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Giovedì, 25 Gennaio 2018 - 10:14 Roma

Se ne discute il 25 gennaio, in occasione della presentazione del Volume n.

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modello sociale europeo

Seminario Inca - Bruxelles, 23-24 giugno 2005 - Politiche pensionistiche e modello sociale europeo

Articolo scritto da:

Nel numero

Tempi e orari

Nella Sezione: Fuori dal tema

La riforma dei sistemi pensionistici nei diversi paesi europei è ormai da anni al centro del dibattito politico e scientifico. La necessità di far fronte al nuovo contesto socio-economico ha determinato ovunque l'introduzione di nuove misure per il riordino delle istituzioni. Per promuovere un'ampia discussione sulle innovazioni legisltive già introdotte e sulle prospettive di ulteriore impegno per la modernizzazione dei sistemi pensionistici, il seminario svoltosi a Bruxelles il 23-24 giugno 2005, dal titolo «Politiche pensionistiche e modello sociale europeo» organizzato da Inca, Cgil e Ferpa (Federazione europea delle persone anziane e dei pensionati), con la collaborazione dell'Observatoire social européen, ha sviluppato il confronto tra esperti del settore e parti sociali. Qui vengono pubblicati due lavori presentati in quell'occasione.
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La flexicurity come idea centrale del Modello sociale europeo

Articolo scritto da:

Nella Sezione: La Strategia di Lisbona. Intersezioni-chiave

È noto come la flexicurity sia gradualmente divenuta una questione centrale nelle iniziative di riforma a livello comunitario nelle politiche sociali e dell’occupazione. Il termine flexicurity – combinazione tra flessibilità e sicurezza – coglie con efficacia l’essenza del processo decisionale della politica economica europea sin dalle sue origini ed esemplifica efficacemente il carattere del modello sociale europeo: un bilanciamento di interessi economici e sociali che intende la politica sociale e dell’occupazione come parte integrante della politica economica e come importante fattore di produzione nell’economia europea. Le politiche di flessicurezza costituiscono inoltre un caso paradigmatico del nuovo approccio adottato dall’Unione europea in materia di regolazione della legislazione sociale e dell’occupazione; sono parte degli sforzi che mirano ad introdurre nuove modalità di governance e a confidare di più su strumenti di soft law nel processo decisionale europeo. Il saggio riflette sull’evoluzione del processo decisionale a livello sovranazionale e su come questo presenti elementi crescenti di riflessività. La tesi centrale è che, per rendere efficaci le forme soft di gover
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Welfare locale, decentramento e cittadinanza

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Nella Sezione: Sessione III

Il processo di europeizzazione implica una convergenza di risorse e di risultati. Ciò è dovuto principalmente sia a vincoli strutturali (es. l'armonizzazione economica) che a input istituzionali (es. le sentenze della Corte europea di giustizia). Questo saggio propone una riflessione su due processi: a) l'aggiustamento dei sistemi nazionali di protezione sociale per operare a livello europeo; e b) il decentramento delle politiche di safety net a livello di governo per favorire la sussidiarietà territoriale e la responsabilità democratica. Nella prima sezione vengono presentati alcuni concetti e premesse preliminari per una riflessione generale del cosiddetto "modello sociale europeo". I governi intermedi e il crescente ruolo delle Regioni dell'Ue costituiscono il focus della seconda sezione.
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parola chiave

«Processo di armonizzazione»

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Nella Sezione: Rubriche

Questo contributo presenta una serie di riflessioni utili a comprendere se e quanto il processo di armonizzazione con riferimento alle politiche sociali e dell’occupazione in ambito comunitario si sia sviluppato e attraverso quali chiavi di lettura interpretare il suo corso. L’analisi propone alcune considerazioni/definizioni del termine stesso «armonizzazione», focalizzando l’attenzione su due aspetti principali: in primo luogo, il processo di armonizzazione in rapporto alla creazione/stabilizzazione del cosiddetto «modello sociale europeo»; in secondo luogo il processo di armonizzazione in relazione al processo di allargamento dell’Ue, indagando in che modo i paesi futuri entranti sono stati aiutati/supportati nell’armonizzare le proprie politiche in ambito sociale e dell’occupazione e in che direzione tale processo di armonizzazione è stato diretto, verso quali risultati/prospettive.
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Dimenticare Lisbona? Riflessioni sulla validità del modello sociale europeo

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Nella Sezione: Sessione I

Diamo inizio alla prima sessione dei nostri lavori ringraziando naturalmente innanzitutto gli ospiti che hanno accettato di discutere con noi il tema dell'inizio del nostro lavoro. Poiché si parla di politiche sociali, la prima questione, per noi che facciamo parte del sistema europeo in maniera convinta, non può che essere: è valido sempre il modello sociale europeo? Come sapete si è addirittura aperto un dibattito se esista o no un modello sociale europeo; alcuni sostengono che, essendo le storie dei paesi europei molto diverse, ed essendo anche le realizzazioni dello stato sociale in Europa molto diverse, sia improprio parlare di un modello sociale europeo e che sarebbe invece più proprio parlare di sistemi nazionali che devono trovare un coordinamento.
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Cosa hanno in comune i sistemi di welfare state europei e in cosa differiscono...

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Nella Sezione: 7 ANNUAL ESPANET CONFERENCE 2009 The Future of Welfare State Paths of Social Policy Innovation between Constrains and Opportunities

La classificazione del welfare state americano come «residuale» non corrisponde ai fatti empirici. Rispetto al modello europeo differenze essenziali persistono in rapporto al maggiore affidamento sull’offerta privata nei settori pensionistico e sanitario, ad una maggiore enfasi sui sussidi condizionati al lavoro e ad una maggiore importanza degli schemi selettivi. Analogamente, gli Stati membri della Ue non sono confluiti verso il welfare Usa, c’è qualche convergenza sul piano del discorso politico, dove l’idée directrice delle politiche sociali europee è passata dalla protezione sociale all’attivazione mentre gli Usa si stanno avvicinando all’Europa per ciò che riguarda la sanità e il riconoscimento delle responsabilità dello Stato.
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Europa sociale o Europa liberoscambista? Il futuro del modello sociale europeo

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Nel numero

Tempi e orari

Nella Sezione: Fuori dal tema

Pur non sottacendo gli aspetti problematici presenti nei welfare states europei, l’autrice mette in luce la violenza della riproposizione dell’ideologia neoliberista e la continua mortificazione degli aspetti più salienti del modello sociale europeo secondo logiche deterministiche dei modelli economici e processi naturali ineluttabili. Le conclusioni a cui arriva sono che nei welfare states europei non appaiono all’opera i fattori ipotizzati dalla letteratura della crisi; e che non sembra essere in atto la restrizione della gamma di percorsi evolutivi possibili per le società del futuro implicita nell’idea schematica della «convergenza» verso il modello americano propria di questa letteratura. L’articolo analizza le ipotesi alternative alle teorie della crisi e alla demolizione del «modello sociale europeo» ed esplora attraverso l’approccio dello «sviluppo umano» le sinergie possibili tra sviluppo economico e sviluppo sociale, tra competitività e giustizia, tra diritti e crescita, che possono tornare di nuovo a configurare il welfare come «fattore produttivo».
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La Strategia di Lisbona come fattore di modernizzazione del Modello sociale europeo: valutazioni

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Nella Sezione: La Strategia di Lisbona. Intersezioni-chiave

Il presente articolo introduce alla prima e incompleta valutazione dell’influenza della Strategia di Lisbona sul Modello sociale europeo. Tale esercizio risulta complesso per alcuni motivi: in primis, per la complessità della Strategia; in secondo luogo per la difficoltà di individuare una definizione chiara del Modello sociale europeo. Sulla base della letteratura esistente e dei principali indicatori proposti dalla stessa Strategia, l’articolo vuole proporre alcune riflessioni sul successo (limitato) e i limiti (molteplici) della Strategia. Il riferimento è da un lato al contenuto dell’Agenda di Lisbona e la sua influenza sulla modernizzazione del Modello sociale europeo. L’ulteriore e più preciso oggetto di analisi è dato dall’evoluzione del modello di welfare sud-europeo (più lontano dagli obiettivi di Lisbona e dunque oggetto di maggiore pressione). In secondo luogo vengono analizzati gli aspetti procedurali della Strategia e la sua capacità di incidere sulla partecipazione, il processo di apprendimento e le capacità istituzionali dei singoli paesi membri. In conclusione vengono richiamate le luci e le ombre legate all’implementazione della Strategia e le tensioni (sostantive
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Dimenticare Lisbona? Riflessioni sulla validità del modello sociale europeo

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Sessione I

Il 2005 ha visto una fervente attività delle istituzioni europee intorno ai temi sollevati dal disagio generale che ha trovato le sue espressioni più evidenti nello stallo sul Trattato costituzionale e sul bilancio della Comunità. La presidenza britannica aveva inoltre proposto di concentrare il dibattito in modo particolare sul modello sociale europeo. Nel contempo i governi dei venticinque Stati membri si sono impegnati a varare programmi di riforma nazionali per una maggiore attuazione della Strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione, dopo la verifica di medio termine conclusasi nel primo semestre del 2005.
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Il «nuovo» modello sociale europeo: fine dell’eccezionalismo?

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Nella Sezione: Tema. Dalla crisi degli Stati ad Europa 2020: rischi contraddizioni e opportunità di un percorso comune

Il saggio analizza il «nuovo» Mse che si caratterizza per una marcata funzionalizzazione delle politiche sociali nazionali alla costituzione economica sovranazionale. Un processo di progressiva erosione dei tratti distintivi dell’eccezionalismo europeo che prende avvio negli anni novanta, allorché lo spazio europeo si trasforma da area di libero scambio a mercato interno e ad Unione monetaria. E che si è ulteriormente «perfezionato» e radicalizzato con le misure anticrisi dell’Unione incentrate su una cogente combinazione di austerità e «riforme strutturali». Misure che hanno ampliato le asimmetrie sociali tra gli Stati membri e che stanno alimentando inedite forme di resistenza sociale e «populismo patrimoniale» a difesa del tenore e dello stile di vita tipicamente europei.
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