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RPS 1 2018

Il testo è la sintesi dell’articolo pubblicato nella sezione Tema del n. 1 2018 di Rps e scaricabile dagli abbonati nella versione integrale al link:

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Mezzogiorno

Persistenza della povertà e limiti dell’investimento sociale su infanzia e giovani nel Mezzogiorno

Nella Sezione: Disagio e politiche sociali

Il divario di opportunità, di risorse investite e di qualità delle politiche sociali fra le città italiane è tale da rendere evidenti due cose: la riproduzione di condizioni di grave iniquità e il progressivo depauperamento del capitale umano nelle regioni del Mezzogiorno. Soprattutto nelle aree periferiche delle conurbazioni meridionali si sta consolidando un’area sociale di bambini, adolescenti e giovani in condizioni di povertà economica di servizi e opportunità formative che costituirà un freno per qualsiasi politica di sviluppo per queste zone. Lo studio delle traiettorie dei singoli e dei gruppi consente di individuare spazi di resilienza e apprendimento per il disegno delle politiche insieme all’evidenza delle forme di riproduzione.
Parole chiave: povertà :: Mezzogiorno :: capitale umano ::
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L’impatto della crisi sui lavoratori stranieri. Migrazioni di ritorno in Campania

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Italia. Migrazioni interne processi di impoverimento e percorsi di ridefinizione del welfare

Il saggio analizza le migrazioni interne «di ritorno» al Sud degli immigrati aventi come destinazione prevalente la Campania. La regione, dopo aver svolto il duplice ruolo di area di transito e di stabilizzazione, diviene oggi meta prevalente degli immigrati licenziati in seguito alla crisi. In particolare, si approfondisce l’impatto che questi nuovi flussi interni hanno sulla coesione sociale sia nelle regioni di partenza che nel mercato del lavoro campano. Mediante interviste a testimoni privilegiati e immigrati si ricostruiscono i percorsi di skidding e di impoverimento nel quadro della crisi del modello napoletano di sopravvivenza che aveva garantito in passato forme di accoglienza, sia pure scadenti, anche agli immigrati in condizioni più precarie.
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Élite senza leadership. Note su élite e classi dirigenti meridionali

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Regolazione politica ceti sociali classi dirigenti

L’articolo analizza i fattori storici, socio-culturali ed economici che evidenziano la debolezza delle élite locali e degli attori sociali nell’Italia meridionale. L’articolo concentra in particolare l’attenzione sulle odierne élite locali. Secondo l’autore, la debolezza di tali élite consiste nel non rappresentare adeguatamente un moderno pluralismo sociale. Anche a causa di una sostanziale assenza di élite economiche nel Mezzogiorno, le élite locali sono dominate da quelle politiche che manovrano i potenti mercati politici locali controllandoil territorio. Il consenso politico rappresenta di fatto la principale risorsa per il Sud e sono le élite politiche locali a fare da intermediarie per conto del governo centrale. In ragione di quanto argomentato, l’Italia meridionale non risente solamente di uno sviluppo (socioeconomico) «dimezzato» ma allo stesso tempo di una autonomia (istituzionale) «dimezzata».
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Benessere e welfare alla luce del rapporto Stiglitz-Sen-Fitoussi: un confronto territoriale tra Nord e Sud dell’Italia

Nella Sezione: Disagio e politiche sociali

L’articolo sviluppa una serie di riflessioni a partire dalla lettura del Rapporto della Commissione sulle misure di performance economica e progresso sociale, coordinato nel 2009 per la presidenza francese da Stiglitz, Sen e Fitoussi. Focalizzando l’attenzione sul concetto di qualità della vita così come trattato nel rapporto, gli autori incrociano alcune di queste dimensioni con i sistemi di welfare delle regioni italiane, in particolare con quelli del Mezzogiorno. I dati utilizzati sono quelli dell’indagine multiscopo Istat Aspetti della vita quotidiana 2008 e quelli della survey Eu-Silc.
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Mezzogiorno e politiche di sviluppo regionale 1998-2008: assunti, esiti, insegnamenti

Articolo scritto da:

Nella Sezione: L'economia del Mezzogiorno fra divario territoriale e disuguaglianza interna

L’articolo analizza le politiche di sviluppo regionale che sono state realizzate in Italia nel decennio 1998-2008. Si apre con un breve inquadramento della questione meridionale; prosegue ricordando i principali assunti e le iniziative prese nell’ambito della cosiddetta «nuova programmazione»; prova a ricordare la discussione che si è avuta nel periodo più recente sui suoi risultati. Nel prosieguo del lavoro si cerca di misurarne in maniera scientifica alcuni effetti, occupandosi della sua dimensione finanziaria, della qualità della spesa e degli interventi programmati e realizzati, per poi concludere l’analisi mostrando alcuni risultati raggiunti. Il giudizio complessivo che è possibile formulare sulla base dei dati disponibili consente di dire che i risultati raggiunti sono stati inferiori alle attese e complessivamente modesti ma non irrilevanti. Il lavoro si conclude con un tentativo di trarre brevemente alcune lezioni dall’esperienza del decennio.
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L’emigrazione dei meridionali

Articolo scritto da:

Nella Sezione: TEMA: Un nuovo ciclo nella emigrazione italiana

tutte le regioni d’Italia con il paradosso che per molti anni nel decennio in corso la Lombardia è stata la principale regione di emigrazione all’estero. E ciò è dovuto alla complessità del quadro delle figure interessate e alle diverse motivazioni delle loro partenze. Ma le regioni del Mezzogiorno perdono popolazione non solo per l’emigrazione all’estero, ma anche per quella interna che è proseguita anche negli anni della crisi e della stagnazione. Ed è proprio la «fuga dalla crisi» che spiega l’emigrazione meridionale soprattutto per quel che riguarda i giovani. Questo esodo giovanile ha gravissimi effetti strutturali, tanto a livello demografico che di capitale umano, e può portare a una vera spoliazione del Mezzogiorno in termini di risorse umane valide, con effetti devastanti e forse definitivi per l’economia meridionale. A questo riguardo già il Rapporto Svimez 2011 faceva riferimento a un probabile tsunami demografico caratterizzato da un progressivo e rapido invecchiamento della popolazione residente nel Mezzogiorno [...]
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Regolazione sociale, concezioni della solidarietà e della produzione del benessere nel Mezzogiorno

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Regolazione politica ceti sociali classi dirigenti

Il saggio si propone di analizzare le interazioni tra modernizzazione, politica e produzione del benessere nelle regioni meridionali, area in cui alcuni fenomeni negativi determinati da queste relazioni appaiono in maniera radicale e particolarmente visibile, senza per questo essere esclusivi del Sud. Dopo un excursus storico sulle principali modalità della modernizzazione meridionale e a partire da alcune ipotesi e constatazioni fondamentali – fra cui quelle del legame profondo tra regolazione sociale, welfare e produzione di benessere e della persistenza del connotato assistenzialistico nel welfare meridionale – il saggio descrive alcuni significativi legami tra politica, mercato, comunità, gruppi d’interesse e welfare, riflettendo sulle forme assunte dalla politica nella sua incapacità di favorire reali processi di organizzazione istituzionale e di redistribuzione della ricchezza.
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Considerazioni provvisorie sul «sociale meridionale»

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Discussione

Nella prima parte l’articolo prende in esame le concezioni, gli ambiti di operatività e i paradossi sottesi all’idea stessa di «politiche sociali», secondo l’autore un corpo di politiche pubbliche non in grado – per sua stessa natura – di giungere a toccare le ragioni profonde dei mali di cui si occupa e disomogeneo rispetto alla logica formale e razionalista del policy process. Nella seconda parte la riflessione viene portata sui grandi temi del difficile (e familistico) sociale meridionale, usciti dall’agenda delle strategie nazionali di sviluppo e oggi abbandonati a loro stessi e ai poteri illegali, con politiche sociali spesso non in grado neppure di incarnare il loro ruolo più consueto e limitato: quello di tamponamento del peggio.
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Disuguaglianza dei redditi e divari territoriali: l’eccezionalità del caso italiano

Articolo scritto da:

Nella Sezione: L'economia del Mezzogiorno fra divario territoriale e disuguaglianza interna

Il divario territoriale è ampio in Italia non solo nei redditi medi, ma anche nella loro distribuzione, assai più sperequata nel Mezzogiorno. L’Italia è l’unico tra i paesi avanzati a mostrare divari territoriali di questa portata: se il livello e la distribuzione dei redditi equivalenti nelle regioni povere fossero uguali a quelli delle regioni ricche, la disuguaglianza totale si ridurrebbe del 25%, rispetto al 9% in Spagna e a una sostanziale stabilità in Germania, due paesi europei caratterizzati da grandi disparità regionali. Le differenze territoriali sono solo in parte attenuate da un costo della vita più basso nel Mezzogiorno.
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Sanità nel Mezzogiorno. Carenze strutturali e cultura della dirigenza

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Regolazione politica ceti sociali classi dirigenti

Il contributo mira a rendere conto di alcune evidenze empiriche tratte da recenti lavori di ricerca, che documentano da un lato le differenze macroscopiche nelle carenze strutturali tra Regioni meridionali e resto del paese, e dall’altro le caratteristiche qualitative della cultura gestionale e amministrativa dei vertici strategici della sanità locale nelle varie aree del paese, con particolare attenzione per il contesto sanitario meridionale. Ne emerge un quadro di difficoltà, che rimanda in molti casi alla debolezza di quello che può essere considerato l’hardware o il core-business del sistema, e cioè le strutture ospedaliere e ambulatoriali, le apparecchiature e il personale specializzato. Ma spesso va chiamato in causa anche il software gestionale, cioè le funzioni manageriali, quelle funzioni che sovrintendono ad aspetti cioè di tipo aziendale e organizzativo, che assumono una valenza speciale in un contesto particolare e delicato, quale quello sanitario, in quanto da esse dipendono la vita e la morte delle persone e la tutela del diritto costituzionale alla salute, che si presenta spesso con carattere di urgenza e non rimandabilità.
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