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Licenziamento individuale

Per evitare il licenziamento si può dequalificare?

La sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione nel caso di specie si segnala per essersi discostata in maniera singolare dal prevalente giurisprudenziale in materia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo e obbligo di repéchage; orientamento, questo, secondo il quale il datore di lavoro ha l’onere di provare «l’impossibilità di adibire il lavoratore allo svolgimento di altre mansioni analoghe a quelle svolte in precedenza
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Corte di Cassazione, N.21579-13 Agosto 2008

(Corte di Cassazione
N:21579 - 13 Agosto 2008)

Sez. lav. – Pres. Senese, Est. Bandini, P.M. Salvi – D. V. (avv.ti Abati, Sotgiu) c. La Rosa Dei Venti Srl (avv.ti Longheu, Tirelli). Diff. Corte d’Appello Cagliari 27 giugno 2005.

Note: Per evitare il licenziamento si può dequalificare?

Licenziamento individuale – Giustificato motivo oggettivo – Illegittimità – Adibizione del lavoratore a mansioni inferiori rispetto a quelle di assunzione – Consenso del lavoratore – Legittimità – Conservazione del posto di lavoro – Onere della prova a carico del datore di lavoro.

In caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, il datore di lavoro che adduca a fondamento del licenziamento la soppressione del posto di lavoro cui era addetto il lavoratore licenziato ha l’onere di provare non solo che al momento del licenziamento non sussisteva alcuna posizione analoga a quella soppressa alla quale avrebbe potuto essere assegnato il lavoratore licenziato per l’espletamento di mansioni equivalenti a quelle svolte, ma anche di avere prospettato al lavoratore licenziato, senza ottenerne il consenso, la possibilità di un suo impiego in mansioni inferiori rientranti nel suo bagaglio professionale, purché tali mansioni inferiori siano compatibili con l’assetto organizzativo aziendale insindacabilmente stabilito dall’imprenditore.
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Configurabilità del carattere ritorsivo nel licenziamento ingiustificato

L’elemento fondante del licenziamento ritorsivo non è la reazione in sé del datore di lavoro, come espressione legittima del potere disciplinare nei confronti di un dipendente, ma il motivo illecito posto a base del provvedimento espulsivo, che viene celato sotto forma di atto legittimo. Per aversi un licenziamento ritorsivo è, in ogni caso, necessario che il motivo pretesamene illecito (cioè contrario ai casi espressamente previsti dalla legge, pur suscettibili di interpretazione estensiva, all'ordine pubblico ed al buon costume) sia stato l’unico determinante.
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Cassazione, N.24648-3 Dicembre 2015

(Cassazione
N:24648 - 3 Dicembre 2015)

Pres. Roselli, Est. Tria, P.M. Matera (diff.) – E.F. (avv.ti Vacirca, Braggion) c. Going Srl C.F. (avv.ti Montinari, Barbieri, Portolano). Cassa e decide nel merito, Corte d’Appello di Milano, 24.9.2012

Note: Configurabilità del carattere ritorsivo nel licenziamento ingiustificato

Licenziamento individuale – Licenziamento ritorsivo – Nullità

Il divieto di licenziamento discriminatorio è suscettibile, in base all’art. 3 Cost. e sulla scorta della giurisprudenza della Corte di Giustizia Ue in materia di diritto antidiscriminatorio e antivessatorio, di interpretazione estensiva, sicché l’area dei singoli motivi vietati comprende anche il licenziamento per ritorsione o rappresaglia, intesa come ingiusta e arbitraria reazione a un comportamento legittimo del lavoratore, quale unica ragione del provvedimento espulsivo; sempreché il recesso risulti essere stato determinato esclusivamente dall’intento ritorsivo.
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T. Napoli, N.9792-2 Dicembre 2015

(T. Napoli
N:9792 - 2 Dicembre 2015)

Est. Urzini – A.S. Spa (avv. Rizzo) c. A.G., C.P. (avv.ti Marziale, Totaro).

Note: Configurabilità del carattere ritorsivo nel licenziamento ingiustificato

Licenziamento collettivo – Licenziamento ritorsivo – Nullità

Nell’iter processuale di accertamento della natura discriminatoria o ritorsiva del recesso, si deve procedere, innanzitutto, alla ricerca della prova della natura persecutoria-vendicativa-discriminatoria della condotta imputata al datore di lavoro: di talché, in caso affermativo, è ragionevole ritenere che l’intento discriminatorio-ritorsivo sia stato l’unico motivo posto a base del licenziamento, la cui prova potrebbe derivare anche dalla insussistenza dei motivi del recesso
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Esclusione e licenziamento del socio lavoratore di cooperativa: variazioni sul tema

Con la prima pronuncia, la Corte di Cassazione definisce un regolamento necessario di competenza e afferma che la cognizione di domande connesse spetti al Giudice del lavoro qualora una di essa abbia ad oggetto i diritti dei lavoratori. Nell’altra sentenza, si afferma che, qualora l’esclusione di un socio-lavoratore si fondi esclusivamente sul licenziamento del medesimo, non si configura l’ipotesi propria dell’art. 5, co. 2 della l. n. 142 del 2001 che prevede l’automatica caducazione del rapporto di lavoro al venir meno del rapporto associativo. Ne consegue l’applicazione dell’art. 18 Stat. L
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cassazione, N.1259-23 Gennaio 2015

(cassazione
N:1259 - 23 Gennaio 2015)

Pres. Stile, Est. Tria, P.G. Celeste (conf.) – C. cooperativa a r.l. (avv. Marsala) c. V.F. (avv.ti Vacirca, Bozzo). Cassa Corte d’Appello di Genova, 30 giugno 2011.

Note: Esclusione e licenziamento del socio lavoratore di cooperativa: variazioni sul tema

Licenziamento individuale – Cooperative di lavoro – Esclusione/licen- ziamento del socio lavoratore – Applicabilità dell’art. 18 Stat. lav. – Prevalenza del rito del lavoro.

Qualora l’esclusione di un socio lavoratore di cooperativa si fondi esclusiva- mente sul licenziamento del medesimo, non si configura l’ipotesi propria dell’art. 5, comma 2, della legge n. 142/2001, che prevede l’automatica caducazione del rapporto di lavoro alla cessazione del rapporto associativo. Pertanto, in caso di declaratoria di illegittimità del licenziamento che ha costituito motivo determi- nante l’esclusione, anche quest’ultima risulta illegittima. Ne consegue che l’ap- plicazione dell’art. 18 Stat. lav. è esclusa, invece, quando il rapporto di lavoro cessi al venir meno di quello associativo
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cassazione, N.24917-21 Novembre 2014

(cassazione
N:24917 - 21 Novembre 2014)

ord. – Pres. Curzio, Est. Blasutto, P.G. (conf.) – D.F. e F.T. (avv.ti Castellucci, Scappini) c. C. coo- perativa sociale. Cassa Tribunale di Verona, 26 febbraio 2013, ord.

Note: Esclusione e licenziamento del socio lavoratore di cooperativa: variazioni sul tema

Licenziamento individuale – Cooperative di lavoro – Esclusione/licen- ziamento del socio lavoratore – Licenziamento per giustificato mo- tivo oggettivo – Regolamento di competenza – Connessione ex art. 40 cod. proc. civ. – Prevalenza del rito del lavoro.

Qualora il socio lavoratore di cooperativa venga licenziato in conseguenza dell’esclusione dalla compagine associativa e venga altresì licenziato per giustifi- cato motivo oggettivo, le due domande aventi a oggetto ciascun licenziamento sono connesse ai sensi dell’art. 40 cod. proc. civ. e vengono sottoposte alla cogni- zione del giudice del lavoro
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Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo tra tradizione e innovazione

Articolo scritto da:

Nel numero

ANNO LXV - 2014 - 1
Nella sentenza annotata, la Corte di Cassazione delinea gli elementi del giustificato motivo oggettivo di licenziamento, da un lato ribadendo i consolidati orientamenti giurisprudenziali in materia di limiti del sindacato giudiziale sulle scelte imprenditoriali e di modalità di accertamento dell’obbligo di repêchage, e, dall’altro, aprendo la strada ad una visione unitaria dei licenziamenti per motivi economici, mutuando dalla disciplina per i licenziamenti collettivi l’adozione dei criteri di scelta nell’ipotesi di riduzione di personale omogeneo e fungibile.
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Cass, N.24037-23 Ottobre 2013

(Cass
N:24037 - 23 Ottobre 2013)

Sez. lav., sentenza – Pres. Stile, Est. Blasutto, P.M. Corasaniti (conf.) – Ceteas Srl (avv. Brocchi) c. D.A. (avv. Giannangeli). Conf. Corte d’Appello L’Aquila, 16 settembre 2010.

Note: Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo tra tradizione e innovazione
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Giustificato motivo oggettivo – Art. 3, legge 15 luglio 1966, n. 604, e art. 18, legge 20 maggio 1970, n. 300 – Controllo giudiziale sull’effettività delle ragioni organizzative aziendali – Obbligo di repêchage – Criteri di scelta del lavoratore da licenziare – Illegittimità del licenziamento

Il controllo giudiziale sulle ragioni organizzative giustificatrici del licenziamento investe soltanto il profilo dell’effettività dei motivi addotti dal datore di lavoro, sul quale grava anche l’onere di provare l’inesistenza di posizioni lavorative analoghe a quella soppressa e il mancato consenso del dipendente allo svolgimento delle mansioni inferiori disponibili nell’assetto aziendale. Nelle ipotesi di riduzione di personale omogeneo e fungibile, la scelta del lavoratore da licenziare deve essere conforme ai princìpi di correttezza e buona fede e, pertanto, l’imprenditore può avvalersi dei criteri indicati dall’art. 5, legge n. 223/91, per i licenziamenti collettivi
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La ritorsione indiretta

La Cassazione affronta l'interessante caso di una ritorsione indiretta, compiuta cioè a danni di un lavoratore diverso dall'autore della condotta non gradita dall'imprenditore. Nell'occasione è confermato l'indirizzo secondo cui il licenziamento ritorsivo è un atto illecito al quale, data l'analogia di struttura, si applica la disciplina dettata per i licenziamenti discriminatori. Nella nota ci si sofferma ampiamente sulla ritorsione indiretta e si esaminano brevemente altre questioni, ancora non definitivamente risolte riguardanti le fattispecie ritorsive e quelle discriminatorie.
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Corte di cassazione, N.17087-8 Agosto 2011

(Corte di cassazione
N:17087 - 8 Agosto 2011)

Sez. lav. – Pres. Foglia, Est. Ianniello, P.M. Finocchi Ghersi (diff.) – M.V. (avv.ti Grattarola e Spinoso) c. L.V. Srl (avv.ti Boccia e Marelli). Cassa Corte d’Appello Torino 22 maggio 2008.

Note: La ritorsione indiretta

Licenziamento individuale – Ritorsione diretta e indiretta del datore di lavoro – Onere della prova – Nullità dell’atto ed effetto reintegratorio

lavoro a un comportamento legittimo tenuto dal lavoratore colpito (diretto) o anche da un’altra persona a quest’ultimo legata (indiretto), che attribuisce all’atto stesso il connotato dell’ingiustificata vendetta. Quando tale reazione sia il motivo unico e determinante del recesso, il licenziamento è nullo e si applica l’art. 3 della legge n. 108/1990
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Corte di cassazione, N.10097-9 Mag 2011

(Corte di cassazione
N:10097 - 9 Mag 2011)

Sez. III civ. – Pres. Preden, Est. Chiarini, P.M. Russo (conf.) – Ivlnl Srl (avv.ti Ferraro F. e Ferraro G.), Bpa Spa (avv. Sabbatino) e Ma Spa c. S.A. (avv.ti Romanelli e Muto). Conf. Corte d’Appello Napoli 30 dicembre 2005.

Note: La ritorsione indiretta
Parole chiave: infortunio sul lavoro ::

Sicurezza sul lavoro – Infortunio – Doveri del datore di lavoro. Sicurezza sul lavoro – Infortunio – Servizio di sorveglianza – Decesso del lavoratore addetto al servizio di piantonamento a seguito di rapina – Nesso di causalità – Responsabilità del datore di lavoro e del committente – Danno ai superstiti. Sicurezza sul lavoro – Infortunio – Servizio di sorveglianza – Decesso del lavoratore addetto al servizio di piantonamento a seguito di rapina – Nesso di causalità – Responsabilità del committente – Danno ai superstiti

Il datore di lavoro deve predisporre le misure necessarie a garantire l’incolumità del lavoratore e vigilare sulla loro osservanza da parte di quest’ultimo. Ai sensi delle disposizioni del Ccnl, l’istituto di vigilanza è tenuto a fornire alla guardia giurata, in servizio di piantonamento, il giubbotto antiproiettile che deve ritenersi ricompreso nella nozione di «equipaggiamento». Inoltre l’istituto di vigilanza risponde del danno allorché abbia omesso di accertarsi che la vittima avesse effettivamente indossato il giubbotto antiproiettile. Il committente – istituto bancario – risponde del danno patito dai familiari della guardia giurata deceduta a seguito di rapina allorché abbia omesso di attivare il servizio di videosorveglianza presente in loco.
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Redistribuzione delle manioni e giustificato motivo oggettivo di licenziamento

Attraverso la ricostruzione dell’orientamento della giurisprudenza di legittimità in materia di giustificato motivo oggettivo di licenziamento, l'Autrice arriva a condividere l'impostazione della Corte d'Appello laddove ha rilevato l’insussistenza della modifica organizzativa, in quanto l’attività già affidata al dipendente licenziato continuava ed essere integralmente svolta all’interno dell’impresa da parte di altri lavoratori, né erano state adottate altre forme di riassetto aziendale.
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Corte Appello Torino, N.90-30 Marzo 2009

(Corte Appello Torino
N:90 - 30 Marzo 2009)

Pres. Girolami, Est. Pasquarelli – Imet Spa (avv. Castelli) c. D. V. G. (avv. Grattarola). Conf. parz. Trib. Alessandria 10 settembre 2008.

Note: Redistribuzione delle manioni e giustificato motivo oggettivo di licenziamento

Licenziamento individuale – Giustificato motivo oggettivo – Mera redistribuzione delle mansioni fra altri dipendenti – Mancanza di difficoltà economiche contingenti o effettive ragioni tecnico-produttive – Non sussiste.

Non integra la fattispecie legale di giustificato motivo oggettivo un licenziamento attuato senza soppressione del posto di lavoro né delle mansioni, ma con redistribuzione delle mansioni tra il restante personale, senza che venga neppure dedotta la necessità di far fronte a difficoltà economiche contingenti o l’esistenza di effettive ragioni tecnico-produttive che impongano un più razionale assetto aziendale.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo e repêchage: nessun onere di allegazione

In contrasto con l’orientamento prevalente, la Corte di Cassazione con le sentenze n. 5592/2016 e n. 12101/2016 afferma che il lavoratore licenziato per giustificato motivo oggettivo - in sede giudiziale - non è tenuto ad allegare le posizioni in cui avrebbe potuto essere ricollocato. L’impossibilità del repêchage infatti rappresenta un requisito del giustificato motivo oggettivo e deve essere allegata dalla parte che è ex lege onerata della relativa prova, ossia il datore di lavoro. Siffatta conclusione è peraltro confermata anche alla luce del principio di vicinanza della prova.
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Cassazione, N.12101-13 Giugno 2016

(Cassazione
N:12101 - 13 Giugno 2016)

Pres. Venuti, Est. Manna, P.M. Celentano (diff.) – C.D. (avv. Agosto) c. Teknalsystems Srl (avv. Giampà). Cassa Corte d’Appello di Catanzaro, 4.9.2012.

Note: Licenziamento per giustificato motivo oggettivo e repêchage: nessun onere di allegazione
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Giustificato motivo oggettivo – Lavoratore (creditore) – Prova dell’esistenza del rapporto – Allegazione altrui inadempimento – Datore di lavoro (debitore) – Allegazione e prova fatto estintivo – Giustificato motivo di recesso – Impossibilità delrepêchage – onere di allegazione – Datore di lavoro – Sussiste

Il lavoratore, creditore della reintegra, una volta provata l’esistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato risolto dal licenziamento intimatogli, deve solo allegare l’altrui inadempimento, vale a dire l’illegittimo rifiuto di continuare a farlo lavorare oppostogli dal datore di lavoro in assenza di giusta causa o giustificato motivo, mentre su questi incombe allegare e dimostrare il fatto estintivo del diritto azionato, vale a dire l’effettiva esistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo di recesso, in cui rientra anche l’impossibilità del repêchage
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Cassazione, N.5592-22 Marzo 2016

(Cassazione
N:5592 - 22 Marzo 2016)

Pres. Venuti, Est. Patti, P.M. Mastroberardino (conf.) – P.A. (avv. Pullano) c. Harpo Spa (avv.ti Morabito, Consoli). Cassa Corte d’Appello di Trieste, 13.2.2013

Note: Licenziamento per giustificato motivo oggettivo e repêchage: nessun onere di allegazione
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Giustificato motivo oggettivo – Impossibilità delrepêchage – Requisito del giustificato motivo – Art. 5, l. n. 604/1966 – Onere della prova datore di lavoro – Principio di riferibilità o vicinanza della prova – Art. 2697 c.c. – Indisgiungibilità onere della prova e onere di allegazione – Onere di allegazione del datore di lavoro – Sussiste – Onere di allegazione del lavoratore – Non sussiste.

In caso di impugnazione di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, grava sul datore di lavoro l’onere di allegare (oltre che di provare) l’impossibilità del repêchage, in quanto quest’ultimo rappresenta un requisito del giustificato motivo oggettivo. Il lavoratore, invece, non è tenuto ad allegare le diverse mansioni cui avrebbe potuto essere adibito; laddove si accogliesse la tesi opposta, si determinerebbe una divaricazione tra onere di allegazione e onere della prova, entrambi spettanti, alla luce degli ordinari princìpi processuali, alla parte deducente.
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Comportamenti extralavorativi e giusta causa nelle società concessionarie di servizi pubblici

L’A., traendo spunto da una sentenza della Cassazione in tema di giusta causa di licenziamento e comportamenti extralavorativi, ripercorre brevemente gli orientamenti di dottrina e giurisprudenza in proposito, cercando di mettere in evidenza come, a fronte di un approccio concettuale della prima, la seconda mantenga un’impostazione empiristica. L’analisi del decisum mostra che la sentenza annotata si pone in continuità con la posizione assunta oramai da tempo dalla giurisprudenza, ma rileva – al tempo stesso – un profilo di originalità suscettibile di considerevoli ripercussioni pratiche
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Cassazione, N.776-19 Gennaio 2015

(Cassazione
N:776 - 19 Gennaio 2015)

Pres. Roselli, Est. Roselli, P.M. Servello (diff.) – Poste italiane Spa (avv. De Luca Tamajo) c. L.S. (avv.ti Femia, Rigitano). Cassa Corte d’Appello di Napoli, 15 aprile 2011

Note: Comportamenti extralavorativi e giusta causa nelle società concessionarie di servizi pubblici
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Giusta causa – Rapporto fiduciario – Comportamenti extralavorativi – Condanna penale – Natura pubblica dell’attività svolta dall’impresa datrice di lavoro

La sussistenza della giusta causa di licenziamento per un comportamento (illecito) tenuto fuori dall’ambito lavorativo deve essere accertata, tra l’altro, in relazione alla natura dell’attività svolta dall’impresa datrice di lavoro, dovendosi ritenere che il dipendente di una società (a partecipazione pubblica e) concessionaria di un servizio pubblico – sottoposta in quanto tale al rispetto dei princìpi di imparzialità e buon andamento – sia tenuto ad assicurare, anche fuori dall’ambito lavorativo, affidabilità nei confronti del datore e dell’utenza. Ne consegue la legittimità del licenziamento in tronco intimato dalla società erogatrice del servizio pubblico (nella specie, Poste italiane Spa) al proprio dipendente condannato in sede penale per usura ed estorsione
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La riforma del licenziamento individuale tra law and economics e giurisprudenza (Parte I)

English abstract
Il saggio analizza la «colonizzazione» del diritto del lavoro da parte dell’Economia. Tutte le riforme in materia di lavoro sono giustificate dal raggiungimento di obiettivi economici (efficienza, crescita dei livelli occupazionali, competitività dell’impresa), senza considerare la specifica «essenza » di questo diritto (la protezione del lavoratore e la garanzia dei suoi diritti fondamentali). Lo studio analizza quindi la giurisprudenza sui licenziamenti individuali dopo la riforma introdotta nel 2012.
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La provocazione come possibile esimente dell’illecito disciplinare

La sentenza in commento, anteriore alla L. n. 92/12, ha rivolto l’attenzione ad un caso di licenziamento disciplinare irrogato nei confronti di un dipendente che, durante un diverbio con un superiore, profferisce espressioni ingiuriose, quale manifestazione di intolleranza verso un atteggiamento ostile tenuto dall’azienda nei suoi confronti. La gravità di tale comportamento, viene esclusa dalla Corte, che dopo una attenta analisi sul giudizio di proporzionalità, riconosce nell’illecito datoriale una valida esimente ai fini della applicazione della sanzione espulsiva.
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Cassazione, N.807-15 Gennaio 2013

(Cassazione
N:807 - 15 Gennaio 2013)

Sez. lav. – Pres. De Renzis, Est. Venuti, P.M. Matera (conf.) – K.A. (avv.ti Del Punta, Pagni) c. Nencini Laterizi Spa (avv. Formichini). Conf. Corte d’Appello Firenze, 20 febbraio 2009

Note: La provocazione come possibile esimente dell’illecito disciplinare
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Provocazione del datore di lavoro – Frasi ingiuriose del lavoratore – Giusta causa – Insussistenza

Un lavoratore che, durante uno scontro verbale con un suo diretto superiore, pronunci espressioni ingiuriose non è passibile di licenziamento per giusta causa, quando tale atteggiamento costituisca una reazione a un comportamento provocatorio del datore di lavoro
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