corte di giustizia

Libera circolazione o turismo sociale: l’eccessivo onere nel caso Brey

Articolo scritto da: Herwig Verschueren

I cittadini dell’Unione inattivi economicamente, ma che hanno esercitato il loro diritto di libera circolazione, possono far ricorso all’assistenza sociale dello Stato ospitante senza mettere a rischio il loro diritto di soggiorno? Questa è la questione chiave che la Corte di Giustizia ha dovuto affrontare nel caso Brey. Il saggio analizza le circostanze di fatto e il contesto giuridico specifico della causa, la posizione dell’Avvocato Generale e la decisione della Corte di Giustizia e infine l’analisi dettagliata effettuata dalla Corte.

Abbassamento dell'età pensionabile e motivi di giustificazione delle disparità di trattamento

Articolo scritto da: Stefano Guadagno

La nota commenta una sentenza della Corte di Giustizia Ue (derivante da un ricorso per inadempimento della Commissione) in tema di discriminazione per motivi di età, con particolare riferimento all’abbassamento dell’età pensionabile per giudici, procuratori e notai ungheresi. La pronuncia statuisce che la misura nazionale in questione non è proporzionata alle finalità di uniformare l'età pensionabile delle professioni del servizio pubblico e instaurare una ripartizione equilibrata delle fasce di età nel settore, risultando incompatibile col quadro normativo delineato dalla Direttiva 2000/78.

Corte di Giustizia dell'UE, N.causa C-286/12-6 Novembre 2012

(Corte di Giustizia dell'UE
N:causa C-286/12 - 6 Novembre 2012)

Sez. Prima – Commissione europea c. Ungheria – Avv. Gen. J Kokott.

Note: Abbassamento dell'età pensionabile e motivi di giustificazione delle disparità di trattamento

Parità di trattamento – Età pensionabile – Art. 258 TfUe – Direttiva n. 2000/78/Ce – Regime nazionale che impone la cessazione dell’attività professionale dei giudici, dei procuratori e dei notai che abbiano compiuto 62 anni di età – Disparità di trattamento.

L’Ungheria, avendo adottato un regime nazionale che impone la cessazione dell’attività professionale di giudici, procuratori e notai che abbiano compiuto 62 anni di età, il quale comporta una disparità di trattamento in ragione dell’età non proporzionata rispetto alle finalità perseguite, è venuta meno agli obblighi a essa incombenti in forza degli articoli 2 e 6, paragrafo 1, della Direttiva n. 2000/78/Ce del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.
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Part-time minimo e accesso alla pensione di vecchiaia

Articolo scritto da: Cristina Alessi

L'art. 4 della direttiva 79/7/Cee, relativa alla graduale attuazione del principio di parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di sicurezza sociale, deve essere interpretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro che esiga dai lavoratori a tempo parziale, costituiti in grande maggioranza da donne, rispetto ai lavoratori a tempo pieno, un periodo contributivo proporzionalmente maggiore ai fini dell'eventuale concessione di una pensione di vecchiaia di tipo contributivo, il cui importo è proporzionalmente ridotto in funzione del loro tempo di lavoro.

Corte di Giustizia, N.C-385/11-22 Novembre 2012

(Corte di Giustizia
N:C-385/11 - 22 Novembre 2012)

Sez. Ottava – Avv. Gen. E. Sharpston – Isabel Elbal Moreno c. Instituto nacional de la seguridad social (Inss), Tesorería general de la seguridad social (Tgss).

Note: Part-time minimo e accesso alla pensione di vecchiaia

Lavoro a tempo parziale – Pensione di vecchiaia – Anzianità contributiva – Calcolo proporzionale all’orario di lavoro – Direttiva n. 79/7/Cee – Clausola 4 – Principio di non discriminazione – Violazione – Sussistenza

L’art. 4 della Direttiva n. 79/7/Cee del Consiglio, del 19 dicembre 1978, relativa alla graduale attuazione del principio di parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di sicurezza sociale, deve essere interpretato nel senso che osta, in circostanze come quelle oggetto del procedimento principale, alla normativa di uno Stato membro che esiga dai lavoratori a tempo parziale, costituiti in grande maggioranza da donne, rispetto ai lavoratori a tempo pieno, un periodo contributivo proporzionalmente maggiore ai fini dell’eventuale concessione di una pensione di vecchiaia di tipo contributivo, il cui importo è proporzionalmente ridotto in funzione del loro tempo di lavoro.
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La Corte di Giustizia e le discriminazioni per età: scelte di metodo e di merito

Articolo scritto da: Daniela Izzi

Il saggio prende in esame la giurisprudenza della Corte di giustizia in materia di discriminazioni per età, divenuta negli ultimi anni inaspettatamente fitta. L’obiettivo, oltre che di valutare il merito delle scelte effettuate dalla Corte rispetto ai vari trattamenti differenziati in base all’età contemplati negli Stati membri, è quello di riflettere sulle delicate mosse metodologiche da essa compiute: soffermandosi sulle affermazioni, assai rilevanti sul piano generale circa il controllo esercitabile sulle discipline nazionali in virtù dei principi fondamentali dell’UE.

Il caso Hay e la Corte di giustizia: una nuova dottrina contro la discriminazione delle coppie omosessuali

Articolo scritto da: Francesco Rizzi

Il commento propone un'analisi della decisione della Corte di Giustizia nel caso Hay, inerente l'applicazione del divieto di discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale in merito al riconoscimento di benefici legati all'attività lavorativa ai dipendenti omosessuali uniti in un PACS. L'A. evidenzia come la sentenza rappresenti una positiva evoluzione della giurisprudenza della Corte per i diritti delle coppie dello stesso sesso perché i) assicura un'autonoma valutazione ai fini della comparazione operata dalla Corte e ii) estende il diritto alla parità di trattamento.

Corte di Giustizia, N.C-267/12-12 Dicembre 2013

(Corte di Giustizia
N:C-267/12 - 12 Dicembre 2013)

Sezione Quinta – Pres. von Danwitz, Avv. Gen. Jääskinen – F. Hay (avv. Lamamra) c. Crédit agricole mutuel de Charente-Maritime et des Deux-Sèvres (avv. Gatineau).

Note: Il caso Hay e la Corte di giustizia: una nuova dottrina contro la discriminazione delle coppie omosessuali
Parole chiave: discriminazioni :: coppie omosessuali ::

Discriminazioni – Art. 2, paragrafo 2, lettera a, Direttiva n. 2000/78/Ce – Divieto di discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale – Contratto collettivo che riserva un beneficio ai dipendenti che contraggano matrimonio – Esclusione dei lavoratori omossessuali uniti in patto civile di solidarietà – Illegittimità.

L’art. 2, par. 2, lett. a, Dir. 2000/78/Ce, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, deve essere interpretato nel senso che esso osta a una disposizione di un contratto collettivo a termini della quale a un lavoratore dipendente unito in un patto civile di solidarietà con una persona del medesimo sesso sono negati benefìci, segnatamente giorni di congedo straordinario e premio stipendiale, concessi ai dipendenti in occasione del loro matrimonio, quando la normativa nazionale dello Stato membro interessato non consente alle persone del medesimo sesso di sposarsi, allorché, alla luce della finalità e dei presupposti di concessione di tali benefìci, detto lavoratore che contragga matrimonio.
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L’utilizzo dei princìpi generali nella giurisprudenza europea

Articolo scritto da: Roberta Nunin

Il saggio propone una riflessione sull’utilizzo dei princìpi generali nella recente giurisprudenza della Corte di Giustizia Ue, prendendo le mosse dal problema preliminare della classificazione degli stessi, alla luce della diversificata terminologia concretamente adottata nelle decisioni degli eurogiudici. L’Autore dedica particolare attenzione al tema della funzione ed efficacia di tali princìpi, alla luce della nota sentenza Kücükdeveci, concernente l’esistenza di un principio generale di non discriminazione in base all’età

Riprende il dialogo tra le corti superiori: contratto a termine e leggi retroattive

Articolo scritto da: Luigi Menghini

La prima decisione concerne il problema del significato da attribuire alla mancata previsione nella normativa vigente del requisito della indicazione del nome del sostituto e della ragione dell’assenza, previsto dall’abrogata legge 230/1962. Con la seconda, la Consulta effettua un rinvio pregiudiziale in via incidentale alla Corte di Giustizia sulla conformità del sistema delle supplenze scolastiche alle norme europee in materia di contratto a tempo determinato. La terza decisione ritiene inammissibili analoghe questioni di costituzionalità sollevate sempre sullo stesso tema.

corte costituzionale, N.206-18 Luglio 2013

(corte costituzionale
N:206 - 18 Luglio 2013)

ord. – Pres. Gallo, Est. Mattarella – C.I. e altri (avv. Sorrentino), R.G. (avv.ti De Michele e Galleano), L.C. e altri (avv. Cester) c. Provincia autonoma di Trento (avv. Falcon).

Note: Riprende il dialogo tra le corti superiori: contratto a termine e leggi retroattive

Contratto a termine – Sistema delle supplenze nelle scuole statali – Legge 3 maggio 1999, n. 124 – Successione di contratti a tempo determinato – Clausola 5, punto 1, dell’Accordo quadro europeo sul contratto a tempo determinato – Questioni di legittimità costituzionale – Divieto di conversione dei rapporti stipulati in violazione di norme imperative – Domande dei ricorrenti ai giudici a quibus – Nullità delle clausole e conversione dei contratti a temine in contratti a tempo indeterminato – Rilevanza della questione rispetto alle domande – Insussistenza – Inammissibilità delle questioni.

Sono inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate con riguardo alla conformità delle norme sul sistema delle supplenze del personale scolastico all’Accordo quadro europeo sul contratto a tempo determinato recepito nella Direttiva n. 1999/70 Ce, dato che, in presenza del divieto di conversione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, anche una eventuale pronuncia di accoglimento delle questioni non avrebbe efficacia ai fini della decisione della domanda principale, volta a ottenere la conversione dei rapporti a termine in contratti a tempo indeterminato.
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corte costituzionale, N.107-29 Mag 2013

(corte costituzionale
N:107 - 29 Mag 2013)

Pres. Gallo, Est. Mazzella – G.M. (avv.ti De Michele, Galleano) c. Poste Italiane (avv.ti Proia, Fiorillo).

Note: Riprende il dialogo tra le corti superiori: contratto a termine e leggi retroattive

Contratto a termine – Causale sostitutiva – Indicazione nell’atto del nome del sostituto e della causa dell’assenza – Necessità – Non sussistenza – D.lgs. n. 368/2001 – Illegittimità costituzionale per assenza di delega – Infondatezza. Contratto a termine – Causale sostitutiva – Indicazione nell’atto del nome del sostituto e della causa dell’assenza – Distinzione tra grandi e piccole realtà produttive – Insussistenza – Principio di uguaglianza – Violazione – Infondatezza.

È infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, co. 2, d.lgs. 368/2001 laddove non prevede, in caso di assunzione a termine per causale sostitutiva, l’indicazione nell’atto del nome del sostituto e della causa dell’assenza. Il criterio della identificazione nominativa del personale sostituito è quello più semplice e idoneo a garantire la nitida individuazione della ragione sostitutiva, ma non è l’unico, essendo possibili anche altri criteri di specificazione purché adeguati allo stesso fine e saldamente ancorati a dati di fatto oggettivi. Nei casi di sostituzioni complesse in cui non sia praticabile l’indicazione preventiva del lavoratore da sostituire, la trasparenza della scelta va garantita assicurando che la causa sia effettiva, immutabile e verificabile.
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La Corte di Giustizia e il lavoro non standard: vincoli e implicazioni negli ordinamenti nazionali

Articolo scritto da: Mariapaola Aimo

Il saggio ricostruisce il percorso interpretativo della C. di Giustizia in risposta alle numerose domande pregiudiziali nella materia del lavoro non standard, che ha rappresentato in questi ultimi anni un tema privilegiato di dialogo tra la Corte ed i giudici nazionali, con frutti che risultano meritevoli di studio non solo in ragione della forza protettiva esercitata nei confronti del lavoratore non standard, ma anche per gli agganci che presentano con profili di rilievo generale, quali il principio del primato del diritto dell'Ue, il principio di non discriminazione e quello di effettività.

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea periodo luglio 2015 - marzo 2016

Articolo scritto da: Luigi MenghiniRoberta Nunin

Nozione di «lavoratore a tempo determinato» e principio di non discriminazione. Congedo parentale e diritti del padre lavoratore pubblico. Retribuzione dei giudici e discriminazione legata all’età. Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda e nozione di «trasferimento di stabilimento». Lavoratori senza un luogo fisso o abituale di lavoro e nozione di «orario di lavoro». Corresponsione di un’indennità di fine rapporto di lavoro a termine destinata a compensare la precarietà e disparità di trattamento fondata sull’età, etc.

"Niente su di noi senza di noi": la Corte di Giustizia delinea il nuovo diritto al lavoro delle persone con disabilità

Articolo scritto da: Maria-Cristina Cimaglia

Con tre sentenze la Corte di Giustizia ha delineato il nuovo diritto antidiscriminatorio europeo per le persone con disabilità. L’espresso richiamo alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, quale atto cui deve uniformarsi il diritto europeo, ha imposto un cambiamento nei criteri ermeneutici finora adottati, perché diversa è l’accezione di disabilità e delle tecniche di tutela da predisporre. E a fronte di questa rivoluzione, anche culturale, l’Italia è condannata per la mancata trasposizione di una norma cardine di questo nuovo corso: il ragionevole adattamento.

Corte di Giustizia, N.C-312/11-4 Luglio 2013

(Corte di Giustizia
N:C-312/11 - 4 Luglio 2013)

C-312/11 – Avv. Gen. Y. Bolt – Commissione europea c. Repubblica italiana

Note: "Niente su di noi senza di noi": la Corte di Giustizia delinea il nuovo diritto al lavoro delle persone con disabilità

Disabilità – Adattamento ragionevole del posto di lavoro – Inadempimento dello Stato italiano (sussiste) – Provvedimento di trasposizione insufficiente.

La Repubblica italiana, non avendo imposto a tutti i datori di lavoro di prevedere, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, soluzioni ragionevoli applicabili a tutti i disabili, è venuta meno al suo obbligo di recepire correttamente e completamente l’articolo 5 della Direttiva n. 2000/78/Ce del Consiglio, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.
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Corte di Giustizia, N.C-335/11 e 337/11-11 Aprile 2013

(Corte di Giustizia
N:C-335/11 e 337/11 - 11 Aprile 2013)

Avv. Gen. J. Kokott – HK Danmark c. Dansk almennyttigt Boligselskab (C- 335/11) e HK Danmark c. Dansk rbejdgiverforening (C-337/11).

Note: "Niente su di noi senza di noi": la Corte di Giustizia delinea il nuovo diritto al lavoro delle persone con disabilità

Disabilità – Adattamento ragionevole del posto di lavoro (nozione di) – Lavoro a tempo parziale quale forma di adattamento ragionevole.

La nozione di «handicap» di cui alla Direttiva n. 2000/78/Ce deve essere interpretata nel senso che essa include una condizione patologica causata da una malattia diagnosticata come curabile o incurabile, qualora tale malattia comporti una limitazione, risultante in particolare da menomazioni fisiche, mentali o psichiche che, in interazione con barriere di diversa natura, possa ostacolare la piena ed effettiva partecipazione della persona interessata alla vita professionale su base di uguaglianza con gli altri lavoratori, e tale limitazione sia di lunga durata.
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Corte di Giustizia, N.C-152/11-6 Dicembre 2012

(Corte di Giustizia
N:C-152/11 - 6 Dicembre 2012)

Avv. Gen. E. Sharpston – Johann Odar c. Baxter Deutschland GmbH

Note: "Niente su di noi senza di noi": la Corte di Giustizia delinea il nuovo diritto al lavoro delle persone con disabilità

Discriminazioni – Indennità di licenziamento – Riduzione dell’importo dell’indennità di licenziamento corrisposto a lavoratori con disabilità – Illegittimità.

La Direttiva Ue n. 2000/78/Ce, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, non osta a una normativa contenuta in un regime aziendale di previdenza sociale che, nel sistema di calcolo dell’indennità di licenziamento per esigenze economiche, prevede una differenza di trattamento fra la generalità dei lavoratori e quelli di età superiore ai 54 anni. L’adozione, per questi ultimi, di un metodo di calcolo che prenda a riferimento la prima data utile per il pensionamento, a differenza dell’anzianità di servizio utilizzata per gli altri lavoratori, è giustificata dal fatto che un piano sociale aziendale non può mettere a repentaglio la sopravvivenza dell’impresa e i posti di lavoro rimanenti.
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