login_rps_multi

Username:

Password:

Hai perso la password?

Username:

Password:

Retrieve lost password

calls
firefox
Valid XHTML 1.0 Strict

modello sociale europeo

Dimenticare Lisbona? Riflessioni sulla validità del modello sociale europeo

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Sessione I

Diamo inizio alla prima sessione dei nostri lavori ringraziando naturalmente innanzitutto gli ospiti che hanno accettato di discutere con noi il tema dell'inizio del nostro lavoro. Poiché si parla di politiche sociali, la prima questione, per noi che facciamo parte del sistema europeo in maniera convinta, non può che essere: è valido sempre il modello sociale europeo? Come sapete si è addirittura aperto un dibattito se esista o no un modello sociale europeo; alcuni sostengono che, essendo le storie dei paesi europei molto diverse, ed essendo anche le realizzazioni dello stato sociale in Europa molto diverse, sia improprio parlare di un modello sociale europeo e che sarebbe invece più proprio parlare di sistemi nazionali che devono trovare un coordinamento.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati

Cosa hanno in comune i sistemi di welfare state europei e in cosa differiscono...

Articolo scritto da:

Nella Sezione: 7 ANNUAL ESPANET CONFERENCE 2009 The Future of Welfare State Paths of Social Policy Innovation between Constrains and Opportunities

La classificazione del welfare state americano come «residuale» non corrisponde ai fatti empirici. Rispetto al modello europeo differenze essenziali persistono in rapporto al maggiore affidamento sull’offerta privata nei settori pensionistico e sanitario, ad una maggiore enfasi sui sussidi condizionati al lavoro e ad una maggiore importanza degli schemi selettivi. Analogamente, gli Stati membri della Ue non sono confluiti verso il welfare Usa, c’è qualche convergenza sul piano del discorso politico, dove l’idée directrice delle politiche sociali europee è passata dalla protezione sociale all’attivazione mentre gli Usa si stanno avvicinando all’Europa per ciò che riguarda la sanità e il riconoscimento delle responsabilità dello Stato.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati

Europa sociale o Europa liberoscambista? Il futuro del modello sociale europeo

Articolo scritto da:

Nel numero

Tempi e orari

Nella Sezione: Fuori dal tema

Pur non sottacendo gli aspetti problematici presenti nei welfare states europei, l’autrice mette in luce la violenza della riproposizione dell’ideologia neoliberista e la continua mortificazione degli aspetti più salienti del modello sociale europeo secondo logiche deterministiche dei modelli economici e processi naturali ineluttabili. Le conclusioni a cui arriva sono che nei welfare states europei non appaiono all’opera i fattori ipotizzati dalla letteratura della crisi; e che non sembra essere in atto la restrizione della gamma di percorsi evolutivi possibili per le società del futuro implicita nell’idea schematica della «convergenza» verso il modello americano propria di questa letteratura. L’articolo analizza le ipotesi alternative alle teorie della crisi e alla demolizione del «modello sociale europeo» ed esplora attraverso l’approccio dello «sviluppo umano» le sinergie possibili tra sviluppo economico e sviluppo sociale, tra competitività e giustizia, tra diritti e crescita, che possono tornare di nuovo a configurare il welfare come «fattore produttivo».
articolo completo visibile solo da utenti abbonati

La Strategia di Lisbona come fattore di modernizzazione del Modello sociale europeo: valutazioni

Articolo scritto da:

Nella Sezione: La Strategia di Lisbona. Intersezioni-chiave

Il presente articolo introduce alla prima e incompleta valutazione dell’influenza della Strategia di Lisbona sul Modello sociale europeo. Tale esercizio risulta complesso per alcuni motivi: in primis, per la complessità della Strategia; in secondo luogo per la difficoltà di individuare una definizione chiara del Modello sociale europeo. Sulla base della letteratura esistente e dei principali indicatori proposti dalla stessa Strategia, l’articolo vuole proporre alcune riflessioni sul successo (limitato) e i limiti (molteplici) della Strategia. Il riferimento è da un lato al contenuto dell’Agenda di Lisbona e la sua influenza sulla modernizzazione del Modello sociale europeo. L’ulteriore e più preciso oggetto di analisi è dato dall’evoluzione del modello di welfare sud-europeo (più lontano dagli obiettivi di Lisbona e dunque oggetto di maggiore pressione). In secondo luogo vengono analizzati gli aspetti procedurali della Strategia e la sua capacità di incidere sulla partecipazione, il processo di apprendimento e le capacità istituzionali dei singoli paesi membri. In conclusione vengono richiamate le luci e le ombre legate all’implementazione della Strategia e le tensioni (sostantive
articolo completo visibile solo da utenti abbonati

Dimenticare Lisbona? Riflessioni sulla validità del modello sociale europeo

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Sessione I

Il 2005 ha visto una fervente attività delle istituzioni europee intorno ai temi sollevati dal disagio generale che ha trovato le sue espressioni più evidenti nello stallo sul Trattato costituzionale e sul bilancio della Comunità. La presidenza britannica aveva inoltre proposto di concentrare il dibattito in modo particolare sul modello sociale europeo. Nel contempo i governi dei venticinque Stati membri si sono impegnati a varare programmi di riforma nazionali per una maggiore attuazione della Strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione, dopo la verifica di medio termine conclusasi nel primo semestre del 2005.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati

Il «nuovo» modello sociale europeo: fine dell’eccezionalismo?

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Tema. Dalla crisi degli Stati ad Europa 2020: rischi contraddizioni e opportunità di un percorso comune

Il saggio analizza il «nuovo» Mse che si caratterizza per una marcata funzionalizzazione delle politiche sociali nazionali alla costituzione economica sovranazionale. Un processo di progressiva erosione dei tratti distintivi dell’eccezionalismo europeo che prende avvio negli anni novanta, allorché lo spazio europeo si trasforma da area di libero scambio a mercato interno e ad Unione monetaria. E che si è ulteriormente «perfezionato» e radicalizzato con le misure anticrisi dell’Unione incentrate su una cogente combinazione di austerità e «riforme strutturali». Misure che hanno ampliato le asimmetrie sociali tra gli Stati membri e che stanno alimentando inedite forme di resistenza sociale e «populismo patrimoniale» a difesa del tenore e dello stile di vita tipicamente europei.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati

Venti parole attorno al concetto di modello sociale europeo

Articolo scritto da:

Nel numero

Tempi e orari

Nella Sezione: Fuori dal tema

Siamo abituati, nel quotidiano, ad operare una distinzione importante tra parole e fatti: «un conto sono le parole, un'altra cosa sono i fatti!», e via dicendo. Insomma, da una parte i fatti, cosa concreta e dunque positiva (nel senso di empiricamente osservabile e misurabile), dall'altra le parole, entità evanescenti ed effimere, dunque né concrete, né positive. Ma i fatti, a pensarci bene, e soprattuto i fatti sociali, producono parole. E le parole, a loro volta, sono generatrici di fatti. Anzi, per dirla con Wittgenstein, le parole, in quanto segni, suoni, ecc., sono fatti: a differenza di altri eventi che accadono, ma restano muti, essi significano, e significano per l'appunto fatti. E i fatti, dal loro canto, direbbe forse Dewey, diventano oggetti cognitivi quando dall'esperienza si passa alla concettualizzazione, che si esprime appunto attraverso le parole.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati

La Strategia europea per l’occupazione. Meriti e limiti

Articolo scritto da:

Nella Sezione: La Strategia di Lisbona. Intersezioni-chiave

Avviata nel 1997, la Strategia europea per l’occupazione (Seo) mirava a creare le condizioni favorevoli al raggiungimento di una più elevata occupazione attraverso il coordinamento delle politiche nazionali in materia di lavoro. Le riformulazioni successive della Strategia (nel 2003 e nel 2005) non modificano l’orientamento di fondo, che fa perno su misure dal lato dell’offerta, mentre insufficiente attenzione è rivolta all’interazione fra gli sviluppi sul mercato del lavoro e le caratteristiche del modello sociale da un lato, e sull’impatto macroeconomico dall’altro. Il saggio si propone due obiettivi: da un lato, mostrare la preoccupazione continua, all’interno della Dg Employment and Social Affairs, di coniugare flessibilità e inclusione, in risposta all’esigenza di preservare il «modello sociale europeo». Dall’altro, mostrare come la Seo costituisse una condizione essenziale per il funzionamento dell’unico meccanismo su cui si sono basate le politiche di convergenza dei paesi membri dell’Unione monetaria europea, rappresentato dalla flessibilità di prezzi e salari relativi. I limiti di questo meccanismo vengono discussi nella parte finale del saggio.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati

Dimenticare Lisbona? Riflessioni sulla validità del modello sociale europeo

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Sessione I

Lo spazio a disposizione è molto limitato, per cui svolgerò solo alcune brevi considerazioni e ipotesi di lavoro. Betty Leone ha introdoto la sessione dicendo che esiste un modello sociale europeo. È un'affermazione su cui sono d'accordo, e credo che quanto esposto fino ad ora lo confermi. Direi, però, che la domanda viene riproposta spesso, se non altro in termini politici e ideologici. E se esiste un modello sociale europeo, questo è compatibile con i problemi della globalizzazione? La risposta non è omogenea, c'è un dibattito in corso in Europa e una parte delle soluzioni, molto forti, di carattere politico e ideologico, anche operative, dicono che questo modello sociale non è più compatibile. E non si tratta evidentemente di risposte soltanto teoriche.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati

Modello sociale europeo? Integrazione europea e politiche sociali all’epoca della moneta unica

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Tema. Dalla crisi degli Stati ad Europa 2020: rischi contraddizioni e opportunità di un percorso comune

La Strategia Europa 2020 è stata adottata all’avvio del presente decennio dall’Unione Europea con il fine di promuovere concreti obiettivi di crescita intelligente, sostenibile, inclusiva. Le politiche di inclusione sociale e di lotta alla povertà tornano così ad assumere programmaticamente un ruolo centrale nel più generale coordinamento comunitario in materia di politiche economiche e occupazionali. Si tratta di un ruolo già assunto come caratteristica distintiva all’avvio della precedente Strategia di Lisbona, ma che sembrava smarrito nel concreto svolgersi della strategia negli anni successivi al suo varo e in particolare con la sua formale rifocalizzazione su «crescita e occupazione» di metà percorso. L’articolo, a partire dalle considerazioni generali e teoriche che spingono a ritenere necessario un coordinamento europeo anche nell’area delle politiche sociali, ripercorre le diverse tappe che hanno condotto all’attuale definizione della dimensione sociale della Strategia Eu2020, senza trascurare i limiti, riscontrati nei primi anni di attuazione, nel contesto di un’attenzione prioritariamente volta al consolidamento fiscale, spesso a danno dei cittadini più fragili.
articolo completo visibile solo da utenti abbonati