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RPS 1 2018

Il numero 1 2018 in uscita ad aprile, dedica la sezione monografica a genere e welfare, con un focus sull’Italia in prospettiva comparata.

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Italia

Questione salariale: lavoratori dipendenti e disuguaglianze generazionali

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Lavoro. Disuguaglianza e insicurezza in prospettiva economica

Negli anni duemila le retribuzioni dei lavoratori italiani hanno perso terreno su diversi fronti, tanto da far emergere con forza una questione salariale. La «rincorsa» dei salari all’inflazione, nel periodo 2002-2007, non è stata sufficiente a garantire la tenuta del potere d’acquisto e, dunque, la crescita delle retribuzioni reali. Le difficoltà a sostenere i consumi di base, a rispondere all’esigenza di un’autonomia (non solo) economica, a condurre una vita sociale e professionale adeguata riguardano soprattutto le nuove generazioni e i «nuovi lavoratori». Le ragioni di una questione salariale tutta italiana vengono rimarcate dall’amplificarsi dei differenziali retributivi e di produttività con gli altri principali paesi europei. L’articolo ne ripercorre i termini avanzando obiettivi e percorsi di soluzione. Oltre che nella composizione del tessuto imprenditoriale, le criticità del nostro sistema-paese risiedono in una scarsa propensione all’innovazione e in una mancata redistribuzione della produttività al lavoro. Crescita dei salari reali, e riforma del Protocollo del 1993 definiscono le basi per una concertazione che abbia per oggetto una nuova politica dei redditi.
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Il processo di acquisizione della casa fra risparmio e sicurezza della vecchiaia - Una proposta

Articolo scritto da:

Nel numero

Case difficili

Nella Sezione: Vecchiaia e politiche della casa. Analisi e proposte

Il contributo illustra una proposta per una nuova strumentazione finanziaria finalizzata a sostenere l’acquisto di abitazioni, o la loro manutenzione, utilizzando come «leva» finanziaria il valore del patrimonio immobiliare esistente appartenente alle generazioni più anziane. Partendo da alcune considerazioni sulle caratteristiche di base degli assetti del mercato immobiliare e finanziario nel nostro paese, viene prospettata l’ipotesi di uno strumento finanziario che consenta di «scontare» in anticipo il valore totale o parziale dell’appartamento di proprietà di anziani, senza perderne il possesso, e finalizzandone l’utilizzo all’acquisizione di prime case per gli eredi, alla ristrutturazione e manutenzione della casa di abitazione, all’incremento di redditi pensionistici particolarmente bassi. Lo strumento proposto potrebbe invece avere un ruolo importante nella politica della casa visto anche che attualmente in Italia vi sono solo due strumenti che consentono di realizzare il valore degli immobili prima del trasferimento ereditario senza perderne il possesso: il trasferimento della nuda proprietà e il prestito ipotecario vitalizio.
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Fuori dal tema

Gli assegni familiari in Italia: effetti redistributivi

Articolo scritto da:

In questo lavoro vengono analizzati l’assegno per il nucleo familiare – Anf – e i «vecchi» assegni familiari, preesistenti all’introduzione dell’Anf avvenuta nel 1988, in quanto strumenti importanti, essenzialmente il primo, di sostegno dei redditi familiari nel sistema di welfare italiano. Ripercorrendo l’evoluzione normativa dei due istituti dalle loro origini emergono effetti sul ruolo delle prestazioni, sugli obiettivi redistributivi, sull’entità dell’impegno finanziario pubblico a favore dei carichi familiari. Le stime dell’impatto redistributivo delle due prestazioni monetarie, effettuate con il modello Itaxmod dell’Isae, indicano effetti redistributivi diversificati. Entrambi gli assegni andrebbero inoltre ripensati, secondo modalità di integrazione degli strumenti di prelievo (detrazioni fiscali) e di spesa (trasferimenti monetari); è anche importante estendere l’offerta di prestazio nidi servizi reali ai cittadini, ancora carenti nel sistema di welfare italiano, il cui ruolo è essenziale nel sostenere le responsabilità familiari e contrastare la povertà.
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Nota del direttore

Articolo scritto da:

Nella Sezione: nota del direttore

Come sempre «Rps» pubblica il primo fascicolo dell’anno in doppia lingua. Lo scopo è in questi casi di incrementare le occasioni di conoscenza ed utilizzo del nostro lavoro di approfondimento presso istituzioni, reti di esperti e policy makers non italiani, contribuendo per quanto a noi possibile alla tessitura del filo che crediamo dovrebbe collegare con forza gli sviluppi del nostro sistema nazionale di welfare ad alcuni più standardizzati e universalistici schemi di funzionamento della protezione sociale europea.
Parole chiave: Italia :: welfare state ::
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documentazione

Istruzione e formazione in Italia e in Europa - Percorsi statistici

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Rubriche

Il contributo fornisce un percorso di lettura del sistema formativo italiano attraverso l’integrazione di numerose informazioni statistiche. Il lavoro è organizzato in due parti che propongono prospettive di analisi e riflessione sulle specificità del sistema di istruzione e formazione italiano. La prima fornisce gli elementi necessari a cogliere le dinamiche demografiche che caratterizzano la struttura e la composizione della popolazione residente nel nostro territorio (compreso il crescente e rapido inserimento in formazione di giovani stranieri), e considera il grado di istruzione della popolazione e il profilo del sistema di istruzione italiano. La seconda parte propone, alla luce della definizione strategica del sistema di istruzione e formazione nel contesto europeo, un confronto tra sistemi di istruzione dei singoli paesi rispetto agli obiettivi definiti nel Consiglio di Lisbona del 2000.
Parole chiave: Europa :: Italia :: istruzione :: formazione :: Consiglio di Lisbona ::
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Letture dell'immigrazione a Roma: un(a) capitale di immigrati

Articolo scritto da:

Nel numero

Migrazioni

Nella Sezione: Immigrare in Italia. Profili di insediamento locale

Nel 2001 e nel 2002 sono state svolte a Roma due indagini campionarie sull’integrazione di cinque collettività di immigrati stranieri: albanesi, filippini, marocchini, peruviani e romeni che mostrano situazioni di immigrazione molto diverse tra loro. L’articolo si propone di presentare quanto emerso in queste indagini relativamente alla componente «immateriale» dell’integrazione, soffermando l’attenzione sui comportamenti relazionali degli intervistati. Da questa specifica prospettiva emergono sostanziali differenze che si affermano a livello collettivo più che individuale. Inoltre ad una molteplicità di modelli migratori seguiti dalle diverse collettività sembra corrispondere un altrettanto complesso pattern di modelli relazionali.
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Regionalizzazione e mercato del lavoro

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Italia. Processi di regionalizzazione e settori di policy

Nel saggio vengono prese in esame le diverse fasi di sviluppo che, nell’arco di un decennio, ha subìto la legislazione regionale in materia di mercato del lavoro. In primo luogo, è considerata la modernizzazione, prima organizzativa e poi funzionale, dei servizi all’impiego, frutto del decentramento amministrativo, realizzato, sul finire degli anni ’90, in attuazione della cosiddetta Riforma Bassanini. È tuttavia la riforma costituzionale del 2001, la quale ha attribuito alle Regioni la potestà legislativa in materia di «tutela e sicurezza del lavoro», che ha segnato, almeno per alcune di esse, il momento per un ripensamento del ruolo delle amministrazioni locali nel governo dei mercati del lavoro territoriali. Non solo si segnalano rivisitazioni, più o meno profonde, del modello organizzativo e gestionale degli anni ’90, ma soprattutto le Regioni, alla costante ricerca di settori di intervento poco praticati a livello centrale, hanno cominciato a sperimentare nuove modalità di promozione della «qualità del lavoro».
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L’integrazione che non c’è, e di cui ci sarebbe bisogno

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Nella Sezione: Sessione IV - Integrazione. Complessità del concetto e buone pratiche

Vorrei mettere anzitutto a fuoco una finalità importante che ha guidato la rivista «Rps» nell’organizzazione di questo Forum sull’integrazione socio-sanitaria, che si esprime nel porre l’accento sul concetto di «integrazione» più che su quello di «socio-sanitario», inteso come sistema di servizi, e tale finalità mi sta particolarmente a cuore. Di integrazione socio-sanitaria si può parlare in diversi modi, a significare aspetti anche molto eterogenei e potenzialmente in contraddizione tra di loro. Per un verso, si sente parlare di integrazione socio-sanitaria come se fosse il nome più o meno ufficiale di un settore, sinonimo di settore socio-sanitario, che si accompagna al settore sanitario e al settore sociale, o dell’assistenza. Il riferimento al requisito dell’integrazione suona un po’ come un richiamo d’obbligo ad una parola d’ordine oggi molto diffusa (si pensi per esempio al titolo della legge 328), che proviene dalla forza performativa dei programmi europei nelle materie sociali, ma spesso recepita nella forma depotenziata di un gergo. Come se l’integrazione fosse già data, già messa in opera e realizzata, per l’appunto nel settore socio-sanitario.
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Sull'istituzione di un fondo per la non autosufficienza in Italia

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Nella Sezione: Misure

Dopo avere brevemente ricordato le ragioni che inducono ad una scelta in favore dell’azione pubblica nel campo delle politiche per la non autosufficienza, questo contributo affronta alcuni dei principali temi che si pongono nel dibattito sull’attivazione di un Fondo per la non autosufficienza pubblico e universale in Italia. In primo luogo, si discutono sinteticamente le ragioni per preferire l’istituzione di un fondo specifico rispetto al semplice potenziamento delle politiche esistenti. In secondo luogo, si richiama l’attenzione sull’importanza dell’equità intergenerazionale e della sostenibilità finanziaria nell’implementazione di un tale fondo. In terzo luogo, si forniscono alcuni elementi al dibattito sulla opportunità di attivare un unico fondo nazionale e/o una pluralità di fondi a dimensione regionale. Si discutono infine in modo sintetico alcuni aspetti relativi alle possibili strategie per l’attivazione del Fondo e per il suo finanziamento.
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Italia. La costruzione dei servizi sanitari regionali e la governance del sistema sanitario

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Nella Sezione: Europa e Italia. I processi di regionalizzazione nei sistemi sanitari

Negli anni novanta il decentramento del Ssn ha dato il via a processi di differenziazione istituzionale tra le Regioni, dai quali sono emersi tre modelli di governance del sistema sanitario. Negli ultimi anni, però, è in corso una parziale convergenza della maggior parte delle Regioni su soluzioni regolative basate sui principi di cooperazione e di integrazione tra le organizzazioni sanitarie, perseguite mediante strumenti negoziali o facendo affidamento sulla programmazione centralizzata. Questa tendenza rappresenta probabilmente una risposta al problema comune del controllo della spesa e del risanamento finanziario che, nei casi più critici, rischia di condizionare pesantemente l’autonomia regionale innescando processi di ricentralizzazione del Ssn.
Parole chiave: Italia :: sistema sanitario :: decentramento ::
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