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Controversie di lavoro e previdenza

Un intervento della Cassazione tra tutela effettiva del contraddittorio e celerità del rito lavoristico

(Corte di cassazione
22 Novembre 2011, n.24573)

Pres. Roselli, Est. Berrino, P.M. Gaeta (conf.) – Soc. Candela graniti (avv.ti Spanedda, Pepe) c. Manunta. Conf. Corte d’Appello Cagliari, Sez. dist. Sassari, 18 maggio 2009

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il contraddittorio si estrinseca non come valore astratto, ma come mezzo di tutela effettiva delle parti coinvolte, volto a consentire alle parti la piena esplicazione del loro diritto di concorrere alla formazione del convincimento del giudice per la composizione finale della lite. Per tale motivo, la pronuncia in commento rende evidente, in particolare nel passaggio laddove la società ricorrente ritiene leso il principio ex art. 101 cod. proc. civ., che, nella peculiare celerità del rito lavoristico dove il giudice è in grado di avere un quadro della lite anche prima della discussione
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È davvero «improponibile» nel rito Fornero la domanda di tutela ex art. 8, l. n. 604/1966?

La Suprema Corte, con la sentenza n. 16662/2015, ha affermato che la domanda di tutela ex art. 8, l. n. 604/1966, spiegata in via subordinata a quella di tutela ex art. 18, l. n. 300/1970, è sempre «improponibile» nel rito Fornero, con conseguente necessità per il giudice di provvedere su di essa con una decisione in rito. Tale conclusione mal si concilia con esigenze di economia processuale e appare porsi in contrasto, da una parte, con consolidati orientamenti interpretativi, e, dall’altra parte, con le recenti affermazioni delle Sezioni Unite in materia di modificabilità della domanda
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Cassazione, N.16662-10 Agosto 2015

(Cassazione
N:16662 - 10 Agosto 2015)

Pres. Vidiri, Est. Maisano, P.M. Ceroni (parz. conf.) – F.R. (avv. Rapisarda) c. Poste italiane Spa (avv.ti Fiorillo, Granozzi). Conf. Corte d’Appello di Catanzaro, 23.10.2013.

Note: È davvero «improponibile» nel rito Fornero la domanda di tutela ex art. 8, l. n. 604/1966?

Controversie di lavoro e previdenza – Rito in materia di licenziamenti – Ambito di applicazione – Domanda di tutela ex art. 8, l. n. 604/1966 – È improponibile.

Ai sensi dell’art. 1, c. 48, della l. n. 92 del 2012, per l’applicazione del cd. rito Fornero, le domande diverse da quella avente a oggetto la reintegrazione nel posto di lavoro devono basarsi su «fatti costitutivi» identici a quelli fondanti la richiesta nel giudizio di tutela reale. Ne consegue che la lettura della suddetta disposizione e la sua ratio rendono improponibile la domanda di riassunzione del prestatore di lavoro ex art. 8 della l. n. 604 del 1966, spiegata in via subordinata all’applicazione dell’art. 18 della l. n. 300 del 1970, in ragione della diversità dei rispettivi fatti costitutivi, così come in tutti i restanti casi di domande connesse a quella di reintegra nel posto di lavoro.
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I contrasti tra Corte EDU E Corte Costituzionale sulle leggi retroattive che eliminano diritti di lavoratori e pensionati

1. Contrasti in atto e contrasti potenziali. — 2. Rapporti tra Cedu e ordinamento interno secondo la Corte Costituzionale. — 3. Corte Costituzionale e Corte Edu sulle leggi con effetti retroattivi. — 4. La Corte Costituzionale e il caso Ata. — 5. Il caso Ata e la Corte di Strasburgo. — 6. I termini del contrasto. — 7. La sentenza Scattolon. — 8. Norme Cedu e applicazione diretta. — 9. La sentenza Agrati — 10. La sentenza Maggio. — 11. La nuova rimessione alla Corte Costituzionale: quali argomenti nuovi per un giudizio.
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Corte Costituzionale, N.15-26 Gennaio 2012

Controversie di lavoro e previdenza – Contribuzione previdenziale – Soci amministratori di Srl – Opera prestata nell’impresa commerciale – Iscrizione all’Inps – Legge di interpretazione autentica – Obbligo di doppia iscrizione – Artt. 3, 24, comma 1, 102, 111, comma 2, e 117, comma 1, Cost. – Questione di legittimità costituzionale – Infondatezza. Controversie di lavoro e previdenza – Contribuzione previdenziale – Soci amministratori di Srl – Opera prestata nell’impresa commerciale – Iscrizione all’Inps – Legge di interpretazione autentica – Obbligo di doppia iscrizione – Art. 6 Cedu – Violazione – Insussistenza.

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 12, co. 11, d.l. n. 78/2010, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, co. 1, l. n. 122/2010, sollevata dalla Corte d’Appello di Genova in riferimento agli artt. 3, 24, co. 1, 102, 111, co. 2, e 117, co. 1, Cost., in riferimento all’art. 6 della Cedu. (1) Spetta innanzitutto al legislatore nazionale e alla Corte Costituzionale valutare, con riferimento a princìpi, diritti e beni di rilievo costituzionale e nell’ambito del margine di apprezzamento riconosciuto dalla Cedu ai singoli ordinamenti statali, la sussistenza dei motivi imperativi di interesse generale che giustifichino interventi legislativi con efficacia retroattiva.
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Corte Costituzionale, N.303-10 Novembre 2011

(Corte Costituzionale
N:303 - 10 Novembre 2011)

Pres. Quaranta, Est. Mazzella – C.C. (avv.ti Vacirca e Angiolini) e S.G. (avv.ti Carpagnano e De Michele) c. Poste Italiane Spa (avv.ti Maresca e Pessi).

Note: I contrasti tra Corte EDU E Corte Costituzionale sulle leggi retroattive che eliminano diritti di lavoratori e pensionati

Controversie di lavoro e previdenza – Contratto a termine – Conversione – Indennità onnicomprensiva – Retroattività – Cause in corso – Alterazione – Art. 6 Cedu – Violazione – Insussistenza.

Il co. 7 dell’art. 32 della l. n. 183/2010, prevedendo l’estensione dei co. 5 e 6 dello stesso articolo ai giudizi in corso, non ha prodotto un’ingerenza illecita del legislatore nell’amministrazione della giustizia diretta ad alterare la soluzione di una o più controversie a beneficio di una parte, contrastante con il divieto di cui all’art. 6 della Cedu. Nella fattispecie, infatti, ricorrono tutte le condizioni in presenza delle quali la Corte Edu ritiene compatibili con l’art. 6 della Convenzione disposizioni nazionali dalla portata retroattiva volte a regolare, in materia civile, diritti già risultanti da leggi in vigore; sussistono, in particolare, le ragioni di utilità generale di una simile nuova disciplina.
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Corte Costituzionale, N.257-30 Settembre 2011

Controversie di lavoro e previdenza – Contribuzione previdenziale – Salariati agricoli avventizi – Retribuzione pensionabile – Legge di interpretazione autentica – Effetto peggiorativo – Artt. 38, comma 2, 53, 3, 111, commi 1 e 2, 117, comma 1, Cost. – Questioni di legittimità costituzionale inammissibili e infondate. Controversie di lavoro e previdenza – Contribuzione previdenziale – Salariati agricoli avventizi – Retribuzione pensionabile – Legge di interpretazione autentica – Effetto peggiorativo – Art. 6 Cedu – Conformità. Controversie di lavoro e previdenza – Contribuzione previdenziale – Salariati agricoli avventizi – Retribuzione pensionabile – Legge di interpretazione autentica – Effetto peggiorativo – Art. 14 Cedu – Conformità.

Sono inammissibili e infondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 2, co. 5, l. n. 191/2009 in riferimento agli artt. 38, co. 2, e 53 Cost., e 3, 111, co. 1 e 2, 117, co. 1, Cost., in relazione agli artt. 6 e 14 della Cedu (4). La norma censurata, che interpreta in modo peggiorativo una precedente disposizione in materia di modalità di calcolo della retribuzione da porre a base della contribuzione e delle prestazioni pensionistiche dei salariati agricoli a tempo determinato, non contrasta con l’art. 117, co. 1, Cost. per violazione degli obblighi derivanti allo Stato dall’art. 6 della Cedu (5). Non vìola nemmeno l’art. 14 della Cedu, che vieta discriminazioni per l’origine sociale e per la ricchezza nell’ambito di applicazione della Convenzione (6).
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Corte Edu, N.17972-14 Febbraio 2012

Controversie di lavoro e previdenza – Pensione – Ex dipendenti del Banco di Napoli – Trattamento perequativo – Specialità – Permanenza – Negazione – Contenzioso – Legge di interpretazione autentica – Trattamento perequativo speciale – Eliminazione – Art. 6 Cedu – Violazione – Sussiste.

Contrasta con l’art. 6 della Cedu l’art. 1, comma 55, della legge n. 243/2004 che, in presenza di molteplici sentenze in senso contrario, ha eliminato lo speciale trattamento perequativo delle pensioni già previsto per gli ex dipendenti degli enti pubblici creditizi (7).
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Corte Edu, N.43549-7 Giugno 2011

(Corte Edu
N:43549 - 7 Giugno 2011)

ricorsi nn. 43549/2008, 6107/2009, 5087/2009, Sez. II – Pres. Tulkens – Agrati e altri (avv. Sullam) c. Italia (agenti Spatafora e Lettieri).

Note: I contrasti tra Corte EDU E Corte Costituzionale sulle leggi retroattive che eliminano diritti di lavoratori e pensionati

Controversie di lavoro e previdenza – Lavoro pubblico – Trasferimento del personale Ata dagli enti locali allo Stato – Trattamento economico – Legge di interpretazione autentica – Peggioramento – Art. 6 Cedu – Violazione – Sussiste – Art. 1, Protocollo 1 – Violazione – Sussiste.

L’art. 1 l. 266/2005, laddove interpreta autenticamente l’art. 8 l. 124/1999 limitando i diritti del personale Ata, trasferito dagli enti locali allo Stato, al solo «maturato economico», da una parte, non è giustificato dalla sussistenza delle ragioni imperative di interesse generale che consentono agli Stati di disciplinare, in materia civile e mediante nuove disposizioni retroattive, i diritti derivanti da leggi già esistenti, violando, di conseguenza, le disposizioni di cui all’art. 6 della Cedu; dall’altro, dà vita a un’ingerenza dello Stato nell’esercizio del diritto di proprietà che i lavoratori interessati potevano far valere in base alla legislazione precedente che contrasta con l’art. 1 del Protocollo.
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Corte Edu, N.46286-31 Mag 2011

(Corte Edu
N:46286 - 31 Mag 2011)

ricorsi nn. 46286/2009, 52851/2008, 53727/2008, 54486/2008, 56001/2008, Sez. II – Pres. Tulkens – Maggio e altri c. Italia.

Note: I contrasti tra Corte EDU E Corte Costituzionale sulle leggi retroattive che eliminano diritti di lavoratori e pensionati

Controversie di lavoro e previdenza – Pensione – Pensioni di vecchiaia – Lavoro svolto in Svizzera – Rimpatrio – Trasferimento dei contributi previdenziali – Pensione retributiva – Calcolo – Legge di interpretazione autentica – Ricalcolo in senso peggiorativo – Art. 6 Cedu – Violazione – Sussiste – Art. 1, Protocollo 1 – Violazione – Non sussiste.

L’art. 1 co. 777 l. 296/2006, laddove interpreta autenticamente l’art. 5 co. 2 d.P.R. 488/1968 riducendo la retribuzione su cui calcolare la pensione dei lavoratori italiani che avevano chiesto il trasferimento all’Inps dei contributi da loro versati all’assicurazione sociale svizzera, vìola le disposizioni di cui all’art. 6 Cedu, in quanto ha modificato definitivamente, a danno di un intera categoria di persone, l’esito dei giudizi pendenti nei quali lo Stato era parte in assenza di un motivo di interesse generale sufficientemente impellente da superare i pericoli inerenti all’utilizzo della legislazione retroattiva. Considerazioni di carattere finanziario ovvero la necessità di ristabilire un equilibrio nel sistema pensionistico non giustificano il legislatore.
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La decisione delle domande proposte in via subordinata nel cd. rito Fornero

Il caso di specie. — 2. La connessione tra domande per «subordinazione». — 3. I fatti costitutivi dell’impugnazione del licenziamento: proposizione di domande in via subordinata e richiesta di applicazione di differenti regimi di tutela. — 4. La richiesta di applicazione del regime di tutela obbligatoria «pura» in via subordinata: diversità o unitarietà della domanda? — 5. Il progressivo azzeramento del rito Fornero. — 6. L’accertamento sulla effettiva data di inizio del rapporto di lavoro, la controversia sulla sua qualificazione e le possibili ulteriori ipotesi di connessione
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Cassazione, N.12094-13 Giugno 2016

(Cassazione
N:12094 - 13 Giugno 2016)

Pres. Venuti, Est. Amendola, P.M. Servello (Conf.) – R.C.B. soc. r.l. (avv.ti Paternò, Morone, Toffoletto, De Luca Tamajo) c. B.M. (avv. Paradisi). Conf. Corte d’Appello di Ancona, 6.10.2014

Note: La decisione delle domande proposte in via subordinata nel cd. rito Fornero

Controversie di lavoro e previdenza – Licenziamento individuale – Impugnazione – Rito speciale – Tutela obbligatoria richiesta in via subordinata – Domanda fondata sugli identici fatti costitutivi – Ammissibilità – Decisione nel merito (l. 28.6.2012, n. 92, art. 1).

Qualora il giudice accerti l’insussistenza dei presupposti per l’accoglimento della domanda, proposta in via principale ai sensi dell’art. 1, comma 48, l. n. 92/2012, di nullità del licenziamento intimato e conseguente condanna alla reintegrazione ex art. 18 St. lav., è possibile, senza disporre il mutamento di rito, procedere all’esame e alla decisione della domanda, proposta in via subordinata, di applicazione della tutela obbligatoria ai sensi dell’art. 8, l. n. 604/1966, in quanto fondata sugli identici fatti costitutivi.
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Ammissibilità ed efficacia delle registrazioni telefoniche ai fini della prova di un licenziamento ritorsivo

Il commento prende in esame alcuni dei profili di maggior rilievo affrontati dalla Suprema Corte nella sentenza 20 maggio 2015, n. 10386. In tale occasione, la Corte ha innanzitutto avuto modo di precisare la portata del principio di specificità dei motivi di impugnazione. In secondo luogo, e conformemente ad un recente indirizzo giurisprudenziale, i giudici di legittimità hanno riconosciuto la validità ed ammissibilità delle registrazioni telefoniche, che potranno essere utilizzate anche nel rito del lavoro per dimostrare il carattere ritorsivo, o comunque illegittimo, di un licenziamento
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Cassazione, N.10386-20 Mag 2015

(Cassazione
N:10386 - 20 Mag 2015)

Pres. Roselli, Est. Maisano, P.M. Matera (diff.) – D. Srl e W. Srl (avv.ti De Ninno, Del Punta, De Cesaris) c. G.A.M. (avv.ti Ricchiello, Antichi). Conf. Corte d’Appello di Firenze, 9 maggio 2014.

Note: Ammissibilità ed efficacia delle registrazioni telefoniche ai fini della prova di un licenziamento ritorsivo

Controversie di lavoro e previdenza – Specificità dei motivi di impugnazione – Registrazione fonografica non autorizzata – Am mis si bi - li tà – Prove atipiche – Efficacia probatoria – Licen zia men to ritorsivo – Prova

Ai fini del legittimo e corretto instaurarsi del giudizio d’appello è sufficiente che l’appellante abbia debitamente e dettagliatamente individuato, nell’atto introduttivo del ricorso, le specifiche censure mosse alla sentenza di primo grado, nonché gli elementi di fatto e di diritto dedotti a supporto delle modifiche reclamate. La nullità di un licenziamento in ragione del suo carattere ritorsivo può essere provata sulla base delle conversazioni telefoniche registrate dalla lavoratrice e ove dalla trascrizione di queste ultime si ricavi l’esistenza di una riorganizzazione aziendale e il suo collegamento con le pretese economiche e con il successivo licenziamento.
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Rito Fornero: la natura bifasica del giudizio di primo grado

L’Autore, dopo aver ricordato alcune delle questioni interpretative connesse al cd. rito Fornero, affronta il problema del rapporto tra la fase sommaria e, dopo aver escluso la natura impugnatoria del giudizio di opposizione, ha criticato la tesi dell’incompatibilità tra giudici, affermando la funzione cautelare della prima fase del procedimento e la natura autonoma del giudizio di cognizione instaurato a seguito di opposizione. L’A., infine, spiega le ragioni dell’esclusione del contratto a tutele crescenti dall’ambito di applicazione del rito speciale introdotto dalla legge 92/2012
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Cassazione, N.9115-6 Mag 2015

(Cassazione
N:9115 - 6 Mag 2015)

Pres. Roselli, Est. Maisano, P.M. Matera (conf.) – Telecom Italia Spa (avv.ti Maresca, Romei, Boccia c. V.G. (avv.ti Cossu, Bomboi, Poli). Conf. Corte d’Appello di Milano, 12 maggio 2014.

Note: Rito Fornero: la natura bifasica del giudizio di primo grado

Controversie di lavoro e previdenza – Rito in materia di licenziamenti – Natura impugnatoria della fase di opposizione – Obbligo di astensione del giudice – Insussistenza

La fase dell’opposizione ai sensi dell’art. 1, comma 51, legge n. 92 del 2012, non costituisce un grado diverso rispetto alla fase che ha preceduto l’ordinanza; essa è solo una prosecuzione del giudizio di primo grado in forma ordinaria e non più urgente. Di conseguenza, non è ravvisabile alcuna incompatibilità tra il giudice che ha definito la fase sommaria e quello chiamato a decidere sull’opposizione.
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