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Tribunale Santa Maria Capua Vetere, ord., N.10760-2 Aprile 2013

(Tribunale Santa Maria Capua Vetere, ord.
N:10760 - 2 Aprile 2013)

Est. Cervelli – R.S. (avv. Troianiello) c. Agenzia delle entrate (Avv. Stato).

Note: Art. 18 Stat. lav. e lavoro pubblico: una parziale applicazione della norma statutaria?

Lavoro pubblico – Licenziamento individuale – Licenziamento disciplinare – Art. 18 Stat. lav. – Impugnazione – Art. 1, comma 42, legge n. 92/2012 – Applicabilità.

La nuova disciplina sostanziale in materia di licenziamenti introdotta dall’art. 1, co. 42, l. n. 92/2012 (cd. riforma Fornero), deve ritenersi totalmente applicabile anche al pubblico impiego contrattualizzato. In particolare, la circostanza per cui una controversia riguardi il pubblico impiego non deve giustificare un diverso ambito di applicabilità del nuovo art. 18 Stat. lav., perché l’art. 51, co. 2, d.lgs. 165/01, contiene un rinvio mobile alla norma statutaria, sicché ogni sua novella sarà applicabile al pubblico impiego in forza di tale rinvio
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Tribunale Monza, N.261-3 Aprile 2008

(Tribunale Monza
N:261 - 3 Aprile 2008)

Est. Russo - U.P. (Avv. Addonizio) c. Autoserizio Zani Srl (Avv.ti Pizzigoni, Lopa)

Note: Dimissioni in bianco e art. 19 dello Statuto

Dimissioni - Scrittura privata - Sottoscrizione di un documento in bianco - Nullità - Mancanza della volontà di recedere dal contratto - Licenziamento illegittimo - Tutela reale

La lettera di dimissioni sottoscritta dal lavoratore nell’epoca in cui pacificamente la concorde volontà delle parti era nel senso della prosecuzione del rapporto deve ritenersi nulla a causa della totale mancanza della volontà di recedere dal contratto di lavoro subordinato. La cessazione del rapporto di lavoro deve pertanto essere qualificata quale licenziamento illegittimo, in quanto privo di qualsivoglia motivazione, con conseguente applicazione della tutela reale ex art. 18 Stat. lav.
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Corte di Cassazione, N.20901-5 Ottobre 2007

(Corte di Cassazione
N:20901 - 5 Ottobre 2007)

Sez. lav. – Pres. Mattone, Est. Stile, P.M. Patrone – Ccr Case Cura Riunite Srl (avv.ti Garofalo e Ghera) c. M. N. (avv. Nicolò). Diff. Corte d’Appello Bari, 29 aprile 2004.

Note: Forma ed effetti della revoca del licenziamento e della sua accettazione
Parole chiave: licenziamento ::

Licenziamento individuale – Revoca – Natura – Forma – Accettazione tacita o implicita o per facta concludentia. Licenziamento individuale – Revoca – Impugnazione del licenziamento – Accertamento della volontà dismissiva del diritto.

Attesi i princìpi dell’autonomia negoziale e della libertà di forma, salvo diversa prescrizione legale, la revoca del licenziamento non richiede la forma scritta e l’accettazione di questa da parte del lavoratore può realizzarsi anche in forma tacita mediante comportamenti concludenti.
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Tribunale Monza, N.ord. – Est. Cappelli – X.X. (avv.ti Apollonio, Martino) c. Y.Y. (avv. Caglio).-9 Febbraio 2016

(Tribunale Monza
N:ord. – Est. Cappelli – X.X. (avv.ti Apollonio, Martino) c. Y.Y. (avv. Caglio). - 9 Febbraio 2016)

Note: Sulla natura ritorsiva del licenziamento
Parole chiave: ritorsivo :: ritorsione :: reintegrazione :: licenziamento ::

Licenziamento individuale – Giustificato motivo oggettivo – Licenziamento ritorsivo – Motivo illecito – Reintegrazione.

Il licenziamento irrogato per motivi ritorsivi, relativi alla mancata accettazione da parte del lavoratore della proposta formulata del datore di lavoro (di sottoscrivere un accordo in sede protetta e di stipulare un contratto), è nullo in quanto determinato da un motivo illecito, stante anche l’inesistenza della ragione oggettiva addotta a giustificazione del recesso
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Cassazione, N.8006-4 Aprile 2014

(Cassazione
N:8006 - 4 Aprile 2014)

Sez. lav. – Pres. Canevari, Est. Napoletano, P.M. Matera (conf.) – Ospedale pediatrico Bambino Gesù (avv.ti Pessi, Gentile) c. P.V., C.F. (avv.ti R. Scognamiglio, C. Scognamiglio). Cassa Corte d’Appello Roma, 27 maggio 2010

Note: I limiti del risarcimento del danno tra licenziamento e nullità del termine
Parole chiave: licenziamento :: risarcimento :: Danno :: ulteriore ::

Licenziamento individuale – Risarcimento del danno – Danno ulteriore – Configurabile

In materia di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo nel regime di tutela reale la predeterminazione legale del danno risarcibile in favore del lavoratore non esclude che egli possa chiedere il danno ulteriore, patrimoniale e/o non patrimoniale, che gli sia derivato dal licenziamento
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Cassazione, N.10550-7 Giugno 2013

(Cassazione
N:10550 - 7 Giugno 2013)

Sez. lav. – Pres. Stile, Est. Garri, P.M. Romano (conf.) – Telecom Italia (avv.ti Maresca, Romei e Boccia) c. L. (avv. L. Romano). Conf. Corte d’Appello Napoli, 9 luglio 2010.

Note: Le anomalie della legge Fornero e la sua applicabilità ratione temporis
Parole chiave: licenziamento :: legge Fornero ::

Licenziamento individuale – Giusta causa – Giustificato motivo soggettivo – Analoga inadempienza diversamente valutata dal datore di lavoro – Irrilevanza – Motivazione del provvedimento – Onere probatorio – Limiti.Licenziamento individuale – Legge n. 92/2012 – Novità e complessità della nuova disciplina – Valutazioni di fatto – Giudizio di legittimità – Incompatibilità – Ragionevole durata – Rimessione al merito – Esclusione. Licenziamento individuale – Legge n. 92/2012 – Distinti regimi di tutela – Reintegrazione – Risarcimento del danno. Licenziamento individuale – Legge n. 92/2012 – Nuovo testo dell’art. 18 Stat. lav. – Immediata applicazione ai giudizi in corso – Esclusione

Ai fini della sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo del licenziamento, è irrilevante che analoga inadempienza, commessa da altro dipendente, sia stata diversamente valutata dal datore di lavoro, rilevando invece che l’inadempimento del dipendente sia tale da compromettere l’elemento fiduciario che è alla base del rapporto; tuttavia, l’identità delle situazioni potrebbe incidere sulla base giustificativa del provvedimento, vulnerandola. Non si può porre a carico del datore di lavoro l’onere di fornire per ciascun licenziamento una motivazione comparabile con le altre assunte in fattispecie analoghe, essendo tuttavia possibile che il giudice valorizzi l’esistenza di soluzioni differenti per casi uguali onde valutare la legittimità e proporzionalità della sanzione
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Cassazione, N.21833-12 Ottobre 2006

(Cassazione
N:21833 - 12 Ottobre 2006)

Sez. lav. – Pres. Mattone, Rel. Di Nubilia; P.M. Ciccolo (concl. Conf.) – G. A. M. c. D. L. B. Conferma App. Roma.

Note: L’omessa impugnativa del licenziamento: quale tutela per il lavoratore?
Parole chiave: licenziamento ::

Licenziamento – Impugnativa – Decadenza – Azione risarcitoria da fatto illecito – Esperibilità.

La mancata impugnazione del licenziamento nel termine decadenziale prescritto dall’art. 6, legge n. 604/1966, preclude al lavoratore la sola possibilità di richiedere le forme di tutela previste dalla disciplina speciale (riassunzione o reintegrazione), ma non preclude la possibilità di proporre una normale azione risarcitoria da fatto illecito. (1)
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Tribunale di Milano, N.2694-9 Agosto 2007

(Tribunale di Milano
N:2694 - 9 Agosto 2007)

Est. Ravazzoni – P. (avv.ti Chessa e Coccia) e Consigliere di parità della Provincia di Milano (avv. Mottalini) c. CM Sistemi Spa (avv.ti Prosperetti, Dal Bo e Del Pennino).

Note: Sul licenziamento «discriminatorio» della lavoratrice madre

Discriminazioni – Licenziamento discriminatorio – Condizione di lavoratrice madre – Onere della prova – Nullità del licenziamento – Reintegrazione nel posto di lavoro.

Nel concetto di discriminazione basata sul sesso va annoverata anche la discriminazione collegata alla stato di gravidanza/maternità, come risulta dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia Ce, le cui indicazioni sono state trasfuse nell’art. 2, comma 7, Direttiva n. 2002/73/Ce. Ai sensi dell’art. 3 della legge n. 108/1990, ai licenziamenti nulli in quanto discriminatori si estendono le conseguenze sanzionatorie previste dall’art. 18 della legge n. 300/1970, a prescindere dal numero dei dipendenti e anche a favore dei dirigenti.
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Tribunale Roma, N.Est. Leone – C.N.B (avv.ti Crescenzio, Bernardi) c. Settembrini Spa e M.L. (avv. Rinaldi)-24 Giugno 2016

(Tribunale Roma
N:Est. Leone – C.N.B (avv.ti Crescenzio, Bernardi) c. Settembrini Spa e M.L. (avv. Rinaldi) - 24 Giugno 2016)

Note: Nel contratto a tutele crescenti il licenziamento ritorsivo rientra tra i casi di nullità suscettibili di reintegrazione
Parole chiave: licenziamento :: ritorsivo :: tutele :: crescenti :: reintegrazione ::

Licenziamento individuale – Contratto di lavoro a tutele crescenti – Licenziamento disciplinare – Consumazione potere disciplinare – Natura ritorsiva del recesso – Motivo illecito determinante – Nullità – Sussistenza – Reintegrazione

Il licenziamento disciplinare dev’essere considerato ritorsivo quando tra la sospensione dal servizio e il licenziamento non è stato svolto alcun giorno di lavoro effettivo e, quindi, non può essersi realizzato, neppure in ipotesi, alcun ulteriore comportamento da parte del dipendente (assente) se non la sola impugnativa delle sanzioni innanzi all’Organo arbitrale. Tale unica circostanza di fatto, in assenza di diverse indicazioni da parte del datore di lavoro, comprova che la scelta di quest’ultimo che determina il recesso risulta connotata dal chiaro e unico intento ritorsivo, quale risposta all’impugnativa delle sanzioni relative alle infrazioni disciplinari, in relazione alle quali il potere disciplinare si è appunto già consumato.
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Tribunale Roma, N.18-09-2014-18 Settembre 2014

(Tribunale Roma
N:18-09-2014 - 18 Settembre 2014)

18 settembre 2014, ord. – Est. Masi – T.A. (avv.ti Giorgi, Narcisi, Bezzi) c. L. Srl (avv.ti Maltese, Pappalardo)

Note: Inefficacia del licenzimento per genericità della motivazione e tutela reale di diritto comune

Licenziamento individuale – Licenziamento per giustificato motivo oggettivo – Genericità della motivazione – Inefficacia – Tutela reale di diritto comune.

È inefficace il licenziamento intimato in violazione dell’obbligo di contestuale specifica motivazione ex art. 2, comma 2, della legge n. 604/1966. Ne consegue che, nell’ambito di un’impresa che non abbia i requisiti dimensionali previsti per l’applicazione dell’art. 18 Stat. lav., il lavoratore ha diritto alla tutela reale di diritto comune, ossia alla riammissione in servizio e al risarcimento del danno nel rispetto delle regole in materia di inadempimento delle obbligazioni.
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