mansioni

Nesso di causalità e fattori naturali concorrenti nella produzione del danno

Articolo scritto da: Diego Del Biondo

Il Tribunale di Firenze si pronuncia in merito alla risarcibilità del danno non patrimoniale derivante da un demansionamento ingiusto. Il giudice di merito si esprime sulle modalità di individuazione del nesso causale fra la condotta del datore di lavoro e l’evento dannoso, in presenza di un concorso di cause naturali che hanno contribuito alla produzione dell’evento stesso. Vengono affermati l’impossibilità di graduare percentualmente la responsabilità del datore in presenza di concause naturali, la differente applicazione del regime probatorio nel diritto civile e nel diritto penale e ...

Tribunale Firenze, N.1003-20 Luglio 2011

(Tribunale Firenze
N:1003 - 20 Luglio 2011)

Est. Nuvoli – L.V. (avv.ti Rusconi, Barone) c. Banca CR Firenze Spa (avv. Bechi).

Note: Nesso di causalità e fattori naturali concorrenti nella produzione del danno
Parole chiave: Danno :: mansioni e qualifica :: risarcimento ::

Mansioni e qualifica – Art. 2013 cod. civ. – Adibizioni a mansioni inferiori rispetto a quelle di assunzione – Illegittimità – Risarcimento del danno da dequalificazione professionale non patrimoniale – Nesso di causalità – Concorso di cause – Regime probatorio nel diritto civile – Applicazione delle tabelle predisposte dal Tribunale di Milano.

Il datore di lavoro che ha concorso alla produzione dell’evento di danno insieme a circostanze naturali preesistenti e insufficienti a determinare lo stesso è responsabile per intero di tutte le conseguenze da esso scaturenti secondo normalità.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Ideologia e regole nella nuova disciplina del mutamento di mansioni

Articolo scritto da: Alessandra Raffi

La riforma delle mansioni introdotta dal Jobs Act ha determinato un deterioramento della dignità della persona che lavora e una involuzione della normativa che regolamentava le mansioni, perfino peggiorativa del vecchio testo dell’art. 2103 c.c., in vigore prima dell’introduzione nel nostro ordinamento dello Statuto dei lavoratori. L’intera tematica può essere riassunta nell’alternativa tra «tutela della professionalità» e «tutela dell’inquadramento».

Nuove problematiche in tema di mansioni e qualifica del lavoratore

Articolo scritto da: Bruno Balletti

Il saggio analizza i recenti interventi della giurisprudenza in tema di mansioni e qualifica del lavoratore: mansioni promiscue, mobilità orizzontale e clausole di fungibilità, rifiuto a svolgere mansioni inferiori, il risarcimento del danno da demansionamento.

Lo ius variandi nel «nuovo» art. 2103 cod. civ.

Articolo scritto da: Umberto Gargiulo

Il saggio esamina la disciplina del mutamento di mansioni dopo la riforma dell’articolo 2103 del codice civile. L’Autore indaga, in particolare, i margini di deroga riconosciuti al datore, i rischi di abuso e gli spazi per il controllo giudiziale, con specifico riferimento all’adibizione del lavoratore a mansioni inferiori rispetto a quelle d’inquadramento e alla stipulazione di accordi di declassamento.

Tribunale Modena, N.737-26 Febbraio 2010

(Tribunale Modena
N:737 - 26 Febbraio 2010)

Est. Ponterio – F. D., G. M., M. E., R. A. (avv. Bertoni) c. Biztiles Italia Spa e c. Gruppo Ceramiche Ricchetti Spa (avv.ti Borsari e D’Incerti).

Note: Ambito di applicazione dei criteri di scelta e infungibilità della posizione del lavoratore nelle procedure di mobilità

Licenziamenti collettivi – Licenziamenti collettivi conseguenti a cessazione di attività – Riduzione e criteri di scelta del personale – Limitazione della scelta alla sola unità produttiva interessata dalla riduzione o cessazione dell’attività – Comparazione dei lavoratori aventi professionalità fungibili – Necessità.

Nell’ambito delle procedure di mobilità, ove la ristrutturazione o la soppressione sia limitata a un settore dell’azienda ma non esaurisca in esso i suoi effetti, per la mancanza di autonomia di tale settore e per la presenza in esso di professionalità fungibili e suscettibili di passaggio al settore mantenuto in attività, non solo l’ambito della scelta dei lavoratori da licenziare deve investire l’intero complesso aziendale, ma, ancor prima, la comunicazione ex art. 4, comma 3, legge n. 223/91, deve contenere l’indicazione delle ragioni che rendono impraticabili misure diverse dai programmati licenziamenti misure diverse dai programmati licenziamenti.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

La flessibilità funzionale e i poteri del datore di lavoro. Prime considerazioni sui decreti attuativi del Jobs Act e sul lavoro

Articolo scritto da: Vito Pinto.

Il saggio mostra come le recenti riforme legislative, pur ampliando i poteri del datore di lavoro, non introducono un equilibrio qualitativamente diverso tra gli opposti interessi di cui sono portatori il datore di lavoro e il lavoratore. Attraverso l’analisi dei nuovi regimi, in particolare l'introduzione degli strumenti di lavoro, la variazione delle mansioni, tempo di lavoro nel part-time e il possibile intervento su smart working, l’A. evidenzia come l’intervento legislativo si risolva in un aggiustamento della disciplina previgente e non esprima una precisa linea di politica del diritto

«Sciopero» delle mansioni: un ritorno alla tecnica definitoria?

Articolo scritto da: Enrico Raimondi

La Cassazione, con le sentenze in esame, afferma il principio in base al quale soltanto l’astensione totale dalla prestazione lavorativa, in una determinata unità di tempo, può essere considerata quale sciopero. Di conseguenza, il cd. sciopero delle mansioni rappresenta inadempimento contrattuale che rende legittime le sanzioni disciplinari irrogate nei confronti dei partecipanti all’astensione. L’A., dopo aver ricordato l’elaborazione giurisprudenziale in materia di sciopero, sottopone a critica il principio espresso dalla Corte.

Corte di cassazione, N.548-12 Gennaio 2011

(Corte di cassazione
N:548 - 12 Gennaio 2011)

Sez. lav. – Pres. Miani Canevari, Est. Filabozzi, P.M. Matera – L.D. (avv. Zezza) c. Poste italiane Spa (avv. Trifirò). Conf. Corte d’Appello Milano 14 aprile 2008.

Note: «Sciopero» delle mansioni: un ritorno alla tecnica definitoria?

Sciopero – Rifiuto di svolgere determinate mansioni – Insussistenza – Sanzione disciplinare – Legittimità

Lo sciopero, nei fatti, si risolve nella mancata esecuzione in forma collettiva della prestazione lavorativa, con corrispondente perdita della relativa retribuzione. Questa mancata esecuzione si estende per una determinata unità di tempo: una giornata di lavoro, più giornate, oppure periodi di tempo inferiori alla giornata,... tecnico temporale», al di sotto della quale l’attività lavorativa non ha significato esaurendosi in una erogazione di energie senza scopo. Al contrario, ci si colloca al di fuori del diritto di sciopero quando il rifiuto di rendere la prestazione per una data unità di tempo non sia integrale, ma riguardi solo uno o più tra i compiti che il lavoratore è tenuto a svolgere. È il caso del cd. sciopero dell
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Corte di cassazione, N.9715-3 Mag 2011

(Corte di cassazione
N:9715 - 3 Mag 2011)

Sez. lav. – Pres. Foglia, Est. Mancino, P.M. Finocchi Ghersi – Cobas (avv. Afeltra) c. Poste italiane Spa (avv. Tosi). Conf. Corte d’Appello Genova 8 aprile 2008.

Note: «Sciopero» delle mansioni: un ritorno alla tecnica definitoria?

Sciopero – Rifiuto di svolgere determinate mansioni – Insussistenza – Sanzione disciplinare – Legittimità.

Lo sciopero, nei fatti, si risolve nella mancata esecuzione in forma collettiva della prestazione lavorativa, con corrispondente perdita della relativa retribuzione. Questa mancata esecuzione si estende per una determinata unità di tempo: una giornata di lavoro, più giornate, oppure periodi di tempo inferiori alla giornata, sempre che non si vada oltre quella che viene definita «minima unità tecnico-temporale», al di sotto della quale l’attività lavorativa non ha significato esaurendosi in una erogazione di energie senza scopo. Al contrario, ci si colloca al di fuori del diritto di sciopero quando il rifiuto di rendere la prestazione per una data unità di tempo non sia integrale, ma riguardi solo uno o più tra i compiti che il lavoratore è tenuto a svolgere.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Corte di cassazione, N.12979-14 Giugno 2011

(Corte di cassazione
N:12979 - 14 Giugno 2011)

Sez. lav. – Pres. Foglia, Est. Mancino, P.M. Finocchi Ghersi – T.C. (avv. Zezza) c. Poste italiane Spa (avv. Molteni). Conf. Corte d’Appello Brescia 7 aprile 2007.

Note: «Sciopero» delle mansioni: un ritorno alla tecnica definitoria?

Sciopero – Rifiuto di svolgere determinate mansioni – Insussistenza – Sanzione disciplinare – Legittimità.

Lo sciopero, nei fatti, si risolve nella mancata esecuzione in forma collettiva della prestazione lavorativa, con corrispondente perdita della relativa retribuzione. Questa mancata esecuzione si estende per una determinata unità di tempo: una giornata di lavoro, più giornate, oppure periodi di tempo inferiori alla giornata, sempre che non si vada oltre quella che viene definita «minima unità tecnico-temporale», al di sotto della quale l’attività lavorativa non ha significato esaurendosi in una erogazione di energie senza scopo. Al contrario, ci si colloca al di fuori del diritto di sciopero quando il rifiuto di rendere la prestazione per una data unità di tempo non sia integrale, ma riguardi solo uno o più tra i compiti che il lavoratore è tenuto a svolgere.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Corte di cassazione, N.19156-20 Settembre 2011

(Corte di cassazione
N:19156 - 20 Settembre 2011)

Sez. lav. – Pres. Miani Canevari, Est. Filabozzi, P.M. Matera – L.D. (avv. Zezza) c. Poste italiane Spa (avv. Trifirò). Conf. Corte d’Appello Milano 14 aprile 2008.

Note: «Sciopero» delle mansioni: un ritorno alla tecnica definitoria?

Sciopero – Rifiuto di svolgere determinate mansioni – Insussistenza – Sanzione disciplinare – Legittimità.

Lo sciopero, nei fatti, si risolve nella mancata esecuzione in forma collettiva della prestazione lavorativa, con corrispondente perdita della relativa retribuzione. Questa mancata esecuzione si estende per una determinata unità di tempo: una giornata di lavoro, più giornate, oppure periodi di tempo inferiori alla giornata, sempre che non si vada oltre quella che viene definita «minima unità tecnico temporale», al di sotto della quale l’attività lavorativa non ha significato esaurendosi in una erogazione di energie senza scopo. Al contrario, ci si colloca al di fuori del diritto di sciopero quando il rifiuto di rendere la prestazione per una data unità di tempo non sia integrale, ma riguardi solo uno o più tra i compiti che il lavoratore è tenuto a svolgere
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Gli (inevitabili) problemi applicativi della sopravvenuta abrogazione del criterio dell’equivalenza delle mansioni

Articolo scritto da: Enrico Maria Terenzio

Le sentenze in esame sono le prime ad affrontare un caso di demansionamento iniziato prima dell’entrata in vigore del d.lgs. 81/15 e continuato in epoca successiva al 25.6.15, pervenendo però a soluzioni diametralmente opposte circa l’applicabilità della nuova disciplina al caso esaminato e, quindi, sull’attualità della richiesta di reintegrazione nelle mansioni precedenti.

Tribunale Roma, N.4245-30 Settembre 2015

(Tribunale Roma
N:4245 - 30 Settembre 2015)

Est. Sordi – P.E. (avv. Russo) c. F.E. (avv. Ghera).

Note: Gli (inevitabili) problemi applicativi della sopravvenuta abrogazione del criterio dell’equivalenza delle mansioni
Parole chiave: mansioni :: qualifica :: 2103 ::

Mansioni e qualifica – Art. 2103 c.c. – Adibizione a mansioni inferiori – Illecito contrattuale a carattere permanente – Configurabilità – Art. 3, d.lgs. n. 81/2015 – Immediata applicabilità ai rapporti di lavoro in corso – Disciplina legislativa e contrattuale giorno per giorno vigente – Rilevanza.

Il demansionamento del lavoratore costituisce una sorta di illecito permanente, nel senso che esso si attua e si rinnova ogni giorno in cui il dipendente viene mantenuto a svolgere mansioni inferiori rispetto a quelle che egli, secondo legge e contratto, avrebbe diritto di svolgere. Conseguentemente, la valutazione della liceità o meno della condotta posta in essere dal datore nell’esercizio del suo potere di assegnare e variare, a certe condizioni, le mansioni che il dipendente è chiamato a espletare va necessariamente compiuta con riferimento alla disciplina legislativa e contrattuale vigente giorno per giorn...
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Tribunale Ravenna, N.577-22 Settembre 2015

(Tribunale Ravenna
N:577 - 22 Settembre 2015)

Est. Riverso – P.G. (avv. Bagnara) c. H. Spa (avv.ti Pivato, Baraccani).

Note: Gli (inevitabili) problemi applicativi della sopravvenuta abrogazione del criterio dell’equivalenza delle mansioni
Parole chiave: qualifica 2013 :: mansioni ::

Mansioni e qualifica – Art. 2103 c.c. – Adibizione del lavoratore a mansioni inferiori – Illecito contrattuale prodottosi in vigenza della disciplina antecedente – Applicabilità dell’art. 3, d.lgs. n. 81/15 – Esclusione – Continuazione del demansionamento in vigenza della nuova disciplina – Irrilevanza – Insussistenza di norme retroattive e/o transitorie.

La nuova normativa in materia di mansioni non è applicabile al demansionamento che si è prodotto nel vigore della legge precedente, in quanto il fatto che segna il discrimine tra una normativa e l’altra è proprio il prodursi del demansionamento stesso – illecito contrattuale, con la correlata tutela reintegratoria e risarcitoria –, a nulla rilevando che esso continui nel vigore della legge successiva, la quale peraltro non contiene alcuna norma di natura retroattiva e nemmeno di diritto intertemporale.
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa

Giurisprudenza di merito sulla dequalificazione professionale alla luce dell’intervento delle Ss.Uu. dell’11 settembre 2008

Articolo scritto da: Alessandro Veltri

La Corte, oltre a far tesoro della pronuncia della Cassazione del 2006, riprende, citandola testualmente, la sentenza sempre delle Sezioni Unite 11 novembre 2008, n. 26972 che elimina la categoria del danno esistenziale, inteso come pregiudizio di attività realizzatrici della persona umana, ed opera una semplificazione sistematica delle varie figure di danno all’interno dell’unica fattispecie di danno non patrimoniale. Spetta al giudice accertare l’effettiva consistenza del pregiudizio, individuare la portata delle ripercussioni negative sui diritti della persona sanciti dalla Costituzione

Corte di Appello Firenze, N.1138-24 Marzo 2009

(Corte di Appello Firenze
N:1138 - 24 Marzo 2009)

Pres. Amato, Est. Nisticò – L. G. (avv.ti Rusconi e Barone) c. Banca Cassa di Risparmio di Firenze Spa (avv.ti Bechi e Gennarelli).

Note: Giurisprudenza di merito sulla dequalificazione professionale alla luce dell’intervento delle Ss.Uu. dell’11 settembre 2008

Mansioni e qualifiche – Dequalificazione –Art. 2087 cod. civ. – Risarcimento del danno – Tutela della personalità morale del lavoratore – Danno non patrimoniale – Onere della prova – Quantificazione.

La dequalificazione professionale del lavoratore comporta la liquidazione del danno patrimoniale e del danno non patrimoniale, secondo l’interpretazione «costituzionalmente orientata» della sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 26972 del 2008. Ciò in relazione alla tutela data alla personalità morale del lavoratore secondo il combinato disposto degli artt. 41 Cost. e 2087 cod. civ. (per ciò che concerne il bene dignità) e 32 Cost. (per ciò che concerne il bene salute). Tale danno è peraltro in re ipsa e si identifica con la lesione
abbonati
Abbonandoti puoi leggere e scaricare la sentenza completa