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Corte Europea dei Diritti Umani, N.-26 Novembre 2015

(Corte Europea dei Diritti Umani
N: - 26 Novembre 2015)

Sez. Quinta, ricorso n. 64846/11 – Pres. Casadevall – Ebrahimian (Word, avocat) c. Francia (François Alabrune agente, direttore degli affari giuridici al ministero degli Affari Esteri).

Note: La "neutralizzazione" della persona che lavora dietro il velo del principio di neutralità
Parole chiave: rapporto di lavoro :: discriminazioni ::

Discriminazioni – Libertà di pensiero, coscienza, e religione nel rapporto di lavoro – Cedu – Lavoro a tempo parziale – Lavoro pubblico – Sanzione disciplinare – Restrizioni consentite – Margine di apprezzamento

Non si può ritenere che le autorità nazionali abbiano ecceduto il loro margine di apprezzamento nel riscontare che non vi fossero possibilità di riconciliare le convinzioni religiose di una lavoratrice che svolga una funzione pubblica con il divieto di manifestarle quand’anche ciò comporti la sanzione della perdita del lavoro, se ciò è dovuto alla volontà di dare precedenza al requisito della neutralità e imparzialità dello Stato e al funzionamento del servizio pubblico su basi di eguaglianza di trattamento dei pazienti.
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Tribunale Pistoia, N.177-8 Settembre 2012

(Tribunale Pistoia
N:177 - 8 Settembre 2012)

Est. Tarquini – G.D. e B.M. (avv. Bruni) e Consigliera di parità della Regione Toscana (avv. Amoriella) c. R.M. e L.H.E. Srl (avv.ti D. Tofanelli, S. Grelli).

Note: Un’altra freccia nell’arco del diritto antidiscriminatorio: il danno non patrimoniale con funzione punitiva

Discriminazioni – Molestie sessuali – Legittimazione ad agire a titolo proprio della Consigliera di parità – Sussiste.

Le molestie sessuali operate a danno delle lavoratrici di un’azienda assumono il carattere di discriminazioni collettive e legittimano, pertanto, l’azione in giudizio a titolo proprio della Consigliera di parità.
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Corte Appello Brescia, N.399-11 Dicembre 2014

(Corte Appello Brescia
N:399 - 11 Dicembre 2014)

Pres. Nuovo, Est. Finazzi - T.C. (avv.ti Giuliani, Taormina, Merlini) c. Ass.ne Avvocatura per i diritti Lgbt Rete Lenford (avv.ti Caput, Guarisio, Sforza)

Note: Discriminazione in ragione dell’orientamento sessuale: la potenzialità lesiva di una dichiarazione pubblica

Discriminazioni - Discriminazioni dirette fondate sull'orientamento sessuale - Accesso all'impiego - Dichiarazioni pubbliche del datore di lavoro - Assenza di un denunciante identificato - Limitazione delle condizioni di accesso al lavoro - Onere della prova

La dichiarazione con cui un professionista rende pubblicamente noto di non voler assumere presso il proprio studio professionale candidati omosessuali (pur in assenza di una procedura di assunzione selettiva di assunzione aperta e di danneggiati che denuncino la condotta discriminatoria) è idonea a integrare una discriminazione diretta, in quanto la stessa costituisce una limitazione delle condizioni di accesso all'occupazione e al lavoro
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Corte di giustizia dell'Ue, N.C-441/14-16 Mag 2016

(Corte di giustizia dell'Ue
N:C-441/14 - 16 Mag 2016)

Grande Sezione – Pres. Lenaerts, Avv. Gen. Bot – Dansk Industri c. Successione Karsten Eigil Rasmussen.

Note: Sull'assenza di limiti alla disapplicazione: l'effetto diretto orizzontale dopo il caso Dansk
Parole chiave: rapporto di lavoro :: Divieto :: discriminazioni ::

Discriminazioni – Direttiva n. 2000/78 – Indennità di licenziamento – Esclusione – Diritto alla pensione di vecchiaia – Regime pensionistico al quale il lavoratore abbia aderito prima dei cinquanta anni d’età – Discriminazione in base all’età – Sussistenza. Discriminazioni – Principio generale di non discriminazione in base all’età – Interpretazione conforme e disapplicazione del diritto interno non conforme – Condizioni – Principio di certezza del diritto e di tutela del legittimo affidamento – Irrilevanza – Applicazione di una disposizione nazionale contraria al diritto dell’Ue – Lesione del diritto dei privati – Responsabilità dello Stato membro – Esclusione.

Il principio generale della non discriminazione in ragione dell’età, come espresso concretamente dalla Direttiva n. 2000/78, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, dev’essere interpretato nel senso che esso osta, anche in una controversia tra privati, a una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che priva un lavoratore subordinato del diritto di beneficiare di un’indennità di licenziamento allorché ha titolo a una pensione di vecchiaia da parte del datore di lavoro nell’ambito di un regime pensionistico al quale tale lavoratore subordinato abbia aderito prima del compimento del cinquantesimo anno di età.
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Corte di Giustizia dell'UE, N.causa C-286/12-6 Novembre 2012

(Corte di Giustizia dell'UE
N:causa C-286/12 - 6 Novembre 2012)

Sez. Prima – Commissione europea c. Ungheria – Avv. Gen. J Kokott.

Note: Abbassamento dell'età pensionabile e motivi di giustificazione delle disparità di trattamento

Parità di trattamento – Età pensionabile – Art. 258 TfUe – Direttiva n. 2000/78/Ce – Regime nazionale che impone la cessazione dell’attività professionale dei giudici, dei procuratori e dei notai che abbiano compiuto 62 anni di età – Disparità di trattamento.

L’Ungheria, avendo adottato un regime nazionale che impone la cessazione dell’attività professionale di giudici, procuratori e notai che abbiano compiuto 62 anni di età, il quale comporta una disparità di trattamento in ragione dell’età non proporzionata rispetto alle finalità perseguite, è venuta meno agli obblighi a essa incombenti in forza degli articoli 2 e 6, paragrafo 1, della Direttiva n. 2000/78/Ce del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.
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Corte di giustizia dell'Ue, N.C-407/14-17 Dicembre 2015

(Corte di giustizia dell'Ue
N:C-407/14 - 17 Dicembre 2015)

Pres. Bay Larsen, Avv. Gen. Mengozzi – Camacho c. Securitas Securitad Espana Sa.

Note: ANNO LXVII - 2016 - 2

Discriminazioni – Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e impiego – Art. 18, Direttiva n. 2006/54/Ce – Indennizzo o riparazione dissuasivi e proporzionati – Obbligo degli Stati membri di prevedere la copertura integrale di ogni danno subìto – Sussiste – Obbligo di prevedere danni punitivi – Non sussiste.

L’art. 18 della Direttiva n. 2006/54 riguardante l’attuazione del principio di parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e impiego deve essere interpretato nel senso che gli Stati membri, al fine di far sì che il danno subìto a causa di una discriminazione fondata sul sesso sia effettivamente riparato o indennizzato in modo dissuasivo e proporzionato, sono tenuti, qualora optino per la riparazione in forma pecuniaria, a introdurre nei rispettivi ordinamenti disposizioni che prevedano il versamento alla persona lesa di un risarcimento che copra integralmente il danno subìto, senza che ciò comporti necessariamente il versamento alla vittima di danni punitivi.
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Tribunale Forlì, N.75-22 Marzo 2007

(Tribunale Forlì
N:75 - 22 Marzo 2007)

Est. Allegra – F. (avv. Graziani) e Consigliera di parità della Provincia di Forlì Cesena (avv. Graziani) c. Biemme Elettrocambi Srl (avv.ti Dolcini e Beleffi).

Note: Sul licenziamento «discriminatorio» della lavoratrice madre

Discriminazioni – Licenziamento discriminatorio – Condizione di lavoratrice madre – Nullità del licenziamento – Riassunzione – Deroga al divieto di licenziamento per cessazione dell’attività aziendale – Non sussiste.

Sussistendo elementi per considerare in via deliberativa nullo il licenziamento irrogato durante il periodo di gravidanza, la lavoratrice ha diritto alla riammissione al lavoro. Trattandosi di impresa con meno di quindici dipendenti, non può essere pronunciato formale provvedimento di reintegrazione, d’altra parte neppure richiesto dalla ricorrente, che ha appunto domandato la riassunzione nel posto di lavoro.
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Corte Appello Firenze, N.968-11 Luglio 2013

(Corte Appello Firenze
N:968 - 11 Luglio 2013)

Pres. Pieri, Est. Liscio – M.R. e L.H.E. Srl (avv. Bava) c. G.D. e B.M. (avv. Bruni) e Consigliera di parità della Regione Toscana (avv. Amoriello). Conf. Trib. Pistoia, 8 settembre 2012.

Note: Molestie sessuali e danni non patrimoniali con funzione dissuasiva
Parole chiave: sessuali :: Molestie :: discriminazioni ::

Discriminazioni – Molestie sessuali di carattere collettivo – Azione autonoma della Consigliera di parità – Onere della prova – Regime probatorio alleggerito ex art. 40, d.lgs. n. 198/2006 – Applicabilità.

L’art. 40 del d.lgs. n. 198/2006, che stabilisce un «alleggerimento» dell’onere della prova a carico della parte che ricorre contro una discriminazione di sesso, si applica all’azione autonoma esperita dalla Consigliera di parità in un caso di molestie sessuali di carattere collettivo, compiute dal datore di lavoro ai danni di diverse lavoratrici.
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Corte di cassazione, N.23958-24 Novembre 2015

(Corte di cassazione
N:23958 - 24 Novembre 2015)

Pres. Manna, Est. Balestrieri, P.M. Sanlorenzo (conf.) – B.F. (avv. Prosperi Mangili) c. Inps (avv.ti Sgroi, Maritato, D’Aloisio). Conf. Corte d’Appello di Roma, 24.3.2011.

Note: ANNO LXVII - 2016 - 2

Pensione – Anzianità contributiva – Calcolo – Lavoro a tempo parziale verticale ciclico – Accordo quadro sul lavoro a tempo parziale – Esclusione dei periodi non lavorati – Discriminazione.

I lavoratori con orario di lavoro a tempo parziale verticale ciclico non possono vedersi esclusi dall’anzianità contributiva richiesta per l’accesso alla pensione i periodi non lavorati nell’ambito del programma negoziale lavorativo concordato. L’art. 7, c. 1, della l. n. 638 del 1983 deve essere interpretato in conformità del principio di supremazia della normativa europea rispetto a quella nazionale in contrasto con essa.
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Tribunale di Milano, N.2694-9 Agosto 2007

(Tribunale di Milano
N:2694 - 9 Agosto 2007)

Est. Ravazzoni – P. (avv.ti Chessa e Coccia) e Consigliere di parità della Provincia di Milano (avv. Mottalini) c. CM Sistemi Spa (avv.ti Prosperetti, Dal Bo e Del Pennino).

Note: Sul licenziamento «discriminatorio» della lavoratrice madre

Discriminazioni – Licenziamento discriminatorio – Condizione di lavoratrice madre – Onere della prova – Nullità del licenziamento – Reintegrazione nel posto di lavoro.

Nel concetto di discriminazione basata sul sesso va annoverata anche la discriminazione collegata alla stato di gravidanza/maternità, come risulta dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia Ce, le cui indicazioni sono state trasfuse nell’art. 2, comma 7, Direttiva n. 2002/73/Ce. Ai sensi dell’art. 3 della legge n. 108/1990, ai licenziamenti nulli in quanto discriminatori si estendono le conseguenze sanzionatorie previste dall’art. 18 della legge n. 300/1970, a prescindere dal numero dei dipendenti e anche a favore dei dirigenti.
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