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Licenziamento individuale

Cassazione, N.12242-12 Giugno 2015

(Cassazione
N:12242 - 12 Giugno 2015)

– Pres. Lamorgese, Est. Ghinoy, P.M. Celeste (conf.) – Dolce e salato di Baucia Giovanni & C. Snc (avv.ti Luponio, Porrati) c. C.F. (avv.ti Spinoso, Grattarola). Conf. Corte d’Appello di Torino, 13 gennaio 2012.

Note: Il controllo giudiziale sull’effettività del licenziamento per motivo oggettivo
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Licenziamento per giustificato motivo oggettivo – Soppressione del posto – Ingresso di nuovi soci – Insussistenza.

Non costituisce giustificato motivo oggettivo, idoneo – in quanto tale – a giustificare il licenziamento del lavoratore per soppressione del posto di lavoro conseguente alla riorganizzazione aziendale, il subingresso nella società datrice di lavoro di nuovi soci lavoratori adibiti allo svolgimento delle mansioni prima assegnate al lavoratore licenziato. La circostanza che i predetti soggetti, a prescindere dalla configurabilità o meno in capo a essi della qualifica di soci lavoratori, siano impiegati nello svolgimento delle mansioni in precedenza svolte dal prestatore licenziato esclude che il riassetto organizzativo, posto dal datore di lavoro alla base dell’intimato licenziamento, sia diretto a fronteggiare situazioni sfavorevoli e non contingenti,
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Corte di Cassazione, N.8237-7 Aprile 2010

(Corte di Cassazione
N:8237 - 7 Aprile 2010)

Sez. lav. – Pres. Sciarelli, Est. Balletti, P.M. Finocchi Ghersi (Conf.) – B.F. (avv. Cifelli) c. Csbs Srl (avv. La Gioia). Conf. Corte d’Appello Brescia 11 ottobre 2005.

Note: Licenziamento per motivi economici: l’ipotesi di riassetti organizzativi attuati per la più economica gestione dell’azienda
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Licenziamento giustificato motivo – Soppressione del posto – Legittimità del recesso – Presupposti – Riassetto organizzativo – Criteri – Scelta imprenditoriale – Insindacabilità.

In tema di giustificato motivo di licenziamento non è sindacabile, nei suoi profili di congruità e opportunità, la scelta imprenditoriale che abbia avuto come conseguenza la soppressione del posto di lavoro cui era addetta la dipendente licenziata sempre che risulti l’oggettività e non la pretestuosità del riassetto organizzativo operato e della scelta della dipendente de qua.
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cassazione, N.262-12 Gennaio 2015

(cassazione
N:262 - 12 Gennaio 2015)

ord. – Pres. Curzio, Est. Marotta – M.Y. (avv.ti Pau, Meloni) c. Meridiana Fly Spa (avv.ti Boursier Nitta, De Luca Tamajo). Cassa con rinvio Corte d’Appello di Cagliari, Sez. dist. di Sassari, 16 ot- tobre 2012.

Note: L’indennità «onnicomprensiva» ex art. 32, comma 5, della legge n. 183/2010: i confini del danno risarcibile

Contratto a termine – Illegittima reiterazione – Clausola nulla – Inden- nizzo forfettario – Natura omnicomprensiva – Periodi non lavorati – Anzianità di servizio.

Nel caso di trasformazione in un unico rapporto di lavoro a tempo indeter- minato di una successione di contratti a tempo determinato, per effetto dell’ille- gittima apposizione del termine, l’indennità risarcitoria dovuta ai sensi dell’art. 32, comma 5, della legge 4 novembre 2010, n. 183, ristora per intero il pregiu- dizio subìto dal lavoratore, comprendendo tutti i danni – retributivi e contri- butivi – causati dalla perdita del lavoro, con riferimento agli «intervalli non la- vorati» fra l’uno e l’altro rapporto a termine. I «periodi lavorati» in forza dei reiterati contratti a tempo determinato, poi inseriti nell’unico rapporto a tempo indeterminato accertato dal giudice, fanno parte dell’anzianità lavorativa e con- tributiva riconosciuta al lavoratore e devono essere considerati
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Corte di Cassazione, N.16155-9 Luglio 2009

(Corte di Cassazione
N:16155 - 9 Luglio 2009)

Pres. Ianniruberto, Est. Napoletano, P.M. Fedeli (Conf.) – B. G. (avv.ti Andreoni e Regazzo) c. Soc. coop. Cooperativa Ambiente (avv.ti Vania e Micucci). Conf. Corte d’Appello Venezia 13 giugno 2005.

Note:

Licenziamento individuale – Licenziamento discriminatorio e ritorsivo – Nozione.

Il licenziamento intimato da una società cooperativa di produzione e lavoro per il fatto che il dipendente rifiuti di proseguire il rapporto come socio lavoratore anziché come dipendente non è ritorsivo e tale motivo non è un motivo determinante contrario a norme imperative, all’ordine pubblico e al costume o ad altri scopi vietati per legge.
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Cass, N.6337-13 Marzo 2013

(Cass
N:6337 - 13 Marzo 2013)

Sez. lav. – Pres. Lamorgese, Est. Balestrieri, P.M. Servello (conf.) – Trenitalia Spa (avv. Tosi) c. D.N.M. (avv.ti Vacirca, Califano). Conf. Corte d’Appello Genova, 11 aprile 2007.

Note:
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Procedimento disciplinare – Pluralità degli addebiti – Obbligo per il datore di lavoro di offrire in consultazione al lavoratore la documentazione aziendale relativa ai fatti contestati – Diritto di difesa – Configurabilità

Nel procedimento disciplinare, sebbene l’art. 7, legge 20 maggio 1970, n. 300, non preveda un obbligo per il datore di lavoro di mettere spontaneamente a disposizione del lavoratore, nei cui confronti sia stata elevata una contestazione, la documentazione su cui essa si basa, egli è però tenuto, in base ai princìpi di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto, a offrire in consultazione i documenti aziendali all’incolpato che ne faccia richiesta, laddove l’esame degli stessi sia necessario per predisporre un’adeguata difesa.
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Corte Appello Torino, N.304-24 Aprile 2008

Licenziamento individuale, lavoratrice madre, divieto, deroghe, onere della prova

La deroga al divieto di licenziamento della lavoratrice madre opera non solo in caso di cessazione dell’attività dell’impresa ma anche nel caso di cessazione dell’attività del reparto cui la lavoratrice è addetta, purché il reparto stesso abbia autonomia funzionale. L’applicazione estensiva della deroga è subordinata alla condizione che il datore di lavoro assolva l’onere probatorio circa l’impossibilità di utilizzare la lavoratrice presso altre unità produttive dell’azienda
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Cassazione, N.5592-22 Marzo 2016

(Cassazione
N:5592 - 22 Marzo 2016)

Pres. Venuti, Est. Patti, P.M. Mastroberardino (conf.) – P.A. (avv. Pullano) c. Harpo Spa (avv.ti Morabito, Consoli). Cassa Corte d’Appello di Trieste, 13.2.2013

Note: Licenziamento per giustificato motivo oggettivo e repêchage: nessun onere di allegazione
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Giustificato motivo oggettivo – Impossibilità delrepêchage – Requisito del giustificato motivo – Art. 5, l. n. 604/1966 – Onere della prova datore di lavoro – Principio di riferibilità o vicinanza della prova – Art. 2697 c.c. – Indisgiungibilità onere della prova e onere di allegazione – Onere di allegazione del datore di lavoro – Sussiste – Onere di allegazione del lavoratore – Non sussiste.

In caso di impugnazione di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, grava sul datore di lavoro l’onere di allegare (oltre che di provare) l’impossibilità del repêchage, in quanto quest’ultimo rappresenta un requisito del giustificato motivo oggettivo. Il lavoratore, invece, non è tenuto ad allegare le diverse mansioni cui avrebbe potuto essere adibito; laddove si accogliesse la tesi opposta, si determinerebbe una divaricazione tra onere di allegazione e onere della prova, entrambi spettanti, alla luce degli ordinari princìpi processuali, alla parte deducente.
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Corte di cassazione, N.106-4 Gennaio 2013

(Corte di cassazione
N:106 - 4 Gennaio 2013)

Sez. lav., ord. – Pres. Vidiri, Est. Amoroso, P.M. Corasanti (conf.) – Editrice Telestampa Sud Srl c. B.A. (avv. Truppi). Conf. Corte d’Appello Napoli, 16 ottobre 2007.

Note: Illegittimità del licenziamento collettivo condizionato

Licenziamento individuale – Licenziamento disciplinare – Art. 18 Stat. lav. – Licenziamento reiterato – Efficacia condizionata – Motivi diversi e sopravvenuti – Licenziamento collettivo – Inammissibilità

In tema di licenziamento in regime di tutela reale, ove il datore di lavoro abbia intimato al lavoratore un licenziamento individuale, è ammissibile una successiva comunicazione di recesso dal rapporto da parte del datore medesimo, purché il nuovo licenziamento non sia collettivo, atteso che quest’ultimo è procedimentalizzato in termini tali da non consentire che il licenziamento del lavoratore avvenga sub condicione, dovendosi procedere alla necessaria comparazione tra tutti i lavoratori coinvolti
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cassazione, N.20140-25 Novembre 2015

(cassazione
N:20140 - 25 Novembre 2015)

Pres. ed Est. Roselli, P.M. Giacalone (conf.) – T. Spa (avv.ti Villa, Antonelli, Jandoli) c. I.I.N. (avv. Martone). Conf. Corte d’Appello di Milano, 1.4.2014.

Note: In tema di insussistenza del fatto nel licenziamento disciplinare
Parole chiave: Licenziamento individuale ::

Licenziamento individuale – Irrilevanza giuridica della condotta – Insussistenza del fatto – Equivalenza – Reintegrazione – Ammissibilità

In tema di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, la completa irrilevanza giuridica del fatto equivale alla sua insussistenza materiale e dà perciò luogo alla tutela reintegratoria anche a seguito della legge Fornero
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Corte di cassazione, N.17739-29 Agosto 2011

(Corte di cassazione
N:17739 - 29 Agosto 2011)

Sez. lav., ord. – Pres. Roselli, Est. Tria, P.M. Basile (conf.) – Iper Montebello Spa (avv. Menegazzi) c. M.G. (avv.ti Verticchio, Boiocchi). Conf. Corte d’Appello Brescia 17 gennaio 2009.

Note: Il sindacato giudiziale di proporzionalità nel licenziamento disciplinare

Licenziamento individuale – Licenziamento disciplinare – Proporzionalità – Standard valutativi – Lieve entità del danno patrimoniale e assenza di recidiva – Mancata lesione del vincolo fiduciario – Illegittimità.

Spetta al giudice di merito, con una valutazione incensurabile in sede di legittimità ove congruamente motivata, considerare la proporzionalità della sanzione espulsiva non sulla base di una valutazione astratta del fatto addebitato, ma tenendo conto di ogni aspetto concreto della vicenda processuale, sulla base anche degli standard valutativi della realtà sociale. Nel giudizio di proporzionalità, in ogni caso, la gravità dell’inadempimento deve esser valutata in senso accentuativo a tutela del lavoratore rispetto alla regola della «non scarsa importanza» di cui all’art. 1455 cod. civ. L’irrogazione della massima sanzione è giustificata solo in presenza di un notevole inadempimento tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto.
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