licenziamento

Abuso del diritto al congedo parentale e licenziamento per giusta causa

(Corte di Cassazione
16 Giugno 2008, n.16207)

Pres. De Luca, Est. Balletti, P.M. Riello (Diff.) – Electrolux Home Products Italy Spa (avv.ti Trifirò, Favalli, Zucchinali) c. M. G. (avv.ti Bologna, Petrino). Diff. Corte d’App. Milano 30 agosto 2004

Articolo scritto da: Barbara Caponetti

La sentenza in epigrafe si segnala per aver, per la prima volta, a quanto consta, ammesso la sindacabilità delle modalità di esercizio del diritto al congedo parentale ex art. 32, d.lgs. n. 151 del 2001, nel caso di specie usufruito dal padre lavoratore.

L’incidenza del comportamento del lavoratore sul risarcimento del danno

Articolo scritto da: Luisa Monterossi

Nelle sentenze nn. 699/2013 e 356/2013, la Suprema Corte ritiene che il rifiuto opposto dal lavoratore alla proposta di riassunzione, non possa valere come implicita rinuncia all’impugnazione, però comporta una riduzione del risarcimento del danno riconosciuto nel suo ammontare minimo. Nella sentenza n. 41/2013 la Corte afferma che il lavoratore che ha rifiutato la revoca del licenziamento ha diritto all’indennità sostitutiva della reintegrazione e al risarcimento del danno, calcolato in base alle retribuzioni dovute fino all’effettivo versamento della detta indennità.

Cassazione, N.699-14 Gennaio 2013

(Cassazione
N:699 - 14 Gennaio 2013)

Sez. lav., ord. – Pres. Roselli, Est. Blasutto, P.M. Romano (conf.) – D.R.D. (avv. Iuliano) c. Cavamarket Spa (avv. Ioele). Conf. Corte d’Appello Salerno, 5 settembre 2008

Note: L’incidenza del comportamento del lavoratore sul risarcimento del danno

Licenziamento individuale – Illegittimità – Proposta riassunzione – Rifiuto – Diritto alla reintegrazione – Sussiste – Risarcimento del danno – Sussiste – Ammontare minimo

Il rifiuto, da parte del lavoratore illegittimamente licenziato, di essere riassunto non implica una tacita rinuncia alla reintegrazione, ma incide sul piano della tutela risarcitoria. La mancata accettazione dell’offerta di riassunzione, infatti, riduce il risarcimento del danno al suo ammontare minimo, pari a cinque mensilità di retribuzione globale di fatto.
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cassazione, N.356-9 Gennaio 2013

(cassazione
N:356 - 9 Gennaio 2013)

Sez. lav., ord. – Pres. Roselli, Est. Blasutto, P.M. Romano (conf.) – L.B. (avv. Iuliano) c. Cavamarket Spa (avv. Ioele). Conf. Corte d’Appello Salerno, 5 settembre 2008.

Note: L’incidenza del comportamento del lavoratore sul risarcimento del danno

Licenziamento individuale – Illegittimità – Proposta riassunzione – Rifiuto – Diritto alla reintegrazione – Sussiste – Risarcimento del danno – Sussiste – Ammontare minimo

Il rifiuto, da parte del lavoratore illegittimamente licenziato, di essere riassunto non implica una tacita rinuncia alla reintegrazione, ma incide sul piano della tutela risarcitoria. La mancata accettazione dell’offerta di riassunzione, infatti, riduce il risarcimento del danno al suo ammontare minimo, pari a cinque mensilità di retribuzione globale di fatto.
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Cassazione, N.41-3 Gennaio 2013

(Cassazione
N:41 - 3 Gennaio 2013)

Sez. lav., ord. – Pres. Roselli, Est. Bronzini, P.M. Matera (conf.) – Radio dimensione suono Spa (avv. Rizzo) c. O.V. (avv. Muggia). Diff. Corte d’Appello Roma, 6 luglio 2010.

Note: L’incidenza del comportamento del lavoratore sul risarcimento del danno

Licenziamento individuale – Illegittimità – Revoca – Rifiuto – Opzione indennità sostitutiva – Risarcimento danno – Sussiste – Versamento effettivo indennità – Principio di effettività.

Il lavoratore che rifiuti la revoca del licenziamento e opti per l’indennità sostitutiva della reintegrazione ha diritto a un risarcimento del danno che – in virtù del principio di effettività dei rimedi giurisdizionali – deve essere commisurato alle retribuzioni che sarebbero maturate sino al momento dell’effettiva corresponsione dell’l’indennità sostitutiva e non sino al giorno in cui il lavoratore ha operato la sua scelta
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Il controllo del giudice nei licenziamenti economici in Italia, Francia e Spagna

Articolo scritto da: AdalbertoPerulli

Il controllo giudiziario dei licenziamenti economici rappresenta un terreno di serrato confronto tra quanti sostengono la necessita' di mantenere integro il vaglio delle ragioni imprenditoriali poste a base del recesso e chi invece chiede di sostituire Ia valutazione del giudice con un mero filtro monetario. Il saggio, con un'analisi comparata di Italia, Francia e Spagna, dimostra l'esistenza di "sincretismi giudiziari" nell'apprezzamento delle motivazioni del licenziamento alla luce dei principi costituzionali di tutela del lavoro.

Brevi osservazioni sulle norme lavorsitiche della legge n. 183

Articolo scritto da: Francesco Fabbri

L’attenzione dell’A. si rivolge alle clausole generali e certificazione del contratto di lavoro, alla conciliazione, all’arbitrato ed al contratto a termine.

Sulla natura ritorsiva del licenziamento

Articolo scritto da: Lucia Viola

L’intento ritorsivo del datore di lavoro, quale motivo illecito determinante la sua condotta, può guidare l’intero esercizio del potere disciplinare, rendendo quindi affette da nullità anche le contestazioni disciplinari che precedono il licenziamento. Il licenziamento irrogato per motivi ritorsivi è nullo in quanto determinato da un motivo illecito, stante anche l’inesistenza della ragione oggettiva addotta a giustificazione del recesso.

Corte Appello Bologna, N.Pres. Brusati, Est. Ponterio – Radiologia D.M. Srl (avv. Arnò) c. M.M. (avv. Casini)-10 Marzo 2016

(Corte Appello Bologna
N:Pres. Brusati, Est. Ponterio – Radiologia D.M. Srl (avv. Arnò) c. M.M. (avv. Casini) - 10 Marzo 2016)

Note: Sulla natura ritorsiva del licenziamento
Parole chiave: ritorsivo :: ritorsione :: reintegrazione :: licenziamento ::

Licenziamento individuale – Giusta causa – Licenziamento ritorsivo – Motivo illecito – Carattere ritorsivo delle sanzioni disciplinari – Reintegrazione.

L’intento ritorsivo del datore di lavoro, quale motivo illecito determinante la sua condotta, può guidare l’intero esercizio del potere disciplinare, rendendo quindi affette da nullità anche le contestazioni disciplinari che precedono il licenziamento.
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Tribunale Monza, N.ord. – Est. Cappelli – X.X. (avv.ti Apollonio, Martino) c. Y.Y. (avv. Caglio).-9 Febbraio 2016

(Tribunale Monza
N:ord. – Est. Cappelli – X.X. (avv.ti Apollonio, Martino) c. Y.Y. (avv. Caglio). - 9 Febbraio 2016)

Note: Sulla natura ritorsiva del licenziamento
Parole chiave: ritorsivo :: ritorsione :: reintegrazione :: licenziamento ::

Licenziamento individuale – Giustificato motivo oggettivo – Licenziamento ritorsivo – Motivo illecito – Reintegrazione.

Il licenziamento irrogato per motivi ritorsivi, relativi alla mancata accettazione da parte del lavoratore della proposta formulata del datore di lavoro (di sottoscrivere un accordo in sede protetta e di stipulare un contratto), è nullo in quanto determinato da un motivo illecito, stante anche l’inesistenza della ragione oggettiva addotta a giustificazione del recesso
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Il licenziamento per superamento del periodo di comporto: basta l’elemento fattuale?

Articolo scritto da: Luciana Forte

Nella fattispecie in esame la Suprema Corte, da un lato, ribadisce, seguendo la sua costante giurisprudenza, la natura speciale della disciplina del recesso per superamento del periodo di comporto; dall’altro, esplicita, ancora una volta, il proprio orientamento a ritenere che si applichino a tale tipo di licenziamento le norme previste dall’art. 2 della legge n. 604/66 circa la forma e l’indicazione dei motivi al momento della comunicazione del licenziamento: norme applicabili da tutti i datori di lavoro, ...

Corte di Cassazione, N.278-10 Gennaio 2008

(Corte di Cassazione
N:278 - 10 Gennaio 2008)

Pres. Ciciretti, Est. Cementano – Aem Spa (avv.ti Gentile e Prisco) c. I. L. (avv.ti Ciccotti, Bossi e Arrigoni). Cassa Corte d’Appello Milano 20 dicembre 2005.

Note: Il licenziamento per superamento del periodo di comporto: basta l’elemento fattuale?

Licenziamento individuale – Superamento del periodo di comporto – Disciplina – Specificazione dei motivi – Mancata richiesta da parte del lavoratore – Effetti.

A giustificare il recesso è sufficiente che sia stato superato il periodo di comporto e che tale circostanza di fatto sia stata indicata dal datore di lavoro nella lettera di licenziamento e posta a giustificazione del recesso, non essendo richiesto che il datore di lavoro specifichi i giorni di assenza, a meno che il lavoratore non ne faccia espressa richiesta.
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Osservatorio Legge Fornero

Articolo scritto da: Marco Barbieri

Proseguendo nell’attività di osservazione degli orientamenti giurisprudenziali sui nuovi regimi rimediali, in caso di licenziamento individuale illegittimo, ai sensi dell’art. 18 Stat. lav., dopo le modifiche apportate dalla legge n. 92/2012, già promossa da questa Rivista, si intende offrire un quadro aggiornato degli orientamenti della giurisprudenza che è stato possibile reperire sulle questioni interpretative già segnalate sotto il profilo sostanziale.

Risarcimento del danno ex art. 18 della legge n. 300/1970 e trattamenti previdenziali

(Corte di Cassazione
17 Dicembre 2008, n.29473)

Sez. lav. – Pres. Sciarelli; Est. Balletti; P.M. Iannelli (conf.) – Poste Italiane Spa (avv. Fiorillo) c. A. R. B. (contumace). Corte d’Appello Napoli 27 maggio 2004.

Articolo scritto da: Raffaele Garofalo

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza che si commenta, ritorna sulla problematica dell’incidenza, in senso diminutivo, sul risarcimento del danno ex art. 18 della legge n. 300/1970 dei trattamenti previdenziali percepiti dal lavoratore nelle more del giudizio. In particolare, confermando il proprio orientamento maggioritario, i giudici di legittimità affermano che la percezione del trattamento pensionistico non determina una riduzione del risarcimento del danno ex art. 18, cit.,

Licenziamento collettivo, procedimentalizzazione dei poteri datoriali e ambito di applicazione dei criteri di scelta

Articolo scritto da: Susanna Ferrario

Muovendo da una sentenza della Cassazione, la nota analizza la disciplina in materia di licenziamenti collettivi e procedimentalizzazione del relativo potere datoriale, esaminando in particolare se e in che misura l’art. 5, L. n. 223/1991 consenta al datore di lavoro di restringere ad una parte della struttura aziendale l’ambito di applicazione dei criteri per la messa in mobilità dei lavoratori. Enucleata la ratio della normativa, il commento ricostruisce criticamente le risposte fornite da dottrina e giurisprudenza emarginando gli specifici vizi patiti dalla sentenza esaminata

Cassazione, N.25310-11 Novembre 2013

(Cassazione
N:25310 - 11 Novembre 2013)

Sez. lav. – Pres. Stile, Est. Tria, P.M. Romano – Sielte Spa (avv. Landi) c. S.M. (avv. Tedeschi). Conf. Corte d’Appello L’Aquila, 29 novembre 2010

Note: Licenziamento collettivo, procedimentalizzazione dei poteri datoriali e ambito di applicazione dei criteri di scelta
Parole chiave: licenziamento collettivo ::

Licenziamento collettivo – Criteri di scelta – Restrizione al personale di un’unità o di un settore aziendale – Legittimità – Condizioni – Obbligo datoriale di motivazione – Comunicazione iniziale – Comparazione per l’avvio alla mobilità – Insussistenza

Ai fini della determinazione dell’ambito di attuazione del licenziamento e dell’individuazione dei lavoratori da licenziare deve tenersi conto di tutti i lavoratori dell’azienda. Sicché non può valere a ridurre il numero dei soggetti da valutare comparativamente il mero ridimensionamento (o la stessa soppressione) di un reparto, potendo la riduzione del personale essere limitata agli addetti a tale reparto solo allorquando sia costoro, sia gli addetti ai restanti reparti siano portatori di specifiche professionalità non omogenee, che ne rendano impraticabile in radice qualsiasi comparazione
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Il licenziamento alla luce del diritto antidiscriminatorio

Articolo scritto da: Marzia Barbera

L’articolo esamina la disciplina del licenziamento discriminatorio alla luce delle modifiche apportate recentemente all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, ragionando dapprima sulla tendenza a trasformare la tutela antidiscriminatoria nella sola forma di tutela assoluta del diritto al mantenimento del posto di lavoro. L’articolo si sofferma poi sulla specificità della tutela discriminatoria, in particolare sulla sua funzione di diagnosi di fenomeni di diseguaglianza sociale.