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rapporto di lavoro

Corte Europea dei Diritti Umani, N.-26 Novembre 2015

(Corte Europea dei Diritti Umani
N: - 26 Novembre 2015)

Sez. Quinta, ricorso n. 64846/11 – Pres. Casadevall – Ebrahimian (Word, avocat) c. Francia (François Alabrune agente, direttore degli affari giuridici al ministero degli Affari Esteri).

Note: La "neutralizzazione" della persona che lavora dietro il velo del principio di neutralità
Parole chiave: rapporto di lavoro :: discriminazioni ::

Discriminazioni – Libertà di pensiero, coscienza, e religione nel rapporto di lavoro – Cedu – Lavoro a tempo parziale – Lavoro pubblico – Sanzione disciplinare – Restrizioni consentite – Margine di apprezzamento

Non si può ritenere che le autorità nazionali abbiano ecceduto il loro margine di apprezzamento nel riscontare che non vi fossero possibilità di riconciliare le convinzioni religiose di una lavoratrice che svolga una funzione pubblica con il divieto di manifestarle quand’anche ciò comporti la sanzione della perdita del lavoro, se ciò è dovuto alla volontà di dare precedenza al requisito della neutralità e imparzialità dello Stato e al funzionamento del servizio pubblico su basi di eguaglianza di trattamento dei pazienti.
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Corte di Giustizia, N.C-152/11-6 Dicembre 2012

(Corte di Giustizia
N:C-152/11 - 6 Dicembre 2012)

Avv. Gen. E. Sharpston – Johann Odar c. Baxter Deutschland GmbH

Note: "Niente su di noi senza di noi": la Corte di Giustizia delinea il nuovo diritto al lavoro delle persone con disabilità

Discriminazioni – Indennità di licenziamento – Riduzione dell’importo dell’indennità di licenziamento corrisposto a lavoratori con disabilità – Illegittimità.

La Direttiva Ue n. 2000/78/Ce, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, non osta a una normativa contenuta in un regime aziendale di previdenza sociale che, nel sistema di calcolo dell’indennità di licenziamento per esigenze economiche, prevede una differenza di trattamento fra la generalità dei lavoratori e quelli di età superiore ai 54 anni. L’adozione, per questi ultimi, di un metodo di calcolo che prenda a riferimento la prima data utile per il pensionamento, a differenza dell’anzianità di servizio utilizzata per gli altri lavoratori, è giustificata dal fatto che un piano sociale aziendale non può mettere a repentaglio la sopravvivenza dell’impresa e i posti di lavoro rimanenti.
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corte costituzionale, N.107-29 Mag 2013

(corte costituzionale
N:107 - 29 Mag 2013)

Pres. Gallo, Est. Mazzella – G.M. (avv.ti De Michele, Galleano) c. Poste Italiane (avv.ti Proia, Fiorillo).

Note: Riprende il dialogo tra le corti superiori: contratto a termine e leggi retroattive

Contratto a termine – Causale sostitutiva – Indicazione nell’atto del nome del sostituto e della causa dell’assenza – Necessità – Non sussistenza – D.lgs. n. 368/2001 – Illegittimità costituzionale per assenza di delega – Infondatezza. Contratto a termine – Causale sostitutiva – Indicazione nell’atto del nome del sostituto e della causa dell’assenza – Distinzione tra grandi e piccole realtà produttive – Insussistenza – Principio di uguaglianza – Violazione – Infondatezza.

È infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, co. 2, d.lgs. 368/2001 laddove non prevede, in caso di assunzione a termine per causale sostitutiva, l’indicazione nell’atto del nome del sostituto e della causa dell’assenza. Il criterio della identificazione nominativa del personale sostituito è quello più semplice e idoneo a garantire la nitida individuazione della ragione sostitutiva, ma non è l’unico, essendo possibili anche altri criteri di specificazione purché adeguati allo stesso fine e saldamente ancorati a dati di fatto oggettivi. Nei casi di sostituzioni complesse in cui non sia praticabile l’indicazione preventiva del lavoratore da sostituire, la trasparenza della scelta va garantita assicurando che la causa sia effettiva, immutabile e verificabile.
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Corte di Giustizia dell'UE, N.causa C-286/12-6 Novembre 2012

(Corte di Giustizia dell'UE
N:causa C-286/12 - 6 Novembre 2012)

Sez. Prima – Commissione europea c. Ungheria – Avv. Gen. J Kokott.

Note: Abbassamento dell'età pensionabile e motivi di giustificazione delle disparità di trattamento

Parità di trattamento – Età pensionabile – Art. 258 TfUe – Direttiva n. 2000/78/Ce – Regime nazionale che impone la cessazione dell’attività professionale dei giudici, dei procuratori e dei notai che abbiano compiuto 62 anni di età – Disparità di trattamento.

L’Ungheria, avendo adottato un regime nazionale che impone la cessazione dell’attività professionale di giudici, procuratori e notai che abbiano compiuto 62 anni di età, il quale comporta una disparità di trattamento in ragione dell’età non proporzionata rispetto alle finalità perseguite, è venuta meno agli obblighi a essa incombenti in forza degli articoli 2 e 6, paragrafo 1, della Direttiva n. 2000/78/Ce del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.
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Corte di giustizia dell'Ue, N.C-441/14-16 Mag 2016

(Corte di giustizia dell'Ue
N:C-441/14 - 16 Mag 2016)

Grande Sezione – Pres. Lenaerts, Avv. Gen. Bot – Dansk Industri c. Successione Karsten Eigil Rasmussen.

Note: Sull'assenza di limiti alla disapplicazione: l'effetto diretto orizzontale dopo il caso Dansk
Parole chiave: rapporto di lavoro :: Divieto :: discriminazioni ::

Discriminazioni – Direttiva n. 2000/78 – Indennità di licenziamento – Esclusione – Diritto alla pensione di vecchiaia – Regime pensionistico al quale il lavoratore abbia aderito prima dei cinquanta anni d’età – Discriminazione in base all’età – Sussistenza. Discriminazioni – Principio generale di non discriminazione in base all’età – Interpretazione conforme e disapplicazione del diritto interno non conforme – Condizioni – Principio di certezza del diritto e di tutela del legittimo affidamento – Irrilevanza – Applicazione di una disposizione nazionale contraria al diritto dell’Ue – Lesione del diritto dei privati – Responsabilità dello Stato membro – Esclusione.

Il principio generale della non discriminazione in ragione dell’età, come espresso concretamente dalla Direttiva n. 2000/78, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, dev’essere interpretato nel senso che esso osta, anche in una controversia tra privati, a una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che priva un lavoratore subordinato del diritto di beneficiare di un’indennità di licenziamento allorché ha titolo a una pensione di vecchiaia da parte del datore di lavoro nell’ambito di un regime pensionistico al quale tale lavoratore subordinato abbia aderito prima del compimento del cinquantesimo anno di età.
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Corte di Giustizia, N.C-290/12 - Ottava sezione-11 Aprile 2013

(Corte di Giustizia
N:C-290/12 - Ottava sezione - 11 Aprile 2013)

Pres. E. Jaras˘iu¯nas, Est. A. Ó Caoimh, Avv. Gen. J. Kokott – Oreste Della Rocca c. Poste Italiane Spa (avv. De Luca Tamajo).

Note: Somministrazione e lavoro a termine. Per la Corte di Giustizia "questa e quella pari (non) sono"

Somministrazione di lavoro – Lavoro a termine in somministrazione – Direttiva n. 1999/70 – Clausola 2 dell’Accordo quadro europeo – Non applicabilità. Somministrazione di lavoro – Lavoro a tempo determinato in somministrazione – Utilizzatore – Direttiva n. 1999/70 – Comma 4 del preambolo e clausola 3 dell’Accordo quadro europeo – Non applicabilità.

L’ambito di applicazione dell’Accordo quadro europeo allegato alla Direttiva n. 1999/70, concepito in senso ampio, non è illimitato. Dal tenore letterale della clausola 2, punto 1, dell’Accordo quadro emerge che la disciplina dei contratti e dei rapporti di lavoro ai quali si applica detto accordo non è quella riconducibile al caso di specie, in quanto la legislazione italiana e/o le prassi nazionali prevedono un regime speciale e dettagliato rispetto alle regole generali sul lavoro a termine. D’altra parte, la clausola 2, punto 2, dell’Accordo quadro conferisce agli Stati membri un margine di discrezionalità per ciò che riguarda la sfera di operatività dell’accordo medesimo con riferimento a talune categorie di contratti o rapporti di lavoro
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Corte di Cassazione, N.18692-6 Settembre 2007

(Corte di Cassazione
N:18692 - 6 Settembre 2007)

Sez. lav. – Pres. Senese, Est. De Matteis, P.M. Patrone – D. L. (avv. Sacchi) c. Rinaldi Ditta Sas (avv. Agosto). Diff. Corte d’Appello Catanzaro, 10 febbraio 2004

Note: La Corte di Cassazione e la qualificazione del rapporto di lavoro
Parole chiave: rapporto di lavoro ::

Lavoro subordinato – Doppia alienità – Lavoro tipologicamente subordinato – Onere della prova

La prestazione di attività lavorativa onerosa all’interno dei locali dell’azienda, con materiali e attrezzature proprie della stessa e con modalità tipologiche proprie di un lavoratore subordinato in relazione alle caratteristiche delle mansioni (nella specie, commesso addetto alla vendita), comporta una presunzione di subordinazione, che è onere del datore di lavoro vincere.
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corte di giustizia, N.causa C-415/12-13 Giugno 2013

(corte di giustizia
N:causa C-415/12 - 13 Giugno 2013)

Sezione Nona, ord. – Pres. Malenovský, Est. Safjan e Prechal – Bianca Brandes c. Land Niedersachsen (Avv. Gen. Sharpston)

Note: Diritto alle ferie annuali e principio del pro rata temporis

Ferie – Direttiva n. 2003/88/Ce – Accordo quadro Unice, Ceep, Ces sul lavoro a tempo parziale – Clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo parziale – Principio di non discriminazione – Principio del pro rata temporis – Maternità – Mutamento del rapporto di lavoro – Diritti quesiti.

Il diritto pertinente dell’Unione, in particolare l’art. 7, par. 1, Dir. 2003/88/Ce e la clausola 4, p. 2, dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo parziale, concluso il 6.6.1997, che figura nell’all. alla Dir. 97/81/Ce, deve essere interpretato nel senso che osta a disposizioni o prassi nazionali, come quelle in esame nel procedimento principale, in forza delle quali il numero di giorni di ferie annuali retribuite di cui un lavoratore occupato a tempo pieno non ha potuto beneficiare nel corso del periodo di riferimento – essendo passato a un regime di lavoro a tempo parziale – viene ridotto proporzionalmente alla differenza esistente tra il numero di giorni di lavoro settimanale effettuati da tale lavoratore prima e dopo tale passaggio a tempo parziale.
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Corte di Giustizia, N.C-312/11-4 Luglio 2013

(Corte di Giustizia
N:C-312/11 - 4 Luglio 2013)

C-312/11 – Avv. Gen. Y. Bolt – Commissione europea c. Repubblica italiana

Note: "Niente su di noi senza di noi": la Corte di Giustizia delinea il nuovo diritto al lavoro delle persone con disabilità

Disabilità – Adattamento ragionevole del posto di lavoro – Inadempimento dello Stato italiano (sussiste) – Provvedimento di trasposizione insufficiente.

La Repubblica italiana, non avendo imposto a tutti i datori di lavoro di prevedere, in funzione delle esigenze delle situazioni concrete, soluzioni ragionevoli applicabili a tutti i disabili, è venuta meno al suo obbligo di recepire correttamente e completamente l’articolo 5 della Direttiva n. 2000/78/Ce del Consiglio, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro.
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Corte costituzionale, N.2016-20 Luglio 2016

(Corte costituzionale
N:2016 - 20 Luglio 2016)

Pres. Grossi, Est. Coraggio

Note: ANNO LXVIII - 2017 - 1
Parole chiave: rapporto di lavoro ::

v.
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