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Rps 3/4 2016

È disponibile online il numero doppio 3-4/2016 di Rps. Il fascicolo dedica la sezione monografica al Tema delle disuguaglianze economiche oggi in Italia.

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modello sociale europeo

La Strategia di Lisbona come fattore di modernizzazione del Modello sociale europeo: valutazioni

Articolo scritto da:

Nella Sezione: La Strategia di Lisbona. Intersezioni-chiave

Il presente articolo introduce alla prima e incompleta valutazione dell’influenza della Strategia di Lisbona sul Modello sociale europeo. Tale esercizio risulta complesso per alcuni motivi: in primis, per la complessità della Strategia; in secondo luogo per la difficoltà di individuare una definizione chiara del Modello sociale europeo. Sulla base della letteratura esistente e dei principali indicatori proposti dalla stessa Strategia, l’articolo vuole proporre alcune riflessioni sul successo (limitato) e i limiti (molteplici) della Strategia. Il riferimento è da un lato al contenuto dell’Agenda di Lisbona e la sua influenza sulla modernizzazione del Modello sociale europeo. L’ulteriore e più preciso oggetto di analisi è dato dall’evoluzione del modello di welfare sud-europeo (più lontano dagli obiettivi di Lisbona e dunque oggetto di maggiore pressione). In secondo luogo vengono analizzati gli aspetti procedurali della Strategia e la sua capacità di incidere sulla partecipazione, il processo di apprendimento e le capacità istituzionali dei singoli paesi membri. In conclusione vengono richiamate le luci e le ombre legate all’implementazione della Strategia e le tensioni (sostantive
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Dimenticare Lisbona? Riflessioni sulla validità del modello sociale europeo

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Sessione I

Il 2005 ha visto una fervente attività delle istituzioni europee intorno ai temi sollevati dal disagio generale che ha trovato le sue espressioni più evidenti nello stallo sul Trattato costituzionale e sul bilancio della Comunità. La presidenza britannica aveva inoltre proposto di concentrare il dibattito in modo particolare sul modello sociale europeo. Nel contempo i governi dei venticinque Stati membri si sono impegnati a varare programmi di riforma nazionali per una maggiore attuazione della Strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione, dopo la verifica di medio termine conclusasi nel primo semestre del 2005.
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Il «nuovo» modello sociale europeo: fine dell’eccezionalismo?

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Tema. Dalla crisi degli Stati ad Europa 2020: rischi contraddizioni e opportunità di un percorso comune

Il saggio analizza il «nuovo» Mse che si caratterizza per una marcata funzionalizzazione delle politiche sociali nazionali alla costituzione economica sovranazionale. Un processo di progressiva erosione dei tratti distintivi dell’eccezionalismo europeo che prende avvio negli anni novanta, allorché lo spazio europeo si trasforma da area di libero scambio a mercato interno e ad Unione monetaria. E che si è ulteriormente «perfezionato» e radicalizzato con le misure anticrisi dell’Unione incentrate su una cogente combinazione di austerità e «riforme strutturali». Misure che hanno ampliato le asimmetrie sociali tra gli Stati membri e che stanno alimentando inedite forme di resistenza sociale e «populismo patrimoniale» a difesa del tenore e dello stile di vita tipicamente europei.
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Venti parole attorno al concetto di modello sociale europeo

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Nel numero

Tempi e orari

Nella Sezione: Fuori dal tema

Siamo abituati, nel quotidiano, ad operare una distinzione importante tra parole e fatti: «un conto sono le parole, un'altra cosa sono i fatti!», e via dicendo. Insomma, da una parte i fatti, cosa concreta e dunque positiva (nel senso di empiricamente osservabile e misurabile), dall'altra le parole, entità evanescenti ed effimere, dunque né concrete, né positive. Ma i fatti, a pensarci bene, e soprattuto i fatti sociali, producono parole. E le parole, a loro volta, sono generatrici di fatti. Anzi, per dirla con Wittgenstein, le parole, in quanto segni, suoni, ecc., sono fatti: a differenza di altri eventi che accadono, ma restano muti, essi significano, e significano per l'appunto fatti. E i fatti, dal loro canto, direbbe forse Dewey, diventano oggetti cognitivi quando dall'esperienza si passa alla concettualizzazione, che si esprime appunto attraverso le parole.
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La Strategia europea per l’occupazione. Meriti e limiti

Articolo scritto da:

Nella Sezione: La Strategia di Lisbona. Intersezioni-chiave

Avviata nel 1997, la Strategia europea per l’occupazione (Seo) mirava a creare le condizioni favorevoli al raggiungimento di una più elevata occupazione attraverso il coordinamento delle politiche nazionali in materia di lavoro. Le riformulazioni successive della Strategia (nel 2003 e nel 2005) non modificano l’orientamento di fondo, che fa perno su misure dal lato dell’offerta, mentre insufficiente attenzione è rivolta all’interazione fra gli sviluppi sul mercato del lavoro e le caratteristiche del modello sociale da un lato, e sull’impatto macroeconomico dall’altro. Il saggio si propone due obiettivi: da un lato, mostrare la preoccupazione continua, all’interno della Dg Employment and Social Affairs, di coniugare flessibilità e inclusione, in risposta all’esigenza di preservare il «modello sociale europeo». Dall’altro, mostrare come la Seo costituisse una condizione essenziale per il funzionamento dell’unico meccanismo su cui si sono basate le politiche di convergenza dei paesi membri dell’Unione monetaria europea, rappresentato dalla flessibilità di prezzi e salari relativi. I limiti di questo meccanismo vengono discussi nella parte finale del saggio.
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Dimenticare Lisbona? Riflessioni sulla validità del modello sociale europeo

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Sessione I

Lo spazio a disposizione è molto limitato, per cui svolgerò solo alcune brevi considerazioni e ipotesi di lavoro. Betty Leone ha introdoto la sessione dicendo che esiste un modello sociale europeo. È un'affermazione su cui sono d'accordo, e credo che quanto esposto fino ad ora lo confermi. Direi, però, che la domanda viene riproposta spesso, se non altro in termini politici e ideologici. E se esiste un modello sociale europeo, questo è compatibile con i problemi della globalizzazione? La risposta non è omogenea, c'è un dibattito in corso in Europa e una parte delle soluzioni, molto forti, di carattere politico e ideologico, anche operative, dicono che questo modello sociale non è più compatibile. E non si tratta evidentemente di risposte soltanto teoriche.
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Modello sociale europeo? Integrazione europea e politiche sociali all’epoca della moneta unica

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Nella Sezione: Tema. Dalla crisi degli Stati ad Europa 2020: rischi contraddizioni e opportunità di un percorso comune

La Strategia Europa 2020 è stata adottata all’avvio del presente decennio dall’Unione Europea con il fine di promuovere concreti obiettivi di crescita intelligente, sostenibile, inclusiva. Le politiche di inclusione sociale e di lotta alla povertà tornano così ad assumere programmaticamente un ruolo centrale nel più generale coordinamento comunitario in materia di politiche economiche e occupazionali. Si tratta di un ruolo già assunto come caratteristica distintiva all’avvio della precedente Strategia di Lisbona, ma che sembrava smarrito nel concreto svolgersi della strategia negli anni successivi al suo varo e in particolare con la sua formale rifocalizzazione su «crescita e occupazione» di metà percorso. L’articolo, a partire dalle considerazioni generali e teoriche che spingono a ritenere necessario un coordinamento europeo anche nell’area delle politiche sociali, ripercorre le diverse tappe che hanno condotto all’attuale definizione della dimensione sociale della Strategia Eu2020, senza trascurare i limiti, riscontrati nei primi anni di attuazione, nel contesto di un’attenzione prioritariamente volta al consolidamento fiscale, spesso a danno dei cittadini più fragili.
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Seminario Inca - Bruxelles, 23-24 giugno 2005 - Politiche pensionistiche e modello sociale europeo

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Nel numero

Tempi e orari

Nella Sezione: Fuori dal tema

La riforma dei sistemi pensionistici nei diversi paesi europei è ormai da anni al centro del dibattito politico e scientifico. La necessità di far fronte al nuovo contesto socio-economico ha determinato ovunque l'introduzione di nuove misure per il riordino delle istituzioni. Per promuovere un'ampia discussione sulle innovazioni legisltive già introdotte e sulle prospettive di ulteriore impegno per la modernizzazione dei sistemi pensionistici, il seminario svoltosi a Bruxelles il 23-24 giugno 2005, dal titolo «Politiche pensionistiche e modello sociale europeo» organizzato da Inca, Cgil e Ferpa (Federazione europea delle persone anziane e dei pensionati), con la collaborazione dell'Observatoire social européen, ha sviluppato il confronto tra esperti del settore e parti sociali. Qui vengono pubblicati due lavori presentati in quell'occasione.
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La flexicurity come idea centrale del Modello sociale europeo

Articolo scritto da:

Nella Sezione: La Strategia di Lisbona. Intersezioni-chiave

È noto come la flexicurity sia gradualmente divenuta una questione centrale nelle iniziative di riforma a livello comunitario nelle politiche sociali e dell’occupazione. Il termine flexicurity – combinazione tra flessibilità e sicurezza – coglie con efficacia l’essenza del processo decisionale della politica economica europea sin dalle sue origini ed esemplifica efficacemente il carattere del modello sociale europeo: un bilanciamento di interessi economici e sociali che intende la politica sociale e dell’occupazione come parte integrante della politica economica e come importante fattore di produzione nell’economia europea. Le politiche di flessicurezza costituiscono inoltre un caso paradigmatico del nuovo approccio adottato dall’Unione europea in materia di regolazione della legislazione sociale e dell’occupazione; sono parte degli sforzi che mirano ad introdurre nuove modalità di governance e a confidare di più su strumenti di soft law nel processo decisionale europeo. Il saggio riflette sull’evoluzione del processo decisionale a livello sovranazionale e su come questo presenti elementi crescenti di riflessività. La tesi centrale è che, per rendere efficaci le forme soft di gover
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Welfare locale, decentramento e cittadinanza

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Sessione III

Il processo di europeizzazione implica una convergenza di risorse e di risultati. Ciò è dovuto principalmente sia a vincoli strutturali (es. l'armonizzazione economica) che a input istituzionali (es. le sentenze della Corte europea di giustizia). Questo saggio propone una riflessione su due processi: a) l'aggiustamento dei sistemi nazionali di protezione sociale per operare a livello europeo; e b) il decentramento delle politiche di safety net a livello di governo per favorire la sussidiarietà territoriale e la responsabilità democratica. Nella prima sezione vengono presentati alcuni concetti e premesse preliminari per una riflessione generale del cosiddetto "modello sociale europeo". I governi intermedi e il crescente ruolo delle Regioni dell'Ue costituiscono il focus della seconda sezione.
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