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contratto a termine

Tribunale Roma, N.-26 Febbraio 2008

(Tribunale Roma
N: - 26 Febbraio 2008)

Est. Delle Donne – Rizzo (avv. Iorio) c. Poste Italiane Spa (avv. Grassi).

Note: Lavoro a termine e principio di eguaglianza

Contratto a termine – Art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368/ Questione di legittimità costituzionale ex artt. 3, comma 1, e 104 Cost. – Rilevante e non manifestamente infondata.

È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368 del 2001, in relazione all’art. 3, comma 1, Cost. Il differente e ingiustificato trattamento nei confronti dei lavoratori di Poste Italiane Spa consiste nella dispensa dall’obbligo di indicare i motivi di apposizione del limite di durata come, invece, è statuito dalla generale disciplina sul lavoro a termine di cui all’art. 1 del d.lgs. citato.
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Corte di Giustizia, N.-12 Dicembre 2013

(Corte di Giustizia
N: - 12 Dicembre 2013)

causa C-50/13, Sez. Ottava, ord. – Pres. Fernlund, Est. Ó Caoimh, Avv. Gen. J. Kokott – Rocco Papalia c. Comune di Aosta

Note: Impiego pubblico violazione delle regole su lavoro a termine, adeguatezza delle sanzioni.Spunti recenti dalla Corte di Giustizia
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla Direttiva n. 1999/70/Ce – Utilizzo abusivo da parte di un datore pubblico di una successione di contratti a tempo determinato – Previsione per il lavoratore unicamente del diritto al risarcimento del danno, subordinato all’obbligo di fornire la prova di aver dovuto rinunciare a migliori opportunità di impiego – Eccessiva difficoltà nell’adempimento dell’onere probatorio – Compatibilità della normativa nazionale con le previsioni dell’Accordo quadro europeo – Non sussiste.

L’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla Direttiva n. 1999/70/Ce del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’Accordo quadro Ces, Unice e Ceep sul lavoro a tempo determinato, dev’essere interpretato nel senso che esso osta ai provvedimenti previsti da una normativa nazionale, quale quella oggetto del procedimento principale, la quale, nell’ipotesi di utilizzo abusivo, da parte di un datore di lavoro pubblico, di una successione di contratti di lavoro a tempo determinato, preveda soltanto il diritto, per il lavoratore interessato, di ottenere il risarcimento del danno che egli reputi di aver sofferto a causa di ciò, restando esclusa qualsiasi trasformazione del rapporto di lavoro a tempo determinato.
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Corte di cassazione, N.5241-2 Aprile 2012

(Corte di cassazione
N:5241 - 2 Aprile 2012)

Sez. lav. – Pres. Miani Canevari, Est. Mancino, P.M. Matera (diff.) – A.A. (avv. Cogo) c. Poste Italiane Spa (avv. Trifirò). Cassa Corte d’Appello Milano 26 settembre 2009, n. 747.

Note: Valutazione dei rischi, specificazione della ragione sostitutiva e legittimità della clausola appositiva del termine
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Ragioni di carattere sostitutivo – Presupposti nelle situazioni aziendali complesse – Indicazione nominativa dei lavoratori da sostituire – Esclusione – Specificazione delle ragioni della sostituzione – Necessità. Contratto a termine – Divieto di apporre il termine in mancanza di valutazione dei rischi alla sicurezza – Natura – Norma imperativa – Ratio – Onere probatorio del datore di lavoro – Inosservanza – Conseguenze

In caso di assunzione a termine per ragioni di carattere sostitutivo, alla luce della sentenza della Corte Cost. n. 214 del 2009, l’onere di specificazione delle predette ragioni è correlato alla finalità di assicurare la trasparenza e la veridicità della causa dell’apposizione del termine nonché l’immodificabilità della stessa nel corso del rapporto. Pertanto, nelle situazioni aziendali complesse, l’apposizione del termine deve considerarsi legittima se l’enunciazione dell’esigenza di sostituire lavoratori assenti risulti integrata dall’indicazione di elementi ulteriori quali l’ambito territoriale di riferimento e il luogo della prestazione lavorativa, che consentano di determinare il numero dei lavoratori da sostituire, ancorché non identificati nominativamente.
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Tribunale Siena, N.???-13 Dicembre 2010

(Tribunale Siena
N:??? - 13 Dicembre 2010)

Est. Cammarosano – C.L. (avv.ti Risommi e Fabroni) c. ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Avvocatura dello Stato)

Note: La conversione del rapporto a termine nel pubblico impiego è una ipotesi sempre meno isolata

Contratto a termine – Impiegato dello Stato e pubblico in genere – Reiterazione di assunzioni a termine per soddisfare esigenze non temporanee della pubblica amministrazione – Violazione di norme imperative – Proporzionalità, efficacia e dissuasività del risarcimento del danno – Insussistenza – Applicabilità della sanzione della conversione – Sussistenza – Violazione art. 97 Cost. – Insussistenza.

Il risarcimento del danno ex art. 36, co. 5, d.lgs. 165/01 di per sé non può, a prescindere dal suo ammontare, rappresentare una misura effettiva destinata a evitare e, se del caso, sanzionare un utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato. La mancata estensione al settore del lavoro pubblico della conversione legale non può trovare giustificazione nell’art. 97 Cost. qualora l’assunzione a termine avvenga tramite concorso o procedure selettive idonee a garantire il rispetto dell’art. 97 Cost. Appare pertanto consentita nel caso di specie la disapplicazione della normativa nazionale (art. 36 d.lgs. 165/01) a vantaggio della Direttiva 1999/70 e delle pronunce della Corte di Giustizia, quindi dell'art. 5 d.lgs. 368/01
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Cassazione, N.9067-2 Mag 2005

(Cassazione
N:9067 - 2 Mag 2005)

Sez. lav. – Pres. Sciarelli, Est. Di Cerbo, P.M. Sepe (concl. Conf.) – Poste Italiane S.p.a. (avv. Fiorillo e Pessi) c. Bichi (avv. Luberto e Mori). Conferma App. Firenze 7 maggio 2002.

Note: Contratto a termine e Poste Italiane tra vecchia e nuova disciplina
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Ipotesi introdotte dalla contrattazione collettiva – Princìpi o criteri da seguire – Insussistenza – Delega in bianco – Sussistenza. Contratto a termine – Ente Poste – Accordo integrativo 25 settembre 1997 – Successivi accordi attuativi – Limiti temporali per le assunzioni a termine – Sussistenza – Accordo 18 gennaio 2001 – Irrilevanza.

Il rinvio della legge alla contrattazione collettiva per l’individuazione di ipotesi di lavoro a termine ulteriori rispetto a quelle previste dalla legge non contiene alcun principio o criterio direttivo da seguire, risultandone una delega in bianco alle parti sociali, le quali non sono vincolate all’individuazione di ipotesi comunque omologhe a quelle già previste dalla legge. È corretta la decisione del giudice di merito che abbia ritenuto che gli accordi attuativi dell’accordo integrativo che autorizzava la stipula di contratti a termine in relazione alla ristrutturazione delle Poste...
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Tribunale Foggia, N.6107-10 Marzo 2009

(Tribunale Foggia
N:6107 - 10 Marzo 2009)

Est. Colucci – C. M. R. A. (avv. De Michele) c. Poste Italiane Spa (avv. Maresca).

Note: Illegittima apposizione del termine e applicabilità dell’art. 4-bis, d.lgs. n. 368/2001

Contratto a termine – Apposizione del termine in attuazione dell’art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368/2001 – Inapplicabilità dell’art. 4-bis, d.lgs. n. 368/2001, per insussistenza violazione art. 2, comma 1-bis – Interpretazione dell’art. 2, comma 1-bis, secondo i princìpi del diritto comunitario – Complementarietà e non alternatività rispetto all’art. 1, d.lgs. n. 368/2001 – Conseguente illegittimità della clausola di apposizione del termine per mancata indicazione della causale ex art. 1 – Permanenza del rapporto di lavoro dopo la scadenza del termine illegittimamente apposto.

Se sussistono i requisiti previsti dall’art. 2, comma 1-bis, d.lgs. n. 368/2001, non vi è violazione di tale norma e quindi non si applica l’art. 4-bis del decreto stesso. L’art. 2, comma 1-bis, va interpretato alla luce del rapporto tra diritto comunitario e diritto nazionale. I princìpi del diritto comunitario impongono – a modifica dell’interpretazione adottata in precedenti sentenze – di qualificare tale norma quale disciplina complementare e non alternativa rispetto all’art. 1, d.lgs. n. 368/2001. Pertanto, anche le «imprese concessionarie di servizi nei settori delle poste» devono giustificare l’apposizione del termine secondo quanto previsto dall’art. 1.
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Cassazione, N.27363-23 Dicembre 2014

(Cassazione
N:27363 - 23 Dicembre 2014)

Pres. Lamorgese, Est. Balestrieri, P.M. Celeste (conf.) – M.M. (avv. Notarianni) c. Azienda ospedaliera universitaria (avv. Cerulli Irelli); Università di Messina (Avv. Stato). Conf. Corte d’Appello di Messina, n. 1282/2001.

Note: Il trasferimento d’azienda tra Cassazione e Corte di Giustizia: un dialogo tra sordi
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Pubblica amministrazione – Illegittimità – Risarcimento del danno – Prova del danno – Necessità.

Sebbene il diritto dell’Unione impedisca di rendere eccessivamente difficoltoso al lavoratore illegittimamente assunto a termine da una pubblica amministrazione il diritto a ottenere il risarcimento dei danni, il danno non può ritenersi in re ipsa, ma deve essere provato, secondo i princìpi sull’onere probatorio e dunque anche per presunzioni gravi, precise e concordanti
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Corte Appello Genova, N.-26 Settembre 2008

Contratto a termine – Regime transitorio ex art. 4-bis, d.lgs. n. 368/01, introdotto dall’art. 21, comma 1-bis, legge n. 133/08 – Sussistenza della questione di legittimità costituzionale per contrasto con gli artt. 3 e 117, comma 1, Cost.

È rilevante, e non manifestamente infondata, la questione di legittimità costituzionale degli artt. 1, comma 1, e 11 del d.lgs. n. 368/2001, per contrasto con gli artt. 76, 77 e 117, comma 1, della Costituzione; è rilevante, e non manifestamente infondata, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 21, comma 1-bis, della legge n. 133/2008, inserente dopo l’art. 4 del d.lgs. n. 368/2001 un art. 4-bis, per contrasto con gli articoli 3, comma 1, 24, comma 2, 101, 102, comma 2, 104, comma 2, e 117, comma 1, della Costituzione.
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Cassazone, N.3027-11 Febbraio 2014

(Cassazone
N:3027 - 11 Febbraio 2014)

Sez. lav. – Pres. Roselli, Est. Balestrieri, P.M. Matera (conf.) – Poste italiane Spa (avv. Pessi) c. V.G. (avv.ti Colucci, Monaldi). Conf. Corte d’Appello Ancona, 2 marzo 2012

Note: in tema di decorrenza degli interessi legali e della rivalutazione monetaria sull’indennità ex art. 32, comma 5
Parole chiave: contratto a termine ::

Contratto a termine – Illegittima apposizione del termine – Nullità – Sussiste – Indennità ex art. 32, legge n. 183/2010 – Natura risarcitoria – Interessi legali e rivalutazione monetaria – Decorrenza.

Le somme spettanti a titolo di risarcimento danni per violazione dei molteplici obblighi facenti carico al datore di lavoro hanno natura retributiva solo quando derivino da un inadempimento, il quale, pur non riguardando direttamente l’obbligazione retributiva, tuttavia incida immediatamente su di essa in quanto determini la mancata corresponsione di compensi dovuti al dipendente. Viceversa, le attribuzioni patrimoniali che il lavoratore riceve, come nel caso di cui all’art. 32, comma 5, della legge n. 183 del 2010, sebbene siano anch’esse dipendenti dal rapporto di lavoro non hanno natura retributiva. Ne deriva che sull’indennità ex art. 32 della legge n. 183 non spettano né la rivalutazione monetaria
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Corte Costituzionale, N.303-11 Novembre 2011

(Corte Costituzionale
N:303 - 11 Novembre 2011)

Pres. Quaranta, Est. Mazzella – Poste italiane Spa (avv.ti Maresca e Pessi) c. C.C. (avv.ti Vacirca e Angiolini) e S.G. (avv.ti Carpagnano e De Michele)

Note: L’indennità ex art. 32 della legge, n. 183 del 2010: una possibile lettura parzialmente correttiva

Contratto a termine – Art. 32, commi 5-7, legge n. 183/2010 – Questioni di legittimità costituzionale – Artt. 3, 4, 11, 24, 101, 102, 111 e 117, comma 1, Cost. – Infondatezza. Contratto a termine – Direttiva 1999/70/Ce – Misure antielusive – Art. 32, comma 5, legge n. 183/2010 – Conversione del rapporto – Conformità

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 32, commi 5, 6 e 7, l. n. 183/10, sollevate dalla Corte Cass. e dal Trib. Trani, con riferimento agli artt. 3, 4, 11, 24, 101, 102, 111 e 117, co. 1, Cost. (1) La norma scrutinata non contrasta con l’Accordo europeo sul contratto a tempo determinato. (2) La stessa norma non contrasta con gli artt. 24 e 111, comma 2, Cost. (3). Il comma 7 dell’art. 32 della legge n. 183/2010, prevedendo l’estensione dei commi 5 e 6 ai giudizi in corso, non costituisce una ingiustificata intromissione del potere legislativo sull’amministrazione della giustizia influendo sulla decisione delle controversie in atto e quindi non contrasta con l’art. 6 della Cedu. (4)
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