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RPS 4 2017

Dopo l’ondata migratoria del secondo dopoguerra, l’emigrazione italiana si è attenuata ma mai esaurita e negli ultimi anni ha conosciuto una ripresa delle partenze sempre più consistente.

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TEMA: Un nuovo ciclo nella emigrazione italiana

La mobilità degli studenti Erasmus tra identità europea e nuova emigrazione

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trent’anni dal varo del programma europeo Erasmus, il contributo si concentra sulle dinamiche e le destinazioni degli studenti che vi hanno partecipato. L’articolo parte dall’analisi della mobilità studentesca legata allo schema europeo, mettendo in luce come questo sia divenuto da un lato parte strutturale della formazione terziaria di migliaia di studenti europei e dall’altro una delle componenti significative della mobilità intraeuropea della popolazione dell’Unione. Non vi è dubbio che questo programma abbia rappresentato, e continui a farlo nella sua rinnovata veste Erasmus+, un modello di promozione dell’identità europea e di acquisizione di competenze linguistiche, sociali e culturali dei paesi ospitanti. Allo stesso tempo, in particolare per gli studenti dei paesi dell’area mediterranea, lo schema ha finito per rappresentare anche un trampolino per l’emigrazione verso mercati in grado di assorbire la loro offerta di lavoro. Le reti di relazioni e le competenze acquisite nel soggiorno di studio si sono rivelate, come documentato in molti studi e indagini recenti, un bagaglio indispensabile e abilitante l’emigrazione successiva alla fine degli studi.
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La nuova emigrazione italiana. Nota introduttiva

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ormai noto che da anni c’è una ripresa dell’emigrazione degli italiani all’estero, che si è manifestata in maniera particolarmente evidente a partire dagli anni della crisi e della recessione, ma era già iniziata in maniera silenziosa, con alti e bassi, a partire dai primi anni del secolo. Tuttavia, attenzione e soprattutto comprensione del fenomeno, a partire dalla sua effettiva portata, sono ancora molto modeste. Si tratta di una emigrazione che in larga misura è frutto della crisi e della recessione, ma la portata e gli aspetti che la caratterizzano sembrano giustificare la tesi di un vero e proprio nuovo ciclo nella emigrazione italiana. [...]
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Le nuove emigrazioni italiane in Francia

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La nuova emigrazione italiana ha perso i tratti distintivi conosciuti in passato: origine territoriale prevalente, matrice operaia e contadina, scolarità relativamente bassa, aggregazione in comunità di italiani regionali se non locali. I «cittadini mobili» hanno ben altre caratteristiche che sottendono nuove esigenze e nuovi bisogni. Il fenomeno della nuova migrazione viene spesso enfatizzato e, contestualmente, «governato». Lo stereotipo della «fuga dei cervelli» sovrasta la meno interessante «fuga delle braccia» che rappresenta, in ogni caso, la componente principale dell’odierno fenomeno. L’articolo, a partire dalla presentazione di alcune storie rappresentative, si sofferma sulle questioni che maggiormente interessano i nuovi migranti: lavoro, casa, sanità.
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Vado via: l’emigrazione all’estero dei giovani laureati italiani

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Una delle conseguenze della crisi del 2008-2015 è la crescita esponenziale dell’emigrazione dei giovani italiani a più elevato livello di istruzione. L’articolo analizza questo fenomeno sotto il profilo sia della sua dimensione quantitativa, sia della stima dei costi economici per la società italiana nel suo complesso attribuibili all’emigrazione dei giovani laureati. Poiché questa situazione rischia di produrre conseguenze permanenti sulla società e sull’economia italiana, riducendo la base apicale del capitale umano del paese, questo contributo si spinge anche sul terreno di possibili policies di rientro.
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La ripresa dell’emigrazione italiana e i suoi numeri: tra innovazioni e persistenze

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La serie storica delle partenze degli italiani per l’estero dell’ultimo ventennio evidenzia chiaramente un ritorno alla crescita dell’emigrazione italiana che nel decennio della crisi assume i caratteri di un fenomeno emergente. La sua misurazione è una delle questioni cardine nell’analisi del fenomeno. L’articolo affronta questo problema ricorrendo alle statistiche in merito alle iscrizioni e alle cancellazioni dai registri dell’anagrafe comunale e ai dati dell’Aire. Queste informazioni sono poi comparate con i dati delle fonti statistiche dei paesi di destinazione in merito all’ingresso e al soggiorno dei cittadini stranieri.
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L’emigrazione dei meridionali

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tutte le regioni d’Italia con il paradosso che per molti anni nel decennio in corso la Lombardia è stata la principale regione di emigrazione all’estero. E ciò è dovuto alla complessità del quadro delle figure interessate e alle diverse motivazioni delle loro partenze. Ma le regioni del Mezzogiorno perdono popolazione non solo per l’emigrazione all’estero, ma anche per quella interna che è proseguita anche negli anni della crisi e della stagnazione. Ed è proprio la «fuga dalla crisi» che spiega l’emigrazione meridionale soprattutto per quel che riguarda i giovani. Questo esodo giovanile ha gravissimi effetti strutturali, tanto a livello demografico che di capitale umano, e può portare a una vera spoliazione del Mezzogiorno in termini di risorse umane valide, con effetti devastanti e forse definitivi per l’economia meridionale. A questo riguardo già il Rapporto Svimez 2011 faceva riferimento a un probabile tsunami demografico caratterizzato da un progressivo e rapido invecchiamento della popolazione residente nel Mezzogiorno [...]
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Le nuove migrazioni intra-europee nelle trasformazioni del mercato del lavoro

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nuovi migranti si inseriscono in un mercato del lavoro trasformato rispetto ai flussi dei decenni passati. Attualmente nei principali paesi europei avanzano processi di de-regolamentazione e di precarizzazione della forza lavoro. I nuovi impieghi assumono la caratteristica prevalente della sotto-occupazione e vi è stata un’ampia diffusione di forme contrattuali atipiche: in Germania l’area dei nuovi occupati corrisponde quasi perfettamente all’aumento dei part-time, in Francia è per lo più a tempo determinato e nel Regno Unito in alcuni settori si sono estesi gli zero-hours contracts. L’intento dell’articolo è superare l’interpretazione delle attuali migrazioni interne all’Unione europea come causa di dumping sociale. Piuttosto si evidenzia come le fratture tra una parte più esposta alla precarietà e l’altra maggiormente garantita, seppur in diminuzione, avvengano all’interno delle stesse componenti nazionali. Il caso dei nuovi emigranti italiani mette in luce come le trasformazioni del mercato del lavoro dell’ultimo decennio abbiano inciso sul loro inserimento.
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Scienziati italiani all’estero: i numeri delle parole

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Quali sono le condizioni per «fare scienza» e fino a che punto un’esperienza di ricerca oltre i confini nazionali può contribuire al miglioramento del sistema scientifico in patria? Nella prima parte saranno discussi i risultati di una survey somministrata a un ampio campione di scienziati italiani – 528 risposte raccolte – che si trovano in Europa e che fanno capo alle hard sciences (matematica, ingegneria, fisica). Nella seconda parte, invece, saranno analizzate, con metodi qualitativi e quantitativi, interviste in profondità condotte su un insieme selezionato di 83 scienziati italiani che lavorano all’estero. La base su cui poggia l’analisi è la mappatura sistematica dei contenuti. I dati raccolti con i due strumenti hanno fornito le informazioni necessarie per ricostruire e interpretare gli aspetti rilevanti dell’esperienza degli scienziati. Questo ha consentito di portare alla luce: le caratteristiche e le condizioni più favorevoli per fare scienza in Europa; le critiche al sistema scientifico italiano (così come percepite da coloro che hanno intrapreso percorsi di mobilità); le proposte per il miglioramento del sistema italiano di alta formazione e ricerca.
Parole chiave: mobilità scientifica :: mixed methods ::
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La Brexit e l’immigrazione italiana «di nuova generazione» nel Regno Unito

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Il contributo propone un’analisi della recente immigrazione italiana nel Regno Unito. Si tratta di un’immigrazione di «nuova generazione» relativa al periodo che va dall’inizio degli anni duemila fino ai nostri giorni; periodo caratterizzato da forti cambiamenti economici, politici e sociali che sfociano, nel 2016, nell’inaspettato risultato referendario a favore della Brexit. L’analisi del voto pro-Brexit e in particolare di alcuni fattori fondamentali per il suo espletarsi – in primis le politiche migratorie nonché le strutture e il livello di regolazione del mercato del lavoro – forniscono il quadro congiunturale all’interno del quale spiegare i cambiamenti in termini quantitativi e qualitativi dell’immigrazione italiana nel paese.
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