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Licenziamento disciplinare

La provocazione come possibile esimente dell’illecito disciplinare

La sentenza in commento, anteriore alla L. n. 92/12, ha rivolto l’attenzione ad un caso di licenziamento disciplinare irrogato nei confronti di un dipendente che, durante un diverbio con un superiore, profferisce espressioni ingiuriose, quale manifestazione di intolleranza verso un atteggiamento ostile tenuto dall’azienda nei suoi confronti. La gravità di tale comportamento, viene esclusa dalla Corte, che dopo una attenta analisi sul giudizio di proporzionalità, riconosce nell’illecito datoriale una valida esimente ai fini della applicazione della sanzione espulsiva.
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Cassazione, N.807-15 Gennaio 2013

(Cassazione
N:807 - 15 Gennaio 2013)

Sez. lav. – Pres. De Renzis, Est. Venuti, P.M. Matera (conf.) – K.A. (avv.ti Del Punta, Pagni) c. Nencini Laterizi Spa (avv. Formichini). Conf. Corte d’Appello Firenze, 20 febbraio 2009

Note: La provocazione come possibile esimente dell’illecito disciplinare
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Provocazione del datore di lavoro – Frasi ingiuriose del lavoratore – Giusta causa – Insussistenza

Un lavoratore che, durante uno scontro verbale con un suo diretto superiore, pronunci espressioni ingiuriose non è passibile di licenziamento per giusta causa, quando tale atteggiamento costituisca una reazione a un comportamento provocatorio del datore di lavoro
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L’onere della prova nei licenziamenti disciplinari e discriminatori

English abstract
A proposito dell’art. 3, comma 2, d.lgs. n. 23/2015 (nel quale è previsto che il lavoratore illegittimamente licenziato vada reintegrato solo se è direttamente dimostrata l’insussistenza del fatto materiale posto a base del licenziamento), l’Autore contesta l’interpretazione secondo la quale l’onere della prova sarebbe addossato al lavoratore, ritenendo invece che il punto di riferimento sia tuttora la regola generale enunciata dall’art. 4, l. n. 604/1966, sia per la mancanza di un’espressa deroga, sia per l’applicazione del principio della «prossimità della prova».
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Il sindacato giudiziale di proporzionalità nel licenziamento disciplinare

La Cass., intervenendo in materia di licenziamento disciplinare, detta le linee guida per il corretto svolgimento, ad opera dei giudici di merito, del sindacato di proporzionalità, senza tralasciare l'importanza degli standard valutativi esistenti nella realtà sociale. La Corte sancisce, inoltre, la necessità di effettuare il giudizio di proporzionalità valutando l'inadempimento in senso accentuativo rispetto alla "non scarsa importanza” e dichiara condizione di legittimità della sanzione affissione del codice disciplinare ove le violazione attenga a profili organizzativi
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Corte di cassazione, N.18955-16 Settembre 2011

(Corte di cassazione
N:18955 - 16 Settembre 2011)

Sez. lav., ord. – Pres. De Renzis, Est. Tria, P.M. Basile (conf.) – Italcar Snc (avv.ti Maresca, Sorbello) c. C.P. (avv. Caruso). Conf. Corte d’Appello Messina 6 ottobre 2008.

Note: Il sindacato giudiziale di proporzionalità nel licenziamento disciplinare

Licenziamento individuale – Licenziamento disciplinare – Mancata affissione codice disciplinare – Illegittimità – Violazione di regole di comportamento previste dal contratto collettivo

L’obbligo di affissione del codice disciplinare ai fini della legittimità del licenziamento disciplinare sussiste soltanto nel caso in cui siano violate prescrizioni strettamente attinenti all’organizzazione aziendale, per lo più ignote alla collettività. Per il caso, invece, di comportamenti manifestamente contrari agli interessi dell’impresa, legati a violazione di doveri fondamentali del rapporto, contrari al cd. minimo etico o a norme di rilevanza penale, non è necessario provvedere all’affissione del codice disciplinare poiché il potere sanzionatorio del datore discende in tali casi direttamente dalla legge
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Corte di cassazione, N.17739-29 Agosto 2011

(Corte di cassazione
N:17739 - 29 Agosto 2011)

Sez. lav., ord. – Pres. Roselli, Est. Tria, P.M. Basile (conf.) – Iper Montebello Spa (avv. Menegazzi) c. M.G. (avv.ti Verticchio, Boiocchi). Conf. Corte d’Appello Brescia 17 gennaio 2009.

Note: Il sindacato giudiziale di proporzionalità nel licenziamento disciplinare

Licenziamento individuale – Licenziamento disciplinare – Proporzionalità – Standard valutativi – Lieve entità del danno patrimoniale e assenza di recidiva – Mancata lesione del vincolo fiduciario – Illegittimità.

Spetta al giudice di merito, con una valutazione incensurabile in sede di legittimità ove congruamente motivata, considerare la proporzionalità della sanzione espulsiva non sulla base di una valutazione astratta del fatto addebitato, ma tenendo conto di ogni aspetto concreto della vicenda processuale, sulla base anche degli standard valutativi della realtà sociale. Nel giudizio di proporzionalità, in ogni caso, la gravità dell’inadempimento deve esser valutata in senso accentuativo a tutela del lavoratore rispetto alla regola della «non scarsa importanza» di cui all’art. 1455 cod. civ. L’irrogazione della massima sanzione è giustificata solo in presenza di un notevole inadempimento tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto.
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