corte di giustizia

La Corte di Giustizia e il lavoro non standard: vincoli e implicazioni negli ordinamenti nazionali

Articolo scritto da: Mariapaola Aimo

Il saggio ricostruisce il percorso interpretativo della C. di Giustizia in risposta alle numerose domande pregiudiziali nella materia del lavoro non standard, che ha rappresentato in questi ultimi anni un tema privilegiato di dialogo tra la Corte ed i giudici nazionali, con frutti che risultano meritevoli di studio non solo in ragione della forza protettiva esercitata nei confronti del lavoratore non standard, ma anche per gli agganci che presentano con profili di rilievo generale, quali il principio del primato del diritto dell'Ue, il principio di non discriminazione e quello di effettività.

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea periodo luglio 2015 - marzo 2016

Articolo scritto da: Luigi MenghiniRoberta Nunin

Nozione di «lavoratore a tempo determinato» e principio di non discriminazione. Congedo parentale e diritti del padre lavoratore pubblico. Retribuzione dei giudici e discriminazione legata all’età. Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda e nozione di «trasferimento di stabilimento». Lavoratori senza un luogo fisso o abituale di lavoro e nozione di «orario di lavoro». Corresponsione di un’indennità di fine rapporto di lavoro a termine destinata a compensare la precarietà e disparità di trattamento fondata sull’età, etc.

"Niente su di noi senza di noi": la Corte di Giustizia delinea il nuovo diritto al lavoro delle persone con disabilità

Articolo scritto da: Maria-Cristina Cimaglia

Con tre sentenze la Corte di Giustizia ha delineato il nuovo diritto antidiscriminatorio europeo per le persone con disabilità. L’espresso richiamo alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, quale atto cui deve uniformarsi il diritto europeo, ha imposto un cambiamento nei criteri ermeneutici finora adottati, perché diversa è l’accezione di disabilità e delle tecniche di tutela da predisporre. E a fronte di questa rivoluzione, anche culturale, l’Italia è condannata per la mancata trasposizione di una norma cardine di questo nuovo corso: il ragionevole adattamento.

Corte di Giustizia, N.C-312/11-4 Luglio 2013

(Corte di Giustizia
N:C-312/11 - 4 Luglio 2013)

C-312/11 – Avv. Gen. Y. Bolt – Commissione europea c. Repubblica italiana

Note: "Niente su di noi senza di noi": la Corte di Giustizia delinea il nuovo diritto al lavoro delle persone con disabilità

Disabilità – Adattamento ragionevole del posto di lavoro – Inadempimento dello Stato italiano (sussiste) – Provvedimento di trasposizione insufficiente.

La Repubblica italiana, non avendo imposto a tutti i datori di lavoro di prevedere, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, soluzioni ragionevoli applicabili a tutti i disabili, è venuta meno al suo obbligo di recepire correttamente e completamente l’articolo 5 della Direttiva n. 2000/78/Ce del Consiglio, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Corte di Giustizia, N.C-335/11 e 337/11-11 Aprile 2013

(Corte di Giustizia
N:C-335/11 e 337/11 - 11 Aprile 2013)

Avv. Gen. J. Kokott – HK Danmark c. Dansk almennyttigt Boligselskab (C- 335/11) e HK Danmark c. Dansk rbejdgiverforening (C-337/11).

Note: "Niente su di noi senza di noi": la Corte di Giustizia delinea il nuovo diritto al lavoro delle persone con disabilità

Disabilità – Adattamento ragionevole del posto di lavoro (nozione di) – Lavoro a tempo parziale quale forma di adattamento ragionevole.

La nozione di «handicap» di cui alla Direttiva n. 2000/78/Ce deve essere interpretata nel senso che essa include una condizione patologica causata da una malattia diagnosticata come curabile o incurabile, qualora tale malattia comporti una limitazione, risultante in particolare da menomazioni fisiche, mentali o psichiche che, in interazione con barriere di diversa natura, possa ostacolare la piena ed effettiva partecipazione della persona interessata alla vita professionale su base di uguaglianza con gli altri lavoratori, e tale limitazione sia di lunga durata.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Corte di Giustizia, N.C-152/11-6 Dicembre 2012

(Corte di Giustizia
N:C-152/11 - 6 Dicembre 2012)

Avv. Gen. E. Sharpston – Johann Odar c. Baxter Deutschland GmbH

Note: "Niente su di noi senza di noi": la Corte di Giustizia delinea il nuovo diritto al lavoro delle persone con disabilità

Discriminazioni – Indennità di licenziamento – Riduzione dell’importo dell’indennità di licenziamento corrisposto a lavoratori con disabilità – Illegittimità.

La Direttiva Ue n. 2000/78/Ce, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, non osta a una normativa contenuta in un regime aziendale di previdenza sociale che, nel sistema di calcolo dell’indennità di licenziamento per esigenze economiche, prevede una differenza di trattamento fra la generalità dei lavoratori e quelli di età superiore ai 54 anni. L’adozione, per questi ultimi, di un metodo di calcolo che prenda a riferimento la prima data utile per il pensionamento, a differenza dell’anzianità di servizio utilizzata per gli altri lavoratori, è giustificata dal fatto che un piano sociale aziendale non può mettere a repentaglio la sopravvivenza dell’impresa e i posti di lavoro rimanenti.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Diritto alle ferie annuali e principio del pro rata temporis

Articolo scritto da: Serena Zitti

La Corte di Giustizia consolida l’orientamento in materia di ferie con un’ordinanza ex art. 99 del regolamento di procedura. Nei fatti rileva una decurtazione di ferie, maturate da una lavoratrice madre, con ricalcolo operato dopo la conversione del rapporto di lavoro da tempo pieno in part-time. La Corte dichiara l’illegittimità della norma tedesca perché configgente con l’art. 7 della Dir. 2003/88 e la clausola 4, par. 2, dell’A.Q. sul lavoro a tempo parziale, negando la possibilità di applicare il principio del pro rata temporis alle ferie maturate durante i congedi di maternità e parentale

corte di giustizia, N.causa C-415/12-13 Giugno 2013

(corte di giustizia
N:causa C-415/12 - 13 Giugno 2013)

Sezione Nona, ord. – Pres. Malenovský, Est. Safjan e Prechal – Bianca Brandes c. Land Niedersachsen (Avv. Gen. Sharpston)

Note: Diritto alle ferie annuali e principio del pro rata temporis

Ferie – Direttiva n. 2003/88/Ce – Accordo quadro Unice, Ceep, Ces sul lavoro a tempo parziale – Clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo parziale – Principio di non discriminazione – Principio del pro rata temporis – Maternità – Mutamento del rapporto di lavoro – Diritti quesiti.

Il diritto pertinente dell’Unione, in particolare l’art. 7, par. 1, Dir. 2003/88/Ce e la clausola 4, p. 2, dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo parziale, concluso il 6.6.1997, che figura nell’all. alla Dir. 97/81/Ce, deve essere interpretato nel senso che osta a disposizioni o prassi nazionali, come quelle in esame nel procedimento principale, in forza delle quali il numero di giorni di ferie annuali retribuite di cui un lavoratore occupato a tempo pieno non ha potuto beneficiare nel corso del periodo di riferimento – essendo passato a un regime di lavoro a tempo parziale – viene ridotto proporzionalmente alla differenza esistente tra il numero di giorni di lavoro settimanale effettuati da tale lavoratore prima e dopo tale passaggio a tempo parziale.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Il futuro della governance finanziaria europea alla luce della sentenza Pringle

Articolo scritto da: Elisa Bertolini

Nella sentenza Pringle in commento (causa C-370/12), la Corte di giustizia si è espressa a favore della compatibilità della decisione 2011/199/Ue e del Trattato MES con il diritto europeo. La Corte mette in risalto come non fosse possibile fondare un meccanismo di stabilità quale MES sui Trattati ma come esso, in realtà, si proponga, esattamente come questi ultimi, di raggiungere come fine la stabilità finanziaria dell’eurozona. In ogni caso, la sentenza ha reso ancora più evidente la necessità che l’Unione proceda verso una integrazione anche in campo economico, di bilancio e bancario.

Corte di Giustizia dell'UE, N.370/2012-27 Novembre 2012

(Corte di Giustizia dell'UE
N:370/2012 - 27 Novembre 2012)

Thomas Pringle c. Governo irlandese, Irlanda, Avvocatura dello Stato – Avv. Gen. Juliane Kokott

Note: Il futuro della governance finanziaria europea alla luce della sentenza Pringle

Unione europea – Meccanismo europeo di stabilità – Decisione n. 2011/199/Ue – Modifica dell’articolo 136 del TfUe – Validità – Art. 48, par. 6, del Trattato Ue – Procedura di revisione semplificata – Trattato Mes – Politica economica e monetaria – Sovranità Parlamenti nazionali – Competenza degli Stati membri.

È valida la decisione 2011/199/Ue del Consiglio europeo, del 25.3.2011, che modifica l’art. 136 TfUe relativamente a un meccanismo di stabilità per gli Stati membri la cui moneta è l’euro. Gli artt. 4, par. 3, e 13 TUe, gli artt. 2, par. 3, 3, parr. 1, lett. c, e 2, 119-123 e 125-127 TfUe, nonché il principio generale di tutela giurisdizionale effettiva non ostano alla conclusione tra gli Stati membri la cui moneta è l’euro di un accordo quale il Trattato che istituisce il Mes. La possibilità per uno Stato membro di concludere così come di ratificare tale Trattato istitutivo del meccanismo europeo di stabilità non è peraltro in alcun modo subordinata all’entrata in vigore della decisione n. 2011/199/Ue.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea periodo aprile 2016 - settembre 2016

Articolo scritto da: Luigi MenghiniRoberta Nunin

Congedo parentale, congedo di maternità e richiesta di modifica dell’orario di lavoro. — 2. Ferie annuali retribuite e congedo per recupero della salute. — 3. Libertà di circolazione del lavoratore ex pubblico dipendente in un altro Stato e diritti pensionistici. — 4. Parità retributiva, magistrato e periodi di maternità obbligatoria — 5. Diritto alle ferie annuali retribuite e cessazione del rapporto di lavoro per pensionamento. — 6. Lavoro a termine: a) misure di prevenzione dell’utilizzo abusivo di una successione di contratti o rapporti a termine e riqualificazione del rapporto...

Somministrazione e lavoro a termine. Per la Corte di Giustizia "questa e quella pari (non) sono"

Articolo scritto da: Federico Siotto

Il contributo mette in luce alcune aporie presenti nelle argomentazioni adottate dalla Corte di Giustizia per escludere che la disciplina generale della direttiva 1999/70/CE sia applicabile al contratto di lavoro tra agenzia di somministrazione e prestatore di lavoro e per dichiarare che le misure ostative contenute nella citata direttiva non siano valide per il rapporto – definito erroneamente di lavoro – tra utilizzatore e lavoratore.

Corte di Giustizia, N.C-290/12 - Ottava sezione-11 Aprile 2013

(Corte di Giustizia
N:C-290/12 - Ottava sezione - 11 Aprile 2013)

Pres. E. Jaras˘iu¯nas, Est. A. Ó Caoimh, Avv. Gen. J. Kokott – Oreste Della Rocca c. Poste Italiane Spa (avv. De Luca Tamajo).

Note: Somministrazione e lavoro a termine. Per la Corte di Giustizia "questa e quella pari (non) sono"

Somministrazione di lavoro – Lavoro a termine in somministrazione – Direttiva n. 1999/70 – Clausola 2 dell’Accordo quadro europeo – Non applicabilità. Somministrazione di lavoro – Lavoro a tempo determinato in somministrazione – Utilizzatore – Direttiva n. 1999/70 – Comma 4 del preambolo e clausola 3 dell’Accordo quadro europeo – Non applicabilità.

L’ambito di applicazione dell’Accordo quadro europeo allegato alla Direttiva n. 1999/70, concepito in senso ampio, non è illimitato. Dal tenore letterale della clausola 2, punto 1, dell’Accordo quadro emerge che la disciplina dei contratti e dei rapporti di lavoro ai quali si applica detto accordo non è quella riconducibile al caso di specie, in quanto la legislazione italiana e/o le prassi nazionali prevedono un regime speciale e dettagliato rispetto alle regole generali sul lavoro a termine. D’altra parte, la clausola 2, punto 2, dell’Accordo quadro conferisce agli Stati membri un margine di discrezionalità per ciò che riguarda la sfera di operatività dell’accordo medesimo con riferimento a talune categorie di contratti o rapporti di lavoro
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

La problematica della diversa età pensionabile per i lavoratori e le lavoratrici tra ambiguità legislative ed equivoci

Articolo scritto da: Antonio Mazziotti

La questione di principio è stata affrontata in Italia dalla dottrina già da molti anni (Cfr. Pessi, Lavoro e discriminazioni femminili, in Lavoro e discriminazione, Milano, 1996: «A meno di non riproporre modelli obsoleti di differenziali fisico-psicologici […] deve convenirsi che la previsione normativa di due diverse età pensionabili contrasta palesemente con il principio dell’uguaglianza tra i sessi»;

Corte di Giustizia Ce, N.c-46/07-13 Novembre 2008

(Corte di Giustizia Ce
N:c-46/07 - 13 Novembre 2008)

IV Sezione – Pres. Lenaerts, Est. Von Danwitz – Commissione delle Comunità europee c. Repubblica italiana.

Note: La problematica della diversa età pensionabile per i lavoratori e le lavoratrici tra ambiguità legislative ed equivoci
Parole chiave: età pensionabile :: parità ::

Parità di trattamento – Inadempimento di uno Stato – Art. 141 Ce – Politica sociale – Parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile – Nozione di «retribuzione» – Regime pensionistico dei dipendenti pubblici.

La normativa in forza della quale i dipendenti pubblici hanno diritto a percepire la pensione di vecchiaia a età diverse a seconda che siano uomini o donne contrasta con gli obblighi di cui all’art. 141 Ce.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Libera circolazione o turismo sociale: l’eccessivo onere nel caso Brey

Articolo scritto da: Herwig Verschueren

I cittadini dell’Unione inattivi economicamente, ma che hanno esercitato il loro diritto di libera circolazione, possono far ricorso all’assistenza sociale dello Stato ospitante senza mettere a rischio il loro diritto di soggiorno? Questa è la questione chiave che la Corte di Giustizia ha dovuto affrontare nel caso Brey. Il saggio analizza le circostanze di fatto e il contesto giuridico specifico della causa, la posizione dell’Avvocato Generale e la decisione della Corte di Giustizia e infine l’analisi dettagliata effettuata dalla Corte.

Abbassamento dell'età pensionabile e motivi di giustificazione delle disparità di trattamento

Articolo scritto da: Stefano Guadagno

La nota commenta una sentenza della Corte di Giustizia Ue (derivante da un ricorso per inadempimento della Commissione) in tema di discriminazione per motivi di età, con particolare riferimento all’abbassamento dell’età pensionabile per giudici, procuratori e notai ungheresi. La pronuncia statuisce che la misura nazionale in questione non è proporzionata alle finalità di uniformare l'età pensionabile delle professioni del servizio pubblico e instaurare una ripartizione equilibrata delle fasce di età nel settore, risultando incompatibile col quadro normativo delineato dalla Direttiva 2000/78.

Corte di Giustizia dell'UE, N.causa C-286/12-6 Novembre 2012

(Corte di Giustizia dell'UE
N:causa C-286/12 - 6 Novembre 2012)

Sez. Prima – Commissione europea c. Ungheria – Avv. Gen. J Kokott.

Note: Abbassamento dell'età pensionabile e motivi di giustificazione delle disparità di trattamento

Parità di trattamento – Età pensionabile – Art. 258 TfUe – Direttiva n. 2000/78/Ce – Regime nazionale che impone la cessazione dell’attività professionale dei giudici, dei procuratori e dei notai che abbiano compiuto 62 anni di età – Disparità di trattamento.

L’Ungheria, avendo adottato un regime nazionale che impone la cessazione dell’attività professionale di giudici, procuratori e notai che abbiano compiuto 62 anni di età, il quale comporta una disparità di trattamento in ragione dell’età non proporzionata rispetto alle finalità perseguite, è venuta meno agli obblighi a essa incombenti in forza degli articoli 2 e 6, paragrafo 1, della Direttiva n. 2000/78/Ce del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa