divieto

Salario minimo e distacco transnazionale

Articolo scritto da: Stefano Giubboni

SOMMARIO: 1. La prima fase della giurisprudenza della Corte. — 2. La «svolta paradigmatica » di Laval. — 3. Il caso in esame. — 4. La pronuncia della Corte. — 5. Osservazioni conclusive.

Corte di Giustizia, N.C-396/13-12 Febbraio 2015

(Corte di Giustizia
N:C-396/13 - 12 Febbraio 2015)

Pres. Rodin, Est. Levits, Avv. Gen. Wahl – Sähköalojen ammattiliitto ry c. Elektrobudowa Spółka Akcyjna

Note: Salario minimo e distacco transnazionale

Distacco transnazionale – Rinvio pregiudiziale – Art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue – Artt. 56 e 57 del TfUe – Art. 3 della Direttiva n. 96/71 – Legittimazione ad agire – Cessione dei crediti – Divieto – Inapplicabilità. Distacco transnazionale – Rinvio pregiudiziale – Artt. 56 e 57 del TfUe – Art. 3 della Direttiva n. 96/71 – Nozione di salario minimo – Natura dei diversi elementi costitutivi della retribuzione.

La Direttiva n. 96/71 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1996, relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi, letta alla luce dell’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali del l’U - nio ne europea, osta a che una normativa dello Stato membro in cui ha sede l’impresa che ha distaccato alcuni lavoratori nel territorio di un altro Stato membro, in forza della quale è vietata la cessione di crediti derivanti da rapporti di lavoro, possa impedire la presentazione nello Stato ospitante di un ricorso da parte di un sindacato al fine di recuperare, a favore dei lavoratori distaccati, taluni crediti attinenti al salario minimo, ai sensi della Direttiva n. 96/71, a esso ceduti in conformità al diritto vigente nello Stato ospitante.
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Sull'assenza di limiti alla disapplicazione: l'effetto diretto orizzontale dopo il caso Dansk

Articolo scritto da: Laura Calafà

Con la pronuncia 19 aprile 2016, causa C-441/14 Dansk, la Corte di giustizia perfeziona il filone interpretativo inaugurato con Mangold e proseguito con Kücükdeveci in materia di discriminazione fondata sull’età e diritto del lavoro. L’elemento di novità della pronuncia non risiede tanto nelle precisazioni sulla configurazione delle discriminazione diretta per età, quanto per le note tecniche fornite ai giudici nazionali in materia di disapplicazione del diritto interno non conforme al diritto dell’Unione

Corte di giustizia dell'Ue, N.C-441/14-16 Mag 2016

(Corte di giustizia dell'Ue
N:C-441/14 - 16 Mag 2016)

Grande Sezione – Pres. Lenaerts, Avv. Gen. Bot – Dansk Industri c. Successione Karsten Eigil Rasmussen.

Note: Sull'assenza di limiti alla disapplicazione: l'effetto diretto orizzontale dopo il caso Dansk
Parole chiave: rapporto di lavoro :: Divieto :: discriminazioni ::

Discriminazioni – Direttiva n. 2000/78 – Indennità di licenziamento – Esclusione – Diritto alla pensione di vecchiaia – Regime pensionistico al quale il lavoratore abbia aderito prima dei cinquanta anni d’età – Discriminazione in base all’età – Sussistenza. Discriminazioni – Principio generale di non discriminazione in base all’età – Interpretazione conforme e disapplicazione del diritto interno non conforme – Condizioni – Principio di certezza del diritto e di tutela del legittimo affidamento – Irrilevanza – Applicazione di una disposizione nazionale contraria al diritto dell’Ue – Lesione del diritto dei privati – Responsabilità dello Stato membro – Esclusione.

Il principio generale della non discriminazione in ragione dell’età, come espresso concretamente dalla Direttiva n. 2000/78, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, dev’essere interpretato nel senso che esso osta, anche in una controversia tra privati, a una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che priva un lavoratore subordinato del diritto di beneficiare di un’indennità di licenziamento allorché ha titolo a una pensione di vecchiaia da parte del datore di lavoro nell’ambito di un regime pensionistico al quale tale lavoratore subordinato abbia aderito prima del compimento del cinquantesimo anno di età.
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La disciplina dei contributi sindacali tra acquisizioni giurisprudenziali e nuove questioni

Articolo scritto da: Giuseppe Cannati

La Cirte di Cassazione torna sui contributi sindacali e conferma l'orientamento ormai consolidatosi dopo la sentenza delle Sez. Un. del 2005 (esistenza di una cessione del credito ed obbligo di effettuare il versamento fino al limite dell'eccessiva gravosità). Il commento evidenzia le linee fondamentali dell'istituto e affronta alcuni temi non ancora giunti al vaglio della giurisprudenza di legittimità (tra cui il presunto divieto di cessione che una parte dei giudici di merito fanno derivare dal d.P.R. 180/1950).

Corte di cassazione, N.9049-20 Aprile 2011

(Corte di cassazione
N:9049 - 20 Aprile 2011)

Sez. lav. – Pres. Vidiri, Est. Curzio, P.M. Cesqui (Conf.) – Cobas P.T. Coord. di base delegati (avv.ti Alfeltra e Zezza) c. Poste italiane Spa (avv. Trifirò). Cassa Corte d’App. Venezia 10 febbraio 2006.

Note: La disciplina dei contributi sindacali tra acquisizioni giurisprudenziali e nuove questioni

Condotta antisindacale – Contributi sindacali e cessione del credito – Elevato numero dei dipendenti sindacalizzati e inadempimento – Fattispecie ex art. 28 Stat. lav. – Sussiste.

Nell’esercizio dell’autonomia privata e attraverso lo strumento della cessione del credito, è legittima la trattenuta dei contributi sindacali e il datore di lavoro è tenuto ad adempiervi salvo che vi sia un’eccessiva gravosità della prestazione da valutare in rapporto all’organizzazione aziendale
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