decadenza

Acquiescienza e decadenza nell'invalidità civile

(corte appello venezia
3 Novembre 2009, n.)

Pres. Santoro, Est. Parise – S. F. n.q. amministratore sostegno di S. N. (avv.ti Perozzi, Papandrea) c. Inps (avv. Ferrighi). Conf. Tribunale Verona, n. 419 del 2008

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Non è configurabile l’acquiescenza al rigetto di una domanda amministrativa tesa all’ottenimento di una prestazione di invalidità civile solo in ragione della mancata proposizione del ricorso amministrativo avverso detto rigetto. L’istituto della decadenza semestrale ex art. 42, comma 3, del d.l. n. 269/03, limitando fortemente il diritto di difesa, ha natura eccezionale e, pertanto, le norme che lo regolano sono di stretta interpretazione
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La certezza del diritto e l’«incerta» formulazione delle norme

Il Tribunale è intervenuto sull’interpretazione del c. 1 bis, art. 32, l. n. 183/10, introdotto dalla l. n. 10/11, nella conversione del d.l. n. 225/10, affermando, in coerenza con un certo orientamento, che l’intento del legislatore è stato quello di differire al 31.12.11 l’efficacia dell’intero impianto riformatore in materia di decadenze, così come previsto dall’art. 32 cit., e non già solo di quelle stabilite in tema di licenziamento; con conseguenza di dover ritenere sanate anche le decadenze, maturate, per impugnazione dei contratti a termine, nel periodo 24.11.2010 al 27.2.2011
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Tribunale Roma, N.4644-3 Aprile 2013

(Tribunale Roma
N:4644 - 3 Aprile 2013)

Est. Casola – P.M. (avv. Morgigni) c. SdC Spa (avv. Oggiano).

Note: La certezza del diritto e l’«incerta» formulazione delle norme
Parole chiave: contratto :: termine :: impugnazione :: decadenza ::

Contratto a termine – Impugnazione – Decadenza ex art. 6, commi 1 e 2, legge n. 604/66 – Differimento dell’efficacia al 31 dicembre 2011 – Remissione in termini per i contratti a termine non impugnati entro il 23 gennaio 2011 – Sussiste.

La proroga introdotta dal comma 1-bis dell’art. 32, legge, n. 183/10, si riferisce alle «modifiche» apportate all’art. 6, legge n. 604/66, da parte dello stesso art. 32; «modifiche» che, riguardano non solo il termine di 270 gg. per istaurare il giudizio, successivo a quello di 60 gg. per l’impugnazione del licenziamento, già esistente, ma, altresì, l’estensione di detto primo termine di impugnazione anche ad altre fattispecie, come i contratti a termine, dovendosi ritenere che il legislatore abbia voluto posticipare gli effetti della novella legislativa, proprio per ritardare gli effetti preclusivi delle nuove decadenze introdotte dall’art. 32, legge n. 183/10, complessivamente considerato
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Le Sezioni Unite reinterpretano l’art. 6 della legge n. 604 del 1966

L’impugnazione del licenziamento ai sensi dell’art. 6, legge n. 604/66, formulata mediante dichiarazione spedita al datore di lavoro con missiva raccomandata a mezzo del servizio postale, deve intendersi tempestivamente effettuata allorché la spedizione avvenga entro sessanta giorni dalla comunicazione del licenziamento o dei relativi motivi, anche se la dichiarazione medesima sia ricevuta dal datore di lavoro oltre il termine menzionato
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Corte di Cassazione, N.8830-14 Aprile 2010

(Corte di Cassazione
N:8830 - 14 Aprile 2010)

s.Uu. – Pres. Carbone, Est. Morcavallo, P.M. Gambardella (conf.) – C. G. (avv.ti Russo, Bianco) c. B.M.P.S. Spa (avv. Scognamiglio). Conf. Cass., Sez. lav., 4 settembre 2008, n. 22287

Note: Le Sezioni Unite reinterpretano l’art. 6 della legge n. 604 del 1966
Parole chiave: Licenziamento individuale :: decadenza ::

Licenziamento individuale – Impugnazione stragiudiziale – Spedizione di missiva raccomandata – Ricezione oltre il termine di cui all’art. 6, legge n. 604/66 – Decadenza – Esclusione.

L’impugnazione del licenziamento ai sensi dell’art. 6, legge n. 604/66, formulata mediante dichiarazione spedita al datore di lavoro con missiva raccomandata a mezzo del servizio postale, deve intendersi tempestivamente effettuata allorché la spedizione avvenga entro sessanta giorni dalla comunicazione del licenziamento o dei relativi motivi, anche se la dichiarazione medesima sia ricevuta dal datore di lavoro oltre il termine menzionato, atteso che – in base ai princìpi generali in tema di decadenza, enunciati dalla giurisprudenza di legittimità e affermati, con riferimento alla notificazione degli atti processuali, dalla Corte Costituzionale – l’effetto di impedimento della decadenza si collega, di regola, al compimento, da parte del soggetto onerato, dell’attività necessaria
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Incertezze interpretative in tema di decadenza per l'impugnazione del contratto a termine

Nella pronuncia annotata, il giudice cosentino ha affermato che il contratto a tempo determinato deve essere impugnato in via stragiudiziale entro il termine di decadenza di 60 giorni che decorre dalla scadenza del contratto. Tale regola si applica solo alle azioni di nullità del termine di cui agli artt. 1, 2 e 4, d.lgs. n. 368/2001, sia in quanto il legislatore, menzionando nell’art. 32, comma 3, lett. d), l. n. 183/2010 solo tali ipotesi, ha inteso escludere l’applicabilità della regola nelle altre fattispecie, sia in quanto le norme in materia di decadenza sono di stretta interpretazione.
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Tribunale di Cosenza, N.3423-13 Dicembre 2013

(Tribunale di Cosenza
N:3423 - 13 Dicembre 2013)

Est. Ferrentino – M.G. (avv. Cundari) c. C.G. Spa (avv.ti Falcone, Grasselli, Zambelli)

Note: Incertezze interpretative in tema di decadenza per l'impugnazione del contratto a termine
Parole chiave: impugnazione :: decadenza :: contratto a termine ::

Contratto a termine – Impugnazione – Termine di decadenza – Ambito di applicazione.

Il contratto a tempo determinato deve essere impugnato in via stragiudiziale entro il termine di decadenza di 60 giorni che decorre dalla scadenza del contratto. Tale regola si applica alle azioni di nullità del termine di cui agli artt. 1, 2 e 4, d.lgs. n. 368/2001 e non negli altri casi, sia in quanto il legislatore, menzionando nell’art. 32, comma 3, lett. d, legge n. 183/2010, solo le ipotesi di cui agli artt. 1, 2 e 4, ha inteso escludere l’applicabilità della regola della decadenza nelle altre fattispecie, sia in quanto le norme in materia di decadenza sono di stretta interpretazione.
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Dubbi di costituzionalità su termine di decadenza e prescrizione in materia di riliquidazione delle pensioni

Il Tribunale di Roma ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 38, comma 4, del d.l. n. 98 del 2011, convertito in legge n°111 del 15.07.2011 per violazione dell’art. 3 della Costituzione, rilevando che detta norma non è né norma di interpretazione autentica, né retroattiva, ma ha carattere innovativo e, pertanto, l’applicazione della decadenza sostanziale dei tre anni e della prescrizione di cinque anni ai giudizi di riliquidazione delle pensioni pendenti in primo grado alla data del 06.07.2011 comporta un’irragionevole disparità di trattamento.
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Tribunale di Roma, N.-8 Febbraio 2012

(Tribunale di Roma
N: - 8 Febbraio 2012)

ordinanza. Est. Sordi – A.C. (avv. Nappi) c. Inps (avv. Luci).

Note: Dubbi di costituzionalità su termine di decadenza e prescrizione in materia di riliquidazione delle pensioni

Pensione – Pensione di anzianità – Azione giudiziaria di riliquidazione – Termine triennale di decadenza sostanziale – Prescrizione quinquennale dei ratei e delle relative differenze – Ius superveniens – Applicabilità ai giudizi pendenti in primo grado – Questione non manifestamente infondata di legittimità dell’art. 38, comma 4, d.l. n. 98/2011 per violazione dell’art. 3 Cost.

L’art. 38, comma 1, lett. d, nn. 1 e 2, del d.l. n. 98/2011, convertito, con modificazioni, nella legge n. 111/2011, non è né norma di interpretazione autentica, né norma retroattiva, ma ha carattere innovativo. Pertanto, l’applicazione della decadenza sostanziale dei tre anni (di cui al n. 1 citato) e della prescrizione di cinque anni (di cui al n. 2) ai giudizi di riliquidazione delle pensioni pendenti in primo grado alla data del 6 luglio 2011 comporta un’irragionevole disparità di trattamento tra ipotesi analoghe, contrariamente a quanto disposto dall’art. 3 Cost. Ne consegue che non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 38, comma 4, d.l. n. 98/2011, in riferimento all’art. 3 Cost.
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Questioni in tema di decadenza dall’impugnazione del contratto a termine e regimi sanzionatori, tra vecchi e nuovi problemi

English abstract
Il contributo analizza, in una prima parte, la disciplina della decadenza introdotta dalla l. n. 183/2010 e la sua evoluzione con riferimento all’impugnazione del contratto a tempo determinato, soffermandosi specialmente sulle questioni dell’ambito di applicazione e dell’operatività dei termini di decadenza. Nella seconda parte del contributo, l’Autore esamina i rimedi e le tecniche di tutela predisposti dall’ordinamento per sanzionare la violazione delle regole d’uso della flessibilità a termine.
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Amianto: nella torre di Babele della decadenza previdenziale

Articolo scritto da:
Come la torre di Babele, la questione della decadenza per i «benefìci previdenziali» amianto è stata resa, forse non per caso, illeggibile e incomprensibile. Si potrebbero scrivere alcuni volumi per ricordare le affermazioni fatte, ora in un senso ora in un altro, dai vari giudici; ma, per lo più, sempre in funzione della restrizione e dell’ostacolo all’esercizio del buon diritto riconosciuto dall’ordinamento ai lavoratori esposti. Alcuni punti fermi, descritti in questo saggio, possono essere tenuti presenti per orientarsi nella questione
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