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RPS 1 2018

Il testo è la sintesi dell’articolo pubblicato nella sezione Tema del n. 1 2018 di Rps e scaricabile dagli abbonati nella versione integrale al link:

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Un percorso di genere sui diritti sociali in Italia. Nota introduttiva

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Nella Sezione: TEMA: Genere e diritti sociali

Come noto, nella storia del pensiero occidentale e nelle scienze umane per lungo tempo l’appartenenza e le differenze di genere sono state assenti: non nominate, trascurate nelle analisi, date per scontate. È a partire dagli anni settanta che il concetto di genere entra in scena e inizia a contaminare il lessico, gli apparati teorici, gli oggetti di studio utilizzati fino a quel momento (Di Cori, 1987; Piccone Stella e Saraceno, 1996). Pur con tutte le sue articolazioni interne, anche sotto alcuni aspetti in contesa tra di loro, il concetto di genere parte dalla premessa che «quando parliamo di “genere” non stiamo parlando di semplici differenze o di categorie fissate una volta per tutte: parliamo di relazioni, di linee di confine, di pratiche, di identità e di immagini attivamente create nel corso di processi sociali; si tratta di qualcosa che emerge in specifiche circostanze storiche, modella la vita delle persone in maniera profonda e spesso contraddittoria, ed è soggetto al conflitto e al cambiamento storico» (Scott, 2013, p. 65). [...]
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Tra famiglia e lavoro, quattro sistemi a confronto. I casi di Australia, Stati Uniti, Italia e Giappone

Articolo scritto da:

Nella Sezione: TEMA: Genere e diritti sociali

Nel corso degli ultimi decenni, dall’Europa, agli Stati Uniti, all’Asia, all’Oceania, si è assistito, ad un progressivo avvicinamento dei corsi di vita delle donne e degli uomini, soprattutto per i cambiamenti sul versante occupazionale delle donne e per la convergenza verso percorsi di lavoro sempre più instabili e precari. Utilizzando le informazioni contenute nei principali database internazionali, l’articolo si propone di analizzare gli aspetti di convergenza (o mancata convergenza) in Italia, Giappone, Stati Uniti e Australia, proponendo una lettura incrociata per identificare specifiche similarità e differenze e contribuire al dibattito in corso.
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Le interruzioni lavorative delle donne migranti in transizione alla genitorialità in Italia

Articolo scritto da:

Nella Sezione: TEMA: Genere e diritti sociali

L’articolo presenta uno studio quali-quantitativo volto ad analizzare se e come le donne migranti che vivono in Italia interrompano la loro partecipazione lavorativa quando nasce un figlio, se l’istruzione o l’area geografica di provenienza facciano differenza e che narrazioni vengano date delle pratiche seguite. I dati dell’indagine campionaria sulle nascite mostrano che, nel contesto del «familismo by default» italiano, le madri straniere hanno rischi di esclusione dal mercato del lavoro più elevati di quelli delle madri italiane, soprattutto perché più spesso lavoratrici in nero o a tempo determinato pre-gravidanza. Inoltre, per effetto di dequalificazione o non riconoscimento formale, il titolo di studio pare contare meno rispetto alle native. L’analisi delle interviste qualitative, alcune anche longitudinali, mostra come vincoli strutturali e istituzionali si intreccino con modelli culturali, spesso rinforzandoli, ma anche, a volte, indebolendoli. Le pratiche di lavorofamiglia delle migranti rispondono a ideali di maternità intensiva, ma paiono pure fortemente plasmate dalle collocazioni marginali nel mercato del lavoro, dal conseguente limitato accesso alle misure di conciliazione e dalla frequente assenza delle reti famigliari, tutti fattori che, se da un lato tendono a rafforzare il ruolo della cura materna, dall’altro in alcuni casi possono spingere i padri ad essere più presenti, aprendo a possibili trasformazioni dei modelli di genere.
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La riforma dei servizi per l’infanzia e il lavoro di cura dei bambini tra residualità e universalismo

Articolo scritto da:

Nella Sezione: TEMA: Genere e diritti sociali

La riforma dei servizi per l’infanzia, introdotta dal decreto legislativo 65/2017, si propone sia di espandere l’accesso e la copertura dei servizi per l’infanzia, sia di elevare la qualità dell’offerta complessiva, pubblica e privata. In questo senso essa può avere conseguenze molto rilevanti non solo sull’occupazione femminile, ma anche sulla qualificazione del lavoro educativo e di cura dei bambini, che rappresenta un aspetto centrale nella riforma. L’articolo discute criticamente potenzialità e limiti della riforma, evidenziando in particolare come i servizi per l’infanzia dei Comuni, chiamati a esercitare un ruolo cardine nella governance del nuovo sistema integrato dei servizi, siano attraversati da difficoltà e da trasformazioni organizzative e nel lavoro, accentuate dalle politiche di austerità degli ultimi dieci anni. Tali difficoltà, unite alle carenze strutturali dello Stato nel settore, potrebbero indebolire se non inficiare la capacità della riforma di far uscire i servizi per l’infanzia dalla tradizionale posizione di residualità fra le istituzioni del welfare italiano verso l’acquisizione di una dimensione più universalistica.
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