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impugnazione

Art. 18 Stat. lav. e lavoro pubblico: una parziale applicazione della norma statutaria?

L’ordinanza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere si colloca nel solco di un orientamento, ad oggi, maggioritario finalizzato a estendere la disciplina privatistica in materia di licenziamento individuale anche al settore pubblico. Il provvedimento del Tribunale non si limita, però, semplicemente a prendere posizione di fronte al neonato dibattito. È, infatti, possibile scorgere un aliquid novi rispetto alle precedenti pronunce, in quanto lo stesso Tribunale ritiene estensibile al pubblico impiego la cd. tutela economica ex comma 6 dell’art. 18, Stat. lav.
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Tribunale Santa Maria Capua Vetere, ord., N.10760-2 Aprile 2013

(Tribunale Santa Maria Capua Vetere, ord.
N:10760 - 2 Aprile 2013)

Est. Cervelli – R.S. (avv. Troianiello) c. Agenzia delle entrate (Avv. Stato).

Note: Art. 18 Stat. lav. e lavoro pubblico: una parziale applicazione della norma statutaria?

Lavoro pubblico – Licenziamento individuale – Licenziamento disciplinare – Art. 18 Stat. lav. – Impugnazione – Art. 1, comma 42, legge n. 92/2012 – Applicabilità.

La nuova disciplina sostanziale in materia di licenziamenti introdotta dall’art. 1, co. 42, l. n. 92/2012 (cd. riforma Fornero), deve ritenersi totalmente applicabile anche al pubblico impiego contrattualizzato. In particolare, la circostanza per cui una controversia riguardi il pubblico impiego non deve giustificare un diverso ambito di applicabilità del nuovo art. 18 Stat. lav., perché l’art. 51, co. 2, d.lgs. 165/01, contiene un rinvio mobile alla norma statutaria, sicché ogni sua novella sarà applicabile al pubblico impiego in forza di tale rinvio
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Questioni in tema di decadenza dall’impugnazione del contratto a termine e regimi sanzionatori, tra vecchi e nuovi problemi

English abstract
Il contributo analizza, in una prima parte, la disciplina della decadenza introdotta dalla l. n. 183/2010 e la sua evoluzione con riferimento all’impugnazione del contratto a tempo determinato, soffermandosi specialmente sulle questioni dell’ambito di applicazione e dell’operatività dei termini di decadenza. Nella seconda parte del contributo, l’Autore esamina i rimedi e le tecniche di tutela predisposti dall’ordinamento per sanzionare la violazione delle regole d’uso della flessibilità a termine.
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La certezza del diritto e l’«incerta» formulazione delle norme

Il Tribunale è intervenuto sull’interpretazione del c. 1 bis, art. 32, l. n. 183/10, introdotto dalla l. n. 10/11, nella conversione del d.l. n. 225/10, affermando, in coerenza con un certo orientamento, che l’intento del legislatore è stato quello di differire al 31.12.11 l’efficacia dell’intero impianto riformatore in materia di decadenze, così come previsto dall’art. 32 cit., e non già solo di quelle stabilite in tema di licenziamento; con conseguenza di dover ritenere sanate anche le decadenze, maturate, per impugnazione dei contratti a termine, nel periodo 24.11.2010 al 27.2.2011
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Tribunale Roma, N.4644-3 Aprile 2013

(Tribunale Roma
N:4644 - 3 Aprile 2013)

Est. Casola – P.M. (avv. Morgigni) c. SdC Spa (avv. Oggiano).

Note: La certezza del diritto e l’«incerta» formulazione delle norme
Parole chiave: contratto :: termine :: impugnazione :: decadenza ::

Contratto a termine – Impugnazione – Decadenza ex art. 6, commi 1 e 2, legge n. 604/66 – Differimento dell’efficacia al 31 dicembre 2011 – Remissione in termini per i contratti a termine non impugnati entro il 23 gennaio 2011 – Sussiste.

La proroga introdotta dal comma 1-bis dell’art. 32, legge, n. 183/10, si riferisce alle «modifiche» apportate all’art. 6, legge n. 604/66, da parte dello stesso art. 32; «modifiche» che, riguardano non solo il termine di 270 gg. per istaurare il giudizio, successivo a quello di 60 gg. per l’impugnazione del licenziamento, già esistente, ma, altresì, l’estensione di detto primo termine di impugnazione anche ad altre fattispecie, come i contratti a termine, dovendosi ritenere che il legislatore abbia voluto posticipare gli effetti della novella legislativa, proprio per ritardare gli effetti preclusivi delle nuove decadenze introdotte dall’art. 32, legge n. 183/10, complessivamente considerato
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Incertezze interpretative in tema di decadenza per l'impugnazione del contratto a termine

Nella pronuncia annotata, il giudice cosentino ha affermato che il contratto a tempo determinato deve essere impugnato in via stragiudiziale entro il termine di decadenza di 60 giorni che decorre dalla scadenza del contratto. Tale regola si applica solo alle azioni di nullità del termine di cui agli artt. 1, 2 e 4, d.lgs. n. 368/2001, sia in quanto il legislatore, menzionando nell’art. 32, comma 3, lett. d), l. n. 183/2010 solo tali ipotesi, ha inteso escludere l’applicabilità della regola nelle altre fattispecie, sia in quanto le norme in materia di decadenza sono di stretta interpretazione.
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Tribunale di Cosenza, N.3423-13 Dicembre 2013

(Tribunale di Cosenza
N:3423 - 13 Dicembre 2013)

Est. Ferrentino – M.G. (avv. Cundari) c. C.G. Spa (avv.ti Falcone, Grasselli, Zambelli)

Note: Incertezze interpretative in tema di decadenza per l'impugnazione del contratto a termine
Parole chiave: impugnazione :: decadenza :: contratto a termine ::

Contratto a termine – Impugnazione – Termine di decadenza – Ambito di applicazione.

Il contratto a tempo determinato deve essere impugnato in via stragiudiziale entro il termine di decadenza di 60 giorni che decorre dalla scadenza del contratto. Tale regola si applica alle azioni di nullità del termine di cui agli artt. 1, 2 e 4, d.lgs. n. 368/2001 e non negli altri casi, sia in quanto il legislatore, menzionando nell’art. 32, comma 3, lett. d, legge n. 183/2010, solo le ipotesi di cui agli artt. 1, 2 e 4, ha inteso escludere l’applicabilità della regola della decadenza nelle altre fattispecie, sia in quanto le norme in materia di decadenza sono di stretta interpretazione.
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Tutela del lavoratore e impugnazione del contratto a termine nel d.lgs. n. 81/2015

English abstract
Articolo scritto da:
Il saggio si sofferma sulla disciplina introdotta dal d.lgs. n. 81/2015, che aggrava il regime delle decadenze nei casi di impugnazione di un contratto a tempo determinato. Si evidenzia il rischio che tale normativa possa rendere eccessivamente difficoltoso per il lavoratore tutelare i propri diritti in caso di contratti a termine successivi e si cerca di individuare possibili soluzioni nell’ambito del diritto italiano e del diritto dell’Unione europea.
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