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Servizio sociale e welfare

1

2017

Gennaio - Marzo

Presentazione

Il servizio sociale italiano nell’ambito dell’attuale sistema di welfare è il focus della sezione monografica del n. 1/2017. I contributi affrontano alcuni aspetti di carattere generale ascrivibili alle trasformazioni in atto del welfare, nonché le specificità di una serie di settori (lavoro, abitazione, migrazioni, minori) nel cui ambito interviene il servizio sociale. Dopo aver tracciato un quadro di come le diverse comunità professionali degli assistenti sociali si stiano muovendo in Europa, America Latina, Sudafrica, Russia e Cina di fronte alle tendenze dei diversi sistemi di welfare, vengono messi in luce aspetti specifici del nostro sistema dei servizi e del ruolo che in essi giocano (o vorrebbero giocare) gli assistenti sociali, alla ricerca di una nuova «grammatica» in grado di affrontare con efficacia sfide sociali vecchie e nuove. La sezione Attualità affronta il tema della Non autosufficienza con particolare riferimento alle politiche per gli anziani e per le demenze mentre il Dibattito si concentra sui modelli di capitalismo in Europa. Chiude il numero la sezione «Questione sociale e neopopulismi» con un articolo che riflette sulla sfida posta da svariati movimenti neopopulisti all’azione sociale del sindacato.
Prezzo:20.00€
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TEMA: Il servizio sociale italiano nell’ambito dell’attuale sistema di welfare

Servizio sociale e welfare in Italia: la necessità di una nuova «grammatica» per le politiche pubbliche. Nota introduttiva

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Il welfare state italiano ha sempre privilegiato i trasferimenti monetari rispetto ai servizi, specialmente nell’ambito delle risposte ai bisogni socio- assistenziali o alle problematiche del lavoro. Nei «trenta anni gloriosi », come è noto, l’intervento pubblico a fini sociali, nell’ambito dei servizi, ha continuato a fornire risposte «istituzionalizzanti», dai minori agli anziani poveri o malati ai malati mentali: orfanotrofi, istituti per minori, ospizi e manicomi. Solo nel periodo successivo, a partire dalla seconda metà degli anni sessanta, ha cominciato a manifestarsi, sia pure timidamente, anche nel nostro paese una «moderna» cultura dei servizi, raccordati con il territorio e volti alla prevenzione, alla promozione della salute, alla riabilitazione, al recupero e al reinserimento dei soggetti svantaggiati, alla tutela e all’empowerment dei più deboli: dalla sperimentazione dei primi servizi di assistenza domiciliare alla nascita degli asili nido comunali, dalla «apertura» dei manicomi per mirare all’inserimento sociale dei «matti» ai consultori, dalla fine delle classi differenziate al pieno inserimento scolastico degli alunni con disabilità [...]
Quali scenari per la professione? Tra domande complesse e istituzioni deboli, le opportunità e le innovazioni possibili

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Il contributo prova a inquadrare alcuni nodi critici e paradossi dell’attuale esercizio professionale in Italia. Si sottolineano le contraddizioni tra mandati e rappresentazione della professione evidenziando anche, all’interno di un sistema di welfare frammentato, il rischio dello scivolamento degli assistenti sociali verso un adeguamento a logiche e atteggiamenti burocratici. A fronte di questa situazione complessa e al repentino mutamento della società si cerca d’individuare alcune opportunità e sfide che la comunità professionale, con le istituzioni, può accogliere per riprendere un effettivo ruolo di sviluppo dei diritti sociali e del benessere a favore delle persone e delle comunità.
Assistenti sociali, quali sfide per la contrattazione

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Negli ultimi anni la professione dell’assistente sociale vive una condizione di profonda crisi indotta dalle misure di austerity e dalla nascita di nuove forme di povertà. In tale contesto si rende necessario un ripensamento della funzione in relazione anche ai cambiamenti organizzativi che i servizi pubblici stanno vivendo. Diviene centrale per il sindacato, su queste basi, dare vita a una contrattazione che sappia riconoscere questi cambiamenti e interpretarli nell’ottica di un rafforzamento delle tutele di questa professionalità.
Gli assistenti sociali di fronte alle trasformazioni delle politiche sociali: un confronto internazionale

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Il trasformarsi delle politiche sociali suscita reazioni e prese di posizione anche da parte degli assistenti sociali in quanto questi conducono quotidianamente la propria pratica professionale nella cornice offerta da tali politiche, cogliendone in tal modo limiti e potenzialità. Il contributo presenta alcuni degli esiti più rilevanti di una ricerca internazionale Irses – Marie Curie (anno) diretta a rispondere al quesito «che cosa dicono gli assistenti sociali delle politiche sociali e delle relative riforme?». Lo sguardo è rivolto ad alcuni paesi europei (Italia, Portogallo, Regno Unito, Spagna), alla Turchia e ai cosiddetti cinque «Brics» (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). Si tratta, complessivamente, di dieci nazioni dove il servizio sociale opera secondo prassi, valori e principi condivisi pur nell’ambito di specificità locali.
Il servizio sociale di fronte al managerialismo e alle politiche neoliberiste

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Facendo riferimento sia agli studi internazionali e italiani, sia ai risultati di una ricerca qualitativa che ha coinvolto servizi socio-assistenziali dell’area piemontese, questo contributo tratta il tema relativo agli effetti critici delle trasformazioni dei sistemi di welfare sulla professione del servizio sociale. Tra i rischi di deprofessionalizzazione esplorati, emerge l’opacità della valenza politica del ruolo: l’assistente sociale sembra incapsulato nella gestione dei casi individuali ed estraniato dai processi programmatori; la sfida per la comunità del servizio sociale sembra essere quella di rivitalizzare la natura emancipatoria e promozionale del mandato professionale.
Servizio sociale e generatività

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La prospettiva generativa nel social work contrasta il diffuso atteggiamento consumista dell’uso dei servizi che non corresponsabilizza né i destinatari degli aiuti né la collettività di cui essi fanno parte. Il servizio sociale, attraverso progetti assistenziali personalizzati, può far fruttare l’intervento d’aiuto per generare una rinnovata capacità del cittadino assistito di contribuire al benessere di altri oltre a sé. In tal modo, un servizio sociale generativo fa divenire sia gli utenti che gli operatori del welfare attori co-artefici di una socialità solidale, generatori di nuovo welfare. L’accento qui si sposta dal considerare il benessere come godimento dei beni per la soddisfazione privata di bisogni individuali, al considerare il benessere come corresponsabilità sociale, come partecipazione alla produzione e al godimento di un benessere comune, riconosciuto dagli intrecci di relazioni aperte, condiviso.
Cambiare prospettiva? Politiche sociali e servizio sociale di comunità

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In una fase, quale è quella attuale, in cui l’evoluzione del sistema italiano di welfare è tutt’altro che scontata, la comunità locale è sempre più spesso invocata e celebrata come soluzione a molti problemi. Promuovere fiducia, solidarietà e coesione sociale nei contesti locali implica appropriate interazioni tra diversi attori e richiede un innovativo impegno ai professionisti. Dopo aver evidenziato alcuni temi salienti che compongono lo scenario di riferimento dei mutamenti del welfare, l’articolo prende in esame il servizio sociale di comunità, inteso come dimensione collettiva, concentrando l’attenzione sulla necessità di superare approcci settoriali al welfare e promuovere pratiche «capacitazionali» nei servizi e nelle politiche sociali. Le conclusioni del saggio indicano alcuni tratti rilevanti e utili a un cambiamento di paradigma.
Politiche di attivazione e ruolo delle professioni sociali in Italia

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Questo articolo esamina il rapporto tra politiche e pratiche alla luce del paradigma di attivazione. Prendendo le mosse dalle ragioni a favore di un dialogo tra una prospettiva di politica sociale e una di servizio sociale, il saggio sottolinea l’importante ruolo svolto dagli operatori nell’ambito delle pratiche del welfare (inter-)attivo. Considerando i recenti sviluppi normativi in materia di politiche del mercato di lavoro e di contrasto alla povertà in Italia, il contributo si conclude con una riflessione sulle sfide di un progetto di professionalizzazione nei contesti di attivazione e sul possibile apporto, in tale ambito, di una prospettiva di servizio sociale.
Politiche abitative pubbliche e welfare locale: nuove sfide per il servizio sociale

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In Italia, a seguito del decentramento di competenze, nell’ambito dell’edilizia pubblica le Regioni hanno compiuto scelte eterogenee. L’attuale crisi, inoltre, sta generando un aumento delle situazioni di fragilità, con problemi di morosità e di sfratto. Al fine di affrontare tali criticità si stanno sperimentando alcuni progetti innovativi, volti ad attivare e sostenere processi di collaborazione tra i diversi soggetti presenti a livello locale e a promuovere risposte integrate. In questo contributo, a partire da alcune esperienze di mediazione sociale abitativa realizzate nella Regione Marche, verranno presentate le azioni attuate dagli assistenti sociali nei contesti di edilizia pubblica. Azioni orientate a sostenere le famiglie, prevenire la conflittualità e promuovere interventi volti a diffondere una cultura di convivenza sostenibile.
Politiche, servizi e migranti: questioni aperte sull'integrazione

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L’integrazione rappresenta una questione centrale della politica migratoria, in particolare rispetto al riconoscimento di diritti agli stranieri presenti in un territorio, riconoscimento che di fatto, oltre che di diritto, traccia le traiettorie dei migranti e le modalità di inserimento nelle società di accoglienza. Le scelte di politica sociale in questi ultimi anni sembrano andare in una direzione opposta a quella di un welfare universale, nel quale contemperare in modo equo le esigenze di tutte le persone, cittadine o migranti. La scarsità delle risorse disponibili e l’introduzione dei conseguenti meccanismi di preferenza limitano sempre più i possibili beneficiari (attraverso l’inasprimento dei requisiti di accesso), mettendo a forte rischio il riconoscimento della pari dignità sociale e i diritti fondamentali degli stranieri. La riflessione sulla dimensione etico-politica delle politiche di welfare più recenti si offre come spunto per guardare al futuro dell’intervento sociale, nell’ambito dell’integrazione dei migranti, considerando inscindibili la promozione di politiche di integrazione, il ripensamento dell’organizzazione dei servizi sul territorio e la coesione sociale
Il servizio sociale e la tutela minorile. Linee di mutamento e interrogativi aperti

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Tutela dei minori e servizio sociale sono un binomio frequentemente associato all'immagine e all'identità dell’assistente sociale ma gli studi volti a esplorarne le caratteristiche e le ambivalenze sono rari. La tutela dell’infanzia si contraddistingue per il suo essere socialmente definita e dipendente dalle rappresentazioni del ruolo della famiglia, della società e dello Stato. Il servizio sociale nelle tutela minorile è collocato nel punto d’intersezione tra politiche sociali e normative poste a regolazione delle relazioni familiari. Riferendosi a studi nazionali e internazionali, l’articolo mette in luce l’esistenza di due orientamenti (child protection e family oriented) confusamente associati nel contesto italiano e offre un contributo su come stia mutando il ruolo del servizio sociale minorile in termini di rischi e potenzialità.
Servizio sociale e lotta alla povertà infantile

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L’impoverimento delle famiglie è anche povertà crescente per tanti bambini. A fronte della drammaticità dei dati statistici l’indagine nazionale rivolta agli assistenti sociali che operano nell’area bambini 0-6 anni (Fondazione Zancan, 2015b), di cui si dà conto nell’articolo, si interroga su chi sono, come vivono, quali sono i bisogni prioritari, perché l’accesso alle risposte non è tempestivo, perché vengono penalizzati i più piccoli (0-3). Assistenti sociali che affrontano quotidianamente questi problemi hanno evidenziato quello che aiuta e non aiuta, quello che viene erogato e non erogato, se e come combinare trasferimenti e servizi, quanto le mancate integrazioni creano vuoti operativi, se e come la formazione può metterli in grado di meglio operare. I risultati sono preziosi perché vengono dalla conoscenza diretta dei problemi, dall'esperienza professionale, dalle condizioni di utilità della loro azione malgrado la ristrettezza delle risorse e delle disfunzioni organizzative.
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ATTUALITÀ: Non autosufficienza tra politiche incerte e bisogni crescenti

L’età dell’incertezza delle politiche per gli anziani non autosufficienti

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Le politiche per gli anziani non autosufficienti stanno vivendo in Italia una fase segnata da una profonda incertezza e non è affatto chiaro quale traiettoria seguiranno nel prossimo futuro. Se si vuole passare dall’attuale età dell’incertezza ad una stagione di rinnovato sviluppo del settore si devono, innanzitutto, ridefinire i termini del dibattito, partendo da uno sguardo sulla realtà del nostro paese. Bisogna, in altre parole, fermarsi a chiedersi quali sono gli ostacoli da superare per costruire un sistema di sostegno agli anziani non autosufficienti, ed alle loro famiglie, adatto alla società attuale e futura. È ciò che prova a fare questo articolo, dedicandosi ad alcuni nodi di fondo: la scarsa attenzione dedicata dalla politica; l’accompagnamento di anziani e famiglie nel loro percorso come obiettivo molto dichiarato ma poco raggiunto; la necessità di articolare maggiormente la rete delle risposte a livello locale; il legame sempre più stretto tra non autosufficienza ed impoverimento; la radicata immobilità sulla riforma dell’indennità di accompagnamento; l’esigenza di trovare nuovi mix tra il finanziamento pubblico, primario, e quello privato complementare.
Per una politica nazionale sulla non autosufficienza

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L’assistenza agli anziani non autosufficienti è ancora in larga parte in carico alle famiglie, che vi fanno fronte con un ampio ricorso alle assistenti familiari. La frammentazione delle competenze tra Stato, Regioni e Enti locali e le difficoltà di integrare le varie fonti di finanziamento fanno affermare che non basta aumentare le risorse. Il rifinanziamento pluriennale del Fondo nazionale per la non autosufficienza lo rende strutturale e permette di avviare la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni sociali. Per essere efficace il Fondo deve far convergere le politiche molto diversificate che le Regioni hanno avviato, puntando sulla qualità della presa in carico, dei piani individuali di assistenza e della integrazione sociosanitaria. Il prevalere dei trasferimenti monetari non aiuta il decollo di una rete integrata e qualificata di servizi orientati alla domiciliarietà. È sempre più urgente una legge quadro nazionale per superare la frammentazione delle competenze, rapportare l’assegno di accompagno al fabbisogno assistenziale e ricondurlo al piano di assistenza individuale. In attesa della Legge lo Spi ha deciso di costituire un Osservatorio nazionale sulle reside
Il suono del silenzio: meccanismi e rischi della ridotta attenzione alle demenze nel discorso pubblico

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Nel passaggio dalla prevalenza di malattie acute alla maggiore incidenza di malattie croniche si sono rese evidenti le difficoltà del campo medico e di quello sociale nell’affrontarne la gestione e le ricadute sociali. Nel caso di patologie come le demenze o l’Alzheimer la scarsa visibilità nel dibattito pubblico appare una spia della difficoltà di affrontarne la gestione, nonostante le stime ipotizzino un loro aumento consistente nei prossimi decenni e, attualmente, si contino circa un milione e mezzo di pazienti, quasi la metà dei quali con Alzheimer. L’articolo ricostruisce l’attenzione altalenante alla condizione della non autosufficienza e delle demenza in Italia per riflettere sulle possibili ragioni di quanto accade e sui rischi che tale rimozione può determinare nella gestione sociale di questo articolato insieme di patologie.
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DIBATTITO: Modelli di capitalismo in Europa

Capitalismo insostenibile: la transizione dei diversi modelli europei a confronto

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Il contributo sviluppa una riflessione sulle prospettive di sviluppo dei diversi modelli di capitalismo europei di fronte alle grandi sfide contemporanee. Muovendo dall’importante contributo di Burroni (2016), gli autori discutono all'interno di un quadro teorico di impronta polanyiana il concetto di «sviluppo insostenibile» come elemento intrinseco del capitalismo. Il capitalismo in generale, ma in modo ancora più evidente quello europeo, si dimostra sempre più in difficoltà nel rendere compatibili esigenze diverse ma essenziali come la crescita, la protezione sociale, la partecipazione democratica. Gli autori approfondiscono poi il caso italiano, mostrando le difficoltà di rigenerazione del sistema sociale ed economico di un paese caratterizzato da limiti intrinseci del proprio sviluppo, a partire dal dualismo Nord/Sud.
Modelli differenziati e riforma del capitalismo: una riflessione

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A partire dalla ricostruzione che Burroni (2016) opera sul piano storico ed empirico di quattro modelli di capitalismo, il contributo riflette sulla drammatica esigenza di una «riforma del capitalismo». Ridare legittimità al dibattito sui vari «tipi di capitalismo» consente di portare l’attenzione alle caratteristiche di strutture economiche alternative e di contrastare l’idea di una ineluttabile convergenza verso un unico modello economico. Il contributo si sofferma sulla questione cruciale della riformabilità del capitalismo di cui si confermano assi fondamentali occupazione e investimenti. Al centro debbono, quindi, tornare le domande sul ruolo del «lavoro» e sui «fini» di un «nuovo modello di sviluppo» che rilanci la piena e buona occupazione, soddisfi bisogni trascurati, produca beni pubblici, beni comuni, beni sociali, nella consapevolezza che tali beni sono fragili e hanno bisogno di istituzioni che se ne prendano cura.
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Rubrica

Neopopulismi: quale sfida per l’azione sociale del sindacato?

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Che cosa deve fare il sindacato per essere ancora, nello straordinario mutamento di fase che si è aperto con la crisi del 2008, un attore sociale e istituzionale di prima grandezza? Da tempo svariati movimenti neopopulisti insidiano, in vario modo e con diversi argomenti, la pretesa del sindacato di rappresentare monopolisticamente gli interessi generali dei governati e, persino, quelli particolari dei lavoratori. Per far fronte a questa sfida esistenziale, il sindacato è chiamato, prima di tutto, a comprendere il nucleo di verità sotteso alle domande di sicurezza patrimoniale e identitaria di cui i neopopulismi sono espressione. Le pericolose derive sovraniste, nazionaliste, xenofobe del neopopulismo possono essere combattute solo radicalizzando il loro contenuto e portando il conflitto a una nuova fase costituente.