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RPS 4 2017

Dopo l’ondata migratoria del secondo dopoguerra, l’emigrazione italiana si è attenuata ma mai esaurita e negli ultimi anni ha conosciuto una ripresa delle partenze sempre più consistente.

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welfare locale

Isee e strategie di compartecipazione ai costi nei servizi Ltc delle Regioni e dei Comuni

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Welfare locale

Nella Sezione: Regioni e modelli di governance

L’invecchiamento della popolazione e il conseguente incremento di problemi socio-sanitari legati alla condizione di cronicità degli anziani rappresentano una delle pressanti sfide che vengono poste ai sistemi di welfare locale. I servizi long-term care giocano quindi un ruolo decisivo nel tentativo di fronteggiare una nuova domanda sociale, legata al tema della non-autosufficienza. Ma i pressanti vincoli di bilancio a cui sono sottoposti gli enti locali, in particolare a seguito dei recenti tagli governativi, l’alto costo di molti di questi servizi e la crescente responsabilità conferita da questo punto di vista a Regioni e Comuni in seguito alla riforma costituzionale, pongono un problema di difficile matching tra domanda e offerta. Una delle soluzioni offerte alle Amministrazioni locali è di richiedere all’utenza una compartecipazione al costo di questi servizi; l’assenza però di un chiaro quadro nazionale di riferimento e una serie di vuoti legislativi intorno a questi temi, determinano una forte eterogeneità nelle soluzioni a livello regionale e locale.
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Governance multilivello e democrazia

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Welfare locale

Nella Sezione: Ruoli di governo e territorializzazione. Europa e Italia

L’articolo ha l’obiettivo di illustrare lo sviluppo del modello della multi-level governance (Mlg). L’espressione dopo essere stata coniata nel '90 in seno all’Ue è stata largamente applicata in tutti i paesi democratici come concetto capace di cogliere le trasformazioni degli assetti istituzionali, fuori dall’Europa. Le condizioni per lo sviluppo del Mlg sono: l’esistenza di più ordini di governo; la loro autonomia in termini di potere e risorse; l’esistenza di una giurisdizione sovrapposta. In queste condizioni gli interventi di policy possono essere verosimilmente condotti attraverso un complesso e continuo processo di negoziazione tra differenti livelli di governo. La cooperazione tende a prevalere su decisioni di tipo top-down. Il sistema implica alti costi di transazione, ma tende a stabilire un bilanciamento tra interessi locali e nazionali (ma anche sovra-nazionali). Mentre la tradizionale concezione di democrazia si fondava sull’immagine di un demos radicato in un territorio nazionale, nella Mlg ci sono molti demos inseriti uno nell’altro, a differenti livelli, che devono interagire l’uno con l’altro al fine di produrre risultati condivisi di policy.
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La politica dei dati in ambito socio-assistenziale - Un focus sulla spesa dei Comuni

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Nella Sezione: Sessione II - Capacità informativa, ruolo e utilizzo dei dati nei processi di policy making

Rimandando alla trattazione compiuta negli altri contributi della sessione la riflessione sulle difficoltà di funzionamento del sistema socio-sanitario legate ai debiti informativi tuttora esistenti in campo sanitario, in questo articolo si approfondisce la questione della politica dei dati in ambito socio-assistenziale. Tale aspetto, infatti, rappresenta una delle condizioni per realizzare quei percorsi di integrazione, sia all’interno delle politiche socio-assistenziali che nel più vasto ambito delle politiche sociali, che sono effettivamente alla base di un funzionamento efficace ed efficiente del sistema socio-sanitario, inteso come quell’insieme di servizi e interventi che incorporano assistenza e inserimento sociale, cura della salute, prevenzione e tutela.
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Terzo settore: dall’integrazione alla sostituzione del pubblico?

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Nella Sezione: Italia: scenari evidenze diversificazioni nel rapporto pubblico-privato

L’articolo presenta un quadro che vede l’incidenza determinante di tre dimensioni legate al ruolo del terzo settore nelle politiche sociali: la visione dei politici del non-profit, le procedure di affidamento dei servizi sociali e le modalità di partecipazione e di progettazione locale delle politiche sociali. In base all’evoluzione dei tre ambiti individuati, quasi in maniera naturale, i processi di sussidiarizzazione del welfare vanno a modificare i ruoli degli attori presenti, verso spazi di nuova privatizzazione dell’intervento sociale, che tradiscono le finalità istitutive del non-profit.
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Il lavoro del welfare - Politiche di attivazione nel caso bolognese

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Welfare locale

Nella Sezione: La dimensione urbana

Il presente contributo è il risultato di una indagine volta ad identificare le forme con cui il rapporto tra le trasformazioni della governance delle politiche sociali ed i quesiti, vecchi e nuovi, di giustizia sociale va concretamente configurandosi entro un contesto specifico, quello dell’area bolognese (cfr. Carbone, infra). In tale prospettiva, l’attenzione dei ricercatori si concentra sui principali contenuti delle politiche locali di inserimento lavorativo e sul mutamento indotto in esse dalla pluralizzazione degli attori in gioco. A partire da un quadro del contesto regionale e di area provinciale delle linee di active policies, ma anche di caratteristiche socio-territoriali ed istituzionali, vengono successivamente introdotti gli aspetti principali di queste stesse politiche, gli strumenti con cui sono realizzate e le principali trasformazioni cui sono attualmente sottoposte. Viene infine ricostruito uno specifico programma di inserimento lavorativo sperimentato di recente in questa area, come caso esemplare delle problematiche caratterizzanti le politiche di attivazione e della governance di una pluralità di attori che esse esigono.
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Lep - Il problema delle disuguaglianze sostenibili

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Welfare locale

Nella Sezione: Programmazione sociale e azioni di sistema

Il contributo approfondisce alcuni aspetti di carattere giuridico sulla norma che riserva alla potestà legislativa esclusiva dello Stato la «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale» (art. 117, comma 2 lett. m). L’idea-guida è quella di indagare i possibili rischi e le opportunità offerte dal rafforzamento delle autonomie territoriali, in un’ottica di «disuguaglianze sostenibili». L’analisi è accompagnata da una riflessione sui molteplici spunti offerti dal dibattito corrente sull’argomento.
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Nota del Direttore

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Welfare locale

Nella Sezione: nota del direttore

C’era stata come una festa nel sistema italiano di servizi sociali quando, ormai quasi cinque anni fa, fu varata la legge di riforma n. 328/2000. Si trattava di dar vita ad un sistema imperniato sulla pratica della programmazione, sia centrale che diffusa, e sul criterio guida dell’integrazione, capace dunque di superare i principali limiti del sistema italiano, storicamente caratterizzato da accentuate disuguaglianze territoriali, discrezionalità nell’individuazione delle priorità e categorialismo degli interventi. Rispetto ad allora il tempo trascorso sembra essere stato lungo, forse perché segnato da eventi di segno contraddittorio e nel loro insieme penalizzanti le spinte e le aspettative di quell’impostazione di riforma. Questo numero di Rps dedicato al welfare locale non intende fare bilanci di quell’esperienza.
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Quanto è locale il welfare locale? Spunti per lo studio comparato della territorializzazione del welfare italiano

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Nella Sezione: TEMA: Disuguali e disintegrati. L'Italia al tempo della crisi

L’attenzione sulla regionalizzazione del welfare, specie in Italia, ha portato alla costruzione di diverse tipologie di welfare locale, che spesso vengono lette come forme «bonsai» dei regimi di welfare à la Esping-Andersen. Tramite una contestualizzazione sulla ristrutturazione dei rapporti territoriali nel welfare e un’analisi della letteratura italiana e internazionale dell’ultimo decennio sulla regionalizzazione del welfare, questo articolo intende evidenziare le criticità emergenti nella classificazione dei welfare regionali in Italia. In particolare, si noterà come un’inadeguata considerazione del frame nazionale nello strutturare la variazione locale costituisca una carenza significativa. L’articolo si conclude proponendo un’agenda di ricerca che, considerando la dimensione scalare, congiunga comparazione intranazionale e internazionale per contestualizzare il «regime di decentramento» italiano.
Parole chiave: rescaling :: welfare locale :: Regioni :: ricerca sociale :: Italia ::
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documentazione

Welfare locale e informazione sociale

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Welfare locale

Nella Sezione: Rubriche

Dall'analisi dei vari dispositivi messi in atto per la rilevazione di informazioni e dati sociali con lo scopo di monitorare e valutare il funzionamento del sistema di servizi e interventi si possono evincere elementi utili per tratteggiare alcuni dei profili degli specifici stili di welfare locale. La centralità del tema è evidente non appena si considerino le spinte innovative provenienti da diverse fonti di contesto: 1) le indicazioni provenienti a livello europeo che spingono verso l'introduzione e l'implementazione di sistemi di monitoraggio tesi alla rilevazione di dati e informazioni sulla base anche dell'elaborazione di indicatori di efficacia ed efficienza; 2) la legge quadro di riforma nazionale dell'assistenza; 3) le sperimentazioni regionali e locali di attività di rilevazione e monitoraggio di tipo sistemico e sistematico in settori diversi da quello socio-assistenziale.
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Città e pratiche di integrazione dell'offerta sociale

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Welfare locale

Nella Sezione: La dimensione urbana

L’articolo si basa sulla rilettura di alcuni dei principali risultati di un’indagine condotta dall’Ires nei 100 comuni capoluogo di provincia sull’articolazione dei panieri di offerta sociale all’interno delle diverse culture programmatorie territoriali. In particolare l’analisi si concentra sugli aspetti dell’integrazione delle politiche sociali a partire dalle configurazioni organizzative dei sistemi di welfare. L’integrazione infatti viene considerata da più parti come una delle soluzioni possibili al problema della frammentazione e disomogeneità che caratterizza l’ambito assistenziale. Pur mettendo in luce alcune buone pratiche diffuse in modo occasionale sul territorio nazionale, di fatto quello che si è registrato come caratteristica dominante è la diffusione di panieri di offerta ancora di stampo tradizionalistico caratterizzati dalla scarsa presenza di servizi integrati sia all’interno dell’ambito socio-assistenziale – nella maggior parte dei comuni i sistemi offerta sono strutturati per aree di utenza tradizionali – sia tra il socio-assistenziale e gli altri ambiti delle politiche sociali, quali in particolare la sanità e il lavoro.
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