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Diritto alla salute e sanità pubblica

2-3

2014

Aprile - Settembre

Presentazione

Il fascicolo muove dall’esigenza di tenere vivo il dibattito sul futuro della sanità pubblica perché forte è la preoccupazione che la salute sia oggi un diritto a rischio di cancellazione. I contributi pubblicati puntano a sfatare alcuni luoghi comuni e a riportare il dibattito all’interno di un confronto oggettivo e documentato, per evitare che le difficoltà generate dalla crisi economica possano indebolire il sistema di tutela della salute. In questo quadro, nella sezione monografica il tema della salute è richiamato in diversi suoi aspetti: l’impatto delle politiche di consolidamento fiscale sulle risorse sanitarie in alcuni paesi dell’Europa occidentale, con particolare riferimento alla crisi greca, e poi la lotta alla corruzione, l'analisi della «filiera dell’assistenza sanitaria», la formazione del personale sanitario, la legge 180, i servizi sul territorio, il ruolo e la qualità del lavoro pubblico. Nella sezione dedicata ai temi di attualità il focus è posto invece sulla governance dei servizi di interesse generale, mentre l’ultima parte del fascicolo è dedicata al tema della disuguaglianza e della formazione dei redditi.
Prezzo:20.00€
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TEMA: Ssn universale: valori criticità innovazioni

Luoghi comuni e distorsioni insidiose nel dibattito sulla sanità pubblica

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La sanità pubblica è oscurata da pregiudizi e ideologie che contribuiscono a darne una immagine distorta, peggiore di quella reale. Riportare il dibattito all’interno di un confronto oggettivo e documentato costituisce una delle priorità delle politiche sanitarie del nostro paese, per evitare che le tante difficoltà generate dalla crisi economica possano indebolire il sistema di tutela della salute.
Il diritto alla salute nei sistemi socio-sanitari europei. La tragedia greca

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L’articolo discute l’impatto delle politiche di consolidamento fiscale sulle risorse sanitarie in alcuni paesi dell’Europa occidentale. Al centro della discussione c’è la crisi greca e gli effetti dell’alto livello di disoccupazione sul crescente numero di persone senza copertura sanitaria. L’articolo ripercorre i punti deboli del sistema sanitario greco, la necessità delle riforme e le conseguenze negative del programma di austerità imposto dalla Troika sulle performance del sistema sanitario e sulla salute della popolazione. Sottolinea anche che il problema della sostenibilità dei sistemi sanitari dovrebbe essere assunto con vincoli forti come priorità politica nella nuova governance europea e gli obiettivi di salute non dovrebbero essere subordinati ad altri obiettivi macroeconomici.
Prevenzione della corruzione e trasparenza in sanità

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Dopo un inquadramento di carattere generale sui costi della corruzione in sanità e sulle sue principali cause, si illustrano le principali misure adottate in Italia per prevenire fenomeni corruttivi con particolare riferimento a quanto previsto nella legge n. 190/2012: istituzione dell’Autorità nazionale anticorruzione, predisposizione di un Piano nazione anticorruzione e, all’interno di ogni amministrazione, di Piani triennali per la prevenzione della corruzione nonché di Programmi triennali per la trasparenza e l’integrità. L’autore si sofferma poi sui risultati di una prima rilevazione, condotta nel 2014, sulla loro attuazione in un campione di Aziende sanitarie locali mettendo in evidenza, in particolare per la trasparenza, una tendenza all’adempimento di quanto previsto dalla normativa, tuttavia con limitati livelli di qualità nella pubblicazione dei dati. Nelle considerazioni conclusive si sottolinea l’importanza del coinvolgimento degli stakeholder e di iniziative di sensibilizzazione della società civile quali fattori fondamentali per ottenere buoni risultati nelle politiche di prevenzione della corruzione.
La «filiera dell’assistenza sanitaria»: tra diritto alla salute e leggi di mercato

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Il rapporto che sussiste fra la salute, intesa come diritto fondamentale dell’individuo, e lo sviluppo economico guidato da leggi di mercato, è spesso conflittuale. Tuttavia, Stati e organismi sovranazionali faticano a realizzare politiche volte a orientare nella direzione del diritto alla salute le scelte del settore privato, pur in un campo dove beni e servizi rappresentano prerequisiti, spesso essenziali, per la realizzazione di questo diritto. I rapporti fra settore pubblico e settore privato sono strettamente intrecciati e hanno importanti ricadute non solo in termini di salute della comunità, ma anche in termini di sviluppo economico e commerciale. Anche in Italia, i legami fra il Servizio sanitario nazionale e la filiera dell’assistenza sanitaria sono molto stretti e settori di natura industriale e commerciale, che costituiscono tale filiera, forniscono un rilevante contributo per l’economia nazionale. Tuttavia, in assenza di un forte intervento regolatorio e programmatorio pubblico, la divergenza di obiettivi fra il settore pubblico e quello privato può determinare strategie commerciali lesive del diritto alla salute. L’articolo descrive come tale divergenza di obiettivi ab
Formazione, università e diritto alla salute

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La formazione dei professionisti sanitari non riesce a tenere il passo delle sfide della globalizzazione. In conseguenza di ciò i programmi didattici delle università sono frammentari, antiquati, statici che producono dei laureati poco attrezzati. I problemi sono sistemici: la formazione non va incontro ai bisogni dei pazienti e delle comunità; non promuove il lavoro di gruppo, e mantiene un’ingiusta stratificazione di genere; si focalizza su problemi tecnici senza comprendere il contesto più ampio, si concentra sui singoli episodi e tralascia la continuità delle cure; predilige le cure ospedaliere a spese delle cure primarie e la quantità piuttosto che la qualità, con scarso interesse verso le performance del sistema sanitario. Lodevoli sforzi per rimediare a questi gravi difetti sono quasi sempre falliti, in parte a causa del cosiddetto tribalismo delle professioni, ovvero la tendenza di varie professioni di muoversi separatamente dalle altre, se non in competizione l’una contro l’altra. È necessario e urgente ridisegnare il profilo della formazione dei professionisti sanitari, anche in vista delle opportunità offerte dalla interdipendenza globale legata all’accelerazione del flu
La sanità digitale: per una nuova governance dei processi di innovazione

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Le politiche sanitarie si trovano a dover governare una maggiore domanda di cura di alta qualità, l’allungamento dell’aspettativa di vita, la diffusione di malattie croniche e la presenza di pazienti che necessitano di assistenza continua per parti significative della loro esistenza. Tutto ciò deve essere gestito cercando di mantenere il più possibile invariata la spesa pubblica. Inderogabile diventa la necessità di recuperare efficienza nel Ssn e di rivedere l’impianto organizzativo con il supporto della tecnologia, prevedendo nuovi modelli di coinvolgimento del privato nell’innovazione dei servizi e nel cofinanziamento degli stessi. Questo nuovo rapporto di partenariato è fortemente promosso sia dalla Comunità europea nell’ambito delle linee guida all’utilizzo dei fondi 2014-2020, che dal Ministero della Salute, nel Patto per la sanità digitale. Bisogna pertanto sviluppare un ecosistema dell’innovazione sanitaria, dove ogni parte industriale e istituzionale possa esprimere un impegno reale di condivisione di obiettivi strategici economici, di scelte industriali, di messa a valore dei propri asset materiali ed immateriali, attuando un approccio sistemico nella reingegnerizzazione
Le implicazioni della legge 180 per il campo generale della sanità pubblica

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L’approvazione da parte della Regione Friuli Venezia Giulia di una legge di globale riordino del Servizio sanitario regionale, che si ispira ai concetti cardine della legge 180/1978, costituisce l’occasione per pubblicare un testo del 2008, in cui si esplicitano le dieci «parole-chiave» che accompagnano il senso concreto della legge 180: continuità delle cure, unità degli interventi tra ospedale e territorio, orientamento alla comunità, integrazione delle politiche, enfasi sulle cure di lunga durata.
Lo sviluppo dell’assistenza primaria in Italia: proposte ed esperienze per il cambiamento

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In diverse Regioni italiane è in corso un processo di sviluppo dell’assistenza primaria. Tale processo si presenta, tuttavia, disomogeneo tra i diversi territori. Il recente quadro europeo e nazionale fornisce importanti indicazioni relative alle modalità future di erogazione dell’assistenza primaria. Si pone l’esigenza di creare delle occasioni di confronto e condivisione a livello nazionale di proposte e di esperienze orientate al rafforzamento dell’assistenza primaria. Nel presente contributo si propongono alcune leve per il cambiamento e si descrive l’esperienza delle Case della Salute della Regione Emilia-Romagna, come pratica orientata al miglioramento dell’assistenza primaria.
La formazione degli operatori delle Case della Salute nell’Ausl di Bologna

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La realizzazione delle Case della Salute nella Ausl di Bologna ha lo scopo di esplicitare un cambiamento nelle modalità di organizzare il «servizio». La formazione rappresenta in questo contesto l’opportunità per accompagnare i processi di innovazione e questa esperienza è stata supportata dall’utilizzo del metodo Pbl (Problem based learning) e di una piattaforma di e-learning. Hanno partecipato e terminato il percorso 114 professionisti operanti in nove Case della Salute, di provenienza ospedaliera e territoriale, sanitaria e sociale. La prima fase, che ha impegnato il primo semestre 2013, ha favorito la conoscenza e il riconoscimento dei metodi e degli strumenti propri di ogni professione, creando aree di condivisione dei medesimi, per ottemperare alle finalità proprie della Casa della Salute in materia di continuità della cura, di attenzione all’appropriatezza e alla personalizzazione della presa in cura e del percorso di assistenza individualizzato.
Lavorare per il diritto alla salute

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Partendo dal presupposto che la qualità dei servizi si fonda sul riconoscimento della cruciale importanza del lavoro umano nel campo socio-assistenziale, il contributo evidenzia come, anche in virtù dei tagli lineari degli ultimi anni, la qualità del lavoro è stata seriamente condizionata dalla carenza di personale e dalla crescita del precariato. Ribadisce inoltre la necessità di valorizzare le professioni e di investire per creare occupazione, nonché rimarca l’urgenza di ripensare gli attuali sistemi contrattuali a favore di contratti di filiera e di settore e di riorganizzare e riqualificare i servizi mediante una vera e propria governance partecipativa.
Quale futuro per la non autosufficienza

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Il contributo riflette sul tema della non autosufficienza rimarcando come malgrado gli impegni assunti dai diversi Governi che si sono avvicendati nell’ultimo decennio, non vi sia stata nessuna azione di rilievo per affrontare compiutamente il problema dell’invecchiamento della popolazione e le conseguenze delle sue patologie. In Italia si è intervenuti con trasferimenti monetari anziché investire in servizi sociali e di comunità, aprendo di fatto la strada a risposte assicurative private. Si sottolinea invece la necessità di puntare sulla crescita della responsabilità pubblica e su una programmazione economica e produttiva in grado di rispondere ai nuovi bisogni determinati dall’invecchiamento della popolazione, nonché l’importanza di avviare una fase di confronto tra le parti sociali e le istituzioni per ridefinire il ruolo, le funzioni, gli inquadramenti professionali, la formazione degli operatori nei servizi, di una governance tra le funzioni dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali e quelle private al fine di rendere più efficace ed efficiente il servizio alle prestazioni sociali.
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ATTUALITA': La governace dei servizi di interesse generale

Principi di buon governo per la revisione della governance dell’Inps

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In Italia, non è stata fatta una meditata riflessione su quali debbano essere i princìpi su cui debba fondarsi un «buon governo» dei servizi pubblici sia a livello politico che accademico. In particolare, è abbastanza singolare che la discussione sulla revisione dell’assetto di governance dell’Inps, protrattasi per oltre un decennio, si sia concretizzata in un intervento di eccessiva semplificazione, se vogliamo di banalizzazione, senza che siano stati definiti con maggiore chiarezza i confini dell’azione e delle responsabilità dei vari attori coinvolti così come, invece, sarebbe stato necessario fare. È difficile, infatti, giudicare positivamente la scelta operata dal legislatore con l’ultimo intervento (art. 7 del d.l. n. 78/2010) di revisione della governance dell’Inps con cui sono stati concentrati nelle mani di un organo monocratico, quelle del «Presidente», i poteri che la legge attribuiva a un organo collegiale, al «Consiglio di amministrazione», violando così uno dei principi cardine per il buon governo di un’agenzia pubblica: garantire un ampio spettro di competenze dell’organo decisionale; condizione che difficilmente può essere soddisfatta attraverso un organismo monocratico. Così, ad esempio, suggerisce The indipendent commission on good governance in public services, la Commissione nominata in Gran Bretagna nel 2004. Il lavoro si pone l’obiettivo di analizzare gli aspetti di debolezza dell’attuale assetto e di individuarne i possibili correttivi.
I problemi di una nuova governance nei servizi di interesse generale

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La legislazione europea, oltre alla nuova denominazione di «servizi di interesse generale», ha previsto una serie di importanti modifiche nei diversi settori dei tradizionali servizi pubblici. Per i servizi erogati in rete, la progressiva liberalizzazione dei mercati ha comportato una revisione degli assetti organizzativi e dei sistemi di gestione in direzione di modelli di governance più simili a quelli di imprese operanti nei settori dei beni privati. Nel campo dei servizi sociali, con la parziale liberalizzazione dell’offerta, la richiesta di maggiore partecipazione dei cittadini e vincoli di bilancio più stringenti, si stanno manifestando cambiamenti che richiedono nuove capacità di governance per mantenere il coordinamento di interventi differenziati e per garantire gli indirizzi delle policy. Il maggior numero di attività e un’articolazione sempre più complessa dei compiti impone anche ai servizi di welfare incentrati sull’erogazione di prestazioni monetarie aggiornamenti nelle strategie e nei sistemi di gestione. Nel caso italiano, la presenza di un ente previdenziale quasi unico che eroga prestazioni previdenziali, indennità ai disoccupati, incentivi all’occupazione e altri sostegni monetari di welfare, rende quest’ultimo obiettivo di particolare attualità.
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DIBATTITO: Formazione dei redditi e politiche di contrasto alle disuguaglianze

Il «problema» dei ricchi in una prospettiva sociologica

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L’articolo presenta alcune riflessioni sul fenomeno della ricchezza a partire dal libro curato da Franzini, Granaglia e Raitano, Dobbiamo preoccuparci dei ricchi? (2014). In particolare viene discusso, da una prospettiva sociologica, chi sono i ricchi, come si diventa ricchi e quali sono le conseguenze della (eccessiva) concentrazione della ricchezza. Il punto centrale dell’articolo, ripreso dal libro di Franzini e colleghi, è che il raggiungimento delle posizioni sociali che garantiscono un elevato reddito non dipende – solo – dalle capacità e dallo sforzo individuale, ma anche o soprattutto dalla posizione privilegiata di partenza. Si argomenta poi che un’elevata concentrazione della ricchezza ha effetti negativi per la società nel suo insieme, in quanto ostacola la mobilità sociale, e per i ricchi stessi, che si trovano a vivere in un contesto sociale conflittuale.
Molte buone ragioni per (pre)occuparci dei ricchi fra miti da sfatare e interessanti proposte

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Negli ultimi decenni le diseguaglianze sociali sono aumentate a seguito di vari fenomeni che hanno riguardato tutte le principali fasce della popolazione. In genere nelle analisi su tali processi ci si concentra su ciò che accade ai ceti e alle classi medie e, anche più, ai gruppi di popolazione con redditi bassi o medio-bassi. Vi sono, però, molte buone ragioni – scientifiche ma anche politiche – per occuparsi di quanto accade nella parte alta della distribuzione dei redditi.
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APPROFONDIMENTI

La percezione della diseguaglianza in Europa tra riforma del welfare e crisi economica

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L’articolo analizza in una prospettiva diacronica e comparativa i cambiamenti nelle percezioni della diseguaglianza sociale tra i cittadini europei nel corso dell’ultimo ventennio. Lo studio si focalizza, in particolare, sul confronto tra cinque paesi appartenenti ai diversi sistemi di welfare: la Svezia per il modello socialdemocratico, la Germania per quello corporativo, il Regno Unito per quello liberale e, infine, la Spagna e l’Italia per il modello familistico. La base dati è costituita dalle indagini del programma International social survey programm (Issp), realizzate sul tema delle diseguaglianze sociali nel 1992, 2002 e 2009. I risultati mettono in evidenza un aumento generalizzato dei sentimenti di diseguaglianza sociale tra i cittadini europei nel ventennio a cavallo del nuovo millennio. Tuttavia, emerge anche un ruolo importante dei diversi sistemi di welfare relativamente all’intensità con cui tali sentimenti sono aumentati, sottolineando quindi il ruolo fondamentale che tali modelli redistributivi rivestono, anche, nella formazione delle credenze individuali
Misurazione e condizione dei lavoratori occupati in lavori usuranti

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L’articolo discute in che modo la recente legge sui lavori usuranti ha definito qual è la platea di lavoratori cui si rivolge e quali sono le modalità e i requisiti con cui consente il pensionamento anticipato. Propone inoltre una valutazione del suo grado di copertura, ovvero di quanti lavoratori in mansioni usuranti potranno usufruire del beneficio. Ne emerge una legge che mal recepisce il più recente dibattito sul concetto di usura e le evidenze disponibili sulle relazioni tra lavoro, salute e aspettative di vita, e che intercetta in modo imperfetto la platea di lavoratori cui essa stessa vuole rivolgere la tutela.