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Lavoro a termine

Contro la norma «antiprecari». Limiti costituzionali e internazionali alla legislazione retroattiva in materia lavoristica

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Nel numero

ANNO LX - 2009 - N1
Il nuovo art. 4-bis del d.lgs. n. 368/2001, introdotto dal d.l. n. 112/08, dispone sulle controversie tra datori di lavoro e dipendenti in tema di limiti legali al lavoro a termine: solo per le cause in corso, il diritto dei lavoratori ad un impiego permanente è sostituito con un’indennità inadeguata. Si tratta dell’ultima di una serie di leggi approvate, dal 1996, con lo specifico intento di tenere Poste Italiane s.p.a. al riparo dalle conseguenze del contenzioso scaturito dalla sua ostinazione nel violare la disciplina del lavoro a termine.
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La ridefinizione dei limiti di accesso alla somministrazione a tempo determinato

English abstract
Il saggio analizza la disciplina posta dalla legge n. 92/2012 in materia di somministrazione di lavoro. La nuova legislazione pone congiuntamente per contratto di lavoro a termine e contratto di somministrazione a tempo determinato vari ordini di limiti sul piano temporale (nelle norme che introducono ipotesi di accesso acausali e che includono i periodi di lavoro somministrato nel limite massimo di durata del contratto a termine). Da questa regolamentazione consegue la ridefinizione dell'area di liceità della somministrazione e segnatamente la necessaria temporaneità della causale.
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Il regime delle impugnazioni

Lo scritto, dopo aver riassunto le origini, il contesto, i caratteri generali e le finalità della legge 183/2010, intende iniziare un primo approfondimento di alcuni dei più rilevanti problemi interpretativi, di legittimità costituzionale e di conformità alla disciplina europea a cui danno vita le norme della legge. I temi esaminati sono quelli delle clausole generali, dei nuovi termini di decadenza e delle innovazioni in tema di lavoro a termine per quanto concerne l’indennità “onnicomprensiva” dovuta in caso di “conversione” del rapporto per il periodo sino sino alla pronuncia della sentenza
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Quale tutela per i precari del pubblico impiego? Spunti per una riflessione

La conversione del rapporto a termine nel pubblico impiego è possibile? E’ questa la domanda a cui cerca di rispondere l’A., per il quale la stabilizzazione del rapporto con le pp.aa., pur impedita, in caso di violazione di norme imperative, dall’art. 36 del D.Lgs. 165/2001, non lo sarebbe quando il lavoratore, ex art. 5, co. 4 bis, D. Lgs. 368/2001, presti servizio per più di 36 mesi. In caso di mancata conversione del rapporto, per la quantificazione del risarcimento del danno, l’A. propone l’estensione, anche al pubblico impiego, del meccanismo predisposto dall’art. 32 della L. 183/2010
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Collegato lavoro, ordinamento comunitario e poteri del giudice

Articolo scritto da:
Il saggio analizza alcuni profili di incompatibilità del collegato lavoro con il diritto dell’unione europea e le possibili soluzioni interpretative.
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Questioni in tema di decadenza dall’impugnazione del contratto a termine e regimi sanzionatori, tra vecchi e nuovi problemi

English abstract
Il contributo analizza, in una prima parte, la disciplina della decadenza introdotta dalla l. n. 183/2010 e la sua evoluzione con riferimento all’impugnazione del contratto a tempo determinato, soffermandosi specialmente sulle questioni dell’ambito di applicazione e dell’operatività dei termini di decadenza. Nella seconda parte del contributo, l’Autore esamina i rimedi e le tecniche di tutela predisposti dall’ordinamento per sanzionare la violazione delle regole d’uso della flessibilità a termine.
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La Corte di Giustizia e il lavoro non standard: vincoli e implicazioni negli ordinamenti nazionali

Il saggio ricostruisce il percorso interpretativo della C. di Giustizia in risposta alle numerose domande pregiudiziali nella materia del lavoro non standard, che ha rappresentato in questi ultimi anni un tema privilegiato di dialogo tra la Corte ed i giudici nazionali, con frutti che risultano meritevoli di studio non solo in ragione della forza protettiva esercitata nei confronti del lavoratore non standard, ma anche per gli agganci che presentano con profili di rilievo generale, quali il principio del primato del diritto dell'Ue, il principio di non discriminazione e quello di effettività.
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Il dialogo tra Corte di Giustizia e giudice nazionale n tema di precariato pubblico

La situazione di precarietà lavorativa di centinaia di migliaa di persone che operano nel pubblico impiego, anche alle dipendenze delle Istituzioni dell’Ue, è stata già oggetto di numerose pronunzie della Corte di Giustizia. Il saggio analizza le ricadute della giurisprudenza dell'Unione sugli stati membri interessati alle relative pronunce, soprattutto in riferimento al caso italiano.
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Le ordinanze di rimessione sulla nullità del termine

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L'Autore esamina la portata della disposizione dell'art. 32, comma 5, legge n. 183/2010 (c.d. collegato lavoro), che ha dettato una nuova disciplina degli effetti della nullità del termine nel contratto a tempo determinato, alla luce della dottrina e della giurisprudenza di merito edite, nonché delle ordinanze di rimessione alla Corte costituzionale del Tribunale di Trani 20 dicembre 2010 e della Corte di cassazione n. 2112/2111.
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La successione dei contratti a termine con la p.a. e le supplenze scolastiche: diritto interno e diritto europeo

Lo scritto vuole evidenziare come l’utilizzo sempre più massiccio di successivi contratti a tempo determinato con lo stesso lavoratore da parte delle amministrazioni pubbliche italiane, ed in particolare il pluridecennale abuso delle supplenze scolastiche su posti in organico privi di titolare, abbia destato l’attenzione critica della Commissione Europea, che ha aperto una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese, e sia stato sottoposto al vaglio della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia circa il rispetto dell’accordo-quadro europeo che regola la materia.
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