demansionamento

Demansionamento, fra onere della prova e patti in deroga

Articolo scritto da: Annamaria Lucarelli

1. — Introduzione — Le sentenze in epigrafe esaminano quali siano, in ipotesi di demansionamento e di conseguente danno da dequalificazione professionale, le tutele e gli oneri riconosciuti e imposti dall’ordinamento e dall’esperienza giurisprudenziale al lavoratore dipendente. Con la prima pronuncia, difatti, la Corte di Cassazione, oltre a statuire che la responsabilità sorgente dalla violazione del disposto dell’art. 2087 cod. civ. è di natura contrattuale e perciò sottoposta al termine di prescrizione decennale, conferma quanto già stabilito dalla Suprema Corte,...

Cassazione, N.21406-5 Ottobre 2006

(Cassazione
N:21406 - 5 Ottobre 2006)

Sez. lav. – Pres. Ravagnani, Est. Di Cerbo, P.M. Gaeta (concl. Diff.) – B. S. (avv. Pellittieri) c. Rai-Radiotelevisione Italiana Spa (avv. Tartaglia).

Note: Demansionamento, fra onere della prova e patti in deroga
Parole chiave: demansionamento ::

Danno da demansionamento e da atteggiamento ingiurioso – Natura contrattuale – Prescrizione decennale dell’azione – Danno biologico – Esclusione – Vizio di motivazione – Prova presuntiva del danno alla professionalità – Sufficienza.

L’azionata domanda di risarcimento del danno è basata sull’assunto di una responsabilità del datore di lavoro per non aver garantito al lavoratore un ambiente idoneo e per avere, quindi, violato la normativa di cui all’art. 2087 cod. civ., che fa carico al datore di lavoro di adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità del dipendente. Si tratta di un obbligo che trova fonte immediata e diretta nel rapporto di lavoro, e la cui inosservanza, pertanto, ove sia stata causa di danno, può essere fatta valere dal dipendente medesimo con azione risarcitoria contrattuale nell’ordinario termine decennale di prescrizione.
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Cassazione, N.21700-10 Ottobre 2006

(Cassazione
N:21700 - 10 Ottobre 2006)

Sez. lav. – Pres. Sciarelli, Rel. Di Nubila, P.M. Fuzio (Conf.) – D. V. (avv. Savia, Cipriani) c. Banca Intesa Spa (avv. Fabbri, Ferzi).

Note: Demansionamento, fra onere della prova e patti in deroga
Parole chiave: demansionamento ::

Demansionamento unilaterale per evitare il licenziamento in conseguenza di dimissioni dall’incarico di direttore di filiale, suscettibile di occasionare licenziamento per sopravvenuta incapacità alla mansione – Legittimità – Insussistenza del diritto al risarcimento danni da demansionamento per essere stato assegnato dalla categoria dei quadri direttivi a quella di impiegato di III livello.

Il patto di demansionamento che, ai soli fini di evitare un licenziamento, attribuisce al lavoratore mansioni e conseguentemente retribuzione inferiori a quelle per le quali era stato assunto o che aveva successivamente acquisito, prevalendo l’interesse del lavoratore a mantenere il posto di lavoro su quello tutelato dall’articolo 2103 cod. civ., è valido non solo ove sia promosso dalla richiesta del lavoratore ma anche quando l’iniziativa sia stata presa dal datore di lavoro. (2)
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Cassazione, N.22551-20 Ottobre 2006

(Cassazione
N:22551 - 20 Ottobre 2006)

Sez. lav. – Pres. Est. Lupi, Rel. Balletti, P.M. Sepe (Conf.) – C. A., R. I. (avv. Cipriani, Prugnola, Imberti) c. Telecom Italia Spa (avv. Maresca, Tosi).

Note: Demansionamento, fra onere della prova e patti in deroga
Parole chiave: demansionamento ::

Demansionamento di durata pressoché triennale – La lunga durata costituisce prova presuntiva di danno alla professionalità (attitudine al disimpegno di mansioni più qualificate, perdita di valore sul mercato del lavoro) – In conformità all’orientamento di Cass., Ss.Uu., 24 marzo 2006, n. 6572.

La Corte d’Appello ha accertato per le ricorrenti che la dequalificazione protratta per circa tre anni implicava una perdita di professionalità che si risolveva in un danno patrimoniale derivante dalla conseguente perdita di valore sul mercato del lavoro.
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Ideologia e regole nella nuova disciplina del mutamento di mansioni

Articolo scritto da: Alessandra Raffi

La riforma delle mansioni introdotta dal Jobs Act ha determinato un deterioramento della dignità della persona che lavora e una involuzione della normativa che regolamentava le mansioni, perfino peggiorativa del vecchio testo dell’art. 2103 c.c., in vigore prima dell’introduzione nel nostro ordinamento dello Statuto dei lavoratori. L’intera tematica può essere riassunta nell’alternativa tra «tutela della professionalità» e «tutela dell’inquadramento».

Il danno non patrimoniale nei rapporti di lavoro: danno evento o danno conseguenza?

Articolo scritto da: Marinella Colucci

L'articolo affronta le problematiche connesse alla fattispecie del danno non patrimoniale nei rapporti di lavoro – che costituisce il «cuore» della sentenza che si annota –, ed esamina, seppur brevemente, il passaggio della sentenza stessa, relativamente alla discriminazione fondata sull’età, denunciata da parte del lavoratore e ritenuta non sussistente dalla Corte d’Appello di Firenze.

Corte di Appello Firenze, N.680-13 Luglio 2009

(Corte di Appello Firenze
N:680 - 13 Luglio 2009)

Pres. Est. Amato – M. C. (avv. Rusconi) c. Banca Cr Firenze Spa (avv.ti Bechi, Gennarelli).

Note: Il danno non patrimoniale nei rapporti di lavoro: danno evento o danno conseguenza?

Mansioni e qualifiche – Adibizione del lavoratore a mansioni inferiori rispetto a quelle di assunzione – Voci di danno non patrimoniale e relativa quantificazione – Onere della prova: danno evento e danno conseguenza – Art. 2087 cod. civ. e obbligo di tutela della personalità morale del lavoratore – Discriminazione per età (d.lgs. 9 luglio 2003, n. 216).

La tutela da parte dell’ordinamento dei valori fondamentali della persona costituzionalmente garantiti (quali la dignità del lavoro, la salute, la libertà di espressione) comporta che, quando una condotta sia lesiva dei suddetti valori, il danno si identifica con la lesione medesima e, pertanto, sotto il profilo probatorio, il giudice procederà direttamente a una quantificazione del danno non patrimoniale secondo un criterio equitativo, ai sensi dell’art. 1226 cod. civ. (cd. danno in re ipsa).
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Nota a Tribunale Bologna 2 aprile 2010

Articolo scritto da: Laura Calafà

La sentenza evidenzia lil legame tra trattamento dei genitori-lavoratori e discriminazioni. Essa stabilisce il principio per cui la modifica delle mansioni della lavoratrice, al rientro da un’assenza per maternità, è da considerarsi discriminatoria previa verifica della riduzione dei contenuti professionali delle mansioni assegnate. Nella specie il trattamento peggiorativo subito dalla lavoratrice vìola la ratio di tutela che ispira il legislatore costituzionale che ripudia la disincentivazione del ruolo materno conseguente al pregiudizio delle aspettive di crescita prof. della lavoratrice

Tribunale Bologna ord., N.-2 Aprile 2010

(Tribunale Bologna ord.
N: - 2 Aprile 2010)

Giud. Coco – I. M. e Consigliera provinciale di parità Provincia Bologna c. Centrale Adriatica Società Cooperativa.

Note: Nota a Tribunale Bologna 2 aprile 2010

Mansioni e qualifiche – Lavoratrice madre – Rientro dal congedo di maternità – Modificazione delle mansioni – Passaggio da addetta al controllo di qualità ad addetta al data entry fornitori – Trattamento discriminatorio – Nullità.

La modificazione delle mansioni della lavoratrice al rientro dal periodo di congedo di maternità e parentale della durata complessiva di sei mesi, con il passaggio da responsabile del controllo qualità a quello di addetta al data entry fornitori è da considerarsi discriminatoria previa verifica della riduzione dei contenuti professionali delle mansioni assegnate, che non sono di concetto secondo la declaratoria del Ccnl applicato, senza che la qualifica di coordinatrice del servizio attribuita valga a riequilibrare l’ascrivibilità delle attività assegnate a mansioni esecutive. Tale trattamento vìola la ratio di tutela che ispira il legislatore costituzionale e speciale, in coerenza con l’idem sentire della collettività che ripudia la disincentivazione dell’essenziale ruolo materno
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Quali tutele per il demansionamento del lavoratore che rischi il licenziamento per giustificato motivo oggettivo?

Articolo scritto da: Filippo Aiello

1. — Il fatto — La vicenda che ha occasionato la pronuncia della Suprema Corte riguarda la richiesta di un lavoratore dipendente della Spa Poste Italiane il quale, precedentemente addetto a mansioni di natura tecnica (manutenzione apparecchiature; servizio poi esternalizzato dalla società resistente perché ritenuto antieconomico), era stato assegnato a compiti di sportelleria; di conseguenza, ritenutosi demansionato, aveva chiesto di essere assegnato alle mansioni precedentemente svolte o, in caso di loro soppressione, ad altre equivalenti, però sempre di natura tecnica.

Corte di Cassazione, N.8596-5 Aprile 2007

(Corte di Cassazione
N:8596 - 5 Aprile 2007)

Sez. Lav. - Pres. Mercurio, Est. Vidiri – N. M. (avv.ti Afeltra e Zezza) c. Poste Italiane Spa (avv. Trifirò). Conf. App. Venezia 21 gennaio 2003.

Note: Quali tutele per il demansionamento del lavoratore che rischi il licenziamento per giustificato motivo oggettivo?
Parole chiave: licenziamento :: demansionamento ::

Mansioni e qualifiche – Ius variandi – Divieto di reformatio in peius – Sopravvenute modifiche aziendali – Giustificato motivo oggettivo di licenziamento – Impossibilità di impiego in mansioni equivalenti – Demansionamento quale unico mezzo per conservare il rapporto di lavoro – Legittimità.

La disposizione dell’art. 2103 cod. civ. sulla regolamentazione delle mansioni del lavoratore e sul divieto del declassamento di dette mansioni va interpretata – stante le statuizioni di cui alla sentenza delle Sezioni Unite del 24 novembre del 2006 n. 25033, e in coerenza con la ratio sottesa ai numerosi interventi in materia del legislatore – alla stregua della regola del bilanciamento del diritto del datore di lavoro a perseguire un’organizzazione aziendale produttiva ed efficiente con quello del lavoratore al mantenimento del posto, con la conseguenza che nei casi di sopravvenute e legittime scelte imprenditoriali, comportanti l’esternalizzazione dei servizi o la loro riduzione a seguito di processi di riconversione o ristrutturazione aziendali, ...
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Legittimità dell’accordo di demansionamento e adesione esplicita del lavoratore

Articolo scritto da: Francesco Fabbri

La tormentata vicenda dei contenuti negoziali del rapporto di lavoro influenzato da vicende modificative generalmente coinvolgenti pluralità di dipendenti e imposte da fenomeni di riorganizzazione produttiva e funzionale approda sovente a decisioni datoriali implicanti sottrazione totale o parziale di mansioni e determina di conseguenza contegni del prestatore diversamente qualificabili ma spesso riconducibili agli atti concludenti che possono legittimare la modificazione anche sostanziale dell’assetto contrattuale pregresso.

Cassazione, N.18269-22 Agosto 2006

(Cassazione
N:18269 - 22 Agosto 2006)

Sez. lav. – Pres. Senese, Est. Stile, P.M. Fedeli (Conf.) – Cagnani (avv.ti Boer e Bersani) c. Officine Borgo San Giovanni Spa (avv.ti Manca Graziadei e Granato).

Note: Legittimità dell’accordo di demansionamento e adesione esplicita del lavoratore
Parole chiave: demansionamento ::

Mansioni e qualifica – «Patto di demansionamento» – Presupposti e contenuto – Consenso del lavoratore – Contenuto. Controversie di lavoro – Vizio di motivazione – Poteri del giudice – Contenuto.

L’art. 2103 cod. civ. va interpretato nel senso in cui la nullità di qualsiasi pattuizione che introduca modifiche peggiorative della posizione del lavoratore non opera allorché il patto peggiorativo corrisponda all’interesse del lavoratore medesimo.
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Ancora sul demansionamento e sull’«autotutela» del lavoratore

Articolo scritto da: Francesco Fabbri

Con riferimento alla massima v’è da rilevare che la decisione in epigrafe costituisce un evidente revirement rispetto a una giurisprudenza abbastanza consolidata secondo cui il datore di lavoro che lascia in condizione di inattività il dipendente non solo viola la norma di cui all’art. 2103 cod. civ., ma vulnera il fondamentale diritto al lavoro «inteso come estrinsecazione della personalità di ciascun cittadino, nonché dell’immagine e della professionalità del dipendente, ineluttabilmente mortificate dal mancato esercizio delle prestazioni tipiche della qualifica di appartenenza» ...

Cassazione, N.10547-9 Mag 2007

(Cassazione
N:10547 - 9 Mag 2007)

Sez. lav. – Pres. De Luca, Est. Balletti, P.M. Nardi (conf.) – M. R. (avv.ti Vesci e Carinci) c. A. O. T. (avv.ti Romanelli e Garofalo).

Note: Ancora sul demansionamento e sull’«autotutela» del lavoratore
Parole chiave: demansionamento ::

Mansioni – Demansionamento – Pagamento retribuzioni – Inadempienza – Limiti – Conseguenze.

La tutela del lavoratore in caso di assegnazione a mansioni inferiori alla qualifica di appartenenza e nel caso di sussistenza di una dequalificazione non si estende sino alla sospensione, in tutto o in parte, dell’attività lavorativa, qualora il datore assolva tutti gli altri propri obblighi (pagamento della retribuzione, copertura previdenziale e assicurativa, garanzia del posto di lavoro), potendo una parte rendersi inadempiente soltanto in caso di totale inadempienza dell’altra parte e non qualora vi sia contestazione su obbligazioni non incidenti sulle immediate esigenze vitali del dipendente. (1)
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Le Sezioni Unite, lo ius variandi dell’imprenditore e il danno esistenziale da demansionamento

Articolo scritto da: Francesco Fabbri

La questione decisa dalle Sezioni Unite, sul presupposto di un contrasto in ordine alla risarcibilità del danno da demansionamento, trae spunto essenzialmente dal riparto degli oneri probatori, recentemente definiti dalle stesse Sezioni Unite (Cass. 17 giugno 2004, n. 11353, in q. Riv., 2005, II, p. 95, con nota di Fabbri, ivi, pp. 110 ss.); l’ordinanza di rimessione (23 giugno 2004, senza numero, in FI, 2005, I, cc. 3439 ss.) aveva individuato tre orientamenti, partendo dal comportamento illegittimo del datore di lavoro che modifichi unilateralmente le mansioni del dipendente in modo...

Cassazione, Ss.Uu., N.6572-24 Marzo 2006

(Cassazione, Ss.Uu.
N:6572 - 24 Marzo 2006)

Ss.Uu. – Pres. Carbone, Est. La Terza, P.M. Martone (Diff.) – Rete Ferroviaria Italiana S.p.a. (avv. Tamburro) c. Capanna (avv.ti Nuzzaci e D’Aiuto).

Note: Le Sezioni Unite, lo ius variandi dell’imprenditore e il danno esistenziale da demansionamento

Qualifica e mansioni – Demansionamento – Danno professionale, biologico o esistenziale – Prova – Onere di allegazione – Presunzioni – Nozioni generali derivanti dall’esperienza.

In tema di demansionamento e di dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale, che asseritamente ne deriva – non ricorrendo automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale – non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio medesimo; mentre il risarcimento del danno biologico è subordinato all’esistenza di una lesione della integrità psico-fisica medicalmente accertabile, il danno esistenziale – da intendere come ogni pregiudizio (di natura non meramente emotiva e interiore, ma oggettivamente accertabile) provocato sul fare aredittuale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali...
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