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RPS 1 2017

In uscita ad aprile il numero 1/2017: Il servizio sociale italiano nell’ambito dell’attuale sistema di welfare sarà il focus della sezione monografica del n.

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Decarbonising the Welfare State

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Sul valore della prevenzione. Riflessioni e proposte

Dopo una premessa sulle funzioni fondamentali dei sistemi di welfare nelle società sviluppate contemporanee, il saggio si concentra sui legami fra politiche sociali e cambiamento climatico analizzando le implicazioni dell’imperativo della decarbonizzazione. Anche alla luce dei paradigmi e delle lezioni messe a disposizione dall’esperienza del welfare tradizionale, vengono quindi considerati i nuovi dilemmi e le opzioni possibili per l’individuazione delle opportunità e la redistribuzione dei costi della decarbonizzazione, entro la prospettiva inevitabilmente mutata di una prosperità sociale globale non abbinata alla crescita.
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Ssn - Un cantiere ancora aperto tra regionalizzazione e impatto dell'Europa

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Nel numero

Ssn

Nella Sezione: Finanziamento e spesa sanitaria

Dalla crisi dello Stato-nazione è derivato un rafforzamento dei livelli sub-nazionali di governo. Questo rafforzamento ha condizionato le trasformazioni recenti del welfare state e in particolare della politica sanitaria. Con riferimento al caso italiano, dopo aver illustrato le principali novità introdotte dalle riforme del 1992-93 e del 1999 in termini di regionalizzazione della sanità, l’articolo ripercorre le tappe principali che hanno introdotto il federalismo fiscale in sanità e hanno reso più autonome le Regioni sul versante finanziario. L’ultimo paragrafo discute le possibili implicazioni del processo di integrazione europea e soprattutto dell’adozione del Metodo aperto di coordinamento sull’evoluzione dei sistemi sanitari regionali.
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L'assistenza nella storia dell'État providence

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Nella Sezione: Temi e problemi

Durante il periodo di crescita economica e progresso sociale intercorso fra il secondo dopoguerra e la metà degli anni ’70 il welfare state e l’assistenza sociale si sono sviluppati in modo sinergico assicurando protezione e integrazione sociale. Oggi non è più così. Gli interventi sociali sono sollecitati da nuove tipologie di utenti il cui principale problema attiene all’impossibilità di occupare un posto stabile nella società a causa delle congiuntura sociale ed economica. Da parte sua il welfare state ha perso molto del suo potere di garantire, attraverso un lavoro protetto, l’integrazione sociale della maggioranza della popolazione. Di fronte a queste nuove sfide, il campo dell’assistenza si amplia e si trasforma. Parallelamente, il welfare state, attraverso la decentralizzazione e diverse misure di attivazione, tende a diventare più flessibile, più vicino agli interessi degli utenti e alle specificità delle situazioni locali. Il processo cela però alcune ambiguità che obbligano ad interrogarsi sulle evoluzioni future e su come gli interventi sociali possono continuare a inscriversi nel quadro dell’esercizio di un diritto garantito dal potere pubblico-statuale.
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Crisi del welfare e crisi del lavoro, dal fordismo alla Grande Recessione: un'ottica di classe e di genere

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Nella Sezione: Politica industriale e democrazia economica

Nelle pagine che seguono proveremo a impostare un discorso – sicuramente parziale – sull’intervento dello Stato in economia e la natura del welfare state. Discuteremo, in particolare, le proposte di introduzione di un reddito di esistenza e di riduzione di orario di lavoro, mettendole a confronto con una prospettiva incentrata invece sulla socializzazione dell’investimento e su un piano del lavoro, in un’ottica orientata ad una piena occupazione degna di questo nome. Nel nostro ragionamento, che muoverà sullo sfondo della dinamica capitalistica dal «fordismo» al neoliberismo e alla crisi attuale, ci muoveremo integrando la questione di classe con quella di genere.
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Il Portogallo come caso di studio dell’europeizzazione delle politiche sociali

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Nella Sezione: Politiche e casi nazionali

Il saggio analizza il modo in cui tre diversi strumenti di politica sociale europea con differente capacità di convergenza sono stati messi in atto in Portogallo, e si concentra in particolare sui fattori che spiegano i diversi gradi di cambiamento nelle politiche nazionali in risposta alle pressioni europee. Le ragioni che, secondo l’autore, spiegano la conformità tra le politiche nazionali e quelle europee risiedono nella combinazione tra un contesto favorevole creato da una forte impronta europea nelle politiche nazionali e una convergenza tra la pressione europea e l’agenda politica nazionale in arene di policy le cui caratteristiche facilitano il cambiamento. Non esiste dualismo tra l’approccio della politicizzazione e quello della socializzazione; infatti, seppure si considerano preminenti i meccanismi di politicizzazione, nel caso di conformità i meccanismi sono entrambi presenti. L’idea è che le reazioni alle pressioni europee riflettano non solo l’introduzione di nuovi sistemi di incentivazione ma anche la creazione di nuovi modelli di relazioni sociali.
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Verso l'individualizzazione delle politiche di attivazione? Un'introduzione

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Riflessioni sull’attivazione e sull’individualizzazione delle politiche sociali in Europa

Negli ultimi anni è emersa una tendenza all’individualizzazione delle politiche di attivazione. Questa tendenza, tuttavia, non è chiara né univoca. Nelle pratiche nazionali le diverse politiche di attivazione si fondano su concezioni diverse dell’individualizzazione. Talvolta queste concezioni possono combinarsi, ma più spesso ciò non è possibile poiché queste danno risposte fondamentalmente diverse al quesito su chi sia il soggetto responsabile. La politica o l’individuo disoccupato? Questo articolo introduttivo presenta brevemente i principali «discorsi» sull’individualizzazione delle politiche di attivazione e ne evidenzia l’utilità ai fini del dibattito anche teorico. Allo stesso tempo, sottolinea che l’attenzione dovrebbe essere rivolta in primo luogo a quanto accade effettivamente nei paesi europei, e alle ambiguità e contraddizioni che caratterizzano le policy nazionali.
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Una nuova gestione delle età in una società longeva

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Corso di vita

Nella Sezione: Generazioni, età e cambiamento sociale

L’allungamento della vita mette in discussione il modello culturale dell’organizzazione delle età e dei tempi sociali; del resto il modello del ciclo di vita a tre tempi è stato progressivamente sconvolto dalle trasformazioni sociali intervenute negli ultimi decenni. In questo contesto l’impianto tradizionale del welfare state, che ricalca la suddivisone per età, non è più in grado di assicurare in modo adeguato la protezione sociale. L’autrice analizza le strategie di gestione del cambiamento adottate da alcuni paesi con un riferimento particolare alla Francia, criticandone logiche e modalità di gestione che si sono rivelate incapaci di rispondere ai nuovi bisogni di sicurezza e che hanno generato una spirale di effetti perversi rafforzando le barriere e gli stereotipi fondati sull’età ed incoraggiando logiche discriminatorie basate sull’età. Occorrono nuove politiche di gestione del ciclo di vita: la sfida è inventare una nuova forma di sicurezza in grado di conferire continuità a traiettorie di vita individualizzate ed incerte.
Parole chiave: welfare state :: società :: corso di vita :: età :: generazioni ::
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La Big Society, il welfare state e la disuguaglianza

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Nella Sezione: Paradigma critico: la Big Society

Il dibattito seguito al progetto del Primo ministro britannico Cameron sull’opportunità di puntare sulla Big Society riserva un’inadeguata attenzione alle questioni di eguaglianza. Nell’articolo si propongono, in primo luogo, alcune riflessioni su questo tema e si individua il rischio che la Big Society determini un forte aumento delle disuguaglianze, quale che sia il grado di generosità che essa potrà esprimere. Ponendo ancora l’attenzione sulle disuguaglianze, vengono poi ricordati i possibili limiti di una soluzione basata esclusivamente sul welfare pubblico, anche indipendentemente dal problema delle risorse di cui potrà disporre. Infine, si delineano brevemente alcune ipotesi – ispirate al lavoro di Lord Beveridge sull’azione volontaria – di integrazione tra welfare e società in grado di contrastare il rischio di disuguaglianze eccessive e non giustificabili.
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La legittimità democratica della tassazione

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Nella Sezione: Fisco, etica pubblica e sviluppo

Attraverso la tassazione, gli Stati moderni hanno finanziato le due basilari funzioni che hanno caratterizzato la storia delle democrazie nel ’900: l’erogazione di servizi e la redistribuzione del reddito attraverso il principio della progressività. L’odierno oltranzismo anti-tasse propugnato dalle destre di tutto il mondo non ha un fine economico, ma politico: ridurre le entrate fiscali e, a partire da esse, i servizi pubblici, e per questa via incrementare il senso di disaffezione dei cittadini dallo Stato e diminuire il senso di responsabilità collettiva. Dunque, non si può discutere del finanziamento del welfare state senza riportare al centro del dibattito politico la questione della legittimità democratica della tassazione. Spesso, infatti, le forze riformatrici sono sembrate subalterne, accettando di misurarsi sulla questione fiscale nei termini angusti imposti dai conservatori, al punto che sembra essere scomparsa la discriminante destra/sinistra, apparendo dominante da entrambi i lati un unico slogan: diminuire le tasse sempre e comunque.
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Disorganizzare il pubblico?

Articolo scritto da:

Nella Sezione: Temi e problemi

Nonostante la loro centralità nella modernità occidentale, le idee e le istituzioni del pubblico sono state messe in discussione da recenti trasformazioni sociali, politiche ed economiche. Sebbene il neoliberismo sia in genere considerato come la forza centrale che guida processi quali le privatizzazioni, la deregolamentazione e la ritirata dello Stato, questo articolo sostiene che le tendenze e i processi di transizione presenti nella dimensione pubblica sono eterogenei. Esso esplora questa eterogeneità attraverso l’esame di quattro aspetti della disorganizzazione del pubblico: organizzativo, occupazionale, sociale e spaziale. L’articolo si conclude riflettendo su tre diversi approcci alla questione dell’eterogeneità: una distinzione tra cambiamenti effettivi e di superficie; una lettura della disorganizzazione come strategia politica; una visione congiunturale dell’eterogeneità come risultato dell’azione di molteplici forze, tendenze e progetti.
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