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RPS 1 2017

Sono online i free text relativi al Tema del n. 1/2017: Servizio Sociale e welfare.

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Il protocollo su pensioni, lavoro e competitività: il ruolo della concertazione

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Sindacato e welfare. Un focus sull’Italia

Il Protocollo su pensioni, lavoro e competitività del 23 luglio 2007 si colloca certamente nel novero dei più rilevanti accordi tra governo e parti sociali degli ultimi anni, per ampiezza delle tematiche trattate e per l’ampio dibattito che ha suscitato nell’opinione pubblica. A conferire a tale accordo un’importanza particolare è anche l’ampia partecipazione dei lavoratori al referendum indetto sul testo, nonché l’alta percentuale di approvazione delle soluzioni in esso contenute. Per il metodo seguito e per le soluzioni adottate, esso può costituire lo spunto da una parte per analizzare come la concertazione si è evoluta e come si atteggia in un panorama politico sostanzialmente bipolare, e dall'altra per verificare lo stato di salute del nostro sistema di welfare, in un'epoca caratterizzata da sfide di importanza epocale, quali la globalizzazione e l'invecchiamento della popolazione. L'articolo ripercorre la struttura del protocollo, focalizzandosi rispettivamente sugli interventi relativi al sistema pensionistico, su quelli inerenti alla regolazione dei rapporti di lavoro e del mercato del lavoro e, infine, su quelli riguardanti la competitività del sistema.
Parole chiave: Italia :: pensioni :: lavoro :: competitività ::
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Italia. Analizzare Rosarno

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Essere immigrati: lavoro sindacato sfruttamento tutele

Questo saggio analizza gli avvenimenti di Rosarno nell’ottica di individuare motivi e radici delle problematiche alla base della rivolta dei lavoratori immigrati. Il nucleo fondamentale di tali questioni è costituito dal grave sfruttamento lavorativo e dal forte isolamento sociale in cui vivevano questi operai agricoli. Si rileva però che le loro condizioni di vita e di salario si presentavano del tutto simili a quelle dei lavoratori agricoli immigrati delle altre aree del Mezzogiorno. Per evitare che fatti simili si ripetano altrove, è bene che le istituzioni prendano in carico le condizioni dei lavoratori immigrati in agricoltura, soprattutto se stagionali.
Parole chiave: lavoro :: immigrazione :: sfruttamento :: rivolta ::
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Dopo il fordismo - Considerazioni sull'attivazione delle politiche sociali e del lavoro

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Sessione II

Questo intervento non ha la pretesa di offrire quadri generali, ma vuole solo proporre qualche opinione su questioni e contraddizioni che a mio parere meritano qualche attenzione e che comunque intersecano la sezione del post-fordismo. È diffusa la condizione secondo la quale la denatalità sarebbe un grande guaio; io sono persuaso che la denatalità sia un indice di disagio, ma non credo che rappresenti necessariamente un grosso problema in sé e per sé. Paradossalmente ed estremizzando, si potrebbe anche affermare che se in Italia fossimo 50 milioni anziché 60 si starebbe più comodi. Come coprire allora i bisogni di manodopera? Si potrebbero far lavorare le donne molto di più di quanto non avvenga, si potrebbe lavorare più a lungo, e si potrebbero aprire di più le porte all'immigrazione.
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Esiste una via d’uscita dalla crisi? Competitività, occupazione e declino industriale in Europa

Articolo scritto da:

Nella Sezione: DIBATTITO. Europa e politiche industriali

L’articolo argomenta la necessità di una politica industriale in Europa a partire da un’analisi della competitività e delle dinamiche occupazionali nei diversi paesi membri dell’Unione. La prima parte è dedicata agli effetti della crisi sulla struttura occupazionale. Il processo di polarizzazione in corso tra le diverse categorie professionali viene descritto in modo dettagliato, evidenziando l’accelerazione subita dal medesimo processo a seguito della recessione. Nella seconda parte l’attenzione è posta sulla capacità competitiva delle industrie europee. Qui viene messa in luce la discrasia tra le evidenze empiriche raccolte e le proposte di politica economica della Commissione europea in materia di competitività. Quest’ultima si è concentrata prevalentemente sugli stimoli alla «competitività di prezzo», allo scopo di favorire le esportazioni sui mercati esteri. Tale impostazione, tuttavia, risulta essere poco convincente. La letteratura e i dati empirici presentati sembrano altresì suggerire la necessità di un sostegno alla «competitività tecnologica», intesa come qualità e livello tecnologico dei prodotti. In ultimo, si conclude presentando una proposta di politica industriale europea capace di favorire il cambiamento strutturale verso attività legate alla sostenibilità ambientale, alle applicazioni delle Ict e ai sistemi sanitari e di welfare.
Parole chiave: competitività :: lavoro :: politica industriale :: Europa ::
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Europa sociale o Europa liberoscambista? Il futuro del modello sociale europeo

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Nel numero

Tempi e orari

Nella Sezione: Fuori dal tema

Pur non sottacendo gli aspetti problematici presenti nei welfare states europei, l’autrice mette in luce la violenza della riproposizione dell’ideologia neoliberista e la continua mortificazione degli aspetti più salienti del modello sociale europeo secondo logiche deterministiche dei modelli economici e processi naturali ineluttabili. Le conclusioni a cui arriva sono che nei welfare states europei non appaiono all’opera i fattori ipotizzati dalla letteratura della crisi; e che non sembra essere in atto la restrizione della gamma di percorsi evolutivi possibili per le società del futuro implicita nell’idea schematica della «convergenza» verso il modello americano propria di questa letteratura. L’articolo analizza le ipotesi alternative alle teorie della crisi e alla demolizione del «modello sociale europeo» ed esplora attraverso l’approccio dello «sviluppo umano» le sinergie possibili tra sviluppo economico e sviluppo sociale, tra competitività e giustizia, tra diritti e crescita, che possono tornare di nuovo a configurare il welfare come «fattore produttivo».
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Introduzione

Articolo scritto da:

Nella Sezione: presentazione

Sebbene nei fatti spesso disinvoltamente tradito dagli stessi sostenitori, il merito è ormai diventato il valore più invocato nel dibattito pubblico italiano, a prescindere dalle appartenenze politiche e di classe e dalle più complessive posizioni culturali. Ciò non stupisce, alla luce dei segnali continui di violazione che giungono dall’esperienza quotidiana, peraltro suffragati da una mole crescente di ricerche nazionali e internazionali. Diffusi sono, ad esempio, i segnali dell’influenza del contesto socio-economico in cui si nasce e si cresce sulle chance di istruzione e di carriera. Il che implica una violazione del merito sul piano sostanziale: chi ha la sfortuna di nascere e crescere in contesti svantaggiati non è posto nelle condizioni di sviluppare i propri meriti alla pari di chi la fortuna pone in contesti più avvantaggiati.
Parole chiave: Italia :: lavoro :: merito ::
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Giovani e lavoro, tra disuguaglianza e ricerca di senso

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Nel numero

Giovani senza

Nella Sezione: Confronti europei

Anche se con livelli diversi di gravità nei diversi regimi istituzionali e di welfare, la segmentazione generazionale dei mercati del lavoro europei – adulti e anziani in lavori a tempo indeterminato e giovani in occupazioni instabili e malpagate – non solo ha ormai assunto caratteristiche strutturali ma rivela una origine chiaramente imputabile alle politiche: se non sbagliate, per lo meno incomplete. Per ragioni non del tutto spiegate – ma che per il caso italiano potrebbero dipendere dal ruolo di ammortizzatore sociale esercitato dalle famiglie – finora questa disuguaglianza non ha dato luogo ad un vero e proprio conflitto intergenerazionale, anche se non mancano segnali del possibile crescere di qualche movimento di protesta. Sembra tuttavia improbabile che la conquista della pensione e del posto fisso possano costituire la posta in gioco di tale conflitto: nelle società occidentali, infatti, i più giovani hanno maturato un nuovo ethos del lavoro e le aspettative di cambiamento della «generazione Y» coinvolgono l’intero rapporto tra il lavoro e la vita e modi radicalmente nuovi di lavorare.
Parole chiave: lavoro :: generazioni :: giovani :: Valori ::
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Italia - Genitorialità, lavoro e condizioni della conciliazione

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Nella Sezione: Evoluzione del modello di «famiglia forte» e temi emergenti

L’articolo esamina i principali risultati relativi alla difficoltà di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro nel nostro paese. Prende poi in esame un aspetto particolare di questa difficoltà, ovvero l’incapacità di realizzare pienamente i piani di fecondità desiderata. Analizzando i dati relativi ad una indagine sulle condizioni di vita delle famiglie di una provincia italiana ad alto benessere, si riscontra empiricamente un effetto positivo del tipo di lavoro della donna sull’ampiezza del gap tra numero di figli desiderati ed effettivi. Concludono alcune considerazioni di policy.
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Obiettivi concreti e poco spazio per i sogni: i giovani in Italia

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Nella Sezione: TEMA: Disuguali e disintegrati. L'Italia al tempo della crisi

La forte crescita della disoccupazione e dell’emigrazione giovanili, la questione dei diritti e del welfare sono alcuni dei temi al centro della questione giovanile, che, negli ultimi anni, ha (finalmente) attirato l’attenzione degli studiosi e (in qualche misura) della politica. Tuttavia, ancora non si è sviluppato un vero e proprio dibattito su come la difficile situazione dei giovani – e in particolare il cambiamento delle prospettive riguardo al futuro, che diventano sempre più cupe – ne stia condizionando la costruzione della personalità. Eppure, i giovani, visti attraverso le loro priorità e i loro obiettivi, appaiono protagonisti di un significativo cambiamento generazionale, gravido di implicazioni e conseguenze su più fronti, dalle scelte educative e professionali al rapporto con la sfera politica.
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Riformare le pensioni: miti, verità e scelte politiche

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Fuori dal tema

In questo contributo si discutono le strutture portanti della riforma delle pensioni alla luce della teoria economica e le loro applicazioni a diversi tipi di economia. La parte introduttiva illustra i meccanismi economici fondamentali delle pensioni; la seconda esamina una serie di miti che si sono rivelati particolarmente persistenti e, proseguendo nell’analisi, conclude spiegando le basi di un’efficace politica delle pensioni. La terza parte discute i presupposti che una qualsiasi riforma delle pensioni è tenuta a rispettare, cioè quegli elementi che i consulenti politici possono – e dovrebbero – affermare con autorevolezza. La quarta sezione considera la gamma di scelte di fronte alla quale si trovano i decisori politici, in base alle diverse condizioni esistenti nei vari paesi. Le conclusioni principali sono di tre tipi: 1) la variabile di fondo è costituita da un governo efficace; 2) da un punto di vista economico, la differenza tra sistema retributivo e sistema contributivo è secondaria; 3) la gamma delle alternative potenziali per la strutturazione delle pensioni è ampia. Non esiste un modello unico che soddisfi tutte le esigenze.
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