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trasferimento

Gli effetti della nullità del licenziamento intimato al lavoratore che si rifiuta di aderire a un trasferimento illegittimo

(Corte di Cassazione
10 Novembre 2008, n.26920)

Pres. Senese; Rel. Stile; P.M. Pivetti (diff.) – Haschette Rusconi Pubblicità Spa (avv. Amadesi) c. G. A. (avv.ti Salvago, Antonucci). Corte d’Appello Roma 3 novembre 2004

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Nel numero

ANNO LX - 2009 - N3
Nella sentenza che si commenta la Suprema Corte, conformemente al precedente orientamento, ritiene nullo il licenziamento intimato a un lavoratore a seguito del rifiuto di ottemperare alle disposizioni datoriali rispetto a un trasferimento dichiarato poi illegittimo.
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Il trasferimento del disabile per incompatibilità ambientale

Articolo scritto da:

Nel numero

ANNO LXV - 2014 - 2
Parole chiave: lavoratore trasferimento
La Corte di Cassazione si pronuncia sul caso del trasferimento di un lavoratore disabile avvenuto senza il previo consenso richiesto dal comma 6 dell'art. 33 della L. 104/1992 e ritiene che, nella fattispecie, sia legittimo in quanto, secondo un ragionamento del giudice di merito ritenuto logico ed adeguato, risulta motivato da tensioni e contrasti sorti nell'ambiente di lavoro e con rilevanti ripercussioni sull'attività aziendale, ragioni che realizzano di per sè un'obiettiva esigenza di modifica del luogo di lavoro e giustificano l'inapplicabilità della tutela prevista dalla L. 104/1992.
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Cassazione, N.24775-5 Novembre 2013

(Cassazione
N:24775 - 5 Novembre 2013)

Sez. lav. – Pres. Miani Canevari, Est. Venuti, P.M. Fresa (diff.) – L.F. (avv.ti Bersani, Vinzia) c. Edisu (avv. X). Conf. Corte d’Appello Milano, 28 giugno-15 settembre 2011.

Note: Il trasferimento del disabile per incompatibilità ambientale
Parole chiave: Trasferimento del lavoratore ::

Trasferimento del lavoratore – Incompatibilità ambientale – Commi 5 e 6 dell’art. 33 della legge n. 104/1992 – Violazione e falsa applicazione – Non sussiste.

Il diritto del lavoratore disabile a non essere trasferito in altra sede senza suo consenso ai sensi dell’art. 33, comma 6, della legge n. 104/1992, mentre non può subire limitazioni in caso di mobilità connessa a ordinarie esigenze tecnico-produttive dell’azienda, non è invece esercitabile ove sia accertata la incompatibilità del dipendente con i suoi collaboratori, in quanto tale situazione costituisce, di per sé, una causa di disorganizzazione e disfunzione aziendale che giustifica la modifica della sede di lavoro.
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Trasferimento di ramo d'azienda, dismissione di partecipazioni societarie e rito Fornero

La sentenza in commento consente di riflettere, da un lato, sull’applicabilità del rito Fornero a casi in cui sia controversa la titolarità del rapporto di lavoro, quale questione pregiudiziale rispetto alla domanda di impugnazione del licenziamento, e dall’altro, sull’estensione della nozione di trasferimento di ramo d’azienda. Circoscritto il concetto di ramo d’azienda, si propone una rassegna degli orientamenti relativi al rapporto tra trasferimento di ramo di azienda e cessione di partecipazioni societarie, verificando se il secondo istituto possa produrre effetti assimilabili al primo.
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Tribunale Roma, N.ord.-7 Aprile 2015

(Tribunale Roma
N:ord. - 7 Aprile 2015)

Est. Franchini – C.T. (avv. Aiello) c. Invitalia Partecipazioni Spa e Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa Spa (avv. De Vivo).

Note: Trasferimento di ramo d'azienda, dismissione di partecipazioni societarie e rito Fornero

Controversie di lavoro e previdenza – Rito Fornero – Ambito di applicazione – Questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro – Titolarità del rapporto – Applicabilità. Trasferimento di azienda – Cessione di partecipazioni societarie – Applicazione dell’art. 2112 cod. civ. – Criteri. Licenziamento individuale – Licenziamento per giustificato motivo oggettivo per cessazione di attività – Attività non cessata ma trasferita quale ramo di azienda – Nullità del licenziamento per violazione di norma imperativa – Reintegrazione ex art. 18, comma 1, Stat. lav. – Applicabilità.

Il rito Fornero si applica ad una questione legata da un vincolo di pregiudizialità alla domanda di impugnazione del licenziamento, riguardante la costituzione di un rapporto di lavoro in capo a un soggetto diverso dal datore. La cessione di partecipazioni societarie costituisce trasferimento d'azienda ove lo scopo delle parti sia la sostituzione di un soggetto a un altro nella conduzione dell’impresa. Il licenziamento intimato per gmo costituito da cessazione dell’attività, ove il datore abbia in realtà trasferito ad altri l’attività economica organizzata, è nullo per violazione di norma imperativa, con applicazione della tutela reintegratoria piena disposta dall’art. 18, comma 1, Stat. lav. per gli «altri casi di nullità previsti dalla legge».
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Trasferimento senza consenso e assistenza a un familiare con handicap: ipotesi legittima nel caso di incompatibilità ambientale

Il diritto del lavoratore legittimato ad assistere un familiare con handicap a non essere trasferito ad altra sede senza il suo consenso vige in caso di mobilità connessa ad ordinarie esigenze tecnico – produttive dell’azienda o della pubblica amministrazione. Diversamente, il trasferimento per incompatibilità ambientale può essere utilizzato qualora la considerazione complessiva e l’equo bilanciamento dei valori costituzionali coinvolti necessitano di un intervento risolutivo dei gravi ed accertati pregiudizi derivanti dalla permanenza del dipendente presso l’originaria sede di lavoro.
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Corte di Cassazione, N.16102-9 Luglio 2009

(Corte di Cassazione
N:16102 - 9 Luglio 2009)

Ss.Uu. – Pres. Carbone, Est. Morcavallo, P.M. Martone (Conf.) – Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (Avvocatura Generale dello Stato) c. A. (non costituita). Cassa Corte d’Appello Messina 24 giugno 2004.

Note: Trasferimento senza consenso e assistenza a un familiare con handicap: ipotesi legittima nel caso di incompatibilità ambientale
Parole chiave: trasferimento :: handicap ::

Lavoro subordinato – Lavoratore che assiste un familiare con handicap – Incompatibilità ambientale – Gravi disfunzioni organizzative per il datore di lavoro – Bilanciamento di diritti costituzionalmente garantiti – Legittimità del trasferimento senza consenso.

Alla luce di una interpretazione dell’art. 33, comma 5, della legge n. 104 del 1992 orientata alla complessiva considerazione dei princìpi e dei valori costituzionali coinvolti, il diritto del genitore o del familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato, di non essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede, mentre non può subire limitazioni in caso di mobilità connessa a ordinarie esigenze tecnico-produttive dell’azienda, ovvero della pubblica amministrazione, non è invece attuabile ove sia accertata, in base a una verifica rigorosa anche in sede giurisdizionale, la incompatibilità della permanenza del lavoratore nella sede di lavoro.
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La configurabilità del trasferimento in caso di riammissione in servizio in nuova sede a seguito di nullità del termine

L’ottemperanza del datore di lavoro all’ordine giudiziale di riammissione in servizio, a seguito di accertamento della nullità dell’apposizione di un termine, implica il reinserimento del lavoratore nella sede originaria, atteso che il rapporto contrattuale si intende come mai cessato; il ripristino del rapporto presso una sede diversa va qualificato come trasferimento nullo, implicante un inadempimento del contratto di lavoro che legittima il rifiuto del dipendente a riprendere la prestazione lavorativa
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Cassazione, N.13060-10 Giugno 2014

(Cassazione
N:13060 - 10 Giugno 2014)

Sez. lav. – Pres. Vidiri, Est. Ghinoy, P.M. Fresa (conf.) – Poste italiane Spa (avv. Pessi) c. R.F. C.F. (avv. Vacirca). Conf. Corte d’Appello Firenze, 6 ottobre 2007.

Note: La configurabilità del trasferimento in caso di riammissione in servizio in nuova sede a seguito di nullità del termine
Parole chiave: trasferimento :: termine :: contratto ::

Contratto a termine – Nullità della clausola appositiva del termine – Riammissione in servizio in sede diversa da quella di originaria appartenenza – Eccezione di inadempimento – Licenziamento – Reintegrazione nel posto di lavoro

L’ordine di riammissione nel posto di lavoro emanato dal giudice che dichiara la nullità del termine apposto a un contratto esige che il lavoratore sia in ogni caso ricollocato nel luogo e nelle mansioni originarie, salva la facoltà per il datore di lavoro di disporne con successivo provvedimento il trasferimento ad altra unità produttiva, laddove ne ricorrano le condizioni tecniche, organizzative e produttive. Ne consegue che il trasferimento del lavoratore al di fuori di tali condizioni è nullo, in quanto integra un inadempimento contrattuale da parte del datore di lavoro, e giustifica, sia quale attuazione dell’eccezione di inadempimento ai sensi dell’art. 1460 cod. civ. sia in considerazione dell’inidoneità a produrre effetti da parte degli atti nulli, il rifiuto...
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Trasferimento del ramo d'azienda e tutele del lavoratore

Nel caso di illegittimo trasferimento del ramo d’azienda con la conseguente reintegrazione alle dipendenze dell’impresa cedente, la sottoscrizione di un accordo conciliativo tra impresa cessionaria e lavoratori non inficia l’interesse di questi ultimi ad agire nei confronti dell’impresa cedente, posto che lo svolgimento in via di fatto delle prestazioni lavorative non equivale ad accettazione della cessione del contratto di lavoro
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Corte Appello Firenze, N.590-1 Ottobre 2015

(Corte Appello Firenze
N:590 - 1 Ottobre 2015)

Pres. ed Est. Bronzini – Telecom Italia Spa (avv.ti Maresca, Romei, Boccia) c. S.L., P.M., P.L. (avv.ti Rusconi, Barone)

Note: Trasferimento del ramo d'azienda e tutele del lavoratore
Parole chiave: trasferimento :: Retribuzione :: ramo :: azienda ::

Trasferimento di azienda – Trasferimento del ramo d’azienda – Pagamento delle retribuzioni maturate e non percepite – Natura previdenziale dell’indennità di mobilità – Unicità del rapporto di lavoro – Interesse ad agire nei confronti del cedente dopo la risoluzione consensuale con la cessionaria

Nel caso di illegittimo trasferimento del ramo d’azienda con la conseguente reintegrazione alle dipendenze dell’impresa cedente, la sottoscrizione di un accordo conciliativo tra impresa cessionaria e lavoratori non inficia l’interesse di questi ultimi ad agire nei confronti dell’impresa cedente, posto che lo svolgimento in via di fatto delle prestazioni lavorative non equivale ad accettazione della cessione del contratto di lavoro
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Nulla osta rilasciato dalle associazioni sindacali e richiamo all’art. 19 dello Statuto dei lavoratori: ambito di applicazione e

La Corte, con la sentenza in esame, chiarisce che, rilevata definitivamente la mancanza dei requisiti di cui all’art. 19 dello Statuto, per stabilire se disapplicare o meno la tutela in tema di trasferimento, si dovrà aver riguardo al tempo del sorgere del diritto.
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Corte di Cassazione, N.8725-9 Aprile 2009

(Corte di Cassazione
N:8725 - 9 Aprile 2009)

Sez. lav. – Pres. Sciarelli, Est. Consigliere Curzio, P.M. Riello (Diff.) – Telecom Italia Spa (avv.ti Maresca, Romei, Boccia e Morrico) c. Sindacato nazionale autonomo Telecomunicazioni Radiotelevisione (avv.ti Tribulato e Matafù). Cassa Corte d’Appello Messina 6 febbraio 2006.

Note: Nulla osta rilasciato dalle associazioni sindacali e richiamo all’art. 19 dello Statuto dei lavoratori: ambito di applicazione e
Parole chiave: diritto sindacale ::

Attività sindacale – Trasferimento Rsa – Art. 22 Stat. lav. – Obbligo di nulla osta – Legittimità del trasferimento – Costituzione di Rsa – Sottoscrizione dei contratti collettivi – Sussistenza dei requisiti per il godimento dei diritti sindacali.

In tema di trasferimento del dirigente sindacale aziendale soltanto previo nulla osta del sindacato di appartenenza, l’art. 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (cd. Statuto dei lavoratori), al quale rinvia il successivo art. 22, va interpretato, nel testo risultante dalla parziale abrogazione referendaria, conformemente al percorso esegetico indicato dalla giurisprudenza costituzionale (segnatamente, Corte Cost., sentenza n. 54 del 1974), nel senso che esso non incide sulla possibilità di costituire rappresentanze sindacali aziendali (Rsa), ma si limita a definire i requisiti che le Rsa stesse devono possedere per poter fruire dei diritti sindacali disciplinati dal Titolo III del medesimo Statuto dei lavoratori.
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Sui reparti confino

Il caso riguarda il trasferimento di alcune lavoratrici che usufruivano di permessi per assistere parenti con handicap grave. Il giudice ha affermato che la l.n. 104/92 si caratterizza per la finalità del soddisfacimento delle esigenze di socializzazione della persona, anche mediante la tutela di coloro che prestano assistenza. Osservando che nel reparto di destinazione si trovava una percentuale considerevolmente più alta sia di disabili sia di persone che usufruivano dei permessi per assistenza, il giudice ha dichiarato nulli perché discriminatori i trasferimenti.
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Tribunale di Roma, N.-18 Novembre 2014

(Tribunale di Roma
N: - 18 Novembre 2014)

Est. Casari – De Seta e altri (avv. Salvagni) c. Telecom Italia Spa (avv.ti. Maresca, Boccia)

Note: Sui reparti confino
Parole chiave: trasferimento :: disabilità :: discriminazione ::

Disabilità – Lavoratore che presta assistenza – Trasferimento nell’ambito comunale senza il suo consenso – Illegittimità. Discriminazioni – Trasferimento in reparto confino – Nullità.

Le posizioni soggettive riconosciute dall’art. 33, legge n. 104/92, e i limiti al loro esercizio vanno individuati alla luce della finalità del soddisfacimento dell’esigenza di socializzazione quale fondamentale fattore di sviluppo della persona, come emerge dalla giurisprudenza costituzionale sul tema, dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e dalla Carta dei diritti fondamentali, sicché la distanza tra il luogo di lavoro e la residenza del lavoratore non è l’unico dato onde valutare la lesività del trasferimento, atteso che gli oneri di assistenza dipendono altresì dalla distanza dall’abitazione dell’assistito, ecc. dai tempi di percorrenza a loro volta condizionati dal traffico e dai mezzi pubblici a disposizione
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Retrocessione dell'azienda e non derogabilità dell'art. 2112 c.c.

Fatti brevi cenni sulla applicabilità alla fattispecie del contratto di fitto di azienda in luogo del contratto di locazione commerciale, l’autrice esamina l’iter logico-argomentativo seguito dal giudice del lavoro adito, che risolve il giudizio azionato dalla lavoratrice sancendo la nullità dell’intimato licenziamento sulla scorta del principio per il quale le parti non potevano in alcun modo escludere l’operatività dell’art. 2112 c.c. applicabile anche alla fattispecie della retrocessione dell’azienda affittata.
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Tribunale Parma, N.Est. Pascarelli – A.M.O. (avv.ti Petronio G., Mazzoni, Petronio M.) c. VR Milan Srl (avv.ti A. Mogavero, F. M

(Tribunale Parma
N:Est. Pascarelli – A.M.O. (avv.ti Petronio G., Mazzoni, Petronio M.) c. VR Milan Srl (avv.ti A. Mogavero, F. Minella, G. Pinardi) - 24 Marzo 2016)

Note: Retrocessione dell'azienda e non derogabilità dell'art. 2112 c.c.
Parole chiave: trasferimento :: retrocessione :: azienda ::

Trasferimento di azienda – Retrocessione dell’azienda affittata in un centro shopping outlet – Inderogabilità dell’art. 2112 c.c. – Nullità del licenziamento per violazione di norma imperativa – Obbligo di mantenimento dell’occupazione.

Il licenziamento intimato all’esito della retrocessione di un’azienda affittata in un centro shopping outlet, in applicazione della clausola contrattuale che prevede un’espressa deroga alle previsioni di cui all’art. 2112 c.c., è palesemente nullo per contrasto con norma imperativa.
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Il trasferimento per incompatibilità ambientale: nozione e disciplina

1. — L ’istituto del trasferimento per incompatibilità ambientale nel settore del pubblico impiego, consistente in una modificazione unilaterale e autoritativa del luogo di lavoro, ogni qual volta la permanenza del dipendente in una data sede nuoccia all’organizzazione e al prestigio dell’ufficio, è stato disciplinato per lungo tempo dal- l’art. 32, comma 4, d.P.R. n. 3/57. Tale norma, che ha costituito per decenni un prezioso riferimento normativo per l’adozione a fini disciplinari di provvedimenti non aventi tale natura, è stata definitivamente ed espressamente abrogata a opera...
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Corte d’Appello Bologna, N.-3 Febbraio 2005

(Corte d’Appello Bologna
N: - 3 Febbraio 2005)

Sez. lav. – Pres. Castiglione, Est. Benassi – Folchini (avv.ti Lannutti e Pedri) c. Ministero della pubblica istruzione (contumace) e Provveditorato agli studi di Parma (contumace)

Note: Il trasferimento per incompatibilità ambientale: nozione e disciplina

Trasferimento di lavoratore – Incompatibilità ambientale – Nozione.

Il trasferimento del dipendente dovuto a incompatibilità ambientale, trovando la sua causa nello stato di disorganizzazione e disfunzione dell’unità produttiva, ha natura cautelare, dovendosi ricondurre alle esigenze tecniche, organizzative e produttive, piuttosto che a ragioni punitive e disciplinari.
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