazione del mercato del lavoro), per violazione dell’art. 77, comma 1, Cost. È incostituzionale l’art. 11, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, nella parte in cui dètta la disciplina transitoria in riferimento all’art. 23, comma 2, della legge 28 febbraio 1987, n. 56, per illegittimità derivata.
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La sentenza a termine della Corte di Cassazione

Articolo scritto da: Paolo Coppola

Secondo l'Autore la sentenza della Cass. n. 5072/16, S.U. è definibile «a termine» perché contraria a propria precedente e recente sentenza, nonché alla sentenza Mascolo della Corte di Giustizia: si deve ritenere che il sistema delle Corti sarà in grado in breve di superarla, come accaduto con la sentenza n. 10127/13 (delle Sezioni semplici)

Cassazione, N.5072-15 Marzo 2016

(Cassazione
N:5072 - 15 Marzo 2016)

S.U. – Pres. Rovelli, Est. Amoroso, P.M. Apice (conf.) – Azienda ospedaliera universitaria San Martino di Genova (avv.ti Ciminelli, Mancini) c. S.G., M.C. (avv.ti Andriola, Bissocoli). Cassa con rinvio Corte d’Appello di Genova, 9.1.2009

Note: La sentenza a termine della Corte di Cassazione
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Lavoro pubblico – Assunzione – Concorso – Danno patrimoniale – Danno non patrimoniale – Unione europea – Danno da precarizzazione – Onere della prova – Interpretazione adeguatrice – Danno ex art. 36, c. 5, d.lgs. n. 165/2001 – Danno presunto – Liquidazione – Criteri – Perdita del posto di lavoro – Esclusione – Fondamento – Perdita di chance – Configurabilità.

In materia di pubblico impiego privatizzato, nell’ipotesi di abusiva reiterazione di contratti a termine, la misura risarcitoria prevista dall’art. 36, c. 5, d.lgs. n. 165/2001, va interpretata in conformità al canone di effettività della tutela affermato dalla Corte di Giustizia (ord. 12.12.2013, C-50/13), sicché, mentre va escluso – siccome incongruo – il ricorso ai criteri previsti per il licenziamento illegittimo, può farsi riferimento alla fattispecie omogenea di cui all’art. 32, c. 5, l. n. 183/2010, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come «danno comunitario», determinato tra un minimo e un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto, senza che ne derivi una posizione di favore del lavoratore privato rispetto al dipendente pubblico
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Illegittima apposizione del termine e applicabilità dell’art. 4-bis, d.lgs. n. 368/2001

Articolo scritto da: Marco Lozito

Le 2 pronunce affermano l’inapplicabilità alle fattispecie concrete dell’art. 4-bis, d.lgs. 368/01. L’A. concorda con la soluzione adottata da Cass. 26935/08, in quanto, nella specie, il contratto a termine era stato stipulato nella vigenza del precedente quadro normativo e, pertanto, non sussisteva alcuna violazione degli art. 1, 2, 4, d.lgs. 368/01, unico presupposto di applicazione dell’art. 4-bis. Viene criticata, invece, la soluzione adottata dal Trib. di Foggia con la sentenza del 10.3.09.

Tribunale Foggia, N.6107-10 Marzo 2009

(Tribunale Foggia
N:6107 - 10 Marzo 2009)

Est. Colucci – C. M. R. A. (avv. De Michele) c. Poste Italiane Spa (avv. Maresca).

Note: Illegittima apposizione del termine e applicabilità dell’art. 4-bis, d.lgs. n. 368/2001

Contratto a termine – Apposizione del termine in attuazione dell’art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368/2001 – Inapplicabilità dell’art. 4-bis, d.lgs. n. 368/2001, per insussistenza violazione art. 2, comma 1-bis – Interpretazione dell’art. 2, comma 1-bis, secondo i princìpi del diritto comunitario – Complementarietà e non alternatività rispetto all’art. 1, d.lgs. n. 368/2001 – Conseguente illegittimità della clausola di apposizione del termine per mancata indicazione della causale ex art. 1 – Permanenza del rapporto di lavoro dopo la scadenza del termine illegittimamente apposto.

Se sussistono i requisiti previsti dall’art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368/2001, non vi è violazione di tale norma e quindi non si applica l’art. 4-bis del decreto stesso. L’art. 2, comma 1-bis, va interpretato alla luce del rapporto tra diritto comunitario e diritto nazionale. I princìpi del diritto comunitario impongono – a modifica dell’interpretazione adottata in precedenti sentenze – di qualificare tale norma quale disciplina complementare e non alternativa rispetto all’art. 1, d.lgs. n. 368/2001. Pertanto, anche le «imprese concessionarie di servizi nei settori delle poste» devono giustificare l’apposizione del termine secondo quanto previsto dall’art. 1.
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Tendenze della contrattazione nazionale in materia di contratto a termine, part-time e apprendistato professionalizzante (Parte

Articolo scritto da: Marco Lozito

Lo studio si prefigge l’obiettivo di ricostruire le principali scelte regolative compiute dalle parti negoziali nei contratti collettivi nazionali di lavoro del settore privato, con riferimento al contratto a termine, al part-time e all’apprendistato professionalizzante; contratti in relazione ai quali l’intervento dell’autonomia collettiva risulta più diffuso, consistente e significativo, anche in ragione dei diversi rinvii operati dal legislatore alla contrattazione.

Impiego pubblico violazione delle regole su lavoro a termine, adeguatezza delle sanzioni.Spunti recenti dalla Corte di Giustizia

Articolo scritto da: Roberta Nunin

La materia della regolamentazione del lavoro a tempo determinato nell’ambito del lavoro pubblico e, in particolare, il profilo riferibile alle conseguenze sanzionatorie riconducibili alla violazione delle regole sono stati oggetto, nel dicembre 2013, di un duplice intervento della Corte di Giustizia con le decisioni relative alle cause Carratù(C-361/12) e Papalia (C-50/13). Nel commentarle, l’A. ne sottolinea gli elementi innovativi, che offrono qualche utile spunto ai giudici nazionali per garantire una maggiore effettività della tutela ai lavoratori precari del settore pubblico.

Corte di Giustizia, N.-12 Dicembre 2013

(Corte di Giustizia
N: - 12 Dicembre 2013)

ausa C-361/12, Sez. Terza – Pres. Ilešič, Est. Toader, Avv. Gen. N. Wahl – Carmela Carratù c. Poste italiane Spa

Note: Impiego pubblico violazione delle regole su lavoro a termine, adeguatezza delle sanzioni.Spunti recenti dalla Corte di Giustizia
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Direttiva n. 1999/70/Ce – Clausola 4, punto 1, dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato inserito in allegato alla Direttiva n. 1999/70/Ce del 28 giugno 1999 – Possibilità di applicazione diretta nei confronti di un ente pubblico – Sussiste – Natura di ente pubblico di Poste italiane Spa – Sussiste – Possibilità di far valere direttamente la clausola n. 4, punto 1, nei confronti di Poste italiane Spa – Sussiste. Contratto a termine – Clausola n. 4, punto 1, dell’Accordo quadro europeo – Nozione di «condizioni di lavoro» – Indennità prevista in relazione all’illecita apposizione del termine – Rientra nella nozione di «condizioni di lavoro». Contratto a termine – Clausola n. 4, punto 1, dell’Accordo quadro europeo – Necessità di trattare in maniera identica l’indennità corrisposta in caso di illecita apposizione del termine e quella versata in caso di illecita interruzione di un contratto di lavoro a tempo indeterminato – Non sussiste.

La clausola 4, punto 1, dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, inserito in allegato alla Direttiva n. 1999/70/Ce del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’Accordo quadro Ces, Unice e Ceep sul lavoro a tempo determinato, deve essere interpretata nel senso che può essere fatta valere direttamente nei confronti di un ente pubblico, quale Poste italiane Spa. La clausola 4, punto 1, del medesimo Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato deve essere interpretata nel senso che la nozione di «condizioni di lavoro» include l’indennità che un datore di lavoro è tenuto a versare a un lavoratore, a causa dell’illecita apposizione di un termine al contratto di lavoro.
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Corte di Cassazione, N.26951-2 Dicembre 2013

(Corte di Cassazione
N:26951 - 2 Dicembre 2013)

Pres. Roselli, Est. Venuti, P.M. Fresa (conf.) – Azienda sanitaria Regione Umbria Usl (Omissis) (avv.ti Caldara, Zingarelli) c. P.M. (avv.ti Riommi, Falla Trella).

Note: Impiego pubblico violazione delle regole su lavoro a termine, adeguatezza delle sanzioni.Spunti recenti dalla Corte di Giustizia
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Assunzione a termine nel pubblico impiego privatizzato – Violazione delle disposizioni in materia di contratto di lavoro a termine – Diritto alla costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato – Non sussiste – Diritto al risarcimento del danno – Sussiste. Contratto a termine – Lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche – Violazione delle disposizioni in materia di contratto di lavoro a termine – Riconoscimento del solo risarcimento del danno – Carattere speciale del regime sanzionatorio – Adeguatezza rispetto alle previsioni della Direttiva n. 1999/70/Ce – Sussiste.

Nell’ipotesi di assunzioni a termine nel pubblico impiego privatizzato, il d.lgs. n. 80/1998, art. 36, comma 8, applicabile ratione temporis alla fattispecie in esame, successivamente riprodotto negli stessi termini dal d.lgs. n. 165/2001, art. 36, comma 5, nel disporre che la violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego di lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, riconosce al lavoratore interessato il diritto al risarcimento del danno derivante dalla prestazione di lavoro in violazione di norme imperative; principio correttamente applicato dal giudice di merito (che ha attribuito il risarcimento del danno nella misura di dieci mensilità di retribuzione).
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Corte di Giustizia, N.-12 Dicembre 2013

(Corte di Giustizia
N: - 12 Dicembre 2013)

causa C-50/13, Sez. Ottava, ord. – Pres. Fernlund, Est. Ó Caoimh, Avv. Gen. J. Kokott – Rocco Papalia c. Comune di Aosta

Note: Impiego pubblico violazione delle regole su lavoro a termine, adeguatezza delle sanzioni.Spunti recenti dalla Corte di Giustizia
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla Direttiva n. 1999/70/Ce – Utilizzo abusivo da parte di un datore pubblico di una successione di contratti a tempo determinato – Previsione per il lavoratore unicamente del diritto al risarcimento del danno, subordinato all’obbligo di fornire la prova di aver dovuto rinunciare a migliori opportunità di impiego – Eccessiva difficoltà nell’adempimento dell’onere probatorio – Compatibilità della normativa nazionale con le previsioni dell’Accordo quadro europeo – Non sussiste.

L’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla Direttiva n. 1999/70/Ce del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’Accordo quadro Ces, Unice e Ceep sul lavoro a tempo determinato, dev’essere interpretato nel senso che esso osta ai provvedimenti previsti da una normativa nazionale, quale quella oggetto del procedimento principale, la quale, nell’ipotesi di utilizzo abusivo, da parte di un datore di lavoro pubblico, di una successione di contratti di lavoro a tempo determinato, preveda soltanto il diritto, per il lavoratore interessato, di ottenere il risarcimento del danno che egli reputi di aver sofferto a causa di ciò, restando esclusa qualsiasi trasformazione del rapporto di lavoro a tempo determinato.
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L’indennizzo ex art. 32 del Collegato lavoro tra giurisprudenza e interventi legislativi

Articolo scritto da: Filippo Aiello

L’autore analizza i vari interventi normativi e giurisprudenziali in ordine alle conseguenze economiche dell’accertamento della nullità di una clausola di termine apposta ad un contratto di lavoro esaminando l’intervento della Corte Costituzionale (sent. 303/11) e della giurisprudenza successiva sia di legittimità che di merito. Inoltre l’Autore esamina la disposizione di interpretazione autentica introdotta con la c.d. Legge Fornero di riforma del mercato del lavoro proponendone una lettura critica alla luce dei principi della CEDU e della direttiva 70/1999/CE.

Corte di Cassazione, N.5241-2 Aprile 2012

(Corte di Cassazione
N:5241 - 2 Aprile 2012)

, Sez. lav. – Pres. Miani Canevari, Est. Mancino, P.M. Matera (diff.) – A.A. (avv. Cogo) c. Poste Italiane Spa (avv. Trifirò). Cassa Corte d’Appello Milano 26 settembre 2009, n. 747.

Note: L’indennizzo ex art. 32 del Collegato lavoro tra giurisprudenza e interventi legislativi
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Clausola di termine nulla – Indennizzo ex art. 32, comma 5, legge n. 183/2010 – Periodo di riferimento – Natura omnicomprensiva.

In caso di nullità della clausola di termine apposta al contratto di lavoro, al prestatore, unitamente alla conversione in contratto a tempo indeterminato, spetta un risarcimento forfetizzato e omnicomprensivo di ogni danno subìto per effetto della nullità del termine, nel periodo che va dalla scadenza dello stesso fino alla sentenza che ne accerta la nullità e dichiara la conversione del rapporto. Altre interpretazioni, che in qualche modo riducano o eliminino il predetto carattere «onnicomprensivo» dell’indennità, ovvero ne delimitino ulteriormente il periodo di «copertura», in ragione di elementi (come la messa in mora o l’epoca della domanda) estranei alla fattispecie legale , risulterebbero in contrasto con la corretta in con la corretta interpretazione dell’art. 32, comma 5
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Corte Appello Roma, N.267-2 Febbraio 2012

(Corte Appello Roma
N:267 - 2 Febbraio 2012)

Pres. ed Est. Torrice – P.S. (avv. Rizzo) c. Poste Italiane Spa (avv. Fiorillo).

Note: L’indennizzo ex art. 32 del Collegato lavoro tra giurisprudenza e interventi legislativi

Contratto a termine – Clausola di termine nulla – Indennizzo ex art. 32, comma 5, legge n. 183/2010 – Periodo di riferimento.

In caso di nullità della clausola di termine apposta al contratto di lavoro, al prestatore, unitamente alla conversione in contratto a tempo indeterminato, spetta l’indennità di cui all’art. 32 della legge n. 183/2010, che «copre» il solo periodo intercorso dalla scadenza del termine illegittimo al deposito del ricorso, mentre per il periodo successivo, quale effetto della conversione, sono dovute le retribuzioni e gli accessori.
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Corte Appello Torino, N.1519-20 Dicembre 2011

(Corte Appello Torino
N:1519 - 20 Dicembre 2011)

Pres. Mariani, Est. Pasquarelli – O.G. Srl (avv. Mesiano) c. L.M. (avv. F.M. Romeo)

Note: L’indennizzo ex art. 32 del Collegato lavoro tra giurisprudenza e interventi legislativi

Contratto a termine – Clausola di termine nulla – Indennizzo ex art. 32, comma 5, legge n. 183/2010 – Periodo di riferimentocontratto, termine, nullità, indennizzo, art. 32, legge n. 183/2010, periodo, riferimento

È preferibile l’interpretazione secondo cui l’indennità forfetizzata prevista dall’art. 32 della legge n. 183 del 2010 copra il periodo intercorso dalla scadenza del termine illegittimo al deposito del ricorso: momento da cui matura il diritto alle retribuzioni.
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Tribunale Velletri, N.711-1 Marzo 2012

(Tribunale Velletri
N:711 - 1 Marzo 2012)

Est. Russo – D.G.S. (avv.ti S. e R. Muggia) c. L.P. di C.C. (avv. Barbuscia).

Note: L’indennizzo ex art. 32 del Collegato lavoro tra giurisprudenza e interventi legislativi

Contratto a termine – Indennizzo ex art. 32, comma 5, legge n. 183/2010 – Interpretazione conforme alla clausola 8, par. 3 e alla clausola 4, par. 1, dell’Accordo quadro allegato alla Direttiva n. 1999/70/Ce – Si somma alle retribuzioni dovute dall’offerta delle prestazioni lavorative.

Non è conforme alle clausole 8, par. 3, e 4, par. 1, dell’Accordo quadro allegato alla Direttiva n. 1999/70/Ce l’interpretazione dell’art. 32, comma 5, legge n. 183/2010, secondo cui, a seguito della pronuncia di nullità del termine, si configura una conversione ex nunc del rapporto di lavoro che, unita all’indennità risarcitoria, soddisferebbe il criterio di adeguatezza e dissuasività della sanzione voluto dalla direttiva citata (come invece sostenuto da Corte Cost. n. 303/2011 e Cass. n. 1411/2012); ciò in quanto, in tal modo, si realizza un significativo arretramento delle tutele economiche del lavoratore rispetto al regime previgente e, altresì, una discriminazione del lavoratore a termine rispetto a quello a tempo indeterminato
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