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occupazione

Il ruolo dei network sociali nel mercato del lavoro italiano: evidenza e ipotesi interpretative

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Nella Sezione: Persisistenze di disuguaglianza e violazioni del merito. Analisi comparative e il caso italiano

Il saggio esamina l’importanza dei network sociali (reti di familiari, parenti e amici) nella ricerca di un posto di lavoro e la diffusione della trasmissione dei posti di lavoro da padre in figlio (persistenza intergenerazionale). Tali fenomeni sono dapprima analizzati da un punto di vista statistico, mettendone in rilievo l’ampia diffusione nel mercato del lavoro italiano. Nella seconda parte del lavoro si offre una rassegna della letteratura che mira a spiegare le motivazioni economiche dell’uso dei network sociali. Se da un lato i network sociali possono essere il segnale di distorsioni del mercato del lavoro e di un sistema scarsamente basato sulla meritocrazia, dall’altro possono svolgere un ruolo positivo nella trasmissione di informazioni e nella soluzione di problemi di agenzia legati alle asimmetrie informative.
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parola chiave

«Processo di armonizzazione»

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Nella Sezione: Rubriche

Questo contributo presenta una serie di riflessioni utili a comprendere se e quanto il processo di armonizzazione con riferimento alle politiche sociali e dell’occupazione in ambito comunitario si sia sviluppato e attraverso quali chiavi di lettura interpretare il suo corso. L’analisi propone alcune considerazioni/definizioni del termine stesso «armonizzazione», focalizzando l’attenzione su due aspetti principali: in primo luogo, il processo di armonizzazione in rapporto alla creazione/stabilizzazione del cosiddetto «modello sociale europeo»; in secondo luogo il processo di armonizzazione in relazione al processo di allargamento dell’Ue, indagando in che modo i paesi futuri entranti sono stati aiutati/supportati nell’armonizzare le proprie politiche in ambito sociale e dell’occupazione e in che direzione tale processo di armonizzazione è stato diretto, verso quali risultati/prospettive.
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Occupabilità e capability: il ruolo delle agenzie locali nell'attuazione delle politiche sociali

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Nella Sezione: Riflessioni sull’attivazione e sull’individualizzazione delle politiche sociali in Europa

L’articolo prende in esame le politiche di inserimento sociale nei paesi ricchi, ovvero tutti gli interventi che mirano a contrastare l’esclusione sociale dei soggetti più svantaggiati nel mercato del lavoro. Nell’analizzare le politiche del mercato del lavoro si possono evidenziare due distinte, e politicamente orientate, «basi informative di giudizio sulla giustizia». Una che fa riferimento alle capacità e l’altra all’occupabilità. Esse contribuiscono a dar forma alla realtà sociale e influenzano profondamente il modo in cui vengono concepite e implementate le politiche pubbliche di contrasto all’esclusione sociale. In entrambi gli approcci il ruolo delle istituzioni che attuano tali politiche a livello locale è della massima importanza. Tuttavia viene avanzata una critica alle politiche strettamente basate sull’occupabilità, argomentando come il nesso causale tra occupabilità e capacità, da un lato, e accesso all’occupazione e all’integrazione sociale dall’altro, continui ad essere questione controversa.
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Dopo il fordismo - Considerazioni sull'attivazione delle politiche sociali e del lavoro

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Nella Sezione: Sessione II

Vorrei innanzitutto premettere, al di là delle riflessioni che proporrò in questo intervento, che sono molto sensibile alle provocazioni che il presidente di questa sessione ha sollevato introducendo il dibattito: credo che non si tratti di temi estranei alla riforma del welfare, quanto di un richiamo ad una lettura laica e non mistificata delle trasformazioni con le quali ci stiamo misurando. Entrando poi più nel merito del tema, intendo innanzitutto affermare che sento l'analisi della portata della crisi del modello fordista come un passaggio ancora non risolto nel dibattito all'interno del mondo politico e del mondo delle organizzazioni sociali. E però non c'è dubbio che la crisi del modello lavorativo e sociale fordista determina modalità sempre più flessibili di gestione dell'impresa e una crescente mobilità del lavoro, dentro e fuori l'impresa.
Parole chiave: welfare :: occupazione :: post-fordismo :: precarizzazione ::
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Il caso italiano: dalla regolazione dei contratti alla riforma del welfare?

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Nella Sezione: Le riforme del mercato del lavoro in Europa

L’articolo analizza le tappe del processo di riforma del mercato del lavoro alla luce delle condizioni peculiari che, nella comparazione europea, ancora contraddistinguono il caso italiano caratterizzato da evidenti forme di segmentazione. A partire dagli anni ’90 il sistema d’intervento nel mercato del lavoro inizia faticosamente a modificarsi in risposta alle sfide poste dall’Ue e dalla crescente pressione competitiva: aumenta il ruolo delle politiche attive del lavoro, si procede ad una revisione del sistema di regolazione dei contratti di lavoro e della contrattazione salariale verso una maggiore flessibilità. Contestualmente, la mancanza di una revisione complessiva dei regimi di protezione del lavoro e di sostegno del reddito contribuisce a cristallizzare le differenze di trattamento fra i lavoratori, di cui una parte ormai consistente presenta dei profili occupazionali frammentati, protezioni sociali molto basse o difficilmente utilizzabili generando effetti negativi non soltanto sul piano della giustizia sociale, ma anche sul piano dell’efficienza economica.
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Universalità del sistema sanitario italiano e invecchiamento demografico. Il futuro è sostenibile?

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Nella Sezione: ATTUALITÀ: Tutela della salute e sanità pubblica

L’universalismo dei servizi sanitari è messo in discussione a causa della lievitazione annuale della spesa superiore alla crescita del Pil. I fattori della crescita sono numerosi e complessi. Uno dei principali è l’invecchiamento della popolazione. Non sono tanto i costi dovuti all’allungamento della vita individuale a doverci impensierire, quanto la crescente quota di popolazione anziana rispetto al totale della popolazione. In Italia la popolazione in età lavorativa ha bassi livelli di occupazione soprattutto femminile e in particolare nel Mezzogiorno. Il mantenimento dell’universalismo sanitario richiede quindi politiche strutturali di incremento della partecipazione al lavoro. Prevenzione sanitaria e sociale senza eccessi di medicalizzazione, riorganizzazione dei servizi primari, uso virtuoso delle nuove tecnologie ed economie di scala possono aiutare a contenere i costi e salvare l’universalità. Ma per mettere in campo oggi le scelte che serviranno domani serve uno sguardo lungo. La competizione politica è invece dominata dal breve periodo e la comunicazione è orientata alle emozioni più che ai ragionamenti.
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«Attivazione»

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Nella Sezione: Rubriche

In questi anni sono state numerose le strategie finalizzate all’attivazione dei sistemi di protezione sociale adottate sia in Europa che in altri paesi sviluppati. Queste vanno ben oltre la finalità di attivare le persone prive di impiego e coinvolgono l’intero sistema di finanziamento del welfare e della protezione sociale, oltre all’intera architettura del sistema fiscale e di quello delle prestazioni. Anche se la Strategia europea per l’occupazione (e l’inclusione attraverso il Metodo aperto di coordinamento) sono organizzate in modo da assecondare la tendenza all’attivazione, la loro influenza si è finora limitata alla divulgazione dei concetti. I risultati delle strategie di attivazione sono fondamentalmente affidati alle dinamiche dei sistemi nazionali e variano a seconda dei regimi di welfare.
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La via francese alla riduzione della durata del lavoro e le ragioni di uno scacco

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Nel numero

Tempi e orari

Nella Sezione: Evoluzione delle logiche nazionali di organizzazione e gestione dei tempi di lavoro

L’orario di lavoro è sempre stato considerato in Francia una materia di responsabilità dello Stato. La legge sulle 35 ore settimanali è il frutto di una lunga tradizione di interventi statali sull’occupazione e sulle condizioni di lavoro. Questa modalità di gestione degli orari di lavoro non ha riscontro in altri paesi europei. In questo saggio viene presentata la specificità francese: una logica di partecipazione al mercato del lavoro sostenuta dallo Stato. L’obiettivo di creare occupazione attraverso una riduzione per legge dell’orario di lavoro ha portato il governo a redigere un insieme complesso di atti che non solo definiscono la durata del lavoro, ma riducono anche il contributo sociale, definendo un quadro preciso di negoziazione degli accordi collettivi. La maggior parte delle valutazioni sulle conseguenze della legge sulle 35 ore mostrano che i suoi effetti sull’occupazione sono limitati, di contro le relazioni tra le parti sociali non sono migliorate e le disuguaglianze tra lavoratori sono peggiorate. Si può affermare che la via francese si fonda sul presupposto del potere assoluto dell’azione pubblica e della razionalità dello Stato e sulla sfiducia nelle parti sociali.
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Dimenticare Lisbona? Riflessioni sulla validità del modello sociale europeo

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Nella Sezione: Sessione I

L'analisi del ruolo della cosiddetta "Strategia di Lisbona" nell'ambito dell'occupazione e della protezione sociale non è semplice per due motivi: prima di tutto l'intervento europeo in questo settore non si presenta come una politica di tipo "classico": è dunque opportuno trovare gli strumenti nuovi per valutare il cambiamento introdotto; inoltre l'argomento è altamente politicizzato e non mancano le polemiche. È però possibile avanzare due tipi di constatazioni riguardanti da un parte la politica (politics), dall'altra le politiche (policies). Per quanto attiene alla prima, è sorprendente vedere in che misura la questione della protezione sociale e dell'occupazione abbia inciso sul fallimento dei due referendum in Francia e in Olanda e abbia in seguito acquisito importanza in termini più generali.
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Verso un’analisi della ristratificazione sociale - Note programmatiche

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Nella Sezione: Slittamenti di status e vulnerabilità sociale

L’articolo, che si pone in un solco di ripensamento del capitalismo sociale, prende sinteticamente in esame i cambiamenti che hanno investito la stratificazione sociale italiana negli ultimi anni. A tale scopo, l’analisi innanzitutto si indirizza ad apprezzare i cambiamenti avvenuti nella dimensione socioeconomica, esaminando le due proxies fondamentali della stratificazione (reddito/ricchezza e struttura occupazionale), per poi indirizzarsi a rilevare i mutamenti in corso nei valori e nell’arena civica dei diritti e doveri di cittadinanza. L’articolo suggerisce propriola maggiore centralità di queste due ultime dimensioni nell’analisi di una stratificazione sociale ormai orfana di classi, ceti e blocchi sociali, ma nonostante questo, sempre più diseguale.
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