diritto

Diritto di critica, utilizzo di espressioni sconvenienti e licenziamento del sindacalista

Articolo scritto da: Michelangelo Salvagni

Qualora il lavoratore sindacalista utilizzi espressioni inopportune e sconvenienti durante una trattativa sindacale con i responsabili aziendali nell’ambito però di tematiche che riguardino politiche occupazionali e oggetto di discussione, tale condotta può ritenersi oggetto di disapprovazione, ma la contestazione di tali comportamenti, che sono posti a giustificazione del licenziamento del lavoratore sindacalista, rileva l’uso abusivo e strumentale del potere disciplinare, avente natura e finalità ritorsiva e antisindacale in quanto preordinato a fare cessare l’attività sindacale.

Tribunale Ferrara, N.Est. D’An - cona – L.F. (avv.ti Piccinini, Mangione, Mozzanti) c. B.P.I. Srl (avv.ti Pavone, Marasco, Lopez

(Tribunale Ferrara
N:Est. D’An - cona – L.F. (avv.ti Piccinini, Mangione, Mozzanti) c. B.P.I. Srl (avv.ti Pavone, Marasco, Lopez) - 30 Gennaio 2016)

Note: Diritto di critica, utilizzo di espressioni sconvenienti e licenziamento del sindacalista
Parole chiave: critica :: diritto :: licenziamento :: reintegrazione ::

Condotta antisindacale – Lavoratore sindacalista – Uso di espressioni aspre e inopportune durante una trattativa sindacale – Ri ven di ca - zione del ruolo sindacale – Licenziamento disciplinare – Pertinenza delle espressioni utilizzate ai temi oggetto di critica – Sproporzione della sanzione e carattere strumentale del licenziamento – Nullità – Natura antisindacale e ritorsiva del recesso – Reintegra.

Qualora il lavoratore sindacalista utilizzi espressioni inopportune e sconvenienti durante una trattativa sindacale con i responsabili aziendali nell’ambito però di tematiche che riguardino politiche occupazionali e oggetto di discussione, tale condotta può ritenersi oggetto di disapprovazione, ma la contestazione di tali comportamenti, che sono posti a giustificazione del licenziamento del lavoratore sindacalista, rileva l’uso abusivo e strumentale del potere disciplinare, avente natura e finalità ritorsiva e antisindacale in quanto preordinato a fare cessare l’attività sindacale.
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Caso Melfi: orgoglio (operaio) e pregiudizio (del giudice)?

Articolo scritto da: Marco Barbieri

SOMMARIO: 1. Il contesto di relazioni industriali. — 2. Il fatto contestato. — 3. Il fatto ricostruito nella sentenza. — 4. I fatti non accertati e non ricostruiti nella sentenza. — 5. Limiti del potere del giudice di ricostruzione del fatto oggetto di contestazione disciplinare e causa di licenziamento. — 6. Complotto contro la Fiom? — 7. Pregiudizio del giudice?

Tribunale Melfi, N.475-15 Luglio 2011

(Tribunale Melfi
N:475 - 15 Luglio 2011)

Est. Palma – Sata Spa (avv.ti B. Amendolito, F. Amendolito, Di Biase, Fazio, Dirutigliano, Ropolo) c. Fiom-Cgil (avv.ti Focareta, Piccinini, Zuccherelli e Grosso) (

Note: Caso Melfi: orgoglio (operaio) e pregiudizio (del giudice)?

Condotta antisindacale – Definizione – Diritto di sciopero – Limiti – Licenziamento per giusta causa – Proporzionalità della sanzione – Sussiste – Antisindacalità del licenziamento – Non sussiste.

Per la sussistenza della condotta antisindacale non è rilevante l’elemento psicologico del datore, ma l’obiettiva idoneità lesiva della condotta. Il licenziamento per fatti accaduti durante uno sciopero è antisindacale se vi sia un’obiettiva disparità di trattamento. L’esercizio del diritto di sciopero deve rispettare il limite costituito dal diritto al libero esercizio dell’impresa. La condotta ostruzionistica e gravemente insubordinata dei lavoratori che impediscano la produzione con la presenza fisica sul tracciato dei carrelli rifornitori delle materie prime, malgrado il richiamo dei superiori, e tengano un atteggiamento irriguardoso e provocatorio, causando un grave danno economico all’azienda, ha sanzione proporzionata nel licenziamento per giusta causa
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Corte Appello Roma, N.Pres. ed Est. Cannella – L.D. (avv. Andreoni) c. Sogin Spa (avv.ti Salonia, Cozzolino)-15 Aprile 2016

(Corte Appello Roma
N:Pres. ed Est. Cannella – L.D. (avv. Andreoni) c. Sogin Spa (avv.ti Salonia, Cozzolino) - 15 Aprile 2016)

Note: Diritto di critica del lavoratore: tra obbligo di fedeltà e "dovere" di verità
Parole chiave: diritto :: critica :: obbligo :: fedeltà :: dovere :: verità ::

Licenziamento individuale – Diritto di critica – Tutela preventiva della salute e sicurezza sul lavoro – Giusta causa – Insussistenza

Denunciando il pericolo di un rischio futuro, ma imminente, per la salute umana e per l’ambiente, indotto dal malfunzionamento dei sistemi di smaltimento di scorie nucleari e da carenze organizzative e di personale tecnico in azienda, il lavoratore ha esercitato legittimamente il diritto di critica, in quanto ha agito per perseguire uno scopo socialmente apprezzabile, rappresentato dall’esigenza di tutelare la salute dei lavoratori e della popolazione dal rischio di contaminazione ambientale; con la conseguenza che è illegittimo il licenziamento del lavoratore disposto per violazione dell’obbligo di fedeltà al datore di lavoro di cui all’art. 2105 c.c.
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Ancora dialogando sulla titolarità del diritto di sciopero

Articolo scritto da: Antonello Zoppoli

L’Autore ritorna sul tema della titolarità del diritto di sciopero, nell’ultimo lustro oggetto di rinnovata attenzione tanto della dottrina quanto delle parti sociali. Nel dibattito dottrinale, oltre a trovare conferma della debolezza della tradizionale ricostruzione della titolarità individuale a esercizio collettivo – nonostante riflessioni a suo sostegno finalmente approfondite –, l’Autore rinviene, in particolare nella tesi della «contitolarità», un favore crescente per la dimensione collettiva, perno della titolarità sindacale, approdo dei predetti studi.

Federalismo e Diritto del lavoro in Germania: il riparto di competenze legislative tra Bund e Länder

Articolo scritto da: Gabriele Moro

L’elaborato analizza il rapporto tra assetto federale dello Stato ed il diritto del lavoro nella Repubblica Federale Tedesca, prendendo come punti di riferimento da un lato la Costituzione, la quale esplicitamente cita, nell’art. 74, comma 1, n. 12, il diritto del lavoro (“das Arbeitsrecht”) tra le materie oggetto di competenza legislativa concorrente tra Bund e Länder e, d’altro lato, la giurisprudenza della Bundesverfassungsgericht di Karlsruhe, ovvero sia l’equivalente, pur con tutti gli opportuni distinguo, della nostra Corte Costituzionale.

Tra diritto ed economia. La Corte costituzionale fissa alcuni fermi, ma riapre un nesso cruciale

Articolo scritto da: Paolo DeIoanna

1. Introduzione. — 2. La distribuzione delle risorse e il sindacato della Corte. — 3. Diritti fondamentali e perequazione automatica. — 4. Diritti a prestazione e discrezionalità legislativa. — 5. Vincolo di bilancio e prevedibilità delle prestazioni sociali. — 6. Dinamiche inflattive, potere d’acquisto delle pensioni e tutela per fasce. — 7. Bilanciamento dei diritti e valutazione delle opzioni.

Corte costituzionale, N.70-30 Aprile 2015

(Corte costituzionale
N:70 - 30 Aprile 2015)

Pres. Criscuolo, Est. Sciarra – G.G. (avv. Troiano) c. Inps (avv.ti Caliulo, Mangiapane) – interv. T.G., Pres. Cons. ministri (avv. Noviello)

Note: Tra diritto ed economia. La Corte costituzionale fissa alcuni fermi, ma riapre un nesso cruciale
Parole chiave: il caso :: corte costituzionale ::

Pensione – Trattamenti pensionistici di importo superiore a tre volte il minimo Inps – Rivalutazione automatica – Violazione dei princìpi di proporzionalità e adeguatezza della prestazione previdenziale, nonché del criterio di ragionevolezza – Illegittimità costituzionale.

È costituzionalmente illegittimo, per violazione degli artt. 3, 36, comma 1, e 38, comma 2, Cost., l’art. 24, comma 25, del d.l. 6 dicembre 2011, n. 201, nella parte in cui prevede che, in considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, nella misura del 100%, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo Inps, con la conseguenza di escludere le pensioni di importo superiore da ogni rivalutazione.
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Le Corti europee rimettono in gioco i diritti del personale Ata

Articolo scritto da: GiuseppeBronzini

Nel considerare la vicenda del trasferimento del personale Ata, le Corti europee hanno mostrato una sensibilità garantistica più attenta rispetto alle nostre Corti interne. La sentenza di Strasburgo smentisce l'interpretazione data nella decisione n. 311/2009 dalla nostra Corte dell'orientamento della Corte Edu sui limiti alla retroattività della legge civile.

Corte Edu, N.43549/08-7 Giugno 2011

(Corte Edu
N:43549/08 - 7 Giugno 2011)

ricorsi nn. 43549/2008, 6107/09 e 5087/09, Sez. II – Pres. Tulkens – Agrati e altri (avv. Sullam) c. Italia (agenti Spatafora e Lettieri)

Note: Le Corti europee rimettono in gioco i diritti del personale Ata
Parole chiave: trasferimento :: scuola :: personale ata :: azienda ::

Trasferimento d’azienda – Trasferimento del personale Ata dagli enti locali allo Stato – Legge di interpretazione autentica – Violazione del principio di «parità delle armi» nel processo – Sussiste – Esistenza di ragioni imperative di interesse generale – Non sussiste – Violazione dell’art. 6 e del Protocollo n. 1 della Cedu

La legge di interpretazione autentica del 1999 che ha limitato i diritti di anzianità del personale Ata, trasferito dagli enti locali allo Stato, al mantenimento del solo «maturato economico» non è giustificata da ragioni imperative di interesse generale e, alterando il principio di parità delle armi nel processo, ha violato l’art. 6 e il Protocollo n. 1 della Cedu.
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Corte di Giustizia Ue, N.C-108/10-6 Settembre 2011

(Corte di Giustizia Ue
N:C-108/10 - 6 Settembre 2011)

Grande sezione

Note: Le Corti europee rimettono in gioco i diritti del personale Ata

Trasferimento d’azienda – Trasferimento del personale Ata dagli enti locali allo Stato – Applicabilità della Direttiva n. 77/187/Cee – Diritti di anzianità – Applicazione del contratto collettivo vigente presso il cessionario – Accertamento del giudice del rinvio in ordine alla sussistenza di un danno retributivo sostanziale.

Il trasferimento del personale Ata, addetto alla fornitura presso le scuole di servizi ausiliari (compiti di custodia e assistenza amministrativa), dagli enti locali allo Stato è inquadrabile come un trasferimento di impresa ai sensi della Direttiva n. 77/187/Cee. Alla luce della direttiva in questione il cessionario può applicare immediatamente ai lavoratori trasferiti il contratto collettivo ivi vigente, ma evitando un peggioramento retributivo sostanziale per i lavoratori per il mancato o limitato riconoscimento dell’anzianità maturata presso il cedente. È compito del giudice del rinvio accertare se, all’atto del trasferimento in questione, si sia verificato un siffatto peggioramento retributivo
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