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principio di non discriminazione

Il diritto dell’Unione europea mortificato dalla «autosufficienza» della Corte di Cassazione

È un fatto che il principio di non discriminazione, in base alla «cittadinanza», nella materia della sicurezza sociale, previsto dagli Accordi Ce-Algeria, Ce-Marocco e Ce- Tunisia – prima di «cooperazione» e ora di «associazione» – passa praticamente inosservato, nonostante la presenza di una consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia Ce, a partire dalla sentenza Kziber, n. 18/90 del 31 gennaio 1991.
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Corte di Cassazione, N.24278-29 Settembre 2008

(Corte di Cassazione
N:24278 - 29 Settembre 2008)

Sez. lav. – Pres. Sciarelli, Est. Cuoco, P.M. Pivetti (diff.) – D. B. (avv.ti Andreoni e Balsamo) c. Inps (avv.ti Fabiani, Triolo e Stumpo) e Comune di Marsala (n. c.).

Note: Il diritto dell’Unione europea mortificato dalla «autosufficienza» della Corte di Cassazione

Assegno per il nucleo familiare art. 65, legge n. 448/1988 – Art. 65, comma 1, dell’Accordo di associazione Ce-Tunisia del 17 luglio 1995 – Principio di non discriminazione in base alla nazionalità nella materia della sicurezza sociale – Esclusione.

Considerando l’espresso riferimento alla attività professionale salariata (art. 64 del predetto Accordo), alle condizioni di lavoro, di retribuzione e di licenziamento (espressione ripetuta nell’art. 64, commi 1 e 2), nonché agli aspetti della previdenza sociale attinenti alle prestazioni in caso di malattia e di maternità, di invalidità, di vecchiaia, di reversibilità, le prestazioni per infortuni sul lavoro e per malattie professionali, le indennità in caso di decesso, i sussidi di disoccupazione e le prestazioni familiari, è da ritenere che il beneficio ivi previsto (in quanto connesso al lavoro, alla retribuzione e al licenziamento, e attinente a specifiche prestazioni connesse a un rapporto di lavoro in atto) abbia natura previdenziale.
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Poteri del giudice nell’azione giudiziaria antidiscriminazione: riflessioni sulla giurisprudenza italiana alla luce degli obblig

La portata e l’ambito di applicazione del principio di non discriminazione hanno conosciuto una profonda evoluzione nell’ordinamento giuridico europeo. L'A. analizza la giurisprudenza italiana intervenuta sul tema alla luce degli obblighi del diritto dell'Unione Europea.
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La protezione dei lavoratori non-standard

Muovendo da una ricostruzione delle politiche e delle tecniche regolative dell’Unione europea nell’area del lavoro c.d. non-standard, il saggio analizza criticamente le forme di tutela previste dall’ordinamento europeo in favore dei lavoratori flessibili, soffermandosi in particolare sui modi di operare del principio di non discriminazione
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Uguaglianza, parità e non discriminazione nel diritto dell’Unione europea (Parte I)

English abstract
L’articolo tratta del divieto di discriminazione nel diritto dell’Ue. L’analisi è condotta attraverso l’esame dei concetti fondamentali di uguaglianza e non discriminazione nei loro vari significati e del diritto antidiscriminatorio come uno strumento di tutela di soggetti deboli e potenzialmente discriminabili. Lo studio inizia con una ricostruzione della situazione precedente il 2000, dedicando attenzione ai limiti di alcune leggi nazionali, in particolare in tema di onere della prova e di discriminazione indiretta.
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La Corte di Giustizia e il lavoro non standard: vincoli e implicazioni negli ordinamenti nazionali

Il saggio ricostruisce il percorso interpretativo della C. di Giustizia in risposta alle numerose domande pregiudiziali nella materia del lavoro non standard, che ha rappresentato in questi ultimi anni un tema privilegiato di dialogo tra la Corte ed i giudici nazionali, con frutti che risultano meritevoli di studio non solo in ragione della forza protettiva esercitata nei confronti del lavoratore non standard, ma anche per gli agganci che presentano con profili di rilievo generale, quali il principio del primato del diritto dell'Ue, il principio di non discriminazione e quello di effettività.
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Uguaglianza, parità e non discriminazione nel diritto dell’Unione europea (Parte II)

English abstract
L’articolo tratta del divieto di discriminazione nel diritto dell’Ue. L’analisi è condotta attraverso l’esame dei concetti fondamentali di uguaglianza e non discriminazione nei loro vari significati e del diritto antidiscriminatorio come uno strumento di tutela di soggetti deboli e potenzialmente discriminabili. L’articolo restituisce un quadro del diritto antidiscriminatorio caratterizzato, da un lato, da una copiosa produzione normativa e, dall’altro, dalla resistenza dei singoli Stati a una corretta trasposizione.
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L’utilizzo dei princìpi generali nella giurisprudenza europea

Il saggio propone una riflessione sull’utilizzo dei princìpi generali nella recente giurisprudenza della Corte di Giustizia Ue, prendendo le mosse dal problema preliminare della classificazione degli stessi, alla luce della diversificata terminologia concretamente adottata nelle decisioni degli eurogiudici. L’Autore dedica particolare attenzione al tema della funzione ed efficacia di tali princìpi, alla luce della nota sentenza Kücükdeveci, concernente l’esistenza di un principio generale di non discriminazione in base all’età
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