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Lavoro pubblico

Contratto collettivo e parità nel lavoro pubblico

La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, si sofferma, fra l’altro, sulla questione del possibile assoggettamento del contratto collettivo pubblico alla regola di parità di trattamento. La Corte, in sostanza, afferma che nel lavoro pubblico il principio di parità «vieta trattamenti individuali migliorativi o peggiorativi rispetto a quelli previsti dal contratto collettivo», ma anche che la parità «non costituisce parametro per giudicare delle eventuali differenziazioni operate in quella sede», cioè in sede collettiva
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Corte di Cassazione, N.16504-18 Giugno 2008

(Corte di Cassazione
N:16504 - 18 Giugno 2008)

Sez. lav. – Pres. Sciarelli, Est. Curcuruto, P.M. Fedeli (diff.) – Univ. Studi Basilicata c. Tedesco (avv. Di Pardo). Diff. Trib. Potenza 10 giugno 2004.

Note: Contratto collettivo e parità nel lavoro pubblico

Contratto collettivo – Lavoro pubblico – Inquadramento – Parità – Discriminazione.

La clausola di cui all’art. 74, comma 4, Ccnl comparto Università 9 agosto 2000 – là dove, segnatamente, recita: «con l’art. 74 del Ccnl le parti hanno legittimamente delineato il sistema di inquadramento del personale nelle nuove categorie, né può configurarsi un contrasto tra la citata norma contrattuale e l’art. 52, d.lgs. n. 165/2001» – non è affetta da nullità, giacché: 1) non si può ravvisare un contrasto con il principio di parità di trattamento di cui all’art. 45, d.lgs. n. 165, cit., in quanto tale principio vieta trattamenti individuali migliorativi o peggiorativi rispetto a quelli previsti dal contratto collettivo, ma non costituisce parametro per giudicare delle eventuali differenziazioni operate in quella sede;
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La riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni nella legge Madia (n. 124/2015)

English abstract
Il lavoro analizza le disposizioni in materia di riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni contenute nella legge n. 124/2015, che rappresenta uno degli interventi più consistenti degli ultimi vent’anni in direzione di un ammodernamento delle amministrazioni italiane. Il lavoro si sofferma in particolare sulle disposizioni della legge che riguardano l’amministrazione centrale e periferica dello Stato, gli enti pubblici, le società pubbliche e altri organismi, i controlli e le responsabilità degli amministratori pubblici.
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Quale tutela per i precari del pubblico impiego? Spunti per una riflessione

La conversione del rapporto a termine nel pubblico impiego è possibile? E’ questa la domanda a cui cerca di rispondere l’A., per il quale la stabilizzazione del rapporto con le pp.aa., pur impedita, in caso di violazione di norme imperative, dall’art. 36 del D.Lgs. 165/2001, non lo sarebbe quando il lavoratore, ex art. 5, co. 4 bis, D. Lgs. 368/2001, presti servizio per più di 36 mesi. In caso di mancata conversione del rapporto, per la quantificazione del risarcimento del danno, l’A. propone l’estensione, anche al pubblico impiego, del meccanismo predisposto dall’art. 32 della L. 183/2010
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Conferimento e revoca degli incarichi dirigenziali

Articolo scritto da:
Parole chiave: Lavoro pubblico
Lo scritto intende verificare le novità introdotte dalla Riforma Brunetta, come poi modificate dalle misure contingenti dell’estate 2010, sul tema degli incarichi dirigenziali, specie sotto l’aspetto delle tutele dei dirigenti nei confronti delle “tracimazioni” dei politici. La conclusione è che se le maggiori responsabilità ed i maggiori pesi accollati ai dirigenti ne aggravano la posizione complessiva, le regole sugli incarichi la compensano, se pure parzialmente, specie attraverso una interessante proceduralizzazione delle varie fasi, che offre spazi di maggior tutela.
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Integrità e corruzione amministrativa. L’etica pubblica e il Codice di comportamento dei dipendenti delle amministrazioni pubbli

Articolo scritto da:
Parole chiave: Lavoro pubblico
La previsione normativa diretta all’adozione di un Codice di comportamento per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, originariamente introdotta in occasione dei primi interventi di manutenzione della riforma adottata con il d.lgs. n. 29/93: nuovi scenari della riforma Brunetta.
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La titolarità del potere disciplinare negli atenei

Articolo scritto da:
La cd. «riforma Brunetta» ha profondamente modificato le regole del potere disciplinare nel lavoro pubblico. L’avvio della suddetta riforma è stato dato all’inizio dell’anno 2009 con la legge 4 marzo 2009, n. 15. L'autore analizza le peculiarità del potere disciplinare negli atenei universitari
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Gli ostacoli all’accesso degli stranieri al lavoro pubblico

Il tema dell’equiparazione nei rapporti di lavoro e del principio di non discriminazione tra lavoratori italiani e stranieri è stato affrontato dalla sentenza in epigrafe della Corte di Cassazione, che ha risolto una questione di estrema attualità riguardante gli enti pubblici. Il Supremo Collegio ha escluso per gli stranieri non comunitari, ancorché disabili, la possibilità di accedere al pubblico impiego, non considerando tale esclusione «sospettabile di illegittimità costituzionale, sia perché si esula dall’area dei diritti fondamentali,...
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Cassazione, N.24170-13 Novembre 2006

(Cassazione
N:24170 - 13 Novembre 2006)

Sez. lav. – Pres. Mattone, Rel. Picone; P.M. Matera (concl. Conf.) – G. Z. (avv. Tamburini) c. Amministrazione provinciale di Siena (avv. Dinoi).

Note: Gli ostacoli all’accesso degli stranieri al lavoro pubblico
Parole chiave: lavoro pubblico :: cittadini stranieri ::

Impiego pubblico – Stranieri extracomunitari – Esclusione dall’accesso al lavoro pubblico al di fuori delle eccezioni previste dalla legge – Fondamento.

Il requisito del possesso della cittadinanza italiana, richiesto per accedere al lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni dall’art. 2, d.P.R. n. 487/1994 – norma «legificata» dall’art. 70, comma 13, d.lgs. n. 165/2001 –, e dal quale si prescinde, in parte, solo per gli stranieri comunitari, nonché per casi particolari (art. 38, d.lgs. n. 165/2001; art. 22, d.lgs. n. 286/1998), si inserisce nel complesso delle disposizioni che regolano la materia particolare dell’impiego pubblico; materia fatta salva dal d.lgs. n. 286/1998, che, in attuazione della Convenzione Oil n. 175/1975, resa esecutiva con legge n. 158/1981, sancisce, in generale, parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti per i lavoratori extracomunitari rispetto ai lavoratori italiani;...
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Continuità e discontinuità nella disciplina del trasferimento del personale

English abstract
Il saggio analizza in chiave critica le principali novità apportate dal d.l. n. 90/2014, convertito in legge n. 214/2014, alla disciplina della mobilità dei dipendenti pubblici. Dopo aver descritto le peculiarità del nesso tra organizzazione amministrativa e gestione dei rapporti di lavoro, l’Autore si sofferma sulle cause dell’ineffettività delle regole dedicate alla circolazione delle risorse umane all’interno della p.a. e segnala i possibili rimedi.
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L'anzianità di servizi dei precari pubblici: una discriminazione alla rovescia?

La Corte Ue risponde al rinvio pregiudiziale del Consiglio di Stato, inerente controversie sorte nel quadro d’attuazione della legge di stabilizzazione del personale non dirigenziale della p.a. (n. 296/2006). Per effetto del diritto vigente si gioca, in prima battuta, la partita dell’uguaglianza tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato; nel contempo, scatta una sorta di “prova di forza” tra l’Ue, garante del principio di non discriminazione, e uno Stato membro, titolare del potere discrezionale di regolamentare i rapporti di lavoro in essere, nel settore pubblico, sul suo territorio.
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Corte di Giustizia dell'Unione Europea, N.-18 Ottobre 2012

(Corte di Giustizia dell'Unione Europea
N: - 18 Ottobre 2012)

cause riunite da C-302/11 a C-305/11, Sez. VI – Valenza, Altavista, Marsella, Schettini, Tomassini c. Autorità garante della concorrenza e del mercato – Avv. Gen. E. Sharpston.

Note: L'anzianità di servizi dei precari pubblici: una discriminazione alla rovescia?

Contratto a termine – Lavoro pubblico – Direttiva n. 1999/70/Ce – Accordo Ces, Unice, Ceep sul lavoro a tempo determinato – Clausola 4 – Principio di non discriminazione – Procedura di stabilizzazione – Assunzione in ruolo senza concorso di lavoratori già in servizio a tempo determinato – Computo dell’anzianità di servizio – Sussistenza.

La clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato deve essere interpretata nel senso che essa osta a una normativa nazionale la quale escluda totalmente che i periodi di servizio compiuti da un lavoratore a tempo determinato alle dipendenze di un’autorità pubblica siano presi in considerazione per determinare l’anzianità del lavoratore stesso al momento della sua assunzione a tempo indeterminato, da parte di questa medesima autorità, come dipendente di ruolo nell’ambito di una specifica procedura di stabilizzazione del suo rapporto di lavoro, a meno che la citata esclusione sia giustificatada «ragioni oggettive» ai sensi dei punti 1 e/o 4 della clausola.
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La giurisdizione del giudice ordinario in materia di condotta antisindacale nel lavoro pubblico non privatizzato

Il commento analizza una recente ed innovativa pronuncia della Corte di Cassazione a Sezioni Unite in merito alla giurisdizione relativa alle controversie relative alla condotta antisindacale ex art. 28 Stat. Lav. nell’ambito del pubblico impiego non privatizzato. In particolare, la tematica rivolta all’attenzione della Corte riguarda una condotta potenzialmente lesiva sia dei diritti delle organizzazioni sindacali, sia delle posizioni dei singoli lavoratori (cd. condotta plurioffensiva). La Corte decide in favore della giurisdizione del tribunale ordinario in funzione di giudice del lavoro
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Corte di cassazione, N.20161-24 Settembre 2010

(Corte di cassazione
N:20161 - 24 Settembre 2010)

Ss.Uu., ord. – Pres. Carbone, Est. Amoroso, S.P.G. Sepe (conf.) – Fiba Cisl (avv.ti Patrizi e Arrigo) c. Banca d’Italia (avv.ti Perassi, Capolino, Vallebona). Diff. Tribunale di Roma 15 dicembre 2008.

Note: La giurisdizione del giudice ordinario in materia di condotta antisindacale nel lavoro pubblico non privatizzato
Parole chiave: condotta antisindacale ::

Condotta antisindacale – Pubblico impiego non privatizzato – Giurisdizione – Competenza per materia del giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro – Sussiste.

Nell’ambito del pubblico impiego non privatizzato, appartiene alla competenza per materia del giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro, con esclusione della giurisdizione del giudice amministrativo, la domanda con cui il sindacato chieda ai sensi dell’art. 28 della legge n. 300/1970 la condanna della Banca d’Italia per comportamento antisindacale. Infatti, il criterio oggettivo di riparto di giurisdizione fondato sulla materia antisindacale prevale, allo stato, sul criterio soggettivo dell’appartenenza dei rapporti di lavoro all’impiego pubblico non privatizzato
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