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corte di giustizia

Riprende il dialogo tra le corti superiori: contratto a termine e leggi retroattive

La prima decisione concerne il problema del significato da attribuire alla mancata previsione nella normativa vigente del requisito della indicazione del nome del sostituto e della ragione dell’assenza, previsto dall’abrogata legge 230/1962. Con la seconda, la Consulta effettua un rinvio pregiudiziale in via incidentale alla Corte di Giustizia sulla conformità del sistema delle supplenze scolastiche alle norme europee in materia di contratto a tempo determinato. La terza decisione ritiene inammissibili analoghe questioni di costituzionalità sollevate sempre sullo stesso tema.
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corte costituzionale, N.206-18 Luglio 2013

(corte costituzionale
N:206 - 18 Luglio 2013)

ord. – Pres. Gallo, Est. Mattarella – C.I. e altri (avv. Sorrentino), R.G. (avv.ti De Michele e Galleano), L.C. e altri (avv. Cester) c. Provincia autonoma di Trento (avv. Falcon).

Note: Riprende il dialogo tra le corti superiori: contratto a termine e leggi retroattive

Contratto a termine – Sistema delle supplenze nelle scuole statali – Legge 3 maggio 1999, n. 124 – Successione di contratti a tempo determinato – Clausola 5, punto 1, dell’Accordo quadro europeo sul contratto a tempo determinato – Questioni di legittimità costituzionale – Divieto di conversione dei rapporti stipulati in violazione di norme imperative – Domande dei ricorrenti ai giudici a quibus – Nullità delle clausole e conversione dei contratti a temine in contratti a tempo indeterminato – Rilevanza della questione rispetto alle domande – Insussistenza – Inammissibilità delle questioni.

Sono inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate con riguardo alla conformità delle norme sul sistema delle supplenze del personale scolastico all’Accordo quadro europeo sul contratto a tempo determinato recepito nella Direttiva n. 1999/70 Ce, dato che, in presenza del divieto di conversione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, anche una eventuale pronuncia di accoglimento delle questioni non avrebbe efficacia ai fini della decisione della domanda principale, volta a ottenere la conversione dei rapporti a termine in contratti a tempo indeterminato.
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corte costituzionale, N.107-29 Mag 2013

(corte costituzionale
N:107 - 29 Mag 2013)

Pres. Gallo, Est. Mazzella – G.M. (avv.ti De Michele, Galleano) c. Poste Italiane (avv.ti Proia, Fiorillo).

Note: Riprende il dialogo tra le corti superiori: contratto a termine e leggi retroattive

Contratto a termine – Causale sostitutiva – Indicazione nell’atto del nome del sostituto e della causa dell’assenza – Necessità – Non sussistenza – D.lgs. n. 368/2001 – Illegittimità costituzionale per assenza di delega – Infondatezza. Contratto a termine – Causale sostitutiva – Indicazione nell’atto del nome del sostituto e della causa dell’assenza – Distinzione tra grandi e piccole realtà produttive – Insussistenza – Principio di uguaglianza – Violazione – Infondatezza.

È infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, co. 2, d.lgs. 368/2001 laddove non prevede, in caso di assunzione a termine per causale sostitutiva, l’indicazione nell’atto del nome del sostituto e della causa dell’assenza. Il criterio della identificazione nominativa del personale sostituito è quello più semplice e idoneo a garantire la nitida individuazione della ragione sostitutiva, ma non è l’unico, essendo possibili anche altri criteri di specificazione purché adeguati allo stesso fine e saldamente ancorati a dati di fatto oggettivi. Nei casi di sostituzioni complesse in cui non sia praticabile l’indicazione preventiva del lavoratore da sostituire, la trasparenza della scelta va garantita assicurando che la causa sia effettiva, immutabile e verificabile.
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La Corte di Giustizia e il lavoro non standard: vincoli e implicazioni negli ordinamenti nazionali

Il saggio ricostruisce il percorso interpretativo della C. di Giustizia in risposta alle numerose domande pregiudiziali nella materia del lavoro non standard, che ha rappresentato in questi ultimi anni un tema privilegiato di dialogo tra la Corte ed i giudici nazionali, con frutti che risultano meritevoli di studio non solo in ragione della forza protettiva esercitata nei confronti del lavoratore non standard, ma anche per gli agganci che presentano con profili di rilievo generale, quali il principio del primato del diritto dell'Ue, il principio di non discriminazione e quello di effettività.
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La Corte di Giustizia dell'Unione Europea periodo luglio 2015 - marzo 2016

Articolo scritto da:
Nozione di «lavoratore a tempo determinato» e principio di non discriminazione. Congedo parentale e diritti del padre lavoratore pubblico. Retribuzione dei giudici e discriminazione legata all’età. Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda e nozione di «trasferimento di stabilimento». Lavoratori senza un luogo fisso o abituale di lavoro e nozione di «orario di lavoro». Corresponsione di un’indennità di fine rapporto di lavoro a termine destinata a compensare la precarietà e disparità di trattamento fondata sull’età, etc.
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"Niente su di noi senza di noi": la Corte di Giustizia delinea il nuovo diritto al lavoro delle persone con disabilità

Con tre sentenze la Corte di Giustizia ha delineato il nuovo diritto antidiscriminatorio europeo per le persone con disabilità. L’espresso richiamo alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, quale atto cui deve uniformarsi il diritto europeo, ha imposto un cambiamento nei criteri ermeneutici finora adottati, perché diversa è l’accezione di disabilità e delle tecniche di tutela da predisporre. E a fronte di questa rivoluzione, anche culturale, l’Italia è condannata per la mancata trasposizione di una norma cardine di questo nuovo corso: il ragionevole adattamento.
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Corte di Giustizia, N.C-312/11-4 Luglio 2013

(Corte di Giustizia
N:C-312/11 - 4 Luglio 2013)

C-312/11 – Avv. Gen. Y. Bolt – Commissione europea c. Repubblica italiana

Note: "Niente su di noi senza di noi": la Corte di Giustizia delinea il nuovo diritto al lavoro delle persone con disabilità

Disabilità – Adattamento ragionevole del posto di lavoro – Inadempimento dello Stato italiano (sussiste) – Provvedimento di trasposizione insufficiente.

La Repubblica italiana, non avendo imposto a tutti i datori di lavoro di prevedere, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, soluzioni ragionevoli applicabili a tutti i disabili, è venuta meno al suo obbligo di recepire correttamente e completamente l’articolo 5 della Direttiva n. 2000/78/Ce del Consiglio, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.
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Corte di Giustizia, N.C-335/11 e 337/11-11 Aprile 2013

(Corte di Giustizia
N:C-335/11 e 337/11 - 11 Aprile 2013)

Avv. Gen. J. Kokott – HK Danmark c. Dansk almennyttigt Boligselskab (C- 335/11) e HK Danmark c. Dansk rbejdgiverforening (C-337/11).

Note: "Niente su di noi senza di noi": la Corte di Giustizia delinea il nuovo diritto al lavoro delle persone con disabilità

Disabilità – Adattamento ragionevole del posto di lavoro (nozione di) – Lavoro a tempo parziale quale forma di adattamento ragionevole.

La nozione di «handicap» di cui alla Direttiva n. 2000/78/Ce deve essere interpretata nel senso che essa include una condizione patologica causata da una malattia diagnosticata come curabile o incurabile, qualora tale malattia comporti una limitazione, risultante in particolare da menomazioni fisiche, mentali o psichiche che, in interazione con barriere di diversa natura, possa ostacolare la piena ed effettiva partecipazione della persona interessata alla vita professionale su base di uguaglianza con gli altri lavoratori, e tale limitazione sia di lunga durata.
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Corte di Giustizia, N.C-152/11-6 Dicembre 2012

(Corte di Giustizia
N:C-152/11 - 6 Dicembre 2012)

Avv. Gen. E. Sharpston – Johann Odar c. Baxter Deutschland GmbH

Note: "Niente su di noi senza di noi": la Corte di Giustizia delinea il nuovo diritto al lavoro delle persone con disabilità

Discriminazioni – Indennità di licenziamento – Riduzione dell’importo dell’indennità di licenziamento corrisposto a lavoratori con disabilità – Illegittimità.

La Direttiva Ue n. 2000/78/Ce, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, non osta a una normativa contenuta in un regime aziendale di previdenza sociale che, nel sistema di calcolo dell’indennità di licenziamento per esigenze economiche, prevede una differenza di trattamento fra la generalità dei lavoratori e quelli di età superiore ai 54 anni. L’adozione, per questi ultimi, di un metodo di calcolo che prenda a riferimento la prima data utile per il pensionamento, a differenza dell’anzianità di servizio utilizzata per gli altri lavoratori, è giustificata dal fatto che un piano sociale aziendale non può mettere a repentaglio la sopravvivenza dell’impresa e i posti di lavoro rimanenti.
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Diritto alle ferie annuali e principio del pro rata temporis

La Corte di Giustizia consolida l’orientamento in materia di ferie con un’ordinanza ex art. 99 del regolamento di procedura. Nei fatti rileva una decurtazione di ferie, maturate da una lavoratrice madre, con ricalcolo operato dopo la conversione del rapporto di lavoro da tempo pieno in part-time. La Corte dichiara l’illegittimità della norma tedesca perché configgente con l’art. 7 della Dir. 2003/88 e la clausola 4, par. 2, dell’A.Q. sul lavoro a tempo parziale, negando la possibilità di applicare il principio del pro rata temporis alle ferie maturate durante i congedi di maternità e parentale
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corte di giustizia, N.causa C-415/12-13 Giugno 2013

(corte di giustizia
N:causa C-415/12 - 13 Giugno 2013)

Sezione Nona, ord. – Pres. Malenovský, Est. Safjan e Prechal – Bianca Brandes c. Land Niedersachsen (Avv. Gen. Sharpston)

Note: Diritto alle ferie annuali e principio del pro rata temporis

Ferie – Direttiva n. 2003/88/Ce – Accordo quadro Unice, Ceep, Ces sul lavoro a tempo parziale – Clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo parziale – Principio di non discriminazione – Principio del pro rata temporis – Maternità – Mutamento del rapporto di lavoro – Diritti quesiti.

Il diritto pertinente dell’Unione, in particolare l’art. 7, par. 1, Dir. 2003/88/Ce e la clausola 4, p. 2, dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo parziale, concluso il 6.6.1997, che figura nell’all. alla Dir. 97/81/Ce, deve essere interpretato nel senso che osta a disposizioni o prassi nazionali, come quelle in esame nel procedimento principale, in forza delle quali il numero di giorni di ferie annuali retribuite di cui un lavoratore occupato a tempo pieno non ha potuto beneficiare nel corso del periodo di riferimento – essendo passato a un regime di lavoro a tempo parziale – viene ridotto proporzionalmente alla differenza esistente tra il numero di giorni di lavoro settimanale effettuati da tale lavoratore prima e dopo tale passaggio a tempo parziale.
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Il futuro della governance finanziaria europea alla luce della sentenza Pringle

Nella sentenza Pringle in commento (causa C-370/12), la Corte di giustizia si è espressa a favore della compatibilità della decisione 2011/199/Ue e del Trattato MES con il diritto europeo. La Corte mette in risalto come non fosse possibile fondare un meccanismo di stabilità quale MES sui Trattati ma come esso, in realtà, si proponga, esattamente come questi ultimi, di raggiungere come fine la stabilità finanziaria dell’eurozona. In ogni caso, la sentenza ha reso ancora più evidente la necessità che l’Unione proceda verso una integrazione anche in campo economico, di bilancio e bancario.
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Corte di Giustizia dell'UE, N.370/2012-27 Novembre 2012

(Corte di Giustizia dell'UE
N:370/2012 - 27 Novembre 2012)

Thomas Pringle c. Governo irlandese, Irlanda, Avvocatura dello Stato – Avv. Gen. Juliane Kokott

Note: Il futuro della governance finanziaria europea alla luce della sentenza Pringle

Unione europea – Meccanismo europeo di stabilità – Decisione n. 2011/199/Ue – Modifica dell’articolo 136 del TfUe – Validità – Art. 48, par. 6, del Trattato Ue – Procedura di revisione semplificata – Trattato Mes – Politica economica e monetaria – Sovranità Parlamenti nazionali – Competenza degli Stati membri.

È valida la decisione 2011/199/Ue del Consiglio europeo, del 25.3.2011, che modifica l’art. 136 TfUe relativamente a un meccanismo di stabilità per gli Stati membri la cui moneta è l’euro. Gli artt. 4, par. 3, e 13 TUe, gli artt. 2, par. 3, 3, parr. 1, lett. c, e 2, 119-123 e 125-127 TfUe, nonché il principio generale di tutela giurisdizionale effettiva non ostano alla conclusione tra gli Stati membri la cui moneta è l’euro di un accordo quale il Trattato che istituisce il Mes. La possibilità per uno Stato membro di concludere così come di ratificare tale Trattato istitutivo del meccanismo europeo di stabilità non è peraltro in alcun modo subordinata all’entrata in vigore della decisione n. 2011/199/Ue.
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La Corte di Giustizia dell'Unione Europea periodo aprile 2016 - settembre 2016

Articolo scritto da:
Parole chiave: corte di giustizia
Congedo parentale, congedo di maternità e richiesta di modifica dell’orario di lavoro. — 2. Ferie annuali retribuite e congedo per recupero della salute. — 3. Libertà di circolazione del lavoratore ex pubblico dipendente in un altro Stato e diritti pensionistici. — 4. Parità retributiva, magistrato e periodi di maternità obbligatoria — 5. Diritto alle ferie annuali retribuite e cessazione del rapporto di lavoro per pensionamento. — 6. Lavoro a termine: a) misure di prevenzione dell’utilizzo abusivo di una successione di contratti o rapporti a termine e riqualificazione del rapporto...
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Somministrazione e lavoro a termine. Per la Corte di Giustizia "questa e quella pari (non) sono"

Il contributo mette in luce alcune aporie presenti nelle argomentazioni adottate dalla Corte di Giustizia per escludere che la disciplina generale della direttiva 1999/70/CE sia applicabile al contratto di lavoro tra agenzia di somministrazione e prestatore di lavoro e per dichiarare che le misure ostative contenute nella citata direttiva non siano valide per il rapporto – definito erroneamente di lavoro – tra utilizzatore e lavoratore.
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Corte di Giustizia, N.C-290/12 - Ottava sezione-11 Aprile 2013

(Corte di Giustizia
N:C-290/12 - Ottava sezione - 11 Aprile 2013)

Pres. E. Jaras˘iu¯nas, Est. A. Ó Caoimh, Avv. Gen. J. Kokott – Oreste Della Rocca c. Poste Italiane Spa (avv. De Luca Tamajo).

Note: Somministrazione e lavoro a termine. Per la Corte di Giustizia "questa e quella pari (non) sono"

Somministrazione di lavoro – Lavoro a termine in somministrazione – Direttiva n. 1999/70 – Clausola 2 dell’Accordo quadro europeo – Non applicabilità. Somministrazione di lavoro – Lavoro a tempo determinato in somministrazione – Utilizzatore – Direttiva n. 1999/70 – Comma 4 del preambolo e clausola 3 dell’Accordo quadro europeo – Non applicabilità.

L’ambito di applicazione dell’Accordo quadro europeo allegato alla Direttiva n. 1999/70, concepito in senso ampio, non è illimitato. Dal tenore letterale della clausola 2, punto 1, dell’Accordo quadro emerge che la disciplina dei contratti e dei rapporti di lavoro ai quali si applica detto accordo non è quella riconducibile al caso di specie, in quanto la legislazione italiana e/o le prassi nazionali prevedono un regime speciale e dettagliato rispetto alle regole generali sul lavoro a termine. D’altra parte, la clausola 2, punto 2, dell’Accordo quadro conferisce agli Stati membri un margine di discrezionalità per ciò che riguarda la sfera di operatività dell’accordo medesimo con riferimento a talune categorie di contratti o rapporti di lavoro
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La problematica della diversa età pensionabile per i lavoratori e le lavoratrici tra ambiguità legislative ed equivoci

La questione di principio è stata affrontata in Italia dalla dottrina già da molti anni (Cfr. Pessi, Lavoro e discriminazioni femminili, in Lavoro e discriminazione, Milano, 1996: «A meno di non riproporre modelli obsoleti di differenziali fisico-psicologici […] deve convenirsi che la previsione normativa di due diverse età pensionabili contrasta palesemente con il principio dell’uguaglianza tra i sessi»;
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Corte di Giustizia Ce, N.c-46/07-13 Novembre 2008

(Corte di Giustizia Ce
N:c-46/07 - 13 Novembre 2008)

IV Sezione – Pres. Lenaerts, Est. Von Danwitz – Commissione delle Comunità europee c. Repubblica italiana.

Note: La problematica della diversa età pensionabile per i lavoratori e le lavoratrici tra ambiguità legislative ed equivoci
Parole chiave: età pensionabile :: parità ::

Parità di trattamento – Inadempimento di uno Stato – Art. 141 Ce – Politica sociale – Parità di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile e lavoratori di sesso femminile – Nozione di «retribuzione» – Regime pensionistico dei dipendenti pubblici.

La normativa in forza della quale i dipendenti pubblici hanno diritto a percepire la pensione di vecchiaia a età diverse a seconda che siano uomini o donne contrasta con gli obblighi di cui all’art. 141 Ce.
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Libera circolazione o turismo sociale: l’eccessivo onere nel caso Brey

I cittadini dell’Unione inattivi economicamente, ma che hanno esercitato il loro diritto di libera circolazione, possono far ricorso all’assistenza sociale dello Stato ospitante senza mettere a rischio il loro diritto di soggiorno? Questa è la questione chiave che la Corte di Giustizia ha dovuto affrontare nel caso Brey. Il saggio analizza le circostanze di fatto e il contesto giuridico specifico della causa, la posizione dell’Avvocato Generale e la decisione della Corte di Giustizia e infine l’analisi dettagliata effettuata dalla Corte.
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