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welfare

Osservazioni e inquietudini sulla formazione del welfare nei paesi post-comunisti

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Nella Sezione: Le riforme del welfare in Europa

L’articolo intende dimostrare che per il nuovo welfare state i quasi due decenni appena trascorsi di trasformazione post-comunista hanno determinato un notevole allontanamento dell’Europa centrale dal percorso seguito dagli eventi in Occidente. Oltre al costante rallentamento della crescita economica dalla fine degli anni ’90, uno sguardo ai principali indicatori di sviluppo sociale rivela l’emergere - nelle nuove strutture sociali - di spaccature profonde prima sconosciute. Si sostiene che mentre l’attesa e rapida «ristrutturazione occidentale» ha funzionato come leva principale per il passaggio al mercato, la realtà effettiva delle trasformazioni del sistema che si sono verificate dopo il 1990 ha provocato una disintegrazione ancora più visibile dei rapporti sociali quotidiani. Illustrando il caso dell’Ungheria si dimostra che le nuove riforme del welfare state hanno agevolato l’integrazione nel mercato delle persone benestanti, mentre quelle stesse riforme hanno determinato un’ulteriore emarginazione ed esclusione sociale delle persone veramente povere.
Parole chiave: welfare :: economia :: mercato :: Paesi post-comunisti :: Ungheria ::
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Redistribuzione, giustizia sociale e sostenibilità del welfare

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Nella Sezione: Sessione IV

Per comodità espositiva questo breve intervento è organizzato sotto forma di osservazioni al contributo di Laura Pennacchi. Il mio riferirmi ad esso sarà però per molti aspetti strumentale, finalizzato a discutere tre grandi possibili direttrici delle politiche sociali esposte in quella relazione e di cui esaminerò potenzialità e criticità, in generale e oggi in Italia. Prima di tutto è però necessario che io ricordi la considerazione di base da cui Laura Pennacchi parte nel suo intervento: il rifiuto dello stereotipo secondo cui vi sarebbe una sorta di crisi epocale e apocalittica del welfare, una crisi che comporterebbe una sorta di scelta tra valori del welfare e prospettive di crescita economica. Piuttosto si suggerisce la presenza di una serie di criticità in istituti importanti del welfare con tendenze che possono creare problemi di sostenibilità intrinseca dei sistemi di welfare.
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Segnalazioni

I colori del welfare - Servizi alla persona di fronte all'utenza che cambia

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Nel numero

Migrazioni

Nella Sezione: Rubriche

In questo ultimo periodo vengono redatti e presentati studi sui servizi alla persona degli enti locali, tuttavia il sistema di servizi rivolti ai cittadini stranieri presenti in Italia poco viene approfondito. Anche per questo motivo, la rassegna curata da Mara Tognetti Bordogna rappresenta un interessante e utile strumento sia per gli operatori sociali, sia per i decisori pubblici e - forse soprattutto - per gli studiosi del settore. Analizzare la relazione tra il sistema dei servizi alla persona e gli immigrati stranieri, comporta necessariamente un'analisi sia dei fattori che influenzano l'uso dei servizi (variabili attitudinali, socio-economiche, predisponenti, abilitanti, la prossimità e le tecnologie) ma anche altre dimensioni.
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Dopo il fordismo - Considerazioni sull'attivazione delle politiche sociali e del lavoro

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Nella Sezione: Sessione II

Come annuncia il titolo di questa sessione del Forum, siamo invitati oggi a svolgere alcune considerazioni sul tema del "dopo-fordismo" e delle politiche di "attivazione" del lavoratore e del cittadino. Proporre al dibattito questo tema significa ritenere che le politiche di attivazione siano una caratteristica nuova del sistema di welfare post-fordista che si va delineando. In effetti, il sistema di welfare attuale, che per comodità seguitiamo a chiamare fordista, è stato giustamente definito come un sistema prevalentemente risarcitorio, caratterizzato cioè da trasferimenti monetari che intervengono per indennizzare ex-post i lavoratori dai danni subiti, e dunque - da questo punto di vista - un sistema eminentemente "passivo".
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L'applicazione dell'Isee alle prestazioni sociali per gli anziani - Il caso del Comune di Roma

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Nella Sezione: Misure

La riforma del Titolo V della Costituzione e il processo che condurrà alla definizione dei Lep rappresentano dei fattori fondamentali per analizzare le prospettive del modello italiano di welfare. Al riguardo, la costruzione del sistema informativo delle politiche sociali acquisisce una funzione strategica, mentre il sistema Isee ne potrà rappresentare una prima importante componente. Questa premessa introduce l’esperienza avviata dal Comune di Roma, che si dimostra particolarmente significativa nel campo delle politiche selettive applicate alle prestazioni sociali. Infatti, mediante un’integrazione ai meccanismi di calcolo dell’Isee, facoltà consentita dalla normativa, è stato possibile tenere conto delle peculiarità della popolazione anziana e conseguire determinati obiettivi di policy.
Parole chiave: politiche sociali :: Costituzione :: welfare :: anziani :: policy :: Lep :: Comune di Roma :: Isee ::
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Politiche dell'educazione e sistemi di welfare

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Nella Sezione: Modelli di welfare e logiche di finanziamento dell’educazione

L’articolo propone un confronto tra politiche sociali e del lavoro e politiche educative, mettendone in luce le relazioni. Il confronto riguarda un arco di tempo che va dal periodo di formazione del welfare state a quello attuale che ne registra la crisi e vari tentativi di ristrutturazione. L’analisi viene condotta cercando convergenze e discordanze a due livelli: i criteri di giustizia e i regimi di policy. L’unico regime di welfare entro il quale si realizza una efficace integrazione tra politiche sociali e politiche educative è quello che Esping-Andersen chiama «nordico» o «socialdemocratico». Proprio questa integrazione, che rispecchia una combinazione del principio dell’eguaglianza delle opportunità con quello dell’eguaglianza delle risorse, sembra essere all’origine delle migliori performance delle nazioni scandinave sul terreno dell’equità nell’educazione.
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Governance delle politiche di individualizzazione e attivazione: un confronto tra Italia e Olanda

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Nella Sezione: Casi nazionali

Il saggio affronta inizialmente il tema delle riforme di attivazione dei sistemi di welfare e le implicazioni di questa tendenza sul contenuto delle politiche sociali. In seguito analizza brevemente il contesto storico dei sistemi di welfare in Italia e nei Paesi Bassi, soffermandosi anche sull’introduzione delle politiche di attivazione nei due paesi e sulle questioni sostanziali (che tipo di politiche sono le politiche di attivazione) e su quelle amministrative/organizzative (in che modo la loro introduzione e implementazione è organizzata e gestita). La sezione finale dell’articolo considera il modo in cui l’introduzione delle politiche di attivazione è stata influenzata dai nuovi modelli di governance e ha a sua volta influenzato tali modelli nei due paesi. Vengono quindi considerati alcuni temi centrali del dibattito sui nuovi modelli di governance, a partire dalle analogie e dalle diversità delle tendenze istituzionali, con particolare attenzione a tre modelli fondamentali di relazioni: fra Stato centrale (nazionale) e amministrazione locale; fra Stato, mercato e società civile; fra utenti e fornitori di servizi sociali di attivazione.
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L’applicazione dei principi della buona gestione in sanità - Ruolo delle aziende e centralità dei sistemi locali

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Nella Sezione: Sessione III - L'impatto dell'integrazione nella definizione e nella gestione dei servizi socio-sanitari

I percorsi di integrazione delle politiche di welfare, così come il governo dei processi di cambiamento del nostro sistema sociosanitario sono spesso affrontati e analizzati assumendo la prospettiva del policy maker. Esigenza che risponde, nel nostro paese, ad un deficit di implementazione e di valutazione delle politiche pubbliche e, prima ancora alla necessità di un approccio più pragmatico alla realizzazione delle riforme nei diversi ambiti di intervento pubblico. Questa prospettiva si rende indispensabile nel settore sanitario dove l’eterno dibattito sul rapporto pubblico-privato, sui costi del Servizio sanitario nazionale, o sull’inadeguatezza dei nostri sistemi di offerta rispetto a bisogni e ad una domanda di salute in continua evoluzione, quasi inevitabilmente conducono a grandi messe in discussione degli interventi di riforma condotti a partire dalla legge 833/1978.
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La via francese alla riduzione della durata del lavoro e le ragioni di uno scacco

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Nel numero

Tempi e orari

Nella Sezione: Evoluzione delle logiche nazionali di organizzazione e gestione dei tempi di lavoro

L’orario di lavoro è sempre stato considerato in Francia una materia di responsabilità dello Stato. La legge sulle 35 ore settimanali è il frutto di una lunga tradizione di interventi statali sull’occupazione e sulle condizioni di lavoro. Questa modalità di gestione degli orari di lavoro non ha riscontro in altri paesi europei. In questo saggio viene presentata la specificità francese: una logica di partecipazione al mercato del lavoro sostenuta dallo Stato. L’obiettivo di creare occupazione attraverso una riduzione per legge dell’orario di lavoro ha portato il governo a redigere un insieme complesso di atti che non solo definiscono la durata del lavoro, ma riducono anche il contributo sociale, definendo un quadro preciso di negoziazione degli accordi collettivi. La maggior parte delle valutazioni sulle conseguenze della legge sulle 35 ore mostrano che i suoi effetti sull’occupazione sono limitati, di contro le relazioni tra le parti sociali non sono migliorate e le disuguaglianze tra lavoratori sono peggiorate. Si può affermare che la via francese si fonda sul presupposto del potere assoluto dell’azione pubblica e della razionalità dello Stato e sulla sfiducia nelle parti sociali.
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Welfare e immigrazione: un rapporto complesso

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Nella Sezione: TEMA: Migranti rifugiati e politiche sociali

Il rapporto tra welfare e immigrazione costituisce una problematica complessa. L’intreccio tra i due processi, lo sviluppo del welfare e i flussi migratori, mette in gioco grandi questioni: il nesso tra diritto alle prestazioni del welfare e cittadinanza; la tematica delle disuguaglianze nell’accesso al welfare che è all’origine del sistema di «stratificazione civica»; la questione della implementazione delle politiche sociali e infine le barriere che interferiscono con l’accesso e la fruibilità dei servizi per gli immigrati. L’estensione dei diritti sociali di cittadinanza (cioè dei benefici del welfare) ai non cittadini è una conquista mai realizzata completamente. E questo sta diventando più difficile per effetto del prevalere della ideologia neoliberista che è alla base delle attuali politiche economiche e sociali. Partendo dalla visione dei migranti come soggetti titolari di un diritto esigibile e non oggetto di una missione umanitaria della società d’arrivo, si propone un percorso di riflessione a partire dal concetto di discriminazione e da come questa influenzi le politiche migratorie e l’accoglienza degli immigrati nel welfare italiano in una fase di progressivo ridimensionamento del welfare pubblico quale garante dei diritti sociali.
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