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Razionalità e proporzionalità nei licenziamenti «oggettivi»

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Parole chiave: licenziamento
SOMMARIO: 1. Interessi in conflitto e canone di proporzionalità — 2. Il bilanciamento degli interessi nei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo — 3. La ponderazione dei diritti nel licenziamento collettivo: i profili costituzionali — 4. Licenziamento collettivo e responsabilità sociale del gruppo di imprese — 5. Epilogo.
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In tema di insussistenza del fatto nel licenziamento disciplinare

In tema di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, la completa irrilevanza giuridica del fatto equivale alla sua insussistenza materiale e dà perciò luogo alla tutela reintegratoria anche a seguito della legge Fornero
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cassazione, N.20545-13 Ottobre 2015

(cassazione
N:20545 - 13 Ottobre 2015)

Pres. ed Est. Roselli, P.M. Ceroni (diff.) – I.F. (avv. Panici) c. T.I. Spa (avv. Maresca). Cassa Corte d’Appello di Roma, 11.11.2014.

Note: In tema di insussistenza del fatto nel licenziamento disciplinare
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Sanzione disciplinare – Insussistenza del fatto contestato – Fattispecie di illecito – Integrazione dei suoi elementi costituitivi – Necessarietà – Reintegrazione – Ammissibilità

In tema di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo, la mancanza degli elementi della fattispecie di illecito determina la insussistenza del fatto addebitato al lavoratore
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cassazione, N.20140-25 Novembre 2015

(cassazione
N:20140 - 25 Novembre 2015)

Pres. ed Est. Roselli, P.M. Giacalone (conf.) – T. Spa (avv.ti Villa, Antonelli, Jandoli) c. I.I.N. (avv. Martone). Conf. Corte d’Appello di Milano, 1.4.2014.

Note: In tema di insussistenza del fatto nel licenziamento disciplinare
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Irrilevanza giuridica della condotta – Insussistenza del fatto – Equivalenza – Reintegrazione – Ammissibilità

In tema di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, la completa irrilevanza giuridica del fatto equivale alla sua insussistenza materiale e dà perciò luogo alla tutela reintegratoria anche a seguito della legge Fornero
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Nota a Cass. 26 giugno 2009, n. 15049

Ai lavoratori assunti obbligatoriamente ai sensi della Legge n. 482/1968 si applica il normale trattamento economico e normativo ivi compresa la disciplina dei licenziamenti per riduzione del personale e per giustificato motivo oggettivo. Pertanto, pur nell’ipotesi in cui a seguito del licenziamento rimangano scoperta l’aliquota di posti riservati per legge, l’invalido dovrà essere mantenuto in servizio, pur in mansioni inferiori a quelle per le quali è stato assunto, solamente nel caso in cui il datore di lavoro non provi l’assoluta mancanza in azienda di posti compatibili con l’invalidità.
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Corte di Cassazione, N.15049-26 Giugno 2009

(Corte di Cassazione
N:15049 - 26 Giugno 2009)

Sez. lav. – Pres. Mattone, Est. Lamorgese, P.M. Finocchi Ghersi (Conf.) – V. F. (avv. Campese) c. Casa di Cura (Omissis) Spa (avv. Turrà). Conf. Corte d’Appello Salerno 24 gennaio 2006, n. 147.

Note: Nota a Cass. 26 giugno 2009, n. 15049
Parole chiave: disabilità ::

Disabilità – Legge n. 482 del 1968 – Licenziamento individuale – Giustificato motivo oggettivo – Obbligo di repechage – Limitazione

Nell’ipotesi di licenziamento di invalido avviato ai sensi della legge n. 482 del 1968 per giustificato motivo oggettivo, l’onere, che grava sul datore di lavoro, di provare l’impossibilità di collocare in altro modo il lavoratore nell’ambito aziendale deve essere soddisfatto, ove l’azienda si trovi in una situazione di mancata copertura delle aliquote di invalidi previste dalla legge suddetta, tenendo conto che l’invalido deve essere comunque mantenuto in servizio ancorché in posizione meno produttiva rispetto a quella (soppressa) alla quale era in precedenza addetto, a meno che non vi sia la prova della mancanza assoluta nell’ambito dell’intera azienda di mansioni compatibili con lo stato d’invalidità, ancorché corrispondenti a una qualifica inferiore.
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Licenziamento orale e dimissioni: sulla ripartizione dell’onere della prova

Nelle pronunce in commento, entrambi i giudici ribadiscono l’orientamento giurisprudenziale prevalente secondo il quale il lavoratore che deduca di essere stato licenziato oralmente è tenuto a dimostrare unicamente l’estromissione dal rapporto, mentre la controdeduzione del datore sulla esistenza di dimissioni ha valenza di una eccezione in senso stretto, il cui onere probatorio ricade sull’eccipiente. A seguito della cd. riforma Fornero, il datore deve dimostrare, altresì, che sono stati svolti gli adempimenti cui l’art. 4, l. n. 92/2012 subordina l’efficacia delle dimissioni.
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Tribunale Milano, N.-30 Aprile 2014

(Tribunale Milano
N: - 30 Aprile 2014)

Est. Lombardi – S.L. (avv.ti. A. Civitelli, V. Civitelli) c. Edil service Scarl (avv. Loschiavo).

Note: Licenziamento orale e dimissioni: sulla ripartizione dell’onere della prova
Parole chiave: licenzimento :: orale :: dimissioni ::

Licenziamento individuale – Licenziamento orale – Lettera di dimissioni – Onere della prova legge n. 92/2012 – Mancata prova della convalida – Mancata prova invito del datore – Inefficacia dimissioni.

A fronte dell’allegazione di un licenziamento verbale da parte del lavoratore, quest’ultimo è tenuto a dimostrare la sola estromissione dal rapporto di lavoro; se il datore eccepisce l’esistenza di dimissioni volontarie deve dare prova anche della avvenuta convalida delle stesse o della notificazione dell’invito al prestatore di lavoro, secondo le modalità indicate dalla legge n. 92/2012. In caso contrario, le dimissioni sono inefficaci e non può dirsi assolto l’onere probatorio gravante sul datore ai sensi dell’art. 2697, comma 2, cod. civ.
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Tribunale Roma 17 dicembre 2013, ord., N.-17 Dicembre 2013

(Tribunale Roma 17 dicembre 2013, ord.
N: - 17 Dicembre 2013)

Est. Leone – M.P. (avv. Muggia) c. Co.Ge.Pli. Srl.

Note: Licenziamento orale e dimissioni: sulla ripartizione dell’onere della prova
Parole chiave: orale :: licenziamento :: dimissioni ::

Licenziamento individuale – Licenziamento orale – Dimissioni – Onere della prova lavoratore – Estromissione dal rapporto – Onere della prova datore – Esistenza dimissioni – Eccezione in senso stretto – Legge n. 92/2012 – Prova della convalida dimissioni.

Il lavoratore che deduca di essere stato licenziato oralmente è tenuto a dimostrare l’esistenza del rapporto e la cessazione dello stesso; l’eventuale esistenza delle dimissioni deve formare oggetto di specifica eccezione da parte del datore, il quale è gravato di un ulteriore vincolo sul piano probatorio a seguito della procedimentalizzazione dell’istituto delle dimissioni realizzata dalla legge n. 92/2012.
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Violazione della normativa antiriciclaggio: la duplice posizione soggettiva non esclude la sanzionabilità del comportamento..

La sentenza in esame, dichiarando illegittimo il licenziamento intimato dall’istituto bancario al sig. S. C. per violazione della normativa antiriciclaggio, offre un’importante spunto per riflettere sugli obblighi dei dipendenti bancari connessi al «rischio di riciclaggio».
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Tribunale Asti, N.354-31 Luglio 2007

(Tribunale Asti
N:354 - 31 Luglio 2007)

Est. Gibelli – S. C. (avv.ti Martino e Occhionero) c. Banca Bipop-Carire Spa filiale di Asti (avv.ti Benzi e Provera)

Note: Violazione della normativa antiriciclaggio: la duplice posizione soggettiva non esclude la sanzionabilità del comportamento..

Licenziamento individuale – Giusta causa – Insussistenza – Violazione dell’obbligo di segnalazione di operazioni sospette ex art. 3, legge 5 luglio 1991, n. 197 – Insussistenza – Scissione cliente/dipendente di un istituto di credito – Assenza di esplicita precisazione nella motivazione – Operazione di frazionamento di denaro contante – Divieto – Obbligo di fedeltà

È illegittimo il licenziamento inflitto a un «cliente/dipendente» di un istituto di credito che abbia posto in essere una serie di operazioni di deposito sul libretto nominativo attraverso la tecnica del frazionamento – in modo da sfuggire al divieto e al relativo obbligo di segnalazione imposto dalla normativa antiriciclaggio – per aver omesso l’istituto di precisare in modo esplicito, nella motivazione, che la contestazione era indirizzata al dipendente e non al cliente
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Meglio un lavoratore «fedele» che un cittadino zelante

L'A. prende spunto dalla pronuncia del Tribunale di Roma relativa al diritto di critica esercitato da un dipendente di un impianto nucleare e avente ad oggetto la denunzia, ai competenti organi di controllo, della potenziale lesività per la salute dell’impianto stesso, per analizzare lo stato della giurisprudenza nel merito e le parallele perplessità elaborate dalla dottrina, con particolare attenzione al rapporto tra obblighi di fedeltà del lavoratore ed esigenze di tutela dei diritti costituzionali alla salute, all’incolumità pubblica e all’ambiente.
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Tribunale Roma, N.5928-30 Aprile 2013

(Tribunale Roma
N:5928 - 30 Aprile 2013)

Est. Forziati – L.D. (avv.ti Andreoni, Serreti, Freddino) c. Sogin Spa (avv.ti Salonia, Cozzolino, Scarabotti, Niglio).

Note: Meglio un lavoratore «fedele» che un cittadino zelante

Licenziamento individuale – Obbligo di fedeltà – Critica esterna nei confronti del datore di lavoro – Danno alla salute – Danno potenziale – Lesione all’immagine aziendale – Sussistenza

Il lavoratore che rivolge agli Enti vigilanti le proprie critiche rispetto alle scelte organizzative e gestionali in tema di impianti nucleari, potenzialmente lesivi della salute, vìola non soltanto il dovere specifico di fedeltà previsto dall’art. 2105 cod. civ. esponendo parte datoriale al rischio di gravi ripercussioni alla propria immagine e affidabilità, ma esercita altresì una illegittima pressione sul datore attraverso l’uso indebito della denuncia.
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Alcune considerazioni sulla insussistenza del fatto addebitato e sulle incongruenze del nuovo art. 18 Stat. lav.

La modifica dell’art. 18 St. introdotta con la L. 92/12 si incentra sul principio che il licenziam. disciplinare con reintegra può essere disposto qualora non vi siano gli estremi della giusta causa o del giustificato motivo e qualora ricorra l’insussistenza del fatto contestato ovvero esso rientri tra le condotte punibili con sanzione conservativa; l’insussistenza di cui sopra si riferisce al “fatto giuridico” costituito dalla componente oggettiva e da quella soggettiva: va cmq disposta la reintegra nel posto di lavoro e nelle mansioni svolte qualora si tratti di infrazioni di minore entità.
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Tribunale Bologna, N.2631-15 Ottobre 2012

(Tribunale Bologna
N:2631 - 15 Ottobre 2012)

Est. Marchesini – P.C. (avv.ti Piccinini e Ballatori) c. A. Srl (avv. Laus).

Note: Alcune considerazioni sulla insussistenza del fatto addebitato e sulle incongruenze del nuovo art. 18 Stat. lav.

Licenziamento individuale – Art. 18, comma 4, legge n. 300/1970, come modificato dall’art. 1 della legge n. 92/2012 – Licenziamento disciplinare con reintegra – Nozione.

La recente riforma dell’art. 18 Stat. lav. ha modificato questa norma nel senso che il licenziamento disciplinare con reintegra disciplinato dal comma 4 prevede che il giudice dispone quest’ultima, nelle ipotesi in cui non vi siano gli estremi della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento, allorché ricorra un’ipotesi di insussistenza del fatto contestato o qualora il fatto rientri tra le condotte punibili con una sanzione conservativa secondo il Ccnl applicato.
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Apprendistato: l'illegittimità del recesso ad nutum per contrasto con art. 30 della Carta di Nizza

L’articolo propone alcune riflessioni circa la possibilità di attribuire portata direttamente precettiva all’art. 30 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Dopo una breve ricognizione della disciplina del rapporto di lavoro di apprendistato, anche alla luce degli interventi della Consulta, viene operato un confronto tra la norma europea e le disposizioni interne che legittimano il recesso ad nutum dal rapporto al termine del periodo formativo, al fine di valutare l’opportunità di disapplicare la normativa interna in favore di quella comunitaria.
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Diritto di critica, utilizzo di espressioni sconvenienti e licenziamento del sindacalista

Qualora il lavoratore sindacalista utilizzi espressioni inopportune e sconvenienti durante una trattativa sindacale con i responsabili aziendali nell’ambito però di tematiche che riguardino politiche occupazionali e oggetto di discussione, tale condotta può ritenersi oggetto di disapprovazione, ma la contestazione di tali comportamenti, che sono posti a giustificazione del licenziamento del lavoratore sindacalista, rileva l’uso abusivo e strumentale del potere disciplinare, avente natura e finalità ritorsiva e antisindacale in quanto preordinato a fare cessare l’attività sindacale.
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Tribunale Ferrara, N.Est. D’An - cona – L.F. (avv.ti Piccinini, Mangione, Mozzanti) c. B.P.I. Srl (avv.ti Pavone, Marasco, Lopez

(Tribunale Ferrara
N:Est. D’An - cona – L.F. (avv.ti Piccinini, Mangione, Mozzanti) c. B.P.I. Srl (avv.ti Pavone, Marasco, Lopez) - 30 Gennaio 2016)

Note: Diritto di critica, utilizzo di espressioni sconvenienti e licenziamento del sindacalista
Parole chiave: critica :: diritto :: licenziamento :: reintegrazione ::

Condotta antisindacale – Lavoratore sindacalista – Uso di espressioni aspre e inopportune durante una trattativa sindacale – Ri ven di ca - zione del ruolo sindacale – Licenziamento disciplinare – Pertinenza delle espressioni utilizzate ai temi oggetto di critica – Sproporzione della sanzione e carattere strumentale del licenziamento – Nullità – Natura antisindacale e ritorsiva del recesso – Reintegra.

Qualora il lavoratore sindacalista utilizzi espressioni inopportune e sconvenienti durante una trattativa sindacale con i responsabili aziendali nell’ambito però di tematiche che riguardino politiche occupazionali e oggetto di discussione, tale condotta può ritenersi oggetto di disapprovazione, ma la contestazione di tali comportamenti, che sono posti a giustificazione del licenziamento del lavoratore sindacalista, rileva l’uso abusivo e strumentale del potere disciplinare, avente natura e finalità ritorsiva e antisindacale in quanto preordinato a fare cessare l’attività sindacale.
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Il principio di giustificazione necessaria del licenziamento come principio di ordine pubblico

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Parole chiave: licenziamento
Con la sentenza in epigrafe, la Corte di Cassazione ha ribadito l’orientamento precedentemente espresso in merito alla riconducibilità all’ordine pubblico del principio di giustificazione necessaria del licenziamento (Il principio di diritto è stato solennemente affermato dalla Suprema Corte nella sentenza n. 15882 del 11 novembre 2002, rispetto alla quale sono stati elaborati numerosi contributi; si consultino in particolare: C. Ogriseg, Recesso libero e limite dell’ordine pubblico, in Mass. giur. lav., 2003, pp. 357 ss.; ...
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Cassazione, N.10549-9 Mag 2007

(Cassazione
N:10549 - 9 Mag 2007)

Sez. lav. – Pres. Mattone, Rel. Miani Canevari, P.M. Abbritti (concl. rig.) – Banca Roma Spa (avv. Perone) c. B. G. (avv. Milani). (Rigetta, Corte d’App. L’Aquila, 22 Luglio 2004).

Note: Il principio di giustificazione necessaria del licenziamento come principio di ordine pubblico
Parole chiave: licenziamento ::

Lavoro all’estero – Licenziamento ingiustificato – Legge applicabile – Criteri ex art. 16 Convenzione di Roma – Limite dell’ordine pubblico – Accertamento d’ufficio della legge straniera. Lavoro all’estero – Licenziamento ingiustificato – Contrasto con l’ordine pubblico della legge straniera – Tutela.

Per l’esame della controversia promossa da lavoratore dipendente di datore italiano per la dichiarazione di illegittimità di un licenziamento irrogato in relazione a rapporto di lavoro sorto ed eseguito all’estero e regolato dalla legge del luogo della prestazione lavorativa – secondo i criteri della Convenzione di Roma del 19 luglio 1980 sulle obbligazioni contrattuali, attuata dalla legge di ratifica 18 dicembre 1984, n. 975, e dalla legge 31 maggio 1995, n. 218 –, ai fini dell’individuazione della normativa applicabile e del principio che, ove la legge dello Stato estero non preveda tutela contro il licenziamento ingiustificato, deve farsi applicazione della legge italiana, l’accertamento della legislazione straniera è compiuto di ufficio dal giudice. ...
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