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RPS 1 2018

Il testo è la sintesi dell’articolo pubblicato nella sezione Tema del n. 1 2018 di Rps e scaricabile dagli abbonati nella versione integrale al link:

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occupazione

Repubblica Ceca - L'approccio individuale nella politica di attivazione

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Casi nazionali

La strategia dell’attivazione sembra ormai largamente diffusa. I principi dell’attivazione, la responsabilità individuale e la meritocrazia, fanno inoltre implicitamente parte della trasformazione del mercato. Nonostante nei paesi post comunisti la disoccupazione sia stata affrontata, in modo pragmatico, ricorrendo al pensionamento anticipato o escludendo la forza lavoro marginale dal mercato del lavoro, oggi le strategie di attivazione sono oggetto di maggiore attenzione. Questo articolo analizza le strategie di attivazione adottate nel mercato del lavoro della Repubblica Ceca, con particolare riguardo all’approccio individuale nel processo di attuazione della strategia europea. L’analisi si basa sullo studio di casi di uffici per l’impiego locali che adottano il programma dei Piani d’azione individuale.
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Europa-Usa: modelli occupazionali a confronto

Articolo scritto da:

Nel numero

Tempi e orari

Nella Sezione: Flessibilità e produttività: introduzione al numero

Per rispondere al quesito sull’entità dell’impegno lavorativo degli italiani, si analizzano in una prospettiva di comparazione internazionale gli orari di lavoro in Italia, in Europa e negli Stati Uniti e si individua come essi costituiscono un elemento portante del modello occupazionale. Una volta accertato che il modello occupazionale italiano garantisce un livello di impegno lavorativo superiore alla media europea, si approfondisce il tema dei suoi risultati in termini di produttività e prodotto pro capite. Dal quadro comparato emerge la netta perdita di vantaggio dell’economia italiana e il lavoro si conclude indicando alcune misure di politica degli orari e mirate alla riorganizzazione dei luoghi di lavoro necessarie per la ripresa della produttività.
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parola chiave

Flexicurity

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Rubriche

Nel dibattito di politica economica, anche in sede comunitaria, il tema della flexicurity – combinazione «virtuosa» fra crescita della flessibilità sul mercato del lavoro e incremento della sicurezza e dell’occupabilità dei lavoratori – sta acquisendo un notevole risalto. In questo contributo in primo luogo si richiama l’enfasi attribuita dalle istituzioni comunitarie alla flexicurity come strategia in grado di conciliare la ricerca della competitività con la sopravvivenza del modello sociale europeo e si riportano le numerose definizioni di flexicurity presenti in letteratura e le molteplici dimensioni che contribuiscono ad identificare tale concetto. Successivamente, dopo aver brevemente descritto l’esperienza della Danimarca, ci si interroga sulla possibilità di esportare il modello di flexicurity in paesi, come l’Italia, con contesti socio-economici profondamente diversi da quello danese.
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Ue: la politica sociale e dell'occupazione

Articolo scritto da:

Nella Sezione: I percorsi dell'Europa sociale

L’articolo delinea il percorso dell’Europa sociale e descrive in particolare la situazione attuale, soffermandosi sulle conseguenze delle decisioni del Consiglio europeo di Lisbona, del marzo 2000, nel quale i Capi di Stato e di governo hanno deciso di dotare l’Unione europea di un nuovo ambizioso obiettivo: divenire l’economia della conoscenza più competitiva del mondo, basata sulla piena e buona occupazione, con un’accresciuta coesione sociale. Vengono esaminati in dettaglio la strategia comune per l’occupazione, la nuova agenda sociale, gli sforzi di maggiore cooperazione in materia di inclusione e protezione sociale. L’articolo offre altresì uno sguardo verso il futuro, esaminando i risultati della Convenzione in ambito sociale, e concludendo sulle prospettive della Conferenza intergovernativa.
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Nota del Direttore

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Nella Sezione: nota del direttore

Attivazione e individualizzazione delle politiche di welfare sono i due temi al centro di questo fascicolo di «Rps». Si tratta di termini relativamente nuovi e dai significati non sempre chiari né univoci, entrati in ogni caso ormai da qualche tempo, attraverso la Strategia europea per l’occupazione, nel lessico e nell’iniziativa sociale dell’Unione e in quelle dei diversi Stati membri. Di questi nuovi termini delle politiche di welfare trattano sia i saggi di taglio tematico, sia quelli di carattere più narrativo delle singole esperienze nazionali, componendo un insieme sfaccettato di luci e di ombre rispetto al quale l’Italia sembra essere ancora in una fase di avvio, sia a causa delle inerzie di gestione nell’ambito delle politiche attive del lavoro e delle politiche sociali che a causa del fermo imposto dal governo in carica alla sperimentazione del Reddito minimo di inserimento.
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Dopo il fordismo - Considerazioni sull'attivazione delle politiche sociali e del lavoro

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Sessione II

Come annuncia il titolo di questa sessione del Forum, siamo invitati oggi a svolgere alcune considerazioni sul tema del "dopo-fordismo" e delle politiche di "attivazione" del lavoratore e del cittadino. Proporre al dibattito questo tema significa ritenere che le politiche di attivazione siano una caratteristica nuova del sistema di welfare post-fordista che si va delineando. In effetti, il sistema di welfare attuale, che per comodità seguitiamo a chiamare fordista, è stato giustamente definito come un sistema prevalentemente risarcitorio, caratterizzato cioè da trasferimenti monetari che intervengono per indennizzare ex-post i lavoratori dai danni subiti, e dunque - da questo punto di vista - un sistema eminentemente "passivo".
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La regolazione dei contratti di lavoro flessibili in Spagna: continue riforme; successi parziali

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Le riforme del mercato del lavoro in Europa

Il saggio ricostruisce la storia delle riforme del mercato del lavoro in Spagna, orientate in particolare a combattere la quota di lavoratori temporanei, elevata e persistente in questo mercato del lavoro. Le riforme si sono concentrate sugli aspetti normativi dell’impiego di lavoro temporaneo o sulle differenze economiche, in termini di costi di licenziamento, tra lavoratori temporanei e a tempo indeterminato, trascurando un aspetto molto importante della questione, ciò che noi interpretiamo come un processo di apprendimento da parte delle imprese legato alla semplicità del ricorso ai lavoratori temporanei e la «path dependence», o «lock-in effect» (n.d.t. «effetto blocco»), determinato da tale processo. Nel complesso, le evidenze qui presentate tendono a convalidare l’idea che la persistenza del lavoro temporaneo in Spagna non è collegata in modo chiaro agli «alti» costi di licenziamento dei lavoratori a tempo indeterminato, né ad un grado insufficiente di applicazione di una regolazione normativa, specialmente dopo i cambiamenti introdotti nel 2006.
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La precarizzazione del lavoro e gli effetti del Jobs Act

Articolo scritto da:

Nella Sezione: TEMA: Disuguali e disintegrati. L'Italia al tempo della crisi

La legge 183/2014, il Jobs Act, ha determinato un profondo cambiamento nelle relazioni industriali italiane. Nel contributo, il Jobs Act viene inquadrato all’interno di un ventennale processo di riforma del mercato del lavoro che ha avuto inizio a metà degli anni novanta. Da una preliminare valutazione dei dati di fonte amministrativa e campionaria, relativi al periodo successivo all’implementazione del Jobs Act, emergono i seguenti risultati: l’atteso incremento occupazionale è stato esiguo, piuttosto si è verificato un aumento della quota di contratti a tempo determinato rispetto a quelli a tempo indeterminato e fra questi ultimi aumentano i contratti a tempo ridotto (part-time).
Parole chiave: Jobs Act :: occupazione :: produttività :: mercato lavoro ::
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La via all'individualizzazione nelle politiche di attivazione finlandesi

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Casi nazionali

Nei paesi del nord Europa – in particolare in Svezia e Finlandia –, in risposta alla crisi occupazionale e economica degli anni ’90, le politiche di attivazione sono state modificate e rafforzate. L’articolo analizza e descrive questi sviluppi in Finlandia, in particolare dopo la riforma del 2001 (Act on Rehabilitative Work Experience). L’attenzione viene posta sulla prospettiva e il contenuto dell’approccio personalizzato, centrato sull’utente, proposto dai recenti interventi legislativi. Vengono inoltre descritti il contesto attuativo e il dibattito che hanno accompagnato la riforma e le sue principali caratteristiche. L’articolo mette in luce come con l’Act on Rehabilitative Work Experience l’attivazione dei disoccupati sia divenuta una responsabilità condivisa tra le autonomie locali e i servizi statali per l’impiego, e in che misura questa riforma abbia contribuito a definire nuove pratiche locali e una struttura di attivazione coerente a livello nazionale. I dati provengono da uno studio di monitoraggio e valutazione sull’efficacia della riforma, condotto da Stakes (National Research and Development Centre for Welfare and Health) nel 2001-2004.
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Dalla flessibilità oraria alla flessibilità numerica? Considerazioni sull'azione governativa e l'intervento del sindacato

Articolo scritto da:

Nel numero

Tempi e orari

Nella Sezione: Fra passato e futuro. La contrattazione degli orari e la flessibilità

L’articolo esamina i risultati dell’implementazione della legge 30/03 alla luce degli andamenti della contrattazione collettiva successiva alla sua emanazione, e verificandone gli esiti in riferimento alle scelte assunte dalla Cgil in proposito. Successivamente viene svolto un commento di alcune indagini Istat e di altri istituti sull’incidenza delle disposizioni della legge 30 sul mercato del lavoro italiano. I risultati desunti sonoche la contrattazione ha ottemperato in larga misura le indicazioni elaborate dalla Cgil, e che tuttavia si iniziano a scorgere possibili indizi di un indebolimento complessivo della tenuta dell’occupazione italiana, in larga misura dovuti al crescente peso dei rapporti a termine (specie per l’occupazione femminile). Di qui la necessità di porre mano radicalmente alle legislazione vigente.
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